13/09/11

Diverse forme d'amore di passaggio

C'è qualcosa che mi ha sempre disturbato nella canzone Le passanti (qui nella versione di De Andrè). Credo che il disturbo mi derivi dall'averla sentita citare troppe volte da uomini impegnati ma infelici, che vivevano questo moto temporaneo del cuore per una persona nuova già prevedendo per lei un ruolo marginale e mortificante di sue componenti, speranze, necessità espressive, o - se vi rinunciavano - pativano il rimpianto di ciò che non avevano vissuto. Così come il fatto che mi venisse in diverse occasioni dedicata mi dava la sensazione d'essere elevata a bellezza infinita per un istante, ma per qualche ragione non meritevole di venire vissuta.

Tremenda sensazione, davvero orribile! Quanto ho sempre considerato misero colui che non ha il coraggio di seguire ciò che prova, o compie voli pindarici verbali per convincerti a un rapporto sessuale che null'altro sarà se non una cosa fredda e meccanica per provocarsi un orgasmo con un corpo nuovo, o magari addirittura una finzione d'amore vero e profondo nella brevità di un amplesso!

Per come la sento io invece, c'è una sequenza di un film che al contrario mi fa stare davvero bene ogni volta che la vedo - pur se si tratta anche in questo caso di rinunciare al vivere concretamente l'amore con una donna della quale un uomo s'è repentinamente innamorato. Ma è una rinuncia frutto di una scelta che esalta a perfezione e senso della vita il non-vissuto e quindi fa sorridere anche chi la racconta.
A ben vedere, dal momento di quella scelta al momento del ricordo ci sta l'infinita immaginazione di tutte le cose più belle che nel proprio cuore si possono sognare con la persona che si ama. E' proprio necessario viverle concretamente per definire una persona quella della propria vita? Non lo so, voi cosa ne dite?



3 commenti:

ganfione ha detto...

di certo non è necessario vivere fino in fondo un'esperienza - di qualsiasi genere - perché questa abbia comunque un significato importante nella vita di una persona, oppure per sapere in anticipo se sarà bella o spiacevole. a volte carichiamo le situazioni di aspettative tali che ciò che immaginiamo potrebbe accadere risulta essere molto più gratificante di ciò che accade poi realmente. per dirla con de carlo, [...]non bisognerebbe mai immaginarsi qualcosa troppo nel dettaglio perché l'immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe accadere. altre volte, però, accade il miracolo che immaginazione e realtà coincidano, e sarebbe davvero un peccato non poterlo verificare. e siccome nessuno possiede una sfera di cristallo funzionante, non possiamo che affidarci all'intuito, ed essere pronti ad affrontare l'eventuale delusione quando decidiamo di dar corpo all'immaginazione.

Minerva Jones ha detto...

E' che la mia immaginazione è così fervida e si impone a tutto il resto, che qualsiasi cosa reale mi sembra sempre troppo poco, alla fine. Oppure è il fatto d'essere stata così bene a volta in passato che da una parte mi rende ottimista e mi dà speranza che certe situazioni e certi stati affettivi si possano ancora provare, ma dall'altra mi impedisce di stare nelle situazioni al primo campanello di fastidio/disturbo che mi darebbe la sensazione che sto mettendomi in qualcosa di inferiore al piacere e alla felicità assoluti ;-)

Ginevra ha detto...

Sono piani del discorso amoroso totalmente paralleli ed opposti allo stesso tempo: amore reale o immaginato, idealizzato, perfetto ed eterno, se pur frutto di uno sguardo: il primo esposto all’umana imperfezione, il secondo impermeabile ad essa e struggente, poeticamente struggente; camminando sul terreno dell’immaginazione e, di conseguenza, dell’irrealtà, forgi e plasmi l’amore assoluto, così come tu lo desideri, un soliloquio di emozioni che vive di luce propria e si autoalimenta, creando uno scarto inconciliabile con la realtà. Impossibile o rarissimo trovare il primo con le forme del secondo. Anch’io penso che proiettare nella realtà aspettative immaginate (e non sto dicendo che tu lo faccia), pre-definendo idealmente i comportamenti altrui, condizioni negativamente la possibilità di agire un’interazione naturale e spontanea e sia foriero di probabili delusioni.
Come giustamente osservi, la realtà, poi, viene sovrastata ed imprigionata dai vagheggiamenti dell’immaginazione; forse si dovrebbe vivere l’amore concreto così come sgorga, abbassando la guardia e dando all’altro la possibilità di esprimersi totalmente.