15/09/11

Viaggio nelle profondità del sesso femminile

Quando lessi che il mio collega Duccio Canestrini aveva pubblicato un libro dedicato agli organi genitali femminili dal punto di vista dell'antropologia culturale, ammetto che la cosa mi disturbò non poco. Come aveva osato un uomo occuparsi dell'argomento, invadendo quello che era lo spazio privato tra le mie gambe di donna - spazio del quale di norma discutevo al limite con le mie 'sorelle' (in un'immmaginaria affiliazione di genere che lega tutte coloro che si sono occupate di tali studi e ricerche)?
Non riuscii a pensare ad altro che a un'operazione commerciale che provocava il mio profondo disappunto, e non vedevo l'ora di fargliela pagare in qualche modo - se non altro mordendolo metaforicamente con la mia lingua avvelenata! :-D

Ma ero anche curiosa, e conosco bene questo ricercatore. Conosco anche la sua attitudine a divulgare i risultati della ricerca antropologica al di là del mondo accademico, con la vera intenzione di cercare di migliorare il benessere di noi viventi in qualsiasi società umana cui apparteniamo. Quindi prima di criticare sospesi il disappunto e mi misi a leggere, per scoprire non solo che mi ritrovavo in moltissime interpretazioni da lui elaborate, ma anche che condividevamo una 'nemica comune' - che per me, personalmente, pecca di grave etnocentrismo nel trattare l'argomento, riportando il discorso, e la lotta femminista, indietro almeno d'una quarantina d'anni.

I misteri del Monte di Venere è un curioso, intrigante e istruttivo viaggio nel sesso femminile - viaggio caratterizzato dal riferimento a numerose fonti attinte tanto all'ambito etnografico, quanto a quello dell'arte e della letturatura più colta, quanto ancora a quello pop contemporaneo. Lo stile letterario di Canestrini, poi, mi rende la lettura dei suoi libri sempre un vero piacere - così dotato di rara grazia, delicatezza, ironia. Proprio questo stile ci permette di inoltrarci (ahem!), approfondire (doppio ahem!, ma accidenti! come si può dire?) nell'argomento trattato senza morbosità né banalizzazioni, imparando usi e costumi vicini e lontani con cui ci si riferisce alla.... "come chiamarla?"- si interroga anche il nostro Autore già nelle prime pagine.

La lettura ci porta attraverso epoche e culture per tentare di comprendere (ché svelare sarebbe impossibile! e poi, lo vorremmo realmente?) - come i genitali femminili siano stati di volta in volta associati a miti/tradizioni/credenze, legati a cibo/fecondità/terra, immaginati e verbalizzati, medicalizzati e ritenuti fonte di disturbi psichici/comportamentali (invero riflesso di culture maschiliste dove ogni alibi era buono per relegare le donne in odor d'emancipazione in ospedali psichiatrici), infine elaborati/manipolati/trasformati (anche chirurgicamente per le più disparate, volontarie o subìte ragioni - sia in contesti extraeuropei, sia in contesti più vicini a noi) in quanto 'oggetti di cultura'.

Perché di questo - di contro a gran parte dei Monologhi della vagina di Eve Ensler - ci parla questo libro: del fatto che la vagina è un oggetto della cultura. E pur riconoscendo alle donne l'autodeterminazione sull'uso dei propri organi sessuali (l'intero scritto, tra l'altro, è proprio un'appassionante difesa di queste posizioni, e chi non l'ha compreso è gravemente impregnato, a mio avviso, di fuorvianti pregiudizi che non facilitano certo il dialogo tra i generi), Canestrini sottolinea quella che è un'ovvietà che forse ci si rifiuta di accettare per il timore che da questa affermazione ne discenda appunto la privazione della libertà di scelta individuale, ovvero che
"la vagina non è né mia, né tua. E' di tutti, maschi e femmine. E' individuale e collettiva, come la vita. La sua storia, la sua fisiologia, il suo immaginario sono fatti da uomini e da donne insieme. Così come per le fantasie più assurde, i rituali più sconvolgenti, la poesia più raffinata. Persino la sua forma, fino a prova contraria, è un incontro di anatomie. [...] Ebbene, tale incontro tra genitali, che dura generalmente più a lungo degli otto secondi dei babbuini, di solito è, o diventa, un incontro tra persone. E molto spesso produce un legame affettivo".
Quando si ha a che fare con l'essere umano e la sua esistenza, in pratica, si ha a che fare con elementi sempre permeati dalla cultura, ovvero dall'insieme della abitudini in cui siamo cresciuti, e dall'immaginario cui siamo stati esposti. Comprenderlo, in tutte le sue sfumature in epoche e luoghi differenti, è anche la premessa per cambiarlo se non ci piace. E questo propone Duccio Canestrini, che in questo libro apre cassettini di meraviglia e incanto davanti ai vostri occhi, col racconto di pratiche e concezioni che interessano il Monte di Venere ma che ci raccontano anche di noi, e con leggerezza ci invita a conoscerci per godere maggiormente della vita e dei rapporti di comunicazione, affettivi e, perché no?, anche sessuali che ci vedono insieme come esseri umani.
Buona lettura, se vorrete, e una piccola clip per introdurvi anche visivamente all'argomento :-)




4 commenti:

Erotici Eretici ha detto...

Che bel post. E che curiosità mi hai messo addosso.
Non si finisce mai d'imparare, e questo libro sembra che potrebbe davvero insegnarmi molto.

Ciao,
Yang

Minerva Jones ha detto...

Una delle poche cose che non ho apprezzato di questo libro è la brevità, perché me la sarei goduta molto di più se avesse riportato ancora più esempi, racconti, analisi di opere d'arte e via dicendo :-)
Buona giornata a te, Yang!

Dreamy Melrose ha detto...

Deve essere molto interessante!!!Mi hai fatto venire la curiosità di leggerlo! :) e se ci penso...è proprio vero che sugli organi genitali femminili è stato costruito un mondo ;)

Enne2 ha detto...

Gli organi femminili sono un argomento nucleico. Dopo l'approfondita analisi di taluni reperti video che ho faticosamente trovato in arcani archivi nella rete, mi sono reso conto che c'è un'enorme sproporzione fra il maschile e il femminile, a livello simbolico. E parlo soprattutto del fatto che i maschietti se lo misurano col righello e le femminucce NON se la misurano col calibro. In un caso, terrorizzante possibilità di non essere, nell'altro magica consapevolezza di esserei l motore dell'universo.