04/03/11

Il presente assoluto e setting che ritornano

Gli stimoli delle conversazioni con voi, e la lettura dei vostri blog, sono spesso causa per me della riapertura di 'porte' del mio passato e di riflessione su situazioni che non solo mi appartengono, fanno parte e hanno determinato ciò che sono io oggi, ma non sono neanche mai realmente passate.

Che strana la concezione del tempo in ciascuno di noi!
Sappiamo tutti che questo è relativo, e quindi che - pur se scorre indipendentemente da noi - il solo modo in cui ci è dato viverlo, rielaborarlo nella mente e gestirlo è assolutamente soggettivo. In questo modo mi trovo a confrontarmi con persone che lo rincorrono senza mai arrivare a mettercisi in pari ("corro veloce ma mai abbastanza" - cantano i CGB), oppure pensano al passato come qualcosa di concluso che tale deve rimanere (e qui i CGB mi risuonano di nuovo nelle orecchie: "scatole che accolgono momenti che non torneranno, scatole per metterci dentro come'eri, com'erano i suoni e i colori").

Eppure io non ci riesco, e se penso a me stessa non vedo grandi cambiamenti da quando avevo 15 anni. Cioè, li vedo nel mio aspetto e conosco bene le esperienze che ho attraversato e mi hanno in qualche modo 'segnata', i cambiamenti, e via dicendo - ma in qualche modo la mia struttura d'interpretazione delle esperienze e la mia concezione generale della vita non sono variate moltissimo di base. Mi sento quindi come immersa in un eterno, assoluto presente, con l'unica attenzione a volerlo vivere bene, in pieno, godendomelo quanto più possibile.
Non riesco poi a fare programmi successivi a pochi giorni, nella migliore delle ipotesi, e sinceramente non penso mai al futuro - anche perché le cose brutte accadono e, avendole già sperimentate e gestite, sono consapevole di poterlo fare ancora, mentre quelle belle sono ovviamente felicemente benvenute.

Ma la cosa più assurda è che mi rendo conto che tendo a ricreare, pur se in modi e con persone diverse, situazioni già sperimentate e che mi hanno già fatto bene in passato. Non intendo in termini generali - ovvero promuovendo e partecipando per esempio alla convivialità di pranzi con amici, o andando a vedere un film al cinema in orari inusuali per i più e via dicendo - parlo proprio di sorte di 'setting' specifici caratterizzati da una musica, un ambiente, un certo tipo di interlocutori e determinate azioni particolari. Cose che ricreano una scena già vissuta nel passato con lievi differenze e una modalità diversa di percepirla, viverla e gustarla - perché avendola già vissuta non mi sorprende più, ma mi permette di esplorarla più in profondità attraverso il viverla, soprattutto, con persone diverse.

Una sorta di 'falso movimento' all'interno di un tempo circolare, ricorsivo, che come disegnasse una spirale non ricrea mai un cerchio perfetto, ma non muove né verso l'interno, né verso l'esterno, quanto - percepito nella tridimensionalità - si sposta su un piano differente.
Vi capita per caso la stessa cosa o sono solo io che non riesco a uscire da questa sorta di 'malinconia', e faccio di tutto alla fine per riviverla?




9 commenti:

Gio ha detto...

Ecco qualcosa su cui meditare un bel po' :-)
Al solito, grazie a te!

MrJamesFord ha detto...

Minerva, io credo che le nostre vite, per quanto circolari possano sembrarci a volte, quando siamo preda di malinconie o riflessioni, vadano a senso unico e terribilmente in linea retta.
Ma non è un male.
In fondo, anche quando non ce ne accorgiamo, c'è sempre qualcosa che ci cambia, segna, tocca.
E quando arriva anche la presa di coscienza, tutto torna a galla, come durante la calma dopo la tempesta.

Minerva Jones ha detto...

@ Gio: felice di darti spunti di riflessione. Poi dimmi come funziona per te - se/quando vorrai - mio caro :-)

@ MrJamesFord: benvenuto! Prospettiva interessante, la tua, uno stimolo in più su cui farmi riflettere. Ti ringrazio :-)

Marisa ha detto...

Questo post è pieno di spunti di riflessione perciò farò il possibile per essere in linea con esso.
Il primo punto che mi colpisce è quello del tempo che non ha modificato sostanziamente quella che sei se non nell'aspetto esteriore, come è naturale che sia.
A me non è successo, sono così cambiata negli ultimi anni che quasi non mi riconosco.
Mi sembra, anzi che il mio passato sia un film in cui l'eroina dice di essere me ma non sono io, quel passato appartiene ad essa e di conseguenza l'accompagna.
Io pur conservando i ricordi di quella vita, mi sento una persona nuova e mi piaccio di più e mi amo di più.
Tu parli di un moto circolare che si crea nel momento in cui ricerchi lo stesso modello di persona o una situazione che hai vissuto nel passato.
Vivere cose gia sperimentate dà sicurezza, viverne di nuove fa più paura, per me ogni situazione e ogni persona è sempre nuova, lo preferisco perchè in questo modo non mi aspetto nulla da loro e solo così non mi potranno deludere e soprattutto nuocere.
Non so se ho centrato l'argomento che hai proposto ma ho voluto condividere con te questo mio pensiero appena abbozzato. Ciao

Gio ha detto...

Non l'ho scritto subito perchè appunto c'è da meditarci su.
Ti faro' sapere :-)

Minerva Jones ha detto...

@ Marisa: hai centrato l'argomento eccome!
Sì, anche nel mio caso comunque ogni situazione poi è in realtà diversa - perché diverso è il periodo in cui accade, diversa è l'età e diversi sono gli interlocutori - però appunto la base è qualcosa, diciamo, di 'famigliare'.
Io però non lego le aspettative alla situazione o alla persona: tendo a evitare aspettative da parte di chiunque se non quelle promesse esplicite che le persone mi fanno e che allora le considero un vero e proprio impegno nei miei confronti. Questo è il mio modo di cercare di evitare d'essere delusa dagli altri: quindi, se accade, o è perché ho forzato l'interpretazione del loro comportamento io o è perché loro non sono stati dentro le loro stesse promesse.

Chicca ha detto...

Mi fermo un attimo sulle aspettative. Non è facile capire quando si innesca un'aspettativa in un'altra persona, a volte viene da sé perché scatta qualcosa di incontrollato, un impulso, un battito. Credo però che sia sempre qualcosa che viene da lontano e allora in qualche modo anche io tendo a ricercare persone, situazioni in cui riconoscermi, che abbiano appunto qualcosa di 'familiare', che mi ricordino da dove vengo.
Ora, esco da una storia che pensavo fosse la mia vita, su cui avevo puntato tutto, non ha funzionato. E, al di là di quanto possa contare una promessa non mantenuta, credo che non abbia funzionato proprio perché non ho sentito quel qualcosa di 'familiare'. Mi sono buttata in un oceano sconosciuto, anche con discreto coraggio, ma poi ho finito per perdermici dentro, senza punti di orientamento riconoscibili. E ora, non mi trovo più.

dark0 ha detto...

io la vita la vedo come una spiaggi in cui le esperienze sono come le onde, tutto ritorna e si allontana, c'è l'onda dei ricordi e l'onda delle novità, e tutto un grande cerchio.

Minerva Jones ha detto...

@ Chicca: intanto col tempo ritroverai te stessa, ne sono sicura, e questo sarà un gran bel punto di riferimento ;-)

@ darkO: bella immagine... sono qui che me la sto vedendo davanti agli occhi e meditando su come la leghi al tempo. Semplicemente bella. Grazie :-)