11/04/11

Zero and One

Ed eccomi qui di nuovo che guardo la bacheca. E mi incanto per stupidaggini.
Dice 100 post, 100 lettori fissi.
E man mano che nel tempo, in questi mesi, li ho visti aumentare - gli uni e gli altri - sempre procedevano di pari passo.
A volte uno superava l'altro, poi veniva ripreso e superato a sua volta (non ha importanza che siano lettori che invero seguono come appassionati ciò che scrivo - qui mi sto incantando e sto parlando della rotondità dei numeri e dell'incontro tra 1 e 0).
Hanno raggiunto il 100 lo stesso giorno.

In un posto in cui lavoravo alcuni anni fa era consuetudine festeggiare il compleanno dei 10.000 giorni, anziché le ricorrenze di compleanno abituali.
Invero ciò richiedeva un calcolo preciso che tenesse conto degli anni bisestili.
A tal proposito, poi, che sensazione di precarietà devono avere dalla nascita coloro che vengono al mondo il 29 febbraio?

Una mia amica mi diceva: "Non preoccuparti di crescere piano piano giorno per giorno. Preoccupati piuttosto se stai ferma, o se senti di dover correre".
Io non so se cresco - ne ho molti dubbi - ma sicuramente osservo, ascolto, imparo, rielaboro, abbandono, cambio.

E intanto ascolto le parole e la musica di Laurie Anderson, che mi racconta di Zero and One.



Good evening. Now, now I'm no mathematician, but I'd like to talk about a just couple of numbers that have really been bothering me lately. And they are zero and one.
Now first, let's take a look at zero. Now nobody wants to be a zero. To be a zero means to be a nothing, a nobody, a has-been, a clod.
On the other hand, almost everybody wants to be number one. To be a number one means to be a winner, top of the heap, the acme. And there seems to be a strange kind of national obsession with this particular number.
Now, in my opinion, the problem with these two numbers is that they are just too close. It leaves very little room in there for everybody else. Just not enough range.
So first we need to get rid of the value judgements attached to these two numbers, and to realise that to be a zero is no better, no worse than to be number one.
Because, because what we are actually looking at here are the building blocks of the modern computer age. Everything that can be expessed in words or numbers in any language can be communicated using this simple, foolproof system. It's all here in a nutshell, the entire alpha-numerical system, the a to zee - the zero to infinity of digital intelligence.
Now this first example is an expression in this code of the first two letters of the first word of the Gettysburg address. And the second example is the expression of the first two numbers of my home phone: the remaining digits are available in a limited edition of autographed floppy disks on sale at the souvenier stand in the lobby.
This last example is an expression of a musical phrase -actually part of a chord from the first bar of a song called Sharkey's day; a song I wrote myself, and which you may be interested to learn was composed using this very system.
And can be counted like this. And 0 and 1. And 0 and 1...

13 commenti:

MrJamesFord ha detto...

Mitica Laurie Anderson.
Io non sono stato un grande fan dei numeri, sono decisamente più legato all'istintività.
Ma, effettivamente, anche loro sono espressione del mondo.
Come quando ti addentri in un Paese straniero senza sapere la lingua: ci sono gli imprevisti, e le scoperte da restare meravigliati.
Alla fine, l'importante del viaggio è conservare quella sensazione.

Alligatore ha detto...

Numeri, numeri, la vita non dovrebbe essere dominata dai numeri, purtroppo spesso è così. La libertà vera, credo, sia senza numeri, o almeno, molto lontana da essi. Un saluto da uno di quei 100 che viene spesso qui ;)

Minerva Jones ha detto...

Sì, numeri come espressione del mondo. Strani simboli. Distantissima da loro quando contabilizzano denaro. Interessanti quando metafora di altro. E giocosissimi nelle equazioni - ne andavo pazza :-D Ora ho perso completamente quell'abilità. Peccato.
Uno zero incontra un otto: "E levati quella cinta, che sei ridicolo!". Forse sono l'ultima ad averla sentita questa - io arrivo sempre con l'ultimo treno - ma la trovo davvero buffa :-P

Lucien ha detto...

Un saluto da un altro di quei 100. E' bello essere letti da tante persone, ma concordo con Alli; il primo anno controllavo sempre i numeri poi col tempo ci si bada meno e non solo nei blog.

Minerva Jones ha detto...

No, è solo la rotondità cicciotta del numero e il fatto che li ho visti rincorrersi per settimane tra numero di post e numero di lettori che mi diverte: io sono una giocherellona, ed è proprio in questo senso che li ho presi - tant'è che subito dicevo appunto che il numero in sé non significa nulla neanche per me (e il racconto di Laurie Anderson lo conferma).

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

e allora come il pubblico di ok il prezzo è giusto era solito fare grido:
cento cento cento!!!

Saamaya ha detto...

morbide le rotondità d'uno zero: un percorso che non si ferma e non si spezza. gira, gira, continua, balla, ridi, digita, allunga, firma. quant'è bello bloggare a primavera!

Minerva Jones ha detto...

@ Marco: ... ahem... :-D

@ Saamaya: vedo che anche tu provi lo stesso! :-)

Inneres Auge ha detto...

Io sto intorno ai 90 con il blog "serio" e rosico nell'attesa dei 100. Tanti auguri a te che, lasciando da parte i numeri, sei una bellissima persona oltre che un'ottima ed originale blogger!

ReAnto ha detto...

...vedo che sei a 101 in questo preciso istante ..prepara un post per il 200...complimenti :)

Minerva Jones ha detto...

@ Inneres Auge: quando uno mi fa tanti complimenti mi chiedo sempre quale sia il suo obiettivo ;-)

@ ReAnto: ma no, non sto proprio a farmi questi calcoli. Ero davvero solo incantata dai numeri tondi. Passati, domani altro giro (come direbbe il ragazzino cannibale), altro post :-D

Inneres Auge ha detto...

IL mio obiettivo è ottenere tutti i tuoi lasciti

Minerva Jones ha detto...

@ Inneres Auge: oh, come caschi male allora, mio caro :-DDDD