23/06/12

Lesbica in osmize NoTav - Tsunami - Valute inesistenti

I sogni allucinati continuano...

I NoTav avevano deciso che per dare maggiore risalto alla causa dovevano aprire le loro case ai turisti e ai forestieri facendo loro conoscere i prodotti della val Susa e di qui informare dello scempio ambientale e della distruzione delle modalità tradizionali d'esistenza in corso. Per fare ciò, s'erano ispirati alla tradizione in corso sull'altopiano del Carso tra Italia a e Slovenia delle osmize, e quindi ogni casa, da quelle nei paesi a quelle nelle località più remote, accoglievano nel proprio giardino i passanti, e a modico prezzo vendevano loro vini, formaggi, pane e prodotti alimentari locali.
Fu in uno di questi contesti conviviali che incontrai questa giovane rotondetta dai lineamenti netti del viso, bruna e con i capelli lisci, e - ritrovandomi sola con lei - consumai il primo rapporto orale lesbo della mia vita, con profondo piacere.


Davanti ai miei occhi le sue gambe erano rocce dalle quali sgorgava una cascata d'acqua, e in un attimo mi ritrovai su un altopiano dal quale si poteva ammirare una vallata tra le montagne, e in lontananza il mare. Ero in compagnia d'altri due ragazzi, parimenti con zaino e sacco a pelo, con i quali mi sarei fermata l'estate a lavorare sulle alture. La giornata volgeva al termine e l'altopiano si trasformò in un albergo di una trentina di piani dove noi occupavamo quelli più alti, in mezzo ad altri lavoratori stagionali come noi - tutti convocati per un qualche meeting introduttivo da parte dell'organizzazione. Il palazzo sorgeva nel pieno di un'immensa città, a debita distanza dal mare, ove come baluardi rispetto a questo erano eretti altri grattacieli.
Nel buio, fuori dalle grandi vetrate, vedemmo allora di colpo montare l'onda e schiumare, travolgendo uno dopo l'altro i grattacieli come un castello di carte e provocando la rovinosa caduta di questi e degli edifici successivi. Il mare avanzava velocissimo nella nostra direzione - eppure avevo già avuto la sensazione che non ne saremmo stati travolti. L'onda si sarebbe fermata ai piani inferiori senza provocare più alcun crollo, e così fu - pur se l'acqua trovò il modo di raggiungerci attraverso ogni interstizio e permanere alle nostre caviglie dopo che il mare si ritirò alla medesima velocità.

Nella pantano così formatosi, individuai il mio zaino, verificai che i documenti erano ancora intatti, il portafoglio con i soldi non era stato depredato da nessuno nel trambusto e il cellulare funzionava ancora. Era tutto a posto. Ero fiduciosa. Sarebbe andato tutto bene - il pericolo era passato.
Mi risvegliai in una città straniera assolata, la luce bianca era abbagliante. Avevo un forte desiderio di caffè, ma non trovai nulla di meglio d'un locale di Starbucks dove almeno potevo ordinare esattamente ciò che avrei voluto, ovvero un simil cappuccino. Avevano anche i croissant appena sfornati, profumati, croccanti, grondanti burro.


L'angoscia arrivò al momento di pagare quando mi accorsi che le monete nelle mie tasche non erano gli euro rischiesti dal barista, bensì contante in tutto e per tutto con la stessa forma, gli stessi colori, gli stessi incastri, lo stesso peso dell'euro, eppure effigi diverse, altri personaggi rappresentati, altre scritte (scudi, kopeki, dracme). Non andava meglio con le banconote, di nuovo identiche agli euro, ma nel taglio 7 euro, 28 euro, 30 euro e via dicendo in vece dei correnti 5, 10, 20, 50 ecc.
Riuscii a mettere insieme quanto bastò per saldare la colazione, ma l'angoscia e l'ansia erano insopportabili, e mi dissi che d'ora in poi - quando di resto mi davano frettolosamente manciate di monetine e mi mandavano via malamente - avrei dovuto essere più attenta e verificare pezzo per pezzo che non mi stessero fregando...


21/06/12

Come Vassilissa

Periodo strano, di quelli in cui ti ripieghi su te stessa e rifletti su chi sei - a volte sorridendoti, a volte piangendo, a volte sentendo una tremenda solitudine, altre percependo quella solitudine come il tuo felice destino.
Accompagnata dalla lettura di Zorba il greco, di Nikos Kazantzakis, conclusa eleggendo tale romanzo a quello più appassionato e vitale che abbia incontrato nella mia esistenza insieme a Tamburo di latta di Günter Grass - l'altro che parimenti celebra la vita libera, senza censure, folle ed estrema, ma ancora con profonda comprensione e compassione verso gli altri esseri viventi.

Forse non è un caso che tutto ciò sia ambientato in Grecia, e che in Grecia abbia scritto a lungo anche il mio autore preferito, Haruki Murakami, sebbene i lavori di quest'ultimo impallidiscano a confronto con Kazantzakis.
Il sole che getta una luce accecante, il frinire delle cicale e dei grilli nell'erba secca, il rumore del mare, gli odori che a ogni minima sollecitazione - la pioggia sulla terra, i fiori d'arancio, il profumo di lavanda e di pulito delle donne - si spandono nell'aria e in pagine e pagine di descrizioni d'ambiente che sono un piacere per i sensi.

E penso a me, a come mi vedo, a questa fisicità che mi è così vicina, e a un personaggio che amai molti anni orsono, perché a modo suo dispensava agli altri ciò di cui questi avevano bisogno attraverso il sesso. Senza perversione né squallore. Così drammaticamente alla deriva per un destino che le era caduto addosso, eppure mai domita e ancora capace di sognare.
E allo stesso modo penso a quel gesto con cui il soldato più basso in grado, anziché andare a letto con lei, copre col lenzuolo il corpo di Vassilissa - questo il nome della prostituta - e la guarda dormire. Che è poi quello di cui ho bisogno anche io in questo momento.
Riposare, prendere tempo, lasciarmi cullare al sicuro da un po' di dolcezza dopo averne data in giro tanta in passato - e tanta attraverso il sesso.
Adesso no. Per un po'.




18/06/12

194: una legge non da rivedere, bensì da applicare concretamente!

A giorni (ovvero il prossimo 20 giugno) la Corte Costituzionale dovrà esaminare e pronunciarsi sulla Legge 194 – quella che, come molti di voi sapranno, più di trent'anni orsono legalizzò l'interruzione di gravidanza e istituì i consultori e l'educazione sessuale (che ha ancora da venire, ma comunque...) nel nostro Paese.
La richiesta d'esaminare la questione è stata avanzata da un giudice tutelare di Spoleto che era stato chiamato a pronunciarsi sul caso di una richiesta di interruzione di gravidanza da parte di una minorenne. Di norma, in queste situazioni, il giudice dovrebbe ascoltare l'interessata, verificare le ragioni per la richiesta dell'Ivg e valutare i potenziali danni psicofisici sulla giovane di qualsivoglia scelta. Invece tale giudice ha sollevato l'ipotesi di un incidente di costituzionalità relativo in particolare (ma non esclusivamente) all’articolo 4 della 194/78 – ovvero quello che riguarda i diritti degli embrioni.

Per tale ragione, nella seduta, la Corte Costituzionale deciderà se un "uomo in divenire" (così nel testo, e anche qui si dovrebbe discutere del ricorso a tale termine piuttosto che a quello neutro di 'persona', ma sorvoliamo...) ha più diritti della donna che potrebbe partorirlo, e discuterà e dovrà pronunciarsi su questioni quali:
- Aborto e interruzione volontaria della gravidanza
- Interruzione della gravidanza nei primi novanta giorni dal concepimento
- Facoltà della gestante (nella specie, minorenne) che accusi circostanze comportanti "serio pericolo" per la sua salute fisica o psichica
- Incompatibilità di tale previsione con la definizione e la tutela dell'embrione umano enunciate dalla Corte di giustizia UE in sede di interpretazione del divieto di brevettabilità delle utilizzazioni di embrioni umani a fini industriali e commerciali (art. 6 della direttiva 98/44/CE)
- Contrasto con la tutela dei diritti inviolabili dell'uomo
- Lesione del diritto alla vita dell'embrione (in quanto uomo in fieri)
- Lesione del diritto fondamentale dell'individuo alla salute.

Difficile non vedere in tale ricorso alla Corte Costituzionale un ennesimo attacco all’autodeterminazione delle donne – il cui corpo sembra essere ancora una volta proprietà di chiunque fuorché loro. Il corpo della donna, per coloro che auspicano una cancellazione o un ridimensionamento della suddetta legge, sembrerebbe di fatto non collegato al pensiero, al sentire, alle intenzioni di vita, alle scelte valoriali della persona.
Il corpo della donna diventa – in tale concezione - solo uno strumento di servizio per altri soggetti. Soggetti che possono, di volta in volta, decidere come usufruirne.

Già oggi la perversione del diritto su quello che dovrebbe essere il proprio corpo da parte della persona è oggetto di vessazioni in forme più manifeste – la proposta nel Lazio e in Piemonte di introdurre personale del Movimento per la Vita nei consultori esautorandoli in questo modo della loro funzione laica a tutela della salute delle donne, le difficoltà sempre maggiori nella erogazione della Ivg nelle strutture pubbliche a causa di percentuali altissime di obiettori di coscienza, l'ostruzionismo politico che ha reso difficoltosa l’introduzione della RU846, la difficoltà (sempre a causa di medici e farmacisti obiettori) di accedere alla contraccezione di emergenza – come più sottili – quali le costanti manifestazioni e iniziative di associazioni pro-life che vorrebbero l’abrogazione della 194, che definiscono “assassine” coloro che ricorrono all'Ivg.


-> Ciò che c'era prima di questa legge

Prima c'erano molti più aborti e si moriva anche, per quelli. Per non parlare del fatto che – venendo praticati da personale non preparato – portavano a danni e lacerazioni permanenti. La legge ha avuto l’effetto di diminuire sia la percentuale di aborti, sia le morti di coloro che si affidavano a pagamento a persone che 'risolvevano il problema' con ferri da calza, beveroni a base di piante, stampelle ecc.
Quelle che se lo potevano permettere andavano in costose cliniche estere e altre ancora si rivolgevano, sempre in clandestinità, a reti di persone costituitesi spontaneamente (e legalmente perseguite quando scoperte: arrestate e processate) per permettere alle donne di abortire in sicurezza e senza pagare.
Altre ancora, temendo per la propria vita o di finire in carcere, portavano a termine – con le ovvie conseguenze fisiche e psicologiche che chiunque può immaginare – una gravidanza che non volevano proseguire (ed un parto) imposta loro dallo Stato.


-> I lati positivi di questa legge

Questa legge per prima cosa riconosce i diritti della persona sul proprio corpo e sul farne ciò che vuole – all'interno comunque di un quadro che definisce limiti oltre i quali subentra la tutela dell'embrione come prioritaria, ma che – entro appunto quei limiti – dà la priorità alla donna.
E fa questo – si faccia attenzione – non in leggerezza e allegria, ma attraverso protocolli cauti e articolati che prevedono numerose visite e analisi, discussioni meditate, tempi di riflessione, e infine un intervento chirurgico. Tutte cose che non sono piacevoli in sé e che poi rischiano – e di fatto spesso accade – di venire ulteriormente caricate dalla difficoltà concreta di vedersi riconoscere tale diritto per via di medici obiettori e di tutti quei soggetti che in modo più o meno manifesto mettono i bastoni tra le ruote alla sua applicazione.

La maternità deve essere una scelta, altrimenti abbiamo situazioni di figli non voluti da donne che saranno madri forzate, non proprio – anche qui – una cosa da ridere. Dare la vita o non volerla dare ha a che fare con le convinzioni più profonde sull'esistenza da parte di una persona. Imporgliene altre - diverse, non sue – equivale a distruggere quella persona, a dimostrare palesemente che lei e il suo sentire non contano niente di niente. Come vivrà la maternità? Come si sentirà, durante e dopo? Cosa penserà della vita e della società che la circondano e le hanno sottratto la possibilità di scelta imponendole quella che di fatto è una violenza sulla sua persona? E come crescerà – già a partire dall'interno del grembo materno – quel figlio non voluto, odiato, sentito come una violenza della legge sulla futura madre?
Perché imporre una gravidanza, un parto e un figlio a una donna che non li vuole è come emettere una sentenza di morte ai danni di quella persona.
Ben altra cosa dalla soluzione alternativa all'Ivg già esistente – e consigliata nei consultori – di portare a termine la gravidanza ben seguite, in forma anonima e gratuita, con l'obiettivo di dare in adozione il nascituro.

Inoltre, e qui si esce dal dramma e si entra nella bellezza di questa legge, la 194 ha dato visibilità e ruoli consultivi ulteriori ai consultori, strutture in cui vi sono figure professionali che accompagnano con ascolto, comprensione e professionalità in questa decisione, e forniscono tutte le possibili soluzioni alternative per la tutela di tutti – ovvero sia della donna che dell'embrione – affinché, se possibile, non sia necessario, se non proprio per motivazioni personali profonde, ricorrere alla scelta di interrompere una gravidanza.

Infine, a queste strutture si possono rivolgere tutti coloro che – all'inizio della propria attività sessuale o nel contesto della loro vita sessuale adulta – abbiano bisogno di indicazioni, assistenza sanitaria, informazioni, e tutte queste consulenze sono gratuite – nell'ottica della responsabilizzazione della persona, così come del suo benessere dove una felice vita sessuale ne è una componente. Se queste esistevano già in precedenza nei consultori famigliari pre Legge 194, è con tale possibilità che diventano un punto di riferimento significativo sul territorio locale.


Non trovate che tutto questo debba essere difeso a spada tratta?


-> Cosa accadrebbe, allora, se questa legge venisse abrogata o limitata?

Se questa legge venisse abrogata o limitata, si tornerebbe all’illegalità e alla clandestinità per quanto riguarda l'Ivg. Ai danni permanenti, alla morte. Ma non solo.
Già oggi mancano corsi di educazione sessuale, accesso alla contraccezione preventiva e d’emergenza, fondi per i consultori. Togliendo questa legge si sancirebbe anche formalmente ciò che certi soggetti che ci governano – e che mirano nostro malgrado a gestire definitivamente le nostre esistenze – auspicano, ma non hanno ancora affermato pubblicamente: ovvero che non abbiamo diritti sul nostro corpo, sul nostro destino, sulla nostra vita, ma siamo solo pedine e burattini nelle mani di uno Stato che ci può usare in ogni istante per i propri scopi.

Anche per questo – per difendere noi stessi e la nostra libertà di scelta a oltranza – è importante difendere questa legge.


Altre info: su twitter l'hashtag è #save194
Su Femminismo a sud un post sempre col titolo #save194 riassume la questione e le controproposte che stanno arrivando da più soggetti della società civile
Le mobilitazioni in corso le trovate invece qui


12/06/12

Minerva va alla sua prima manifestazione enologica (e ne esce felicissima, ma non sbronza!)

Terroir Vino 2010, stessa ambientazione di quella del 2012.



Minerva vi deve assolutamente raccontare l'esperienza incantevole che ha vissuto proprio ieri, quando - andando a trovare a Genova degli amici che apriranno prossimamente un'enoteca nel centro storico - ha colto l'occasione per partecipare con loro alla prima manifestazione enologica nella sua vita: Terroir Vino.

Terroir vino è un evento annuale che mette in contatto direttamente produttori, ristoratori/enoteche e promozione/vendita dei vini via internet, in un clima sì serio di degustazioni e racconti sul vino, ma non serioso: se l'organizzazione è perfetta, la semplicità e la convivialità caratterizzano l'incontro tra le persone, e pure una neofita del settore come la sottoscritta ha potuto apprezzare e imparare grazie a coloro che la circondavano - amici più competenti di lei che pur le rivolgevano domande stimolanti e la facevano riflettere su caratteristiche e processi che altrimenti si sarebbe persa.

Quello del vino è un universo magico e profondamente umano e concreto al tempo stesso. Come nella presentazione dell'evento, l'accento viene posto sul 'sentire' ma anche sulla convivialità del raccontare. I processi produttivi sono parte di questo racconto in cui i produttori narrano la propria storia, le proprie scelte, anche le proprie finalità del recuperare tradizioni o inventarne di nuove per agire comunque un marketing che fa del rifiuto della produzione di massa a scapito della qualità e del ricorso a strategie quanto più possibile naturali il tratto comune delle scelte dei produttori.
Insomma: poco e meglio - e se un vino viene a costare di più in virtù di questo, rispetto a quelli che troviamo nelle grandi catene di distribuzione, pace. Vorrà dire che ce lo concederemo meno di frequente, ma come vero e proprio piacere.

E figuriamoci se io non sto dentro un discorso del genere! ;-)

Così, seguendo i miei amici, ho cominciato questo viaggio in cui per prima cosa ho appreso che l'olfatto - questo senso così poco esplorato nella cultura occidentale tanto che non abbiamo che poche parole per definire la gamma degli odori, ma dobbiamo ricorrere a 'metafore ambientali', 'note', 'sentori di' per riuscire a spiegarlo - è il senso principe della degustazione, prima ancora (e governante poi), il senso del gusto.
Certo, anche la vista è importante - definendo il colore, l'intensità materica e quindi la gradevolezza allo sguardo del liquido, così come le informazioni che si possono desumere dalle arcate che si formano a far roteare leggermente l'assaggio nel bicchiere e la loro velocità di caduta - ma questa non può competere con gli altri due sensi.

Le degustazioni vengono sempre fatte in 'verticale', ovvero ciascun produttore propone al degustante le proprie produzioni cominciando dal vino più recente tra quelli a minor gradazione alcolica (presumibilmente i più leggeri in assoluto) e da lì sale - andando indietro nel tempo come annata o come modalità specifiche di produzione che rendono più alcolico e/o più intenso il prodotto discostandolo man mano dalla produzione più leggera, più recente e spesso più semplice come processo produttivo. In questo modo, talvolta, vengono realizzati veri e propri 'viaggi' d'esplorazione di un singolo vitigno e di una singola azienda. Nel mio caso, ho avuto la fortuna di poter compiete quello del Pigato di una cantina dell'entroterra di Imperia.
Voi non avete idea del piacere, non avete idea!

Il rammarico è il fatto che il vino non vada bevuto - altrimenti al decimo assaggio a stomaco vuoto ti ritrovi steso per terra (però in una pausa sono uscita dai saloni in cui si svolgeva la manifestazione e ho trovato almeno una ventina di persone che ronfavano serenamente e sonoramente nei divani predisposti, ed erano degustatori professionali!) - bensì vada educatamente sputato in appositi contenitori. Già sapevo ovviamente di questa pratica, ma l'imbarazzo, nel mio caso, potete immaginare quanto sia stato forte! Nell'ottica però di potermi concedere l'intera giornata a scoprire questo mondo e i suoi racconti, ho superato anche questo e, spero, trovato un modo almeno 'misurato' nel farlo.

C'è anche da dire che il piacere degli odori, del riconoscerli, del piano piano allenarsi a tante sfumature ti fa passare al desiderio di verificare il sapore in termini di coerenza con i profumi che hai distinto, ed eventualmente individuare sfumature nell'armonia o al contrario 'asintonie' rispetto ai profumi precedentemente individuati per cui comunque non senti il bisogno poi di deglutire il tutto e mandarlo nello stomaco, quanto di - come ultimo atto - analizzare le sensazioni che ti lascia sul palato.

L'Arneis di questa cantina sarà il mio primo acquisto.
E così, niente sbronza. Ma il desiderio di comprarmi almeno una ventina di bottiglie a esplorazione conclusa - quello sì! Per fortuna ho da anni elaborato la strategia di non portare mai con me denaro, in alcuna fiera, ma di riempirmi di contatti per operare scelte ponderate e procedere eventualmente all'acquisto di beni, siano questi vini (come in questo caso) o libri (come nel caso della fiera del libro) in un secondo momento, ovvero quello della vita quotidiana in differita rispetto all'emozione del momento. Ormai siamo nell'era di internet, possiamo farne buon uso specie avendo pochi soldi in tasca!

Questa manifestazione, per di più, proprio a ciò puntava: un rapporto diretto per il tramite della mediazione di internet per la promozione di tanti anche piccoli produttori, talvolta, e per procedere in futuro agli acquisti. E Minerva - da cialtrona qual è - ha pertanto pure osato in virtù di quest'ultimo elemento del sottotitolo dell'evento, e le è andata bene: pochi giorni prima ha infatti richiesto l'accredito come giornalista per via di questo blog, e le è stato concesso.
E ciò mi convince una volta di più che - con educazione - bisogna comunque sempre chiedere: ché, se non lo si fa, la risposta che si riceve sarà sempre no ;-)

Vi lascio una scena da un film che mi fa impazzire tutte le volte che la vedo. Ora so che tutto ciò è reale! :-D



08/06/12

Eh??? Un giorno, comunque, smentirò Darwin...

Lo spread che sale, la borsa che scende, il precariato quando non la schiavitù, la 194 in corso di revisione, la 180 anche (per ingabbiare i dissidenti meglio), il 41bis per chi protesta, il bollettino di guerra dei femminicidi, gli stupri delle donne ormai sempre più oggetti, le botte ai gay e a chiunque sia diverso dalla patetica 'norma', i disoccupati che si suicidano, la destra che avanza, la sinistra che tace o dice scempiaggini, il Vaticano che invade la privacy della cittadinanza laica, la siccità e la desertificazione, i referendum ignorati, gli OGM, le malattie e i virus sempre più potenti e decimanti, le mafie, la distruzione del territorio con le grandi opere, la violenza della politica sui cittadini, i cittadini senza più rappresentanza politica, la Germania e l'Europa, la perversione delle banche, gli squali di Equitalia, i soprusi efferati della polizia, il silenziamento degli intellettuali, la becerità che governa, l'arroganza degli ignoranti, la cafonaggine dilagante, il consumo di droghe che aumenta, così come gli psicopatici, così come gli alcolisti e tutti insieme che veniamo schiacciati, divorati e trangugiati da un gigantesco Moloch a tre teste (finanza|politica|media) e tu?...

In tutto questo tu mi baci, mi abbracci, ridi con me di profonda felicità con gli occhi che ti brillano e fai di tutto per vedermi in qualsiasi momento (e io mi godo quest'isola felice, tanto so che non è una vera isola, ma la schiena d'una balena) però tutto d'un tratto - il giorno dopo aver espresso i tuoi sentimenti e quanto sia bello e intenso ciò che stiamo vivendo - mi dici che
"non sai bene"
"sei confuso" 
"un istante prima si pensa una cosa e un istante dopo non la si pensa più"
e infine che "io m'ero fatta aspettative che da parte tua non c'erano (?)".

Aspettative? Io? Argh!!! Ora m'hai fatto proprio infuriare, mistificatore del c**** da due soldi senza alcuna vergogna della propria ipocrisia, che falsifica la realtà e si fa scudo di stereotipi di genere di bassissimo livello, che alla sottoscritta mai passerebbero per la mente!
[ooops, chiedo venia, devo aver messo almeno quattro parole
di cui ignori il significato, nella frase suddetta].


Ok, di nuovo: Darwin aveva ragione e siamo stati noi a interpretarlo male: non sopravvivono i più intelligenti, i più brillanti, i più profondi, ma solo quelli più adeguati al contesto ambientale del momento, ovvero  - nella società attuale - i pusillanimi, i mediocri, i vigliacchi, gli opportunisti e i mistificatori.


---------SSSDDDEEENNNGGGHHH!!!---------


E fu così ch'ella lo colpì con un grosso randello, e crocettò la casella "coraggioso" nella letterina successiva a Babbo Natale, in cui gli avrebbe chiesto nuovamente in regalo l'uomo dei suoi sogni, con cui appassionatamente estinguersi.



Rembrandt, Facebook e il Rijksmuseum di Amsterdam

Girovagando per siti d'arte, stamane ho incrociato una genialata: la nuova campagna di autopromozione sul web del Rijksmuseum di Amsterdam.

Rembrandt apre un profilo su Facebook, stringe amicizie con i suoi colleghi della medesima epoca, pubblica i suoi lavori e i suoi schizzi, commenta e viene commentato nei suoi status e nelle sue produzioni.
Buona visione :-D





06/06/12

Proviamo a sederci qui

Il danese Jeppe Hein ha realizzato una serie di panchine stranianti per il puro diletto di verificare la reazione della cittadinanza che le userà.
Io già mi figuro le proteste dei vecchietti, ne immagino l'uso assurdo che ne faranno i giovini e soprattutto ne attendo con ansia l'interpretazione di Alberto Angela - visto coma già pensava d'usare una semplice sedia ;-)
 

05/06/12

Tiramisù al the verde

Sono una torinese che non ama il cioccolato - ragion per cui riesco a mangiarlo (e godermelo) solo se mescoltato alla frutta (come da dolcetti post-amplesso di cui parlavo qui). Avendo ciononostante bisogno di coccole, ho deciso che in questi giorni mi dedicherò con profondo amore verso me stessa a sperimentare la cucina cajun e quella creola (in parte anche propria dei pirati quando non erano per mare, dove invece sopravvivevano di autentiche raccapriccianti schifezze - come scrive Anna Spinelli nel delizioso libriccino La cucina dei pirati che mi hanno appena regalato), metterò in preparazione una bottiglia di rhum arrangé e mi preparerò il seguente delizioso dolcetto del quale condivido la ricetta con voi.

Oh, sì, lo so bene che tutte queste cose geograficamente non c'entrano nulla l'una con l'altra: ma l'identità della sottoscritta è fusion - e siete autorizzati pure a fare battute, in questo periodo me le merito - ergo pure ciò di cui si nutre può seguire la medesima libertà, se la cosa l'aggrada. Stay free - come dice sempre il mio amico gastronomade Vittorio Castellani aka Kumalè, dal quale prenderò ispirazione in questi giorni! ;-)


Tiramisù al the verde

(dosi per 8 persone)
150 gr di mascarpone
100 ml di panna
200gr di savoiardi
4 cucchiaini di the verde
300ml di acqua
gelatina 2 fogli
2 uova
50gr di zucchero

Come sempre dovete dotarvi di più scodelle ;-)
Scodella 1 - Separate i tuorli dagli albumi (e mettete questi ultimi nella scodella 2) e montate i primi con metà dello zucchero fino a farli diventare quasi bianchi. Ora aggiungete il mascarpone e amalgamate bene.
Scodella 2 - Montate gli albumi a neve fermissima.
Scodella 3 - Sbattete la panna e aggiungete anche questa agli albumi (scodella 2).
Quindi aggiungete delicatamente questo composto alla crema di mascarpone e tuorli (scodella 1) e aggiungete al tutto 1 cucchiaino di the verde disciolto in un cucchiaio d'acqua.
La crema è pronta.
In un pentolino portate a ebollizione 150ml d'acqua, aggiungete l'altra metà dello zucchero e due cucchiaini di the verde. Togliete dal fuoco, lasciate raffreddare, e inzuppatevi velocemente i savoiardi - quindi disponeteli nei bicchieri.
Formate gli strati di savoiardi (sotto) e crema (sopra)...
Conservate in frigo 2h.
In un pentolino portate a ebollizione 150ml d'acqua, aggiungete il rimanente cucchiaino di the verde, i fogli di gelatina ammollati e strizzati e fate sciogliere il tutto, quindi diponetene delicatamente uno strato sui vostri bicchieri e rimettete in frigo per altre due ore.

03/06/12

Viadotti - Una piccola banda circense - Contorsionismi

Ho sempre avuto un'attività cerebrale molto intensa durante il sonno. Non è raro che mi svegli al mattino con una grande stanchezza addosso, la sensazione d'aver corso o compiuto profonde fatiche, nonché febbre e mal di testa. I sogni più articolati li ho al mattino, poco prima del risveglio, e sono talmente ben strutturati che potrebbero quasi sembrare film, dei quali alcune scene si ripresentano più volte davanti ai miei occhi chiusi, quasi volessi realizzarne la perfetta sequenza/ripresa.
Ho deciso quindi di trascriverli qui* - non so bene per quale ragione. Forse solo a uso e consumo di chi non sogna così tanto e ha piacere di venire portato in un universo straniante. O forse perché magari potreste prenderlo come un gioco per raccontarmi cosa ci vedete e quali sensazioni vi provoca.


Il racconto degli eventi di questa notte è in tre parti, che nel sogno non presentano alcuna interruzione ma si sviluppano fluide l'una dopo l'altra.
Non saprei dire quale stagione sia. Forse tarda primavera, inizio autunno. Cammino con un paio di amici sulla cresta di basse montagne sotto le quali si aprono vallate di campi ben coltivati squadrati in geometrici rettangoli di diverso colore. Il fiume scorre minuscolo e parimenti di piccole dimensioni è il paesino che vi giace accanto - sotto il grande viadotto dell'autostrada che taglia da parte a parte, sotto il nostro sguardo, il paesaggio.
Io e un amico decidiamo di scendere al paese proprio sotto il viadotto, nella parte di terreno più ripida e franosa, dove i piloni si perdono nella terra. Guardo giù questa parete verticale. Mani nude e scarpe da trekking ma null'altro. Niente imbracature, niente sicurezze. "Ci ritroviamo giù al paese", ci dice l'altro, che fa invece un giro lungo per arrivarci. "Ok al paese, ma dove?", gli faccio eco, temendo di non trovarci. "Non è tanto grande, dai, comunque siamo sistemati nella piazza del circo".
Cominciamo a scendere, e il terreno frana sotto di noi. Più che scendere scivoliamo lenti, aggrappandoci di tanto in tanto alle sporgenze, o a rami di alberi cresciuti curiosamente senza senso e senz'acqua tra le rocce. Arriviamo in fondo senza cadere e senza incidenti, solo con qualche graffio. Poi guardiamo su.

02/06/12

La vita, nonostante, di M. Gramellini


Trovato in rete ieri, sembra far eco al racconto di Orsa qui, ed esprime ciò che sto pensando da giorni su quella che è la società in cui voglio vivere - una società di persone che si rimboccano le maniche e reagiscono per conto proprio alle condizioni avverse dell'esistenza, senza l'aiuto di uno stato violento e mortifero che non a caso si autocelebra con strumenti di guerra.


Ci stanno impartendo una lezione di vita. Non solo di sopravvivenza. Di vita. Questi sfollati che si spaventano ma non vogliono dare soddisfazione alla paura. Che piangono senza piangersi addosso. E che ricominciano a vivere, nonostante.
Nonostante sia un cumulo di macerie, il supermercato di Mirandola funziona ancora: a cielo aperto. Hanno portato per strada le merci, i carrelli e naturalmente la cassa. Bisogna pur nutrirsi, coprirsi, curarsi. I verbi primordiali del vivere continuano a essere declinati al presente e al futuro, nonostante.

01/06/12

Se, di Joseph Rudyard Kipling

Li avremo/avrete già letti mille volte, saranno anche entrati nel sentire comune, saranno pure troppo popular - in questo momento non me ne importa nulla. Rileggerli mi fa un gran bene. Crederci fino in fondo, a ogni singolo verso, ancora di più.
E poveri coloro che non riescono a starci dentro - perché della vita si perdono molto.