30/10/13

Bivio





"Più che in ogni altra epoca storica, l'umanità si trova a un bivio. Una strada porta alla disperazione e allo sconforto più assoluto. L'altra alla totale estinzione.
Preghiamo il cielo che ci dia la saggezza di fare la scelta esatta." (Woody Allen)


Questo blog gira intorno al rifiuto di facili, ma illusorie soluzioni alla prima opzione e pertanto percorre la seconda. Dovevo immaginarlo che qualcuno l'avesse già detto prima di me ch'esistevano solo queste due strade :-P

28/10/13

Una relazione che invidio




Lou Reed e Laurie Anderson, fotografati da Annie Leibovitz a Coney Island nel 1995.


E mentre mi dispiace per lui - che comunque ha vissuto 71 anni potendo fare ciò che amava - guardo questa foto e penso, nella mia personale distorsione interpretativa dell'amor romantico, che questo sarebbe ciò che vorrei: potermi finalmente riposare, gli occhi fissi nel vuoto, nerovestita nel vento, lasciandomi andare su una panchina nell'abbraccio d'un uomo che amo e che mi ispira - tanto intelligente e amorevole veramente da non darmi in testa nelle mie passioni e nel mio lavoro, sapendo quanto sia importante per me.

Matrimonio, figli, famiglia neanche li calcolo, ma neanche che mi si facciano discorsi su stipendi/salari, diritti dei lavoratori, problema della sopravvivenza e futuro - ché cambiare il mondo già lo si fa vivendo sino in fondo le proprie inquietudini e i propri eccessi (agli occhi altrui) nel tentativo di pacificarle.
E se cerchi il rischio della vita per sentirti vivo, a me sta benissimo. Puoi cercare la morte in qualsiasi modo, praticare gli sport più estremi e pericolosi, o farti di coca o ero* (ma quest'ultima condividila, grazie): se mi vuoi, io sono lì che respiro il tuo corpo e il tuo odore - comunque.
Con quella faccia buffa, un mezzo sorriso tipo "tanto nulla aveva importanza" e gli occhi persi a fissare per terra, io sono lì a fare lo stesso, e poi a tenerci per mano quando si lascerà questo mondo.


*Anche se - qualora avessi i soldi per questa - prima piuttosto viaggerei in lungo e in largo per il mondo scrivendo, facendo foto e video. Poi, quando l'avessi conosciuto tutto, allora ok per il piano successivo.

21/10/13

Stare in mezzo alle persone

Perché il mio stare dentro le situazioni - stare dentro la realtà delle persone - e poi magari svelare gli inganni cui siamo soggetti - urlarli, addirittura! - viene visto come una ridicola sciocchezza da chi avrebbe potuto cambiare le cose? E perché devo parlare in termini astratti e inconsistenti per essere invece presa sul serio, quando però così facendo sarò morta e fuori dalla realtà come voi?
Come vi permettete? Chi credete di essere?

Ah sì? Sarei una buffona?
Ecco, il vostro pagliaccio allora vi risponde così:










Erika Trejo, performer messicana, alla delegittimazione della parola dei latinoamericani a meno che non facciano riferimento alla cultura europea risponde con tanti dildo recanti nomi di filosofi europei che si mette uno dopo l'altro nel... ;-)

17/10/13

Complessità + anticipazione = incertezza + azione

Wagensberg mentre mostra una banderilla nel Parlamento catalano (2010).





L'anno scorso ho avuto l'onore di conoscere il pensiero e la persona di Jorge Wagensberg, docente catalano di Teoria dei processi irreversibili, e di assistere a una sua lezione meravigliosa su complessità, ordine e caos.


In questa lezione, con voli pindarici tra vari campi del sapere e spaziando tra biologia e sociologia, il tema centrale era "Il caos creatore", ch'egli risolveva con una formula che è quella con cui si può spiegare pure la modalità attraverso la quale garantirci la sopravvivenza come esseri biologici, culturali, individuali o collettivi.

La formula è:

Complessità + anticipazione = incertezza + azione

La sua argomentazione comincia con il considerare ogni singolo essere vivente complesso (animali, persone), così come ogni configurazione sociale collettiva (gruppi culturali, società nazionali), come 'sistema', il quale - proprio perché l'organismo è vivente e quindi ha bisogno di sopravvivere nel tempo - tende naturalmente all'omeostasi ovvero a un ordine stabile.
Tale tendenza, però, non viene mai soddisfatta - perché quando venisse soddisfatta porterebbe alla morte del sistema stesso, incapace di adattarsi alla mutevolezza dell'ambiente in cui parimenti opera lo scorrere del tempo.

Così possiamo dire che qualsiasi sistema vivente tende all'ordine e alla stabilità, ma senza mai (voler) raggiungerli, anzi coltivando l'incertezza affinché ciò non accada. Il pensiero stesso, negli esseri umani, risponde a tale istanza - poiché se penso vuol dire che rifletto su miei pensieri e azioni, per dubitarne o per riconfermarli, ma in quella frazione in cui lo faccio mi sto sbilanciando nel reame dell'incertezza.
D'altra parte, l'incertezza potrebbe - se non conosciuta e/o affrontata con strategie di apparente ma fallace autodifesa (letargia, sonno, inazione) - portare il sistema al caos più totale, e quindi distruggerlo, annientarlo in modo analogo al suo contrario, ovvero il massimo dell'ordine e della stabilità.

Qual è allora la soluzione che Wagensberg ci consiglia?
La sua risposta è che un sistema complesso sopravvive se e solo se è in perenne dimensione di conoscenza dell'ambiente esterno con cui si deve relazionare (anticipazione) e in perenne movimento rispetto, e in relazione, a questo (azione) e in tal modo convive con l'incertezza proprio sfruttandola per il proprio bisogno di sopravvivenza.
Potrebbe essere di ispirazione per diversi contesti e situazioni anche solo nelle nostre vite quotidiane, nevvero?

A volte, però, l'incertezza può essere così profonda, e quantitativamente consistente, che per mantenersi in vita è necessario mantenere in vita la possibilità stessa che questa vi sia, ovvero sia necessario provocare un cambiamento dell'identità del sistema al fine della sua sopravvivenza.
Forse, allora, possiamo ragionarvi sopra, e rivedere la teoria darwiniana, le mutazioni genetiche, ma anche gli incontri interculturali o il sacrificio di singoli individui per la collettività sotto questa lente.

Da tali premesse di rapporto ordine/caos interpretato in questi termini, discendono altre considerazioni di Jorge Wagensberg che vi lascio di seguito come ispirazioni sulle quali riflettere - se ne avete piacere. Personalmente le adotto entrambe.

CONVERSARE
"Fare ricerca, insegnare, apprendere, sperimentare, riflettere è conversare"
"Domandare è ribellarsi, rispondere è adattarsi"
"Tutto ciò che è necessario per apprendere è la conversazione, che è anche il miglior allenamento che può fare un essere umano per navigare nell'incertezza".

SPECIALISMO CONTRO TRANSDISCIPLINARITA'
"Lo specialista non potrà mai evolvere molto, né essere certo di sopravvivere, perché il suo ambiente è a bassa complessità (= è domitato da un controllo estremo dell'incertezza al punto che questa non può quasi esprimersi). Chi invece avrà una visione più ampia, d'insieme e transdisciplinare, potrà garantirsi la sopravvivenza perché il suo ambiente è ad alta complessità (= ovvero in cui la presenza dell'incertezza è quantitativamente significativa)".

Una selezione di opere e interviste a Jorge Wagensberg la trovate infine qui (e se pensaste di farmi un regalo, mi rendereste ultrafelice con qualsiasi di questi libri, visto che al momento non ne ho nessuno e in biblioteca non li trovo...).

[E adesso che ho buttato in rete il mio contributo alla riflessione, quindi all'incertezza e pertanto alla vita, me ne torno al lavoro di ricerca... che ovviamente si muove anch'esso nelle direzioni indicate da costui ;-) ]

15/10/13

Esortazione :-)


Giusto perché vi penso, e non intendo lasciarvi soli o non offrirvi al volo l'occasione di un sorriso, di un respiro, di un po' di energia - pur se in questo momento ho moltissimo lavoro da fare, passo le giornate a leggere|studiare|rielaborare|scrivere, e proprio non riesco a trovare il tempo per articolare riflessioni o segnalarvi cose belle come invece vorrei. Un bacio.

12/10/13

Poesia pura

Makkox, secondo me, è un genio - uno di quei personaggi che mi devo impegnare per comprendere, vista la quantità di riferimenti e citazioni all'interno di quelle che ci porge come semplicissime, essenziali vignette. E non so mai se alla fine ho compreso davvero cosa volesse raccontare, tante sono le potenziali traiettorie di significato che i suoi lavori aprono, ma godo con la mente e col cuore di quello che vi leggo. Questa, che ho visto oggi, mi ha provocato uno sguardo consapevole e pacificato. Mi ha fatto sentire che sono sulla buona strada, e nella giusta direzione, per ciò in cui credo e per cui vivo.
E mi è sembrata poesia pura. Ve la lascio come una carezza piena d'amore.

04/10/13

Persone, Persone, PERSONE, queste che sono MORTE!


Infinitamente lontana dalla retorica di queste ore, riporto una riflessione da Fortress Europe segnalatami da Brigida, che restituisce bene il mio sentire, il mio dolore, la mia rabbia.
Persone, queste che sono morte: non migranti, e tanto meno clandestini.
Persone. Ovvero - ciascuna - un insieme di esperienze uniche di vita, di storie, di sogni, di affetti, di speranze. PERSONE.
Persone che conducono un'esistenza esattamente con i nostri stessi problemi, con le nostre stesse incertezze, con amici e famiglie che le sostengono, con decisioni enormi e slanci di coraggio, e lo sfondo del terrore di perdere tutto, compresa la propria vita - proprio come noi.
E chiunque affermi il contrario, o è fuori dalla realtà, o è in spaventosa malafede.

Le foto dei sacchi di morti in fila sul molo di Lampedusa, le ho già viste due volte. Ma non era l'Italia. Era la Libia, era la Siria... Ed erano i morti dei bombardamenti abbandonati sui marciapiedi davanti agli ospedali di campo. In fondo la guerra si assomiglia sempre, ovunque si faccia. Anche quando è la guerra che l’Europa combatte ogni giorno in frontiera, contro i poveri che rivendicano il diritto alla mobilità disobbedendo alle nostre folli leggi sull’immigrazione.
Quella guerra però non la vogliamo vedere. Per noi è tutto normale. Un amaro gioco delle parti, in cui le uniche colpe sono degli scafisti cattivi, della burrasca o del fato. E nemmeno i 300 martiri di oggi ci apriranno gli occhi. Perché sono soltanto numeri. Numeri come quelli che incideranno con un chiodo sul cemento fresco gettato in fretta sulle tombe dei corpi ripescati in tempo. Tutti gli altri, saranno mangiati dai pesci sui fondali del mare, mentre qualcuno dall'altro lato del mondo chiederà invano del proprio amore.
Ecco forse sono queste le parole giuste. Parole d'amore in questa palude di morte. Le parole di Tesfay Mehari, un famoso cantante eritreo, che dedica questo pezzo alla donna che ha perso nei mari d'Italia. Forse non c'è bisogno delle grandi tragedie per aprire gli occhi. Basterebbe sentire proprio il dolore di un amore spezzato per sempre, per vedere tutto ad un tratto la guerra e distinguere le sue vittime dai suoi colpevoli.

"Mare, dentro di te sta il mio amore.
Hai preso la sua anima e il suo cuore.
Mare, riportala a riva, fammi parlare di nuovo con lei.
Cercala ovunque, trovala, fallo per me.
Mare riportami l'amore della mia anima
Insieme ai suoi compagni pellegrini di questo destino.
Creature del mare, siete voi gli unici testimoni di questa storia
E allora ditemi: quali sono state le sue ultime parole prima di partire
Mare!
Non sei tu il mare? E allora rispondimi!"


03/10/13

Bisogna far ripartire le teste

Stamane trovo online un articolo in cui si riporta il caso d'una maestra che ha rimosso il crocifisso da un'aula scolastica, ricevendo la solidarietà del preside. I commenti all'articolo - di integralisti cattolici - farneticano sul rimuovere invece maestra e preside, dimenticando che viviamo in uno stato laico. Mentre mi accingo a scrivere tal commento, vedo che l'ha già fatto Sassicaia. Così apro la chat diretta con lui, e ne approfitto per uno scambio veloce. L'esito è sempre lo stesso (Occupy: ispira il mondo con la tua presenza, le tue parole, le tue azioni), ma l'invito stavolta vi arriva con più veemenza, e in stereofonia (noi si continua a urlare, comunque...).


Minerva: +1 per lo stato laico senza crocifissi
(e poi sarebbe pure il caso di + 1 sul no allo stato, ma vabbè)

Sassicaia Molotov: +1 è già una notizia

Minerva: dici?

Sassicaia Molotov: eh, di solito mai una gioia

Minerva: credo che comunque si stia andando in quella direzione del "no allo stato", sai? Nel senso che - consapevole o meno - il cittadino comune sta adottando 'nostre' pratiche (autogestione, solidarietà, scambio, dono gratuito ecc.) solo perché sono le uniche, alla fine, che garantiscono una qualche sopravvivenza mentre tutte le altre no
(poi il processo è lento, e inconsapevole della riflessione più ampia di cui queste fanno parte, ma vabbè)

Sassicaia Molotov: qua stanno occupando posti a raffica
ci piazzano gli sfrattati

Minerva: appunto

Sassicaia Molotov: e il comune non fa un fiato

Minerva: beh, qui il comune rompe, denuncia ecc., ma non possono ammazzarci tutti
(idem su in valle)

Sassicaia Molotov: eh qui si rendono conto che gli stanno levando un bel dito dal culo
sono decine di famiglie in mezzo alla strada

Minerva: qui no, abbiamo un'amministrazione stupida e violenta
e centinaia in mezzo alla strada - è un'ecatombe

Sassicaia Molotov: il fatto è che qui vedono le occupazioni come una soluzione temporanea
ma sulle politiche per la casa siamo alla deregulation più completa

Minerva: beh, c'è solo da augurarsi che il tutto diventi strutturale/permanente
ma tanto così sarà comunque - non c'è alternativa a queste soluzioni
che poi, secondo me, non è che ci sia bisogno dello scontro violento per partito preso, eh? Nel senso: io non lo cerco, al limite me lo trovo perché mi pestano loro, ma di mio credo basterebbe già mantenere la posizione e fare un bel muro solido d'opposizione alle violenze quotidiane che ci infliggono...

Sassicaia Molotov: non c'è bisogno di scontro violento
ma di strategia
però c'è un ribasso culturale che non permette ancora di reintrodurre certi concetti
c'è da ripulirsi da 20 anni di berlusconi
peggio del dopoguerra

Minerva: già
è una constatazione sconcertante - non sai da dove ricominciare per ricostruire un po' di capacità critica nella gente

Sassicaia Molotov: riprendersi i media e la cultura non è uno scherzo
penso sia quello il terreno di guerra

Minerva: sono d'accordo con te, ma neanche so da dove cominciare
i colossi con i quali scontrarsi sono enormi - e non è che un piccolo blog, o disseminare commenti in giro ad articoli possa essere determinante
è proprio una goccia nell'oceano, e al momento l'oceano è come se fosse pieno di fango: hai voglia a buttare gocce per ripulirlo
hai suggerimenti?

Sassicaia Molotov: seminare
non c'è molto altro da fare

Minerva: mi piacerebbe avere qualche soluzione più potente

Sassicaia Molotov: anche a me
e che non preveda l'andare in galera

Minerva: ecco, pure quello

Sassicaia Molotov: che le nostre carceri stanno diventando oltre il sopportabile

Minerva: spazi di tortura
c'è così tanto da fare che non si sa più manco da dove partire
è uno sfacelo totale a 360°

Sassicaia Molotov: e non c'è stata la guerra
niente, bisogna far ripartire le teste.

Romanticismo, corteggiamenti e cose losche







Nella mia recente esperienza madrilena, sono rimasta profondamente sconcertata dalle modalità di conoscenza ed entrata in relazione con potenziali nuovi amanti. Nel confronto tra le pratiche che vedo attuate in Italia e quelle appunto iberiche, ho verificato che noi siamo molto più insicuri e bloccati - di certo perché diamo un peso maggiore alla potenziale accettazione o rifiuto della nostra proposta di noi stessi e la investiamo del carico di conferma o smentita del nostro medesimo valore, e della nostra identità come persone. Là invece no: al rifiuto di una/uno, ci si gira dall'altra parte e si rivolge la stessa proposta a un'altra persona finché magari non si ottiene un "sì".

Sinceramente, nella mia sensibilità, vedo tale agire come brutale, o forse come risultato di una disperata necessità di soddisfare bisogni che non sento parimenti così urgenti o staccati da una persona specifica che coinvolge già altre parti di me (il cuore, o la mente, o entrambi). E mi urta.

Però, al tempo stesso, mi rendo conto che quella componente ineluttabile all'inizio di un nuovo rapporto, ovvero quella dell'autonarrazione - al fine di favorire il riscontro di 'analoghe esperienze di vita' in qualche fase di questa - che crea il contesto di complicità e sicurezza sul quale poi si gioca la relazione anche fisica, che una volta vedevo come reciproco corteggiamento romantico piacevolissimo, ora come ora comincia ad annoiarmi ed essermi faticosa.

In sintesi: non ho più voglia di parlare di me o di ascoltare l'altro come premessa alla relazione anche solo sessuale - anzi, soprattutto se sento esclusivamente un'attrazione sessuale, chiaramente legata a una qualche complicità di mente e/o di vita altrimenti non sento comunque attrazione fisica.
C'è pure da dire che non vado mai con completi sconosciuti, bensì sempre con persone incontrate attraverso conoscenti comuni legati dalle medesime passioni/interessi o frequentazioni storiche di ambienti e contesti. Però in qualche modo voglio sempre più vivere concretamente la mia vita - ed eventualmente farla conoscere per esperienza diretta a un'altra persona - piuttosto che parlargliene o parlarle del passato.

"Tutta quella parte lì all'inizio la eliminerei" - dice lui.
"Quale parte? Il corteggiamento?".
"Sì, io quella parte lì la eliminerei".
"Dici il dover passare un tot di tempo a conoscervi, parlarvi, girarvi intorno per vedere se ci state?"
"Sì, cioè no, cioè sì: quella parte lì che ci si dice 'come ti chiami?' e 'cosa fai nella vita?'. Ecco: tutta roba inutile, io la eliminerei".

Comincio a pensarla pure io così. Beh, forse non al punto dell'eliminare anche il "come ti chiami?" :-D
E voi, come la vedete?

02/10/13

Bulimica di vita /3

Mi chiedi come sia possibile che io non abbia bisogno di nessuno. Che proprio non ne senta la mancanza.
E mi chiedi come sia possibile che non abbia più alcun desiderio di nessuno.

Sai, è presto detto: sono sempre più autistica. Ovvero: nel mio mondo c'è un mondo migliore di quello là fuori e tutto ciò che posso fare - tenendoci alla mia autenticità e integrità che non potrebbe mai accettare compromessi in cambio della sopravvivenza - per stare bene, essere felice, e 'fare muro' rispetto alla violenza e all'ipocrisia intorno, è rifugiarmi in quello. E godermelo tutto!
Ché poi - l'ho sempre detto, già mantenere la posizione è un atto di resistenza e di opposizione.

E il mio mondo - è presto detto anche questo - è ricchissimo e pieno d'infinita bellezza:
- ci sono i miei nastrini nei capelli, i miei trucchi e i vestiti sempre più fantasiosi e folli,
- la mia ironia e spontaneità sempre più serene e libere dalle paure degli effetti che provocheranno,
- lo sguardo e l'orecchio incantati dalle produzioni espressive dell'umanità nelle sue diverse culture,
- e poi i racconti, le mappe, il buon mangiare/bere, il giocare con le parole e con il corpo a ogni occasione, il circo, i tarocchi, lo zaino, i viaggi anche brevi ma continui, il camminare, l'ospitalità, la bicicletta e la musica hardcore.

E poi sto imparando a volteggiare con i tessuri aerei, e voglio declamare in giro le mie menate, e intendo imparare la lingua mapuche e pure a suonare la m'bira - ché essendo 'tamburina di natura' fracasserei troppo le scatole all'umanità se mi dedicassi alle percussioni e non mi sembra il caso...
E mi innamoro ogni due secondi, poi sogno di fare l'amore con mezzo mondo, e poi di stare lì languida a ascoltare altri racconti ancora dall'amante di turno (nel caso) e poi però rifuggo anche tutto questo perché mi piace più vederlo danzare nella mia testa che concretizzarlo.

Sì, questo è: come te io non sarò mai soddisfatta, non sarò mai in pace, non sarò mai in equilibrio - nulla sarà per me mai 'abbastanza'. Quella è la mia condanna.
Ma quando proprio mi sento sola mi immagino ballare a piedi nudi musiche come questa, e col cavolo che mi fermo!