24/06/13

Bastarde senza (ancora senza, ma noi gliel'auguriamo) gloria







Ben sapete quanto la vostra Minerva ami la poesia, così che non vi stupirà ch'ella, l'altra sera, sia andata ad ascoltare un reading di presentazione di un'antologia sul tema dell'invettiva dal titolo Bastarde senza gloria in compagnia della sua amata amica e complice Luce.

Il libro - facciamo che dirla subito tutta - è una raccolta di testi di nove poetesse italiane molto diverse tra loro e Sartoria Utopia, l'editrice che lo pubblica, è stata fondata da due di loro e ha la specificità di realizzare libri interamente prodotti a mano. Per tal ragione la tiratura è di poche centinaia di copie per volta, ma vi sorprenderà sapere che il costo è decisamente contenuto per un progetto del genere, dato che il prezzo d'una copia è di €20. Se quindi volete farvi un regalo, o farlo a qualcuno/a che ami la poesia, io ho letto e ascoltato quello che l'antologia contiene e posso assicurarvi che quei soldini li merita tutti e ancora sono pochi...

In realtà, quando mi è giunto l'invito al reading, ho temuto il peggio: solidale con le lotte femministe, comincio però ad averne abbastanza dell'aggressività con cui si risponde con tanto rancore alla violenza che le donne subiscono nel quotidiano - ergo temevo che una serata con questo titolo e che ruotava intorno a questo tema potesse sollevare per l'ennesima volta questa sorda rabbia trasformandosi in un vomito di bile. E non ho più la forza di reggere qualcosa del genere, né ne vedo più in alcun modo alcuna utilità. Così come temevo un pubblico prioritariamente di donne - e quindi partivo prevenuta, ché pure dei 'ginecei' ne ho due scatolette così - mentre anche in questo sono stata piacevolmente sorpresa dal vedere invece presenza maschile e femminile in egual numero.

Il compito di 'scaldare il pubblico' è stato dato ad Alessandra Racca - una la cui scelta lessicale va sempre in direzione della delicatezza pur quando vorrebbe esprimere cattiveria, rabbia, rancore; pur quando se la prende con la poesia stessa e ne ricorda l'attitudine allo squallore e alla prostituzione:

Oh, per favore, smettetela
non parlate della poesia come se
come se dovesse
non parlatene così, come se lei non fosse qui
smettetela di portarla in carrozza
come se l'automobile non l'avessero inventata mai
negare che piscia e vomita
non fate finta, l'abbiamo vista tutti
anche ingrassare, darsi al primo che passava
rovinare le feste, carognare
essere insignificante, ridicola, goffa
e non mentite non è sempre stata gentile con voi
forse vi ha fatto fare una bella figura
sicuramente ingollerà spumante al buffet
accetterà assegni
e voi continuerete a trattarla così
come la prima della classe
come se non avesse più crolli e sorprese
come se nulla vi potesse accadere
e infatti nulla davvero vi accadrà
ma che sia maledetta
la vostra imbecillità

Chiara Daino © Ph. Daniele Ferrero 2013.



Di lì altre invettive e altre autrici per giungere alla mia personale folgorazione da Chiara Daino, di cui mi sono platonicamente perdutamente innamorata!

Bellissima, eccessiva, strabordante, appassionata, anche manierista e fastidiosamente insostenibile nella sua incontenibile e disturbante interpretazione dei suoi testi, questa donna ha una capacità di sentire così acuta da risultare perversa e dolorosa, e frega la buona Minerva con una tale competenza nell'alternanza di registri linguistici, ritmi e parole che le ricordano la vendetta di Yu Miri (con cui Chiara condivide anche la predilezione per tematiche 'pesanti') contro la società nipponica.
Fatevi del bene: fate un giro sul suo sito - così non mi devo impegnare a riassumere io.

Ok, vi ho sentito che state chiedendo "Minerva, chi è Yu Miri, e di quale vendetta stai parlando?".
Va bene, vi racconto velocemente, ma poi scappo - cercate di lei in rete, nel caso, ok?
Yu Miri nasce da genitori coreani in Giappone, quindi già è potenzialmente segnata per il resto della vita come inferiore, sporca, grezza e ignorante. Le maestre della scuola elementare che frequenta non sono tenere e si allineano a tale visione nipponica verso i coreani (ma anche verso i cinesi e in generale verso tutti i popoli del sudest asiatico). La ragazzina viene sottoposta a diversi atti di bullismo da parte delle compagne, e le maestre l'accusano sostanzialmente d'esserseli cercati e meritati in quanto è coreana. Ma Yu Miri è una dura, e all'ennesimo atto di violenza che subisce si mette a studiare, leggere e scrivere ancora con più impegno e diventa dannatamente brava nella gestione della lingua giapponese - più brava di tutti i suoi compagni.
E man mano che cresce, quella medesima capacità con la scrittura narrativa, poetica e teatrale diventa la chiave di volta non solo della sua affermazione identitaria, ma anche della sua sussistenza. Perché i giapponesi sono capaci di farsi fare qualsiasi dolore e di subire qualsiasi violenza psicologica e fisica - basta che passi attraverso la gestione perfetta dei loro canoni espressivi - e Yu Miri 'vince' proprio sfruttando questa attitudine.
La coreana diventerà ricca e famosa pubblicando accuse feroci contro la società nipponica quali Oro Rapace e Tra le correnti che i giapponesi compreranno - come qualsiasi suo nuovo libro, rispetto all'uscita del quale ormai sembrano drogati in crisi d'astinenza - per puro masochismo, complici del male che viene loro inferto da una che usa la parola come un bisturi.


Auguro quindi pari gloria alle 'poetesse bastarde' - siate sempre più perverse e chirurgiche, mie amate! ;-)

1 commento:

Cri ha detto...

Sono così in sintonia col tuo terzo capoverso che sono certa che se avessi partecipato al reading avrei provato i tuoi medesimi sentimenti. Lunga vita alle "poetesse bastarde"!