30/10/14

L'amicizia al femminile



“Dovresti scrivere qualcosa contro questa storia della competizione tra donne: non se ne può più!”.
Ci metto solo tre anni per accogliere la richiesta della mia amica, ma finalmente è giunto il momento. Perché, per l'ennesima volta, le amiche mi salvano il portacoda.

Le donne si dividono in due categorie – spannometricamente, ché ovviamente vi sono eccezioni – ma di norma è così: da una parte le appassionate, tormentate, brillanti volitive, dall'altra le opportuniste, anaffettive, asfittiche, dementi gattemorte.
Queste ultime sono perverse, tirano a usare le altre donne a loro beneficio, intortano gli uomini con un mix di promesse/ansie/silenzi/accondiscendenze/vittimismi/assenze (non per nulla sono pure definibili come 'fighe di legno' che la fanno vedere e non la danno) e riescono – tra omuncoli dementi, insicuri, o sedicenti 'furbi' – a ottenere ciò che vogliono.
Che tristezza! Che miseria d'esistenza!

Le prime invece soffrono, gioiscono, ridono, s'appassionano, amano, si martoriano di pensieri e martoriano insostenibilmente di pensieri il prossimo. Insostenibilmente, non v'è nessun dubbio! E la danno.
Sono intense. Sono combattive. Sono critiche. Sono intelligenti, ma non cattive, né egoiste. Impulsive, forse, ma anche determinate e con un altro senso della morale e della giustizia. E ancora, nonostante ciò, si lasciano pervadere dal dubbio – più di quanto dovrebbero, visto il loro valore.
Chiaramente le amiche che ti salvano il portacoda sono queste, e la sottoscritta ha la fortuna d'esserne circondata. Anche perché – loro pari – se le è scelte con giudizio nel tempo.

Costoro sono in grado d'essere presenti con le parole giuste in ogni momento difficile della vita. Con l'aggiunta non da poco che in momenti estremi – i più duri, pesanti, ingestibili che si possano immaginare – sono la misura perfetta della presenza e della parola per darti coraggio e farti combattere e andare avanti nonostante tutto il terrore e la sofferenza che stai vivendo.
Allo stesso modo, la condivisione dei momenti positivi con loro è così intensa, diventente, leggera e accompagnata da risate complici e di cuore – anche sui nostri difetti, sull'impulsività, sull'assurdità, sulla pesantezza di cui siamo parimenti portatrici – che ne fanno le alleate migliori per non avere la sensazione di venire derubata dell'allegria: tutt'altro! Con loro l'allegria tocca vertici inusitati!

E queste stesse, infine, nella quotidianità intervengono ridimensionando alla perfezione l'uomo che innesca le competizioni tra te e la gattamorta di turno: perché la competizione c'è là dove c'è un tapino, forse intelligente, forse stupido, ma sempre vigliacco e pigro, che innesca la competizione gattemorte-gattemorte o gattemorte-volitive.
Ché nel primo caso noi volitive si guarda e si ride, lasciandole vivere/morire alla deriva dove loro stesse si collocano e dove è giusto che stiano – fuori dall'esistenza vera, in un mesto, autoreferenziale, patetico, insulso, insipido, insapido, inutile sopravvivere – ma nel secondo noi ci si mette sempre un po' a elaborare soluzioni (troppo amore, troppa considerazione dell'altro piuttosto che di sé!).

Di fatto - si sa - la maggior parte degli uomini (per fortuna non tutti) non appartiene alla specie homo, manco alla vir, bensì alla pigrus ignavus, per cui quando tal esponente della specie vede la potenzialità di due donne in competizione per le sue cure e le sue attenzioni, egli ne gode (povero demente!) e si schiera sempre dalla parte di quella che comporta la minor fatica: la gattamorta. Salvo poi farsi un mazzo così per rientrare nelle grazie della volitiva (sempre, beninteso, tirando comunque a tenerla sotto controllo). La quale, essendo di buon cuore (perché chi vive in maniera appassionata e sincera, ovvero 'umana' è quasi sempre pure di buon cuore) lo perdona, lo cura e piuttosto di veder soffrire lui ne soffre lei.

E qui, per fortuna, giungono in aiuto le amiche, che per prima cosa non lesinano critiche a costui - dal momento che, essendo esterne al coinvolgimento sentimentale, lo vedono in tutta l'assenza di quell'aura di perfezione con cui lo concepisce la volitiva vittima - e a te che sei partita per la tangente per un poveretto, quindi ti accompagneranno affettuosamente per tutto il tempo della sofferenza in cui tu lo frequenterai, infine ti recupereranno alla grande mettendo in risalto tutta la tapinaggine del lui in questione, per cui alla fine questi ne risulterà oggettivamente un tal miserabile che quasi c'è da vergognarsi ad averlo considerato (e non mi si dica che vi possono essere diversi sistemi di pensiero e tutti hanno pari valore: se hai scelto un'esistenza da vigliacco in compagnia d'una povera demente è giusto che tu viva e finisca la tua esistenza da fallito, e non che tu t'appelli al buon cuore e alla pietà della volitiva appassionata e impegnativa che hai rifiutato).

Ma ciò alle povere, dementi, furbe, gattemorte non capita? No, non capita. A queste l'amore, il rispetto, la cura reciproca, il vivere felici insieme semplicemente non interessa: dal loro punto di vista tutte queste cose non sono elementi importanti in una relazione (!). L'obiettivo, nel loro caso, è un altro: circuire l'omino di turno per poi venire mantenute, con case intestate, con aiuti di ogni tipo per la loro 'carriera' (anche perché da sole non sanno manco disegnare una O con un imbuto), con il riconoscimento sociale d'essere 'accoppiate' e non single (che nei loro discorsi/pensieri equivale a essere 'puttane' prive di quasivoglia valore) e via dicendo: quindi giammai protesterebbero per il fatto di ritrovarsi un paio di corna sulla testolina perché i loro uomo è andato a cercare altrove quell'affettività e quel calore che loro non gli danno. A meno che non possano guadagnare ancora di più da un divorzio, nel caso il tapino abbia pure fatto l'errore di sposarle.

Per cui non hanno neanche amiche, e - quando per poco tempo ed errore altrui ne hanno - la loro tendenza alla competizione per ottenere questi benefit dal primo bipede di sesso maschile che passi nella zona apre guerre atroci, con violenze d'ogni genere contro le concorrenti e comportamenti che vanno dalla diffamazione dietro le spalle ai peggiori epiteti sessisti anche in persona (d'altronde le volitive fanno l'amore, ergo si può sfruttare la pochezza del pensiero comune di basso livello per farle passare certamente per meretrici).
Che tristezza! Che miseria!


Anni orsono un'altra mia amica mi segnalò una ricerca di una qualche università americana (sempre loro...) in cui era stato verificato che la quantità di serotonina che si produce nel corpo d'una donna in compagnia di vere amiche è pari a quella che si vive nell'orgasmo durante l'amplesso.
Posso testimoniare in prima persona la veridicità di tal ipotesi, ma con una aggiunta: la prima dura – nelle ore, nei giorni, nel tempo – la seconda, invece, quasi sempre finisce in quello stesso istante in cui sei venuta.

Per cui, il giorno dopo, chiami le amiche, e ridi con loro di te stessa davanti a un buon bicchiere di vino ;-)
Perché le donne volitive RIDONO! E di cuore!


24/10/14

Mai innamorarsi di donne intense!









Come non ci si deve mai innamorare d'una donna che viaggia, così neanche di una che legge. 
In sintesi, se non riuscite a sostenere un rapporto con donne intense, meglio sarebbe non provarci neanche ;-)




Martha Rivera-Garrido (Santo Domingo, 1960), poetessa dominicana, ha scritto le parole che seguono.


Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive.
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così. Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro. Mai.

da “Fragmento de Los Amantes de Inbox de Papel” (2014).

*****

No te enamores de una mujer que lee, de una mujer que siente demasiado, de una mujer que escribe.
No te enamores de una mujer culta, maga, delirante, loca.
No te enamores de una mujer que piensa, que sabe lo que sabe y además sabe volar; una mujer segura de sí misma.
No te enamores de una mujer que se ríe o llora haciendo el amor, que sabe convertir en espíritu su carne; y mucho menos de una que ame la poesía (esas son las más peligrosas), o que se quede media hora contemplando una pintura y no sepa vivir sin la música.
No te enamores de una mujer a la que le interese la política y que sea rebelde y vertigue un inmenso horror por las injusticias.
Una a la que le gusten los juegos de fútbol y de pelota y no le guste para nada ver televisión.
Ni de una mujer que es bella sin importar las características de su cara y de su cuerpo.
No te enamores de una mujer intensa, lúdica y lúcida e irreverente.
No quieras enamorarte de una mujer así. Porque cuando te enamoras de una mujer como esa, se quede ella contigo o no, te ame ella o no, de ella, de una mujer así, jamas se regresa.

Quando sarò vecchia :-)






Indosserò vestito viola e cappello rosso,



















andrò avanti e indietro col girello urlando "Iggy!!", "Iggy Pooooop!!!",




















mi farò un disordinatissimo rifugio con coperte e tovaglia sotto i mobili dove prenderò tè e pasticcini con le amiche.



E avrò un grande sorriso in viso, sempre, e malgrado tutto! :-))) 

Amare non è aver bisogno di qualcuno








Le persone non esistono in questo mondo per soddisfare le nostre aspettative così come noi non siamo qui per soddisfare le loro.

Dobbiamo bastare a noi stessi sempre, e quando vogliamo stare con qualcuno dobbiamo essere consapevoli che stiamo insieme perché ci piace, lo vogliamo e stiamo bene, giammai perché abbiamo bisogno di qualcuno.

Nel corso del tempo, ti rendi conto che per essere felice con un’altra persona è necessario, in primo luogo, che tu non abbia bisogno di questa persona.
Comprendi anche che la persona che ami (o pensi di amare) e che non vuole condividere niente con te sicuramente non è l’uomo o la donna della tua vita.

Mário de Miranda Quintana


Come dice una mia amica, "Tu entri nella vita di una persona che sta bene ed è già felice per conto suo. Che non ha bisogno d'essere salvata, né pacificata. Che non ha bisogno di te. Tu puoi rendermi ancora più felice e condividere questa energia con me. Ma non togliermela. Quindi se vuoi starmi a fianco sei benvenuto, ma se provi a rendermi carente di qualsiasi cosa per offrirti come soluzione, come sei entrato nella mia vita, così te ne faccio uscire".

23/10/14

Acqua, vibrazioni e amore

Ho un grande amore per l'acqua. Sì, lo so, sembra un'affermazione stupida, ma in realtà è probabilmente solo un riflesso dell'amore che - malgrado tutto - provo per la vita. Ogni volta che sto male fare un bagno o andare a nuotare mi rimette in pace, e se ciò non è possibile mi basta andare in riva a un fiume e vederlo scorrere, o ancora meglio recarmi in spiaggia e guardare le onde del mare. Ogni volta che faccio questo, ho la sensazione che le tensioni dentro mi vengano compensate, bilanciate e poi dissolte. A volte vorrei io stessa riuscire a prendere questo agire: 'essere acqua' - che compensa, riporta armonia, quindi elimina, dissolvendolo, il male.

Qualche giorno fa è morto uno scienziato sul quale possiamo esprimere mille dubbi - le sue 'scoperte' sono ben poco scientifiche, in primis per il semplice fatto che i risultati sono alterabili con estrema facilità anche dagli stessi che compiono le ricerca (principio di Heisenberg docet), poi perché qualsiasi emittente può essere giudicato positivo/negativo in base all'interpretazione soggettiva di chi lo valuta, infine perché, rispetto alla lingua, il nostro ricercatore fa riferimento al giapponese, ma in altre lingue i medesimi sentimenti potrebbero venire espressi con parole di sonorità opposta e quindi percepiti come violenti/sgradevoli da parte di chi non parla quella lingua.

Ciò non toglie che, in effetti, qualcosa di magico intercorra nel rapporto tra la vita e l'acqua (d'altronde, ça va sans dire, senza quest'ultima non vi sarebbe la vita). E così io la prendo, e guardo le sue immagini...

Masaru Emoto, questo il suo nome, documentava da più di 15 anni attraverso fotografie microscopiche il fatto che i cristalli dell’acqua assumono una forma armoniosa e simmetrica, oppure completamente disordinata, in base all’informazione che ricevono. Di qui ipotizzò che le vibrazioni prodotte dall'energia in movimento - sia sotto forma di suono (musica, voce o preghiere) o sotto forma di parole scritte o pensieri - possono mutare la forma dell'acqua che riceve tali vibrazioni.
Le fotografie più incantevoli sono quelle che ritraggono le molecole dell’acqua sottoposte a vibrazioni di felicità, gioia, amore e gratitudine: i cristalli che si formano sono simmetrici, luminosi, equilibrati. Al contrario, se sottoposte a vibrazioni negative, le molecole rimarranno disordinate, tondeggianti, agglomerate senza alcuna simmetria, quasi sofferenti - come quando vediamo la nostra pelle lacerata da una ferita.

Mah, a me questa fiaba piace.
Di certo conosciamo bene la differenza nel ricevere parole cattive, rancorose, violente dette con astio o parole amorevoli, calde, dolci. Tutto il nostro corpo rimane scosso dalle une o dalle altre. Che c'entri l'essere composti di quella molecola per il 70%?


18/10/14

"Essere amore"














Niente, non ce la faccio: a me quando sento che qualcuno dice di "volermi bene" viene un attacco d'orticaria. Anche quando mi dice che mi vuole "molto bene".

Perché in ogni caso rimane un sentimento tiepidino, con l'aggravante che - se pur si riferisce al concetto del 'mio' bene (e non di chi lo prova nei miei confronti) quindi anche a qualcosa che può essere diverso da come lo concepisce il parlante - ha quel verbo 'voglio' che non è auto-, bensì eteroriflessivo: e io - animaletto isterico sempre terrorizzato e infastidito che qualcuno entri nel suo spazio personale - subito mi giro e reagisco con urla quali "ma chi credi di essere? come ti permetti? chi ti ha chiesto qualcosa?" per concludere con "fatti i fatti tuoi e stà fuori dalla mia vita".
Ovvero d'istinto interpreto tal sentire come tentativo d'esercizio di volontà altrui su di me, provo la sensazione di soffocamento.
Troppo, dite? Forse. In ogni caso io la sento e la vedo così da molti anni. E quindi detesto quell'espressione.

A me piace invece il verbo "amare". Mi piace tanto!

"Amare" definisce uno stato dell'essere del soggetto: vivo di desiderio, appassionato, vibrante, luminoso in sé, indipendentemente dalle risposte dell'oggetto del nostro amore.
Non diventiamo bellissimi di luce che risplende dall'interno dei nostri corpi quando siamo innamorati?
Non emaniamo calore, dolcezza, solidarietà, gentilezza verso i nostri simili quando proviamo quel sentimento?

Per tal ragione - per questo suo essere (in) movimento all'interno del nostro corpo, dei nostri cuori, della nostra mente - l'amore è quindi pure caldo. Ed emana calore.
Pura energia, si irradia verso l'esterno e l'alterità, ma non ha bisogno d'esercitare (nel mio pensiero, ché so bene che oggigiorno la sua concezione è opposta a questa che descrivo, e l'amore viene scelleratamente utilizzato come alibi/scusa per gravissimi crimini) alcuna pressione su questa.
Rileggete il significato della parola amante, e immergetevi in questa bellezza così assoluta!

"Amare" non ha misura - esiste o non esiste, ma non ve ne sono 'gradi' di intensità. Si ama o non si ama.
E investe tutto - irradiando calore, luce ed energia, come il sole.
Di qui
- fa vivere chi lo prova e coloro che gli stanno intorno,
- cura se stesso come contemporaneamente il mondo esterno,
- dona vita perché è vita in sé.

E davvero voglio sottolineare non l'idea del "provare amore" ma dell'essere amore.
Se si è amore, non c'è bisogno di niente. Sì è, e di qui si fa.
Si va verso l'esterno, ci si espone alle intemperie, si sta in ripari di fortuna e condivisi senza serrature, si caccia e condivide il cibo senza obblighi, si curano i compagni feriti e si fa l'amore per amore.

Quindi io ti amo - che tu sia mio/a amico/a, padre/madre, compagno/a, amante. Non c'è differenza nel mio "essere per te" in base a chi tu, che mi stai vicino/a, sia: da quando sei entrato/a nel raggio d'azione di questo sole, a te sono garantiti calore, luce ed energia (sebbene tu non possa obbligarmi a declinare tale sentimento secondo le tue necessità - ma possa usarlo una volta che ti raggiunge per farti del bene come tu desideri - e ti ci possa sempre sottrarre, in qualsiasi istante).
 
 

Una virgola cambia la vita!

Nutro un grande amore per le lingue - no, non in quel senso, maliziosi! - e appena ne ho l'occasione cerco di praticare quelle conosciute o impararne di nuove. Allo stesso modo apprezzo chi si esprime bene nella nostra lingua, ovvero quella italiana. Qui, a parte non prendere neanche in considerazione chi la storpia con abbreviazioni simil codice fiscale, trovo vi sia di recente una totale mancanza d'attenzione all'uso della punteggiatura - quasi il testo venisse scritto tutto d'un fiato alla Joyce per poi tirarvi sopra una manciata di virgole, punti e due punti che si vanno a posizionare a casaccio lì dove il tiro esaurisce la sua forza.

Come me l'hanno pensata evidentemente anche quelli di Radio3, che in questi giorni hanno promosso la campagna della "giornata programmatica" pubblicando le seguenti immagini online: buona lettura (e ispirazione).


09/10/14

Cresta i(dil)liaca



Come forse saprete, sto scrivendo una cosuccia appassionante con quella geniaccia del male (e della favella italiana) che è Dama Daino, e tra le varie cose che abbiamo buttato giù vi è la definizione del punto che entrambe troviamo più eccitante nel corpo maschile, ovvero la cresta iliaca (che non a caso la mia amica Cinciarella ha ribattezzato 'idilliaca').


Visto che però - come si dice qui in Piemonte - "non tutti i gusti sono alla menta", rigiro la domanda d'un amico su analogie e differenze rispetto alla percezione femminile e maschile del corpo dell'altro/a e vi chiedo: sono solo le femmine (limitatamente a quelle volitive e svergognate come noi!) ad avere gli occhi che brillano nel pensarla, oppure anche alcuni tra voi uomini provano tal passione per questa parte del corpo in una donna? :-)

Quella che segue è la mia definizione...

CRESTA ILIACA loc. nom.
Definizione. Margine superiore dell'ilio, a sua volta parte superiore delle tre che compongono l'osso iliaco.

“Qual è il primo dettaglio che guardi in un corpo maschile?” – chiede.
“La cresta iliaca” – rispondo convinta.
“Che cosa???”.
I più neanche sanno cosa sia. Gli altri rimangono perplessi.
Tsk tsk – datemi retta, scettici: quella è la parte più eccitante e appassionante d'un uomo!


La comincio a scrutare attraverso camicie, maglie e pantaloni – ché per il mio animo inquisitivo da ricercatrice è una sfida ipotizzare da pochi segni celati dai vestiti le forme, l'ampiezza, la resistenza delle ossa del bacino del mio soggetto, e quanta carne potenzialmente le avvolge.
Di lì cerco conferma – l'occhio ormai allenato a interpretare le pieghe del tessuto che ricopre il corpo in quel punto e verificare l'avvallamento libero da grasso di libagioni eccessive, gonfiore di alcool a dismisura o, al contrario, massa muscolare eccessivamente coltivata – tutti ostacoli che m'impedirebbero di godere l'incantevole visione della bramata sporgenza.

S'egli è così come mi attrae e diventerà il mio amato, certo lo svestirò sfiorandogliela con le dita, ma attenderò – mi prenderò tutto il tempo – e poi indugerò nell'apprezzare il colore della pelle nuda che la circonda e il suo avvallamento interno, tagliati entrambi a metà da pantaloni e cintura.
La mia testa reclinerà di lato.
S'insinuerà nel vuoto dove scorreranno le dita.
Slaccerò la cinghia, aprirò i calzoni, libererò il bacino.
E poi appoggerò il viso sulla sua pancia come fosse un cuscino, la mano salda sulla sporgenza ossea per non rischiare di perderla, e il respiro che s'allinea al suo trovando finalmente – gli occhi chiusi – pace
[solo per un po' ovviamente, che – ça va sans dire – in quella fossa protetta dalla cresta i(dil)liaca v'è una preziosa, dolce promessa ad attendermi].

06/10/14

I nazisti dell'Illinois stanno con le sentinelle

Il falso nazista dell'Illinois (il cui tumblr è madonnaliberaprofessionista.tumblr.com/ ) contro le sentinelle in piedi a quanto pare è stato denunciato per apologia del fascismo e quindi cerca avvocato in gamba disposto a difenderlo gratuitamente! Nel caso possiate aiutarlo, contattatelo lì.

*****

Un genio, un maledetto genio, il ragazzo che ieri a Bergamo s'è vestito da nazista dell'Illinois citando così i Blues Brothers - con simbolo sul braccio che riprende quello di Charlie Chaplin ne Il grande dittatore e cartello ai piedi recante la scritta "I nazisti dell'Illinois stanno con le sentinelle" - e s'è affiancato alle tragiche sentinelle in piedi fingendo di leggere il Mein Kampf!


Questa la citazione, per quei pochissimi (spero!) tra voi che non la conoscessero...



Il riferimento è chiaramente ironico e di rara intelligenza, eppure il giovane s'è assurdamente beccato una denuncia per apologia del fascismo, di contro alle sentinelle che stanno manifestando
- in evidente violazione dei diritti umani, così come della nostra stessa Costituzione,
- che non conoscono neanche le basi della loro stessa preghiera cristiana per le quali si prega pro-qualcosa e non contro-qualcosa,
che (come da più testimonianze fotografiche a dimostrare che tenevano il libro al contrario) fanno finta di leggere
e infine sono la perfetta dimostrazione dell'esatto contrario dei loro timori: ovvero che non è detto che da genitori gay nascano figli gay, tant'è che da genitori intelligenti potrebbero essere nate loro...

Tutto ciò - ne avessimo ancora avuto bisogno - a illustrare per l'ennesima volta l'agghiacciante deriva culturale e intellettiva in cui versa ormai il nostro paese. Dove le persone sensate sono destinate a venire sopraffatte (a dimostrazione della correttezza della teoria di Darwin quanto purtroppo del nostro fraintendimento in merito) così che - se non è detto che una risata seppellirà costoro (anzi, vista l'ignoranza dilangante non c'è da essere ottimisti) - l'ironia potrà almeno farci sopravvivere ancora un po' davanti a questa nostra devastante consapevolezza...

PS. Mi viene segnalato da ganfione che il ragazzo è l'autore del tumblr madonnaliberaprofessionista che merita decisamente di venire seguito ;-)

04/10/14

La formula della felicità





Quando ero piccola, in famiglia si giocava a Carriere. Questo gioco da tavolo consisteva nel completare un percorso riuscendo a realizzare la personale formula della felicità che ciascun giocatore segnava su un foglietto all'inizio della partita, e che era data da percentuali diverse di denaro (simboleggiato dal dollaro, se non ricordo male), realizzazione professionale (simboleggiata da una stellina e sentimenti (simboleggiati da un cuore) per raggiungere il totale di 100.
Ieri sera parlavo con una cara amica, che si preoccupava del fatto che in questo momento difficile della sua esistenza io le stessi accanto, e quindi sottraessi un po' di tempo ad altre cose per me magari prioritarie - visto che la dura vita del free-lance prevede che non si molli mai, e sempre sempre sempre si stia lavorando nella speranza che la propria situazione professionale ed economica migliori.

E a me è rivenuto in mente il gioco delle Carriere. Così le ho spiegato la ragione per cui, al contrario, ero ben felice di passare del tempo in sua compagnia, e - potessi - ne passere di più in compagnia dei miei amati amici. Il fatto è che sono una persona abbastanza serena e felice, malgrado la mia testa (ma di questa stavolta non parliamo). E ci sono arrivata perché - vedendo come va questo mondo - ho smesso di illudermi che con il mio impegno io possa decidere del mio destino, o che vi sia una corrispondenza tra la mia dedizione in ciò che faccio e la risposta che ne ottengo. Consapevole di questo, e che viviamo in mezzo a cialtroni dove invece la gente seria viene soffocata e annientata, mi sono detta che io volevo vivere - ovvero non farmi uccidere - e possibilmente senza frustrazioni. E che quindi avrei mollato un po' da una parte e ne avrei rafforzate altre.

In pratica, ho riscritto la mia formula della felicità che così è diventata:
- 40% di soddisfazione personale+professionale (data dalla scrittura, dalla fotografia, dal teatro, dalla produzione artistica)
- 20% di denaro (giusto per sopravvivere, nulla di più, attraverso lavori o di cui non mi importa nulla che neanche segnerò mai in CV, o di lavori fatti dignitosamente e che mi diano pure un po' di soddisfazione malgrado non siano in grandi istituzioni che alla fine sfruttano disumanamente una persona dietro la maschera del prestigio che le offrirebbero)
- 40% di affetti personali (gli amici che sono la mia famiglia vera e propria - quella che mi sono scelta io per la vita - con i quali condivido tempo, cibo, risate, parole e sentimenti in modo totale, superando in tal modo addirittura il bisogno di una relazione di coppia per trovare rimedio, qualora lo provassi, all'eventuale sofferenza data dalla solitudine).

Voi avete scritto la vostra formula? E state riuscendo a realizzarla? :-)