30/06/11

Ebbene sì, maledetto Brezsny (l'oroscopo, Emma Goldman e le rose)!

Se non posso ballare, allora non è la mia rivoluzione!
(Emma Goldman)





Giornate pesantissime, miei cari, non fosse che ancora si può contare su amici adorabili, delizie del palato a costo abbordabile, e poesia e musica di infinita delicatezza e bellezza a rincuorarci ogni sera quando il caldo comincia a calare e scende la delizia della notte per darci finalmente pace dagli affanni del giorno.

E mentre sei lì, nella tua vita senza certezze, a concentrarti senza orari in impegnativi progetti dai futuri frutti incerti per non dire altamente aleatori e a risentire di tutto ciò che ti fa male del mondo, ti passa sotto gli occhi l'oroscopo settimanale di Rob Brezsny su L'Internazionale. Orbene: tu agli oroscopi non solo non credi (sebbene sulla configurazione degli astri al momento della nascita sospendi il giudizio in base al dubbio "se le maree sono dovute alla luna, chi può escludere che pure noi esseri umani non risentiamo in qualche modo dei pianeti e delle stelle in cielo?"), ma di norma non li leggi neanche perché non vuoi sapere cosa ti riservi il futuro nell'ottica che se sono cose brutte è inutile fasciarsi la testa, se sono belle vuoi pure la sopresa.

Però con Brezsny fai un'eccezione. Intanto perché scrive benissimo e perché i suoi riferimenti letterari, artistici e politici sono sempre uno stimolo per approfondimenti su soggetti che spesso non conoscevi. Poi perché parla a me, dice proprio a me: di tutti quelli del mio segno zodiacale, in realtà ogni settimana scrive l'oroscopo solo per me. Il rivolgersi a tutti quelli del mio segno è solo una finzione, in realtà interpreta perfettamente ciò che sto provando solo io e sta frullando nella mente solo a me. Infine, se pure così non fosse, più volte ci invita a giocare, dandoci i 'compiti per tutti' (e quello di questa settimana recita "Siamo a metà del 2011. Pensa a quello che hai realizzato finora e a quello che ti resta da fare": una cosina semplice...) e autorizzandoci implicitamente - io lo so - a scegliere un altro oroscopo se quello che ha scritto per il nostro segno non ci piacesse... Amabile cialtrone!

E oggi, nel mezzo dello smarrimento e della stanchezza che sto provando, cosa mi dice?

"Emma Goldman era un’attivista carismatica. I suoi scritti e i suoi discorsi influenzarono molto la sinistra americana nella prima metà del novecento. Diversamente da alcuni dei suoi compagni di viaggio, non era austera e dogmatica e non cercava di fare proseliti. Si batteva per un tipo di liberazione che celebrava la bellezza e la gioia. Mentre pensi ai cambiamenti radicali che probabilmente vuoi introdurre nella tua vita nei prossimi mesi, Gemelli, ti consiglio di adottare un atteggiamento simile. Rendi divertente la tua metamorfosi."

Ma io ti strozzo, Brezsny! Emma Goldman? Non puoi citarmi Emma Goldman, maledizione!

L'unica cosa sulla quale ho da ridire è che Emma Goldman era anarchica - ma a parte questo è una della mie eroine, antesignana delle lotte femministe, ma in una declinazione estremamente attuale che va ben oltre le rivendicazioni di genere per parlare d'amore, libertà e piena parità e solidarietà degli individui pur di sesso diverso ma accomunati dall'appartenenza alla medesima umanità. Una che scriveva
"la sua libertà [della donna] si realizzerà nella misura in cui avrà la forza di realizzarla. Perciò sarà molto più importante per lei cominciare con la sua rigenerazione interna, facendola finita con il fardello di pregiudizi, tradizioni ed abitudini. La richiesta di uguali diritti in tutti i campi è indubbiamente giusta, ma, tutto sommato, il diritto più importante è quello di amare e di essere amata. Se dalla parziale emancipazione si passerà alla totale emancipazione della donna, bisognerà farla finita con la ridicola concezione secondo cui la donna per essere amata, moglie e madre, debba comunque essere schiava o subordinata. Bisognerà farla finita con l'assurda concezione del dualismo dei sessi"
e che ci ha lasciato aforismi quali quello che apre questo post e quello cui si riferisce implicitamente l'immagine-denuncia nella colonna qui a destra: "Preferisco avere rose al mio tavolo che diamanti al mio collo".

Che altro devo fare, Brezsny, celebrare ancora di più la bellezza, la vita e la gioia? Volevi darmi una svegliata affinché non cedessi? Giusto per ricordarmi che il caso sa sempre ciò che ci fa bene anche se noi non ne siamo consapevoli e che la vita trama sempre a nostro favore anche quando non ce ne accorgiamo?
Un giorno scoprirò il tuo segreto, ma per il momento ebbene sì, maledetto Brezsny, hai vinto anche stavolta! Si riparte! ;-)



28/06/11

"Vincere": una parola e un concetto da riprenderci

Ma come sarebbe che sembra che ci vergognamo quasi a dire - e prima ancora a pensare - che certe battaglie non vadano solo combattute, ma addirittura vinte?
Cosa ci è entrato nelle vene - una pacata rassegnazione ispirata a De Coubertin ("L'importante non è vincere ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene") o forse il disagio per un termine che è stato colonizzato nel nostro immaginario da canzoni e proclami di uno specifico schieramento politico col quale non condividiamo né ideali né prassi?

"Vincere" [vìn-ce-re], verbo transitivo, ha i significati di
  • 1 Superare, battere qualcuno in uno scontro armato, in un incontro sportivo o altro
  • 2 Portare a termine con successo uno scontro, una competizione, una prova
  • 3 Aggiudicarsi, conseguire qualcosa
  • 4 fig. Indurre qualcuno a cedere, convincerlo
  • 5 fig. Superare qualcosa di avverso o negativo
  • 6 fig. Controllare, dominare qualcosa
e fino a prova contraria è una voce della lingua italiana che non mi risulta essere di proprietà esclusiva di qualcuno, e il copyright dell'arroganza e del "Dio è dalla nostra parte" non sono marchi che io sia disponibile a riconoscere. Quindi, da anarchica, non dò un bel niente a nessuno, anzi: se voglio una cosa e ritengo che sia mia comincio col riprendermela.

Quindi basta col "partecipare", "combattere", "convivere con ciò che non ci sta bene": cominciamo a pensare che vogliamo vincere, e magari con quest'attitudine ce la faremo un po' di più, eh? ;-)


27/06/11

I ribelli della montagna

Io posso esortarvi/-ci tutti a un altro modo di vivere, di sentire le relazioni, di godere dell'esistenza. E posso e voglio non smettere mai di concentrarmi sulla dimensione positiva, luminosa e felice della vita e degli esseri umani - perché di cose tremende e agghiaccianti nel nostro quotidiano ne dovremo sempre fronteggiare.
Ma oggi queste ultime sono forti quanto la mia volontà di resistere loro, ed è per questa ragione che non posso non pensare a chi sta combattendo per noi in montagna, e voglio dedicare a questi miei amici - e fratelli del mio cuore - questa canzone, mentre seguo su RadioBlackOut e Indymedia ciò che sta accadendo.





Frutta e desideri :-)

Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male. 
(Eduardo De Filippo)

Lo sapevate che ogni volta che mangiate per la prima volta un frutto di stagione potete esprimere in cuor vostro un desiderio e che potrebbe avverarsi? E sì, potete anche fare un po' i furbi, e non solo riferirvi alla frutta fresca ma anche a quella presente nei dolci o nei gelati che state assaporando.
Quindi ieri sera ho mangiato la prima fetta di cocomero dell'estate ed espresso un desiderio.
 








Ora sto tenendo le dita incrociate.


Ogni occasione è buona - in un mondo interconnesso dove il caso non è casualità (G. Bateson insegna) - per dare un influsso positivo su/a ciò che ci circonda. Anche solo di desiderio e speranza nelle nostre menti ;-)



25/06/11

La Libera Città di Christiania


Bene: ogni tanto una buona notizia. Christiania rimane in vita, riscattando per 10 milioni di euro il terreno sul quale sorge. Gli 'occupanti' - in futuro legittimi proprietari - di una vasta ex area militare abitata abusivamente dal 1971 potranno rimanervi e continuare a vivere nella Libera Città con la propria valuta, le proprie leggi, la proprio democrazia diretta, nonché tutta una serie di negozi e servizi quali la sauna, il ristorante, l'asilo per i bambini ecc. Come troveranno il denaro non si sa, ma qualcosa faranno - d'altronde l'inventiva non manca loro, visto che in passato alcune loro idee per soluzioni ecocompatibili si sono poi diffuse ben oltre i confini locali, come nel caso delle biciclette a tre ruote con carrello porta-bambini.

Sono stata a Christiania nel 1989. Giravo in inter-rail col mio zainetto in spalla e il sacco a pelo, e sempre finiva che mi intruppavo con busker vari in ogni dove e passavo le giornate per strada a chiacchierare con loro, a coccolare cani (c'erano sempre cani), a farmi cuocere dal sole per ore e a raccogliere soldi per loro quando si esibivano con i loro strumenti.
E anche quella volta avevo conosciuto in questo modo una giovanissima (eravamo entrambe poco più che maggiorenni) violinista giapponese - tutte violiniste le giapponesi? - che conviveva con un ragazzo danese residente appunto nella cittadina anarchica. Finito di suonare, a metà pomeriggio, avevamo camminato insieme dal centro città a Christiania, lei con la sua bicicletta portata a mano, e io che invidiavo quella sua scelta così coraggiosa di stare - seguendo un rapporto d'amore - lontano dalla famiglia, in un altro paese, in una comunità hippy/punk/anarchica all'epoca ben meno legalizzata di oggi, a vivere con ciò che riusciva a tirare su dal lavoro di musicista per strada.

Quando fummo lì, lei mi introdusse al luogo, poi mi salutò. E io, nelle luci del tramonto, girovagai in lungo e in largo, spostandomi dalla via principale con le sue caserme riadattate a ospitare i negozi e inoltrandomi nella parte più selvaggia e riservata - tra alberi, il 'laghetto' interno, le case più improbabili costruite con legno, lamiere e materiali di recupero di ogni genere sulla riva di questo. Qualcosa che ricordava le baracche cajun in Louisiana - sebbene ovviamente la vegetazione fosse completamente diversa. Si sta bene quando ci si riconosce tra simili e immediatamente scatta quella fiducia per cui per esempio - sebbene non si potessero scattare fotografie - mi permisero di farne (e qui non le vedrete proprio in virtù di quel tacito accordo con loro di tenerle per me).

Per chi ha tempo/piacere per la visione di un documentario segnalo Christiania, you have my heart, realizzato da Nils Vest nel 1991, che racconta la vita nei primi 20 anni della città.
Sì, si può decisamente vivere in altri modi, ovvero nonostante lo stato, le sue leggi, le sue perversioni, e - nel caso italiano - i suoi modelli di felicità e successo disumani, malati e patetici.

23/06/11

Su Metilparaben: Minerva, il tempo come ricchezza e la frugalità felice

 
 

Buongiorno a tutte/i! :-)

Nuovo post della sottoscritta per Metilparaben: un pezzo sul tempo delle nostre vite - e sulle priorità, gli obiettivi e il senso che diamo loro.

Andate a dare un'occhiata e - se vi interessa leggerlo - prendetevi il tempo di farlo con calma, perché stavolta è articolato con video, musiche e approfondimenti...


Buona giornata! :-)


22/06/11

TAC - Apotropaismo

E così Bad Hands stamane m'ha fatto tornare in mente i Tomografia Assiale Computerizzata (anche conosciuti come T.A.C. o TAC), gruppo di musica industrial ed elettronica italiano che fa parte delle mie memorie giovanili (e non pensate che non vi abbia sentito commentare "ciò spiega tante cose").
In rete ho trovato un brano, in particolare, che in questo momento mi pacifica ulteriormente l'esistenza non solo per la specifica sonorità, ma anche perché tratto da un album che si intitola "Apotropaismo". Chi non conosce il significato della parola 'apotropaico' trova la spiegazione qui. Affascinante, nevvero? Nel post precedente vi auguravo buona visione, in questo buon ascolto :-)




Il colore del pensiero

Un paio di mesi orsono s'è tenuto a Milano il Brainforum2011, nel quale sono state presentate le ricerche più recenti nell'ambito delle scienze neurocognitive. Iniziativa parallela al convegno è stata la sorprendente mostra Il colore del pensiero, in cui sono state esposte gigantografie di immagini del cervello di roditori colorate secondo la tecnica Brainbow (crasi di brain, cervello, e rainbow, arcobaleno), messa a punto da Jeff Lichtman e realizzate nel laboratori scientifici di tutto il mondo.

"La tecnica, in vitro e non invasiva, provoca una mutazione genetica nei topi: proteine fluorescenti alla luce penetrano nei cromosomi degli animali e ne colorano variegatamente i neuroni. Si ottengono cioè cervelli reattivi alla luce, tonalità differenti (un centinaio) si accendono lungo i processi neuronali. [...] Il Brainbow offre agli scienziati la possibilità di ricostruire più precisamente le connessioni neuronali, grazie al colore che va a caratterizzare i singoli neuroni".

E dà vita a incantevoli immagini, che paiono opere d’arte - ragion per cui il curatore dell'esposizione - l'artista Angelo Bucarelli - le ha accostate liberamente con capolavori di pittori celebri quali Klee, Mirò, Dalì, Kandinsky. Buona visione :-)

A sinistra l'immagine di un neurone. A destra 'L'albero della vita' di Gustav Klimt (1909)
A sinistra un neurone del tronco encefalico. A destra, 'N.5' di Jackson Pollock (1948)
A sinistra una lesione cerebrale. A destra 'False start' di Jasper Johns (1939)
La differenziazione del neuroblastoma nel topo. A destra 'Idiollio atomico, uranico e melancolico' di Salvador Dalì (1945)
A sinistra una coltivazione di astrociti. A destra 'Rosso plastica' di Alberto Burri (1961)
Il cervelletto di un topo. A destra le 'Ninfee' di Claude Monet.


20/06/11

La leggerezza sospesa di Janet Echelman

Janet Echelman è un'artista americana che costruisce grandi strutture reticolari - sospese e mobili - metaforiche di concetti e relazioni. Intuizione avuta per caso osservando alcuni pescatori indiani, da quel momento ciascuna scultura a 'rete' - plasmata in diversi materiali e colori a seconda del significato simbolico di cui è portatrice - viene articolata in forme che, per quanto spesso ancorate a edifici, ondeggiano e mutano al variare del vento e delle condizioni atmosferiche.
Ciò che mi piace, in particolare, è la rappresentazione del concetto nella stessa trama/ordito del mezzo espressivo utilizzato, e l'esposizione di questo sia alle forze degli agenti atmosferici naturali (aria, pioggia, sole) sia al passare del tempo - così che l'opera è appunto una struttura viva, palpitante e destinata man mano a (de)perire.

Vi lascio una gallery fotografica e un video in cui parla della sua intuizione e del proprio lavoro. Anche perché le sue parole sono quelle incoraggianti, pacificate e felici di un'appassionata che non aveva avuto per anni l'opportunistà di un'istruzione formale per arrivare a una compiuta espressione artistica, ma proprio il caso - e il credere nel potere dell'immaginazione - l'hanno portata a riuscirci quando tutto sembrava remasse contro di lei.
Buona visione! :-)

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18/06/11

I-Ching, il silenzio e l'ironia

Ecco, uno poi ogni tanto guarda l'aggiornamento dei vari blog, e grazie a quelli si frega con le proprie mani, ché stamattina sono incappata in quello di Teti900. Dove nell'ultimo post riporta il suo oracolo I-Ching.
Orbene, io non amo I-Ching, oroscopi, tarocchi e in generale qualsiasi cosa che possa essere utilizzata per il fine di anticiparci in qualche modo il futuro. Quello che sarà, sia - sono fatalista e curiosa, se me la sveli in anticipo, che sorpresa è?

Ma come indicazione sulla quale riflettere in tempo reale, come se fosse un pensierino da 'compito a casa' per la giornata... oh, sì che li apprezzo. E il suo I-Ching di oggi recitava:
"Dovrai ricercare l'equilibrio ed una possibilità di mediazione per evitare che si possano creare delle inimicizie. Sarà per te fondamentale riconoscere qual è il momento di fermarti, anche a metà del percorso".
Rubatissimo, quindi ora relax, sospensione di parole, ascolto e basta. E magari un po' di musica (grazie Sassicaia!)




e faccio ciò sperando parimenti che l'arma dell'ironia - una di quelle che più apprezzo - sia di vostro gradimento a differenza di costui che proprio non sapeva cosa fosse ;-)

17/06/11

Della problematica interazione con la violenza che ci circonda :-(

Mentre stiamo vivendo giornate appassionate per via dei risultati di votazioni amministrative e referendum, la parte politica che sta ricevendo batoste risponde a modo suo con reazioni violente, scomposte, brutali e offensive anziché articolare e giustificare le proprie (ahimè, difficilmente difendibili a qualsiasi osservatore esterno) soluzioni cui ci ha esposto da anni a questa parte.
E noi, cittadini, ne siamo dentro - anche a un modello di relazioni che via via è divenuto sempre meno corretto, sempre meno d'ascolto e di dialogo e sempre più invettiva che mira ad annientare gli interlocutori indipendentemente dalla bontà o utilità collettiva potenziale di tutte le riflessioni che si potrebbero (e sarebbe necessario) sviluppare insieme.

Un problema che mi sta a cuore, proprio perché tendo a pensare che ciascuno abbia le proprie idee e che tutte siano legittime perché sviluppate a partire dalle proprie esperienze personali assolutamente uniche, è il rapporto con chi la vede diversamente da me - sia che si tratti di posizioni antitetiche, sia che si tratti di sfumature rispetto a posizioni considivisibili.
Ed ecco qui il problema: perché la mia soluzione - che poi soluzione non è o almeno è ancora un tentativo irrisolto di soluzione - è sempre quella di dialogare a oltranza con tutti, sebbene mi esponga io stessa, in tal modo, a possibile violenza e reagisca con la stessa quando sento che è arrivato il punto di mettere paletti a mia stessa difesa. Ingenuo e infantile tentativo che non mi diverte affatto, anzi, mi sfibra, ma non ne conosco di migliori.

Se questa è un'impresa quasi impossibuile - ne convengo - con chi la pensa in modo radicamente opposto, la disperazione la provo quando sento persone a me simili per finalità, obiettivi, speranze, che vedo individuare soluzioni non percorribili, sempre a mio avviso (ci tengo a premettere che il mio punto di vista, essendo mio, è sempre relativo), in un contesto sociale in cui si condividono spazi, pensieri, parole e anche 'orizzonti di lotta comuni'.
In qualche modo, il fatto di non cercare di trovare soluzioni comuni, di decidere di chiudere rapporti, di non rispondere e trincerarsi nel rifiuto del contronto, di spartire i territori come fossimo animali, di invocare leggi e tribunali a mediazione, mi sembrano tutte soluzioni parimenti terribili e che impoveriscono quello che gli esseri umani potrebbero essere e fare - se solo decidessero di stare dentro le situazioni e il dialogo pur con la fatica immane che un tentativo del genere comporta.

Mi sembra una fatica necessaria, se appunto si vuole vivere insieme, nello stesso spazio, nella stessa società. E' quando tale violenza accade, uno le energie le perde per difendersi, anziché per andare oltre 'insieme' cercando di mediare i punti di vista diversi.
E la cosa che ancora più mi ferisce è sapere che le persone con cui si hanno queste relazioni contraddittorie che sfociano poi in reciproche violenze non sono di natura così - perché guardi quello che fanno e talvolta li senti incredibilmente vicini, dallo stesso 'lato della barricata'. E quindi la devastazione emotiva diventa ancora maggiore, perché ciò di cui ti rendi conto è che la colpa non è vostra, ma del sistema in cui hai sviluppato la tua (in)competenza relazionale - un sistema che agisce di volgarità, mediocrità, ipocrisia che sono entrate in noi e ci hanno distrutto (come dice un altro blogger) l'innocenza.

Io non ho proprio voglia di arrendermi a questo - ne sono arcistufa - e ben sento l'impotenza in qualsiasi tentativo, non è che non me ne renda conto. Ma sento ancora che è necessario provarci, ragion per cui non ho proprio più voglia di rispondere violenza alla violenza - neanche come autodifesa - a chi si lascia fregare la vita e l'immaginario da chi ci ha inquinato la potenzialità di buone e sane relazioni, di dialogo, di sentire comune. E quindi ci provo a oltranza, di nuovo, ancora - per quanto stupida possa sembrare.
Sono stanca e demoralizzata, ma non voglio arrendermi al pensiero che chi ha subito violenza poi si senta in diritto di perpretarla ai danni degli altri, né che chi ci ha rubato quell'innocenza e reso vittime di quell'immaginario la faccia franca fregandoci ancora in questo modo - con le nostre stesse mani.

Quindi chiedo venia per le volte che ci sono cascata io stessa, e faccio due passi indietro nella speranza di riguardagnarli insieme. Ci credo davvero. Perché penso che non ci saranno sempre nuovi posti - nuovi territori, nuove relazioni - da abitare. E che è il momento di andare oltre i vaffanculo, la messa a tacere del dissenso, gli omocidi reali o di espressione verso gli interlocutori.

L'unica cosa che vi chiedo è di pensare a quanto ho scritto e dirmi il vostro punto di vista, ma per favore - svincolandoci dalle perversioni che appunto ci mortificano come esseri umani.
Non siete stanchi anche voi, come me, di queste? Perché tolgono tante, troppe energie e alla fine - sempre secondo me, non pretendo che quanto ho detto valga in assoluto o per tutti - tolgono senso alla vita.
E se avete una soluzione migliore fatemela sapere. Perché io non la vedo.

Un abbraccio a tutti, ma proprio a tutti.

16/06/11

Rétrofuturs: futuri virtuali d'antan

Minerva ama molto la comunicazione - l'avrete ormai capito - sebbene in effetti la sua anima rimanga fortemente d'altri tempi, così come le cose che l'affascinano realmente hanno tutt'altra visualizzazione e ritmo rispetto ai panorami mediatici della contemporaneità.
Per tale ragione, ella ha sorriso parecchio alla vista dei seguenti flyers di Rétrofuturs, designer francese, che colgono l'essenza dei social network che usiamo oggi, ma pacificano quelli che come lei a volte si sentono tagliati fuori non solo dal mondo dei cosidetti 'giovani', ma proprio da questo secolo (e nel mio caso anche da quello precedente, ché io a inizio '900 sarei vissuta benissimo!). Godetevi anche l'ironica interpretazione - sia verbale sia visiva - di senso/funzione/specificità di ciascuno, invero in qualche caso molto acuta ;-)

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15/06/11

K.I.S.S. / Keep It Simple, Stupid

K.I.S.S. sta per "Keep It Simple, Stupid", ossia "Falla semplice, stupido". Utilizzato in informatica per evitare di pensare alle ottimizzazioni fin dall'inizio, cercando piuttosto di mantenere uno stile di programmazione semplice e lineare, a me personalmente sembra si possa perfettamente prendere a consiglio per l'organizzazione della propria vita.

Oggi è stata la classica giornata in cui tutte le diverse nocività che nella vita contemporanea - perché sono un'antropologa e, pur se in passato c'era meno informazione, so che si viveva qualitativamente meglio (meno, ma meglio) - ci colpiscono indipendentemente un giorno sì e uno no, hanno pensato bene di sintetizzarsi in una miscela esplosiva. E così sono stata esposta alle malattie e ai lutti delle amiche, alla disoccupazione o alla precarietà lavorativa di queste e degli amici, alla sensazione di impotenza dei vecchi, a una politica agghiacciante e a una cultura/società ignorante, violenta e alla deriva.

Non siamo in una situazione complessa. Siamo in una situazione complicata.
La complessità è specifica della vita e degli esseri umani, sia a livello biologico - si pensi al funzionamento del corpo - sia a livello psichico - dove ciascuno di noi è una configurazione unica delle esperienze della propria vita e del modo in cui le ha nel tempo interpretate.
Quindi la complessità è anche interessante, pone sfide intellettuali, richiede l'impiego magari anche di un pensiero laterale. Affascinante, nevvero?

La complicazione no. E' proprio solo l'aver reso le cose così mescolate e pasticciate che devi pazientemente andare a sciogliere tutti i nodi uno a uno, con un tempo infinito e il vivo desiderio di dare fuoco alla matassa piuttosto che recuperarne il bandolo. Che se poi pensi alla situazione politica, sociale ed economica in cui ci troviamo, le cose hanno raggiunto livelli così astrusi e ingestibili che l'impresa di sciogliere i nodi sarà titanica e non ti basterà l'intera esistenza.
E dobbiamo per forza sprecare il tempo della nostra vita così?

Oggi ho tracimato, e quando raggiungo questo livello o è il pianto dirotto e impotente o è il balcone guardato con troppo desiderio. E m'è tornato in mente questo acronimo: K.I.S.S. - "Keep It Simple, Stupid".
Ho fatto una doccia, come mi suggerisce sempre Sassicaia quale punto di 'ripartenza' quando si è allo sbando. E nel mio caso il bagnoschiuma aveva un incantevole profumo di mandorle. E mi sono chiesta quando ho smesso di pensare che le cose potessero essere semplici, piacevoli e incantate come quel profumo senza bisogno di scalare montagne a mani nude per avere una semplicissima sensazione di piacere.
Poi ho pensato che dovevo mettere in ordine quel delirio di casino che è la mia casa perché almeno a livello lavorativo ordine fuori = ordine nella mente, per poi scrivere tutte le cose da fare e dare loro una disposizione in termini di priorità.

E infine mi sono anche ricordata che tanto in qualche modo se è il proprio destino si sopravvive sempre, ma che l'importante non è neanche quello quanto vivere. E adesso vorrei pure un po' di più di spontaneità nell'essere felice di stare al mondo (dannazione, non può anche questo essere sempre una conquista così faticosa!) e penso che una buona strategia sia quella di cominciare ad avere silenzio intorno sottraendomi a quelle 'droghe' - come l'essere sempre informata su tutto e in tempo reale, il dover partecipare a ogni costo a ogni menata di battaglia pseudopolitica - che creano dipendenza e avvelenano il corpo, la mente e l'esistenza in generale.
Quindi tra qualche minuto, non appena finisco di scrivere questo post, chiudo questo dannato pc e mi immergo nel silenzio e nella lettura di Latouche, l'unico del quale in questo istante mi interessino le parole e le riflessioni.

Me lo dico da sola: "Keep It Simple, Stupid", "Falla semplice, stupida".
Anche solo per non dare la soddisfazione a quelli che stupidi lo sono veramente (cfr. il video qui sotto) di credere che la stupida sia io ;-)


13/06/11

29 modi per rimanere creativi

Come iniziare bene la settimana? Eccovi la risposta! Stamane mi sono imbattuta per caso in questo breve video della società di designer nipponici ToFu il cui titolo 29 WAYS TO STAY CREATIVE subito m'ha incuriosito: la creatività - ne sono persuasa - è infatti alla portata di tutti noi, basta coltivarla con dedizione e cura giorno per giorno.
Sorpresa ancora più gradita, il video non contiene solo semplicissime istruzioni per non perdere il guizzo dell'inventiva, ma anche per giocare, riposarsi, e in generale viversi la vita più serenamente.
Buona visione, quindi, e buona settimana! :-)

10/06/11

I sensi e la città


Paolo Melissi ha scritto oggi il testo che segue, e un altro blog ne ha fatto un post con un gioco che giro a voi.
Buon weekend - riposatevi, godetevi i vostri cari, andate a votare e magari (se ne avete voglia e tempo) approfittatene per lasciarvi attraversare dal piacere dei sensi con ciò che vi propongo ;-)

"La cosa che più abbonda in natura è il panorama
e con la strada che si apre andando da Cairoli verso il Duomo si apre un altro panorama - un impatto, uno scontro invisibile, l'urtare contro - la cui complessità non è discussa dalla velocità dello spostamento.
Panorama sonoro: La musica della serie a cartoni animati di Heidi, quella che fa "Piccola / Con un cuore così". Dopo qualche metro ancora lacera il tessuto della musica una serie di versi acuti provenienti da bocca umana.
Panorama visivo: C'è davanti alla vetrina di un negozio d'angolo un uomo - panorama lombriosiano: è un ebete, uno scemo del villaggio, col labbro inferiore prominente, la pelle liscia lucida. L'uomo emette versi modulati ora a latrare di cane, ora a fischio di merlo, ora a risata gracula. Stringe i pugni e finge di correre sul posto. La musica che viene dal lettore portatile che ha poggiato su un seggiolino davanti a sé gli trasmette scosse freniche.
Panorama tattile: Le mani in tasca comunicano con monete da un euro e 20 centesimi, e confondono la musica della serie giapponese con i rilievi delle facce metalliche dei dischetti dotati di potere d'acquisto.
Panorama olfattivo: l'aria puzza appena, sarà il vento e le piogge di questi giorni.
Panorama gustativo: Caffé. [...]".
(Paolo Melissi)
Adesso prendetevi il tempo di fare una passeggiata - quindi spostarvi a piedi - in qualche via della città/paese in cui abitate. Aprite i vostri sensi e memorizzate ciò che percepite. Poi prendete carta e penna, o una tastiera di un computer, o un cellulare - ciò di cui disponete - e postate le vostre riflessioni in commento qui.

Vi suggerisco alcune domande, ma siete liberi di provare a descrivere ciò che percepite come volete ;-)
Panorama sonoro: Quali rumori e che corripondono a cosa? Sono propri di specifiche azioni umane? Percepite musiche? Quali e da quali fonti sonore? A cosa vi fanno pensare?
Panorama visivo: Dove vi trovate, cosa vedete? Quali case, quali negozi? Come sono allestite le vetrine, quali composizioni, quali colori? E le persone? Chi incontrate - quali caratteristiche somatiche, quale abbigliamento, quali posture, quali sguardi scambiate?
Panorama tattile: Le vostre mani cosa stanno stringendo? La pelle del vostro viso a quali intemperie o sollecitazioni è esposta?
Panorama olfattivo: Quali odori o profumi percepite? Cosa vi ricordano? Come li descrivereste? Sono gradevoli o sgradevoli?
Panorama gustativo: Quali sapori sentite in bocca chiudendo gli occhi e lavorando di immaginazione? Oppure, a quali state pensando di dedicarvi e di cui sentite già l'acquolina?

07/06/11

Tatuaggi: l'unicità del corpo attraverso segni visibili

Scrive Michela Fusaschi che "per l’antropologia, il tatuaggio è una pratica che rientra nella categoria delle modificazioni e alterazioni del corpo largamente e storicamente diffuse pressoché in tutte le società" [(2009) "Antropo/grafie del corpo. Piercing e tatuaggio nelle soggettività contemporanee" in G. Guizzardi, Identità incorporate.  Segni, immagini, differenze, Il Mulino]. Esso può essere provvisorio come nel caso dei tatuaggi all'henné che perdurano alcune settimane, o permanente, quando ottenuto per mezzo di punture del derma con aghi intrisi di inchiostro o di altre sostanze.

"La letteratura etnografica ci ha per molto tempo restituito interpretazioni di pratiche come il tatuaggio in termini di segni tradizionali per mezzo dei quali la collettività viene ad imprimere sulla e nella carne degli individui marchi indelebili di un’appartenenza ed un’identità comuni, questo per ricordare costantemente i valori della società nella sua interezza e attribuire anche agli individui un posto adeguato in seno alla medesima come perpetuazione di un ordine sociale": in questo senso possiamo leggere tanto i tatuaggi facciali dei Maori, che indicavano gli uomini liberi e nobili, quanto quelli, di converso, fuori dal comune per nascita o talvolta anche per condizione di vita o per scelta, come nel caso di marinai e carcerati nella società europea ottocentesca.

Per questi ultimi il segno indelebile lasciato dal tatuaggio veniva a rappresentare sia l’attestazione del passaggio alla vita dei veri 'duri', sia un segno di virilità. Il tatuaggio era in uso fra pellegrini e soldati, pirati, prostitute e spogliarelliste, ma anche fra operai che vi vedevano il modo per simbolizzare il proprio valore. Parimenti funzionava per i nobili, uomini e donne, per i quali rappresentava un segno di distinzione sociale.
Infine, "dall’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, questa pratica esce definitivamente dalla dicotomia bene/male", così come il tatuaggio non diviene più elemento per l'omologazione a una determinata categoria sociale quanto opportunità/segno di distinzione che celebra l'unicità dell'individuo, differenziando il proprio corpo da quelli altrui.

Nelle conversazioni con persone che hanno tatuaggi sul proprio corpo sono giunta alla conclusione ch'esse non ritengono d'essersi 'ricoperte' con un qualche segno, ma d'aver fatto emergere qualcosa della propria identità all'esterno, quasi la pelle dipinta diventasse un'interfaccia tra la propria natura interna e la sua rappresentazione - visibilità per sé e per gli altri - esterna.

In questo senso, a volte, sogno di farmi io stessa uno o più probabilmente più tatuaggi. Se dovessi mai realizzare tale desiderio, essi seguirebbero questa ultima ipotesi interpretativa.
Mi tatuerei allora:
- una farfalla su una scapola, sulla pancia o su un fianco -> per la loro bellezza naturale e a indicazione di una vita breve ma intensa;
- una piccola tartaruga -> perché la mia casa è sempre stata ciò che, nomade, sono riuscita a mettere in uno zaino e caricarmi sulle spalle;
- l'arcano maggiore della Papessa dei tarocchi (in stile Art Nouveau), in grande sulla schiena -> la Papessa rappresenta il femminile notturno, l'anti-maternità, l'amore platonico, l'intuizione, l'anelito all'arte e alla filosofia, caratteristiche per le quali mi sento vicina a questo personaggio;
- e infine un sole, raggiante, sorridente e luminoso, all'interno della caviglia -> per contemplarlo solo io, nei momenti più duri e difficili dell'esistenza, e ricordarmi che così come sono stata felice in passato potrei esserlo di nuovo in futuro, e quindi darmi speranza.

E voi avete tatuaggi? Quali e dove?
E se non ne avete, quali vi piacerebbe avere?
Quali immagini rispecchierebbero la vostra identità?

Henri de Toulouse-Lautrec: Seule [Sola]

Oggi sono andata all'Eleuthera, la mia casa editrice preferita. E mentre stavo acquistando vari libri di ispirazione libertaria il mio sguardo è stato attratto da un volume il cui titolo in bianco su sfondo rosso-bruno recitava "Guida erotica": come esimermi dal curiosare di che si trattasse? ;-) E una volta scoperto cosa fosse, non mi sono potuta trattenere dal comprarlo e farlo mio.
Guida erotica al Louvre e al Museo d'Orsay raccoglie il lavoro della guida Jean-Manuel Traimond nei due musei parigini, ove l'autore ha sviluppato un proprio particolare percorso, licenzioso ma mai volgare, su una sessantina di rappresentazioni erotiche ivi esposte, accompagnate da citazioni letterarie e racconti mitologici che gli sono cari.

Nella sezione "Masturbazione" (la prima che ovviamente ho guardato) l'Autore racconta che il Louvre non fornisce rappresentazioni del soggetto, a esclusione di un'opera in cui Venere ghermisce con mano sicura il pene di Adone.
Il Museo d'Orsay, invece, espone uno schizzo a olio su cartone di Henri de Toulouse-Lautrec dal titolo Seule [Sola] in cui è raffigurata una donna dai capelli rossi riversa su un letto disfatto: il corpo abbandonato sul lenzuolo, la testa reclinata all'indietro, gli occhi chiusi, le gambe fasciate in calze nere che penzolano fuori dal letto, la mano destra posata sulla coscia... Come conosco bene questo stato di abbandono, nessuna rappresentazione renderebbe meglio lo stato di grazia che segue l'orgasmo in una donna!
Dite la verità: guardando questa immagine non viene voglia anche a voi di affondare il vostro corpo nel suo? O anche solo di poggiare la testa sopra i suoi seni e trovare riposo dall'inquietudine del vivere?