26/10/10

Scoperte

Non ho provato nulla per molto tempo, nella quiete di una relazione tranquilla il sesso era stato un piacere per un po’ di tempo, poi un’abitudine, infine uno sforzo. 
Ho dimenticato il mio corpo per anni, ho lasciato che invecchiasse, ingrassasse, perdesse sensibilità – io che amavo così tanto fare l’amore da sentirmi io persa dentro il corpo di un’altra persona, quando in realtà era questa dentro di me.
Sport e riduzione drastica dell’alimentazione mi hanno portato al corpo che ho ora – qualcosa che non sarà più giovane, ma che sento ancora abbastanza bello, o almeno ‘accettabile’. Il mio viso e le mie mani invecchiano più velocemente ed è qualcosa che mi fa paura. Ma il resto regge bene.

Il ‘resto’ si è risvegliato quando – un paio d’anni fa – un amico mi prese delicatamente il collo tra le sue mani e mi tirò a sé per darmi un bacio sulla guancia. Era una cosa priva di qualsiasi connotazione sessuale, eppure ebbi un sussulto.
L’anno dopo, un altro amico incontrato in treno mi strinse in un abbraccio all’altezza della vita lasciandomi la sensazione delle sue dita nella carne per ore.
Imparare a darmi piacere da sola è stata da allora una scoperta, la risposta a una necessità che ho cominciato a sentire urgente dopo questi piccoli ‘eventi’.

Conoscere ogni giorno il mio corpo meglio, imparando come provocarmi un orgasmo, in quanto tempo, in quali modi, rendendo una mano capace e lasciando che l’altra non sapesse come farlo (in modo tale da immaginare che fosse quella di un amante che non ti conosce ancora), sentendo in che momento stessi venendo e da dove cominciasse e riuscendo a volte a controllare tutto per farlo durare – forse doveva accadere prima tutto questo. Ma non ha importanza: sapere che ora so far godere il mio corpo e la mia anima è un’ottima difesa psicologica dalla ricerca di qualcuno solo perché dia sfogo e pace al mio desiderio.

Giocare con un corpo che a tratti sente il desiderio d’essere ‘vissuto’ è riappropriarsi della libertà e della sensazione che sia possibile, in qualche modo, essere ‘felici’: che la ‘felicità’ posse esistere ancora – al di là dell’età che ti frega i sogni e le speranze, della paura che fa rinunciare a parti di te per quieto vivere, dell’abitudine alla sofferenza che ti fa pensare che quello sia il tuo destino.
E il mio sogno in stato di veglia, ora, è quello di riuscire a tenere in equilibrio contraddizioni, ambiguità e desideri e a viverli in serenità, felicità e dolcezza con chi scelgo di volta in volta di amare – senza pericoli, senza vergogne, senza paure.

9 commenti:

gattonero ha detto...

Finché c'è sesso, c'è speranza
senza sesso, c'è solo perdenza.

Minerva Jones ha detto...

Soddisfare il desiderio porta energia in generale nella vita, quindi ben venga. Viverlo per conto proprio in questo modo - ovvero non percependolo come una sconfitta o un ripiego - significa non deprezzare a giocattoli/strumenti di piacere gli altri, bensì mirare a viverli in modo infinitamente più intenso :-)

Erotici Eretici ha detto...

Non è mai una sconfitta, tanto meno un ripiego. Penso sia assolutamente l'atto egoistico per eccellenza che ogni donna dovrebbe provare. Conoscere il proprio corpo non è solo un diritto ma è anche un dovere. Senza la conoscenza profonda si se come si può raggiungere il benessere supremo con un'altra persona. Può essere l'amante più bravo del pianeta, ma ogni donna è a se, e se la donna ha compiuto questo percorso, per prendere atto della propria intimità allora penso si possa raggiungere davvero una bellissima complicità. Le cose che ho scoperto di me sono infinite ed in continua evoluzione e spero sia sempre così.
Yin

Minerva Jones ha detto...

Dici bene, Yin, ma non c'è ragione di definirlo 'egoistico', secondo me. Lo vedo più come un atto di 'amor proprio' :-)
Inoltre credo che il discorso valga per entrambi i sessi: spero anche per gli uomini un analogo processo di conoscenza di sé, così da stare meglio pure loro ('in compagnia' e non).

Rispetto al fatto che sia un 'dovere', invece, non sono d'accordo con l'idea che si debba fare qualcosa per forza o meno - mai. Se si desidera si fa, altrimenti no. Ognuno compie le proprie scelte e tutte sono legittime, secondo me, per qualsivoglia ragione individuale.

Grazie per il commento, e complimenti anche a te per i tuoi racconti :-)

shadow ha detto...

lieta di averti trovata tra i miei lettori fissi; sarò qui spesso immagino :-)
fuori dai ridicoli tabù, fuori da quel che non bisogna dire e dai pensieri da nascondere, fuori dalle ipocrisie piccole e ignoranti.
si può scriveree di sesso con libertà e delicatezza perchè è solo nella mente dei prurigginosi che il sesso ed il godimento tutto son peccato.
a presto :-)

giorgio ha detto...

Concordo con te. La gioia di vivere e il rispetto di sè e degli altri devono convivere. La sessualità che fa bene è quella condivisa se c'è qualcuno, o quella vissuta autonomamente se si è soli. Piuttosto che cercare una relazione farlocca, meglio stare da soli.
E la stessa cosa vale per l'amore.
Giorgio.

Minerva Jones ha detto...

@ shadow e giorgio: grazie a entrambi - le vostre considerazioni nei vostri blog sono fonte di buone riflessioni per me su questa stessa lunghezza d'onda, e mi danno ulteriore fiducia che sia possibile tenere in equilibrio tutti i pezzi di noi e riuscire ad avere 'sane' relazioni con gli altri, o almeno sia già ragione di felicità e benessere il solo (si fa per dire) provarci. Grazie ancora :-)

oceano ha detto...

sono curiosa, quanti anni hai?
e l'eros, lo scopri o lo ri-scopri?

Minerva Jones ha detto...

@ oceano: stai facendo domande un po' troppo personali ;-) comunque io miro a vivere nell'eros, ma se leggi ciò che ho scritto in merito in Metilparaben capirai cosa intendo e che con la dimensione della sessualità ha solo in parte a che fare: http://metilparaben.blogspot.com/2011/02/minerva-il-suo-immaginario-e-la.html Ciao!