30/10/14

L'amicizia al femminile



“Dovresti scrivere qualcosa contro questa storia della competizione tra donne: non se ne può più!”.
Ci metto solo tre anni per accogliere la richiesta della mia amica, ma finalmente è giunto il momento. Perché, per l'ennesima volta, le amiche mi salvano il portacoda.

Le donne si dividono in due categorie – spannometricamente, ché ovviamente vi sono eccezioni – ma di norma è così: da una parte le appassionate, tormentate, brillanti volitive, dall'altra le opportuniste, anaffettive, asfittiche, dementi gattemorte.
Queste ultime sono perverse, tirano a usare le altre donne a loro beneficio, intortano gli uomini con un mix di promesse/ansie/silenzi/accondiscendenze/vittimismi/assenze (non per nulla sono pure definibili come 'fighe di legno' che la fanno vedere e non la danno) e riescono – tra omuncoli dementi, insicuri, o sedicenti 'furbi' – a ottenere ciò che vogliono.
Che tristezza! Che miseria d'esistenza!

Le prime invece soffrono, gioiscono, ridono, s'appassionano, amano, si martoriano di pensieri e martoriano insostenibilmente di pensieri il prossimo. Insostenibilmente, non v'è nessun dubbio! E la danno.
Sono intense. Sono combattive. Sono critiche. Sono intelligenti, ma non cattive, né egoiste. Impulsive, forse, ma anche determinate e con un altro senso della morale e della giustizia. E ancora, nonostante ciò, si lasciano pervadere dal dubbio – più di quanto dovrebbero, visto il loro valore.
Chiaramente le amiche che ti salvano il portacoda sono queste, e la sottoscritta ha la fortuna d'esserne circondata. Anche perché – loro pari – se le è scelte con giudizio nel tempo.

Costoro sono in grado d'essere presenti con le parole giuste in ogni momento difficile della vita. Con l'aggiunta non da poco che in momenti estremi – i più duri, pesanti, ingestibili che si possano immaginare – sono la misura perfetta della presenza e della parola per darti coraggio e farti combattere e andare avanti nonostante tutto il terrore e la sofferenza che stai vivendo.
Allo stesso modo, la condivisione dei momenti positivi con loro è così intensa, diventente, leggera e accompagnata da risate complici e di cuore – anche sui nostri difetti, sull'impulsività, sull'assurdità, sulla pesantezza di cui siamo parimenti portatrici – che ne fanno le alleate migliori per non avere la sensazione di venire derubata dell'allegria: tutt'altro! Con loro l'allegria tocca vertici inusitati!

E queste stesse, infine, nella quotidianità intervengono ridimensionando alla perfezione l'uomo che innesca le competizioni tra te e la gattamorta di turno: perché la competizione c'è là dove c'è un tapino, forse intelligente, forse stupido, ma sempre vigliacco e pigro, che innesca la competizione gattemorte-gattemorte o gattemorte-volitive.
Ché nel primo caso noi volitive si guarda e si ride, lasciandole vivere/morire alla deriva dove loro stesse si collocano e dove è giusto che stiano – fuori dall'esistenza vera, in un mesto, autoreferenziale, patetico, insulso, insipido, insapido, inutile sopravvivere – ma nel secondo noi ci si mette sempre un po' a elaborare soluzioni (troppo amore, troppa considerazione dell'altro piuttosto che di sé!).

Di fatto - si sa - la maggior parte degli uomini (per fortuna non tutti) non appartiene alla specie homo, manco alla vir, bensì alla pigrus ignavus, per cui quando tal esponente della specie vede la potenzialità di due donne in competizione per le sue cure e le sue attenzioni, egli ne gode (povero demente!) e si schiera sempre dalla parte di quella che comporta la minor fatica: la gattamorta. Salvo poi farsi un mazzo così per rientrare nelle grazie della volitiva (sempre, beninteso, tirando comunque a tenerla sotto controllo). La quale, essendo di buon cuore (perché chi vive in maniera appassionata e sincera, ovvero 'umana' è quasi sempre pure di buon cuore) lo perdona, lo cura e piuttosto di veder soffrire lui ne soffre lei.

E qui, per fortuna, giungono in aiuto le amiche, che per prima cosa non lesinano critiche a costui - dal momento che, essendo esterne al coinvolgimento sentimentale, lo vedono in tutta l'assenza di quell'aura di perfezione con cui lo concepisce la volitiva vittima - e a te che sei partita per la tangente per un poveretto, quindi ti accompagneranno affettuosamente per tutto il tempo della sofferenza in cui tu lo frequenterai, infine ti recupereranno alla grande mettendo in risalto tutta la tapinaggine del lui in questione, per cui alla fine questi ne risulterà oggettivamente un tal miserabile che quasi c'è da vergognarsi ad averlo considerato (e non mi si dica che vi possono essere diversi sistemi di pensiero e tutti hanno pari valore: se hai scelto un'esistenza da vigliacco in compagnia d'una povera demente è giusto che tu viva e finisca la tua esistenza da fallito, e non che tu t'appelli al buon cuore e alla pietà della volitiva appassionata e impegnativa che hai rifiutato).

Ma ciò alle povere, dementi, furbe, gattemorte non capita? No, non capita. A queste l'amore, il rispetto, la cura reciproca, il vivere felici insieme semplicemente non interessa: dal loro punto di vista tutte queste cose non sono elementi importanti in una relazione (!). L'obiettivo, nel loro caso, è un altro: circuire l'omino di turno per poi venire mantenute, con case intestate, con aiuti di ogni tipo per la loro 'carriera' (anche perché da sole non sanno manco disegnare una O con un imbuto), con il riconoscimento sociale d'essere 'accoppiate' e non single (che nei loro discorsi/pensieri equivale a essere 'puttane' prive di quasivoglia valore) e via dicendo: quindi giammai protesterebbero per il fatto di ritrovarsi un paio di corna sulla testolina perché i loro uomo è andato a cercare altrove quell'affettività e quel calore che loro non gli danno. A meno che non possano guadagnare ancora di più da un divorzio, nel caso il tapino abbia pure fatto l'errore di sposarle.

Per cui non hanno neanche amiche, e - quando per poco tempo ed errore altrui ne hanno - la loro tendenza alla competizione per ottenere questi benefit dal primo bipede di sesso maschile che passi nella zona apre guerre atroci, con violenze d'ogni genere contro le concorrenti e comportamenti che vanno dalla diffamazione dietro le spalle ai peggiori epiteti sessisti anche in persona (d'altronde le volitive fanno l'amore, ergo si può sfruttare la pochezza del pensiero comune di basso livello per farle passare certamente per meretrici).
Che tristezza! Che miseria!


Anni orsono un'altra mia amica mi segnalò una ricerca di una qualche università americana (sempre loro...) in cui era stato verificato che la quantità di serotonina che si produce nel corpo d'una donna in compagnia di vere amiche è pari a quella che si vive nell'orgasmo durante l'amplesso.
Posso testimoniare in prima persona la veridicità di tal ipotesi, ma con una aggiunta: la prima dura – nelle ore, nei giorni, nel tempo – la seconda, invece, quasi sempre finisce in quello stesso istante in cui sei venuta.

Per cui, il giorno dopo, chiami le amiche, e ridi con loro di te stessa davanti a un buon bicchiere di vino ;-)
Perché le donne volitive RIDONO! E di cuore!


2 commenti:

Baol ha detto...

Bello questo tuo elogio dell'amicizia!

Quanto a me, sono gattaro, i gatti (e le gatte) mi piacciono vivi.

Minerva ha detto...

Yes, vive, vive!
Non a caso ho scritto un racconto che proprio si intitolava La gattaviva!!!