11/01/14

Il mondo di Fabrizio De André

Per strada tante facce | non hanno un bel colore:
qui chi non terrorizza | si ammala di terrore.
C'è chi aspetta la pioggia | per non piangere da solo,
io son d'un altro avviso, | son bombarolo.

Quindici anni orsono moriva Fabrizio De André, che cantava un mondo in cui molti di noi si sentivano a casa, fatto di gente semplice, povera, emarginata, di reietti della società, di gente che rubava il pane per fame, che veniva impiccata per nonnulla da un potere cieco e assoluto. Nei suoi brani c'erano prostitute, uomini innamorati, nani, anarchici, pescatori. Aveva musicato Spoon River e parlato tanto libertà.
Davvero difficile scegliere come ricordarlo, tra le tantissime canzoni originali e quelle tradotte e reinterpretate (come Le passanti di Brassens) così che fossero a disposizione del pubblico italiano.

Con molto amore per lui e per voi, eccovene alcune che hanno accompagnato la mia vita.
Buon ascolto.











5 commenti:

Charlie Brown ha detto...

io non riesco a staccarmi da "la domenica delle salme" e "parlando del naufragio della london valour"

pia brl ha detto...

Questo autore è intramontabile. Non stanca mai!

Alligatore ha detto...

Tra queste la mia preferita Fiume Sand Creek, tra le mie preferite in assoluto Canzone dell'amore perduto.

Minerva ha detto...

@Alligatore: amico mio, Canzone dell'amore perduto non riesco ad ascoltarla - per ragioni di famiglia - senza piangere tutte le mie lacrime.

Ernest ha detto...

Faber manca tanto e come lui manca anche la voce di Don Gallo... ricordo piazza Carignano il giorno del suo funerale persone di ogni genere artisti di strada e bandiere dell anarchia... indimenticabile