27/06/11

I ribelli della montagna

Io posso esortarvi/-ci tutti a un altro modo di vivere, di sentire le relazioni, di godere dell'esistenza. E posso e voglio non smettere mai di concentrarmi sulla dimensione positiva, luminosa e felice della vita e degli esseri umani - perché di cose tremende e agghiaccianti nel nostro quotidiano ne dovremo sempre fronteggiare.
Ma oggi queste ultime sono forti quanto la mia volontà di resistere loro, ed è per questa ragione che non posso non pensare a chi sta combattendo per noi in montagna, e voglio dedicare a questi miei amici - e fratelli del mio cuore - questa canzone, mentre seguo su RadioBlackOut e Indymedia ciò che sta accadendo.





7 commenti:

Gio...Illusion ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=mViOpM8gEkc

questa versione è stata la mia sveglia per anni

Ernest ha detto...

Con loro!!!!

Bad Hands ha detto...

io ero a genova quel giorno...
e faccio parte dei vinti.
adesso mi resta solo questa consideraazione: dopo di allora non c'è più stato niente, ha vinto la repressione.
verranno altre generazioni e dobbiamo aiutarle. ma noi abbiamo perso.

Cirano ha detto...

l'importante è lottare, i risultati li lasciamo ai giudizi della storia....tra poco si scateneranno anche contro di noi per il ponte sullo Stretto.

Minerva Jones ha detto...

@ Gio...Illusion: molto bella anche questa versione :-)

@ Ernest: sempre.

@ Cirano: in bocca al lupo, amico! :-)

Comunque io rimango dell'idea che non bisogna solo lottare, ma pure VINCERE. Non è una parola brutta, sapete?, è che ce l'hanno usurpata i 'cattivi' - per cui abbiamo addirittura il terrore di dire, oggi, che vogliamo raggiungere questo risultato...

Minerva Jones ha detto...

@ Bad Hands: secondo me la repressione non avrà vinto finché avremo la possibilità di immaginare altri modi di vivere.
Io non credo in questa cosa dellalternanza delle generazioni, o del senso di colpa di affermazioni come che noi avremmo perso ecc. Piuttosto vedo una continuità di resistenza, che è stata data a me da chi è venuto/a prima e per la quale ora combatto a fianco di altri più giovani, e secondo modi che non sono mai stati, per es., quello delle manifestazioni.
Ma vedo miei ex compagni d'università e delle lotte anarchiche di 20 anni orsono che oggi insegnano in modalità rigorose e sputando sangue pur di continuare a farlo, e crescono ragazzi svegli, critici e combattivi. Vedo un mare di locali e di circoli gestiti da persone nate da quelle esperienze e che poi hanno permeato di un certo tipo di cultura/sensibilità/riflessioni la città perché sono rimasti fedeli a certi ideali e certe pratiche. E ancora editori, giornali, prodotti d'arte/cultura/spettacolo che rimangono in quella direzione e con processi produttivi e discorsi in aperta antitesi al mercato. O infine esperienze di baratti, economie di scala, esperienze di condivisione che giocoforza - anche solo per la sopravvivenza - stanno diventando patrimonio della società mainstream. E tutto questo, anche se non è ancora su grandi numeri, è già una tendenza di cambiamento - forse va solo promosso con ogni mezzo necessario (come si diceva una volta...). Poi dammi dell'idealista, ma io comunque ci provo :-)

Bad Hands ha detto...

non vorrei passare per un troppo pessimista ma io tutto questa aria di cambiamento non riesco proprio di vederla... c'è una stasi....
ma non ho smesso di provarci, anche se il ruolo che mi sono ritagliato è solo quello che dici tu, di by-pass...