04/10/14

La formula della felicità





Quando ero piccola, in famiglia si giocava a Carriere. Questo gioco da tavolo consisteva nel completare un percorso riuscendo a realizzare la personale formula della felicità che ciascun giocatore segnava su un foglietto all'inizio della partita, e che era data da percentuali diverse di denaro (simboleggiato dal dollaro, se non ricordo male), realizzazione professionale (simboleggiata da una stellina e sentimenti (simboleggiati da un cuore) per raggiungere il totale di 100.
Ieri sera parlavo con una cara amica, che si preoccupava del fatto che in questo momento difficile della sua esistenza io le stessi accanto, e quindi sottraessi un po' di tempo ad altre cose per me magari prioritarie - visto che la dura vita del free-lance prevede che non si molli mai, e sempre sempre sempre si stia lavorando nella speranza che la propria situazione professionale ed economica migliori.

E a me è rivenuto in mente il gioco delle Carriere. Così le ho spiegato la ragione per cui, al contrario, ero ben felice di passare del tempo in sua compagnia, e - potessi - ne passere di più in compagnia dei miei amati amici. Il fatto è che sono una persona abbastanza serena e felice, malgrado la mia testa (ma di questa stavolta non parliamo). E ci sono arrivata perché - vedendo come va questo mondo - ho smesso di illudermi che con il mio impegno io possa decidere del mio destino, o che vi sia una corrispondenza tra la mia dedizione in ciò che faccio e la risposta che ne ottengo. Consapevole di questo, e che viviamo in mezzo a cialtroni dove invece la gente seria viene soffocata e annientata, mi sono detta che io volevo vivere - ovvero non farmi uccidere - e possibilmente senza frustrazioni. E che quindi avrei mollato un po' da una parte e ne avrei rafforzate altre.

In pratica, ho riscritto la mia formula della felicità che così è diventata:
- 40% di soddisfazione personale+professionale (data dalla scrittura, dalla fotografia, dal teatro, dalla produzione artistica)
- 20% di denaro (giusto per sopravvivere, nulla di più, attraverso lavori o di cui non mi importa nulla che neanche segnerò mai in CV, o di lavori fatti dignitosamente e che mi diano pure un po' di soddisfazione malgrado non siano in grandi istituzioni che alla fine sfruttano disumanamente una persona dietro la maschera del prestigio che le offrirebbero)
- 40% di affetti personali (gli amici che sono la mia famiglia vera e propria - quella che mi sono scelta io per la vita - con i quali condivido tempo, cibo, risate, parole e sentimenti in modo totale, superando in tal modo addirittura il bisogno di una relazione di coppia per trovare rimedio, qualora lo provassi, all'eventuale sofferenza data dalla solitudine).

Voi avete scritto la vostra formula? E state riuscendo a realizzarla? :-)


Nessun commento: