31/05/12

Urla d'impotenza

Fuck off!Anni orsono - ero molto giovane - lavoravo in un ufficio a fianco d'un collega dichiaratamente gay. Un giorno in cui si stava dicendo qualche stupidaggine, ché l'ambiente lavorativo in quel posto era davvero sereno, ridendo lo mandai a ... e lui, (sor)ridendo, mi rispose "Lo prendo come un augurio!".

Fu un'illuminazione: sino a quel momento usavo questo insulto (sebbene sempre in tono scherzoso, e tra poco ne spiego la ragione), senza rendermi conto di tutto il sottinteso di emarginazione e stigma verso un'intera categoria di persone - negativizzate e colpevolizzate dalla società in funzione dei propri gusti sessuali - insito in tale espressione. Che cosa penosa! :-(
E quanto stupida e ipocrita mi si rivela essere proprio in sé, ora che - cresciuta - ho scoperto quanto sia apprezzato il sesso anale anche da tantissimi uomini etero (per quanto coloro che l'hanno provato e apprezzato pubblicamente non lo ammettano *mai* e anzi se ne vergognino pure).

Ma c'è un'altra ragione per cui non sopporto quell'insulto, e lo trovo ulteriormente patetico: esclamare "v*********" - in generale o indirizzandolo a qualcuno nello specifico - a me è sempre suonato come atto di impotenza e rinuncia a combattere perché si è già stati sconfitti.
Se ci fate caso, non c'è una relazione paritaria di potere quando uno lo augura all'altro, ma è sempre il debole che lo augura al forte, l'impotente che lo augura al potente di turno - come se quell'esclamazione lo liberasse dell'ingerenza di quest'ultimo sulla sua vita.
Peccato che le cose non stiano così.

Quando diciamo una cosa del genere stiamo in realtà soffrendo come cani per l'abuso di cui siamo oggetto da parte dell'altro, dal cui giogo non riusciamo a liberarci. Non è una dichiarazione di estraneità delle reciproche vite, né dell'assenza di influenza del potente su di noi.
Non è una dichiarazione di indipendenza o di non prendere in considerazione l'interlocutore, perché - che ci piaccia o meno - possiamo insultarlo finché vogliamo ma quello continua a prendere in considerazione noi e a usarci, a modo suo e per i suoi scopi. Che appunto ci piaccia o meno.

Per liberarsi da presenze nocive c'è bisogno di qualcosa di più profondo di un urlo: bisogna lavorare con determinazione e continuità, voltare le spalle senza insultare, adottare strategie sottili, usare l'intelligenza e agire in silenzio ;-)
Andarsene, sottrarsi, addirittura non combattere. Ma senza che l'altro - il nostro aguzzino - se ne renda neanche conto.
Per questo Minerva non rivolge mai quell'urlo verso nessuno: perché alla fine quello è solo un urlo di impotenza, e Minerva non vuole neanche saperne di sentirsi impotente ;-)



PS. L'unico cui riconosco un uso produttivo di tale espressione è Ai Weiwei nella famosa serie di studi fotografici prospettici, dato che ne strumentalizza l'abituale dimensione simbolica per sollevare riflessioni sul potere e l'autorità e contestarlo, e pagando altresì costantemente e a caro prezzo in prima persona tale attivismo.
PS2. Le suddette mie interpretazioni non valgono per Orsetta in quanto, nel suo specifico caso, la vaffanculite è una patologia, come lei stessa riconosce.

15 commenti:

Zio Scriba ha detto...

Non so. Io l'omofobia la odio a dir poco, ma ancor di più odio il politically correct. Certo sarebbe bello un mondo in cui nessuno insultasse nessuno, ma quando succede credo che la cosa pèiù intelligente sia NON prendere mai gli insulti alla lettera (anche la tua filologia del vaffa mi pare un esercizio tutt'altro che stupido, ma francamente inutile), e non diventare permalosi o ancor peggio violenti. Io non ho mai pensato che se uno mi dice "figlio di puttana", magari sorridendo, io debba lavare col sangue l'offesa fatta a mia madre: è solo una parolaccia entrata nell'uso comune. Purtroppo la permalosità (e la ricerca di pretesti per diventare violenti) è una caratteristica molto diffusa fra noi italiani, fissati con la stronzata secondo cui la parola equivale al coltello. Basti vedere cosa accade suoi campi di calcio: non c'è fischio arbitrale a cui in Inghilterra non faccia seguito un Fuck Off, o in Spagna un Hijo De Puta, ma lì gli arbitri hanno l'intelligenza di far finta di non sentire. Da noi abbiamo gli arbitri-poliziotto che ti sbattono fuori per una parolaccetta o una bestemmiola...

Minerva ha detto...

Ciao Zietto, conosco bene la tua in merito all'omofobia. Ma il mio ragionamento non è in alcun modo nella direzione del "politicamente corretto" - in questo non hai capito bene tu o mi sono spiegata male io :-)

Provo a spiegare meglio:
1) Per me le parole definiscono le cose quindi le prendo molto seriamente, non lascio correre. Fa parte della cura che ho per le persone e del mio ingenuo tentativo di migliorare le cose. Le parole per me *sono* pietre. Smettono di esserlo quando - come negli esempi che hai fatto - una società è su un argomento già matura, ma non è questo il nostro caso.

2) Proprio perché tale uso del "v*********" (vorrei ricentrare il discorso su questo specifico 'augurio'/termine, non altri) per me si associa indissolubilmente a tale pensiero o anche alla mancanza d'un pensiero sull'argomento, mi si attorcigliano le viscere a sentirlo. E' questione di sensibilità personale, non di permalosità, nel mio caso. E appunto poi lego tale espressione all'impotenza del debole - perché sempre ho verificato l'uso di quella parola associato all'impotenza e all'incapacità di liberarsi da situazioni nocive. Chi ha il potere, infatti, non ha bisogno di mandare a farsi fottere la sua vittima. La usa e basta.

OrsaBIpolare ha detto...

Piano, piano, il mio è spesso un atteggiamento provocatorio, in realtà non lancio spesso un vaffa, ma se lo faccio è perchè mi sento impotente esclusivamente contro la stupidità che non ti consente neppure di interagire. Quindi per me è un punto di chiusura, liberatorio in senso "fisico", mi libero dell'altra persona, come dire "Con te non ho più intenzione di perdere tempo, allontanati perchè ritengo sia inutile parlare con te" e invece di usare tutto questo giro di parole ne uso una soltanto che rende velocemente l'idea :)
(non ricordo nemmeno l'ultima volta che l'ho detto...)
E le parole usate nel profilo stanno ad indicare appunto che se sei un deficiente devi starmi lontano.

Minerva ha detto...

Pensi che gli idioti capiscano ciò che hai scritto e che si allontanino per un tuo "vaffa"? Sei un'ottimista :-)

Io di solito sono più esplicita, in questi casi - augurando al mio interlocutore di stamparsi contro un tram o peggio - o più perversa - ovvero eliminandolo proprio dal contesto della conversazione con altri interlocutori con citazioni e ragionamenti dotti gli facciano arrivare tutta l'ondata della sofferenza dell'esclusione (perché quella, per quanto siano scemi/cattivi, la capiscono: l'esclusione si capisce e si patisce sempre, e ci vuole comunque un po' per trovare le strategie per sopravvivervi...).

Mauro ha detto...

@orsa non la sapevo questa cosa del deficiente... ti sto lontano.

@minerva non so, gli intercalari spesso si spogliano dei significati e si rivestono di asetticità. Un significante spesso è un sacchetto vuoto che riempiamo di significato in funzione del contesto reale o più spesso di un nostro contesto interiore...

Cavalier Amaranto ha detto...

Considerazione in pillole:

l'insulto giusto è str....

Puzza e più lo tocchi più puzza, è scansato da tutti, se lo "incontri" non sei felice, non ha un aspetto gradevole, rimane a galla(per cui è opportunista), può fingere di essere utile quanto vuole, è sempre materiale di scarto.

Mentre alcuni termini ingiuriosi servono a determinare la sgradevolezza, per cui restano un punto fermo di confronto perché esprimiamo una nostra considerazione verso qualcosa o qualcuno, come per li termine stronzo, il va..... nello specifico è usato come modo per allontanare o chiudere un discorso.

Mandare a quel paese o l'altro termine in fondo si somigliano, è una richiesta di allontanamento, di andare a fare altro e non perdere ancora tempo e dedicarsi ad opere infruttuose, come ad esempio l'amore anale.

Infruttuose perché non procreative, ecco la sottile presenza della componente cattolica che considera atti sessuali non protesi alla creazione come denigratori.

Il va.... non può essere considerato discriminatorio ma solo offensivo, perché si adatta a tutti i sessi e qualsiasi inclinazione sessuale, non prende di mira nello specifico una categoria, come finoc..., fro..., tr....Compagnia cantante.

Per cui rivendico il diritto di dirlo senza essere tacciato di essere razzista.

Per quanto riguarda la discriminazione gay ormai è chiara la mia posizione, è un offesa all'intelligenza umana.

Saluto Orsa perché lo so che se si parla di certe cose appare come la fata turchina. :D (scherzo e) Ciao ORSA!!!!

Spero apprezzerai l'impegno di celare certi termini, sarebbe stato un florilegio di parolacce, ma avendo usato tu stessa i puntini casa tua, regole tue; che vanno sempre rispettate.

Cavalier Amaranto ha detto...

Vedi che Orsa mi ha preceduto...Separati in culla praticamente!!!

OrsaBIpolare ha detto...

@ Minerva
No, non lo penso ma ci spero e comunque in quel modo so di allontanare certe categorie tutte fiori, peace, love, gattini abbandonati e salviamo il mondo ;)

Non credo che le persone davvero stupide riescano ad essere cattive, una persona stupida non potrebbe mai farmi del male. Anche la tecnica dell'esclusione e quindi di ignorare la persona mi capita spesso di adottare, anzi, la preferisco. Ma se persevera devo allontanarla di netto.

@ Mauro
Tu "fai" il deficiente, è diverso.
Anche se tenti di convincermi del contrario, è inutile.

@ Cavalier Amaranto
Ora si spiega di quella volta che mia madre mi trovò annodata col laccio del ciuccio ;)
Un saluto anche a te Cavaliere.

Zio Scriba ha detto...

Resto dell’idea che un vaffanculo sia “solo” un vaffanculo, cioè un insulto codificato e svuotato di significato, e non l’invito dettagliato ed esplicito ad avere un rapporto anale. (Non per nulla il giusto corrispettivo italiano, “andare a fare IN culo”, è considerato pomposo e desueto, e non lo usa quasi nessuno, se non di proposito per dire una cosa un po’ più strana o ricercata). Attenzione: non dico che lo svuotarsi di significato delle parole nel tempo sia un processo positivo, però è un dato di fatto: spesso con la sola etimologia non si va da nessuna parte, bisogna tener conto delle deformazioni, dell’uso comune e dello scorrere del tempo. E poi forse, nel caso degli insulti, il processo è davvero, in via eccezionale, positivo, perché ci consente di arricchire il vocabolario con espressioni colorite e divertenti, a patto di essere poi abbastanza autoironici e maturi da farcele scivolare addosso quando le usano su di noi, invece di rispondere a calci e pugni (o querele) come fanno i trogloditi e i prepotenti. Va anche considerato che con queste strane espressioni facciamo conoscenza fin da bambini, e quasi sempre la conoscenza avviene per (simpatici) fraintendimenti che ci porteremo poi dietro nell’inconscio per tutta la vita. Moltissimi bambini immaginano “vaffanculo” come invito a entrare tutti interi (o magari con la testa) dentro un gigantesco culo immaginario, inteso come luogo molto brutto e puzzolente. Altri, addirittura, lo intendono come “andare a fare UN culo”, nel senso di irridente invito a modellare un sedere di pongo o di argilla. Insomma, io non mi ci farei così tanti problemi… :-))

Zio Scriba ha detto...

p.s.
E a proposito di fraintendimenti. Esiste un'espressione molto simile, che è l'invito ad andare "a dare via il culo". Ebbene, io credevo di esser stato l'unico, da piccolo, ad averla capita come "VADA VIA AL CULO", espressione assurda, strampalata e comica, e invece di recente l'ho ritrovata in tantissimi altri scrittori del nord Italia, nella cui beata ignoranza infantile l'incomprensibile "VADAVIALCÜ" veniva rielaborato esattamente così...

Cri ha detto...

"Vaffa*****", insieme a "str****", è stata la prima imprecazione che ho pronunciato, un improperio lanciato da una bambina tutta eccitata per aver detto la parolaccia, totalmente inconsapevole del suo effettivo significato (per tutta la mia infanzia sono stata imprigionata in un istituto di monache esclusivamente femminile). Avendo avuto quell'imprinting tuttora, quando lo tiro a qualcuno, ho in mente solo l'intento di Orsa, o del Cavaliere, non valuto di star stuzzicando un tema sensibile.
E' anche vero che lo uso pochissimo, ormai. Da quando ho preso coscienza di come usassi il turpiloquio come valvola di sfogo della mia aggressività (palesando così il mio senso di impotenza, proprio come dici tu) ho smesso di considerarlo parte del mio corredo linguistico abituale. In casa, ad esempio, non lo rivolgo a nessuno, e pretendo che nessuno lo rivolga a me. Idem dicasi con le persone care. Continuo ad adoperarla, raramente, con persone da allontanare dalla mia vita. Ma in maniera sarcastica, esclamandolo col sorriso sulle labbra, quando non in un'aperta risata. E' una sorta di bandiera, il propedeutico segnale che dà il via alla battaglia che da quel momento in poi comincerò a combattere alacremente nei tempi e nei modi che tu indichi. Perché, davvero, purtroppo un vaffa è del tutto inutile per liberarsi di gente che ci ha parassitato mente e cuore...

Minerva ha detto...

Paola su fb mi commenta così (occhio!):

Lavoraci, è interessante. La funzionalità dell'insulto mi sembra sia sempre e da sempre quella (cosa di più drammatico e impotente di un "Cretino!" ?), ma sullo specifico del "vai a fare in culo" credo le mutazioni antropologiche recenti siano spesse e interessanti. Nora Galli de' Pratesi, nel suo Semantica dell'eufemismo, rilevava (era il 1964) come espressioni analoghe avessero "una notevole frequenza nei gerghi o nei linguaggi di gruppo come quello militare o studentesco, grazie all'equivalenza che abbiamo già esaminato, tra la pederastia passiva e la condizione di chi è imbrogliato o comunque danneggiato per sfortuna o sua incapacità, mentre la pederastia attiva è simbolo di furbesca abilità.Di qui la diffusione di espressioni come essere fregato, fottuto, inculato, mettere in tasca, in quel posto, ecc. di cui molte sono passate anche nel linguaggio familiare non volgare e vengono usate senza tener conto del loro originario significato sessuale" (p.133). Non è molto, ma soprattutto poi nessuno se ne è più occupato, ch'io sappia, e nel frattempo sono cambiate così tante cose...

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

ho capito il tuo punto di vista però non ci sto:
non toglietemi il sano e liberatorio vaffanculo! :D
(anche se dopo il pezzo di masini ha un po' perso di fascino...)

Minerva ha detto...

@mauro: ovviamente, tant'è che io sono sicura che nessuno pensi né al significato né al significante. Anzi, mi fermo prima: io sono persuasa che la gente non pensi - qualsiasi cosa dica o faccia.

@cavaliere: interessantissima argomentazione, questa tua sull'infruttuosità. Leggi oltre ciò che dice Paola, potrebbe interessarti :-)

@orsetta: Mauro "fa" il deficiente, confermo. E se il Cavaliere è tuo gemello, dovrebbe essere anche mio - il che può accadere però solo se io e te siamo onozigote e rispetto a lui eterozigote. Questo non per una questione di genere sessuale diverso dal suo, ma per una identità nella perfidia che lui non potrà mai raggiungere ;-)

@Zietto: rimando anche te alla citazione di Paola, della quale la tua riflessione sembra un acuto proseguimento tra il letterario e la psicologia dell'età evolutiva. Brillante! Grazie :-)

Rimane il fatto che - vedendo chi lo usa sia nel mondo della politica (o rispetto a quello), sia tra cittadini comuni, sia ancora quando compare nei post di vari blogger - io continuo a sentirne fortissima la carica di impotenza rispetto al liberarsi da situazioni dolorose. Altro che un semplice chiudere o voltare le spalle.
Si vorrebbe quello, ma poi non si riesce a farlo. Allora si urla quella parola che fa sentire tanto figo chi lo fa, ma è un atto che non serve a niente, e non libera nulla. Impotenza. Io ci vedo solo questo.

PS. Ho presente l'uso che ne fa Orsetta e continuo a dire che non sto parlando di lei. Ma di tantissimi altri blogger, sì.

Minerva ha detto...

@Cri: non lo rivolgo a nessuno, e pretendo che nessuno lo rivolga a me.
Io sono ben peggio. Se qualcuno si rivolge così a me, in virtù di quel discorso sul potere a me compare un sorriso in faccia da un orecchio all'altro. Un po' come quello di Lucy :-)