04/07/11

La 'nostra' resistenza [racconto]

Un po' di tempo fa, pensando alla modalità narrativa di Ascanio Celestini, scrissi un breve testo in ricordo di mia nonna e mio nonno tentando di imitarne lo stile. L'argomento era la Resistenza - tema con cui io poi mi sarei confrontata più volte nella vita come molti dei miei amici.
Oggi ve lo ripropongo - nella sua ingenuità e nei suoi errori anche stilistici/narrativi/espressivi (chi se ne frega!) - perché pur se ingenuo è vero, sincero e mi sembra importante serbarne memoria in quanto semplicemente umano. Nella bellezza della nostra umanità piena di contraddizioni, nei nostri sogni, nelle sensazioni intense del nostro vivere giorno per giorno - fragilmente esposti agli eventi e alle dinamiche della macro-storia. 
Spero vi piaccia, vi ci ritroviate, e non molliate mai.


Mia nonna, quando c'era la guerra, lavorava come parrucchiera in un salone di bellezza nel centro di Torino.
Aveva la sesta elementare, era vagamente socialista, e molto ignorante.
Ma aveva una grande intelligenza, e la capacità di 'vedere in profondità'.

Mia nonna non ha fatto la Resistenza - non avrebbe saputo neanche da dove partire, non era esposta agli 'intellettuali', a coloro che si impegnavano concretamente, neanche da lontano.

Non li avrebbe neanche capiti, i loro discorsi.

Suo marito era in guerra a fingere di combattere (ché anche lui non li sosteneva, i fascisti).
Lei non ebbe notizie di lui per mesi -
lui di indole così mite che lei lo canzonava "scusi, comandante, dov'è il cannone?".

Lui - il marito, ovvero mio nonno - dopo uno scontro in Sicilia si ritrovò come caporale ad essere il più alto in grado tra i suoi compagni,
e a guidarli a piedi, feriti in modo più o meno grave, da Palermo a Napoli,
dove quelli che non morirono per strada vennero finalmente ricoverati in ospedale.

Lui che non sapeva dove fosse il cannone.

Mia nonna aveva la sesta elementare, ed era una giovane madre ignorante
che lavorava in un salone come addetta alle preparazione delle tinture per i capelli.
Lei, quando arrivava una cliente fascista o la moglie di un gerarca per farsi fare la tinta, mentre preparava la tintura 'dietro le quinte' vi sputava dentro -
tra gli sguardi d'intesa e di approvazione di altre parrucchiere parimenti ignoranti e impotenti come lei.

Mia nonna, a modo suo, ha fatto la Resistenza.

E c'è qualcosa, in questo ricordo, che in questo momento mi sta dando da pensare e che - in qualche modo - mi fa bene.

Non ho immagini di mia nonna di quel periodo: questa non è lei, è una donna che ho trovato in rete, ma l'epoca è quella, e l'espressione pure è quella che aveva lei quando ne combinava qualcuna grossa ;-)



8 commenti:

Sull'Amaca ha detto...

Bel ricordo, grazie per averlo scritto.

Cawarfidae ha detto...

Vero, bel ricordo! La resistenza è un tema non ancora "digerito", credo, soprattutto nella modalità da te affrontata, cioè la resistenza "dal basso": perchè se è vero che non si dà tirannia senza l'appoggio del popolo, non è possibile una resistenza senza il sentimento popolare.

Poi al contrario di tante altri periodi storici e/o luoghi geografici, questo ha ancora a che fare con noi, con i nostri nonni (gli ultimi testimoni). Ricordi importanti, che fra poco i testimoni diretti non ci saranno più.

Zacforever ha detto...

Post meraviglioso.

Ciao
Zac

Minerva Jones ha detto...

Grazie a tutti. Zac, sei nei feed :-)

@Cawarfidae: sì, concordo. Ci sono ancora tante questioni sospese e irrisolte legate a quel periodo. E c'è lo strazio delle storie private, piccole, quotidiane non affrontate - come nel caso delle famiglie disfatte dalla simultanea presenza di chi stava da una parte e di chi dall'altra. E ci sono i nostri anziani che ormai sono davvero così in là con l'età che li stiamo perdendo :-(

Però forse ricordare anche queste micro-storie fa bene - sia per non perdere il ricordo di come siamo 'relativamente' usciti da una dittatura in passato, sia per chi oggi non sa cosa/come fare o ha paura (che è un sentimento umano). Non tutti devono per forza combattere in attacco se non se la sentono - ci sono anche le retrovie, i sostenitori, i fiancheggiatori...

Cirano ha detto...

grazie per aver condiviso memorie così intime. Pensa che io ho avuto un nonno della milizia fascista e l'altro disertore......ho scelto la parte del torto come sempre.

Gio...Illusion ha detto...

Quando leggo queste parole, quanto ascolto queste storie, per prima cosa mi faccio una domanda...., mi chiedo se fossi stato in grado di attraversare quei tempi, io credo di no, mi rispondo.

Ogni carattere, fisico, mente nasce in un tempo e in un ambiente, e non potrebbe mai vivere in uno precedente o in uno futuro....
Vai sempre fiera dei tuoi nonni...

Bisogna andar sempre fieri di chi in qualche maniera HA RESISTITO

Minerva Jones ha detto...

@ Cirano: tremenda situazione, ma sai quante ne ho sentite così intervistando anziani partigiani? :-( famiglie distrutte da una follia perversa dell'uomo sull'uomo.

@ Gio...Illusion: io invece sono convinta che quando stai dentro una situazione, poi in qualche modo devi reagire e viene fuori la persona che sei. Semplice. Nessun confronto con un passato che non abbiamo appunto vissuto, né con il futuro. Siamo ciò che siamo nel presente - come dici giustamente tu. E in questo presente siamo chiamati ad agire, se lo riteniamo necessario e lo vogliamo . in base a ciò che sentiamo di poter fare. Come nella situazione attuale, che in modi diversi sta presentando il suo volto dittatoriale...

Ernest ha detto...

grazie!