04/03/11

Carnevale! Le origini della festa

Minerva ama molto il Carnevale per diversi motivi che via via scoprirete – ragion per cui ha deciso di postare, a partire da oggi per terminare entro martedì prossimo, alcuni piccoli scritti in cui metterà in relazione il piano collettivo di celebrazione di questa festa con quello suo più personale e, se ne avrete piacere, converserà su entrambi con voi. Per prima cosa però vorrei introdurvi alle sue origini, così che abbiate una sorta di vaga “cornice”, uno sfondo di significati simbolici e rituali, in cui questa festa si inserisce.

Il Carnevale ha in realtà origini che si perdono nella notte dei tempi, ed è difficile individuare con certezza la situazione culturale dalla quale nasce. Ciononostante un paio di elementi sembrano ricorrere e confluire nell’evento che conosciamo.

L’ipotesi più probabile è che esso discenda nelle sue pratiche di temporaneo rovesciamento dell’ordine costituito dai Saturnali dell’antica Roma, feste in cui gli schiavi diventavano padroni e i padroni schiavi (per un breve periodo e per scherzo) invertendo le regole e i ruoli sociali.
In queste feste, inoltre, veniva eletto un monarca fittizio (un uomo in carne e ossa, o più frequentemente un fantoccio di paglia) che avrebbe guidato le celebrazioni fino al limite dell’orgiastico per poi essere sacrificato a conclusione della festa. Scrive in merito James Frazer “vengono abbandonate le normali remore della legge e della morale; tutti si abbandonano a stravaganti manifestazioni di gioia e di allegrezza; le passioni più oscure trovano uno sfogo che mai sarebbe loro consentito nel corso più regolare e sobrio della vita quotidiana” (Il ramo d’oro, 1992).

Allo stesso tempo, però, se guardiamo al suo nome, sul piano etimologico Carnevale sarebbe riconducibile al “carnem levare” (lett. “togliere la carne”), il che metterebbe questa festa in relazione a quelle in cui, in epoca medievale, si celebrava l’ultimo atto dell’esaltazione dei beni materiali prima del periodo della carestia – che si va a soprapporre alla Quaresima nel culto cristiano – precedente la rinascita primaverile che riporta, nel ciclo agrario, le risorse alimentari necessarie alla comunità.
Questa associazione con il calendario contadino è in realtà confermata anche dall’eco, nel Carnevale, dei culti legati alla fertilità propri dei paesi del nord Europa, dove a conclusione di un ciclo agrario e prima dell'inizio di quello successivo si devono consumare i beni e si deve celebrare la vita in una sorta di ‘crisi cosmica’ che investe l’ordine della natura nei momenti di passaggio tra i due cicli. In questo periodo tutto viene rimesso in discussione, come se si dovesse ri-fondare il cosmo, rinnovare il mondo e, infine, ripristinare – dopo averlo demolito, deriso e sconsacrato – quell’ordine culturale che è l’unico in grado di garantire il regolare fluire della vita.

(continua)

8 commenti:

Zio Scriba ha detto...

ODIO il carnevale. Ma tu mi sei simpatica lo stesso... :-))))

Minerva Jones ha detto...

Buongiorno, Zio, ci siamo svegliati bene, vedo! :-D
E perché odi il Carnevale? Hai voglia di spiegarmelo? :-)
Perché io non lo odio, ma paradossalmente la ritengo una festa 'triste', sebbene in essa vi possano essere elementi utili - non ti anticipo nulla perché sul 'senso' della stessa arriverà apposita riflessione prossimamente ;-)

Zio Scriba ha detto...

Dunque: a parte un'antipatia in senso generale per un giorno in cui (almeno così lo percepisco, grossolanamente, io) il potere dice al popolino "fare caciara obbligatoria, che poi è quaresima", a parte la tristezza che sempre mi comunica il divertirsi in massa "a comando" (stesso effetto mi fa il capodanno) probabile che dipenda anche da ricordi d'infanzia e adolescenza: i raffreddori presi per i costumini troppo leggeri in periodi sempre freddi, il baccano, e gli scherzi pesanti dei più stronzi e più bulli che di anno in anno peggiorano sempre... Per me l'immagine-tipo del carnevale è quello di Ivrea, con gente che finisce al pronto soccorso a furia di beccarsi arance in faccia...
Con questo, non vorrei certo abolirlo: se c'è chi si diverte, si diverta.

Erotici Eretici ha detto...

Bello il carnevale.Molto interessante scoprire anche queste perle circa la sua origine. Mi sembra di capire che il "cordone ombelicale" di entrambe le origini sia il mettere in discussione qualcosa anche se in un caso solo per scherzo. Per una romantica e pazzerella come me è la manna. Mi piace pensare che viene decretato un momento in cui rovesciare i ruoli.
Yin

Venerdi Sushi ha detto...

Approfondirei volentieri l'argomento dei riti orgiastici, tralasciando però l'inversione dei ruoli... :)))))))))))))))))))))

Minerva Jones ha detto...

@ Zio Scriba: ok, in questo senso sono completamente d'accordo con te, salvo il fatto che io ho anche indossato maschere, da bambina, che poi mi sono rimaste addosso come persona e fanno di me - in parte - ciò che sono oggi. In termini macro (quindi non riferiti al mio caso personale), sul rapporto tempo/spazio liminale e tempo/spazio ordinario ne parlerò in un altro post sul tema. Abbi fiducia ;-)

@ Yin: il cordone ombelicale è appunto il concetto di spazio/tempo liminali, e non è proprio uno 'scherzo' (anche se sembra tale). Ne parlerò appunto prossimamente :-)

@ Venerdì Sushi: come dubitare che avresti colto questo aspetto prioritariamente :-)))))
e non declinandolo - è ovvio nel tuo caso - nel gioco dell'inversione dei ruoli? ;-)

Alligatore ha detto...

Concordo in buona parte con lo zio, ma non direi di odiare il Carnevale, festa triste, come dici tu, ma pur sempre festa. Io sono perchè Carnevale sia sempre, io sono per la rivoluzione permanente. Stupendo il dipinto, sarebbe bello entrarci in mezzo ...

Francesco Zaffuto ha detto...

ti passo un link sul carro Rexpubblica di Viareggio 2011
saluti
http://www.lacrisi2009.com/2011/02/rexpubblica-un-carro-di-viareggio-2011.html