28/04/11

Cut Out and Fade Out

Molta dell'arte recentemente prodotta sulle questioni di genere lavora sull'insoluta questione dell'invisibilità sociale delle donne - quella che si manifesta con il rimuoverne la presenza fisica (vuoi attraverso il segregarle in casa, vuoi attraverso il mascherarle affinché non siano più riconoscibili come persone nei contesti pubblici) al fine di sottrarre loro la possibilità di espressione della propria parola e del proprio pensiero.
Il modo in cui viene comunicato l'argomento, però, di recente ha assunto forme sempre più ironiche, ed è proprio questa ironia che mentre fa sorridere amaramente riesce ad aprire una breccia nella nostra riflessività.
 
Miss Bugs è una coppia di artisti di Bristol (UK) che lo scorso anno a Londra ha realizzato una serie di installazioni urbane dal titolo Cut Out and Fade Out proprio su questo tema della rimozione fisica delle donne come strategia per la loro riduzione al silenzio, mescolando sagome di cartone a sfondi estemporanei pre-esistenti. A voi alcune delle immagini (la gallery completa la trovate qui).





26/04/11

Crema di amaretti

Comincio la settimana con una ricetta semplicissima per un dolce delizioso col quale coccolarvi adeguatamente e far godere il vostro palato (e quello del/-la vostro/a amato/a).
Questa volta ci fa compagnia il gusto degli amaretti - che io amo particolarmente come correzione del caffè shakerato, ma che stavolta vi propongo in forma di cremosissima mousse...

Crema di amaretti

100 gr di yogurt bianco
50 gr di amaretti tritati 
250 gr di panna
70 gr di miele
amaretti sbriciolati per decorare
In una ciotola mercolare lo yogurt con il miele, quindi unire gli amaretti tritati.
In un contenitore adeguato montare la panna e incorporarla delicatamente al composto di yogurt, miele e amaretti mescolando piano dal basso verso l'alto.
Versare il composto in apposite ciotoline e spolverizzare con pezzetti di amaretto tritato, polvere di cannella e qualsiasi cosa la vostra fantasia vi suggerisca.
Più facile di così! ;-)

25/04/11

Brigata partigiana Alphaville

[Forse non si dovrebbe rubare ai ladri, ma essendo favoreggiatrice della banda, io lo faccio lo stesso e spero non me ne vogliano ;-) ]

Brigata partigiana Alphaville è un brano di Lalli. Lalli è stata a lungo la cantante del gruppo torinese dei Franti, formazione del movimento punk anarchico italiano per il quale qualsiasi ascrizione a uno specifico genere musicale sarebbe quanto meno un atto riduttivo, spaziando loro tra punk, rock, jazz e folk.
Nel 1999, sciolto da un decennio il gruppo, Lalli pubblica l'album solista Tempo di vento, che include questa canzone che lei dedica al padre e che oggi io dedico a tutti quelli che hanno combattuto per la nostra libertà. Con tutto il cuore, e con profonda, infinita gratitudine.






Brigata partigiana Alphaville

Scesi dall'auto a toccare il mondo
come venuti dalle stelle
ci guardavamo attorno, senza fretta.

Colletti alzati delle giacche,
nella testa solo un richiamo,
rumore sordo di mare, un uragano.

Mi sorprendono gli occhi di tua madre,
mi trapassano, se ne vanno,
proprio mentre il ponte saltava in mille scintille...

Oggi sono vecchio e stanco,
è aprile e vento, ho più paura,
così sono venuto a chiederti, fammi questo piacere,
ti prego, questo piacere

Canta la mia canzone preferita,
ti prego, cantala,
cantala in questa mattina
appena appena impazzita,
cantala dove la mia mano potrà vedere,
cantala dove anche il mare si può riposare

Vedi, non potevo davvero,
non potevo di certo
guardare le altre luci brillare
senza provare a toccarle,
canta la mia canzone preferita,
ti prego, canta,
cantala in questa mattina
appena appena impazzita.

22/04/11

Gracias a la vida



Mi gira in mente da settimane. Mercedes Sosa canta Violeta Parra. Bellissime traduzioni qui.


Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió dos luceros, que cuando los abro
Perfecto distingo, lo negro del blanco
Y en el alto cielo, su fondo estrellado
Y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el oído, que en todo su ancho
Graba noche y día, grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos
Y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido, y el abecedario
Con el las palabras, que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha, de mis pies cansados
Con ellos anduve, ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió el corazón, que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano
Cuando miro el bueno tan lejos del malo
Cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto
Y el canto de ustedes, que es el mismo canto
Y el canto de todos, que es mi propio canto
Y el canto de ustedes, que es mi propio canto.

20/04/11

Hipstamatic Sex

Il sito d'un amico - Hipstamatic Sex - raccoglie immagini a tema realizzate con le applicazioni hipstamatic, instagram e lolomomo. L'introduzione dell'effetto anticato tipico dei queste applicazioni, così come il riquadro che da rettangolare torna al quadrato dona alle immagini un fascino particolare, non trovate?
Ve ne ho selezionate alcune che mi piacciono particolarmente, ma essendovene ormai già più di 500 ivi caricate vi consiglio di prendervi il vostro tempo e fare un lungo giro per la delizia dei vostri occhi. In quanto a me... penso che mi dedicherò alla fotografia nel prossima paio di settimane... ;-)

 












19/04/11

Ladri di bellezza: un blog di resistenza all'incedere del brutto

Da un mese alcuni blogger e loro amici si sono imbarcati da ogni dove della penisola nel progetto di un blog col quale reagire alla miseria, allo squallore, alla mediocrità - in sintesi alla 'perversione' - del concetto di bellezza e umanità che da anni è stato effettuato sotto i nostri occhi e nostro malgrado da un certo tipo di soggetti con un'operazione che rasenta la propaganda.

Oggi questo sito - Ladri di bellezza - apre. I 'ladri' posteranno liberamente, quando avranno tempo e voglia di fare colpi nella rete, le cose che a loro piacciono, che trovano belle, felici, 'umane'.
Venite a visitarlo, scrivete i vostri commenti, vivetelo con noi. Usiamolo tutti per 'farci del bene' in questa società e in questo immaginario malati e in cui non ci riconosciamo.
E proponete anche voi dei 'furti' - così da rendere sempre più ricco questo bottino collettivo di un altro immaginario.

Minerva & Cristina

15/04/11

Guerrilla Poetry / 'Restiamo umani' / Re(si)stiamo


Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana. (Giovanni Falcone)

Se non avessi il senso dell'umorismo mi sarei suicidato molto tempo fa. 
(Gandhi)

[dai blog di Vittorio Arrigoni]



Stamattina accendo il computer, dopo una sera invero felice passata a brindare in collegamento virtuale su un nuovo progetto con amici blogger. E trovo la notizia devastante dell'uccisione di Vittorio Arrigoni - un volontario italiano, giornalista e blogger - in Palestina. Uno che le mani se le sporcava andando altrove, ma parimenti rimaneva critico rispetto alla situazione politica italiana. Uno che aveva uno sguardo internazionale (semplicemente 'umano', forse), e sosteneva la vita, la solidarietà e l'amore tra gli le persone e i popoli al di là di confini che voleva - come molti di noi - non esistessero.

Ho girovagato in rete - nel ritmo ansiogeno delle nostre vite quotidiane leggevo talvolta le sue corrispondenze tra le molte altre informazioni cui siamo continuamente sottoposti, ma non con la dovuta attenzione che avrebbero meritato (mea culpa, e ora sono furiosa con me stessa e due volte con una società che ci sta rendendo sempre più frettolosi e superficiali) - e trovato molto su di lui, tra cui un'intervista che è una profonda fonte di ispirazione per tutti coloro che nelle loro vite hanno deciso di resistere a un sistema politico mondiale perverso, disumano, predatorio. Ovvero non per coloro che lo fanno per inerzia, ma proprio quelli che lo fanno scentemente con la volontà di 'mantenere la posizione' - per sé e per gli altri.



Oltre al blog nel quale scriveva le proprie corrispondenze dalla Striscia di Gaza (Guerrilla Radio), ne ho visto un altro suo che ospitava pochi post, e in modo discontinuo: Guerrilla Poetry.
In apertura un famosissimo ukiyo-e, l'immagine del "mondo fluttuante", ma anche del "mondo della sofferenza" - ovvero del ciclo di morte e rinascita che caratterizza l'esistenza umana. E di lì poche fotografie e frasi - alcune composte presumibilmente da lui, altre citazioni che l'avevano evidentemente colpito. Citazioni che sia io, sia i miei conoscenti e amici - coloro che sono la mia 'famiglia' allargata - conosciamo bene e condividiamo con forza.


Vittorio Arrigoni concludeva i suoi articoli scrivendo "restiamo umani" e questo pensiero di resistere alle atrocità facendo riferimento ai sentimenti migliori degli esseri umani nella loro dimensione più luminosa è ciò che orienta la mia vita e la mia volontà di resistenza da sempre.
Qualcosa che è la sintesi di un rimanere fermi nelle nostre posizioni, essere noi stessi, fare ciò che facciamo al meglio che ci è possibile, dire "no" quando lo riteniamo necessario e parlare contro l'ipocrisia, la mediocrità, la menzogna, la perversione, lo squallore, la violenza e tutto ciò che ci uccide giorno per giorno, rifiutando di adeguarci a questo stato di cose in cambio del quieto vivere.

Stamattina mi sono svegliata con la violenza inaudita dell'uccisione di qualcuno che era semplicemente uno di noi - di quelli che appunto 'resistono'. Che non cercano soluzioni facili, che non si voltano dall'altra parte, che magari non sanno neanche cosa fare in certi momenti, ma sanno che è giusto provare a fare qualcosa, e questo con gli strumenti della non-violenza.
Ebbene, io non so più bene cosa fare da moltissimo tempo, ma so che una volta di più cercherò di cambiare le cose almeno intorno a me già col 'mantenere' la posizione, e facendo ancora meglio qualsiasi cosa io faccia nella mia piccola vita. Perché questo è già un atto di resistenza, e io voglio rimanere umana, malgrado intorno tutto remi contro.

12/04/11

Pic-nic al parco

Da alcuni anni ho preso l'abitudine di passare le domeniche di primavera ed estate nel parco centrale della città. Complici le difficoltà economiche, preferisco così piuttosto che impegnarmi in costose trasferte dalle quali tornerei probabilmente più affaticata che riposata.
Nel parco ci incontriamo tra amici e conoscenti che man mano vi affluiscono intorno all'ora di pranzo, sistemiamo vecchi tessuti nel prato antistante un locale a gradoni sul fiume - che abitualmente tiene aperto tutte le sere e nella bella stagione anche il fine settimana - e ci mettiamo in costume da bagno, noncuranti del non essere al mare, così come delle nostre forme non sempre perfette.

Ognuno porta qualcosa - a mo' di tradizione 'bellavita' (nella denominazione dei centri sociali) o 'potlatch' (come dicono gli antropologi) - e lo si condivide con gli altri, così che alla fine si mangiano tantissime cose diverse, come mai in casa avremmo avuto possibilità di scelta a casa. Un articolato pic-nic in cui non mancano uova sode (che mi è stato detto vanno consumate con i pomodorini per evitare l'aumento del colesterolo), formaggio, salamini, affettati, frittate, insalate miste e frutta fresca.
Le bevande si comprano fresche nel circolo/birreria in questione, dove si passa anche a mettere la testa sotto l'acqua per lottare contro il caldo - con l'effetto sexy involontario e inconsapevole di ritrovarsi con i vestiti bagnati dai capelli sgocciolanti mentre si danza sul prato alle note di reggae, patchanka, punk e intera produzione sonora cubana diffusa dal medesimo locale.

Talvolta la giornata è preannunciata da qualcuno di noi presso qualche forum per l'ospitalità a stranieri, così che questi picnic diventano incroci causali di persone di lingue, età, esperienze diverse dal mondo. Altre volte si passa il tempo semplicemente a danzare, dormire, parlare, mangiare, bere, ridormire, danzare, parlare.
E penso a mia nonna, che in questa zona vi è cresciuta, e a mio padre, che da piccolo ancora faceva il bagno nel fiume. Oggi non sarebbe più possibile, ma la sensazione è la stessa.

Che per essere felici abbiamo davvero bisogno di poco, a volte...

11/04/11

Zero and One

Ed eccomi qui di nuovo che guardo la bacheca. E mi incanto per stupidaggini.
Dice 100 post, 100 lettori fissi.
E man mano che nel tempo, in questi mesi, li ho visti aumentare - gli uni e gli altri - sempre procedevano di pari passo.
A volte uno superava l'altro, poi veniva ripreso e superato a sua volta (non ha importanza che siano lettori che invero seguono come appassionati ciò che scrivo - qui mi sto incantando e sto parlando della rotondità dei numeri e dell'incontro tra 1 e 0).
Hanno raggiunto il 100 lo stesso giorno.

In un posto in cui lavoravo alcuni anni fa era consuetudine festeggiare il compleanno dei 10.000 giorni, anziché le ricorrenze di compleanno abituali.
Invero ciò richiedeva un calcolo preciso che tenesse conto degli anni bisestili.
A tal proposito, poi, che sensazione di precarietà devono avere dalla nascita coloro che vengono al mondo il 29 febbraio?

Una mia amica mi diceva: "Non preoccuparti di crescere piano piano giorno per giorno. Preoccupati piuttosto se stai ferma, o se senti di dover correre".
Io non so se cresco - ne ho molti dubbi - ma sicuramente osservo, ascolto, imparo, rielaboro, abbandono, cambio.

E intanto ascolto le parole e la musica di Laurie Anderson, che mi racconta di Zero and One.



Good evening. Now, now I'm no mathematician, but I'd like to talk about a just couple of numbers that have really been bothering me lately. And they are zero and one.
Now first, let's take a look at zero. Now nobody wants to be a zero. To be a zero means to be a nothing, a nobody, a has-been, a clod.
On the other hand, almost everybody wants to be number one. To be a number one means to be a winner, top of the heap, the acme. And there seems to be a strange kind of national obsession with this particular number.
Now, in my opinion, the problem with these two numbers is that they are just too close. It leaves very little room in there for everybody else. Just not enough range.
So first we need to get rid of the value judgements attached to these two numbers, and to realise that to be a zero is no better, no worse than to be number one.
Because, because what we are actually looking at here are the building blocks of the modern computer age. Everything that can be expessed in words or numbers in any language can be communicated using this simple, foolproof system. It's all here in a nutshell, the entire alpha-numerical system, the a to zee - the zero to infinity of digital intelligence.
Now this first example is an expression in this code of the first two letters of the first word of the Gettysburg address. And the second example is the expression of the first two numbers of my home phone: the remaining digits are available in a limited edition of autographed floppy disks on sale at the souvenier stand in the lobby.
This last example is an expression of a musical phrase -actually part of a chord from the first bar of a song called Sharkey's day; a song I wrote myself, and which you may be interested to learn was composed using this very system.
And can be counted like this. And 0 and 1. And 0 and 1...

08/04/11

Sunflower Guerrilla Gardening


Minerva è favorevole a qualsiasi iniziativa che colori queste nostre città invero un po' spente, grigie e demoralizzanti che non inneggiano proprio alla vita... Una modalità molto semplice ed economica per fare ciò, che non si capisce bene quanto sia (il)legale - è noto il detto per cui "tutte le cose buone della vita sono illegali, immorali o fanno ingrassare" -, è quella di seminare in giro, ovunque vi sia un pezzetto di terra inutilizzata, semi per future piante da fiore, e con queste illuminare e, nei casi migliori, profumare, queste aree ormai disumanizzare e denaturalizzate dal cemento.

Il movimento del Guerrilla Gardening fa questo, ed è invero affascinante. Ovunque si moltiplicano anche progetti di balconi fioriti e orti urbani (in seguito mi soffermerò su tutto questo perché - connesso al discorso della decrescita - è una delle cose più sane che possiamo fare in primis per noi stessi, finché vivremo), ma in questa occasione mi limiterò ad esortarvi a passare weekend diversi trasformandovi a poco prezzo e con un po' di spirito di avventura in 'guerriglieri' del mondo vegetale.
Io pianterò semi di girasoli, anche perché è una delle piante che vengono meglio, ma qualsiasi pianta da fiore è benvenuta.


1. Guardatevi in giro per individuare pezzi di terra inutilizzati.
Aiuole trascurate, fioriere di cemento tra i rifiuti, terreni nudi di fango. Se ne scegliete uno vicino a casa sarà più facile dargli un'occhiata e prendersene cura di tanto in tanto.

2. Pianificate l'attacco.
Segnatevi la data per l'attacco, che sia di sera quando c'è meno occasione che vi distubino o facciano storie. Non che la cosa sia appunto spaventosamente illegale, ma meglio minimizzare il rischio di problemi. Invitate amici in vostro sostegno.

3. Trovate un fornitore per l'approvvigionamento delle piante.
Più economico è, meglio è, ovvio. Negozi di bricolage locali, supermercati e grossisti. I centri per il giardinaggio a volte le piante un po' malconce le regalano proprio. Non è detto che sotto le vostre cure non sopravviveranno. Voi salvatele lo stesso da morte certa presso i loro venditori e fatevele appunto regalare.

4. Scegliere le piante per l'attacco.
Dovranno resistere alla carenza d'acqua e al freddo. Devono essere in grado di badare a se stesse per la maggior parte del tempo. Pensate anche all'impatto visivo sul luogo - colore, mai fogliame verde. Queste piante devono fare davvero la differenza. Fatevi consigliare dai negozianti, se non avete amici giardinieri.

5. Indossate scarpe robuste.
Proteggete i piedi dalla terra e dal fango.

6. Borsa & sacchetti.
Portate con voi sacchetti di plastica, sacchi della spazzatura (anche per ricoprirvi le scarpe, nel caso, mentre state lavorando la terra). Erbacce, rifiuti, vasi da fiori e ciottoli andranno portati via.

7. Approvvigionamento d'acqua.
Una delle responsabilità di un guerrilla-gardener è l'acqua. Portatela con taniche tipo quelle della benzina, sono a perfetta tenuta. Altrimenti bottiglie di grosse dimensioni possono funzionare altrettanto bene (ma sono più scomode).

8. Bombe di semi.
Per il giardinaggio in aree dove l'accesso è difficile o uno scavo lungo è inadatto, si usano 'bombe di semi' (a volte chiamate 'granate verdi') che si possono interrare a pochi centrimetri di profondità nella zolla. Ci sono molti metodi diversi, alcuni li si può facilmente fare in casa; le istruzioni per il più semplice qui:



9. Concime.
Potenziate le piante con sostanze naturali. Usate concime bio.

10. Diffondete la notizia.
Fate sì che la gente sappia quello che avete fatto con un paio di volantini nella zona dell'attacco, in cabine telefoniche o alle fermate d'autobus. E siano benvenuti i media locali.

Buon attacco, e non dimenticate di segnalarlo sul sito con fotografie e video. Rendete più vive le vostre città :-)

06/04/11

Piccole creature esplorano spazi pubblici

Artificial Dummies è un progetto dello studio di design ToDo che costruisce una relazione tra i movimenti disegnati da algoritmi delle sue buffe creaturine e lo spazio pubblico di una facciata, un edificio o un monumento, adattando l'animazione in tempo reale alle specifiche caratteristiche architettoniche della superficie di proiezione.
Strani animali prendono vita, si riuniscono in branchi e fluttuano, esplorando il nuovo territorio in cui si trovano, evitando ostacoli e nemici. Come appena migrati in un nuovo habitat, le creature esplorano e cercano di adattarsi all'ambiente. Tra lo spazio e i suoi abitanti virtuali si crea così una relazione unica che a seconda della location genera ambienti sempre diversi.

05/04/11

La patetica schiavitù della taglia 42

Fatima Mernissi, ne L'harem e l'Occidente, scrive che qui da noi il corpo femminile è costretto a rimanere per sempre adolescente e magro, diafano, acerbo e privo di maturità, soggiogato ai dettami maschili della moda e del mercato. Come darle torto? È ciò che abbiamo tutti i giorni davanti ai nostri occhi, basta sfogliare qualsiasi rivista dedicata al pubblico femminile (intrisa ipocritamente di articoli di impegno nella lotta all'anoressia).
Alcuni anni orsono ingrassai di molti, molti chili, per una somma di infelicità varie cui reagivo mangiando per compensare la tristezza. Tutte le calorie si trasformavano in ciccia, il mio corpo diventava sempre più brutto e informe e più ciò accadeva, più io ero disperata e mangiavo ancora. Cercavo i vestiti nelle catene in franchising, o nei grandi magazzini dell'abbigliamento per verificare come maglie, gonne, abiti graziosi e belli – nonché dai prezzi contenuti – arrivavano nel migliore dei casi alla taglia 44. Sopra questa c'erano solo capi che neanche mia nonna avrebbe indossato, e a prezzi decisamente superiori.

Cominciai ad andare in giro con vestiti informi e jeans comprati nei negozi dei cinesi, che annoveravano taglie extra-large a prezzi abbordabili. Una giovane donna infelice, che già stava male e si sentiva brutta, veniva ancora più umiliata dalla società intorno che le imponeva la definitiva somiglianza con un sacco di patate perché incapace di stare per converso dentro una taglia e un modello che nello stereotipo collettivo coincide con la 'bellezza'. Sprofondai nella depressione.
Ne venni fuori cominciando a riflettere sul senso della mia vita da una parte e su tutti questi processi, queste aspettative, questi stereotipi dall'altra, e giunsi da sola, con determinazione e impegno, facendo sport e mangiando regolamente a dimagrire di 1/5 del mio peso totale (mica cotiche!) per prendermi infine sul serio cura di me stessa dedicandomi al piacere in tutte le sue forme – cibo incluso. Un vero atto di forza – altro che il controllo del proprio corpo che attuano le anoressiche quando si sentono tanto dotate di volontà perché si privano del cibo (che a un certo punto non è neanche più questa grande vittoria, visto che il corpo si abitua a non riceverlo e a sopravvivere come può senza più dare alcuno stimolo di appetito)!

Ora sono una donna morbida e 'rotonda' – e a chiunque non mi conosca ancora dico che non si faccia illusioni sull'incontrare l'ennesima malata del mondo della pubblicità o della moda con camicia aperta sino all'ombelico, labbra dischiuse e sguardo spento da tossicodipendente. Vado piuttosto in giro con strani vestiti personalizzati disposti a strati, faccia buffa, orecchini grandi come il mio sorriso e un cartello virtuale appeso al collo che dice: “sono felice, sto bene, benvenuto nel mio mondo, ma non cambio per te: se ti va sono così, altrimenti ciao!”.
Ho imparato che le persone che amo e con le quali reciprocamente ci si incanta, quelle che mi affascinano e con le quali voglio condividere il tempo della mia vita, hanno occhi che emettono luce e sono bellissime – qualsiasi sia la loro taglia.
Ho imparato che ciò che guardo e che gli altri guardano in me non sono neanche i nostri corpi, ma il disegno che questi creano nell'aria e sulla strada quando camminiamo come danzando, e quando mi lascio prendere nell'altrui movimento facendolo diventare il mio.

Come ben sapete, non amo pubblicare mie immagini, ma qui innanzitutto non si vedono dettagli di me e, seconda cosa, volevo corredare questo post di un'immagine che sentissi 'bella' - se non altro per il contenuto di un corpo che sembra un paesaggio di dune e avallamenti. E se poi anche solo alcuni di voi commenteranno "vai così, sgnacchera!", forse qualche donna che legge questo blog sorriderà, la pianterà a sua volta di fare a pugni tra le lacrime con la bilancia e uscirà dall'essere vittima depressa e consenziente di stupidi stereotipi. Con il guadagno, per tutti noi, di un po' di più di verità, apprezzamento reciproco e quindi piacere in questa società altrimenti fasulla ;-)

01/04/11

Sono arrivate le fragole :-)

La sottoscritta è tornata dal mercato col suo bravo cestino delle prime fragole della stagione che le hanno riempito di profumo la cucina. Che farne - visto che mi piacciono, ma mi nauseano anche velocemente? Innanzitutto un risotto, e poi un semplicissimo dolce al cucchiaio - giusto per togliermi la voglia.

Eccovi qui la ricetta, godetevi il weekend cominciando col soddisfare il vostro palato ;-)

Tiramisù di fragole

(dosi per 8 persone)
200 gr di fragole
150 gr di mascarpone
100 ml di panna
200gr di savoiardi
1 bicchierino di maraschino
2 uova
30gr di zucchero


Ricetta semplicissima, ma dotatevi di più scodelle/terrine che ogni componente va fatto a parte e poi mescolato agli altri :-D
Scodella 1 - Affettate le fragole e mettetele in una scodella con 1/3 dello zucchero e il bicchiere di maraschino; lasciate riposare una mezz'ora.
Scodella 2 - Separate i tuorli dagli albumi (e mettete questi ultimi nella scodella 3) e montate i primi con 1/3 dello zucchero fino a farli diventare quasi bianchi. Ora aggiungete il mascarpone ai tuorli e amalgamate bene.
Scodella 3 - Aggiungete ora il restante zucchero agli albumi e montate questi a neve fermissima.
Scodella 4 - Sbattete la panna e aggiungete anche questa agli albumi.
Quindi aggiungete delicatamente questo composto alla crema di mascarpone e tuorli. La crema è pronta.
Separate ora le fragole dal liquido che hanno prodotto, e inzuppate velocemente i savoiardi in quest'ultimo, quindi disponeteli nelle tazzine.
Formate gli strati: savoiardi, crema, fragole. Conservate in frigo 4/6 ore.
A momento di servire decorate con fragole fresche e scaglie di cioccolato o granella di pistacchi.