07/12/12

Figlia (felice) del lato buono della globalizzazione





Sì, lo so, la globalizzazione è un discorso spinoso, e certamente mi conoscete abbastanza da sapere che non sono assolutamente a favore dei disequilibri nord-sud del mondo che obbligano masse a migrazioni in cerca di migliori soluzioni di vita, così come non sono felice di sapere che i vestiti a cifre ridicole con cui spesso mi copro arrivano dallo sfruttamento di poveracci vessati da scaltri sfruttatori cinesi protetti e avallati da un governo a dire poco criminale, così come infine non sono contenta per nulla che le industrie che fino a poco tempo fa davano lavoro ai cittadini italiani siano state rilocalizzate (= spostate dove il costo della lavoro è più basso e la manodopera privata di diritti e protezioni).

Ma io mi sto riferendo ad altro: mi sto riferendo al fatto che la circolazione di informazioni e merci ci ha esposto - volenti o nolenti - alla diversità culturale con più frequenza rispetto a quanto poteva avvenire al tempo dei nostri genitori o dei nostri nonni, e quindi ciò che siamo oggi, come persone, ha pure a che fare con questa esposizione a qualcosa di 'nuovo' e inedito in passato nel nostro territorio, che si sovrappone ai contatti locali a km0.

Io, personalmente, me la godo un sacco! E mi sento ricca per il solo fatto che posso 'scegliere', mettendo insieme giri per la mia città così come viaggi low cost (no, non aerei low cost: parlo di autostop, condivisione di passaggi, bus) che mi portano in giro per questo assurdo Mediterraneo, così pieno di diversità sempre sorprendenti.
Girovago come straniera nella mia città, sempre felice di trovare la sorpresa di nuovi negozi che mi propongono prodotti alimentari sconosciuti. Compro pinoli e pistacchi a un banco di fratelli rumeni, zenzero da quello di due tunisini, e le verdure invece dai contadini locali. Idem per la carne.
Nessuna spesa di spostamenti assurdi per prodotti da godere freschi!

Compro vestiti cinesi - ché quello le mie finanze mi permettono - ma neanche molti, avendo fatto scorta di prodotti locali nei mercati marchigiani quando lavoravo là. Eleganza mirabile per costi contenuti pur sul made in Italy.
Ma le scarpe le acquisto a Marsiglia o a Tolosa - ignoro da dove giungano, ma non sono prodotti cinesi analoghi a quelli che trovo qui. Devono essere 'altri cinesi'.
Uso la Francia per approvvigionarmi di tutto ciò che arriva dalle loro ex colonie - olive antillesi, marmellate di cocco o di patate dolci, rum - così come di prodotti locali - vini rossi del Côtes du Rhône e il Gaillac (un bicchiere - ve ne prego! - prima d'esalare l'ultimo respiro!). E per così tante altre cose che non saprei neanche enumerarle.
Ma le olive con cui apro qualsiasi cena in casa mia sono rigorosamente taggiasche, così come l'olio e il pesto comprati da amici nel Ponente ligure.

I miei occhi e il mio corpo hanno assaporato tutti i cibi del mondo, e conosciuto infinite varianti di miei simili. Ho bevuto sui gradini di case vittoriane londinesi con vecchi immigrati caraibici, ho comprato vestiti alle missioni nigeriane, spedito lettere e pacchi dall'ufficio postale gestito da una famiglia estesa di vecchie indiane sciatte e sciabattanti.
La musica, ovunque, m'ha fatto godere e immergere nella realtà in cui mi trovavo, riempiendola di calore e intensità. Non ve n'è stata una che non abbia apprezzato - sebbene non tutte me le porterei a casa per riascoltarle fuori da quel contesto.
Ho ballato con chiunque, come fosse ogni volta l'ultimo fandango.

E grazie a tutto questo ho sempre riso tanto - ché solo per quegli storti dei giapponesi il ridere è indice di imbarazzo: per tutti gli altri ridere è ridere [come dire: tutta l'umanità quando si prende per mano costituisce un cerchio; loro sarebbero capaci di fare un triangolo :-D ]
Le ultime risate quelle di due estetiste coreane, a Madrid, mentre si prendevano cura delle mie mani, e mi correggevano bonariamente il mio spagnolo stentato. Cioè - voglio dire - delle coreane che correggono lo spagnolo a un'italiana ridendone con lei! Sto messa male, o forse molto bene ;-)


Sulla falsariga di Danza delle culture. L'identità culturale in un mondo globalizzato, libro bellissimo, appassionante e curioso pur se profondamente scientifico di J. Breidenbach e I. Zukrigl, Bollati Boringhieri, Torino, 2000.

3 commenti:

gattonero ha detto...

Essere "messi male" come te credo sia il sogno sognato da chiunque abbia ancora un filo di buon senso e di amore per la vita, quella vera.
Come dire che sei messa bene, molto bene direi.
Che differenza c'è tra le scarpe cinesi italiane e quelle cinesi francesi?
Il costo sarà più o meno uguale, sempre di euro si parla, la qualità pure; forse là hanno le mezze misure?
Ciao, buon sabato, buona domenica e buona settimana.
Bacio.

OrsaBIpolare ha detto...

Ora mi hai fatto venire voglia di un Gaillac, magari me lo regalo per Natale (anzi no, Capodanno, perchè il Natale per me non conta una sega)
Ma mi ci vuole un assegno?

Scusa se commento solo su una parte saliente del discorso ;-)
Bacio.

Minerva ha detto...

@gattonero: quelle francesi erano esteticamente più belle e con più personalità. Ovvero sono quelle che sto trovando qui quest'inverno ma che ho comprato là lo scorso :-D
E sì: se devo proprio vivere, tanto vale celebrare!

@orsetta: non so mica quanto costi all'estero. Là una buona bottiglia era intorno ai 10-12 euro. Chissà chi lo importa qui...
Comunque avrei una gran voglia di fare di nuovo una bella degustazione enologica!!!