05/09/15

Ho rotto uno specchio... e reinterpretato la conseguenza.






 

Rientrata da poco, ho disfatto i bagagli, fatto le pulizie di casa e messo tutto in ordine. Faccio anche corrente, per cambiare un po' l'aria, mentre seduta al pc evaderò la posta e organizzerò i miei prossimi giorni.


D'un tratto sento un rumore sordo alle mie spalle, seguito da quella che è chiaramente la caduta di qualche oggetto e infine il fracasso di vetri che si rompono. Corro in camera temendo si sia rotto un vetro della finestra, e invece no. Vado in bagno, e qui vedo il disastro: un quadro è caduto e ha portato con sé la specchiera antica che tenevo sul mobiletto. Pezzi, frammenti e polvere dello specchio si spandono per tutto il pavimento.

Vado a prendere la scopa e comincio a recuperarli, mentre penso "7 anni di sfortuna, mi aspettano 7 anni di sfortuna" e anche "no, non ce la faccio ad averne oltre la sofferenza che combatto abitualmente, oltre tutte le cose che già abitualmente non vanno, non ce la faccio".
Ma anche "chissà se si può annullare...".
Vado e interrogo l'oracolo - google-pocus - e vedo che i metodi ci sono. Mi risolvo per quello più attuabile al momento, quindi raccolgo i pezzi in una bacinella e li metto sotto l'acqua fresca corrente. Uno poi lo prenderò, e lo userò per riflettere la luce della prossima luna piena - azione che dovrebbe servire per 'pulire' dall'influsso negativo e ridare purezza all'immagine.

Ma intanto leggo, nelle pagine che trovo, la ragione per cui si ritiene che rompere uno specchio porti male. E questa è che lo specchio - riflettendo l'immagine della persona - ne catturerebbe/rifletterebbe anche lo spirito, e quindi, rompendosi lo specchio, si romperebbe anche l'anima di quella persona, che perderebbe dei pezzi di sé.

Ci penso un po' su e concludo che in realtà questo potrebbe anche non essere una sventura, anzi, potrebbe rappresentare una buona occasione per interpretare la cosa in modo opposto. Non è che tutto tutto di me mi piaccia, e vi sono cose di me delle quali mi disferei anche volentieri. Perché non vedere allora questo accadimento come un segno del destino - un destino che mi vuole venire incontro e dire "ehi, è arrivato il momento che butti via questa roba".

Raccolgo i pezzi più grossi e li metto ad asciugare sopra una tovaglietta di fibra naturale: forse un giorno diventeranno un collage su cui stamperò una mia immagine - d'altronde la mia persona è un insieme di pezzi contraddittori faticosi da tenere insieme da sempre, ma credo a ciò che dice il kintsugi e quindi sono felice così. Che asciughino nell'attesa della luna piena.
Ma raccolgo anche i pezzi più piccoli - appuntiti, lamiformi, taglienti. Immagino siano le parti più rabbiose di me, quelle più cattive, quelle più impulsive quando soffro, quelle che intenzionalmente fanno male agli altri come reazione quando viene fatto del male a me (io con la violenza degli umani ho un problema relativo alla sua ingestibilità che ancora non ho trovato il modo di risolvere).
Li raccolgo, e li butto, sorridendo :-)


2 commenti:

Gio ha detto...

Al kintsugi ho pensato leggendo la prima riga.
Il resto, al solito, sarebbe stato irraggiungibile senza di te.
Le tue sono davvero le elaborazioni di chi è incessantemente pensante e senziente.
Sei unica :-)

Valentina M. ha detto...

Adoro la filosofia del Kintsugi :) appena l'ho scoperta mi ha subito affascinato. Ed è diventata qualcosa in cui davvero credo.