25/11/14

Ho annullato l'intelligenza di tutti e tre...

Se il mio corpo stesse dietro alla mia mente, sarebbe già morto di infarto.
Se il mio corpo stesse dietro al mio cuore, sarebbe - com'è - moribondo.
Se la mia mente stesse dietro al mio corpo, sarebbe - com'è - piena di dubbi.
Se la mia mente stesse dietro al mio cuore, sarebbe - com'è - in pieno delirio.
Se il mio cuore stesse dietro al mio corpo, forse sarei salva.
Se il mio cuore stesse dietro alla mia mente, sarei certamente salva.

21/11/14

La vita non è equilibrio (Jorge Wagensberg)






"La vita non è equilibrio. E' assoluta insabilità - tensione per la ricerca dell'equilibrio ma con la consapevolezza che, qualora venisse raggiunto, esso coinciderebbe con la stasi, ovvero la morte. D'altra parte allontanarsi dall'equilibrio comporta il rischio della perdita di sé.
Qual è la soluzione, allora? Cercare di realizzare equilibri continuamente mutevoli, che abbiano in sé la dimensione caotica che permette il loro superamento repentino o lo scarto da quell'obiettivo qualora vi sia il rischio di raggiungerlo".

Dagli appunti d'una lezione di Jorge Wagensberg su Ordine e Caos.

19/11/14

L'invasione delle nanas: Niki de Saint Phalle











Ah - cielo! - parlerei anche io di joie de vivre se, tanto per cominciare, avessi quel bonazzo geniale di Jean Tinguely come marito! ;-)

Ciò detto, Niki de Saint Phalle nasce nel periodo perfetto per giocare con l'arte tra gli anni '40 e '90 del secolo appena conclusosi da autodidatta - ma un'autodidatta piena di immaginazione, entusiasmo, passione, determinazione, dolcezza e voglia di cambiare la società.
E, come spesso accade per chi cerca la propria strada fuori dall'ortodossia dell'accademia, comincia a sperimentare libera da condizionamenti e 'ansie da prestazione' che magari l'avrebbero intimidita. Di fatto le sue prime opere ricordano Pollock, le avanguardie americane, i collage, i lavori di Arman e tutto ciò cui si può ispirare e che può imitare per rielaborare ciò che le fa male sia questo in relazione con la sua memoria e la sua immaginazione, o sia in termini di elementi della società che lei rifiuta (l'ipocrisia delle relazioni e la subalternità delle donne in primis), o siano ancora gli stessi oggetti materiali inventati dall'uomo per arrecare sofferenza/morte quali coltelli, pistole, fucili.

Con questi ultimi si misurerà tra l'altro a partire dagli anni '60, nella volontà di investire di nuovo significato quelle armi costruite per offendere che ora, con lei, diventano strumenti per la creazione di bellezza. Date un'occhiata alle opere che seguono, realizzate sparando appunto a tele bianche che celano sacche o uova piene di colore le quali - esplodendo al contatto con la pallottola - colano la pittura sul quadro con effetti ovviamente imprevedibili.

Ma si diceva della joie de vivre: Niki combatte la sua rivoluzione attraverso la realizzazione delle nanas, le donne appassionate, colorate, giocose, buffe, dolci, libere, serene che la renderanno famosa. Le nanas incarnano l'energia creatrice femminile che non si pone in competizione con l'uomo al quale parimenti non è sottomessa.

E' l'attivismo della de Saint Phalle, che si concretizza nell'urlare attraverso la loro monumentale (affinché siano visibili: "d'altronde" - ella diceva - "se Pollock realizza opere monumentali, chi impedisce a me di fare lo stesso?") creazione e diffusione in quantità nel mondo per promuovere nuovi rapporti tra i generi, e una nuova società matriarcale che - se si realizzasse - consisterebbe nella massima liberazione di istinti, espressività e felicità per tutti gli esseri umani.

Vi sia allora di ispirazione nelle vostre pensate: osate, non trattenetevi mai - portate bellezza, passione, e straniamento intorno a voi! Anche questo è un modo per far ripartire menti e cuori nostri e dei nostri simili quando sono bloccati ;-)

Ah, e se non sapete come passare un'oretta, godetevi questo documentario che ha per protagonisti lei e Jean, ed è una vera delizia:


11/11/14

Bulimica di vita /5

















Nei prossimi giorni vi racconterò delle cose meravigliose che ho visto, ben sapendo quanto i nostri cuori si incantino e i nostri occhi brillino davanti alla potenziale bellezza dell'agire umano quando libero e sincero, sebbene spesso inquieto. Ora mi limito invece a scrivere la solita giostra di passione che ho avuto la fortuna di godere e che condivido con voi augurandovi presto analogo turbinìo.
Ah, e stavolta non ero sola, ma con lei, mia sorella e amica.

Café Hugo, mostra di Niki de Saint Phalle, cimetière du Père-Lachaise, Jardin Flottant, Musée du Quai Branly, cimetière du Montparnasse, charcuterie, Comptoir General, Musée d'Art Moderne, Bastille, Tatoueurs Tatoués, Bistrot Aux Ous, Maison Européenne de la Photographie, Pinacoteque, mostra Kâma-Sûtra, Musée d'Orsay, The Art of love in the time of Geishas, Place des Vosges, Côtes du Rhône, fromage de chèvre, pain au chocolat, zuppe patate|carote|zucca, Gaillac, fontaine Stravinsky, Kiosque des noctambules, canale Saint Martin, tombe di Tristan Tzara / Charles Baudelaire / Pierre-Joseph Proudhon / Man Ray, baguette, guacamole|hummus|taramosaláta, Marais, Jean Tinguely, Gare de Lyon, Gavi (scorta dall'Italia...), Tomba di Ricardo (col gatto di Niki!), Parc de Belleville, Senna, Archives nationales, Jardin des plantes, quiche, escargot chocolat pistache, soupe à l'oignon, tombe su cui fare rituali...

Stiliamo la suddetta lista nel dehor d'un bistrot mentre beviamo del vino Côtes du Rhône. Scriviamo l'ultima voce e decidiamo che abbiamo abbastanza concluso l'elenco delle cose divertenti o appassionanti. Le contiamo. Sono - guarda caso - coincidenti con quel numero che è la risposta al senso della vita, dell'universo e di tutto quanto, metà delle posizioni del Kâma-Sûtra e metà delle cosa cui ha sparato Niki de Saint Phalle (ma di questo vi racconterò, appunto, prossimamente).

08/11/14

Rapporti liberi e potenti (e ancora umani, profondamente umani)

Io ho visto che nel tempo, e soprattutto in questi ultimi anni, gli uomini che ho frequentato - persone dotate di un'intelligenza almeno pari alla loro 'inquietudine' - temono tutti la medesima cosa e la risolvono tutti allo stesso modo pagandone tutti le stesse conseguenze.

In pratica, funziona così: costoro sono intelligenti, appassionati di vita, e alla ricerca di tempi e modi per esprimere, realizzare, rendere visibile, e anche condividere con altre persone, ciò che la loro mente elabora (una teoria filosofica, una produzione manuale concreta, un qualche evento che sentono come molto importante). Ciò dà loro molto piacere - ovviamente - sia per narcisismo ("guarda come sono in gamba in ciò che faccio!") sia per la sensazione di una (temporanea) pacificazione calda, potente, momentaneamente risolutiva di quell'assenza di senso della vita che inquieta loro come inquieta tutti gli esseri umani. Insomma, il piacere di vedere risposte parziali che però nel momento in cui le stai vivendo le senti potenti e ti fanno stare bene.
Di qui la tendenza a ripetere, perché è chiaro che se una cosa ti fa stare bene una volta, tendi a replicarla e anche bulimicamente - così da scacciare sempre più quell'inquietudine. In tal modo potrai guardare al tuo passato e sentire d'aver vissuto intensamente, d'aver fatto tante cose, e che il tempo non è passato invano. Un po' come dover avere un curriculum pieno di roba per dimostrarti che non sei esistito invano, o anche solo che sei esistito.

L'amore rischia di far saltare tutto questo. Distoglie da questo piano, richiede energie e tempo, porta all'inazione della contemplazione reciproca e del benessere, finché c'è, dato solo dalla reciproca presenza: come una condizione prolungata del calore post-orgasmico.
Di qui, in tutti gli uomini che ho frequentato, il tenere a distanza quelle donne che facessero loro provare questo, e la scelta/accettazione (pensando che in fin dei conti la dimensione affettiva/sentimentale nella vita non conti molto, e sia piuttosto una risorsa cui attingere in casi di emergenza mantenendo nel tempo la situazione controllata dandole l'impressione di nutrire un qualche sentimento di 'cura'/'attenzione'/amore vero e proprio) di altre che di fatto li "lasciano in pace" (questa la definizione più frequente del legame, onesta per quanto brutale), ma sono poi anche completamente assenti e anaffettive. Completamente.

E non potrebbe essere diverso, se ciò che ricevono da parte degli uomini cui s'accompagnano è la concezione da parte di questi ultimi di sé come persone che hanno altre priorità esistenziali che rischierebbero d'essere trascurate a causa d'un rapporto d'amore (che loro non vedono in altro modo se non come passione che porta all'inazione). Di qui, da parte di queste donne, il calcolo degli svantaggi (una vita vissuta nella mortificazione della dimensione affettiva, in una situazione che è chiaramente fasulla, la riduzione delle proprie possibilità di 'espansione' per stare accanto alla luce emanata dall'uomo-guida) e dei benefici (economici/utilitaristici, di riconoscimento/accettazione sociale e ai loro stessi occhi in quanto "compagne/mogli di", di potere perché un uomo che ragiona così non si staccherà mai da loro: la frase "lui torna sempre da me" sai da quanti secoli viene ripetuta dalle donne?), e l'elaborazione di strategie, se decidono di starci dentro, per ottenere ciò che desiderano e mediare con tale comportamento maschile. Facendo credere di amare, che saranno presenti al bisogno, di sostenere/incoraggiare/stimare.

Se costoro agiscono così in risposta a un maschile che si comporta in tal modo, e quindi sono coscienti che la dimensione affettiva l'hanno mortificata come reazione alla funzione d'uso che in primis è stata data loro, gli uomini che hanno dato loro tale funzione cascano invece sempre dal pero quando si accorgono che non sono amati, che non hanno una persona realmente al loro fianco, che non c'è condivisione di nulla, e che nel presente c'è solo vera e propria, assoluta assenza con questa proiezione nel futuro in cui si compirà quello che in tutta la vita è stato rimandato (al momento del bisogno): ovvero la presenza dell'altra persona. Di qui chiaramente il vuoto affettivo nel presente e la ricerca di modalità parziali e controllabili - in modo tale che non mettano a rischio quell'ipotesi per il futuro, così come non tolgano tempo ed energie alle attività prioritarie della propria vita nel presente - per colmarlo.

Ecco: a me sembra che questo schema sia riflesso di un atteggiamento patriarcale - su due livelli - di potenza devastante.

Livello 1: quello dell'espressività e della produttività come modalità di pacificazione e istanze esclusivamente maschili. Vogliamo abbattere questo pregiudizio?
Anche le donne hanno questo bisogno, e non è che ciò che realizzano sia di minor valore della controparte maschile, vada messo in secondo piano rispetto a quella, sia da considerarsi un diletto/vezzo/capriccio rispetto ad altre presunte priorità o obiettivi (l'amore, il costruirsi una sicurezza economica che permetta loro l'esistenza, il figliare)!

Questo è un comodo stereotipo costruito dall'uomo per sentirsi migliore e più efficente/produttivo delle donne, e che molte dementi insignificanti hanno appunto avallato col comportamento di cui sopra. Ma non è affatto naturale! Anche a molte donne farebbe piacere "essere lasciate in pace" e magari produrre opere d'arte o riflessioni filosofiche potenti anziché magari mettere al mondo un figlio e passare le giornate in cucina!

Livello 2: la totale svalutazione delle dimensioni di attenzione, cura, calore tra i viventi - dimensione in cui tradizionalmente è stato confinato il genere femminile, ma che non è detto che stia bene a tutte, né che sia 'naturale' anzi, per me non lo è in alcun modo!).
Quando io penso all'amore libero, all'energia, alla cura, alla solidarietà che dovrebbe circolare dal mio punto di vista tra tutti gli esseri umani io penso alla rivalutazione di questo e alla sua estensione al di là sia del genere, sia del rapporto di coppia. Ed è per questo che non ho più *bisogno* di una relazione: perché io quell'amore l'ho esteso a tutta l'umanità, in primis agli amici che ho accanto rendendoli 'famiglia', di qui aprendo all'amore nella relazione di coppia la possibilità che sia altro, ovvero qualcosa da inventarsi slegato dal bisogno di protezione, dalla carenza da soddisfare, e quindi da qualsivoglia rischio di dominio.

L'amore concepito come tale flusso di energia che abbraccia tutti gli esseri umani abbraccerà anche la coppia come parte di questi, ma avrà le caratteristiche del precedente: la cura, il rispetto, la solidarietà, il sostegno, la spontaneità, la libertà e la gratuità - perché la protezione è data dall'appartenenza a una comunità che ci fa provare questa sensazione di sicurezza, e quindi l'amare poi qualcuno in particolare diventa scelta e non sarà un dramma se ci venisse mai un giorno a mancare o se gli mancheremo noi (anche se sono persuasa che, in una condizione di amore vissuto in tal modo, nessuno abbandonerebbe mai nessuno perché si sarebbe al di là sia della sensazione di 'proprietà' sull'altro, quanto della noia perché avremmo persone vive e appassionate come noi intorno).

Ciò che voglio dire, in pratica, è che a me sembra che costoro siano vittime e promotori di uno schema castrante di voi stessi e dei rapporti uomo-donna basati su un pregiudizio patriarcale tremendo, ma le cose non le vedo stare così "di natura" - anche perché cosa sia "natura" noi non lo sappiamo, in quanto esseri umani e pertanto "culturali" che elaborano la propria concezione di ciò che è naturale e ciò che non lo è in base a un filtro culturale.
Quindi, data questa premessa, non avrebbe piuttosto un senso per gli uomini abbandonare questa concezione di sé come i soli eccellenti, mirabili, produttivi, 'geniali' (capisco sia cosa difficile, perché è dire loro in sintesi di scendere giù dal piedistallo) rispetto alla controparte femminile così da avere relazioni con le loro compagne veramente a pari livello e basate sul reale riconoscimento degli stessi bisogni e diritti?


E inoltre, da questo, non avrebbe piuttosto un senso rielaborare il pensiero delle modalità con cui soddisfare i propri bisogni "di amare ed essere amati" (citando la buona Emma Goldman) e instaurare rapporti intensi, forti, solidali, che non tolgano a fondo perduto quell'energia e quel tempo necessari a instaurarli, che non si risolvano nell'inazione, ma nel fare cose ognuno per conto proprio o insieme godendo l'approvazione e del sostegno dell'altro/a, così che non vi sia bisogno di energie o tempo per rinnovarli ma si costruiscano e rinnovino nel loro stesso compiersi in modo così appassionante, potente e felice?

Mah, io voglio credere che sia possibile. Si può chiamare utopia, ma per me invece è il mio attuale di sentire e di conseguenza di vivere - perché io già vivo come se la realtà fosse cosi ora, e penso a questo modo di intendere i rapporti umani come progetto a lungo termine (quei 700/800 anni), che non vedrò compiersi, ma cui mi piace aver contribuito, ed essere stata profondamente bene e felice mentre lo sentivo e vivevo così.

Questa, tra l'altro, è la mia idea di anarchia.

30/10/14

L'amicizia al femminile



“Dovresti scrivere qualcosa contro questa storia della competizione tra donne: non se ne può più!”.
Ci metto solo tre anni per accogliere la richiesta della mia amica, ma finalmente è giunto il momento. Perché, per l'ennesima volta, le amiche mi salvano il portacoda.

Le donne si dividono in due categorie – spannometricamente, ché ovviamente vi sono eccezioni – ma di norma è così: da una parte le appassionate, tormentate, brillanti volitive, dall'altra le opportuniste, anaffettive, asfittiche, dementi gattemorte.
Queste ultime sono perverse, tirano a usare le altre donne a loro beneficio, intortano gli uomini con un mix di promesse/ansie/silenzi/accondiscendenze/vittimismi/assenze (non per nulla sono pure definibili come 'fighe di legno' che la fanno vedere e non la danno) e riescono – tra omuncoli dementi, insicuri, o sedicenti 'furbi' – a ottenere ciò che vogliono.
Che tristezza! Che miseria d'esistenza!

Le prime invece soffrono, gioiscono, ridono, s'appassionano, amano, si martoriano di pensieri e martoriano insostenibilmente di pensieri il prossimo. Insostenibilmente, non v'è nessun dubbio! E la danno.
Sono intense. Sono combattive. Sono critiche. Sono intelligenti, ma non cattive, né egoiste. Impulsive, forse, ma anche determinate e con un altro senso della morale e della giustizia. E ancora, nonostante ciò, si lasciano pervadere dal dubbio – più di quanto dovrebbero, visto il loro valore.
Chiaramente le amiche che ti salvano il portacoda sono queste, e la sottoscritta ha la fortuna d'esserne circondata. Anche perché – loro pari – se le è scelte con giudizio nel tempo.

Costoro sono in grado d'essere presenti con le parole giuste in ogni momento difficile della vita. Con l'aggiunta non da poco che in momenti estremi – i più duri, pesanti, ingestibili che si possano immaginare – sono la misura perfetta della presenza e della parola per darti coraggio e farti combattere e andare avanti nonostante tutto il terrore e la sofferenza che stai vivendo.
Allo stesso modo, la condivisione dei momenti positivi con loro è così intensa, diventente, leggera e accompagnata da risate complici e di cuore – anche sui nostri difetti, sull'impulsività, sull'assurdità, sulla pesantezza di cui siamo parimenti portatrici – che ne fanno le alleate migliori per non avere la sensazione di venire derubata dell'allegria: tutt'altro! Con loro l'allegria tocca vertici inusitati!

E queste stesse, infine, nella quotidianità intervengono ridimensionando alla perfezione l'uomo che innesca le competizioni tra te e la gattamorta di turno: perché la competizione c'è là dove c'è un tapino, forse intelligente, forse stupido, ma sempre vigliacco e pigro, che innesca la competizione gattemorte-gattemorte o gattemorte-volitive.
Ché nel primo caso noi volitive si guarda e si ride, lasciandole vivere/morire alla deriva dove loro stesse si collocano e dove è giusto che stiano – fuori dall'esistenza vera, in un mesto, autoreferenziale, patetico, insulso, insipido, insapido, inutile sopravvivere – ma nel secondo noi ci si mette sempre un po' a elaborare soluzioni (troppo amore, troppa considerazione dell'altro piuttosto che di sé!).

Di fatto - si sa - la maggior parte degli uomini (per fortuna non tutti) non appartiene alla specie homo, manco alla vir, bensì alla pigrus ignavus, per cui quando tal esponente della specie vede la potenzialità di due donne in competizione per le sue cure e le sue attenzioni, egli ne gode (povero demente!) e si schiera sempre dalla parte di quella che comporta la minor fatica: la gattamorta. Salvo poi farsi un mazzo così per rientrare nelle grazie della volitiva (sempre, beninteso, tirando comunque a tenerla sotto controllo). La quale, essendo di buon cuore (perché chi vive in maniera appassionata e sincera, ovvero 'umana' è quasi sempre pure di buon cuore) lo perdona, lo cura e piuttosto di veder soffrire lui ne soffre lei.

E qui, per fortuna, giungono in aiuto le amiche, che per prima cosa non lesinano critiche a costui - dal momento che, essendo esterne al coinvolgimento sentimentale, lo vedono in tutta l'assenza di quell'aura di perfezione con cui lo concepisce la volitiva vittima - e a te che sei partita per la tangente per un poveretto, quindi ti accompagneranno affettuosamente per tutto il tempo della sofferenza in cui tu lo frequenterai, infine ti recupereranno alla grande mettendo in risalto tutta la tapinaggine del lui in questione, per cui alla fine questi ne risulterà oggettivamente un tal miserabile che quasi c'è da vergognarsi ad averlo considerato (e non mi si dica che vi possono essere diversi sistemi di pensiero e tutti hanno pari valore: se hai scelto un'esistenza da vigliacco in compagnia d'una povera demente è giusto che tu viva e finisca la tua esistenza da fallito, e non che tu t'appelli al buon cuore e alla pietà della volitiva appassionata e impegnativa che hai rifiutato).

Ma ciò alle povere, dementi, furbe, gattemorte non capita? No, non capita. A queste l'amore, il rispetto, la cura reciproca, il vivere felici insieme semplicemente non interessa: dal loro punto di vista tutte queste cose non sono elementi importanti in una relazione (!). L'obiettivo, nel loro caso, è un altro: circuire l'omino di turno per poi venire mantenute, con case intestate, con aiuti di ogni tipo per la loro 'carriera' (anche perché da sole non sanno manco disegnare una O con un imbuto), con il riconoscimento sociale d'essere 'accoppiate' e non single (che nei loro discorsi/pensieri equivale a essere 'puttane' prive di quasivoglia valore) e via dicendo: quindi giammai protesterebbero per il fatto di ritrovarsi un paio di corna sulla testolina perché i loro uomo è andato a cercare altrove quell'affettività e quel calore che loro non gli danno. A meno che non possano guadagnare ancora di più da un divorzio, nel caso il tapino abbia pure fatto l'errore di sposarle.

Per cui non hanno neanche amiche, e - quando per poco tempo ed errore altrui ne hanno - la loro tendenza alla competizione per ottenere questi benefit dal primo bipede di sesso maschile che passi nella zona apre guerre atroci, con violenze d'ogni genere contro le concorrenti e comportamenti che vanno dalla diffamazione dietro le spalle ai peggiori epiteti sessisti anche in persona (d'altronde le volitive fanno l'amore, ergo si può sfruttare la pochezza del pensiero comune di basso livello per farle passare certamente per meretrici).
Che tristezza! Che miseria!


Anni orsono un'altra mia amica mi segnalò una ricerca di una qualche università americana (sempre loro...) in cui era stato verificato che la quantità di serotonina che si produce nel corpo d'una donna in compagnia di vere amiche è pari a quella che si vive nell'orgasmo durante l'amplesso.
Posso testimoniare in prima persona la veridicità di tal ipotesi, ma con una aggiunta: la prima dura – nelle ore, nei giorni, nel tempo – la seconda, invece, quasi sempre finisce in quello stesso istante in cui sei venuta.

Per cui, il giorno dopo, chiami le amiche, e ridi con loro di te stessa davanti a un buon bicchiere di vino ;-)
Perché le donne volitive RIDONO! E di cuore!


24/10/14

Mai innamorarsi di donne intense!









Come non ci si deve mai innamorare d'una donna che viaggia, così neanche di una che legge. 
In sintesi, se non riuscite a sostenere un rapporto con donne intense, meglio sarebbe non provarci neanche ;-)




Martha Rivera-Garrido (Santo Domingo, 1960), poetessa dominicana, ha scritto le parole che seguono.


Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive.
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così. Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro. Mai.

da “Fragmento de Los Amantes de Inbox de Papel” (2014).

*****

No te enamores de una mujer que lee, de una mujer que siente demasiado, de una mujer que escribe.
No te enamores de una mujer culta, maga, delirante, loca.
No te enamores de una mujer que piensa, que sabe lo que sabe y además sabe volar; una mujer segura de sí misma.
No te enamores de una mujer que se ríe o llora haciendo el amor, que sabe convertir en espíritu su carne; y mucho menos de una que ame la poesía (esas son las más peligrosas), o que se quede media hora contemplando una pintura y no sepa vivir sin la música.
No te enamores de una mujer a la que le interese la política y que sea rebelde y vertigue un inmenso horror por las injusticias.
Una a la que le gusten los juegos de fútbol y de pelota y no le guste para nada ver televisión.
Ni de una mujer que es bella sin importar las características de su cara y de su cuerpo.
No te enamores de una mujer intensa, lúdica y lúcida e irreverente.
No quieras enamorarte de una mujer así. Porque cuando te enamoras de una mujer como esa, se quede ella contigo o no, te ame ella o no, de ella, de una mujer así, jamas se regresa.

Quando sarò vecchia :-)






Indosserò vestito viola e cappello rosso,



















andrò avanti e indietro col girello urlando "Iggy!!", "Iggy Pooooop!!!",




















mi farò un disordinatissimo rifugio con coperte e tovaglia sotto i mobili dove prenderò tè e pasticcini con le amiche.



E avrò un grande sorriso in viso, sempre, e malgrado tutto! :-))) 

Amare non è aver bisogno di qualcuno








Le persone non esistono in questo mondo per soddisfare le nostre aspettative così come noi non siamo qui per soddisfare le loro.

Dobbiamo bastare a noi stessi sempre, e quando vogliamo stare con qualcuno dobbiamo essere consapevoli che stiamo insieme perché ci piace, lo vogliamo e stiamo bene, giammai perché abbiamo bisogno di qualcuno.

Nel corso del tempo, ti rendi conto che per essere felice con un’altra persona è necessario, in primo luogo, che tu non abbia bisogno di questa persona.
Comprendi anche che la persona che ami (o pensi di amare) e che non vuole condividere niente con te sicuramente non è l’uomo o la donna della tua vita.

Mário de Miranda Quintana


Come dice una mia amica, "Tu entri nella vita di una persona che sta bene ed è già felice per conto suo. Che non ha bisogno d'essere salvata, né pacificata. Che non ha bisogno di te. Tu puoi rendermi ancora più felice e condividere questa energia con me. Ma non togliermela. Quindi se vuoi starmi a fianco sei benvenuto, ma se provi a rendermi carente di qualsiasi cosa per offrirti come soluzione, come sei entrato nella mia vita, così te ne faccio uscire".

23/10/14

Acqua, vibrazioni e amore

Ho un grande amore per l'acqua. Sì, lo so, sembra un'affermazione stupida, ma in realtà è probabilmente solo un riflesso dell'amore che - malgrado tutto - provo per la vita. Ogni volta che sto male fare un bagno o andare a nuotare mi rimette in pace, e se ciò non è possibile mi basta andare in riva a un fiume e vederlo scorrere, o ancora meglio recarmi in spiaggia e guardare le onde del mare. Ogni volta che faccio questo, ho la sensazione che le tensioni dentro mi vengano compensate, bilanciate e poi dissolte. A volte vorrei io stessa riuscire a prendere questo agire: 'essere acqua' - che compensa, riporta armonia, quindi elimina, dissolvendolo, il male.

Qualche giorno fa è morto uno scienziato sul quale possiamo esprimere mille dubbi - le sue 'scoperte' sono ben poco scientifiche, in primis per il semplice fatto che i risultati sono alterabili con estrema facilità anche dagli stessi che compiono le ricerca (principio di Heisenberg docet), poi perché qualsiasi emittente può essere giudicato positivo/negativo in base all'interpretazione soggettiva di chi lo valuta, infine perché, rispetto alla lingua, il nostro ricercatore fa riferimento al giapponese, ma in altre lingue i medesimi sentimenti potrebbero venire espressi con parole di sonorità opposta e quindi percepiti come violenti/sgradevoli da parte di chi non parla quella lingua.

Ciò non toglie che, in effetti, qualcosa di magico intercorra nel rapporto tra la vita e l'acqua (d'altronde, ça va sans dire, senza quest'ultima non vi sarebbe la vita). E così io la prendo, e guardo le sue immagini...

Masaru Emoto, questo il suo nome, documentava da più di 15 anni attraverso fotografie microscopiche il fatto che i cristalli dell’acqua assumono una forma armoniosa e simmetrica, oppure completamente disordinata, in base all’informazione che ricevono. Di qui ipotizzò che le vibrazioni prodotte dall'energia in movimento - sia sotto forma di suono (musica, voce o preghiere) o sotto forma di parole scritte o pensieri - possono mutare la forma dell'acqua che riceve tali vibrazioni.
Le fotografie più incantevoli sono quelle che ritraggono le molecole dell’acqua sottoposte a vibrazioni di felicità, gioia, amore e gratitudine: i cristalli che si formano sono simmetrici, luminosi, equilibrati. Al contrario, se sottoposte a vibrazioni negative, le molecole rimarranno disordinate, tondeggianti, agglomerate senza alcuna simmetria, quasi sofferenti - come quando vediamo la nostra pelle lacerata da una ferita.

Mah, a me questa fiaba piace.
Di certo conosciamo bene la differenza nel ricevere parole cattive, rancorose, violente dette con astio o parole amorevoli, calde, dolci. Tutto il nostro corpo rimane scosso dalle une o dalle altre. Che c'entri l'essere composti di quella molecola per il 70%?