01/02/11

D'una qualche sorta di incantato animismo

Sin da quando ero piccola ho sempre pensato che dovessi far attenzione agli esseri viventi che mi circondavano - persone, animali, piante - onde evitare di cagionare loro volontaria (e anche involontaria, se fosse stato possibile) sofferenza. Nella mia concezione dell'esistenza, tutti avevano un'anima, una capacità di sentire, e potevano provare dolore - per cui ho sempre pensato che avrei dovuto essere cauta e cercare di risparmiare loro danni almeno da parte mia.

Nella mia estrema curiosità e attitudine a vedere le cose da tanti diversi punti di vista avvenne però abbastanza presto che cominciai a pensare dotati di un'anima anche gli oggetti - le cose invero abitualmente considerate inanimate - e a immaginarmi 'nei loro panni'. Avevo rispetto nei loro confronti tenendoli puliti, cercando di non graffiarli, romperli, incrinarli. Li spostavo in luoghi diversi dal contesto abituale, affinché 'vedessero' altre parti della casa. Se accadeva qualcosa in cui potevo pensare a un effetto su di loro, nel bene o nel male, gliene parlavo (ovviamente non ricevendo risposta). Soffrivo infine terribilmente per gli zerbini - la cui funzione era quella di venire calpestati (gesto che leghiamo culturalmente al disprezzo), accogliendo la polvere delle scarpe di tutti coloro che vi fossero passati sopra come sorte di 'capri espiatori'.

Nel tempo ho poi continuato dando nomi agli oggetti d'uso quotidiano, parlando col computer (abitudine che vedo frequente anche tra i miei conoscenti/amici) e  talvolta me la prendo con ciò che non funziona quasi si tratti di una questione personale. Ma c'è una cosa che più di tutte è indicativa del mio rapporto con le cose ancora oggi - una piccola sfida quotidiana di cui non mi privo mai: la gara col caffè. Funziona così: a fine pranzo/cena carico la caffettiera e la metto sul fuoco. Poi mi dedico a lavare i piatti. E competo con la caffettiera per vedere chi finisce prima - se io a lavare i piatti o lei a fare il caffè. Mi batte quasi sempre, ma fa un caffè così buono che alla fine non posso non sorridere e non congratularmi con lei, ogni volta, per la vittoria. Un semplice gioco - e io non perdo mai alcuna occasione di giocare.

Anche voi date nomi agli oggetti, parlate con loro, li considerate dotati di un'anima?

19 commenti:

Jules Bonnot ha detto...

profondamente animati. profondamente pericolosi. meglio sacrificare qualcosa per ottenerne la tranquillità...

Venerdi Sushi ha detto...

Uhm... per certi versi ci assomigliamo, anche io assegno dei nomi agli oggetti che mi circondano. Ad esempio il mio PC portatile di chiama "nuovafigata", e il portatile precedente si chiama "vecchiorottame". Abbiamo invece una sensibilità completamente diversa per quanto riguarda gli esseri viventi ma su questo... giassai.

Inneres Auge ha detto...

Non ho mai parlato direttamente con gli oggetti, magari inventavo dialoghi tra i soldatini od altri giocattoli. Però parlavo spesso da solo

Minerva ha detto...

@ Jules Bonnot: "Io sono tranquilla anche con loro intorno: sono miei amici, con me non sono pericolosi" (Minerva alias Bambi)

@ Venerdì Sushi: crudele! tu sei crudele! poveri gli oggetti che passano tra le tue mani, destinatari dei tuoi entusiasmi quanto delle tue intemperanze! crudele! :-P

@ Inneres Auge: ragazzo, tu talvolta un po' mi preoccupi ;-)

Zio Scriba ha detto...

Splendido distillato di sensibilità (con simpatico retrogusto umoristico). Alla fine del mio romanzo dico di parlare col mio portatovagliolo di legno a forma di paperella, cosa che qualche volta è successa davvero, ma più che altro per scherzo: se durante una discussione a tavola non mi sentivo ascoltato, prendevo in mano la paperella e andavo avanti a parlare ostentatamente con lei... Non le ho mai dato un nome, anche se in un altro raccontino umoristico c'è un personaggio pazzo che fa più o meno la stessa cosa: dice che parlava con la paperella di legno ma poi è guarito grazie alla medicina Mentekattin Forte, (supposte al rabarbaro) e dopo averlo detto la prende in mano e le dice: "Vero, Rebecca?"
Un altro oggetto con cui parlo spesso è la maledetta stampante epson, ma lì sono più che altro insulti e bestemmie... :D

fragolina ha detto...

ciao,sono finita per caso nel tuo blog....e devo dire che è veramente interessante....mi piace ciò che scrivi e come scrivi...complimenti
mi sà che tornerò spesso da qst parti
ciao

Minerva ha detto...

@ Zio Scriba: buongiorno zietto, tu mi lusinghi! bella la storia della paperella, anche io le amo molto, le paperelle... sai che quelle di gomma che caddero anni fa per caso da un cargo sono ancora trasportate in giro dai mari di tutto il mondo e vengono utilizzate dagli oceanografi per studiare le correnti? :-) [tra l'altro, devo procurarmi velocemente il tuo libro, non sono ancora riuscita a fare un salto in libreria a richiederlo!]

@ fragolina: benvenuta, grazie infinite per i complimenti :-) torna liberamente quando vuoi, ciao!

Inneres Auge ha detto...

Eh, era sinonimo di un disagio interiore che poi si è palesato

Jules Bonnot ha detto...

mi hanno offeso in molti modi, ma cattolico non me l'ha mai detto nessuno...

Minerva ha detto...

@ Jules Bonnot: non ti ho dato del cattolico, leggi meglio, e comunque ti rispondo sul TUO post :-)

Jules Bonnot ha detto...

e io rispondo sul tuo! tze. a chi hai dato del cocainomane tu???

Minerva ha detto...

Accidenti, Jules: quanto sei prepotente! :D
A Peter Lorre, ho dato del cocainomane, sulla tua bacheca!

@ tutti: gente, se volete capire il dialogo tra me e questo fotografo geniale e impertinente, dovete rimbalzare tra le nostre rispettive bacheche - oggi va così :-P

TuristadiMestiere ha detto...

io non potrei mai gareggiare con la macchinetta del caffè: siamo in due a pranzare/cenare e, non si sa perché, mi ritrovo sempre con una montagna di piatti da lavare...

Gio ha detto...

La Divina Indifferenza è blu, bianca e gialla, ha due ruote e mi porta a spasso :-)

Minerva ha detto...

@ Inneres Auge: disagio manifestatosi e - spero - risoltosi.

@ TuristadiMestiere: capisco :-)

@ Giò: ti riferisci alla tua adorata moto? Prenditene cura, che sta per arrivare la primavera! :-)

enrico ha detto...

Buon dolcissimo caffé!

Minerva ha detto...

Grazie Enrico, e benvenuto! :-)

Gio ha detto...

Esattamente a lei.
400 euro per l'ultima visita dal meccanico: un po' come fare un bel regalo alla propria amata ;-)

mr.Hyde ha detto...

Questo post è molto delicato..mi piace questa sensibilità verso gli animali, verso gli oggetti.. il riguardo nei loro confronti..Anch’io faccio le gare con la macchinetta del caffè che perdo sistematicamente, nel mio caso, per abbandono del terreno di gara (dimentico di averla messa sul fuoco, faccio le cose più disparate, e poi non trovo più niente…) Riguardo alla moka, ho pubblicato anche un post con video su cassetti confusi: http://cassetticonfusi.blogspot.com/2012/01/una-pausa-caffe-con-billie-holiday.html
Un caro saluto.