09/10/14

Cresta i(dil)liaca



Come forse saprete, sto scrivendo una cosuccia appassionante con quella geniaccia del male (e della favella italiana) che è Dama Daino, e tra le varie cose che abbiamo buttato giù vi è la definizione del punto che entrambe troviamo più eccitante nel corpo maschile, ovvero la cresta iliaca (che non a caso la mia amica Cinciarella ha ribattezzato 'idilliaca').


Visto che però - come si dice qui in Piemonte - "non tutti i gusti sono alla menta", rigiro la domanda d'un amico su analogie e differenze rispetto alla percezione femminile e maschile del corpo dell'altro/a e vi chiedo: sono solo le femmine (limitatamente a quelle volitive e svergognate come noi!) ad avere gli occhi che brillano nel pensarla, oppure anche alcuni tra voi uomini provano tal passione per questa parte del corpo in una donna? :-)

Quella che segue è la mia definizione...

CRESTA ILIACA loc. nom.
Definizione. Margine superiore dell'ilio, a sua volta parte superiore delle tre che compongono l'osso iliaco.

“Qual è il primo dettaglio che guardi in un corpo maschile?” – chiede.
“La cresta iliaca” – rispondo convinta.
“Che cosa???”.
I più neanche sanno cosa sia. Gli altri rimangono perplessi.
Tsk tsk – datemi retta, scettici: quella è la parte più eccitante e appassionante d'un uomo!


La comincio a scrutare attraverso camicie, maglie e pantaloni – ché per il mio animo inquisitivo da ricercatrice è una sfida ipotizzare da pochi segni celati dai vestiti le forme, l'ampiezza, la resistenza delle ossa del bacino del mio soggetto, e quanta carne potenzialmente le avvolge.
Di lì cerco conferma – l'occhio ormai allenato a interpretare le pieghe del tessuto che ricopre il corpo in quel punto e verificare l'avvallamento libero da grasso di libagioni eccessive, gonfiore di alcool a dismisura o, al contrario, massa muscolare eccessivamente coltivata – tutti ostacoli che m'impedirebbero di godere l'incantevole visione della bramata sporgenza.

S'egli è così come mi attrae e diventerà il mio amato, certo lo svestirò sfiorandogliela con le dita, ma attenderò – mi prenderò tutto il tempo – e poi indugerò nell'apprezzare il colore della pelle nuda che la circonda e il suo avvallamento interno, tagliati entrambi a metà da pantaloni e cintura.
La mia testa reclinerà di lato.
S'insinuerà nel vuoto dove scorreranno le dita.
Slaccerò la cinghia, aprirò i calzoni, libererò il bacino.
E poi appoggerò il viso sulla sua pancia come fosse un cuscino, la mano salda sulla sporgenza ossea per non rischiare di perderla, e il respiro che s'allinea al suo trovando finalmente – gli occhi chiusi – pace
[solo per un po' ovviamente, che – ça va sans dire – in quella fossa protetta dalla cresta i(dil)liaca v'è una preziosa, dolce promessa ad attendermi].

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