09/03/12

Poesie (non solo) erotiche di Ana María Rodas

Poetessa guatemalteca nata nel 1937, la sua prima pubblicazione è Poemas de la izquierda erótica nel 1973, cui seguono Cuatro esquinas del juego de una muneca nel 1975, El fin de los mitos y los suenos nel 1984 e - dopo un decennio di silenzio, sequestri e sparizioni in cui ella stessa nel prologo scriverà che le "si presentavano tre opzioni ugualmente spaventose: encierro, entierro o destierro (reclusione, sepoltura o esilio)" - La insurrección de Mariana nel 1993.
Svolge attività di giornalista e docente presso l’Università di Rafael Landívar e Francisco Marroquín. Ha partecipato alle lotte per i diritti umani e civili in un Guatemala, oggi formalmente democratico, ma dove la violenza, specie sulle donne, è ancora ben presente.
Ieri ho ricevuto da un'amica il testo di una poesia di Ana María Rodas. In rete ne ho trovate altre due che m'hanno fatto traboccare l'anima - condivido il tutto con voi.


Te, ti terrorizza
parlare di queste cose.
Le senti, certo, ma ti rodono solo dentro.
Perché come dire “io desidero”?
-noi donne non desideriamo
ci limitiamo a fare figli-
Come puoi chiedere al tuo sposo
che ti lecchi e ti monti
-questo non l’hai imparato a scuola-
E quando lui raggiunge il suo orgasmo egoista
non puoi gridargli
non sono venuta.
Né puoi masturbarti
o trovarti un amante.
Per una donna questo non va bene.

Da Poemas de la izquierda erótica

*****

Guarda:
con queste mani giocavo con le bambole
e gioco a far la donna.
Le uso per mangiare o denudarmi.

Per stringerti
con passione e tenerezza
i testicoli
-due mondi di mistero-
i tuoi peli e il tuo silenzio.

Ma me ne servo pure
per cavarti gli occhi
per straziare la tua carne
e procurarti profonde cicatrici
nel cervello.

Da Poemas de la izquierda erótica

*****

Padri Creatori di ogni illusione vivente,
agonizzando fra i canoni che voialtri inventaste
e l’umano
scelse mio padre, padre di carne e ossa
di evadere dal Vostro Regno allucinante
in dieci anni di angoscia e alcol.
E qualche tempo dopo
colei che mi partorì all’alba
ingoiò una compressa dall’odore di mandorla.
Io sono quel che resta di questo paio di cadaveri reali
di quella coppia
che trovò l’uscita
per sfuggire alle zannate di quei cani
che voi ammaestrate.
Ma io non muoio la morte che avete decretato
ai disubbidienti
né vivrò l’inganno di annichilirmi per essere qualcuno.
Mi hanno già tanto morso i vostri cani
che ho smesso di temerli.
Vivrò la mia vita semplice fuori del Vostro Mondo.

Da ‘La mia malagrazia’ in La insurrección de Mariana


6 commenti:

Luca Massaro ha detto...

Grazie per avermi fatto conoscere questi versi straordinari.
Spero che la poeta venga portata alla ribalta internazionale con un meritato nobel.

Ginevra ha detto...

Trasudano, sputano dolore e forza, tanta forza; l'ultimo verso della terza poesia dà senso e pregnanza, speranza.
Molto, molto belle.

gattonero ha detto...

Le prime due ammorbidite dal dolce accenno erotico (pur se erotico amaro).
La terza è da brivido.
La 'nostra' sinistra non è erotica, non fa eccitare: è solo lassativa.
Ciao.

Erotici Eretici ha detto...

Approvo, versi prima di tutto di una donna che possiede una grande consapevolezza di esserlo.
Yin

Ernest ha detto...

davvero bellissimi versi
grazie

Minerva ha detto...

@Luca: sì, davvero straordinari e fortissimi, e anche puri - non venati di alcuna caduta di registro malgrado ciò che afferma lei stessa così come la sua traduttrice italiana. Troppo autocritiche, queste donne, troppo! :-)

@Ginevra: eh, sì, sorella, come hai ragione! Tra l'altro mi viene quasi voglia d'aprire un dibattito su quell'ultimo verso ;-)

@gattonero: concordo su tutto.

@Yin: la sofferenza è essere così ma non poter esprimere tale proprio essere a causa del contesto socio-culturale che ti circonda...

@Ernest: prego, amico mio :-)