16/08/11

Nizza, e sul sentirsi fuori luogo e fuori tempo

Non mi sento solo fuori da questo tempo, ma anche dai luoghi che abito. Sebbene qui - ne sono persuasa - starei molto meglio.
Mi costringo a uscire.
Stasera sulla Promenade la città di Nizza offre i fuochi d'artificio come tutti gli anni a Ferragosto. Amo i fuochi d'artificio - specie quelli bianchi che lanciati in alto, più di tutti gli altri, poi ricadono color lilla oppure come mille stelline bianche luccicanti nella notte.
A fuochi finiti, 7 diversi palchi semoventi ospitano altrettante band o dj set ciascuna per un diverso genere musicale.


Cammino sulla passeggiata, quando una decina di ragazzi africani cattura la mia attenzione. Ballano al ritmo di una musica che non riesco a sentire, in perfetto coordinamento, rivolti verso il mare: ne riconosco i passi - Waka Waka versione Shakira. Mi avvicino. Comincio a percepire la musica in arrivo dalla spiaggia sottostante, dove si trova uno dei più esclusivi stabilimenti balneari della città frequentato dai ricchi nizzardi - spesso aristocratici inglesi o russi viaggiatori del tempo come me, ancora legati a un immaginario dello scorso secolo di modi ed educazione ormai scomparsi dal patrimonio comune, viaggi faticosi, gusto della scoperta e lunghi periodi di formazione all'estero e in particolare nel Mediterraneo. Cose che se fossi vissuta all'epoca non mi sarei mai potuta permettere, ma tant'è - nei sogni posso immaginare qualsiasi cosa.


E sopra, appunto, giovani e meno giovani africani che ballano a scrocco. Cammino da un palco all'altro, arrivo ai giardini e alla città vecchia. Guardo la Promenade verso la zona nuova dell'aeroporto - una distesa di lampioni e palme a perdita d'occhio nella notte.


Torno sui miei passi verso casa, in una calca di persone, età, lingue e fisionomie diverse. Innumerevoli famiglie con bambini nel passeggino. Anziane demodé e visibilmente non europee seppur nate e cresciute qui all'inizio del secolo. Altrettanto numerosi giovani gay che camminano mano nella mano e volti sorridenti. Cerco da bere, nella mia solitudine, quando dal palco giungono le prime battute di quello che qui suonano come chiusura della festa nazionale tutti gli anni. E la folla lancia un urlo di approvazione, in centinaia di uomini, donne, anziani, bambini, si mettono in posizione e aspettano lo sviluppo della musica, e in particolare il ritornello: braccia alzate, lettere disegnate, per una città che conclude anche questa serata con YMCA dei Village People.
Sto cominciando a guardare le offerte di lavoro ;-)

6 commenti:

Cawarfidae ha detto...

Stupenda Nizza, ma spostandomi un po' più a ovest, mi sono innamorato perso della Camargue...

Humani Instrumenta Victus ha detto...

Anche tu con le spalle al futuro.
Pure io, per certi versi...

Minerva Jones ha detto...

@ Cawarfidae: infatti nei prossimi giorni dovrei muovermi più in là.

@ HIV: "Il futuro non è scritto", ma sono certa che sarei stata meglio in quel passato, per tante ragioni - qualsiasi ruolo o lavoro avessi avuto.

Zio Scriba ha detto...

se il sentirsi fuori luogo e fuori tempo è strettamente correlato con la bella Nizza, mi sa che potrei chiedere la cittadinanza onoraria... :D

un grande abbraccio a te

TuristadiMestiere ha detto...

Nizza è stupenda. Quanto al sentirsi fuori luogo e fuori tempo...succede. C'è chi non riesce più a tornare in "sintonia" con lo spazio/tempo. E chi invece ce la fa, scegliendo uno dei due, magari. Trasferirsi, tornando al "presente", può essere una soluzione. Io l'ho fatto, tanti anni fa.

Minerva Jones ha detto...

@Zietto: anche Toulouse, dove mi trovo ora, è un incanto, e stamattina mi sono imbattuta in due ragazzi gay che giravano abbracciati e si baciavano tranquilli come la cosa più naturale del mondo. Ho avuto una tale sensazione di spontaneità e di libertà che tu puoi ben immaginare quanto m'abbia allietato il cuore! :-)

@TuristadiMestiere: trasferirsi in altro luogo? Ho già vissuto in tanti posti diversi nella vita e sinceramente, come l'ebreo di Moni Ovadia, io non sto bene da nessuna parte perché in realtà vorrei abitare tutti i luoghi in cui vedo qualcosa che mi incanta, e nessuno, perché ciò che mi appassiona e rende viva è il viaggio in sé (rigorosamente a piedi, in treno, in bus o in auto -> abolirei aerei e TAV: detesto l'annullamento dello spazio per mezzo della pari riduzione del tempo, caratteristica del viaggiare proprio della contemporaneità, come ha fatto notare acutamente Marc Augè)