13/09/11

I francesi e l'amour. Pillole semiserie di ricerca etnografica

Nel corso delle mie scorribande estive nel sud della Francia, sono stata esposta – indirettamente, ché la realizzazione concreta dei corteggiamenti dei quali sono stata resa oggetto me la sono risparmiata – alle concezioni dell'amore proprie degli autoctoni ben differenti da quelle cui sono abituata in madrepatria. Perché per i francesi (e mi riferisco all'area francese mediterranea), l'amour è già in sé sentimento ben differente da come noi lo concepiamo. Così come il sesso e la sua pratica.
Ma vediamo da vicino la questione.

1. L'amour fou. “E' così: o è un sentimento assoluto, o non è” – mi dice la mia amica, che invero intrattiene una relazione con un uomo capace di bussarle alla porta di casa in piena notte andando e venendo come più lo aggrada. L'amour fou: era ovvio che venisse coniata in queste lande tale espressione. Il sentimento d'amore estremo che noi considereremmo ossessione – estremizzazione nefasta del sentimento del possesso che talvolta (purtroppo sempre più di frequente, complice una cultura maschilista avallata dalla massa, dai media e dalla politica) porta addirittura a omicidi tra le mura domestiche – qui è invece la concezione diffusa con la quale i francesi lo immaginano, descrivono, desiderano.
Quindi nessuno stupore (a parte il mio) se alle 4 di mattina l'ubriaco implora la sua bella dal cortile della casa in cui essa dimora di riprenderlo in considerazione, e dopo un'ora viene portato via affettuosamente dalla polizia che lo rincuora mentre ancora piange e grida straziante nel silenzio notturno “Elle est ma femme, elle est ma vie”. Una cosa da spaccare il cuore (oltre che i timpani).
E pari sconcerto per me sentire come sottofondo musicale in metropolitana alle 8 di mattina canzoni i cui testi e la cui musica ti strappano il cuore dal torace, lo spremono nel pugno, quindi lo gettano per terra e lo calpestano mentre nella mente ti scorrono le immagini di un uomo vestito in bianco, il panama in testa, lo sguardo abbassato, solo a guardare il mare in silenzio da un pontile con mezza sigaretta ancora fumante tra le labbra (immagine accompagnata dall'eco di “la mer”, “la vie”, “l'amour”...). Brassens docet.

2. L'immaginario. L'immaginario di cui sopra, a ben vedere, potrebbe anche associarsi a specifiche classi/categorie sociali. Ignoro se tale ipotesi sia plausibile, così come quale sia il rapporto di causa-effetto tra le due variabili (ovvero tra immaginario-classe/categoria), ma frequentemente la concretizzazione di tale amore estremo sembra avere luogo tra criminali (delinquenti di vario genere, omicidi), individui estremamente marginali (alcolisti, tossici, barboni – e Toulouse è la capitale europea di tali soggetti, ve lo assicuro!), bohemien e 'artisti' di maggiore o minore qualità, ma che pur ambiscono ad ascriversi all'ambito della distinzione deviante dalla norma. Vissuto da tutti costoro, l'amour diventa quindi solidarietà tra individui estremi, ed estremo è il modo in cui lo vivono: ancora più assoluto e straziante rispetto alle persone comuni, si presenta in questi come passione che diventa in crescendo dramma, tragedia, morte. Non vi è nulla di gioioso, sereno, luminoso in tale sentimento. Più masochisticamente, solo il piacere del venirne straziati.

3. Sesso (carnale). Se quanto detto esprime la dimensione affettiva del sentimento, non si pensi che stiamo parlando di sublimazione platonica. I francesi di sesso ne praticano parecchio – a mia sensazione (ma potrei sbagliarmi: non ho dati statistici in merito) – in misura superiore a noi che sento sempre più complessati, spaventati e timorosi del rifiuto e in misura inferiore agli spagnoli che mi sembrano i più easygoing sull'argomento. Associato o meno all'amore, il sesso viene praticato dopo un rapido corteggiamento che non scade nell'atteggiamento dei cugini iberici (dove mi viene detto che ormai esso si svolge nei termini diretti e chiari, dopo una prima presentazione reciproca limitata a pronunciare all'altro/a il proprio nome, di “voglio scopare con te” cui si risponde veloci con “sì/no”), pur se non richiede troppa 'magia' alla situazione. Insomma: si fa un minimo di conversazione, ci si prende le reciproche misure (non quelle!) che possono rappresentare un semaforo verde all'ipotesi, quindi si propone senza falsi pudori e senza patemi nel caso di risposta negativa...

4. Autostima estrema. Ciò che più ammiro dei francesi è però la loro assoluta autostima, ancora legata a una concezione di sé come latin lover d'antan che si esprime per il tramite di strategie di corteggiamento datate, sebbene ancora gradevoli, pur se colui che mette in scena le medesime e il contesto di messa in scena sarebbero invero altamente discutibili.
Una sera mi è capitato di uscire con la mia amica a bere un rum in un locale vicino a casa sua in cui si tengono spesso concerti rock e punk. Era tardi, e il luogo – in realtà assai gradevole visto che ammobiliato con teschi, culle, giocattoli degli anni '80 e ogni genere di cianfrusaglia che di norma transita dai mercati delle pulci alla propria ultima dimora in centri occupati – stava dando ospitalità agli ultimi avventori prima di andare a dormire (chi in casa, chi su un marciapiedi), quando la sottoscritta – lasciando l'amica al tavolino del dehor – entrò e ordinò nel proprio francese stentato la consumazione per entrambe.
Un tot di occhi si spostarono dall'essere persi nel vuoto per posarsi su di lei, e immediatamente le fu chiaro il concetto di “regarder comme un gâteau” con cui spesso viene espressa l'attrazione fisica per un qualsivoglia oggetto di desiderio. Poco dopo avermi servita, il cameriere mi portò quindi un piccolo pacchetto di fiammiferi dicendo “questo è da parte del mio amico e collega, al bar”. Sorpresa! Mi chiedevo cosa contenesse. Lo aprii e vi trovai ripiegato un biglietto sul quale si trovava un numero di telefono e la scritta “Apelle moi!! Dick”.
E qui le ipotesi erano due: o si trattava del proprietario del locale, un energumeno sornione baffuto, minaccioso e pieno di tatuaggi (vero gentleman con me, ma non direi esattamente il mio tipo...), oppure – più probabilmente – un altro socio che in quel momento stava intrespolato sullo sgabello al bancone in equilibrio precario, gonfio d'una quantità infinita di Pastis, con un naso rosso che gli occupava tutto il volto appoggiato sul bancone mentre biascicava “la vie”, “l'amour”, “les femmes"... Va da sé che questo mistero non lo scopriremo mai, ché ovviamente quella telefonata non l'ho mai fatta. Ma lode alla loro autostima! :-D

 

4 commenti:

marco spongano ha detto...

autostima o eccesso di alcol?

Minerva Jones ha detto...

Se personalmente avessi ecceduto d'alcol a quel livello non avrei mai avuto tanta autostima... e neanche voglia, sinceramente, di farmi lo sbattimento del provarci. Oppure l'amico ha una collezione di scatolette vuote di fiammiferi con biglietti ecc., e in tal caso è ben metodico (e disperato). Ma anche questo non lo sapremo mai :-D

intherainbow ha detto...

In nomen omen....Dick....tutto un programma!!...i fiammiferi li ha mandati, voleva solo essere acceso!!!...l'alcol evidentemente lo aveva spento!!:))

Minerva Jones ha detto...

Ahem... :-DDD