15/04/14

Relazioni simmetriche e giochi a somma maggiore di zero



A me sembra davvero semplice.


Premessa 1.

I giochi a somma zero sono quelle situazioni in cui il guadagno o la perdita di un partecipante è perfettamente bilanciato da una perdita o un guadagno di un altro partecipante. Se alla somma totale dei guadagni dei partecipanti si sottrae la somma totale delle perdite, si ottiene zero.
Nei giochi a somma diversa da zero, non esiste un rapporto diretto tra vincite e perdite (si può vincere entrambi, si può perdere entrambi).

Premessa 2.

C'è chi è - o si ritiene essere (poco importa quale dei due: l'importante è il suo sentire rispetto alla propria esistenza) - completo in sé e c'è che invece cerca qualcun/-a altro/a per raggiungere tale condizione di completezza (anche solo come autopercezione e percezione del proprio vivere).



Svolgimento.

Nel caso di persone complete in sé, le relazioni potenziali che si instaureranno tra loro saranno simmetriche (tutti e due a pari 'livello' nella relazione, tutti e due nella più assoluta gratuità, tutti e due che si aiutano mutualmente/reciprocamente a essere/diventare ciò che lui/lei desidera - amore incondizionato, e felicità assoluta nel vedere l'altro felice in sé, non per ciò che si è fatto per lui/lei).

Tal tipo di relazione è quella che porta man mano le due persone a tirare sempre più in alto nella propria percezione di sé e dell'altro/a, nella sensazione di appagamento dell'anima ("el amor que vale la alegría, no la pena"), e nella gratificazione d'amare ed essere amati gratis, e non come saturazione d'una carenza.

Nel secondo caso le relazioni potenziali che si instaureranno saranno per lo più complementari, in quanto basate sulla carenza esperita da ciascuno dei due soggetti e colmata dalla presenza dell'altro/a (la situazione di carenza può essere solo d'uno dei due, oppure contemporanea: poco importa, il risultato è lo stesso).
In siffatta situazione, nascerà in automatico un problema di potere (esercitato dall'uno o dall'altra) in funzione della consapevolezza del proprio ruolo come di colui/colei che fa la differenza nel senso dell'esistenza dell'altro/a, e di qui richieste, solleciti, estorsioni, ricatti, mortificazioni di pezzi di sé, rinunce, sacrifici e infine sensi di colpa.
Perché se uno non è completo - o non si ritiene tale - in sé, non ha garanzia della propria sopravvivenza a meno che questa non annoveri la presenza dell'altro/a complementare all'individuo carente, e quindi si diventa ricattabili al costo del proprio medesimo stare in vita.


Risultato.

Dove il risultato della relazione di tipo complementare è la sopravvivenza e l'equilibrio (la stabilità), parliamo di giochi a somma zero (= sopravvivenza).
Dove l'equilibrio è la premessa e ciò che si provoca con la relazione simmetrica è una dimensione di 'squilibrio strutturale' - in questo caso verso il miglioramento di entrambi in parallelo - parliamo di giochi a somma diversa da zero (e, in questo caso, maggiore di questo).

Ovvero di vera e propria vita, come da riflessione di Jorge Wagensberg.


Corollari:
- Se uno/a completo/a in sé s'accoppia con una/o che invece cerca una relazione complementare, è semplicemente scemo.
- Se uno/a completo/a in sé tira a imporre a un/-a altro/a completo/a in sé un gioco a somma zero, beh... :-DDD

08/04/14

Eleonora Manca. Chrysalis Room







Tra le amicizie che diventano 'famiglia', annoverando diverse sorelle del mio cuore, negli ultimi mesi c'è Eleonora Manca, artista della quale vi ho già parlato per via delle raccomandazioni premurose che mi rivolge ogni volta che mi sa in partenza, e alla quale ho rubato le parole, in passato, per augurarvi ogni bene per l'anno nuovo.


Ora avete l'occasione di conoscerla un po' più da vicino attraverso la sua personale Chrysalis Room, aperta dal 10 aprile al 16 maggio 2014 presso la Galleria Paolo Tonin Arte contemporanea di Torino (via San Tommaso 6), il cui vernissage avrà luogo giovedì 10 aprile alle ore 19.


Il lavoro di Eleonora Manca - che prevede il ricorso a fotografia analogica e digitale così come a video e installazioni - esplora, indaga e approfondisce il tema della metamorfosi, con una modalità di ricerca che, nel mio sentire, riesce a tenere insieme tensioni abitualmente percepite come contraddittorie: l'apparente fragilità della sua figura di contro all'energia della stessa quale/quando emerge nelle immagini fotografiche, l'urgenza del raggiungimento d'una soluzione (un proprio 'situarsi nel mondo') e la calma necessaria affinché tale cambiamento e presenza (quando raggiunti) siano strutturali, l'indistinzione delle estremità del suo corpo che rimangono nello sfondo lattiginoso dello spazio e la solidità in altri momenti di ossa e pelle i cui contorni sembrano ridisegnati nettamente per scartarli da quello.


La prima volta in cui mi raccontò delle diverse prospettive che stava percorrendo per riflettere sulla 'trasformazione' attraverso la sofferenza, la prima sensazione che mi venne in mente fu quella di forza. Eppure c'erano anche una grazia e una leggerezza incantevoli nelle sue immagini.
Ora che la conosco un po' di più, forse anche io riesco a tenere insieme pezzi apparentemente contraddittori nelle sensazioni che mi provoca il suo lavoro.

Forza e leggerezza insieme, per me, danno 'tensione' - quella tensione caparbia verso il rendere la propria persona presente, nella sua solida completezza, attraverso un lavoro lungo e impegnativo consistente in slanci improvvisi d'apertura seguiti da immediati ripiegamenti su di sé, in contorsioni attraverso le quali cercare di sgusciare fuori da abiti logori come in squarci ad aprire varchi nella propria pelle e nello spazio.

La metamorfosi è questo: uscire dalla corazza della propria vecchia pelle morta per espandersi nello spazio in tutta la possibile completezza e armonia come organismi compiutamente vivi.

Per tutte queste ragioni vi invito ad andare a visitare la sua mostra. Fatevi del bene, lasciatevene ispirare: è delle nostre vite che ci parla Eleonora, mentre ci parla della sua :-)


07/04/14

C'era una amica - e ora voglio solo fare meglio ciò che già faccio

 







C'era una amica con la quale ero quasi sempre sulla medesima lunghezza d'onda - dalla concezione della vita, alle questioni economiche, da ciò che sentivamo essere 'famiglia' all'acume nell'analizzare politica e società.

C'era una amica appassionata delle cose che scrivevo, che mi incoraggiava e sosteneva, che non perdeva mai occasione di farmi complimenti quando sentiva che nelle mie parole avrebbero potuto risuonare le sue.

C'era una amica che aveva sofferto molto nella vita, e che ha sofferto ancora di più in questi ultimi anni. La vita è un'ingiustizia - ci dicevamo - e per questo, ovvero per amore, avevamo deciso di non condannare nessuno a doverla sperimentare e a dovercisi misurare.

Stamane ho attraversato un ponte, mentre il buio della notte stava lasciando spazio alla luce, e sono passata a lato d'un filare di glicini che riempivano l'aria del loro profumo buono.
E ho pensato che fosse un peccato che non avesse messo un esercito di marmocchi al mondo, che l'avrebbero invaso e conquistato con azioni indomite di lotta e difesa dei deboli dalle ingiustizie, per l'ambiente in cui viviamo, per la solidarietà tra gli esseri umani, per quell'ideale di 'comunità' luminosa e felice che condividevo con lei.

E m'è venuta voglia di fare ancora meglio ciò che ho scelto di fare per me e per gli altri nella mia vita - con impegno ancora maggiore, con passione ancora più intensa.

31/03/14

Bulimica di vita /4

 

Che tristezza chi sempre piu' mi critica perche' sostiene che io sia 'fastidiosa' nella mia periodica sofferenza, e che dovrei limitarmi in questa e nella sua espressione perche' sarebbe da maleducati mostrarla.
Marilyn aveva commentato l'unica cosa commentabile in merito, e io sono con lei.

Quindi eccoci qui con la periodica giostra bulimica di esperienze appassionate e felici che ho vissuto in queste settimane! Che arrivino, da queste mie, intense ispirazioni anche a voi per le vostre vite! :-)

Cucina greca, la Ruhr e le miniere di carbone, musei d'antropologia, Das neue Deutschland – von Migration und Vielfalt, crociera 'low-cost' (= traghetti del trasporto urbano) sull'Elba, Hamburg, camminate infinite, Benvenuti al sud, luna park, ukulele e kalimba, couchsurfing, braccialetti bulgari, weissbier, Blick ins Paradies, mostre fotografiche sui Circassi, statue minkisi, cucina spagnola, depositi e societa' marittime dei mari del nord, perline praghesi poi navajo, s-bahn panoramiche su paesaggi urbani industriali, rakia (connecting people!), Berlin, fiumi e canali, Leipzig, vecchi amici, Dresden, casa dalle grondaie che suonano, Muenchen, Heidelberg, musica punk al Backstage München, melanzane alla parmigiana, Bremen, Bochum, brezeln e cucina tedesca.

Io sono ricca quanto piu' riempio i miei occhi di immagini del creativo agire e vivere umano, e la mia memoria di appassionanti, solari, luminose esperienze :-)
Poveri coloro che hanno scelto il quieto vivere - come un pianoforte che suona solo un'ottava.

22/03/14

Quelle perline di vetro che attraversavano il mondo...

Sto visitando un museo d'antropologia ogni due giorni, con una media di sei ore e 200 fotografie in ciascuno (non sono normale, lo so). E tra appunti, ostelli, e incontri in ogni luogo con amici deliziosi non ho materialmente tempo di scrivere. Ma stamane Cinciarella m'ha quasi estorto questo piccolo post per parlarvi d'una cosa che m'ha sempre incantato e ch'e' praticamente sconosciuta.

In sintesi, volevo solo rendervi edotti del fatto che le perline di vetro - proprio quelle che associamo alla cultura materiale dei nativi americani (tra i quali Navajo, Sioux, Lakota) e che consideriamo senza ombra di dubbio distintive della loro cultura - non sono di produzione autoctona, ne' di introduzione culturale recente, ma frutto degli scambi nativi-europei gia' dal XVI secolo.
Incredibile, nevvero? :-)

Essi davano beni del territorio ai commercianti europei che si spingevano sin nelle loro terre, e ne ricavavano in cambio perline prodotte in manifatture di Praga o - quelle piu' preziose ancora - addirittura da Venezia, gia' famosa all'epoca per la soffiatura del vetro con le quali poi ornavano i vestiti, le giacche e i mocassini con i quali sono divenuti famosi e conosciuti in tutto il mondo.

A me queste storie che prevedono contatti interculturali cosi' antichi fanno impazzire.
Le seguenti immagini sono esempi di tal produzione, dai musei di Monaco, Lipsia e Berlino.
Buona giornata a voi! :-)







18/03/14

La casa che suona con la pioggia

Ospite da una coppia di Dresda nella Neustadt, lei mi manda a fare una passeggiata nell'attesa di liberarsi dal lavoro, e mi segna sulla mappa le cose da vedere. Tra queste un cortile - o meglio un passaggio - tra due vie dove si trovano laboratori artistici e negozietti d'artigianato e gioielleria. E io vado, mentre il sole sta piano tramontando, sempre in attesa curiosa di lasciarmi incantare.

Entro nel cortile, e comincio a guardare i laboratori. Mentre passeggio, mi rendo conto d'essere dentro l'inquadratura di due rubiconde anziane tedesche. Istintivamente mi faccio da parte, e mi giro per vedere cosa stiano fotografando. E vedo questa:






Avevo visto parecchie immagini della Casa che suona con la pioggia, opera di un pazzo architetto con un grande senso dell'ironia e anche della bellezza, perche' e' geniale e meravigliosa l'idea di sfruttare un evento naturale per creare musica che riempia i cuori di tutti coloro che l'ascolteranno. 


Purtroppo non ho potuto sentirne la melodia, perche' non piove in questi giorni, ma il colpo d'occhio e' meraviglioso, e online troviamo altre informazioni.
Vi invito a leggere qui.

Vado, il mio viaggio prosegue. Statemi bene :-)


07/03/14

Così, senza ragione (la bellezza stralunata della nostra umanità)

Fatemi una colletta, un benefit, un crowdfunding - fate qualsiasi cosa! - ma aiutatemi a mettere insieme quanto mi serve per comprare una kalimba (o m'bira che dir si voglia) affinché quando mi ritroverò in situazioni meravigliose come questa - in cui l'umanità si disvela in tutta la sua folle e gratuita bellezza - possa mettermi lì a strimpellare con loro!!! :-D


01/03/14

Superare l'imbarazzo dello stare al mondo



"L'imbarazzo dello stare al mondo": da settimane mi gira nella mente questa espressione, da La grande bellezza, perché in effetti la sensazione che provo più frequentemente quando mi chiedo quale senso abbia la vita (sì, ok, non biasimatemi: periodicamente io torno a farmi queste domande stupide, inutili e prive di soluzione...) è questa.

Io mi sento in imbarazzo: mi sento in imbarazzo a respirare, parlare, andare in giro. E non è un caso che - tra le tante altre ragioni - il lavoro che mi sono scelta era anche quello che mi premetteva di 'far finta di partecipare alle vite altrui' mentre in realtà le osservavo come quello che va alle feste, ma poi rimane tutta la sera appoggiato al muro col suo bicchiere in mano a guardare gli altri che ballano, si abbracciano ecc.

Mi sento in imbarazzo a sapere che un giorno morirò, e che non so né se né quanto avrò fatto di buono nella vita - ché non c'è una misura per capire se fai bene o male - e provo imbarazzo a non sapere se quel giorno sorriderò guardandomi indietro oppure se tutto ciò che desideravo e che non ho vissuto, che non è accaduto, sarà preponderante e mi ricoprirà con una coltre di dolore proprio nel momento della fine.

C'è stato un tempo in cui quell'imbarazzo l'avevo superato. In cui il mio essere umana non era più ragione di pensiero né di vergogna. In cui stavo - e basta.
Da anni invece è tornato, sebbene ora riesca a essere invisibile pur quando sono la regina della festa.

Ovvero quando prendo testo (che se lo interpretate come metafora può diventare davvero potente, altro che canzoncina scema!) e ritmo di questa canzone e li applico strutturalmente alla mia vita quotidiana, e provo a vedere se riesco a farmi passare quella sensazione devastante pur rifiutando al contempo di assumere droghe e consapevole che non mi accadrà più una situazione come quell'unica - irripetibile - in cui per magia, per un po', la superai.


28/02/14

Walter Benjamin: empatia, i nostri racconti e l'amore gratuito


Ricevo segnalazione da Cinciarella, e volentieri le faccio eco, questo bellissimo articolo in cui si parla di empatia, ascolto/racconto delle storie narrative personali, e amore gratuito.
Non badate al pessimo titolo perché è parzialmente fuorviante. Così come vi ho evitato le immagini stereotipate che lo accompagnavano.
Godetevi la lettura, chiara e precisa, e riflettete sulle considerazioni che vi propone l'autrice ripercorrendo le parole e i pensieri di Walter Benjamin.
Ne sono certa, vi faranno bene! :-)


La cenere amabile: ripensare la perdita, vivere con amabilità
di silvia Migliaccio

Nella nostra complessa e stratificata società contemporanea è auspicabile mettere in luce la portata etica ed antropologica del rapporto con il vissuto, vale a dire con l’esperienza singolare e comune della perdita e del suo legame con l’affettività, emozioni costitutive di tutto ciò che è umano, ripensandole, nel tentativo di scrostarle da ogni visione tragica e buia.
Ed è qui che ci viene incontro Walter Benjamin. Nel suo saggio intitolato “Il compito del traduttore”, il pensatore tedesco parla di una “maturità postuma”. Benjamin non si spinge oltre a questa frase, ma se ci si sofferma a riflettere su di essa, la si può riferire a ciò che è andato perduto, nel vissuto, in ciò che è stato.

Qualcosa che non consola ma, al contrario, sconvolge in quanto catastrofe, la quale però reca in sé una possibilità – intesa come germe di vita – in ciò che è compiuto, giunto alla fine, invitando quindi ad una riconsiderazione della perdita come qualcosa di non mortifero ma anzi vitale e rivelatrice di speranza. La speranza delle cose preziose, piccole e sobrie da cui partire, ricominciando da capo, costruendo l’esperienza singolare e comune.
Perché tutto ciò? Benjamin arriva a pensare questo alla luce del fatto che i soldati reduci dalla Prima Guerra Mondiale tornavano incapaci di comunicare quanto avevano patito nella loro vita vissuta. Tale condizione di incomunicabilità è, secondo il pensatore berlinese, una situazione che connota il singolo come la collettività nella società del Novecento.

Le parole da lui usate per descrivere questo stato di aridità affettiva ed emozionale sono, a parer mio, adeguate ad illustrare anche e soprattutto il nostro tempo, i giorni nostri, in quanto, come egli scrive nel saggio “Il Narratore”, anche noi, tuttora, “[…] difettiamo di esperienze singolari e significative […]”. Non riusciamo più a raccontare e a raccontarci: lasciamo passare accanto a noi tutto ciò che ci accade senza viverlo sulla nostra pelle e nel nostro cuore. Non permettiamo più alle nostre esperienze di “lavorarci dentro”, segnando il nostro vivere, sentire, vedere noi stessi ed il mondo che ci circonda.
Non ci sono più persone e cose preziose da custodire dentro di noi proprio perché tali: belle e care, per questo importanti da tenere dentro il nostro “io interiore”: “perle rare di vita vissuta” che costituiscono la nostra affettività ed il nostro prenderci a cuore chi e ciò che è vicino. Deficitari di empatia così intesa, di conseguenza non riusciamo a dare consiglio, perciò, nel cercare una via d’uscita da tutto questo, si potrebbe ripensare all’importanza di ciò che ci accade, quindi della contingenza, delle piccole cose quotidiane, preziose nel loro essere minuscole.

Ritornare a pensare ad esse, a quanto siano importanti nel vivere di ciascuno, ha una notevole valenza etica in merito al legame con la perdita, la quale è resa dal filosofo con questa splendida immagine: “ la cenere lieve del vissuto”. Infatti è proprio accorgendoci di ciò che è piccolo e vicino a noi che ci si può accostare ad aspetti delicati e preziosi del vivere intimo e comune, tendendo una mano gli uni agli altri per non naufragare – dispersi – nel mare aperto della solitudine e dell’indifferenza.
La perdita, il lieve esser cenere del vissuto, è accostabile a quanto afferma Benjamin a proposito dell’amore in quanto “spreco della nostra esistenza”. Amore che si rivela nella perdita, in ciò che va perdendosi, non lasciandoci nella disperazione, ma – “heideggerianamente” – gettandoci a piene mani nelle braccia dell’Esserci.

Quindi, prendendo spunto da Martin Heidegger, Benjamin afferma che l’amore getta nel mondo non potendo, chi ama , trattenere, aspettarsi e sperare qualcosa nell’amare. Amore che non ha alcun diritto di proprietà ma ha come suo solo diritto la manifestazione, poiché è quando lo si manifesta che esso è immanente, illuminando ed avvolgendo – le cose care da proteggere e da custodire-, in un’aura della quale è saturo chi ama ed è amato.
Dove amare è prendersi cura, illuminare il vuoto, lo spazio di dolore che ciascuno porta dentro di sé. 
Tutto questo con-dividendo.


Preso da qui.

19/02/14

Buone ispirazioni /3: Carovana Balacaval









In questo paese ridicolo che celebra Sanremo e accetta ancora di tollerare l'esistenza della 'casta', nonché in questo mondo sempre più confuso e annientato dalla violenza dei rappresentanti delle istituzioni evidentemente intoccabili nel loro potere di vita e di morte su di noi, tra le buone ispirazioni per vivere nonostante tutto ciò (già atto di Resistenza e di rilancio esistenziale, eh?) oggi vi presento i miei amati amici della Carovana Balacaval.

La Carovana Balacaval è il nome che un gruppo di artisti 'nomadi', appassionati di musica, danze popolari, cinema e teatro s'è dato per viaggiare su 4 carrozze trainate da cavalli - avete capito bene! - per 5 mesi l’anno, portando in giro concerti, sketch, laboratori di danza, e proiezioni cinematografiche sonorizzate dal vivo. Come scrivono essi stessi, "tutto ruota attorno ad alcuni temi centrali: la sostenibilità ambientale; la creazione di nuovi modelli di comunità e la loro condivisione attraverso la festa popolare; la creatività come risposta alla crisi economica e culturale", dove "nei luoghi di sosta i carri divengono la scenografia degli spettacoli, con un carro palcoscenico e un carro bar, punto informativo e ristoro".

Astorico, fuori del tempo, retrò e particolarmente affascinante, nevvero? Minerva li invidia - ah, quanto le piacerebbe indossare il suo vestitino vittoriano e unirsi a loro con i suoi reading! ;-)
O replicare l'esperienza con le sue amiche (ché già sa che potrebbe contare su quella decina di donne appassionate che ci starebbero pure!)...

Intanto vi lascio un po' di video, e vi prego di votarli a questo bando (non vi costa nulla e ci vogliono solo 5 secondi, neanche avete da fornire una scheda seria di vostri dati per fare login+voto!) così da sostenerne la potenziale vittoria - la meriterebbero tutta, già solo perché con il loro impegno dimostrano concretamente che gli esseri umani potrebbero vivere bene, e felici, se solo si liberassero da modelli fasulli propinatici da politica, media, economia e finanza attuali.

A voi! :-)








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