26/03/12

Minerva DIY (è una strategia di resistenza)

Buongiorno a tutti/e! No, nell'intitolare questo post "DIY", acronimo di "Do It Yourself" (trad. lett. "Fattelo da solo/a"), non vi parlerò di come Minerva si sa dare piacere per conto proprio per cui svolazza serena come una farfallina in un'esistenza della durata complessiva di 24h delle quali il 95% passato a fare sesso (e sì, questa è la media della durata di vita delle farfalle e del modo in cui la impiegano: invidiabile, nevvero?).

Vi racconterò piuttosto che Minerva ieri ha approfittato della giornata festiva per svegliarsi di buon'ora e mettersi a preparare pane e yogurth come da un po' di tempo ormai fa per conto proprio. La ragione non è solo dovuta a ogni genere di intolleranza alimentare, ma al verificare che le cose che mi faccio per conto mio - scegliendo con cura gli ingredienti, impiegando il tempo necessario alla loro preparazione, adattando questa ai miei gusti personali - sono infinitamente più sane e buone di quelle che trovo sul mercato.

E non è solo un discorso riferito al cibo, per quanto quello sia uno dei campi in cui meglio m'esprimo, ma anche all'abbigliamento e a tutte quelle piccole necessità della vita quotidiana o a quegli interessi che mi danno un po' di piacere.


Credo inoltre che saper fare le cose da soli - senza per forza dover arrivare al livello di MacGyver - sia parte di quel mio tentativo di autonomia relativa dallo stato che sento sempre più urgente, nella direzione di quella società che si autogestisce e si scambia ciò che le è necessario sulla base del baratto. L'ho sempre considerata un'utopia e invece quella di Fourier mi sembra ogni giorno di più la più concreta e realistica possibilità che ancora abbiamo per essere un po' felici di fronte alla violenza che stiamo quotidianamente subendo.

Da sempre convinta che se vuoi una cosa ben fatta te la devi fare da te (ovvero convinta che il modo in cui faccio le cose io sia sempre il migliore - che arroganza, nevvero?), nel tempo ho quindi imparato a:
- cucinare bene, e man mano appunto a fare ogni genere di pasticcio con acqua, olio e farina (con l'effetto collaterale meraviglioso di impiastricciarmi tutta), nonché yogurt e formaggi sfruttando i caloriferi di casa nella stagione invernale, e con un'esperienza maturata in un contesto analogo a food not bombs, anche cucinare al volo per tante persone in contesti non proprio ortodossi
- personalizzare gli abiti tagliando e cucendo da vera sartina d'una volta
- realizzare gioielli di vario genere e foggia, con altrettanti materiali
- preparare vari tipi di cosmetici per il corpo a partire da prodotti alimentari e/o naturali
- aggiustare prese e lampade senza rimanere (zot!) fulminata
- riparare tapparelle.

Vado inoltre pazza per qualsiasi cosa si possa smontare con un cacciavite - in modo tale da capirne la logica di funzionamento 'dietro le quinte' del visibile - ma non sempre è detto che riesca a rimontare il tutto così com'era inizialmente e che quindi l'oggetto in questione funzioni ancora. In compenso mojito e rum cooler li preparo benissimo, quindi posso sempre berci sopra o barattare questi ultimi con qualcuno che ha la competenza per riaggiustare ciò che ho rotto.

Ultimamente sto dilettandomi di idraulica (vuoi mettere Minerva che sviluppa quest'altra competenza/professione e poi magari si ritrova a fare da amante a una serie di sgnaccheri casalinghi disperati? ah, cielo!) e soprattutto sono entrata nel pericolosissimo vortice-moloch della bicicletta... e metto i puntini di sospensione perché chi gira in bici sa cosa intendo nel parlarne in questi termini!

E voi? Cosa sapete fare che pur magari esula dall'ambito del vostro lavoro ma potrebbe diventare una competenza per la sopravvivenza o una merce di scambio con altri competenti in altre cose? Raccontatemi, ché voglio imparare! :-)


23/03/12

L'incanto della radio: stay tuned!




Minerva ama molto la radio. La ragione principale è – senz'ombra di dubbio – che questa la trasporta in un'altra epoca in cui il ritmo della vita era molto più lento di quello ansiogeno attuale e la medesima comunicazione via etere, come quella reale tra i possibili interlocutori, era improntata a grazia e rarefazione.

Del conduttore o della conduttrice percepivi unicamente la voce – sempre sensuale, sempre impostata, sempre scandente in modo puro e chiaro le parole – immaginavi la persona e le adducevi le medesime caratteristiche in toto. In tale modo egli (o ella) veniva ad avere quella medesima bellezza cristallina – nell'aspetto fisico, nei tratti del viso, in quelli dell'anima – che percepivi nel suo parlare e nel suo intrattenerti, unici elementi sui quali si poteva basare la tua conoscenza di lui/lei.


E intanto attendevi alle tua mansioni quotidiane, prestando orecchio, ma solo quello, a parole e musiche che ti aiutavano a sentire volare il tempo o a uscire dalle quattro mura in cui il lavoro ti confinava per parte della tua giornata, assegnando una colonna sonora a questa e rendendo la tua vita, di volta in volta, un film drammatico, una commedia, un noir, una storia d'amore a seconda della frequenza, dell'ora e quindi del programma che sceglievi.


Minerva ha scelto Radio BlackOut e Pink is Punk! per amore della conduttrice – invero deliziosa nuova amica nella propria vita con la quale tanto condivide in termini di pensiero politico e relazionale. Per non menzionare l'attitudine ironica, vagamente queer, creativa e ludica del programma, che propone notizie della settimana con commento dissacrante e proprio in virtù di questa attitudine antidrammatica riesce forse a far riflettere con maggiore lucidità i propri ascoltatori anche sulle notizie più emotivamente sconcertanti.
Ad Affinity, co-conduttrice insieme all'altr* Affinity di Pink is Punk!, lascio ora la parola - ché vi racconti dall'interno l'emozione di questa esperienza e di questo mezzo di comunicazione ;-)

"Come al solito le parole di Minerva riescono ad esprimere l'inesprimibile. La sua visione romantica della radio è un dipinto di parole che racconta la bellezza di un mezzo unico, che è una compagnia piacevole e non invasiva. Certo, di Pink is Punk! non si può ammirare la sensualità della voce dei conduttori, almeno per quanto riguarda la sottoscritta gracchiante, che grazie alla radio ha anche scoperto di avere un accento torinese che neanche il più severo corso di dizione saprebbe correggere. 

Di certo una delle meraviglie del mezzo radiofonico è quella di lasciare che la fantasia dell'ascoltatore assegni un volto, spesso inesistente, a una voce; stimolare la sua immaginazione, stupire nel momento in cui riconosci in un viso mai visto una voce incredibilmente familiare, una voce che riconosceremmo tra mille... sempre sia lodato l'effetto sorpresa.

Questa settimana Pink is punk! ha compiuto il suo primo anno di vita, il 21 marzo, infatti oltre ad avere come vanto più grande quello dell'ironia, siamo pure un po' fricchettoni. Un anno di avvicinamento, un anno in cui ho imparato a conoscere la bellezza della radio, ma è bastato molto meno per innamorarmene perdutamente... Limone e Colpetto alla radio! ;-) ".

La radio, inoltre, ha il merito di trasportare parole e suoni nell'aria raggiungendo luoghi lontani e magari isolati, dove persone che non hanno altrimenti la possibilità di mantenersi in contatto col resto del mondo possono comunque continuare a rimanere informate rispetto a ciò che quivi accade e forse, un po', a sentirsi meno sole - come se i conduttori del programma parlassero esclusivamente per loro :-)

Che dire, infine, dell'interazione ascoltatore-speaker? Sicuramente è ben più sviluppata nel contesto radiofonico rispetto a quello televisivo, e proprio l'estrema facilità nel contattarsi reciprocamente per il tramite di una semplice telefonata - che porterà le voci di entrambi gli interlocutori sul medesimo livello di dignità di parola all'orecchio di terzi in quel momento all'ascolto di quelle frequenze - rappresenta la fortuna di tanti programmi basati su questa comunicazione di tipo 'circolare'.

Ebbene, se leggere questi pensieri ha stimolato la vostra curiosità, non possiamo fare altro che invitarvi ad ascoltare la puntata dei festeggiamenti, lunedì sera, dalle 22.00 alle 00.00, sull'unica frequenza libera e liberata di Torino. Radio Blackout 105.250 in Fm o in streaming su www.radioblackout.org/streaming Limone e Colpetto a Blackout! Ridete in faccia all'autorità. Frivolamente vostr* ma anche nostr*"



Convinti ad ascoltare? Bene, ché vi aspettiamo. Stay tuned! ;-)


22/03/12

Caccia al tesoro

Fare ricerca è come partecipare contemporaneamente a un viaggio e a una caccia al tesoro: disegni e segui mappe, scrivi appunti, conosci persone, esplori luoghi, elabori ipotesi e deduzioni - il tutto mentre continui a viaggiare - e, quando lo trovi, il tesoro era qualcosa di inimmaginabile all'inizio, e la felicità che provi è data sia dall'aver trovato quello, sia dal percorso che hai compiuto...


La ragione per cui la vostra Minerva non racconta molto di sé in questo periodo è che - oltre a lavorare, prendersi cura di sé, dedicarsi a mille piccoli grandi piaceri intriganti e organizzare il prossimo viaggio nomadico e incosciente per soddisfare la propria ansia di movimento - ha ripreso a fare ricerca. Quindi, di fatto, è in piena caccia al tesoro! E quando gioca ha tendenze monomaniacali - già lo sapete.

E voi vi perdete ogni tanto in sorte di cacce al tesoro? E se sì, quali?
Cosa vi appassiona, cosa seguite come segugi? E come si sviluppa la vostra ricerca?
Raccontatemi, ché sono curiosa :-)


21/03/12

Giornata mondiale della poesia: Minerva e gli attacchi poetici

Oggi viene celebrata la giornata mondiale della poesia. Oltre a raccomandarvi di fare tanti attacchi poetici - invero atti stranianti che scuotano e risveglino questa società anestetizzata (per non dire in stato vegetativo) - con materiali vostri o altrui ogni volta che ne abbiate l'occasione e di approfondire l'argomento Slam Poetry (attenzione: non sto parlando di poetry-slam, pratica competitiva della quale sarei volentieri becchina) che potrebbe essere una delle forze più dirompenti per fendere l'animo delle persone e quindi la loro mente, vi lascio la poesia bellissima dalla quale ho preso il mio nome.


Col personaggio di Minerva Jones condivido un passato di gravi tragedie, ma anche un presente di indomita vitalità e passione.
Ed è questa seconda prospettiva, alla quale vi invito. Buona lettura!


Sono Minerva, la poetessa del villaggio,
fischiata, schernita dai villanzoni della strada
per il mio corpo goffo, l'occhio guercio, e il passo largo
e tanto più quando "Butch" Weldy
mi prese dopo una lotta brutale.
Mi abbandonò al mio destino col dottor Meyers;
e io sprofondai nella morte, gelando dai piedi alla faccia,
come chi scenda in un'acqua di ghiaccio.
Vorrà qualcuno recarsi al giornale,
e raccogliere i versi che scrissi?-
Ero tanto assetata d'amore!
Ero tanto affamata di vita!

(Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, 1916, qui nella traduzione di Fernanda Pivano).


20/03/12

Svuotare le scatole, liberarsi delle cose

Contrariamente a te, io le cose le tengo per un po', poi le inscatolo, infine le butto. Sì, talvolta me ne pento anche - più che altro quanto si tratta di ricordi di persone che ormai non ci sono più - ma è per un attimo, tanto neppur volendo le potrei recuperare.
Tenere, raccogliere, collezionare cose m'ha sempre dato la sensazione che fosse riflesso del voler esercitare un controllo sul tempo - quasi potessimo, per il tramite di quest'azione, sottrarci all'inesorabile esito che ha qualsiasi vita.
Ossessivamente io sto invece facendo il contrario da un po' di mesi a questa parte - chissà che un giorno arrivi davvero a non avere altro che quanto mi basta per riempire uno zaino. Sto buttando via così tanto!

Talvolta non è un'azione indolore. Fa male gettare nell'immondizia qualcosa che ti è stato regalato per amore - ti si stringe il cuore, anche per il rispetto verso quella persona. Ma che lo conservo a fare, come una reliquia?
Fa male buttare via diari scritti negli anni - ma a chi potrebbero mai importare i miei ricordi, i miei viaggi, i sogni ingenui di quando credevo che la vita avesse in serbo per me cose meravigliose?

E un'altra cosa ho notato: nessuno prende più cose usate, seppur ben tenute, neppure in regalo. E più che pensare che - poveri come siamo - ancora alimentiamo l'immagine fasulla di noi stessi come capaci di comprare il nuovo, preferisco immaginare che tutti non si voglia più nulla, e si stia in un mondo in cui le cose non hanno più alcun valore e neppure i ricordi materiali - perché questo, ai miei occhi, significherebbe che s'è compiuto un salto verso un modo più disilluso (dalle cattive illusioni) e realistico in cui pensare alla vita, e s'è parimenti fatto un atto di coraggio nel decidersi a viverla senza il paracadute del ricordo tangibile di un passato cui ancorarci.
Ché il passato, troppo spesso, più che una sicurezza è una zavorra.


19/03/12

Per rinfrancar lo spirito...tra un enigma e l'altro

Visto che qui si parla di cose belle, ma anche di resistenza all'orrore e alla deriva di società/stato perversi in cui viviamo, è d'uopo di tanto in tanto appunto rinfrancar lo spirito.
Spero quanto segue vi sia di sollievo all'animo affaticato :-)


[e grazie a GNZ che inviandomelo me l'ha ricordato!]


Utopie concrete

"Mi si nota di più se vengo e sto appoggiato alla parete senza divertirmi tutto il tempo o se proprio non vengo?". Questo amletico dubbio morettiano è in realtà metafora del mio dilemma personale da un po' di tempo a questa parte rispetto alla mia partecipazione alla vita politica e sociale di questo paese, che m'ha visto sinora invero speranzosa e attiva.



Perché se tutto ci influenza e parimenti noi influenziamo qualsiasi cosa abbiamo intorno, il medesimo essere noi stessi a prescindere da ciò che ci sta intorno potrebbe - oltre all'indubbio vantaggio di farci in primis del bene - comportarne indirettamente un cambiamento.
E sarebbe, come diceva Watzlawick, un cambiamento di secondo livello, ovvero non un'opposizione alla fine complementare al dominio che subiamo, ma un'uscita da un sistema chiuso le cui componenti sono in rapporto profondamente sbilanciato che - su grandi numeri - provocherebbe una destabilizzazione definitiva al sistema forzandone il cambiamento delle regole di funzionamento.
Mah, ci sto pensando... E vado avanti in silenzio con la progettazione...


18/03/12

Rarefazione domenicale

Ma anche di tutti gli altri giorni - ché in questa dimensione onirica ho immerso la mia vita, nella ricerca della sua più profonda bellezza.
Buona visione e buon ascolto. Chiudete gli occhi, lasciatevi portare altrove.






17/03/12

A sud del confine, a ovest del sole

"Non posso fermarmi, devo andare a casa".
"Stai leggendo Murakami, eh?".
Ormai i miei amici lo sanno: se ho tra le mani un libro di questo scrittore, nessun piacere supera quello di infilarmi nelle lenzuola con lui e godere di ogni parola, immaginare la calda umidità delle situazioni descritte (furbo, eh, nella strategia per ammaliarci e tenerci legati a sé?), farmi risuonare nella mente le musiche citate, assaporare - ancorché virtualmente - la consistenza della pelle dei suoi protagonisti.
A sud del confine, a ovest del sole - un libriccino di una ventina d'anni orsono che ho finito di rileggere stanotte perché intriso d'eros adolescenziale e post- che non mi dispiace affatto, ed è anzi abbastanza la dimensione in cui io stessa lo vivo.

Che cosa rende una vita felice? Un problema di fondo per un giovane quasi quarantenne che ha perso il primo amore - quello dell'infanzia - con cui ascoltava ossessivamente Pretend di Nat King Cole senza capirne le parole, e ferito per sempre la ragazza dell'adolescenza. E ora che è adulto, sposato, proprietario di due jazz club, ricco e anche serenamente 'sistemato', rivedere la ragazzina dell'infanzia, divenuta donna riservata e complessa (la sua Star-Crossed Lover), gli sconvolgerà per un istante la vita e l'aprirà a quello che non è stato. Ma senza neanche impotizzare come sarebbe stato - perché quando le cose non accadono, e prendono un'altra strada, non si può tornare indietro.

Si possono solo al limite far esplodere per un istante, che è la celebrazione della massima felicità, del massimo piacere, di una vera e propria estasi-in-vita, così come anticipazione - prefigurazione - della propria morte.
Capite perché non v'è nulla - se non il vivere in prima persona la medesima cosa - che possa distogliermi da questa lettura?


16/03/12

Verso un'economia della terra

da ComeDonChisciotte
di Guy McPherson

Guy McPherson è professore emerito di Scienze Naturali e di Ecologia e Biologia dell'Evoluzione presso l'Università dell'Arizona, dove ha insegnato e condotto ricerche per 20 anni. Ha scritto oltre 100 articoli, dieci libri, l'ultimo: Walking Away From Empire, e per molti anni ha studiato la conservazione della biodiversità. Vive in una casa di paglia autosufficente, pratica la coltivazione biologica e l'allevamento, lavorando all'interno di una piccola comunità rurale. Per saperne di più visitate guymcpherson.com o scrivetegli all'indirizzo grm@ag.arizona.edu


Dobbiamo sviluppare un nuovo sistema economico perché quello attuale non funziona. Il sistema industriale sta distruggendo ogni aspetto della vita sulla terra. E, fino a prova contraria, senza vita sulla Terra non è possibile sopravvivere.
Cercherò di descrivere brevemente gli orrori di questo intricato e devastante castello di carte globale. Proverò a indicare un'alternativa migliore, e non sarà cosa difficile. Molto più difficile sarebbe trovare un'alternativa peggiore. E i modelli cui rifarsi non mancano certo. Mi concentrerò su due di questi, l'anarchia agraria e l'Età della Pietra post-industriale.

Cosa non funziona? 

Un resoconto particolareggiato dei malfunzionamenti dell'enonomia industriale richiederebbe un'intera biblioteca. Riassumendo, i problemi principali sono (1) il fatto che la disparità tra ricchi e poveri persiste anche al culmine dello sviluppo industriale occidentale; (2) l'eccesso di popolazione, in un pianeta che ormai è sovraccarico; (3) i cambiamenti climatici senza controllo prodotti dal surriscaldamento globale; (4) la distruzione all'ingrosso della vita sulla Terra, con l'estinzione di centinaia di specie al giorno, la perdita di acqua potabile e di suolo fertile.

In breve, come ho scritto sulla più importante rivista specializzata del settore, “il mondo moderno ci costringe a vivere in modo immorale. Non c'è dubbio che una società che schiavizza, tortura e uccide le persone, fa abuso della terra e delll'acqua necessarie alla sopravvivenza della nostra e di altre specie è una società immorale, e tuttavia ciò è perpetrato con scioccante efficienza dal sistema economico globale, incarnato nell'impero statunitense. La maggior parte della gente sa che le multinazionali dell'energia avvelenano la nostra acqua, quelle dell'agricoltura controllano le nostre forniture alimentari, quelle del settore farmaceutico controllano il comportamento dei nostri figli, Wall Street il flusso dei nostri soldi, i grandi media le informazioni che riceviamo ogni giorno, e i "criminosamente ricchi" diventano sempre più ricchi sfruttando l'immoralità del sistema. È così che funziona l'America. E, nonostante ciò, pensiamo ancora di vivere da brave persone nel paese dei liberi".

Dovrebbe essere chiaro che l'economia industriale ci sta facendo ammalare, mentalmente e fisicamente, e sta distruggendo gli habitat delle specie viventi su questo pianeta. Sono convinto che sia necessario porre fine a questo sistema di vita — cioè, porre fine alla civiltà industriale - e sostituirlo con uno più sano e duraturo.

Alternative

Le alternative abbondano, e in generale si collocano in un ventaglio che spazia dallo status quo all'Età della Pietra postindustriale. In questo ventaglio voglio soffermarmi su tre punti: (1) lo status quo, che deve essere sovvertito se vogliamo continuare a esistere come specie ancora per più di qualche decennio, (2) l'anarchia agraria e (3) l'Età della Pietra postindustriale.

Il sistema attuale: l'economia industriale

Lo stadio attuale di sviluppo reca con sé una quantità spaventosa di controindicazioni: il sovrappopolamento, il caos climatico e la crisi delle specie animali in via d'estinzione. È il nemico principale che ci troviamo ad affrontare. Dobbiamo sbarazzarcene prima che sia lui a sbarazzarsi di noi. Considerando la velocità con cui il nostro sistema economico procede verso l'autodistruzione e l'assenza quasi totale di dibattito a livello nazionale e internazionale su come fermarlo, ho il sospetto che la nostra società precipiterà nell'Età della Pietra postindustriale nel giro di anni, non di decenni. Ma alle comunità e agli individui rimane sempre la possibilità di scegliere l'opzione dell'anarchia agraria.

L'anarchia agraria

L'anarchia come ideale politico pressupone l'assenza di un governo coercitivo e stabilisce l'associazione volontaria e cooperativa di individui o gruppi di individui come struttura portante dell'organizzazione sociale. Questo "rapporto di vicinato" dell'uomo con l'uomo e dell'uomo con la natura è l'ideale jeffersoniano all'origine degli Stati Uniti, come indicato da Monticello e qua e là da Thomas Jefferson nei suoi scritti. È anche il modello proposto da Henry David Thoreau e, più di recente, da pensatori radicali come Wendell Berry (scrittore e contadino), Noam Chomsky (linguista, filosofo), Howard Zinn (storico recentemente scomparso) e dall'iconoclasta di Tucson Edward Abbey.

Considerate, ad esempio, alcuni passi arcinoti da Jefferson: (1) "Il risultato del nostro esperimento sarà di consentire ai più di governare sé stessi senza un padrone"; (2) "Preferirei essere esposto agli inconvenienti di un eccesso di libertà che a quelli del suo contrario" e (3) "Quando la gente ha paura del proprio governo, è la tirannia; quando il governo ha paura della propria gente, è la libertà". Anche se Jefferson non si considerava un anarchico, dalle sue parole e dai suoi ideali si capisce che auspicava fortemente una supremazia dell'individuo e un governo "minimo" che vegliasse sui cittadini senza pesare su di loro. L'etimologia greco-latina di "anarchia", invece, suggerisce l'assenza totale di governo. Che non mi pare un'idea così cattiva.

Come Jefferson, Henry David Thoreau propugnò l'ideale di una società agricola vicina alla natura. Thoreau era uno strenuo sostenitore dell'anarchia agraria e attribuiva all'individuo un'importanza ancora maggiore che Jefferson: “Il governo migliore è quello che non governa; e quando gli uomini saranno pronti, questo è il governo che avranno." Che io sappia, nessun governo nazionale ci ritiene pronti.

Balziamo alla fine del ventesimo secolo, ed ecco diversi altri filosofi schierarsi a favore dell'anarchia agraria. Forse gli esempi più famosi sono Wendell Berry, Noam Chomsky e Howard Zinn, ma la voce più esplicita è stata quella di Edward Abbey negli anni precedenti alla morte, avvenuta nel 1989: (1) “L'anarchismo non è una favola romantica, ma la presa di coscienza, basata su cinquemila anni di esperienza, che non possiamo affidare le nostre vite a re, preti, politici, generali e questori"; (2) “L'anarchismo è fondato sulla considerazione che siccome pochi uomini sono in grado di governare sé stessi, ancora meno sono in grado di governare gli altri"; e (3) “Il vero patriota deve sempre essere pronto a difendere il proprio paese dal proprio governo".

Nei miei sogni, le nazioni industrializzate sono dirette verso l'anarchia agraria. Molti paesi l'hanno vissuta per anni e possono mostrarci la via. Quando una regione era esclusa dall'accesso immediato ai combustibili fossili, l'anarchia agraria era l'ovvia soluzione. Cos'altro se non un forte senso di autonomia e forti legami all'interno della comunità potevano permettere a queste comunità di coltivare e distribuire cibo a livello locale? Cos'altro poteva permettere loro di assicurarsi forniture d'acqua e proteggerle dalle grinfie delle multinazionali? Di sviluppare una struttura sociale fondata sul rispetto reciproco e sulla fiducia nel prossimo? Al contrario che nel nostro sistema, non avevano bisogno del denaro: i conti erano saldati per mezzo del baratto. Meglio ancora, l'economia agraria si sposa perfettamente con l'economia del dono.

L'età della pietra postindustriale

Per migliaia di anni la specie umana ha vissuto in comunità relativamente piccole a stretto contatto con la terra da cui traevano sostentamento. Questi uomini si conoscevano tra di loro e conoscevano le piante e gli animali con cui condividevano l'ambiente. Avevano impatto zero sul terreno e sulle risorse idriche che utilizzavano. Passavano poche ore al giorno in quello che chimiamo "lavoro", allo scopo di assicurare l'accesso a acqua, cibo e fonti di calore a tutti i membri della comunità. Era un sistema di vita duraturo, caratterizzato dalla longevità e dall'impatto minimo sul pianeta.

Questa è l'epoca che con arroganza chiamiamo "età della pietra".

La prima forma di civilizzazione si sviluppò poche migliaia di anni fa. È legata essenzialmente allo sviluppo delle città. In altre parole, la civilizzazione è caratterizzate da popolazioni umane troppo numerose per soddisfare i propri fabbisogni con le risorse locali. La città sopravvive grazie all'aria pulita, all'acqua e al cibo sano che trae dalle campagne circostanti, come anche il combustibile necessario a mantenere la temperatura corporea degli abitanti a circa 37 gradi. In cambio, le campagne ricevono dalle città aria sporca, acqua inquinata e spazzatura. Molte persone civilizzate pensano che si tratti di un grande affare, ma la realtà è che non può durare in eterno, perché l'abbondanza della natura ha dei limiti.

Lo stadio attuale della civilizzazione, l'economia industriale, è il modello meno sostenibile, in parte perché ha bisogno di crescere per sopravvivere. È come un organismo, che o cresce o muore. E il nostro pianeta limitato non può sostenere un crescita illimitata.
L'economia industriale ha bisogno di forniture di greggio pronte per l'uso e a basso costo. Il petrolio è il sangue che scorre nelle vene della nostra vita quotidiana. I derivati del petrolio fanno viaggiare comodamente persone, merci, idee. Senza conbustibili a basso costo per il trasporto di acqua, cibo, materiali da costruzione, l'economia industriale va in recessione.

Ciascuna delle cinque recessioni registrate dall'economia globale a partire dal 1972 è stata preceduta da un'impennata nei prezzi del greggio. Sono finiti i giorni del carburante a portata di mano. A livello globale, il picco di estrazione è stato toccato nel maggio 2005. Un leggero calo nella disponibilità di greggio, assieme alla crescita della domanda da parte di paesi in via di sviluppo come Cina, India e Brasile, ha aperto la strada a ulteriori impennate nei prezzi in futuro. Poco importa che vi siano al mondo quasi un trilione di barili ancora da sfruttare: il prezzo dei conbustibili è la cosa più importante per la crescita delle economie industriali.

Senza dubbio, i prossimi aumenti delle tariffe porteranno il sistema al collasso e ci spediranno con un biglietto di sola andanta tra le braccia della nuova età della pietra. Già adesso, il petrolio è così caro che le banche centrali e i governi nazionali non possono più permettersi di dare anche solo l'illusione di una crescita economica stampando valuta. Propio come stava per accadere nel 2008, quando il prezzo del greggio sfiorò i 147,27 dollari a barile.

Non è chiaro cosa il futuro abbia in serbo. Ho il presentimento che, al termine del collasso in corso, il tasso di mortalità avrà un'impennata di breve durata, ma di larga scala. Dopodiché le risorse energetiche provenienti da fonti rinnovabili verranno meno a loro volta, perché dipendono strettamente per il loro mantenimento da settori che si reggono sul petrolio. Le batterie della maggior parte dei pannelli solari installati nelle case e delle centrali eoliche hanno una durata di un decennio o poco più. Quando l'economia industriale sarà crollata e non ci sarà più possibilità di generare energia attraverso le tecnologie rinnovabili, sembra proprio che gli esseri umani non potranno fare a meno di tornare a vivere a stretto contatto con i loro vicini e con l'ambiente naturale che consente la vita sulla terra. Ciò significa che sprofonderemo nell'età della pietra postindustriale, seppur provvisti di una tecnologia sconosciuta ai tempi del Neolitico. Gli strumenti più semplici, come coltelli e botti, rimarranno utilizzabili ancora a lungo. Le tegnologie più complesse, specie quelle che dipendono dall'elettricità, scompariranno dalla nostra memoria in men che non si dica.

Un'economia basata sullo scambio di doni

Allo stadio attuale dello sviluppo industriale la maggior parte della gente è ossessionata dall'economia terziaria (pezzi di carta verde dal valore simbolico - i soldi - e componenti magnetici di schede elettroniche). Pochi individui lungimiranti si concentrano invece sul settore secondario (gli oggetti che usiamo nella vita di tutti i giorni) che si basa saldamente sul settore primario, fondamentale eppure trascuratissimo. Quest'ultimo ha a che fare con i rozzi materiali che sfruttiamo per sopravvivere, e su cui forse prosperiamo. La fede nei simboli dell'economia terziaria svanirà quando la gente si renderà conto che ci sono troppo pochi strumenti da poter adoperare (l'economia secondaria) e poche materie prime per ottenerli (economia primaria). Il risultato sarà che i simboli perderanno gran parte del loro potere.

L'economia basata sullo scambio di doni ha funzionato per i primi due milioni di anni della storia umana e, con il collasso del sistema industriale dovuto alla scarsità di combustibili fossili, siamo destinati a tornare a qualcosa di simile. Faremmo bene a usare la storia come una guida per il nostro futuro senza combustibili. Il nostro sistema monetario è basato sulla fede in simboli e ci dà la falsa impressione di poter guadagnare molto in cambio di niente. Invece, ci ruba il nostro senso della comunità.

Le persone provviste di denaro abbondante non hanno bisogno di partecipare a una comunità di persone. La ricchezza consente loro di comprare beni e servizi, e non hanno bisogno di conoscere i nomi di chi fornisce loro tutto questo. Lo stesso per i nomi delle piante, degli animali, del suolo, dell'acqua da cui dipendiamo per la nostra sopravvivenza.
Al contrario, le persone indigenti dipendono molto dai vicini. I poveri delle campagne riconoscono che I vicini includono i non umani, oltre che gli umani. La vera comunità si basa sul dono, e il dono è quello che ci fanno la terra e l'acqua che ci sostengono non meno di quanto fanno i nostri simili.

Un esempio personale

Avevo in mano le carte vincenti. Ma ho mollato la partita. I miei genitori hanno fatto gli insegnanti per tutta la vita. Così anche mio fratello e mia sorella. In tutta la famiglia sono stato l'unico a raggiungere l'apogeo dell'educazione. All'età di quarant’anni ero professore ordinario all'università. Ho voltato le spalle a quella vita, che amavo, e molte persone pensarono che fossi diventato matto. Ho voltato le spalle dopo aver tentato invano di cambiare quel sistema moralmente corrotto, quando mi resi conto che era il sistema che stava cambiando me.

Ho gettato le carte quando mi sono reso conto che il primo passo da fare per distruggere quaesto sistema corrotto è abbandonarlo. Siccome ero nato in cattività e avevo assimilato i normali pregiudizi di un mondo impazzito, mollai più tardi di quanto avrei dovuto e solo dopo, molto tempo dopo, mi resi conti dell'immoralità del sistema. Gran parte di questo ritardo fu dovuto dalla mia incapacità di stabilire dove e come lasciare il sistema. Ero arrivato a considerare il sistema economico industriale al suo apice una cosa orribile ma, siccome era l'unico che avessi mai conosciuto, non avevo idea di come fare a uscirne. Alla fine, dopo diversi anni di riflessione e qualche tentativo abortito di evasione, assieme a mia moglie riuscii a costruirmi una vita nuova improntata all'anarchia agraria in una piccola proprietà condivisa con un'altra famiglia.

Dopo aver gettato le carte sul tavolo, ho iniziato a lavorare assieme ad altre persone in un esperimento di transizione verso l'economia del dono. Vivo in una piccola valle semidisabitata dove il dono è la regola, non l'eccezione. Condivido un piccolo appezzamento di terra assieme ad altri umani, anatre, papere, polli e piante. Abbiamo cercato, e continuiamo tuttora, di seguire uno stile di vita rispettoso della sana alimentazione, della giusta temperatura corporea, della condivisione tra esseri umani. Vivendo nell'anarchia agraria in una comunità ai confini dell'impero, sono diventato responsabile di me stesso e dei miei vicini, umani e non.

Questo stile di vita è di gran lunga superiore a quello che avevo in precedenza. Bevo acqua pura da un pozzo locale azionato a mano e con pannelli fotovoltaici. Mangio sano, cibo biologico coltivato in gran parte sulla mia proprietà. La mia abitazione è ben coibentata e autonoma dal punto di vista energetico, non utilizzo mai energia proveniente da combustibili fossili. Conosco i miei vicini, umani e non, e loro conoscono me.
Alla fine, meglio tardi che mai, sono riuscito a vedere gli orrori del nostro stile di vita, e ad abbandonarlo. Unitevi a me, per favore.



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Fonte: Toward an economy of Earth
02.02.2012
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DAVIDE ILLARIETTI

14/03/12

Come funziona il dominio sul (corpo) femminile


Per certi versi sì, per certi altri no. Forse la differenza sta nel fatto che quella di sinistra magari è un tantino più libera (ma poco di più, e con risvolti di pericolo di vita comunque inauditi) di quella di destra rispetto alla possibilità di scelta su come andare in giro vestita. In attesa di venire ovviamente violentata perché col proprio abbigliamento 'provocava'...

Poi entrambe esperiscono l'essere merce soggetta al dominio maschile, l'essere messe a tacere con qualsivoglia strategia, la negazione di diritti fondamentali come persone - sulla carta o nelle azioni concrete (tipo l'interruzione di gravidanza che, garantita tra i diritti delle donne in Italia, ora è sempre più difficile ottenere a causa di medici che - anziché pensare alla salute psicofisica della paziente - si rifiutano di attuarlo, condannando così le donne a gravidanze che non vogliono proprio, e che in ultima analisi magari vanno contro i loro principi, come sarebbe nel mio caso che io non voglio lasciare eredi, neanche allevati da terzi, essendo a totale favore dell'estinzione dell'umanità in primis a partire da me, e quindi ad aborti clandestini consegnandole al rischio di morte). Per tacere della presenza del Movimento per la Vita nei consultori, che se ne incontro un attivista lo mando direttamente a conferire col suo referente supremo...


13/03/12

Cambiare il mondo senza prendere il Potere

Prende il nickname da Aurora Leigh la mia carissima amica che oggi inaugura il proprio blog dal titolo quanto mai affascinante: "Cambiare il mondo senza prendere il Potere".
Il post di apertura - a mio avviso - la dice già lunga non solo sulle ragioni per le quali ha deciso di occupare uno spazio virtuale con la sua presenza concreta, ma anche sul respiro e la prospettiva con i quali scrive, comunica, sta in relazione con gli altri.
Già mia fonte di ispirazione e positività quotidiana, consiglio anche a voi di seguirla, commentarla, conversare con lei come fate con me. Ne vale decisamente la pena, vi assicuro! ;-)

12/03/12

Scrittura narrativa: richiesta consigli!

Buona sera tutti/e! :-)
Amici miei, vi chiamo a raccolta, ché alcuni fatti recenti mi hanno portato a provare un crescendo di piacere verso la scrittura, e quindi a volermici sempre più dedicare.
In particolare ho verificato che amo la forma del racconto, specie se breve, ispirata a Carver e Murakami. O la diaristica di viaggio (che ovviamente mi vede particolarmente appassionata anche come lettrice).

Quindi... Minerva chiede consiglio, perché da dilettante nell'ambito della narrativa vuole imparare a fare le cose al meglio. Vero è che in rete già molto ha trovato, ma se voi stessi - sulla base delle vostre esperienze - le deste indicazioni, suggerimenti, consigli pratici o segnalazioni di link e libri appassionanti che la possano stimolare (senza rivelarsi manualistica asettica e standardizzata della scrittura) lei vi ringrazierebbe dal profondo del cuore :-)

C'era una volta...

Ma che bello questo post del ragazzino cannibale. Lo faccio anch'io, a questo punto, ché abbiamo un gran bisogno di tornare bambini e ricordare le cose che ci rendevano felici una volta. Voi quali fiabe avete amato, quali personaggi avreste voluto essere, quali mirabili gesta avreste voluto compiere? :-)
Chissà che i pensieri e i personaggi in cui ci immedesimavamo allora non ci ispirino per la nostra vita presente e futura! ;-)

Meme delle fiabe
1) Qual è la tua fiaba preferita?
Grande dilemma tra Il brutto anatroccolo e Peter Pan, mi rappresentano perfettamente entrambe!

2) Quale quella più odiata?
Cenerentola. Perché è una vittima consenziente che poi accede per sola fortuna a un mondo incantato il quale a sua volta incarna comunque tutto ciò che nella realtà mi disgusterebbe.

3) Qual è il tuo cartone animato Disney preferito?
Uno vecchissimo: Saludos amigos. Ve lo propongo qui, ché merita!


4) Quale sogno vorresti che la bacchetta magica della Fata Turchina rendesse vero?
Ritrovarmi sull'isola deserta con Capitan Jack Sparrow e tanto rum! :-D

5) Il tuo cattivo preferito?
Baba Yaga.

6) E il principe dal quale vorresti essere salvata?
... Mi salvo da me, grazie ;-)

7) Quale dei 7 nani ti rappresenta di più?
Probabilmente dotto. O gongolo, ça va sans dire.

8) Se Mago Merlino potesse trasformarti in un animale per un giorno, cosa saresti?
Una farfalla! O un lupo.

9) Se fossi Raperenzolo come trascorreresti le tue giornate nella torre?
Scriverei, leggerei, farei collage, inventerei storie animate, creerei pupazzi con la cartapesta, dipingerei, coltiverei fiori, inventerei aggeggi tecnologici per ogni funzione partendo da nulla (alla MacGiver). Di certo non apprezzerei d'essere corteggiata da un principe :-DDD

10) La prima frase di una canzone Disney che ti viene in mente?
Non ho idea.

11) Quale frase ti sussurrerebbe più spesso all'orecchio il Grillo Parlante?
Non sarebbe ora di mettere la testa a posto e fare le cose che fa una alla tua età?

12) Se tu possedessi le scarpette di Dorothy dove vorresti che ti trasportassero?
Canarie, India, Thailandia, Mongolia, Città del Messico, San Francisco, Lisbona...

13) Se dico "C'era una volta..." come proseguiresti la frase?
...una donna ch'era rimasta curiosa e affamata di vita come una ragazzina...


09/03/12

Poesie (non solo) erotiche di Ana María Rodas

Poetessa guatemalteca nata nel 1937, la sua prima pubblicazione è Poemas de la izquierda erótica nel 1973, cui seguono Cuatro esquinas del juego de una muneca nel 1975, El fin de los mitos y los suenos nel 1984 e - dopo un decennio di silenzio, sequestri e sparizioni in cui ella stessa nel prologo scriverà che le "si presentavano tre opzioni ugualmente spaventose: encierro, entierro o destierro (reclusione, sepoltura o esilio)" - La insurrección de Mariana nel 1993.
Svolge attività di giornalista e docente presso l’Università di Rafael Landívar e Francisco Marroquín. Ha partecipato alle lotte per i diritti umani e civili in un Guatemala, oggi formalmente democratico, ma dove la violenza, specie sulle donne, è ancora ben presente.
Ieri ho ricevuto da un'amica il testo di una poesia di Ana María Rodas. In rete ne ho trovate altre due che m'hanno fatto traboccare l'anima - condivido il tutto con voi.


Te, ti terrorizza
parlare di queste cose.
Le senti, certo, ma ti rodono solo dentro.
Perché come dire “io desidero”?
-noi donne non desideriamo
ci limitiamo a fare figli-
Come puoi chiedere al tuo sposo
che ti lecchi e ti monti
-questo non l’hai imparato a scuola-
E quando lui raggiunge il suo orgasmo egoista
non puoi gridargli
non sono venuta.
Né puoi masturbarti
o trovarti un amante.
Per una donna questo non va bene.

Da Poemas de la izquierda erótica

*****

Guarda:
con queste mani giocavo con le bambole
e gioco a far la donna.
Le uso per mangiare o denudarmi.

Per stringerti
con passione e tenerezza
i testicoli
-due mondi di mistero-
i tuoi peli e il tuo silenzio.

Ma me ne servo pure
per cavarti gli occhi
per straziare la tua carne
e procurarti profonde cicatrici
nel cervello.

Da Poemas de la izquierda erótica

*****

Padri Creatori di ogni illusione vivente,
agonizzando fra i canoni che voialtri inventaste
e l’umano
scelse mio padre, padre di carne e ossa
di evadere dal Vostro Regno allucinante
in dieci anni di angoscia e alcol.
E qualche tempo dopo
colei che mi partorì all’alba
ingoiò una compressa dall’odore di mandorla.
Io sono quel che resta di questo paio di cadaveri reali
di quella coppia
che trovò l’uscita
per sfuggire alle zannate di quei cani
che voi ammaestrate.
Ma io non muoio la morte che avete decretato
ai disubbidienti
né vivrò l’inganno di annichilirmi per essere qualcuno.
Mi hanno già tanto morso i vostri cani
che ho smesso di temerli.
Vivrò la mia vita semplice fuori del Vostro Mondo.

Da ‘La mia malagrazia’ in La insurrección de Mariana


08/03/12

Maratona radiofonica femminista per l'8 marzo

Minerva ama moltissimo la radio (e in un prossimo post ve ne parlerà a parte da quanto segnala oggi qui) e pertanto volentieri fa eco a Sguardi sui Generis e MFLA nel segnalarvi che è in corso una maratona di 24 ore di dirette su Radio Onda Rossa per questo 8 marzo.

Il palinsesto annovera dalle 13:30 alle 15:00 e dalle 15:30 alle 16:00 contributi del Laboratorio Sguardi sui Generis, così come dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 17:30 il segnale viene ribalzato da Radio Blackout.



Qui il programma completo. Buon ascolto! :-)


00.00 – 01.00 APERTURA
Presentazione e lancio della maratona radiofonica
01.00 – 06.00 – CI PIACE LA NOTTE
Spazio di musica e conduzione che ci traghetta fino all’alba.
Al suo interno:
Presentazione dello spettacolo: “Disambigua – Shepirot” de gli In_Ocula (Faenza). Va in scena nell’ambito del festival “Parabole fra i sampietrini” – Forte Fanfulla (8-9-10 marzo h 21.30 – via Fanfulla da Lodi 5, Roma)
Collegamenti con lesbiche e femministe di altri fusi orari:
Corrispondenze con Montreal:
- due amiche ci salutano
- Diane Hefferman, regista nella rete Vide ‘Elles – documentario sulle lesbiche anziane
- Corrispondenza con Dyvhia con New Delhi che ci parlerà del festival feminist donne asiatiche
06.00 – 08.00 – BREAKFAST – spazio del buongiorno!
Colazione e musica con Clò
8.00 – 9.30 – RASSEGNA STAMPA con mfla e una curatrice del sito Zero Violenza Donne
9.30 – 10.00 – TI RACCONTO UNA STORIA…
8 marzo tra mito e rito: presentazione del cortometraggio Tramob di Wilma Labate (interviene la regista)
10.00 – 10.30 AGENDA DELLA GIORNATA
Breve storia “critica” dell’8 marzo e riflessioni di alcune compagne. Presentazione della giornata radiofonica e info sulle iniziative di femministe e lesbiche in Italia, Europa e nel mondo. Collegamento con il presidio anti-sgombero in corso davanti alla sede occupata e autogestita di femministe e lesbiche 22 di via dei Volsci
10.30 – 12.00 – DA L’AQUILA ALLA VALSUSA LO STATO ARRESTA E STUPRA. LIBERE TUTTE!
Redazionale su lotte, repressione e militarizzazione insieme alle compagne Madri per Roma città Aperta, No Tav, Centro antiviolenza de L’Aquila, donne No dal Molin
12.00 – 13.00 – UN ALFABETO TUTTO PER NOI!
Dalla A alla Z tutte le donne, femministe e lesbiche che ci hanno ispirate
13.00 – 13.30 – BIG BANG! Londra e le Olimpiadi: la resistenza silenziosa delle lavoratrici nell’industria del sesso.
13.30 – 15.00 - FEMMINISTE E LESBICHE NELLA RETE:
15.00 – 15.30 – PAROLE CHE CONTANO – trasmissione a cura dell’associazione culturale “Connettive”
15.30 – 16.00 – VOCI DI DONNE DALLA VALSUSA
Interviste a donne della Valsua a cura del Laboratorio Sguardi Suigeneris
16.00 – 16.30 – Selezione musicale: “Voglio canta’ così, fior di mimosa, non vojo fa il mestiere della sposa”
16.30 – 17.30 – SESSISMO DEMOCRATICO
Presentazione del libro a cura di Anna Simone “Sessismo democratico. L’uso strumentale delle donne nel neoliberismo”. In studio la curatrice del volume e Elisa Giomi
17.30 – 19.30 – L’OTTO TUTTO L’ANNO
Spazio dedicato alle mobilitazioni dell’otto marzo.
Collegamenti con collettivi di femministe e lesbiche a Palermo, Taranto, Roma, Terni, Vicenza, Torino
19.30 – 20.00 – GR SERALE con focus sui femminicidi
20.00 – 21.30 – ROMPIAMO IL SILENZIO
trasmissione sul contrasto alla violenza contro le donne con BE FREE, cooperativa contro tratta, violenze, discriminazioni e con il CENTRO DONNA LISA 
21.30 – 22.30 – E’ QUANTO MAI UNA CALAMITA’. Trasmissione a cura del Coordinamento Lesbiche Romane costruita a più voci, con storie di vita e di militanza lesbica
22.30 – 23.30 – DONNE DI TUTTO IL MONDO… RIPRENDIAMOCI LA NOTTE!
Presentazione della rete delle radio femministe in Francia: Radio Rageuse, una rete di 7 programmi di radio.
Corrispondenze con CAS LIBRE da Grenoble e COMPLOT DES CAGOLES da Marsiglia
Corrispondenze con Madrid e Cordoba (Argentina) con le donne della Red Nosostras en el Mundo
Collegamento Marsiglia per Tentabulles, circo di donne e lesbiche che si svolge ogni 8 marzo in città diverse
Collegamento da Kassel in Germania per il corteo notturno di lesbiche e femministe
23.50 – 24.00 – CHIUSURA della MARATONA: abbiamo vinto tutte!

 

06/03/12

Le zucche di Luca :-)

Luca nel suo banco, l'Orto del Sole.














Si possono assumere posizioni diverse sul discorso Tav e voi ben sapete quale sia la mia. Così come diverse valutazioni dell'agire del composito panorama e delle differenti prassi d'azione dei manifestanti e anche del gesto di Luca - salito su un traliccio con l'intenzione di rimanervi come atto simbolico di difesa della propria terra. La mia interpreta ciò che è accaduto in questi termini, così come tendo ad agire con prassi come questa - che sono anche quelle che si stanno maggiornamenta attuando, insieme ad azioni legali, manifestazioni, appelli ecc. (tutte cose che, ahimè, stanno venendo vergognosamente ignorate dalle istituzioni *che pur ci dovrebbero rappresentare come cittadini italiani*).
Ma, a parte tutto questo, sono fermamente convinta che ciò che ci dovrebbe contraddistinguere come esseri umani sia la capacità di fermarci davanti alla sofferenza, e non dileggiare chi la sta vivendo e lotta tra la vita e la morte. Un vero essere umano, a mio avviso, sa esercitare la pietà a prescindere dalle proprie convinzioni etiche o politiche.
Riprendo da Maraptica il seguente post. La donazione è una scelta personale, come il fare eco o il riprendere questo post nei vostri blog. Se infine avrete piacere di fargli pervenire degli auguri viste le condizioni di salute tremende in cui comunque versa, sarà mia cura inoltrarglieli attraverso la pagina facebook creata per incoraggiarlo, all'alba dell'incidente che ha subìto.


Da più di 12 anni, in una frazione del comune di Exilles, Luca Abbà, 37 anni, contadino e No TAV, unisce le sue convinzioni con l'attività che lo sostenta: la difesa e la cura della terra, inseparabili, lo portano sia in prima fila contro il devastante treno ad alta velocità, sia a coltivare i terreni che gli ha lasciato suo nonno. Un agricoltura molto particolare: non si capisce se entra più gasolio nel trattorino o esce più sudore dalla fronte, primavera ed estate di fatica, tanti giorni dal mattino presto fino alla sera, che gli amici ancora non hanno capito dove prenda tanta forza! Poi arriva l'autunno, insieme alle castagne, che cadono dai castagni che ha ereditato, iniziano i mercati; fortunato è chi può beneficiare dei frutti del lavoro di Luca, una clientela davvero affezionata: alle patate che solo la dura terra della montagna rende così buone, alle zucche che raccolgono consensi entusiasti, alle caldarroste.
Lunedì 27 febbraio 2012, il suo coraggio lo porta di nuovo in prima fila, a mettere una bandiera con il treno crociato sopra un traliccio dell'alta tensione, a pochi metri dalla baita eretta dal movimento No TAV in val Clarea, ma purtroppo a molti metri d'altezza, troppo vicino ai cavi della corrente, incalzato da un "agente rocciatore" e così la tragedia si compie, mentre le ruspe lavorano per devastare la natura circostante. Da quel giorno Luca è ricoverato al CTO di Torino.
Chiaramente sarà impossibile per lui riuscire a mandare avanti quest'anno l'"Orto del Sole", da cui trae i mezzi per sostenersi. Aiutiamolo economicamente effettuando un versamento tramite bollettino postale sul CONTO CORRENTE POSTALE n. 59258160 intestato a Luca Abbà oppure un bonifico (o posta giro) sul CONTO BANCOPOSTA con IBAN IT 35 P 07601 01000 000059258160 intestato a Luca Abbà. Per entrambe le modalità la causale è SOSTENIAMO LUCA ABBÀ.
Si ringraziano anticipatamente tutti coloro che vorranno partecipare all’iniziativa anche solo con un piccolo contributo.


05/03/12

Luci nel bosco: Rune Guneriussen

Ho bisogno di riempire gli occhi di 'buone' immagini - delicate, eteree, non urlate.
Incontro così - alla ricerca di soluzioni pacificanti lo sguardo e l'anima in questo momento in cui tutto è troppo saturo - le installazioni dell'artista norvegese Rune Guneriussen.





03/03/12

El Biblioburro

Quanto è appassionante, taumaturgico e sì, anche psichedelico, leggere! Un’esperienza appagante e democraticamente paritaria per tutti i nostri sensi: sono catturati e trasportati in un altro mondo, percettivo, unico e irriproducibile, diverso per ciascuno di noi, pur leggendo la stessa storia; il piacere di sfogliare e sentire l’aria che si muove, il suono della pagina che cammina, e che dire del profumo della carta di certi libri… sillaba dopo virgola, l’immaginazione improvvisa colori, sapori, luoghi e scenografie da nasi aquilini, fruscii di seta, sgommate impertinenti!

Scontato ricordare la portata rivoluzionaria della scrittura, inutile dire quanto i libri, divulgando il Pensiero (certo Pensiero, magari!) siano insostituibili per la formazione culturale dell’individuo e delle società… inutile e scontato nell’occidente organizzato nelle forme a noi consuete, anche se è noto che si legga sempre meno; e, mentre qui un ex ministro (o, se preferite, ministra) fa scempio dell’istruzione di concerto con un altro che sostiene che con la cultura non si mangia, altrove fa da contro altare il colombiano Luis Soriano detto “el profesor” che, affascinato dalla lettura, ne diventa un divulgatore davvero particolare: in compagnia di due simpaticissimi asini, Alfa e Beto, raggiunge le località rurali dell’entroterra di La Gloria, portando con sé una certa quantità di libri, enciclopedie, il dizionario e quant’altro possa servire, foggiando così una bellissima biblioteca ambulante, el Biblioburro.

Pensate agli occhi sgranati ed affamati dei bambini che hanno visto per la prima volta un libro illustrato!



E’ proprio vero… chi ha il pane non ha i denti, e viceversa!

02/03/12

Respira!

Versione estiva: ho sempre in borsetta il candelotto di dinamite, ma ora sto usando pure la fionda ;-) (voi non ci crederete, ma ce l'ho sul serio!).

Rinnovo l'invito a fermarsi e riflettere. E pure a respirare profondamente, alla prima occasione in cui siamo in uno spazio naturale e all'aria fresca, con questo bel sole e questa bella temperatura che ricomincia a fare capolino, magari lasciandovi ispirare da questo lieve e semplicissimo video rubato a Nishanga.