08/11/10

Sulle 'sostanze' che ci danno piacere

Amo il cibo - mi piace cucinare, scegliere gli alimenti, amalgamarvi le spezie, sentire i profumi, pensare a quando consumerò un buon piatto che mi sono preparata, e in compagnia di chi questo accadrà. I sapori risvegliano i miei sensi quando sono intorpiditi per mille ragioni - così come risvegliano i vostri, secondo le preferenze che avete indicato nel sondaggino che vi ho proposto questa settimana, e che nell’ordine hanno visto la vittoria del piccante sull’amaro, seguito a sua volta in egual misura dal dolce e dal salato, e infine dall’agre. 
Mi è venuto da pensare non solo che gran parte del mio piacere è legato a ciò che passa attraverso la bocca - il cibo, la comunicazione verbale, i baci, il sesso orale - ma anche che potrei essere quasi dipendente e compulsiva nella ricerca di un tale piacere. E questo mi è suonato come un campanello d’allarme nel riflettere su un rapporto d’amore ormai concluso con una persona che aveva altri problemi di altre droghe, altre compulsività e altre dipendenze.

Se nella ricerca della soddisfazione personale, del godimento, della felicità, apprezziamo un profumo o godiamo sulla lingua del sapore di una bevanda particolare, cosa ci fa considerare queste ricerche del piacere sane rispetto ad altri comportamenti che giudichiamo come malati? Perché esaltiamo lo sport - che pur promuove nel corpo la produzione di ‘droghe naturali’, le endorfine - e condanniamo l’assunzione di altre ‘droghe’? Perché cataloghiamo certe ‘sostanze’ come buone e altre come cattive?
Sarei tentata di rispondere che per me il problema stava nella compulsività e nella dipendenza della persona che amavo nellassumerle, e forse la spiegazione del mio disagio derivava in parte da questi due fattori: pur amando, per esempio, il cibo e il sesso, io non ho continuamente bisogno di assumere il primo e praticare il secondo senza inframmezzare il tutto da altre attività e una buona conversazione.

Già: una buona conversazione... La ragione del mio disagio - distante anni-luce da condanne che facciano riferimento a valutazioni quali illegalità, illiceità, amoralità (brrrr!!!) - continuando a ripensarci l’ho trovata forse nell’assenza della dimensione della condivisione. 
Quando una sostanza porta una persona in un altro ‘mondo’ - e così facendo la distanzia da quella con cui sta parlando e che la sta (apparentemente riamata) amando -  essa impedisce ai due soggetti di essere sulla stessa lunghezza d’onda finché l’altro/a non assume/consuma a sua volta la stessa sostanza (ammesso che gli effetti siano poi gli stessi in entrambi i partner).
Nel mio caso, la perfetta comunicazione di corpi, cuori, menti, sguardi, parole s’è interrotta per lintroduzione di questo elemento esterno, e mi sono quasi sentita in dovere di reagire, per ripristinarla, costringendomi a un’alterazione con quella medesima sostanza che a me non dà piacere e che piuttosto mi provoca effetti che mi fanno sentire euforica per un istante e  spaventosamente triste, misera e alla deriva in quello successivo. Per cui la mia scelta ultima è stata rinunciare a tutto ciò che non mi appartiene come modalità di piacere e come strategia della sua ‘ricerca’ e del suo ‘consumo’.

E voi cosa ne pensate? Quali ricerche del piacere considerate sane rispetto ad altri comportamenti che ritenete invece malati? In base a cosa catalogate certe ‘sostanze’ come buone e altre come cattive?

14 commenti:

shadow ha detto...

sono una tabagista incallita e pure convinta ed è un po' difficile risponderti.
penso che il piacere "sano" sia quello della non dipendenza, ma ne sono un pessimo esempio riguardo al tabacco almeno.
riguardo al resto invece, debbo dire che nessun'altra sostanza o attività è mai stata così importante da potersi in alcun modo sostituire o venir preferita dalla me pensante, dialogante, reattiva.

glisso sul resto del discorso... giusto perchè son nuova ospite e non conosco i livelli di libertà espressiva qui da te ;-)

Minerva Jones ha detto...

Già, io invece se amo qualcuno, lo stimo, e se questo mi introduce una variabile del genere, per lo meno mi fermo a riflettere e comincio a dubitare delle mie posizioni. Per questo che ho voluto riportare questa situazione e queste riflessioni, per capire un po' cosa ne pensano anche gli altri, e come risponderebbero a queste domande che io personalmente mi sono fatta per mesi :-(

Prenditi tutta la libertà espressiva che desideri: come ho scritto, l'unica cosa cui tengo in queste conversazioni è evitare volgarità, violenza e usi del blog diversi dalla sua funzione di spazio di dialogo. Ho messo i commenti moderati solo perché c'è chi ha 'usato' per altri scopi la possibilità dei commenti, e non ho gradito ;-)

Fabio ha detto...

Ciao Minerva, il mio commento e semplicemente etico/scientifico, nulla più.
Da come hai impostato tu la questione, il problema non è tanto cosa riteniamo noi sano e non, ma cosa effettivamente è sano oppure no. Le droghe lecite e accettate sono quelle che non ci creano dipendenza e anche se ci fanno "sballare" la situazione è momentanea, al più tardi l'indomani mattina si torna alla normalità, alla vita quotidiana. Ci sono droghe che invece distruggono il fisico e la mente e se agli inizi i sintomi sembrano svanire il giorno dopo, alla lunga ci si accorge che non è così.
Tu hai citato anche le questioni affettive, come le droghe possono influenzare una vita di coppia: io non sono accetto che la mia partner utilizzi un determinato tipo di droghe, ma anche fossero droghe leggere l'abuso verrebbe considerato da parte mia come un eccesso.
La vita è in grado di fornirci la felicità di cui abbiamo bisogno, il doverla cercare in qualche surrogato vuol dire che non si è capaci di lottare, di affrontare la vita nel modo giusto e ne di riuscire a trovare la felicità dentro se stessi. La vera droga siamo noi stessi!!

Un bacio

shadow ha detto...

posso immaginare i commenti...
ho avuto un blog per tre anni su live space e sono stata un poco ingombrante, lo sono quasi sempre quelli che dicono quello che pensano, peggio se lo fanno anche e talora hanno la spudoratezza di scriverne :-)

volevo scrivere di droga, ma forse è inoppportuno, passo la mano tanto alla fine di quel che volevo scrivere ho pensato:
forse la dipendenza vera è quella d'amore (per l'altro e anche per noi)

Minerva Jones ha detto...

Io sono molto più relativista di te, Fabio, quindi difficilmente affermerei che una cosa sia in assoluto sana e un'altra no. Anche le 'droghe' autoprodotte dal corpo (e quindi percepite comunemente come 'sane'), quali le endorfine a seguito di un'attività sportiva, possono provocare in soggetti fragili dipendenza al fine di saturare altre carenze.

Per me è proprio la dimensione della condivisione, quella stessa che mi faceva sentire in colpa a mangiare carne con un compagno vegetariano, perché qualsiasi cosa che passasse nel mio corpo - che 'condividevo' con lui - in qualche modo avrei voluto fosse vissuto in sintonia con le sue scelte proprio per questo desiderio di comunicazione ininterrotta.

Quello che in qualche modo mi mette a disagio è l'assunzione di una sostanza che ti porta 'altrove' rispetto alla situazione in cui sei. E la sostanza che provoca questo varia per ciascuno di noi.

Mi incantano due frasi che hai scritto:
La vita è in grado di fornirci la felicità di cui abbiamo bisogno [...].
La vera droga siamo noi stessi!!

Grazie, mi hai regalato un enorme sorriso :-)

Minerva Jones ha detto...

@ shadow: concordo con te sul rischio della dipendenza d'amore (e/o dall'amore) - anche se per quanto mi riguarda rimango maggiormente 'dipendente' e 'compulsiva' rispetto proprio alla felicità in generale, da qualsiasi cosa/persona sia portata. Se mi si dà una cosa del genere e poi me la si toglie per paura, o per altra droga/sostanza meno impegnativa (perché le persone sono ben più impegnative delle sostanze), mi si fa proprio del male.

Ah, chiunque ha una qualche tossicodipendenza, evidentemente! :-D

shadow ha detto...

non so...
per anni mi sono "modellata" sino a prendere sembianze non mie (ma sue) e infine dissolvermi.
non si può perdere la propria forma, per nulla, per nessuna sostanza e nessuna dipendenza :-)

Minerva Jones ha detto...

@ shadow: un "mi piace" come su facebook non c'è qui? che lo darei volentieri a questo tuo commento! :-D

Minerva Jones ha detto...

Riporto alcuni commenti in merito dalla mia pagina su Facebook

Io (Minerva): "[...]se non ti poni la questione della qualità della relazione in corso quando avverti qualcosa di dissonante, poi rischi di ritrovarti a giustificare ogni violenza a tuo danno, e a spegnere senza rendertene conto te stesso/a... ma anche no, grazie :-)"

Giulia: "Come sei romantica Minerva! E' una qualità che apprezzo molto. Purtroppo ho la sensazione che le persone, in generale, lo siano molto meno e si orientino su soluzioni più concrete e pragmatiche. E che la cura di cose e persone siano una faccenda secondaria. Magari mi sbaglio... Le sfumature sono una cosa importantissima..."

Martina: "Nonostante alcune attività (fisiche, mentali) riescano a darti una sensazione di benessere 'più sana' e più a lungo, non farei mai cambio con gli attimi piacere dati da alcune sostanze psicoattive.. ma questo è tutto un discorso che esclude... l'alterità.
Certo che, poi, nella normalità, una bottiglia di Buon Vino con Cara Compagnia, non può non stimolare una piacevole conversazione e regalare felicità."

Napalm ha detto...

Blog piacevolissimo. Ti seguo!
A presto.

Minerva Jones ha detto...

Grazie Napalm, spero di riuscire a passarti un po' di buone e vitali energie! :-)

giorgio ha detto...

Sono complessivamente d'accordo con quello che dici: il problema è la dipendenza, e non mi sembra fuori tema ciò che scrive shadow nei commenti: ci può essere anche la dipendenza da amore.
Se io faccio una cosa compulsivamente sempre in un certo modo (compresa l'assunzione di sostanze, ma potrebbe essere anche vestirmi in un certo modo) semplicemente perchè così piace all'altro, annullo me stesso.
L'autolimitazione è connaturata all'amore, ma deve essere una scelta che si fa perchè autonomamente si pensa con piacere che quella sia la cosa migliore per noi, non perchè si sente il bisogno di soddisfare le esigenze di un'altra persona.
Io credo che ciascuno individualmente debba essere libero di fare ciò che vuole, ma che insieme si debbano fare solo le cose che piacciono a entrambi.
C'è una cosa che si chiama relazione nella quale si sta e si crea insieme, ma poi ci sono due singole persone che valutano se e come gli va bene di stare nella relazione.
Le diversità vanno salvaguardate, inserite nella relazione e miscelate, considerandole una ricchezza, una base da cui partire per creare insieme qualcosa di più, se no si rischia davvero di appiattirsi l'uno sull'altro rinunciando alla propria verità.
Giorgio

specchioscuro ha detto...

Anche questo post è molto interessante per me, sia dal punto di vista teorico sia per la mia formazione medica.

Il problema è che siamo stati abituati a dividere le cose in bianche e nere, buone e cattive. Ci chiediamo, "ma questa sostanza fa bene o male?" quando in realtà è quasi sempre un problema di dose... anche l'acqua può essere letale, se se ne bevono dieci litri in una volta! Vuol forse dire che è un veleno?

L'altro problema è che come molto giustamente fai notare tu, la divisione in comportamenti naturali (buoni) e artificiali (cattivi) è quanto mai... artificiosa: chi decide che il piacere dato da una pietanza è accettabile e quello dato da un altro tipo di sostanza no? è una questione di intensità o di che? dov'è il limite? e poi ci sono anche persone dipendenti dal cibo e dal sesso, e non è che stiano tanto bene...

Probabilmente la demarcazione va tracciata quando una modalità di procurarsi il piacere diventa quasi esclusiva e compromette il funzionamento sociale di una persona (la comunicazione, come dicevi tu). Ma capisco che i limiti non sono ovvi, e che tutti abbiamo le nostre piccole fissazioni...

Solo una dovuta precisazione riguardo a certe sostanze: il loro problema è che alcune di esse (vedi coca) sono veramente distruttive e pericolose per l'organismo, ed è un po' difficile che possano mai essere considerate accettabili, in qualunque dose, perché comportano una grossa dose di autolesionismo...

Minerva Jones ha detto...

A me non importa troppo dell'uso che le persone fanno anche di sostanze loro potenzialmente 'nocive' per l'organismo anche in piccole dosi perché prima di tutto c'è la loro libertà anche d'essere autolesionisti. Se poi la cosa diventa però problematica per me, perché per procurarsi quella sostanza mi derubano dei miei pochi soldini o perché dopo averla assunta si recano in parlamento e votano una legge che in quanto cittadina italiana mi condiziona (cosa che in pratica stanno già facendo proprio a suon di coca), beh, sì, allora lì divento molto poco libertaria. Perché fondamentale è non solo gestire me stessa a modo mio, come desidero, ma non procurare danno agli altri mentre lo faccio...