01/11/16

I fantasmi del crepuscolo

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/92/Sunset_with_funnel_clouds.jpg
Avrei certo dovuto scrivere questo post l'altro giorno, quando tornando all'ora solare abbiamo rinunciato a un'ora di luce verso sera. E di certo sarebbe stato meglio scriverlo ieri, prima di Halloween, ormai celebrato anche qui e popolato di tutta la sua congerie di inquietanti personaggi. Ma visto che comunque il problema ci accompagnerà per tutto l'inverno, scrivo ora che mi ritrovo qualche minuto.

Eleonora Manca, tempo fa, condivise con me il racconto del profondo disagio che una certa ora della sera - quella in cui in autunno-inverno si passa dalla luce al buio - provocava (e provoca ancora, se non ben gestita) in entrambe, dandoci inquietudine e irrequietezza, sensazione che ci fosse qualcosa che non andasse, timore di perdita del controllo della situazione, emergere di malesseri fisici e psichici o anche solo di netta preoccupazione che potessero accadere, e infine sensazione di solitudine e di morte, in particolare se avevamo vissuto da poco quella di persone care.

In pratica, in quell'ora in cui il cielo si tinge di rosso e poi sfuma verso l'oscurità, tutti i pensieri più terribili dell'esistenza sembrano darsi appuntamento nella nostra mente, imponendosi sugli altri pensieri. Eleonora affermava si trattasse di fantasmini cattivi e dispettosi che durante il giorno, con la luce solare, stavano nel loro angolino nascosti, per scatenarsi non appena quella scendeva e si era ancora nel momento di interregno prima della notte - che ha poi le sue dinamiche e le sue regole, a volte le sue compagnie e frequentazioni, e che quindi cancella quelle irritanti presenze.

La sto mettendo sul ridere, ma chi conosce questa sensazione sa che è tutt'altro che piacevole. Come fare, allora, per combatterla e magari sconfiggerla?
Se sono in un periodo in cui ho piacere di frequentare amici, faccio di tutto per non ritrovarmi sola in quel momento. I fantasmini mi attaccano se mi vedono da sola, ma se sono in compagnia di amici, chiacchiero con loro, facciamo qualcosa insieme, stanno lontani.
Altrimenti mi riempio di cose da fare in quell'ora: cose manuali, concrete, urgenti, così da essere obbligata a rimanere concentrata. In questo caso i fantasmini ci provano, ad attaccarmi, ma trovano un muro di gomma. rispondo loro che potranno tediarmi più tardi, e un "più tardi" dopo l'altro, quelli rinunciano e se ne vanno.

La soluzione migliore sarebbe quella intermedia: stanchi delle attività della giornata, dedicarsi insieme ad altre persone a qualche attività comune che rappresenti una ragione di passione e piacere, così da combattere i fantasmini non solo tenendoli alla larga, ma proprio, in questo modo, 'dissolvendoli' (tanto sono solo pensieri, costrutti della mente, parole, non sono cose tangibili e reali).



Insomma, dalla propria mente e dalla propria emotività si devono trovare i modi per difendersi, specie nelle ore in cui siamo più fragili, stanchi, deboli e quindi attaccabili con il rischio di venire vinti. Giochiamo d'anticipo, ché la migliore difesa è l'attacco ;-)


14/09/16

COSE CHE HO CAPITO DI RECENTE QUANDO NON E' ANCORA TROPPO TARDI.



Stare lontana, pur se per lavoro, mi ha permesso di pensare un po' alla mia/nostra vita (ne parlai già qui in passato, del bene che fa l'andare altrove)

Il passato ha due facce: quello della *sicurezza* - di luoghi, persone, impegni, valori cui tornare e che ti impediscono a volte di dare di matto rispetto a una realtà assurda - e quello del *fardello* - ovvero di una prigione in cui ci si è (auto)confinati, in cui ogni giorno si portano avanti gli elementi suddetti non come volontà, bensì come obbligo e condanna.

La vita scorre allora magari confortevole lungo binari prestabiliti, ma talvolta costellata di rimpianti, e alla fine insoddisfacente.
L'umore altalenante, la nostalgia delle vite non vissute, il tempo che fluisce in modi non naturali - a volte contratti, a volte dilatati - minano la psiche, l'emotività e la salute, e tutto ciò ci rende ancora più fragili.

Vi sono coloro che sono iper-riflessivi (e io sono tra quelli) e anche coloro che sono ipersensensibili (e io sono anche tra questi) - e il cocktail tra queste due componenti, in un contesto sociale e culturale (oltre che esistenziale: si nasce, vive e muore, e questa legge di natura non si può cambiare) non accogliente come è quello in cui viviamo, è devastante.

Ho cercato per tutta la vita, in altre culture e società, risposte al processo naturale di cui sopra, per capire alla fine che forse, in altri contesti, vi è stata almeno più intelligenza nell'elaborare sistemi di pensiero che ne fornissero a partire dalla ricerca dell'armonia uomo-natura. Ovviamente nessuna ha l’ultima parola, ché essendo ogni attività umana frutto della cultura, qualsiasi risposta è sempre soggettiva e quindi non esiste qualcosa di giusto o risolutivo in assoluto.

Ho molte paure con cui convivo - l'età che avanza, le malattie potenziali, le altrettanto potenziali perdite di persone care e un giorno anche la perdita della mia vita - ma all'interno di quel processo ineluttabile di nascita-vita-morte, consapevole delle mie fragilità, sta un po' a me giocarmela.

Ho cercato cosa mi fa stare bene. Alcune risposte le ho trovate - magari parziali, non definitive, da integrarsi un giorno con altre. E non le metto in una scala di importanza, sono importanti tutte.
Le condivido con voi - non per presunzione, ma perché sono sempre stata fermamente convinta che possiamo darci buone ispirazioni (e quindi sono in ascolto anche delle vostre, se avrete piacere di mettermene a conoscenza).


Mi fa stare bene STARE ALL'ARIA APERTA, farlo per ore, camminare in spazi naturali, godere della vista di paesaggi ampi. Sembra stupido e fa molto new-age - lo so - ma respirare e far respirare tutti i sensi è qualcosa che chi vive in città magari non si rende conto di quanto ciò sia fonte di benessere perché ormai si è abituato a spazi angusti, cieli grigi, aria viziata, monitor di computer. Camminare nel verde, nell'odore delle piante, nei riflessi del sole è certo qualcosa cui voglio d'ora in poi dedicare molto più tempo: dopo averlo sperimentato, mi rendo conto che è proprio un bisogno fisico che abbiamo imparato a non ascoltare e quindi non soddisfare più, ma è stata una pervesione di cui siamo state vittime (magari anche all’insaputa dei mille carnefici che ci hanno portato a ciò).

Poi mi fa stare bene FARE COSE CON LE MANI - questo lo diceva già un tizio comunista che non amo affatto, ma che qui ci aveva visto giusto. Creare - dall'immaginazione all'oggetto materiale - riempie il cuore e fa stare bene. Che sia lavorare la terra, o costruire barchette di carta. Valuto quindi con pari valore produzioni artistiche e artigianali, e quel DIY in cui ho sempre creduto è sempre più intenso e urgente, a scapito di tutta la produzione intellettuale che potrei lasciare per i posteri (e questa sì, ammetto sia un'affermazione arrogante da parte mia: ma appunto non intendo portarla avanti più di tanto, state tranquilli). E quindi voglio sempre più “fare concretamente”.

Poi: il mio corpo è molto fragile, ma ospita la mia mente e la mia anima, e mi permette la vita. Non so bene quanto tutto ciò durerà, ma se voglio che sia appagante ed essere pronta a godermi il regalo dei punti-karma accumulati nel tempo (come direbbe la mia amica Slavina), me ne devo prendere cura sul serio, così che sia forte e pronto ogni giorno a sostenere tutte le pensate che mi passano per la mente (e sono tante!): quindi alimentazione, movimento, e magari pure un po' meno circolazione di sostanze tossiche nell'organismo sono abbastanza fondamentali.

Senza contare che stare in SALUTE è una droga fighissima (corollario: ci si gode anche molto di più il fare sesso; e lo so che sto dicendo banalità, ma ho lasciato la tastiera del computer a una parte di me che non sono le mani :-P ).

Tutti i DESIDERI sono annoverati, ché la ricerca del loro appagamento è godimento e piacere in sé - pur se non li dovessi raggiungere. Ché a me - al solito, ed è anche qui cosa che condivido abbastanza con qualsiasi persona sensata - piace la fatica del viaggio e quello che scopro nel farlo, non la mèta.

Ho scoperto tantissime cose sulla natura dell'UOMO e quella della DONNA, sia dal punto di vista sessuale (natura) che di genere (cultura) e ho capito che non abbiamo capito nulla di come siamo fatti veramente, e di qui nelle relazioni tra di noi, né infine nelle pratiche politiche che da queste concezioni (errate) discendono. C'è da mettersi le mani nei capelli nel momento in cui si scopre - come mi è accaduto negli ultimi anni - qualcosa di più sulla dimensione biologica degli esseri umani in relazione agli organi di cui la natura ci ha dotato e delle relazioni tra questi, gli ormoni, il pensiero e il comportamento, e magari anche d'avere un po' paura, ma alla fine quella triade della composizione del processo naturale delle nostre esistenze nascita-vita-morte, cui tutti siamo appunto soggetti, potrebbe essere abbastanza inquietante da risultarci produttiva per cambiare punti di vista e strategie per diventare utilmente COMPLICI DI VITA, in una famiglia umana onnicomprensiva in cui tutti i sessi/generi/predilezioni vengono annoverati.


Io ci credo ancora - c'è chi dirà che è un'utopia, ma io continuo a pensarlo piuttosto come progetto a lungo termine (200-300 anni) di cui non vedrò i risultati, ma tant’è.

E infine (ma l'elenco potrebbe andare avanti ancora a lungo), ho capito che forse ci sono tempi giusti per fare certe cose - non potrò più essere una campionessa di qualche sport o anche avere figli (se mai avessi desiderato una delle due cose) - ma salvo proprio dettagli che in fin dei conti siamo stati noi a decidere, NON E’ MAI TROPPO TARDI per cercare una qualche armonia, e attuare risoluzioni che ci sembrano più adeguate a come vogliamo vivere la nostra vita e il nostro presente.

E quindi, con speranza e fiducia, comincio a mettere le cose a posto per avere una vita appagante adesso, e costruirmi qualcosa di bello, magari, per un domani - pur se accanto vi scorreranno cose emotivamente temibili.
Il futuro non è scritto, posso inventarmi ogni giorno, e posso inventare il mondo che mi circonda come meglio credo.

15/05/16

Fischia che ti passa





Scendo dall'auto e sento fischiettare Siam tre piccoli porcellin, mi giro e vedo il vecchietto pedalare placido, lento e sereno.
"Che bello sentir fischiettare" - gli dico - "fa veramente piacere!".
E lui: "Che bello sentire che qualcuno ancora apprezza!".
Un bel sorriso reciproco e mi passa oltre, mentre apro il portone.



Niente: vorrei che tutto il mondo fischiettasse continuamente - per strada, sul bus, all'ufficio postale.
A dimostrare che siamo ancora vivi, vegeti, e magari pure allegri, malgrado lo squallore che ci circonda.

PS Sta bene fischiare le seguenti. Io, oggi, ho impovvisato l'ultima e mi sono resa conto di farla benissimo!