15/05/11

Della seduzione

Nel bailame in cui versa la mia città da alcuni giorni causa orda di lettori per il Salone del Libro, mi sono recata stamane con una cara amica alla presentazione dell'ultimo lavoro di Dacia Maraini presso un delizioso locale situato in un quartiere multiculturale e bohemienne di recente rivitalizzazione. La Maraini, in questa occasione, accennava - tra molti argomenti - alla seduzione, e tale tema è divenuto, durante il brunch successivo con la mia amica, l'oggetto della nostra conversazione.

In più occasioni qui e altrove ho espresso in mio pensiero in merito all'eros come energia che vorrei esistesse in tutti noi e della quale potessimo godere a piene mani - un'energia che si può dispiegare in tutte quelle forme in cui la creatività, la passione, l'inventiva umana si esprimono: dall'amore, all'amicizia al sesso, così come nelle arti, nella musica, nella letteratura, nell'impegno politico, culturale, sociale e via dicendo. Ma tale energia - per come la vedo io - non è una cosa che esista nel corpo come fortuita componente chimica inesauribile che indipendentemente da noi si rinnova; al contrario essa mi sembra possa esistere solo se alimentata da quelle medesime forme in cui essa si esprime, così come a sua volta alimenta in noi il piacere e la nostra stessa voglia di vivere.

Data questa premessa, allora, il concetto di seduzione che ne è collegato assume un significato ben più profondo di quello comune, perché profondo, ricco, intenso, vitale è il concetto di 'desiderio' ( = tensione erotica, eros) e di 'piacere': può allora sedurmi una voce femminile anche se sono eterosessuale, così come un gesto di qualcuno, una musica che mi fa vibrare l'anima, un odore di un cibo mangiato in un altro luogo.
Nella conversazione con la mia amica la prima conclusione cui personalmente sono giunta è stata quindi che tutto ciò che i miei sensi percepiscono e fanno vibrare qualcosa in me riconnettendolo con il piacere nel passato e proiettandomi contemporaneamente nella tensione del desiderio di qualcuno/qualcosa nel presente e nel futuro, è seduzione.

A questo punto cosa è il desiderio per me? Che cosa me lo provoca esattamente? Queste due domande sono scaturite naturalmente dalla considerazione precedente, e mi sono sorpresa nel vedere quanto facilmente sia emersa la risposta: mi seducono (provo attrazione per, tendo a, desidero vivere) intersezioni, incroci, variazioni da modelli assurti a 'canone'.
Che non vuol dire che ambisco a perversioni o inversioni rispetto a specifici modelli culturali (ovvero modelli condivisi per esempio di bellezza, bontà, purezza, intelligenza ecc.), ma che sono attratta da quelle specifiche variabili che - dato un modello riconosciuto come il canone di riferimento positivo in un determinato ambiente o contesto - segnano l'unicità che distingue da tale modello ciascuno di noi.

Variabili di differenziazione che poi mi provocano quella curiosità che la mia mente anela a conoscere/indagare discutendo in conversazioni appassionate: una donna coperta da capo a piedi con un chador che, camminando, rivela di calzare scarpe da ginnastica (se ha assunto questa variazione personale magari significa pure che già dà spazio all'introiezione di elementi diversi dal proprio modello culturale tradizionale in sé e nella propria vita - è già un'intersezione), un brano musicale in cui il piacere so essermi dato dalla competenza di un musicista o un cantante sommata alla propria variazione/interpretazione/declinazione individuale ecc. Continuamente i miei sensi sono colpiti e addirittura cercano tali elementi stranianti, apparentemente fuori norma.

E dato che per me appunto eros è energia vitale - quindi una prospettiva con la quale intendere e condurre la propria vita - il termine 'curiosità' diventa nuovamente interscambiabile con 'desiderio' - da soddisfarsi vivendolo direttamente attraverso il mio corpo, i miei sensi, la mia anima. Mi è desiderabile ciò che ritengo 'bello', e ciò che ritengo bello è di nuovo quello 'scarto dalla norma' - la variabile che segna la differenza, la distinzione - che entra in risonanza con la memoria di qualcosa di piacevole nel passato e mi proietta nel pregustare il piacere in futuro.
Ragion per cui, per esempio, mi capita di provare un'attrazione irresistibile per i denti irregolari/scheggiati che ormai ho imparato a riconoscere come la variabile per eccellenza che mi rende un uomo attraente, affascinante, intrigante. Oppure per il modo di muoversi nello spazio, parimenti unico in ciascuno di noi rispetto a modelli che M. Mauss aveva individuato come culturali ancorché inconsci.

Dave Gahan non ha i denti più regolari del mondo, così come il suo modo di muoversi è decisamente unico. Per questo è la quintessenza dell'eros, per me ;-)

Siamo ben lontani dalle tristissime strategie standardizzate cui hanno piegato il nostro immaginario per renderci docili e asserviti a un certo modello di consumo e desiderio, nevvero?
E voi: state sotto quello, oppure ne avete uno vostro?
Cosa vi seduce? Cosa vi provoca desiderio (nel senso più ampio del termine)?

6 commenti:

Cirano ha detto...

Ognuno ha desideri incosci, manifesti e repressi e con buona pace di Freud li coltina, li insegue la maggior parte delle volte non li raggiunge.
ps comunque il buon Dave, con le dovute precisazioni, ergo meglio Juliette Binoche, come singer non era male!!!

Inneres Auge ha detto...

Mi seduce l'intelligenza (non l'abuso della stessa!).
Desiderio nel senso più ampio del termine... non saprei risponderti, non so risponderti.

Lucy ha detto...

Mi seduce l'uomo divertente, autoironico e che sa di "maschio", virile come Clive Owen in Inside Man ;)

Minerva Jones ha detto...

@ Cirano: magari ogni tanto li raggiunge...

@ Inneres Auge: Ah, beh, quella pure a me. L'abuso? non saprei individuare il limite oltre il quale diventa tale.

@ Lucy: divertente e autoironico? sì, concordo. Che sappia di "maschio"? no. Sto bene pure con gli androgini.

In generale però (appunto allontanandoci dalla dimensione fisica e guardando altri elementi ben più costanziali della persona) - proprio fermi restando alcuni elementi già considerati positivi nell'essere umano quali la sensibilità, l'intelligenza, l'ironia, l'amore per la comunicazione, la bontà d'animo - è poi il modo in cui uno si discosta parzialmente da questi o li reinterpreta personalmente che lo rende unico e quindi a me interessante. Quella 'diversità'...

ganfione ha detto...

d'accordo con te, una volta di più. immagino che ciascuno di noi abbia un proprio modello di riferimento, o un'idea astratta di bellezza che costituisce il canone secondo cui decidere cosa è bello/attraente; nondimeno, quello che rende seducente una persona in mezzo a tante altre per me è la sua unicità e il modo in cui la testimonia col suo modo di gestire, vestire, parlare, essere in generale. la bellezza standardizzata, anche se può provocare godimento estetico, e di più la tendenza a voler rientrare nei modelli canonici, da sola non è sufficiente a innescare in me la molla della curiosità a conoscere la persona; anzi, perlopiù mi fa da deterrente, lo trovo segno di scarsa personalità.

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

mi piace questo tentativo di definire la seduzione. anch'io cerco sempre lo scarto dalla norma, sarà che la normalità, la perfezione è qualcosa per me di fastidioso