16/12/12

Dialogare col proprio corpo come altro da sé

Minerva - è noto - è dissociata. Il primo ricordo traumatico del proprio corpo fu quando all'asilo cadde da un albero, ove s'era arrampicata fingendo d'essere il capitano d'una nave di pirati a bordo del proprio veliero (sì, già all'epoca, è un tarlo che ho da una vita...), e le si conficcò un rametto nella coscia che venne estratto un po' brutalmente al pronto soccorso con tanto di sutura senza anestesia (Rambo in erba...).


Ma la prima memoria della consapevolezza del mio corpo come qualcosa di vivo, senza il quale sarei morta, avvenne in piscina.
Quel giorno, come sempre, nella scuola di nuoto stavamo facendo esercizi di riscaldamento e ricordo che in piedi stavamo piegando le braccia l'una volta l'altra, così che con la mano destra dovevo toccare il braccio sinistro e viceversa.

Ebbene, in quel momento mi resi conto - di colpo - di cosa significasse essere dotata di vita, e avere un corpo che era contemporaneamente il mio sé (la mia anima, la mia interiorità), incarnata, ma anche una cosa che potevo vedere, e che si poteva toccare dall'esterno.

Mi prese uno spavento che ricordo ancora oggi. Una consapevolezza immediata di sintesi viva - che respirava, che poteva soffrire e che un giorno si sarebbe conclusa.
Quale sgomento!

Poi me ne dimenticai.

Mi ricordai tutto questo quando cominciai a stare male seriamente, e provai nuovamente quell'oscillazione tra il percepirmi come a volte sintesi di mente+anima+corpo oppure altre come mente+anima da una parte staccata dal corpo dall'altra.
E mi resi conto che dovevo in ogni caso prendermi seriamente cura del corpo, come mai avevo fatto prima. Non posso dire mens sana in corpore sano perché né l'una né l'altro potranno mai esserlo considerata la predilezione per il tormendo esistenziale e per il buon mangiare che m'accompagnano, ma sono corsa ai ripari per lo meno inventandomi strategie per cercare di tenere tutto insieme 'bene' (ché io di menate nella vita ne voglio fare ancora assai!).

E così ho iniziato ad ascoltare con attenzione e a parlare col mio corpo come se fosse una persona a sé. Lui mi dice cosa c'è che non va. Raramente comunica a parole. Di norma mi procura dolori diversi. A volte proprio dandomi fitte, altre volte invece con specifiche stanchezze o mal di testa che hanno sempre sfumature diverse a seconda dell'abuso alimentare o enologico del momento.
Altre volte ancora, quando sono stata ferma troppo a lungo e magari ho ripreso a fare sport da poco, mi prende per il culo con il dolore da produzione d'acido lattico e mi dice "hai voluto la bicicletta? ora pedala" (e di fatto io pedalo, sulla mia bicicletta, e continuo a farmi dei numeri per cui il cuore - che ha a sua volta una propria identità - poi litiga con i muscoli, perché lui è felice di pompare e sostenere le mie corse da monella, ma loro che si fanno un mazzo così per permettermele non vedono l'ora che io crolli da qualche parte lunga distesa a riposarmi).

Il mio corpo, poi, è felice quando gli dò delle buone sostanze. Va pazzo per pane, burro e marmellata, e quando gli mando giù lo yogurth ha la sensazione che un'esperta massaggiatrice gli stia accarezzando con dolcezza le pareti interne dello stomaco e dell'intestino.




Per non menzionare il fatto che la mia - ahem... come la vogliamo chiamare?... ok, avete capito comunque - va pazza per la leggera euforia che prova quando bevo un buon vino o mangio carne o pesce crudi. Ché il mio corpo è pure losco assai...


Talvolta mi ammalo, e anche qui ho incominciato, per rendermi meno paurose le diagnosi subìte nel tempo per le cose più gravi e disparate, a visualizzarmi le situazioni, i reponsabili, i protagonisti e le vittime in termini che mi potrebbero portare - se non fosse una genialata che consiglio a tutti di fare - a un TSO da parte di questa stupida società di mediocri soldatini in cui viviamo (alè, e anche per oggi ho pagato il mio quotidiano tributo di disprezzo al mondo che mi circonda).
In pratica, io mi 'visualizzo' le malattie e i malanni come situazioni in cui il mio corpo diventa la casa di animaletti buffi e dispettosi, ma mai realmente malvagi, che - da veri anarchici - si prendono delle libertà a mie spese vedendo fin dove possono arrivare ad abusare della mia pazienza prima che io intervenga e li rimetta in riga.
 
In questo modo capita che ho quelli che chiamo "i mostriciattoli del pancino" che periodicamente danno dei party nel mio intestino con musica a tutto volume, palloncini colorati, danze sfrenate e abuso di punch.
Così come, spesso, la gola e l'esofago vengono presi di mira da batteri-squatters che non sapendo dove rifugiarsi contro il freddo mi occupano quella zona calduccia in cui di tanto in tanto possono pure afferrare - come in un paradiso terrestre - un po' di cibo che cade direttamente dal cielo. Ragion per cui spesso vi rimangono a lungo, soppalcano addirittura lo spazio, e l'unico modo di sgomberarli è buttando loro addosso pentoloni di quella che per loro è pece, ovvero la propoli in soluzione alcolica...

Le mie 'bimbe', infine, sono tutte quelle celluline che di tanto in tanto, stanche dei miei maltrattamenti, perdono la voglia di vivere, si lasciano deformare dagli agenti esterni e si lasciano andare alla deriva. Sono loro che mi preoccupano di più e che di fatto tratto peggio, senza alcuna ragione. A loro chiedo perdono, ed è per questo che sto dandomi da fare per non affaticarle, e per fornire loro coccole, pulizia, balsami buoni e lenitivi, e tanto ossigeno.

Il nostro corpo - comunque sia - è un sistema, una macchina che vive insieme a noi, dando casa alla nostra mente e al nostro cuore. Cerchiamo di volergli un po' bene e di rispettarlo - altrimenti come possiamo pretendere che lui faccia lo stesso con noi?

Buona domenica, miei cari :-)


11 commenti:

gattonero ha detto...

Il messaggio è forte e chiaro.
In effetti il corpore sano dovrebbe anticipare il mens sana, visto che un corpo malato, o trascurato, a tutto pensa meno che a pensare.
La tua "ahemcomelavogliamochiamare" è una buongustaia, trattala meglio che altre parti del tuo corpo, è tenera e (moderatamente) indifesa. E preziosa.
Ciao, un bacio di buona domenica e un abbraccio di buona settimana.

Minerva ha detto...

Vero, il corpo viene prima. Peccato che spesso se lo ricordino solo tutta una serie di individui che poi non fanno seguire la cura della mente, dopo...
La mia "ahemcomelavogliamochiamare" è sempre curata. Trattasi, come scrissi ad altro amato lettore, di minuta e periodica manutenzione della sala giochi e sarebbe il caso che pure gli ometti, di tanto in tanto, la effettuassero, onde evitare prematuri "game over" ;-)

OrsaBIpolare ha detto...

OrsaBIpolare com'è noto è ;-)

Vabbuò a parte il delirio (ma mica tanto) volevo dirti che anch'io parlo spesso col mio corpo.
Tutti i giorni ad esempio lo ringrazio per essere stato così clemente nei miei confronti.
Avrebbe dovuto insultarmi con parole aspre e pure assai offensive...
Non ho ancora capito infatti perchè si sia intestardito ad essere così magnanimo verso di me, ma fortunatamente so che mi riserverà una grande sorpresa;-)

Adoro le sorprese.


Due baci in bocca con il secondo schiocco un po' più affettuoso ;-)

OrsaBIpolare ha detto...

E comunque ragazzi, non vorrei sconvolgervi ma si chiama FICA!

;-)

Gio ha detto...

Che bella che sei, Minerva :-)

Minerva ha detto...

@Orsetta: fortunella, tanta invidia per chi ha una salute di ferro.

Ma non è mica detto che ti coltivi qualcosa di brutto: c'è chi poi, nel tempo, alterna periodi di disintossicazione a periodi di devastazione (alcool, droghe, fumo, cibi) e arriva a 90 anni in piena salute! Io non lo faccio altrimenti mi spacco in due, viste le condizioni precarie da cui comincio, però si-può-faaaareeee! :-D

Attenta te, a darmi questi baci, ché io ricambio ;-)

Minerva ha detto...

@Gio: non mi fare tanti complimenti che poi finisce che mi monto la testa ;-)

Un bacio, caro :-)

Minerva ha detto...

@Orsetta: sulla questione terminologica, s'ha da discuterne (a parte che "fica" si dice da Roma in giù, perché da Roma in su si dice "figa"). La questione che pongo è di 'registro linguistico', ovvero io ho sempre il problema - quando scrivo e devo riferirmi a queste parti del corpo - di quali termini usare in rapporto allo stile del testo: i termini che abbiamo a disposizione sono o di matrice medica e quindi asettici (pene/vagina), oppure - quelli di uso comune - in virtù del loro legarsi nel linguaggio comune a insulti, esclamazioni, o ad atteggiamenti violenti, squallidi, freddi, meccanici e non di rado volgari (cazzo/figa) mi trovano in vero imbarazzo sia perché rispetto al mio stile si avverte chiaramente lo 'scarto' (di tono/eleganza/semantico) se li usassi, sia perché proprio io non concepisco quegli organi in rapporto a quell'immaginario lì che percepisco come violento. Magari ci faccio un post apposito, così se ne discute ;-D

Gio ha detto...

In verita' vorrei lasciare uba risposta pertinente. Anch'io a volte ho attimi di consapevolezza; ed allora quasi mi vince un'angoscia tremenda: quella di dover respirare, ovvero di dover intervenire personalmente in ugnuno di quei gesti involobtarii che soli ci tengono in vita.

Cri ha detto...

Questa cosa dei mostriciattoli nel pancino mi fa venire in mente gli "omini buoni" che raccontavo a mio figlio minuscolo essere raccolti nel cucchiaione di mefitico antibiotico che era costretto a mandar giù nel corso dei suoi febbroni: "adesso gli omini buoni entrano nel tuo corpicino e fanno una battaglia contro gli omini cattivi che si sono sistemati dentro di te facendoti star male. Hai mandato giù? Ecco: e adesso BUM! ZAM! (onomatopee assortite evocanti clangori d'armi e cannoneggiamenti) e lui smetteva di piangere e mi guardava intontolito a bocca aperta.
Il mio corpo invece l'ho disprezzato, come mi avevano insegnato, e temuto finora. Ho avuto paura mi si rivoltasse contro, non sono mai stata in sintonia con lui. Così ho capito che la ragione del mio malessere più profonda era proprio la scissione tra psiche e soma: tutta pippe mentali e pochissima sensualità. Per questo sto curando l'anima attraverso la riappropriazione e l'amore per il corpo, rientrando in me stessa, alla lettera :)
Buona settimana, carissima, e una miriade di baci ^^

Minerva ha detto...

@Gio: sai che capisco anche questo? Ci fu un tempo, in passato, in cui lo provai anch'io.

@Cri: quando prendo gli antibiotici io me li visualizzo come un esercito immaginario che prende a mazzate le infezioni, e siccome non ce n'è mai una sola in corsa nel nostro organismo mi immagino pure legioni dislocate di tanto in tanto qui e là per tirare mazzate a infezioni secondarie mentre stanno marciando verso la loro destinazione finale :-D

Predersi cura del proprio corpo al fine del percepirne la sensualità? Sono un'esperta in quest'argomento!! Dimmi, cara, come posso aiutarti? :-)))