20/03/12

Svuotare le scatole, liberarsi delle cose

Contrariamente a te, io le cose le tengo per un po', poi le inscatolo, infine le butto. Sì, talvolta me ne pento anche - più che altro quanto si tratta di ricordi di persone che ormai non ci sono più - ma è per un attimo, tanto neppur volendo le potrei recuperare.
Tenere, raccogliere, collezionare cose m'ha sempre dato la sensazione che fosse riflesso del voler esercitare un controllo sul tempo - quasi potessimo, per il tramite di quest'azione, sottrarci all'inesorabile esito che ha qualsiasi vita.
Ossessivamente io sto invece facendo il contrario da un po' di mesi a questa parte - chissà che un giorno arrivi davvero a non avere altro che quanto mi basta per riempire uno zaino. Sto buttando via così tanto!

Talvolta non è un'azione indolore. Fa male gettare nell'immondizia qualcosa che ti è stato regalato per amore - ti si stringe il cuore, anche per il rispetto verso quella persona. Ma che lo conservo a fare, come una reliquia?
Fa male buttare via diari scritti negli anni - ma a chi potrebbero mai importare i miei ricordi, i miei viaggi, i sogni ingenui di quando credevo che la vita avesse in serbo per me cose meravigliose?

E un'altra cosa ho notato: nessuno prende più cose usate, seppur ben tenute, neppure in regalo. E più che pensare che - poveri come siamo - ancora alimentiamo l'immagine fasulla di noi stessi come capaci di comprare il nuovo, preferisco immaginare che tutti non si voglia più nulla, e si stia in un mondo in cui le cose non hanno più alcun valore e neppure i ricordi materiali - perché questo, ai miei occhi, significherebbe che s'è compiuto un salto verso un modo più disilluso (dalle cattive illusioni) e realistico in cui pensare alla vita, e s'è parimenti fatto un atto di coraggio nel decidersi a viverla senza il paracadute del ricordo tangibile di un passato cui ancorarci.
Ché il passato, troppo spesso, più che una sicurezza è una zavorra.


6 commenti:

mr.Hyde ha detto...

Parto da meta’ di quello che scrivi e aggiungo: siamo così abituati a comprare le cose, che abbiamo perso la buona abitudine a ripararle quando non funzionano anche per una sciocchezza…Quei pochi eletti che potrebbero aggiustarle si fanno pagare tanto, ma da loro non ci va più nessuno, perché conviene ricomprare, non riparare. E’ così che attualmente vanno le cose..C’è un nutrito mercato di inutilità, reclamizzata anche in tv come estremamente preziosa e indispensabile. Si compra inutilità per spendere, mentre sarebbe più logico spendere per comprare l’indispensabile..
Questa è la prima piccola riflessione..

Torno all’inizio..Non sono collezionista, sono disordinato.Gli oggetti ormai mi seguono, si sono affezionati a me, non io a loro. Mi capita di trovare in giro per casa oggetti di anni e anni fa, senza sapere che percorso hanno fatto…Pero’ poi mi ricordano qualcosa e non me la sento di buttarli via..E un po’ controverso il discorso, perchè d’altra parte buttare via oggetti e ricordi ogni tanto pulisce i pensieri e rilancia verso la realtà attuale e futura (come scrivi tu).Bisogna semplificare il fardello che ci portiamo dietro..Sono convinto…Ma quando trovo anche uno stupido disegno appartenente alla mia preistoria, lo guardo, poi lo metto dentro un cassetto, poi lo tolgo, lo infilo fra le pagine di un libro,.. poi apro il libro, lo butto dentro una scatola, poi apro la scatola e.. ..insomma me lo ritrovo sempre tra i piedi! Ad un certo punto ho urlato alle mie cose: fate voi, mi arrendo!!..
Tanto, i ricordi che vogliono rimanere trovano rifugio – quelli peggiori, in me, trovano asilo per breve tempo. Meno male..

Gran bel post, Minerva. Grazie per il link.Una vera gentilezza.

Minerva ha detto...

Anche io soffro per le cose che non si possono aggiustare, ci sto male da morire. E infatti tendo sempre - quando non si possono più mettere a posto - a reinventarle, riutilizzarle, decontestualizzarle per poi farle rivivere in modi nuovi :-)

Mi piace che tu abbia urlato alle tue cose che "ti arrandevi" e che "facessero loro" :-DDD
Magari adotto anche io questa strategia, in fin dei conti con le cose inanimate già parlo (e poi, in realtà, sono tutte animate...).
Nessuna gentilezza: m'hai ispirato, e io ti ho come risposto - tutto qui ;-) Grazie a te. Ciao!

Cawarfidae ha detto...

Sul discorso del "collezionismo di ricordi materiali" come autoimposizione un po' morbosa sul tempo, sono d'accordo; e si, fa male a volte buttare, con i relativi oggetti, una parte del proprio passato. Ma, da un lato, credo che una persona che è a posto con se stessa non abbia problemi a serbare in se quello che serve; dall'altro, ed è fondamentale, "l'oblio è una facoltà attiva" (F. N.), ossia possiamo scegliere cosa dimenticare, cosa ricordare, quali pensieri legare a certi oggetti e gettarli via con loro, e quali disgiungere per portarli dentro, abbandonando il feticcio.

mr.Hyde ha detto...

..possiamo scegliere cosa dimenticare,..
abbandonando il feticcio.( dal commento di Cawarfidae - condiviso)
...Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)
..Sono fissato con i collages.

Ernest ha detto...

sono le nostre tracce a volte le conserviamo le riguardiamo ci fanno ridere e piangere... chissà io credo che alla fine forse siano loro a capire quando è il momento del distacco.

Minerva ha detto...

@Mr Hyde: c'è differenza appunto tra oggetto e simbolo. Il secondo tendo a non buttarlo, a meno che non sia un "rompere una catena" del passato che mi sta tenendo bloccata.

@Ernest: la tua visione animista delle cose mi incanta. Ne avevo scritto, degli oggetti dotati però di vita, avevi letto? :-)