30/11/12

Il portico dorato - Un pescatore - L'ospite

Sono circa le 18.30 e scendo dall'auto di mio padre che per qualche ragione m'ha accompagnato a Padova. Nel buio mi lascia in una strada del centro cittadino a quell'ora già deserta. Il blu cobalto del cielo avvolge chiese e palazzi storici di cui nulla m'importa, una nebbiolina fitta e fredda ne sfuma i contorni.
Comincio a camminare sotto i portici luminosi e dorati, pensando che quella sia l'unica zona sicura nell'oscurità e nell'assenza d'anima viva.

D'un tratto, invece, da dietro una colonna, spunta un uomo già avanti con gli anni, visibilmente ubriaco e minaccioso, giacca e cappello impermeabili gialli come quelli d'un pescatore, una pistola in mano che fa roteare nell'aria, con cui gioca, che mi punta addosso completamente privo della consapevolezza di rappresentare un potenziale pericolo. Mi butta a terra con violenza, poi veloce s'allontana.

L'ho scampata, ma sono tremendamente scossa. La gente intorno chiama polizia e ambulanza - la prima raccoglie subito la mia deposizione, la seconda giunge più tardi quando io mi sono già ripresa e temporaneamente allontanata perché ho bisogno di "prendere una boccata d'aria". Mio padre mi recupera, e accompagna a firmare il verbale in commissariato. Mi dicono che la mia versione coincide con quella di altri testimoni (?).

Risalgo in auto - mio padre verso mezzanotte vuole che torniamo a casa. Mentre chiudo la portiera, accompagnato da un amico che m'avrebbe dovuto ospitare quella notte a Padova, mi si avvicina un suo secondo ospite, in quei giorni, oltre a me, e mi dice che gli dispiace tanto ciò che m'è capitato, e che sono una persona stupenda che vorrebbe conoscere meglio. Per questo sarebbe veramente felice di potermi ospitare alcuni giorni da lui, quando vorrò.

Lo guardo da vicino, incantata da quel suo calmo sorriso riflessivo e affettuoso, pieno d'amore.
E' colui che m'ha aggredito - ed è lo scrittore Erri De Luca.


Senza titolo

Fly Away di Vincent Bourilhon
Metamorphosis di David Taggart
Hope di Sue Blackwell



28/11/12

Disegnare cerchi




Alla fine, siamo sempre lì che facciamo bilanci e che continuiamo a sentirci in credito con la vita. Continuiamo ad avere questa sensazione che la realizzazione di noi stessi - la realizzazione del grande progetto per cui siamo venuti al mondo e che pur magari non sappiamo ancora in cosa consista - sia ancora di là da venire.

Anche il giro di giostra è circolare - il mio c'è già stato, ed è stato bellissimo.
Ora voglio solo scendere - ché inizia a girarmi la testa e ho la nausea.


27/11/12

Contro la condivisione



 
No, non sto parlando di Facebook che per ogni minima stupidaggine che ti segnala ti chiede se vuoi pure condividerla secondo un'ottica di viral marketing che mi dà un fastidio disumano.

Sto parlando - più concretamente - del piacere che proviamo nella contemplazione di un'opera d'arte, di un'alba o di un tramonto, nell'ascolto di un brano musicale o di un concerto, nella visione di un film.

Sarà che sin da piccola sono stata abituata alla solitudine, ma da sempre, quando mi trovo in una situazione che mi dà piacere, tendo a vivermela da sola. La presenza altrui mi distrae e 'media' tra me e l'oggetto/evento al quale mi sto esponendo impedendomi di viverlo senza filtri, di percepirlo addosso come assoluto, di farmene attraversare il corpo. La presenza altrui mi dà la sensazione che mi si stia smorzando il piacere e l'esperienza che potrei vivere, che me ne si stia distanziando e - così facendo - mi si stia 'rubando' un pezzo dell'emozione che potrei provare invece da sola.

Ciò mi capita in particolare per tutto quello che riguarda l'atto del vedere. Meno intenso lo sento per l'atto dell'ascoltare, dove anzi - almeno nei concerti punk-rock ai quali assisto di frequente - mi sta bene la condivisione con altri (che posso conoscere o meno, ma con i quali si scambiano sorrisi e sguardi complici al riconoscimento di un accordo ecc.). Eppure, quelle poche volte che ho assistito a concerti di musica classica, di nuovo volevo vivermeli da sola, e la mia mente vagava libera a mettere in scena le sue interpretazioni visive d'accompagnamento.

Il mangiare, forse, è ciò che meno riuscirei a vivere bene come piacere da sola. Quell'esperienza forse è l'unica per me davvero da condividere affinché io la viva nel modo più assoluto. Di un buon cibo o un buon vino sento di dover parlare, raccontare, ascoltare ed esprimere il desiderio di farlo entrare nel mio corpo e quindi assaporarlo e deglutirlo.

Eppure c'è chi, e sono moltissimi, sostiene che si sente privato di piacere e di felicità potenziale se non condivide l'esperienza mentre la compie. Il mio contrario. Si sente 'derubato' se non ha qualcuno/a da tenere per mano mentre la vive.
Dilthey, infine, si riferiva all'esperienza sostenendo che non fosse pienamente conclusa finché non fosse stata raccontata, e con il racconto condivisa. Ecco, con questo posso essere d'accordo. Ma appunto non è l'esperienza diretta, quanto appunto la comunicazione di come s'è svolta. E io adoro ascoltare i racconti e con quelli immaginare di vivere un po' le vite degli altri. Immaginare di viverle, non viverle, non condividerle.

Io non mi sento morire quando seduta sola sugli scogli, al mare, assisto a un tramonto. Io in quel momento sono felice, e non ho alcuna paura. E' qualcosa di assoluto.

I should be all alone in this world
Me, Steiner and no other living being.
No sun, no culture; I, naked on a high rock
No storm, no snow, no banks, no money
No time and no breath.
Then, finally, I would not be afraid any more.




Io nella notte

Questa è per te. Questi siamo sempre stati noi. Un bacio.

Come un gioco di bambina mai toccato per davvero
Come passa il giorno senza me, strano gioco di follia
Come notti sempre nuove resta fermo nella mente
 
Cosi' posso ritrovarti con le dita dei pensieri 
Come tracce di altri sonni faccio fuori la paura
Il motore gira giusto, sono proprio io nella notte
 
Prendo fiato, le mani aperte, com'è dolce darsi tempo
Cosi' posso ritrovarti sottovoce nella rabbia

Bambina davvero aspetto il mio presente
 
Giochi nuovi, le risa, tu che mi vuoi di più
Occhi sparsi, la luce, senti chiudi la mia testa
Senza fiato la mente, ruba in fretta l'occasione
 
I sogni cambiati, seguo piano la mia voglia
tu che giochi sul filo e in fondo non mi cerchi

Senza sosta la corsa, le carezze parlano
 
Lo so, non mi sogni, io non ti cerco. 




26/11/12

25/11/12

La libellula

I Nomeansno stanno suonando sul palco, un lungo pezzo lento e ipnotico con un riff di basso minimale. In prossimità del palco chiudo gli occhi e il mio bacino e le mie gambe seguono la musica ondeggiando quasi in una danza del ventre. Le braccia lungo i fianchi riposano, le dita e le mani invece disegnano timidi piccoli cerchi, come a tessere reti invisibili. Continuo a tenere gli occhi chiusi - tutto ciò che mi interessa è godermi senza fretta alcuna l'esperienza di flusso, l'essere qui ora in mezzo ad altri a partecipare del piacere del medesimo concerto, e delle vibrazioni che raggiungono i nostri corpi e la nostra anima. Mi godo il passaggio di corpi che strusciano contro il mio per superarmi, o di mani che con delicatezza mi spostano per farsi spazio.



Mentre ancora il tempo di questo pezzo si dilata, sento il desiderio di camminare e vado a prendermi da bere. Incontro amici e conoscenti, e tutti sembrano aver bisogno di venire rincuorati, di trovare conferma del proprio valore. A ciascuno offro l'unica cosa che abbia voglia di dare (ché non sono una caritatevole missionaria), ovvero parole uniche, pensate apposta per lui/lei in base a ciò che di quella persona so. Appoggio delicata la mia mano sul loro petto, o intorno al loro collo, e parlo.
A uno ricordo la propria incredibile determinazione e l'orgoglio che dovrebbe scaturire da tutto ciò che ha già fatto nella sua ancora giovane vita, all'altro consiglio di prendersi tempo per sé e per decidere cosa sia prioritario nella sua esistenza così da smettere di brancolare nel buio.
Incontro altri ancora, e la scena si ripete.

Al bar mi riempiono il bicchiere quasi all'orlo. Comincio a bere onde evitare si rovesciarne. La musica sta continuando - sempre pezzi lenti e ipnotici (dov'è finito il punk?). Molto piacevole davvero! Una marea umana si muove disordinata e scomposta intorno a me in ogni direzione verso le varie stanze del Gabrio. Cammino, poi mi fermo; arretro, mi sposto di lato, riprendo; permetto altrui passaggi, incroci, sbandamenti - lenta anche io, al ritmo della musica. Un ragazzo, sulla porta, sta osservandomi con attenzione. Quando arrivo a doverlo superare indietreggia, s'appoggia al muro e con un enorme sorriso mi cede il passaggio: "Prego, libellula".
Di fatto, in un certo senso, sto piano piano ricominciando a volare...

24/11/12

La lezione di un padre con il figlio transgender (Aldo Busi)

CARO DIRETTORE, che bello quando i genitori non si travestono da mamma e da papà col righello della norma in pugno!
 
Oggi ho voglia di parlare di educazione infantile perché, avendo cercato di farmi venire in mente il nome di un eccellente traduttore inglese che non sento da tanti anni, mi sono ricordato di quella volta che mi raccontò dei suoi due figli maschi che ormai andavano alle elementari. Io ero stato una volta a cena a casa sua, avevo conosciuto la moglie e visto i due bambini che stavano per essere messi a fare le nanne, tra il primo e il secondo ci sarà stata una differenza di due anni, non ricordo altro, a parte un certo che di serenamente volitivo, di guerresco in entrambi.
A distanza di un lustro, chiesi al traduttore come stavano i suoi figli e mi disse le testuali parole, “Benissimo, il più piccolo è un transgender pieno di risorse e di fantasia, l’altro è il suo scudiero, lo difende in tutto e per tutto anche se non ne ha proprio bisogno, si sa difendere benissimo da solo”. Avendo temuto di non aver capito bene o forse facendo finta di non aver capito affatto, gli chiesi, “Transgender? E che significa? Non fa la terza?”, “Che un giorno vuole andare a scuola vestito da uomo e un giorno vestito da donna”, “E voi?”, sottintendendo ‘e voi genitori? ’, “Niente, abbiamo dovuto fargli due guardaroba, così come dopo avere voluto i tamburi da mio padre ha voluto l’arpa da sua nonna materna e va a lezione sia di percussioni che di arpa e adesso ha una passione sfrenata per i venti, al mare si pavoneggia nel suo giubbetto con le borchie e fa il capobanda skinhead di un branco di piccoli delinquenti dei giostrai e in spiaggia si mette il bikini, che fra l’altro c’ha un pisellone per la sua età che farebbe comodo a me con la mia…”, e io, “Ma è straordinario! Anch’io vorrei un figlio così, anzi, li vorrei entrambi così, anzi: li vorrei tutti e tre così, visto che due in uno è sempre meglio che la metà di niente. Anzi, avrei voluto dei genitori come te e tua moglie, visto che vi sarebbe toccata addirittura la disgrazia… questo dal punto di vista dei miei, che poi i libri me li bruciavano… di avere un figlio che a sette anni si travestiva da scrittore appendendosi sulle spalle i pochi libri rimediati in giro… da noi libri in casa non esistevano… o legandoseli con la cintura attorno alla vita… a parte quando se ne metteva uno in testa per camminare senza farlo cadere…”.
 
E sapete che cosa mi rispose lui? “Grazie, a dirti la verità non sei neanche il primo a farmi i complimenti. Non ci vuole poi molto a essere dei bravi pedagoghi: invece di strappare i suoni che vuoi tu, col rischio di avere in risposta le urla sincopate di una bestiola in gabbia, resti in ascolto dell’umanità per come è ed è fatta. E ti dirò di più: un giorno è vestito da bambina con la gonna scozzese e vuole giocare a calcio e è un capocannoniere da paura, quando è vestito da maschio magari pettina la bambola o le amichette e sembra il più consumato dei parrucchieri di via Montenapoleone, da maschio è maschio al massimo grado e da femmina è squisitamente femminile, in modo naturale, non è un bambino effeminato e non presenta il minimo sintomo di dissociazione, si cambia d’abito indifferentemente come parla inglese, italiano o ebraico, per via dei nonni e della madre, è una bambina dai modi soavi e naturali consapevole di essere anche un bambino rude e manesco, e viceversa, nemmeno si prende sul serio, è il primo a ridere di sé ma se qualcun altro lo deride è meglio toglierglielo dalle mani e, a parte lo smalto per le unghie, mica si trucca, non che ce l’abbia mai chiesto, intendo dire rossetto e mascara e cose così, e non ha neppure i capelli lunghi da bambina, è sempre con la sua rasatura da marine con un po’ di cresta in entrambe le mises, a parte due orecchini come ormai hanno tutti i bambini comuni, ma la cosa gli seccava alquanto, tanto che ha smesso di metterseli, dice che è una cosa troppo da maschio quando lui decide di sentirsi femmina; è come avere in casa un Arturo Brachetti in erba innestato su Conan il Barbaro, uno spettacolo di umano mai visto, ed è educatissimo, gentile, spiritoso, affettuosissimo, in sé e per sé non ha alcuna aggressività innata, un portento anche a scuola”, “Un privilegio”, “Lo sappiamo”, “E in che cosa consiste questa sua passione sfrenata per i venti?”, “Che sa i nomi e le direzioni di tutti i venti della terra, correnti marine comprese, tu gli dici un mese e un oceano e lui ti dice che cosa scorre sotto e cosa scorre sopra in quel periodo lì, alisei, monsoni, maestrale, scirocco… gli uragani sono il suo forte. Dimmi te che ne fa dei venti all’Arco della Pace in pieno centro di Milano, e il fatto che non se ne faccia niente rende i suoi interessi ancora più meravigliosi. Da grande vuole scoprire un nuovo continente, dice che non è possibile che non gliene abbiano lasciato uno inedito, e tutti i suoi marinai dovranno suonare l’arpa a turni, e che mai deve mancare una musica d’arpa durante tutta la navigazione fino a che non la pianterà nella rena non appena toccato la terra che si ripromette di scoprire, e al ballo mascherato dei bambini si è presentato con una parrucca fluente color verde vestito da polena, suo fratello a reggergli la coda, voglio dire”.
 
Io sono troppo pudico per fare certe domande e neppure mi passò per la mente di fargli allora quella domanda che non gli farei neppure adesso, con la differenza che adesso ho bene in mente quella che quasi chiunque vorrebbe fargli: “Visto che va per i nove, dimostra certe tendenze sessuali quando è vestito in un modo o nell’altro?”, e sono sicuro che il padre, e anche la madre, mi avrebbe risposto con ogni possibile disinvoltura. Vediamo le possibilità di quella risposta: 1) quando è vestito da uomo dimostra interesse sessuale verso i maschi, 2) quando è vestito da uomo dimostra interesse sessuale verso le femmine, 3) quando è vestito da uomo dimostra interesse sessuale sia verso i maschi che verso le femmine, 4) quando è vestito da donna dimostra interesse sessuale verso le femmine, 5) quando è vestito da donna dimostra interesse sessuale verso i maschi, 6) quando è vestito da donna dimostra interesse sessuale sia verso le femmine che verso i maschi, 7) sia che sia vestito da maschio che da femmina dimostra interesse sessuale esclusivamente verso i maschi, 8) quando è vestito sia da maschio che da femmina dimostra interesse sessuale esclusivamente verso le femmine, 9) sia vestito da maschio che da femmina non dimostra alcun interesse sessuale né per i maschi né per le femmine. “E”, avrebbero aggiunto i genitori all’unisono o ognuno per conto suo, “non c’è una sola tendenza sessuale e nemmeno la più totale assenza di qualsivoglia tendenza sessuale che sia preferibile a un’altra, se è la sua per ora o per sempre è anche quella che è migliore per noi, mica è la nostra vita, è la sua, e è giusto che ai suoi parametri emotivi ci arrivi da sé. E ovviamente siamo disposti a sbranare chiunque osasse interferire nella sua crescita e nelle sue scoperte personali”.
 
Penso alla fortuna di quel bambino, e a quella di suo fratello che ne difende la libertà di espressione chissà contro quali sberleffi (e chissà se a prezzo di quanti pugni dati e presi), e mi dico che la sua infanzia sarà stupenda per tantissimi motivi: a) gioca con la mente estetica del suo corpo e ha il coraggio di seguire il proprio istinto camaleontico a dispetto della società di bambini bacati dal machismo con cui entrerà in contatto, b) godrà di una miriade di sinapsi poetiche, civili e politiche come raramente accade a un bambino, che pur di per sé ne ha a miliardi, c) l’avventura può esaurirsi o decidersi nella pubertà per un verso o per l’altro (ci si può vestire da uomo essendo un uomo e tuttavia travestirsi comunque, da troia di regime, per esempio) senza conseguenze visto che in questo caso una sicura infelicità o tragedia permanente è stata azzerata sul nascere, perché non ha dei genitori pazzi scatenati che lo portano da uno psicologo più pazzo di loro che lo imbottirebbe di farmaci o che, addirittura, dietro silente richiesta dei genitori pazzi, lentamente lo eliminerebbe dalla faccia della terra in quanto “vergogna genetica”, d) non deve essere per forza un genio né deve riscattarsi da niente, sarà però una persona forte, già temprata agli assalti sociali più imprevisti e più previsti, e di per sé non votata comunque alla mediocrità, e) sarà quel che sarà o che avrà voluto essere senza castrazioni genitoriali e senza covare quella suicidale sete di vendetta contro il mondo che ti fa sciupare la vita. E una profonda riverenza anche a suo fratello.

Da la Repubblica del 24/11/2012.

Sedatrici, gattemorte e perversioni in nome della sopravvivenza



Freddy: ... presto dategli...
Igor: Cosa, dategli cosa? Cerchi di mimarlo, quattro sillabe, prima sillaba, suona come...
Inga: Se? suona come me? te? se?
Igor: Se!
Inga: Seconda sillaba, preposizione come di, con, su?
Igor: Da! Se-da, ha detto sedano, ha detto sedano. Come?... se-da-davo, date un sedadavo.


"Che strano si comporti così male, ora che ha pure una donna" - mi disse un giorno un mio ex parlando d'un nostro amico comune il cui comportamento isterico avrebbe mandato a catafascio tutte le riflessioni sessiste di Freud in merito (il mio ex, per la cronaca, venne mandato a stendere dalla sottoscritta di lì a poco, proprio in virtù di tali sue interpretazioni sessiste da primitivo con clava).
Un altro conoscente, a proposito d'un suo amico libertino con benestare della sua compagna invece a lui fedele, mi confidò: "Lui la compagna ce l'ha, ma lei sa che lui ha bisogno di altre perché è fatto così, e le sta bene" ("o le fa comodo la situazione", pensai io, ché la so più lunga di voi maschietti in merito alla scaltrezza di certe donnicciole...).

Quando sento questi ragionamenti, il mio stomaco si contorce in una smorfia da maschera della commedia dell'arte, procurandomi inauditi spasmi di dolore. Al di là della bassezza e mediocrità di certi modi d'esprimersi, infatti, e della considerazione dei soggetti in questione non solo come oggetti, ma anche come 'proprietà' di qualcuno, insita in affermazioni di questo genere è la concezione della donna come 'sedativo' del 'naturale istinto maschile alla perdita della ragione'.

Ovvero la donna deve essere quella che pazientemente conduce l'uomo - come se fosse un bambino scemo - a calmarsi, a ragionare, a smorzare eccessi che starebbero naturali per il genere maschile. Amorevole e affettuosa, ancora per lei funzionerebbe il vecchio adagio del "chiudere la bocca e aprire le gambe".
E quante ce ne sono che lo fanno, pur di avere qualcuno a fianco e sentirsi vagamente 'amate'.
Così come quante ce ne sono che su questo ruolo ci giocano opportunisticamente, 'salvando' la vita di uomini incapaci di stare al mondo da soli!
E quanto le disprezza - entrambe - la vostra Minerva!

Ché secondo lei, gli uomini come le donne dovrebbero imparare a stare bene / essere felici da soli o a stare bene / essere felici insieme, ma sul serio, e non come 'sedativo' reciproco agli istinti, anzi!
Dovrebbero imparare a stare bene insieme per qualcosa di esattamente opposto: come celebrazione congiunta della vita, del piacere, della felicità.
Così come questi ruoli reciproci fissi, questi 'incarichi', queste percezioni del maschile e del femminile sono così mortificanti delle potenziali sfumature infinite dei generi degli esseri umani che davvero rivelano solo le profonde mediocrità di coloro che ne sono portatori e promotori.


Di fatto - pur se di sesso e genere femminile - Minerva rivendica per sé il diritto d'essere viva, appassionata e di non temere la morte. E non vuole in alcun modo avere né un sedativo, né un lagnoso intorno.
S'astengano allora coloro che in una donna cercano balie, mamme o infermiere - oltretutto silenziose, remissive e dotate di buon senso comune. Minerva non fa per voi: lei è bipolare come voi, ed 'estrema'.
S'astengano parimenti anche gli 'ultimi cavalieri' - ché a lei tale comportamento sta bene solo quando lo vede compiuto verso qualsiasi essere umano in stato di bisogno, ovvero come rapporto-solidale-tra-persone e non come protezione-della-pulzella-indifesa.

S'astengano poi coloro che si sottraggono allo scontro dialettico col silenzio e non con la riflessione anche accesa e appassionata a oltranza che la mette - divertendola, oltretutto! - con le spalle al muro. Ché Minerva gioca con le parole, i pensieri e le azioni come la nonna agitava il matarello col marito.
E infine, davvero, s'astengano coloro che grazie a una relazione vogliono giusto sopravvivere, ché lei proprio non riesce a pensare a tal soluzione per sé: è masochista, ma non lo è mai stata sino a questo punto. Quel punto sta davvero troppo, troppo in basso.


Darwin aveva ragione, ma noi l'abbiamo frainteso

Oggi ricorre l'anniversario della pubblicazione Sull'origine delle specie per mezzo della selezione naturale, di Charles Darwin - un libro fortemente frainteso, come anche è stato fatto nell'incipit di questo film, che pur illustra invece come si sarebbe dovuta comprendere tale teoria:





Ché Darwin non intendeva la sopravvivenza del 'migliore', quanto quella del più 'adatto' al proprio tempo e ambiente.
D'altronde, ogni giorno - non solo in ambito biologico, ma soprattutto in quello socioculturale - abbiamo la dimostrazione della correttezza della sua teoria, purtroppo, nevvero?



20/11/12

L’ho sognato di nuovo

Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Sono persuasa che queste giornate servano a poco, e che l'impegno per evitare abusi, sopraffazioni, omicidi debba essere personale e quotidiano. Sono anche persuasa che la violenza non sia sempre a senso unico uomo -> donna, sebbene poi statisticamente siano le donne quelle che in Italia vengono massacrate in numeri infinitamente più alti di quanti non siano gli uomini uccisi dalle donne*.
I meccanismi della violenza che ciascuno dei due sessi attiva verso l'altro sono diversi, ma sono meccanismi in ogni caso di sopraffazione e di dominio dell'altro. Ecco, io penso che questa visione sia da combattere, e poco mi importa il genere che l'attua. E - mi correggo - non solo è da combattere: è da vincere.
Il pezzo che segue l'ho scritto alcuni anni orsono, in ricordo di un'esperienza molto pesante da me vissuta in passato. Vi anticipo che per me è durissimo pensare di pubblicarlo, ma c'è una ragione precisa per cui pensavo da tempo di farlo: che quando si è vittime si pensa d'essere co-responsabili della violenza che subiamo o addirittura di meritarla. O, al contrario, ci si elegge a martiri in nome dell'amore. Beh, non è amore, non è passione, non è follia. E' pura e semplice perversione dei rapporti umani, che appunto va combattuta e vinta.


L’ho sognato di nuovo.

Qualcuno rubava il mio zaino, quello in cui tengo il mio lavoro, quello in cui tengo la mia vita. Libri, macchina foto, quaderno, soldi, cellulare – ciò con cui tengo traccia delle persone che incontro.

Nello stesso sogno, in passato, il ladro era un mio ex – lo 'psicotico bastardo', come l’ho chiamato da allora.
Mi derubava per riempire il suo vuoto, non avendo carattere, né passioni, né personalità, né interessi.
Rubava le vite altrui. Succhiava le altrui energie fin dentro le ossa e quando trovava una persona buona, amorevole, gentile la distruggeva a botte di umiliazione, violenza, manipolazione.

Ci sono uomini che umiliano e picchiano le donne. A volte le uccidono.
Ieri un uomo ha ucciso la moglie a Siviglia.
Un gruppo di Facebook eleva lo stupro a “naturale istinto maschile”.
Ovunque tenda le orecchie, sento simili voci.

Ovunque guardi, vedo donne agire come infermiere per il proprio uomo.
Vedo donne che sperano di alleviarne la pena esistenziale, che accettano di subire i suoi sfoghi, che ripetono a se stesse “cambierà, grazie al mio amore e alle mie cure… cambierà, grazie al mio amore e alle mie cure…”

….

No. Non cambierà. Perché se aprisse gli occhi, vedrebbe la propria miseria e la propria nullità.
Perciò no, non lo farà. Ma distruggerà oltre la donna che l’ha sempre accudito quando questa oserà ribellarsi al ruolo di infermiera-vittima-madre consolatrice.

Perché quella donna – levatelo dalla testa – non è la donna perfetta.
Quella donna ha osato ribellarsi e quindi va punita.
E ti punirà, picchiandoti e umiliandoti ancora, perché non sarai perfetta ma assorbi bene le sue frustrazioni - in calci, pugni e insulti.

E poi piangerà, pentendosi di ciò che ha fatto, ti chiederà perdono, e dirà che non era in sé.
E tu fingerai di non vedere l’accenno di ghigno, nella sua bocca e nei suoi occhi (quello che corrisponde al “Ce l'ho fatta di nuovo a fregarla”).

Durerà poco: un mese?, 15 giorni? Tre? E poi ricomincerà tutto daccapo.

Sono scappata e ancora ho cicatrici all’interno del corpo, invisibili. Solo io so che ci sono e le sento riaprirsi - come ferite mai rimarginate - ogni volta che altrui parole, di sfuggita, suoneranno come campanelli d’allarme.

Si diventa attente, percettive, sofisticate. Si diventa ipersensibili, spaventate e paranoiche.
La legge li protegge, e interviene dopo l’omicidio. La società li giustifica perché forse già vittime loro stessi, in un passato remoto, nell’infanzia.

Ma spiegare non significa giustificare.

So che sarò un persona che farà sempre attenzione, che a volte ne farà addirittura troppa.
So che sarò sempre onorata di godere dell’amore altrui. So che farò attenzione a chi mi amerà,
conoscendo la debolezza di chi è innamorato e non abuserò mai di questo potere.

Ho carattere, personalità, passioni, interessi ed esperienze. Un po’ fredda, ma affettuosa e protettiva con chiunque ami.
Nessuno mi può più violentare.
Nessuno mi può più derubare.

Mi sveglio al mattino e lo zaino è ancora lì.

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* Sono anche convinta che viviamo in un clima che è in sé di pura violenza - da parte dello Stato per il tramite di mille strumenti tra i quali la riduzione del cittadino all'impotenza tramite la disinformazione, il sopruso istituzionalizzato, la minaccia di confisca dei suoi beni e l'azione delle forze dell'ordine, del governo, del mondo delle banche e dell'alta finanza - rispetto al quale combattiamo ogni giorno una resistenza spietata per la nostra medesima sopravvivenza. ma questo esula dall'argomento del post.

19/11/12

Al di là della mia capacità di comprensione (e accettazione)


Anni orsono frequentai un corso all'estero ed ebbi, tra i miei compagni di studio, un antropologo israeliano mio coetano, il quale - già impiegato presso un'università australiana - ivi viveva con la moglie anch'ella israeliana. Tale ricercatore si occupava della diaspora ebraica contemporanea, cui egli stesso apparteneva, ma anche del conflitto israelo-palestinese, e cercava, con i propri scritti e le proprie lezioni, di promuovere un dialogo tra le due culture.
Pensai fosse un impegno mirabile, e grande fu la mia sorpresa quando, alla domanda di un altro compagno, egli rispose che aveva fatto il servizio militare (obbligatorio) ed era tutt'ora riservista (per sua scelta) - per cui periodicamente tornava in Israele e prestava (nel suo caso) due mesi di servizio attivo che frequentemente consistevano nel presidiare posti di blocco e nel custodire i confini.

Gli chiesi come potesse conciliare il suo essere un antropologo - che promuoveva per statuto della propria scelta professionale (ché non è un lavoro, quello dell'antropologo, è una scelta di vita) il rispetto degli esseri umani e della loro possibilità di vita ed espressione al di là della cultura d'appartenenza e il dialogo interculturale - con il suo essere un soldato, in divisa, armato, pronto e disponibile a uccidere persone - e anche qui per statuto professionale.
La risposta fu: "Io per dieci mesi l'anno sono un antropologo, e per due mesi l'anno sono un soldato", detta sorridendo come se tale scissione del sé fosse la cosa più normale e banale di questo mondo.

Ecco, io credo che quando uno Stato riesce a compiere un tale lavaggio del cervello sui suoi cittadini da portarli a un livello di scissione così netta della propria percezione di sé, e del proprio agire, tanto da far convivere due identità opposte tipo dott. Jekyll / Mr. Hyde - ovvero inducendo nei suoi cittadini (e normalizzandone al punto tante da convincerli dell'assoluta illogicità di qualsiasi critica e perplessità altrui) la schizofrenia - non ci sia più nulla da commentare, ma si debba forse cominciare a pensare in termini di 'limitazione del danno' affinché il malato faccia meno male a se stesso e soprattutto non ne causi a chi sta in relazione con lui.

Vi lascio un pezzo di spoken word già risalente all'anno scorso. Io davvero spero che ci possa essere un giorno un'inaudita sensibilità e intelligenza da parte palestinese a compensare il dolore per ciò che stanno subendo oggi, e a non reagire con la vendetta quando tutto quello che stanno vivendo da decenni sarà finalmente finito.



Il ciclone "Minerva"?

Apprendo solo ora che in Italia sarebbe all'opera il tal ciclone Minerva, che pare stia portando vento e pioggia in area adriatica, jonica e nel sud in generale.

Ora, che la sottoscritta, quando passa nelle vite altrui, gliele scombussoli in po' - travolgendo le sue povere vittime, lasciandole tutte in disordine e poi andandosene - è cosa risaputa, ma che il suo agire abbia addirittura eco sui quotidiani nazionali appena ella ha fatto ritorno dalle penisola iberica mi sembra un po' troppo...


16/11/12

Richiesta confronto 'losco': da dove viene il vostro orgasmo?

No, non sono impazzita, né caduta preda di chissà quali fantasie porno-postoporno-erotiche. Sto anzi leggendo un saggio filosofico (udite udite, niente di meno!) sul corpo scritto da Jean-Luc Nancy, e in un passaggio che vi citerò oltre nei commenti - qualora siate interessati a una brillante elucubrazione (altrimenti detta volgarmente 'inaudita sega mentale') che vi causerà di certo un'ingestibile emicrania per alcune ore - si discute appunto della possibile origine fisica del piacere.

Io via aggiungo anche la dimensione della manifestazione di questo e pertanto vi chiedo, in modo schietto e per amor di conoscenza e speculazione antropologico-filosofica:

1) sapete individuare il punto d'origine del vostro piacere/orgasmo?
2) se si, qual è?
3) come si manifesta, come processo, a partire da quel punto d'origine e a quale direzione/esito tende?

Confido in voi. Datemi stimoli per ulteriori riflessioni ;-)

14/11/12

Corpo, Mente, Cuore e l'Ombra

Corpo, Mente e Cuore erano tre persone distinte, ma anche parte di un'unica entità.
Corpo era una giovane donna aggraziata, spavanda, libera, e dolce. Andava in giro con il suo vestito lungo pieno di balze che le disegnava intorno cerchi di colore, di luce e d'incanto a ogni passo.
Mente era un giovane uomo che spesso s'accompagnava a Corpo e le faceva da cavaliere. Prestante, amava conversare quanto stare in disparte, dove coltivava nella solitudine i suoi mille pensieri.
Cuore era un bambino ingenuo e sensibilissimo di sei anni. Tediava spesso Cuore con tante domande - un fratellino che le salterellava intorno con continui 'perché?'.

Un giorno Corpo incontrò l'Ombra. L'Ombra era abitualmente una sagoma maschile di colore grigio, e mai appariva nella sua concretezza se non a Corpo e talvolta a Mente. Quasi mai a Cuore.
Per frequentare l'Ombra - cosa cui Mente e Cuore erano contrari - Corpo decise (com'era sua abitudine, ché se si metteva in testa qualcosa procedeva anche a compiere atti di restrizione della libertà altrui con estrema naturalezza) di incarcerare Mente e Cuore in due celle distinte, ma contigue, in una buia e fredda caverna.

Non è che l'Ombra rifiutasse Mente e Cuore, ma si sentiva a disagio in loro compagnia. Per meglio dire, l'appassionava la compagnia di Mente - anche se talvolta lo trovava un po' pesante con tutti quei discorsi sul senso ultimo della vita, della morte, della sofferenza, della follia - mentre lo mandava nel panico il rapporto con Cuore: non che non gli volesse bene (sentiva un profondo e istintivo affetto per il 'fratellino' di Corpo), ma non sapeva proprio come relazionarcisi. Ogni volta che cercava di farlo stare bene, sbagliava, così che Cuore stava male - era un bambino davvero fragile! - e l'Ombra a sua volta si ritraeva con una sensazione di incapacità che provocava un infinito dolore a Corpo che assisteva alla scena.

Così Corpo rinchiuse Mente e Cuore - solo ogni tanto portava il primo con sé, e ancor più raramente il secondo. Le conversazioni con loro, quando Corpo era lontana dall'Ombra e andava a trovare gli altri due in cella, erano sempre interessanti con Mente - cui poco importava di stare rinchiuso, tanto sapeva che prima o poi sarebbe stato liberato e pertanto ne approfittava per leggere e pensare per conto proprio - e molto tristi con Cuore. Eppure Cuore non muoveva a Corpo alcuna accusa, neanche quella d'essere stato rinchiuso. Come d'agire abituale dei bambini, anzi, quando Corpo non c'era si rincantucciava in un angolo e si copriva semplicemente gli occhi con entrambe le mani: "se non vedo ciò che accade, non sta accadendo" - pensava.

Un giorno Corpo vide Cuore in un angolo, e si accorse di questa sua strategia di sopravvivenza. Quel giorno le vibrò qualcosa dentro con una forza tremenda. Aprì la cella, entrò, e chiamò Cuore a sé prendendolo in braccio. In quell'istante, Cuore si trasformà in un piccolo koala - una massa di carne morbida e pelo che si adatta alle forme di chi lo tiene stretto a sé.
Corpo ebbe un momento di panico - era letteralmente terrorizzata dal rischio che Cuore, ormai privo di qualsiasi 'struttura' propria, le potesse scivolare dalle braccia e cadendo a terra potesse morire. Così lo strinse forte in una presa salda, e cominciò a sussurrargli piano all'orecchio "stai tranquillo, amore mio, tra poco sarà tutto finito", mentre Cuore tremava e piangeva esausto.

E fu così che Corpo parlò con l'Ombra, le spiegò che anche Mente e Cuore gli volevano molto bene, ma che doveva prendersi cura di loro - quello era il senso della sua vita: 'tenere insieme tutti i pezzi che la componevano'.
Disse all'Ombra che le dispiaceva tantissimo non essere riuscita non solo a tenere insieme i propri pezzi, ma anche quelli suoi - ovvero quelli dell'Ombra - perché l'Ombra sarebbe stata una persona magnifica, se fosse riuscita a fare questo.
E disse anche che lo stimava per la sua purezza d'animo, e per gli infiniti tentativi fatti per prendersi cura anche di Mente e di Cuore, ma che il tutto non stava semplicemente funzionando.
Infine gli chiese perdono perché, se si fosse trattato solo di Mente, probabilmente ce l'avrebbe fatta, ma si trattava anche di Cuore.

In realtà non c'era bisogno di chiedere perdono, perché l'Ombra stessa aveva una grande sensibilità e aveva capito che Corpo doveva prendersi cura prima di tutto di quel fratellino ingenuo e fragile di Cuore. Corpo fu grata di tutto all'Ombra - d'essere stata tanto amata pur se con così tanti errori, e anche d'aver imparato un nuovo modo di mettere insieme le storie dai propri sogni. Gli augurò ogni bene e se ne andò, tenendo per mano da una parte Mente - che come sempre le fece da cavaliere - e dall'altra Cuore, che riprese a saltellarle intorno con domande assurde e anche un po' malinconiche, cui Corpo rispondeva come sempre con infinita dolcezza.

Cuore era ingenuo, fragile e sensibile, ma non stupido, e aveva visto tutta la dolcezza - pur nella sua inadeguatezza - che c'era nell'Ombra, e tutto l'amore con cui questi avrebbe voluto amarli tutti e tre.

12/11/12

Dance of Eagle

Buongiorno!

Sì, comincia una nuova settimana, è lunedì - potrei anche mettermi a scrivere una qualche riflessione seria e impegnata. Ma c'è un tempo per ogni cosa, e in questo mio - al momento - c'è una marea di musica, di intensità e anche di silenzio per ascoltare i miei innumerevoli e densi pensieri.
Fatelo anche voi, se non altro per capire quale vita volete. Ché questa settimana saremo di nuovo in trincea a dire "no" a ciò che non vogliamo.
Male non fa farlo sapendo quale sia (e magari già vivendo) l'alternativa che ci propone il nostro desiderio.

La mia - giusto perché sono sempre d'una arroganza inaudita - ha questo ritmo, questa libertà, questo volo, e uno sguardo che cerca d'abbracciare le più ampie distanze e altezze possibili.


08/11/12

Smontiamo l'ennesima comunicazione di propaganda sul sesso ;-)

Dando un'occhiata a Repubblica durante l'ora di pranzo mi imbatto in un articolo dal titolo "Ecco perché la dipendenza sessuale va riconosciuta come disturbo mentale" a cura di tal Irma D'Aria. Chiaramente non posso esimermi dalla lettura, ben sapendo che ne sarò profondamente disgustata. Perché, di fatto, anche questa è parte di una strategia di castrazione del desiderio e dell'istinto vitale che ritengo uno dei più violenti e perversi soprusi ai nostri danni da parte del sistema capitalista e dei suoi protagonisti.

Vediamo il testo da vicino (in nero l'originale, in blu il mio commento, in rosso i link), così capiamo meglio. Cito solo alcune parti, rimandandovi alla lettura del testo completo, qualora lo vogliate, al link sopra citato (ché sono una ricercatrice seria e onesta, io, tzè, altro che costoro!).


Rory Reid, ricercatore e docente di psichiatria presso il Semel Institute of Neuroscience and Human Behavior della Ucla, ha guidato un team di psichiatri, psicologi, terapisti di coppia ed assistenti sociali (ah, cominciamo bene: continuiamo a dare credito a questi che hanno costruito le proprie teorie sulla falsariga di studi ottocenteschi maschilisti eurocentrici e classisti, e su servi del potere che hanno il diritto di sottrarre i figli alle coppie non allineate nelle proprie prassi educative al diktat culturale dominante per quanto becero possa essere!) che hanno validato i criteri individuati, considerandoli utili per poter arrivare a una diagnosi di questo tipo di problema che in Italia riguarda il 6% degli uomini e il 3% delle donne. (come facciamo ad avere già la statistica italiana visto che lo studio è stato appena fatto e i criteri di diagnosi appena validati in USA?...)

[...] "E' una sorta di bulimia sessuale senza controllo, ma il meccanismo è identico a quello che si verifica con la dipendenza da droghe o alcol perché vengono attivate le stesse aree del cervello", spiega Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Psichiatria dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Anche ammesso che tale patologia esista - e già in virtù della vostra identità, della vostra prospettiva, delle vostre premesse teoriche e delle vostre modalità di indagine io tendo a dubitare assaissimo delle vostre conclusioni - che forse forse il fatto che 24h/24 siamo sottoposti a messaggi pubblicitari televisivi che sempre e comunque hanno riferimenti sessuali, tizie con culi in vista, parlamentari messe lì per 'servizi' resi a politici sia magari un tantino co-responsabile del fatto che ormai vediamo sesso ovunque anche quando chiudiamo gli occhi, anche quando non vorremmo pensarci? Il problema, ammesso che esista, forse andrebbe rovesciato: piantatela con questa cura Ludovico di iperstimolazione a oltranza e non avrete bulimici (che poi 9 volte su 10 non riescono ad avere un'erezione, a mantenerla o a trattanersi per più di 5 minuti!)
Il fenomeno è cresciuto negli ultimi anni anche a seguito della diffusione nella rete di contenuti a sfondo sessuale con il cyber sex che vede sempre più adolescenti coinvolti. "Due i comportamenti estremi - spiega lo psichiatra - : (Irma, ma che razza di punteggiatura usi? orrenda! per favore, già comunichi contenuti ridicoli, fallo almeno con un po' di buon gusto!) quello di chi abbraccia l'anoressia sessuale astenendosi del tutto da ogni attività legata al sesso e, all'opposto, coloro che non riescono a controllare l'impulso sessuale che è, però, del tutto scevro da emozioni e sentimenti" (come il porno, che guarda caso è la seconda 'azienda' italiana dopo la mafia...).

[...] I criteri diagnostici - sviluppati da un gruppo di ricercatori al lavoro sulla nuova edizione del DSM -  includono una serie di sintomi collegati alla sex addiction tra cui la ricorrenza ossessiva di fantasie sessuali (ok, ammazziamo l'immaginazione e coloro che ne sono  portatori: gli artisti, i musicisti, i filosofi, "la fantasia al potere"; "E tu, guardia svizzera! Vogliamo darci una mossa a spostare la Bibbia nella sezione fantasy della libreria? Ché alle, 10 ti ricordo, hai l'esecuzione dei creazionisti!" - ah, no, vero: questo non si può dire/fare!), manifestazioni di dipendenza sessuale che durano sei mesi o più (beh, analizziamo meglio la cosa: magari è energia vitale e resistenza ad allinearsi ad essere dei frustrati che riversano nell'acquisti compulsivo la propria lacerante insoddisfazione esistenziale!) e che non sono riconducibili ad altre cause come abuso di sostanze, disturbo bipolare (ah, ecco: questo c'è sempre, in qualsiasi studio, mi sembrava strano non averlo ancora incontrato durante questa lettura - Orsetta, vuoi commentare tu?...). Inoltre, perché sia fatta una diagnosi di ipersessualità devono verificarsi attività o comportamenti legati alla sessualità anche in presenza di stati emotivi poco piacevoli come la depressione o il ricorso al sesso come strategia per combattere lo stress [accidenti, non pensavo d'essere una psicotica perché ritengo che un orgasmo faccia bene al mio umore e alla mia salute! Corro subito a comprarmi un paio di scarpe e del Parmodalin (così sostengo anche le povere aziende farmaceutiche) e giuro che non mi masturbo più, no, no, no!].

[...] Le conseguenze - Un altro importante aspetto emerso dallo studio è che i pazienti affetti da sex addiction hanno subito maggiori conseguenze rispetto a chi soffriva di altri tipi di dipendenza o disturbi psichici. Dei 207 pazienti esaminati, il 17% ha perso il lavoro almeno una volta, il 39% ha dovuto chiudere una relazione, il 28% ha contratto una malattia sessualmente trasmissibile e il 78% ha avuto dei problemi di interferenza nella vita sessuale ("interferenza" - di chi è stato escluso dal rapporto? uhm... non capisco).

A che età si manifesta - Secondo la ricerca, il 54% dei pazienti ipersessuali si è reso conto di soffrire di questo disturbo prima dei 18 anni, mentre per il 30% l'età della scoperta è più ampia e va dai 19 ai 25 anni. "Questo dato è molto interessante perché se da un lato ci dice che il problema insorge precocemente, dall'altro ci dà la possibilità di mettere in campo azioni preventive" sostiene Reid (tipo castrandoli prima della pubertà così non diamo loro la fantasia? Siamo già nel Mondo Nuovo di Huxley e nessuno mi ha avvertita?).

I comportamenti tipici - Le manifestazioni di ipersessualità più comuni emerse dallo studio includono la masturbazione (ah, quella con cui si diventa ciechi; e non replicatemi che "masturbarsi è fare sesso con qualcuno che amate": quella è solo propaganda ebraica!) e l'uso smodato di pornografia (vedi sopra, già discusso), seguito dall'avere rapporti sessuali con un adulto (adulto, cioè: ADULTO) consenziente (consenziente, cioè: CONSENZIENTE; se fosse stato con un minorenne non consenziente era ok? Ma state dicendo sul serio o siamo su Candid Camera?) e dal sesso virtuale. "Per questi pazienti il sesso diventa una vera e propria ossessione che controlla ogni aspetto della loro vita e che li fa sentire impotenti e incapaci di cambiare", spiega Mencacci.

[...] Negli Usa esistono anche associazioni come Sex Addicts Anonymous che replica il modello di assistenza e sostegno degli alcolisti anonimi (sì, vabbè, è il medesimo paese che ha messo al bando Darwin e che insegna nelle scuole il creazionimo...). In Italia, non ci sono cliniche di questo tipo e per il momento la figura di riferimento resta lo psichiatra. "A seconda della gravità del problema e delle possibili cause - spiega Claudio Mencacci - si ricorre alla terapia cognitivo-comportamentale e talvolta alla terapia farmacologica con stabilizzatori dell'umore o anti-depressivi" (e ti pareva che i ribelli non allineati al consumismo, alla frustrazione, alla mediocrità imposti dal Moloch capitalismo-politica-media non dovessero ingurgitare la solita pillola blu!).

05/11/12

Poesia, amore, felicità: un reading per darvi la voglia di provarci ancora


Alla fine l'ho fatto: ho scelto un paio di fili conduttori (vita|morte, desiderio+passione+amore+eros), messo insieme un po' di testi, li ho riadattati per venire letti in pubblico e ho provato a leggere il tutto.

Non vi dico quanto emotivamente questo lavoro mi abbia scossa e commossa. Sono sempre insicura rispetto a tutto ciò che faccio, ma questa volta - per quanto non sia una produzione stratosferica che cambierà il mondo - è almeno una piccola cosa sincera fatta per puro amore nei confronti dell'umanità cui apparteniamo.

Chi mi vuole, mi chiami, che glielo leggo: Minerva in carne e ossa e vestitino gotico è pronta (cioè, non lo è, ma si fa coraggio, ché prima o poi anche questo del terrore del parlare in pubblico è un blocco da superare).



03/11/12

E io ridevo...



Bella giornata soleggiata, ma fredda, festa infrasettimanale, ma poca gente in giro a metà mattinata. Mi copro bene, che quando mi vesto sportiva sono una gradevole monella, metto le cuffie nelle orecchie con un mix di Louise Attaque, Debut sur le zinc e Manu Chao e inforco la bici dirigendomi verso il centro.


La strada è libera, le ruote scivolano sull'asfalto che è una bellezza e i miei polmoni pompano ossigeno ai muscoli che pedalano veloci schivando ostacoli, saltellando tra marciapiede e carreggiata, facendo lo slalom tra i pochi passanti sotto i portici (lo so che prima o poi un vigile mi becca, ma intanto deve prima prendermi).


Arrivo nell'area pedonale - maledetti cubetti di porfido! Si va in discesa, ora - neanche fatico. Il sole ha risolto i suoi problemi di timidezza, l'aria è frizzantina - una tipica giornata autunnale nel morigerato capoluogo sabaudo.


All'ennesimo sobbalzo la testa mi gira di colpo, mentre in velocità percorro la viuzza verso il solito locale dotato di wifi gratuito. Il calore investe le guance e un attimo dopo lo sento colare dal naso sulle labbra. Porca paletta - di nuovo l'epistassi!


Faccio mente locale in un istante, individuo il palo dove legare la bici, scendo al volo. Comincio ad armeggiare tra guanti insanguinati, fazzoletti di carta insanguinati, e bocca piena di quel sapore ormai così abituale. Il sangue cola sulle labbra e nella gola mentre chiudo l'ultimo lucchetto.

Corro nel bagno del locale, travolgo spavalda madri e bambini in attesa della toilette - l'epistassi incontrollabile è un lasciapassare incontrovertibile. Spacco la fiala di coagulante nel lavandino, infilo il cotone impregnato di liquido nel naso, mi sciacquo del sangue che sui vestiti neri passa comunque inosservato.

E rido - una risata grande, interminabile. Maledico senza reale fastidio l'arrivo dell'inverno - l'epistassi è dovuta all'alternanza repentina caldo/freddo - che mi sorprende ogni anno. Ma è solo questa, ormai.
Intanto sono viva. Risalgo sulla bici e torno a correre come una delinquente.




02/11/12

Sgomberata la Verdi 15 occupata (ovvero quando lo stato distrugge le prassi positive della società)





Martedì 30 ottobre la polizia ha fatto irruzione nella residenza universitaria Verdi di Torino, occupata da gennaio scorso dagli studenti dell'Università come protesta contro i tagli al diritto allo studio della Regione Piemonte in seguito ai quali ottomila studenti aventi diritto erano rimasti senza borsa di studio.

"La Verdi 15 non è un centro sociale, ma una residenza universitaria autogestita, una comunità in lotta formata da più di sessanta studenti provenienti da tre diversi continenti. [...] Ciò che ci accomuna è la determinazione nel lottare contro chi, nella Torino che Fassino aveva promesso di trasformare in “città dei giovani”, sta smantellando il diritto allo studio lasciando senza un tetto e senza borsa di studio migliaia di studenti meritevoli [...]": così si descrivevano qualche mese fa nel loro sito, gli studenti della Verdi 15 di Torino, dopo essere stati definiti dai giornali una “succursale dell’Askatasuna”, “autonomi antagonisti” ed “estremisti dei centri sociali”.

E invece il comitato di occupazione - oltre a fornire un tetto a tali studenti meritevoli messi in una situazione agghiacciante dalle stesse istituzioni che prima promettono poi revocano dopo che già questi si sono iscritti all'università, hanno già affrontato spese di viaggio, le cui famiglie hanno magari già contratto debiti nel paese d'origine pur di dare ai propri figli tale speranza (si pensi agli stranieri in arrivo dal sud del mondo!) - in quel luogo gestiva una libreria-baratto di testi universitari, una palestra, una ciclo-officina, l'organizzazione di rassegne cinematografiche e numerosissime attività rese a servizio del vicino Ateneo. Attività neanche citate dai mezzi di informazione che hanno erroneamente dipinto gli occupanti come un gruppo di “clandestini sudamericani”, lontani dal mondo universitario.

Minerva c'è stata di persona più volte, nella suddetta residenza, e può testimoniare che le cose stavano così come descritte dagli occupanti. Ha incontrato studenti determinati che le hanno chiesto di tenere lezioni, e di fare conversazioni e letture in italiano perché ansiosi di imparare e bruciare i tempi. Li ha visti di giorno studiare per sostenere esami e di sera vendere accendini e fazzoletti agli incroci pur di sopravvivere. Li ha visti impegnarsi con qualsiasi strategia pur di concretizzare quel diritto di parola che viene loro (e anche a noi, ce ne rendessimo conto!) negato - sempre offesi, insultati, umiliati dalla politica, dai media e dai sistemi di controllo e repressione dello stato - insieme ai suddetti diritti allo studio.

Tutto questo a causa delle istituzioni, la cui parola e i cui atti a quanto pare sono carta straccia, revocabili in qualsiasi momento senza considerare che stiamo parlando di PERSONE, e che basterebbe eliminare quel progetto inutile che è il TAV per garantire educazione, sanità e una vita dignitosa alla società civile.
Una volta di più siamo in condizione di opposizione società-stato, e sembra che tale scontro sia sempre più diffuso ovunque - tanto da rendere plausibile l'ipotesi che la 'democrazia' (si fa per dire) in cui viviamo nasconda quello che di fatto è un disumano sistema feudale...


01/11/12

Voglio dare e ricevere questo complimento

"Fammi crescere!". No, non ti sto chiedendo di farmi invecchiare, ripiegare su me stessa, diventare triste come sono normalmente i miei coetanei - sconfitti, lagnosi, pieni di desideri irrealizzati e convinti di non avere più tempo e che i giochi siano già stati tutti fatti.

'Fammi crescere' nel senso di 'rilancia': amplifica l'apparente follia con cui guardo alla vita.
Dammi stimoli intellettuali o vitali, pensieri ancora inesplorati, fà impazzire la mia mente, fammi sognare cose assurde e aiutami a realizzare tali sogni - anche quelli che sembrano impossibili.

Smonta una a una le mie paure - rendimene visibile l'insensatezza e rendimi intrepida.
Basta che mi ricordi le convinzioni profonde in cui io stessa credo, così che sia rincuorata dalla certezza della fine dell'esistenza piuttosto che temerla.

Immergiti con me nella profondità e nel piacere del godimento di ogni singolo istante,
così che ogni singola cosa che facciamo sia più piena, ricca, calda, intensa, luminosa, dolce, appassionata, sensuale - che la si viva insieme o ciascuna/o per conto proprio.

Qualsiasi rapporto che mi lasci come sono, o addirittura mi impedisca di vivere qualcosa di ciò che sono, è semplicemente sbagliato.
Voglio un rapporto in cui poterti dire questo - e voglio sentirmi dire la stessa cosa.
Niente di meno.