19/06/13

Come fare per essere grande quanto - e appartenere a - l'universo?


Sottotitolo: Provateci voi a vivere nella finitezza umana avendo un ego grande quanto un cocomero.

[....preparatevi, ché vi prendo per mano e vi porto nel mio delirio :-) ]




C'è un'aiuola in uno spartitraffico all'incrocio tra il corso e la via. Vi sono stati gettati semi di fiori di campo, e questi sono cresciuti in un ordine casuale e spontaneo sostenuti da flebili steli color ocra, in colori che alternano il rosso, il rosa, il giallo e il bianco, in forme diverse ma tutte di grande bellezza e delicatezza. Di fronte un'altra aiuola, con un rododendro grande, fitto e forte dal quale s'apre una quantità immensa - ordinata e perfettamente equilibrata - di fiori violacei.

Io: "Sono in delirio di onnipotenza, avrei voglia di non so neanche cosa - ma di qualcosa di grosso, inaudito, un qualche delirio che mi torni a riempire la vita. E lo cerco, questo qualcosa di enorme che mi pacifichi, ma non lo trovo".
Lei: "Senti, la tua vita mi sembra giù pienissima: di cose interessanti, amici che ti vogliono bene, famiglia piccola e magnifica, iniziative e entusiasmi; mi sembra davvero che tu non abbia bisogno di qualcosa che ti riempia la vita, è già bella piena. O se preferisci bella E piena".
Io: "Mah, a me sembra proprio piccola, invece. Nel senso: non dubito che tutto ciò che faccio sia interessante e mi 'riempia' il tempo, anche dandogli senso, ma sono sempre piccole cose - non so neanche io dirti, però appunto è una sensazione di necessità di 'espansione', di qualcosa di pieno e più grande di me, se possibile... Probabilmente ho perso un altro paio di rotelle...".

E intanto cerco di fare mente locale: c'è qualche artista o scrittore che abbia scelto la morte per in realtà diventare parte di qualcosa di più grande di lui, per unirsi allo spazio (a *tutto* lo spazio possibile) e al tempo (a *tutto* il tempo possibile) nella maniera più assoluta? Cioè che si sia dato la morte non per depressione, appunto, ma per realizzare la massima felicità cui potesse aspirare - l'unione e l'appartenenza al tutto?

Lei: "Tutto è sempre piccolo, dipende dal significato che gli diamo noi. E' tutta una questione di parametri, tu quale scala di riferimento hai scelto? Sai, quella cambia tutto...".
Io: "L'universo... Dici che ho esagerato?".
Lei: "Non credo l'universo offra un'unica scala di riferimento riguardo alle rotelle perse".

Sto pensando alle aiuole, e a una conversazione con mio padre rispetto a dove vorremo essere sepolti un giorno. Gli dissi che volevo che le mie ceneri venissero buttate in mare, oppure in un qualche fiume di montagna, per rendere la cosa meno complessa non essendo vicini al mare (e lì lui commentò "tanto qualsiasi fiume in qualche modo arriva sempre al mare").
E quindi mentre scrivo sto pensando: ma non potrei essere già morta così le mie ceneri rientrano nella natura e partecipano finalmente serene e pacificate di tutta questa bellezza - vi si uniscono e poi fluttuano per sempre disperse nel pianeta e in ogni sua manifestazione? Un po' nei fiori, un po' nei campi, un po' nelle montagne, nei fiumi, nel mare - ogni molecola - di quello che fu la mia persona - ormai indipendente dall'altra e possibilitata a partecipare al tutto di questo mondo?

Io: "Ho un'aspirazione alla partecipazione col tutto - questo è ciò che intendo come mio attuale 'bisogno d'espansione' nell'universo oltre la finitezza del tempo, dello spazio, delle dimensioni del mio corpo, della durata della vita. Avrei bisogno di un'espansione extracorporea, extraspaziale ed extratemporale!".
Lei: "Bè, tanto quello prima o poi succede, scusa. Invece per ora goditela, ché a far da concime a fiori ci finiamo tutti".
Io: "Ach! Come uccidere la poesia con la ferrea logica... E io che stavo solo interrogandomi sui possibili modi per rompere i limiti in cui, come semplice essere umano, sono confinata sinché sono in vita!".


Suggerimenti per raggiungere tale condizione, senza per forza darmi la morte anzitempo*? :-P


*Stavo scrivendo "suggerimenti per quale potrebbe essere questa cosa inaudita e per come appartenervi", ma conoscendo la cialtroneria di molti lettori maschili di questo blog mi sono accorta in tempo che sarebbe stato offrirvela (la battuta e non solo quella, nelle vostre bieche interpretazioni!) su un piatto d'argento...

10 commenti:

Luigi ha detto...

"solo Dio basta";
Agostino.

Minerva ha detto...

Già, quell'invenzione degli esseri umani per dare una risposta facile e pacificante quanto illusoria nella disperata ricerca di riuscire a gestire la mancanza di senso della casualità della vita. No, sorry, non sto nell'autoinganno.

Cri ha detto...

Lei è in gamba: ogni sua replica anticipa le possibili mie, se questa conversazione l'avessimo avuta io e te :)
(Trovo di grande bellezza, semplice e profondissima, anche l'osservazione di tuo padre sul fatto che tutti i fiumi vanno al mare...)
Mah, io riesco solo a dirti che sentire quest'ansia di "estensione" all'infinito significa star già toccando l'infinito, nel massimo grado in cui un essere umano può arrivare a farlo. Penso spesso, in questi giorni, all'interpretazione di Lacan del nastro di Möbius, di un "rovescio" della realtà che si avverte nello scarto ma che, nel percorrere tutto il bordo del nastro, non cessa mai di esser tale, impossibile da conoscere se non, appunto, come percezione di un'assenza. E ho pensato che questa è la storia della mia concretezza di individuo: essere circoscritta, stretta tra il mio essere immersa e il mio contenere, un impalpabile, inimmaginabile, indeterminabile indefinito, come una sottiletta tra due fette di universo, fuori e dentro di me :)

Minerva ha detto...

Cri, non è un caso se mi circondo di "lei" di questo valore - e tu sei una di queste. Di grande ispirazione la tua immagine, mi sta facendo bene. Ne faccio tesoro ;-)

FrammentAria ha detto...

io riesco a trovare questa condizione immergendomi nel mare (con tutte le cellule vive e vegete però:), nella posizione del...morto! (e sottolineo posizione!), con le orecchie immerse nell'acqua. Mi sparpaglio nel mare insomma, da viva, anche perché dubito che le mie ceneri avrebbero la capacità di sentire l'appartenenza al mondo, lasciandomi cullare dalla corrente (quando non c'è tramontana, sennò mi risveglio in albania:)

(io adoro questa donna)

Minerva ha detto...

Quella è una cosa che amo fare anche io. E sì, dà quella sensazione. Un abbraccio pieno d'amore, Aria.

specchioscuro ha detto...

Il mio unico consiglio sarebbe quello di concentrarsi sull'infinitamente piccolo anziché sull'infinitamente grande.
Ad esempio in un post precedente parlavi della squallida vita della povera donna che stava in un ascensore tutto il giorno a premere il tasto per i turisti, e dicevi che piuttosto che vivere quella vita saresti volontariamente passata a miglior vita, diciamo così.
Ma poi io pensavo: e se la mente di quella donna vagasse tutto il giorno? e se riflettesse sulla fisica che anima l'ascensore, sugli atomi di metallo che interagiscono tra loro, sulle bellezza delle relazioni matematiche che permettono ad un ascensore di andare su e giù? e se fosse ancora ogni giorno meravigliata dagli infiniti mondi microscopici che esistono in quell'ascensore, dai microbi che vivono sulla sua superficie alle muffe che si annidano negli angoli? e se avesse imparato a leggere nell'espressione di un turista stanco se abbia bisogno di un sorriso, di un bicchiere d'acqua o di un suggerimento per un buon ristorante? Non sarebbe allora lei quella più viva, rispetto ai turisti imbambolati dal caldo che magari sono andati a Cuba solo in cerca di sole mare e donne?
Penso che la complessità della realtà sia tale che anche un ascensore può essere un universo abbastanza complesso da passare la vita a studiarlo e perdercisi dentro... naturalmente non ti sto consigliando di trasferirti in un ascensore e cambiare il titolo del blog in pensieri dall'ascensore :) Ma fondamentalmente sto dicendo che anche quella piccola aiuola è talmente grande che ci puoi stare comoda dentro per un bel po' ;)
Per quanto riguarda la fusione col resto dell'universo, io direi che l'universo si arricchirebbe senz'altro guadagnando le molecole che adesso costituiscono i neuroni del tuo cervello e le fibre muscolari del tuo cuore e giocando a costruirci nuove entità, però non sono sicuro che tu avresti il beneficio di goderti la consapevolezza del tuo nuovo stato dell'essere, quindi come dice la tua amica, non c'è fretta di scoprirlo :)

Minerva ha detto...

Rispetto alla storia della donna in ascensore: non credi che però se quella persona ha la sensibilità per cogliere tutti quei dettagli di quel microuniverso, poi rischi anche di provare un senso di claustrofobia infinita a starci dentro senza poter vedere la luce all'orizzonte, e/o la sensazione di prigionia/costrizione a non essere stata libera di scegliere quei confini spaziali? Io vedo questo, piuttosto :-(((

Sull'ultimo paragrafo del tuo commento, ti ringrazio per il complimento e mi hai fatto sorridere con la considerazione e l'esortazione finale.
Un bacio, grazie di cuore :-)

specchioscuro ha detto...

(specchioscuro un po' arrossito per il bacio si schiarisce la voce e riprende)

Si può guardare all'esempio della donna anziana da tanti punti di vista; certo il mio esempio presupponeva che avesse l'intelligenza e la possibilità di leggere e documentarsi, ché la mente è uno spazio enorme ma va concimato, e mi piaceva immaginare l'anziana signora sorridere beffarda del destino che le era capitato... se fosse stato un film si sarebbe concluso con un primo piano degli occhi luminosi della signora :)
Certo che se fosse stata rinchiusa lì dentro da giovane, le fosse stata negata ogni possibilità di educazione e di lasciare l'ascensore per qualsivoglia motivo... allora se a un turista fosse caduto un coltello, capisco che la poverina avrebbe ben saputo cosa farne :) Ma tu sei colta, intelligente e hai un pc collegato a internet, per fortuna siete molto diverse :)

Minerva ha detto...

Sulla cultura dissentirei (ché sono abbastanza ignorantella, non credere!) e sull'intelligenza questo blog dimostra il contrario. In ogni caso, anche avendo tali fortune, continuerei a preoccuparmi di chi viene rinchiuso in quell'ascensore per guadagnare un salario...
Altro bacio, così da spiazzarti un po' :-P