21/06/14

Il limite


L'altra sera mi hai parlato del limite, e - come già in altre nostre conversazioni - mi sono ritrovata nel tuo pensiero.

L'avere a che fare con dei confini e con un numero limitato di possibilità all'interno di quelli è certo condizionante la possibilità di espressione e di quella che chiamiamo libertà (sono ben consapevole, per esempio, che il mio stesso corpo, l'insieme dei pensieri che hanno formato la mia persona, la stessa durata a tempo delle nostre vite sono 'condizionamenti' - gabbie ineludibili che costringono e imprigionano dalle quali non ci si può liberare), sebbene a volte quei limiti possano venire forzati: penso al caso del malato che lotta ostinatamente malgrado diagnosi che non lasciano alcuna speranza e magari riesce a guarire, o allo sportivo che si forza e mette a repentaglio la propria vita per 'superare se stesso' e magari ci riesce stabilendo un qualche risultato reputato impossibile da conseguire.

Ma il resto della vita non necessariamente deve consistere nel tentativo di 'sforare' e abbattere quei confini - anzi. Come parimenti concordavamo, la genialità consiste nel trarre il massimo dal lavorare con quelle possibilità per rendere appassionante, creativo ed estremamente intenso il gioco.
Un gioco che vale la pena giocare perché ci fa godere.

A me piace giocare - tanto. E il piacere ha tante sfumature. E' quello concreto, materiale, fisico. E' quello della parola e della conversazione. E' quello dell'intimità, dei sorrisi, dell'allusione. E' pure quello della delicatezza e del senso della misura. Questo sento in qualche modo con te: che abbiamo subito cominciato con la giusta misura, e che le 'regole del gioco' - quelle che fanno sì che il gioco sia appunto appassionante e creativo - le stiamo (o si stanno da sole) componendo piano piano.

E c'è - credo - un riconoscimento reciproco non detto che influisce sul modo in cui lo stiamo facendo: quello dell'estrema attenzione e cura che entrambi cerchiamo di prestare a ogni cosa che facciamo e a ogni rapporto che viviamo.

Ecco, io con te vorrei che ci prendessimo cura insieme di quel limite, e continuassimo a giocare con questa delicatezza all'interno di quello - esplorando e ricombinandone al massimo le sue possibilità. Molto sulla soglia del suo potenziale sforamento, ma col pensiero che dà più piacere decidere di non oltrepassarlo ;-)

Tipo che possiamo giocare a campana insieme, se ti va :-D


3 commenti:

Alligatore ha detto...

Ci leggo una idea di complicità, che nel gioco è tutto... o quasi. In particolare a campana :)

Minerva ha detto...

Nell'amicizia c'è complicità. Anche quando non si è d'accordo. Io spero che si creino rapporti del genere con le persone con cui entro in contatto, quella è la mia priorità :-)
[e comunque lo so che tu sei venuto qui per via di quella foto :-P ]

Alligatore ha detto...

Sì, è vero, vengo sempre con foto così :)