01/01/13

365 giorni intonsi...




Bene, vi stare riprendendo dai bagordi? Spero di sì. In caso contrario, suggerisco terapia d'urto con vitamine, zenzero e succhi di frutta, e un po' di aria fresca (ma ben coperti, mi raccomando!).

La sottoscritta non ne ha bisogno, ché la notte scorsa è andata a dormire dopo cenetta deliziosa, qualche bicchiere di vino bianco e chiacchiere telefoniche/online con vari amici in giro per il mondo, essendo lei un po' allergica alle situazioni in cui ci si deve divertire a tutti i costi (nel vero senso della parola), facendo baldoria ed esponendosi a immotivati stress.
Il che non significa non percepire il valore simbolico del Capodanno come momento di passaggio e potenziale cambiamento.


Sentite mai l'impellente desiderio di fare danni? Ecco, io sempre.





Pensate un po': ben 365 giorni nuovi nuovi, tutti puliti, intonsi e pronti da imbrattare con tutti i pasticcetti che vorrete fare!
Io non ne sto più nella pelle, tant'è che ho cominciato subito da stamattina!











Oh, e una ne faccio e cento ne penso! Tant'è che sinora ho fatto quelle che potevo agire per conto mio, ma appena possibile - ovvero appena i miei amici si riprendono dalla notte scorsa e cominceranno a palesarsi alla sottoscritta - s'aprono le danze pure con loro ;-)
Non ne sto più nella pelle!


E visto che sono una strillona - come m'ha detto qualche screanzato - ora strillo quanto segue!!






Non rimandate a domani ciò che potete fare oggi.
La speranza è una trappola, un trucco, un inganno - un posticipare (nell') al di là felicità, piacere, realizzazione dei nostri desideri, in sintesi la nostra vita.
E visto che garanzia dell'esistenza di questo futuro non ce l'abbiamo (anzi!) possiamo cominciare già oggi, in questo istante, a vivere ciò che desideriamo?


Ecco, ve lo faccio dire anche da lui, l'ennesimo geniale anziano della mia vita, uno che ha vissuto un'esistenza intensa, piena, e probabilmente appassionante.




30/12/12

Un augurio intenso, che vi grido a squarciagola!





Ricevo da Alessandro Amaducci (ma l'autrice è Eleonora Manca) e - dato che profondamente condivido - vi giro i miei auguri per il prossimo anno come segue.

Sì, ovvio, avrete parecchio da darvi da fare, nel caso. Ma potete prenderla come occasione per cambiare in meglio le vostre vite.

No, non è egoismo: è amor proprio, e costringe coloro che vi stanno intorno a prendersi la responsabilità - a loro volta - delle loro vite. Senza più finzioni, aspettative, sensi di colpa.

Non vale la pena provarci, quindi? ;-)


Fate l'amore (anche con solo voi stessi). Cantate(vi). Scrivete(vi).

Avanzate con passi di danza.

Sgolate(vi). Abbracciate(vi). Parlate(vi). Annusate(vi).

Sorridete(vi). Sperate(vi). Assaporate(vi). Spellate(vi).

Create(vi). Sostate dove percepite piacere. Leggete(vi).

Sognate(vi). Glorificate(vi). Insultate(vi). Ispiratevi a voi stessi.

Amate(vi) e date senso e significato a ciò che siete.

Che il 2013 sia il vostro anno!


23/12/12

L'amico dietro l'angolo

La mia attitudine malinconica è profonda in questo periodo. Ma non è una brutta sensazione, tutt'altro. E' una sorta di nostalgia della bellezza del passato che dà al presente un impalpabile, rassicurante, gradevole torpore.

Ho trovato in rete un disegnatore che mi incanta, Gavin Aung Than, veramente delicato. Il suo sito si chiama Zen Pencils. Cartoon quotes from inspirational folks. Leggete la ragione per cui disegna queste vignette, e godetevi le altre in base alle vostre inclinazioni...
Intanto io ne condivido una con voi.
*****

Ho sempre pensato che se sognavamo qualcuno, di notte, al mattino dopo avremmo dovuto chiamarlo e sentire come stava. Sì, lo so: senza ragione alcuna, tale azione può venir presa per follia. Ma a me non è mai interessato il giudizio altrui sulle ragioni per cui faccio le cose. Quindi io, quando sogno qualcuno, il giorno dopo gli telefono. Anche se può sembrare un atto di follia.


A l'è la fumna ca fa l'omu!


Questo* ripeteva spesso mia nonna (questa qui e anche qui): "è la donna che fa l'uomo". Ovvero: nei rapporti tra i coniugi/partner chi rende entrambi ciò che sono è la donna.

Da un certo punto di vista ciò ha un senso: se, parlando in generale, l'uomo è dotato dalla natura di maggiore forza fisica, la donna avrà dovuto nei secoli sviluppare altre modalità di difesa (l'intelligenza, l'astuzia, la sensibilità nel cogliere i dettagli e le sfumature, la capacità di argomentare verbalmente) per garantirsi la propria sopravvivenza.
E non v'è ragione di pensare che ciò dovrebbe essere diverso quando si passa a considerare lo specifico dei rapporti di coppia.

Ma nei rapporti di coppia, per fortuna, dovrebbe venire a cadere la questione competizione/scontro-sopravvivenza e quindi, in tali casi, l'intelligenza della donna può semplicemente influire sull'uomo rendendolo idoneo al rapporto con lei e alla sopravvivenza della famiglia.
Non è questo che rende impotenti e furiosi un mare di uomini, la capacità tutta femminile di argomentare e metterli dialetticamente con le spalle al muro?

Per la medesima ragione, un uomo che s'accompagni in modo continuativo (poi si può discutere di quanto bene, seriamente, felicemente ecc.) con una donna ti fornisce - pur senza che tu conosca costei - parecchie informazioni sulla donna che gli sta accanto.
Oh, non sto parlando in termini generici: io vado proprio nello specifico. Ci sono uomini che vedi - se non pacificati (ché se sei persona sensibile e intelligente, non sarai *mai* pienamente pacificata: scordatelo) - sono almeno dolci, sereni, gioviali, riflessivi. Poi ne conosci le donne e vedi che parimenti sono persone buone, calde, acute, che non rendono le inezie drammi e che si fidano completamente del proprio uomo.

Vi sono poi uomini violenti, ignoranti, maniaci del potere e sempre, accanto, trovi loro donne inclini al sacrificio, alla non espressione di sé e delle proprie opinioni, alla tendenza a fingere che i problemi gravi siano cose di poco conto, alla paura di commettere errori e di venirne sanzionate.

E ve ne sono ancora altri allo sbando, nervosi, inquieti, malinconici, insicuri, incapaci. Che dicono cazzate. Che s'inventano ogni delirio mentale e verbale pur di giustificare la bontà della situazione in cui si trovano.
Qui i ruoli sono ribaltati - così che perfettamente interpretabili come vittime della sindrome di Stoccolma. E vi confido un segreto: non ci vuole un genio di donna per riconoscere all'istante anche questa dinamica :-D

A me, quando percepisco quest'ultima situazione accadere a miei amici, si spacca il cuore. Perché già la vita è dura, ma doversi costruire anche illusioni nei rapporti interpersonali per sopravvivere quando il mondo è pieno di persone amorevoli e disponibili ad accompagnare tutte o parte delle nostre vite mi sembra uno spreco di tempo e di energie.

"A l'è la fumna ca fa l'omu!". Questo diceva mia nonna. E poi, parlando del marito, aggiungeva "Chiel a peul nen lamentese". E io pensavo che non si potesse lamentare perché se si fosse lamentato lei glie l'avrebbe fatta pagare amaramente.
Ma poi ripenso anche alle loro vite serene pur in mille difficoltà sia economiche, sia esistenziali, ognuno libero nei propri interessi, senza scandali né squallore, e all'emozione che provavano quando, ormai settantenni, si stringevano la mano nel buio d'una sala cinematografica mentre gli attori sullo schermo si baciavano.
E penso che mia nonna abbia fatto il miracolo perché al contempo mio nonno è stato abbastanza intelligente da rendersi duttile all'intelligenza di lei, e che quello che ne è venuto fuori è l'equilibrio cui forse tutti aspiriamo - l'amore e la felicità senza dominio, senza controllo, senza alcun sacrificio di sé.


*Non me ne vogliano i cultori del piemontese dei probabili errori di trascrizione, ho fatto del mio meglio attingendo ai ricordi e al supporti di internet per la correzione.

22/12/12

In ricordo di Joe Strummer



10 anni fa moriva Joe Strummer, cantautore, chitarrista e attore britannico, membro del gruppo punk rock The Clash, dalla formazione del gruppo, nel 1976, fino allo scioglimento, nel 1985 e dei Mescaleros, gruppo che formò nel 1995 e con cui lavorò fino alla morte.
Joe Strummer fu anche, oltre all'attività musicale, attore e conduttore radiofonico.
E, aggiungo, una persona dal cuore meraviglioso.


Fatevi un regalo (tanto più che è gratuito), in questi giorni: prendetevi il tempo di vedere integralmente il documentario di Julien Temple The Future is Unwritten. Conoscerete una persona che - ne sono certa - vi sarà di profonda ispirazione per le vostre vite e le vostre relazioni amicali e affettive.


21/12/12

Sintetica esortazione (qualora il mondo non finisca oggi)



Se il mondo oggi non finisse, vogliamo prendere questa come l'occasione per cominciare a DIRE NO A CIO' CHE NON CI STA BENE, e a RIPRENDERE IN MANO IL CONTROLLO DELLE NOSTRE VITE (e così indirizzare questo paese nella direzione che noi vogliamo)?


Minerva comincia a dire NO
  • alla violenza - in primis quella di stato, in tutte le sue forme: questa politica, questa polizia, questa falsa democrazia, questi soprusi, questa schiavizzazione di noi cittadini, questa mancanza totale di possibilità di partecipazione così come di autodifesa da quella violenza stessa (in sostanza questo nuovo feudalesimo);
  • poi alla violenza quotidiana di tutti coloro che si sentono furbi perché replicano sul prossimo quel medesimo meccanismo - e quindi evadono le tasse cercando per di più la tua complicità, cercano di attuare piccoli continui soprusi ai tuoi danni, ti derubano o tirano a fregarti in una guerra tra poveri, e attuano microazioni continue di danno|ostacolo|fastidio che ti rallentano, indispongono, incattiviscono e costringono a perdere tempo per risolverli e tirare avanti nella tua vita.

Ecco: denunciamo tutto ad alta voce, portando inconfutabili descrizioni puntuali.
E combattiamo, per prima cosa, la paura di venire ridotti al silenzio.

E voi, se il mondo non finisce, da dove cominciate questa vostra 'nuova vita', alla luce della consapevolezza che prima o poi si concluderà comunque (Maya o non Maya)?





19/12/12

Esorcizzare il 21|12|2012 con l'allestimento della propria iconografia funebre






Il tema della morte - al contrario delle apparenze - è un soggetto estremamente vitale. Ovvero: la consapevolezza che prima o poi questa vita finisca magari ti dà una svegliata e ti convince ad agire diversamente piuttosto che farti continuare a perdere tempo nel lavorare per conto terzi, ad accumulare denaro di cui non usufruirai, a posticipare sempre l'inizio e la realizzazione delle cose realmente importanti per te, a continuare a trascinarti in relazioni ormai insoddisfacenti quando non proprio spente e mortifere anzitempo.

Il mio interesse in merito ha accompagnato parte dei miei studi universitari, in cui mi dedicai alla lettura di numerosi testi sull'argomento, sia di carattere storico (vedi il monumentale Storia della morte in Occidente di Philippe Ariès), sia antropologico (La nera signora. Antropologia della morte e del lutto di Alfonso M. Di Nola), che vertevano sull'approfondimento del tema in generale (e qui cito il Contributo alla rappresentazione collettiva della morte di Robert Hertz a) o su specifici rituali di passaggio nei diversi contesti culturali (descritti ad esempio nel meraviglioso Celebrazioni della morte. Antropologia dei rituali funerari di Richard Huntington e Peter Metcalf).

Per via di questo interesse, sostenni addirittura un esame di estetica sui rapporti tra antropologia, morte e fotografia. E' per tale ragione che - in questo alla fin fine moderato delirio che accompagna con scetticismo leggende urbane in forma di profezie esotiche di fine del mondo - saluto con piacere una proposta che risuona particolarmente nelle mie corde: la celebrazione della suddetta serata attraverso scatti in cui i partecipanti potranno mettersi in scena davanti alla macchina fotografica per un ultimo ricordo con un oggetto che hanno scelto per accompagnare la loro transizione nell'aldilà (come spiega lo stesso Mircea Eliade ne la Storia delle credenze e delle idee religiose sin dalla preistoria i nostri antenati erano soliti concepire quel momento come un passaggio e quindi praticare per esempio sepolture con beni materiali potenzialmente utili al viaggio o alla nuova vita).

Ciò avverrà appunto venerdì 21|12|2012, dalle 18.00 in poi, al Rough di V. Principe Tommaso a Torino.
Secondo me non riuscirete in alcun modo a indovinare quale sarà l'oggetto con cui Minerva si farà ritrarre, ma già conoscete l'epitaffio che voglio assolutamente accompagni la mia immagine: "a lovely woman to drink with" ;-)

E voi, quale oggetto scegliereste per la vostra transizione? 
(yes, questa è anche una bieca scusa per farvi toccare: ben sapete che sostengo a oltranza la masturbazione!)


18/12/12

Gli uomini che amo





Gli uomini che amo sono persone profonde e contorte, complesse e contraddittorie, sensibili e fragili, acute e instabili. Non hanno arroganza (se non per ciò che li indigna) e sono degli utopisti - nutrono ancora sogni di realizzazione di sé e di cambiare il mondo.

Come potrei quindi, già solo per questo, non amarli?

E non si arrendono, non si fanno "star bene le cose". Sono indomiti e - anche se in modo talvolta confuso - lottano ancora per essere felici.


Gli uomini che amo non abbracciano atteggiamenti meschini propri del maschilismo, non distinguono l'umanità in base al genere, né in base alla predilezione sessuale.
Al contrario, essi si fanno beffa delle aspettative comuni in merito, sfidano intenzionalmente gli stereotipi, non temono il femminile dentro di sé - anzi, lo cercano, esplorano e, nel caso provino piacere, ne godono!

Gli uomini che amo - ciascuno a proprio modo - si prendono cura di me, e non mi fanno mai mancare nulla di ciò di cui ho bisogno (sebbene, a volte, sia necessario suggerir loro in cosa ciò consista).
Non c'è bisogno di 'quantificare' (e neanche di discutere), dello scambio tra me e loro: io offro ciò che posso - me stessa, il mio amore, tutte le mie attenzioni per il resto delle nostre vite - e loro fanno altrettanto, in base alle loro possibilità.

Gli uomini che amo hanno due neuroni soli - come tutti gli uomini, d'altronde (cosa che noi donne, avendone milioni, patiamo un po'). Però quei due neuroni, spesso in conflitto tra loro, si fanno un mazzo così a tentar d'agire per il meglio per il loro proprietario così come contemporaneamente anche per me.
Quindi - devo ammetterlo - sono loro grata.

Gli uomini che amo sono una tacca sopra lo squallore che ci circonda. Lo guardano dall'alto, e come/con me ne soffrono - perché si potrebbe vivere tutti meglio se gli esseri umani rinunciassero alla vigliaccheria e alla mediocrità in favore della dignità, dell'onestà, del rispetto e della tutela della libertà propria e altrui.
Io spero solo che gli uomini che amo tirino fuori il coraggio e l'incoscienza per gettarsi nel vivere questo in cui già, comunque, fortemente credono!

Ecco, questi uomini esistono. Anche se i più timidi di loro si lasciano troppo spesso schiacciare da quelli mediocri, stupidi, ignoranti, violenti, maschilisti squallidamente inconsistenti.
Si sveglino quindi coloro che vogliono donne come me (ce ne sono a iosa, e sono lì in attesa che voi vi palesiate!) e sorridano quelli che già sono così e che già hanno tali donne al loro fianco ;-)

Godetevi reciprocamente!

16/12/12

Dialogare col proprio corpo come altro da sé

Minerva - è noto - è dissociata. Il primo ricordo traumatico del proprio corpo fu quando all'asilo cadde da un albero, ove s'era arrampicata fingendo d'essere il capitano d'una nave di pirati a bordo del proprio veliero (sì, già all'epoca, è un tarlo che ho da una vita...), e le si conficcò un rametto nella coscia che venne estratto un po' brutalmente al pronto soccorso con tanto di sutura senza anestesia (Rambo in erba...).


Ma la prima memoria della consapevolezza del mio corpo come qualcosa di vivo, senza il quale sarei morta, avvenne in piscina.
Quel giorno, come sempre, nella scuola di nuoto stavamo facendo esercizi di riscaldamento e ricordo che in piedi stavamo piegando le braccia l'una volta l'altra, così che con la mano destra dovevo toccare il braccio sinistro e viceversa.

Ebbene, in quel momento mi resi conto - di colpo - di cosa significasse essere dotata di vita, e avere un corpo che era contemporaneamente il mio sé (la mia anima, la mia interiorità), incarnata, ma anche una cosa che potevo vedere, e che si poteva toccare dall'esterno.

Mi prese uno spavento che ricordo ancora oggi. Una consapevolezza immediata di sintesi viva - che respirava, che poteva soffrire e che un giorno si sarebbe conclusa.
Quale sgomento!

Poi me ne dimenticai.

Mi ricordai tutto questo quando cominciai a stare male seriamente, e provai nuovamente quell'oscillazione tra il percepirmi come a volte sintesi di mente+anima+corpo oppure altre come mente+anima da una parte staccata dal corpo dall'altra.
E mi resi conto che dovevo in ogni caso prendermi seriamente cura del corpo, come mai avevo fatto prima. Non posso dire mens sana in corpore sano perché né l'una né l'altro potranno mai esserlo considerata la predilezione per il tormendo esistenziale e per il buon mangiare che m'accompagnano, ma sono corsa ai ripari per lo meno inventandomi strategie per cercare di tenere tutto insieme 'bene' (ché io di menate nella vita ne voglio fare ancora assai!).

E così ho iniziato ad ascoltare con attenzione e a parlare col mio corpo come se fosse una persona a sé. Lui mi dice cosa c'è che non va. Raramente comunica a parole. Di norma mi procura dolori diversi. A volte proprio dandomi fitte, altre volte invece con specifiche stanchezze o mal di testa che hanno sempre sfumature diverse a seconda dell'abuso alimentare o enologico del momento.
Altre volte ancora, quando sono stata ferma troppo a lungo e magari ho ripreso a fare sport da poco, mi prende per il culo con il dolore da produzione d'acido lattico e mi dice "hai voluto la bicicletta? ora pedala" (e di fatto io pedalo, sulla mia bicicletta, e continuo a farmi dei numeri per cui il cuore - che ha a sua volta una propria identità - poi litiga con i muscoli, perché lui è felice di pompare e sostenere le mie corse da monella, ma loro che si fanno un mazzo così per permettermele non vedono l'ora che io crolli da qualche parte lunga distesa a riposarmi).

Il mio corpo, poi, è felice quando gli dò delle buone sostanze. Va pazzo per pane, burro e marmellata, e quando gli mando giù lo yogurth ha la sensazione che un'esperta massaggiatrice gli stia accarezzando con dolcezza le pareti interne dello stomaco e dell'intestino.




Per non menzionare il fatto che la mia - ahem... come la vogliamo chiamare?... ok, avete capito comunque - va pazza per la leggera euforia che prova quando bevo un buon vino o mangio carne o pesce crudi. Ché il mio corpo è pure losco assai...


Talvolta mi ammalo, e anche qui ho incominciato, per rendermi meno paurose le diagnosi subìte nel tempo per le cose più gravi e disparate, a visualizzarmi le situazioni, i reponsabili, i protagonisti e le vittime in termini che mi potrebbero portare - se non fosse una genialata che consiglio a tutti di fare - a un TSO da parte di questa stupida società di mediocri soldatini in cui viviamo (alè, e anche per oggi ho pagato il mio quotidiano tributo di disprezzo al mondo che mi circonda).
In pratica, io mi 'visualizzo' le malattie e i malanni come situazioni in cui il mio corpo diventa la casa di animaletti buffi e dispettosi, ma mai realmente malvagi, che - da veri anarchici - si prendono delle libertà a mie spese vedendo fin dove possono arrivare ad abusare della mia pazienza prima che io intervenga e li rimetta in riga.
 
In questo modo capita che ho quelli che chiamo "i mostriciattoli del pancino" che periodicamente danno dei party nel mio intestino con musica a tutto volume, palloncini colorati, danze sfrenate e abuso di punch.
Così come, spesso, la gola e l'esofago vengono presi di mira da batteri-squatters che non sapendo dove rifugiarsi contro il freddo mi occupano quella zona calduccia in cui di tanto in tanto possono pure afferrare - come in un paradiso terrestre - un po' di cibo che cade direttamente dal cielo. Ragion per cui spesso vi rimangono a lungo, soppalcano addirittura lo spazio, e l'unico modo di sgomberarli è buttando loro addosso pentoloni di quella che per loro è pece, ovvero la propoli in soluzione alcolica...

Le mie 'bimbe', infine, sono tutte quelle celluline che di tanto in tanto, stanche dei miei maltrattamenti, perdono la voglia di vivere, si lasciano deformare dagli agenti esterni e si lasciano andare alla deriva. Sono loro che mi preoccupano di più e che di fatto tratto peggio, senza alcuna ragione. A loro chiedo perdono, ed è per questo che sto dandomi da fare per non affaticarle, e per fornire loro coccole, pulizia, balsami buoni e lenitivi, e tanto ossigeno.

Il nostro corpo - comunque sia - è un sistema, una macchina che vive insieme a noi, dando casa alla nostra mente e al nostro cuore. Cerchiamo di volergli un po' bene e di rispettarlo - altrimenti come possiamo pretendere che lui faccia lo stesso con noi?

Buona domenica, miei cari :-)


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