18/04/14

Il serpente cremagliera - il prostituto - un bacio tra le lacrime

La cremagliera era un corpo animato che s'inerpicava con movimenti sinuosi verso la cima della collina della città. A ogni tornante si ribaltava su se stessa come un rettile, e poi continuava a strisciare. All'interno i passeggeri si tenevano stretti ai sedili rosso sangue, che s'illuminavano a ogni prenotazione di fermata.

Il ragazzo efebico scendeva e ad aspettarlo ansioso c'era un giovane, gay, ricco sfondato, su una sportiva decapottabile nera. Scendevo dietro di lui, e chiedevo d'unirmi a loro. La proposta accolta con indifferenza - a casa del ricco c'era posto, e lui neanche s'accorgeva di chi fosse presente o meno.

Mi sedevo sul tavolo, attenta a lasciar fuori dal bordo i piedi onde evitare di sporcarlo con le suole, e di lì vedevo il giovane efebico - che ora scoprivo prostituto lì convocato dal ricco - sospeso nell'aria fuori dalla finestra a diversi piani d'altezza, infradiciato sotto la pioggia.

Avvicinandomi, scorgevo che in realtà tutti camminavano sospesi nell'aria - tenuti su da qualche forza, energia, massa invisibile a me ignota e non disponibile. Gli chiesi perché stare lì fuori, al freddo, sotto la pioggia, e rispose "Lui vuole così, me l'ha ordinato".

Me ne andai, e trovai rifugio in un piccolo appartamento, abitato transitoriamente da studenti, da me e da un'amica che ivi neanche si fermava a dormire. Un arredamento semplice, moderatamente disordinato. Lei era sdraiata malamente per terra, e guardava notiziari di guerre in tv.

Mi ci avvicinai camminando carponi e pensando che non avevo mai fatto l'amore con una donna - non sapevo neanche come si facesse. Pensai alle cose che piacevano a me e mi dissi che sarebbe andato tutto bene. Quando la raggiunsi, lei al solito sorrise - altera quanto accogliente.

Ci guardammo negli occhi in silenzio, con l'indice le accarezzai il profilo del viso stanco, con la mano le strinsi il collo per avvicinarla a me. Il televisore snocciolava distante cronache tragiche, mentre noi scioglievamo in un bacio dolce le morti reali e metaforiche di chi avevamo amato.

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