30/06/14

#100happydays #Day1 Viaggiare con profumi e letture

 Se non posso viaggiare fisicamente al momento, che almeno viaggi con profumi e letture!


[questo perché mi sto sfidando da sola con http://www.100happydays.com/it/]

28/06/14

Scheletri nell'armadio





Per una ragione fondamentale che non sto a spiegarvi in quanto troppo privata, ho sempre fatto molta attenzione - sin da quando ero adolescente - a non avere scheletri nell'armadio: la cosa più importante, per me, era parlare e agire in modo onesto e coerente, non cercare né sfruttare scorciatoie, non assumere atteggiamenti truffaldini, non dire cose che non pensavo, né fare diversamente da ciò che dicevo.
Ho improntato tutto su questo, per essere una persona trasparente - senza scheletri nell'armadio - in modo tale da non essere mai ricattabile sulla base di qualche passo falso compiuto in precedenza, e soprattutto, e continuo a non spiegarvene le ragioni perché troppo private, affinché la mia parola avesse un valore, cosa che trent'anni fa mi/le fu negato.

Ho tenuto pulito quell'armadio - mai uno scheletro mio. Mai. Con maniacale attenzione.

Ma ho visto una cosa, nel tempo. Che se pure io faccio un'attenzione maniacale a non mettere scheletri nel mio armadio, quando incontro persone nuove, con le quali non ci si conosce molto e che per mia malaugurata sfortuna non si pongono il problema di fare attenzione agli altri (anzi, magari li usano, calpestano, sfruttano pure per i propri bisogni), ebbene costoro mettono dei loro scheletri nel mio armadio fingendo che siano miei e poi vanno a dire in giro che nel mio armadio ci sono quegli scheletri e che sono miei - diffondendone la voce della presenza anche con chi non mi conosce ancora.

Ma non sono scheletri miei!

Eppure hai un bel dirlo, in giro, a queste persone che non ti conoscono, che non lo sono: di fatto, esse ti risponderanno che non è possibile non averne, che quindi non ci credono, che i loro 'amici' (loro analoghi, quindi con questa scarsa/inesistente attenzione ai loro scheletri e un'indole parassitaria nei confronti altrui) non mentono, oppure che stai negando la cosa con tanta veemenza d'essere noiosa e che, in fondo, avere o non avere scheletri propri o altrui nell'armadio non ha alcuna importanza e comunque tutti ne hanno.

La gente è perversa.
Ha così tanti scheletri nel proprio armadio che li mette in quelli puliti altrui per gettare discreto pure sugli altri, anziché fare pulizia nel proprio - dove i propri vi si sono incrostati e non si possono più rimuovere.

Guardo questi scheletri altrui nel mio armadio, cerco il confronto con chi ve li ha messi, ne chiedo la ragione per cui è stato fatto e rimango senza risposta - al limite ottengo la derisione o addirittura che mi venga tolta la parola.
E la cosa più assurda, nel mio modo di sentire, è che io provo addirittura compassione a vederli lì e mi chiedo perché le persone debbano fare tanto casino delle loro e altrui vite, rendendole così piene di sotterfugi, dispetti, offese, cattiverie, illazioni.

Poi arrivano gli amici veri, e senza tanti complimenti in un attimo prendono quegli scheletri, ne fanno mucchietti d'ossa e li buttano nell'immondizia, neanche differenziata, facendo attenzione che non ne rimanga alcuno e restituendo al mio armadio il suo/mio vuoto.
Ma insistendo che impari a chiuderlo a chiave e che non permetta mai più ai tizi in questione alcun accesso alla mia vita.

21/06/14

Il limite


L'altra sera mi hai parlato del limite, e - come già in altre nostre conversazioni - mi sono ritrovata nel tuo pensiero.

L'avere a che fare con dei confini e con un numero limitato di possibilità all'interno di quelli è certo condizionante la possibilità di espressione e di quella che chiamiamo libertà (sono ben consapevole, per esempio, che il mio stesso corpo, l'insieme dei pensieri che hanno formato la mia persona, la stessa durata a tempo delle nostre vite sono 'condizionamenti' - gabbie ineludibili che costringono e imprigionano dalle quali non ci si può liberare), sebbene a volte quei limiti possano venire forzati: penso al caso del malato che lotta ostinatamente malgrado diagnosi che non lasciano alcuna speranza e magari riesce a guarire, o allo sportivo che si forza e mette a repentaglio la propria vita per 'superare se stesso' e magari ci riesce stabilendo un qualche risultato reputato impossibile da conseguire.

Ma il resto della vita non necessariamente deve consistere nel tentativo di 'sforare' e abbattere quei confini - anzi. Come parimenti concordavamo, la genialità consiste nel trarre il massimo dal lavorare con quelle possibilità per rendere appassionante, creativo ed estremamente intenso il gioco.
Un gioco che vale la pena giocare perché ci fa godere.

A me piace giocare - tanto. E il piacere ha tante sfumature. E' quello concreto, materiale, fisico. E' quello della parola e della conversazione. E' quello dell'intimità, dei sorrisi, dell'allusione. E' pure quello della delicatezza e del senso della misura. Questo sento in qualche modo con te: che abbiamo subito cominciato con la giusta misura, e che le 'regole del gioco' - quelle che fanno sì che il gioco sia appunto appassionante e creativo - le stiamo (o si stanno da sole) componendo piano piano.

E c'è - credo - un riconoscimento reciproco non detto che influisce sul modo in cui lo stiamo facendo: quello dell'estrema attenzione e cura che entrambi cerchiamo di prestare a ogni cosa che facciamo e a ogni rapporto che viviamo.

Ecco, io con te vorrei che ci prendessimo cura insieme di quel limite, e continuassimo a giocare con questa delicatezza all'interno di quello - esplorando e ricombinandone al massimo le sue possibilità. Molto sulla soglia del suo potenziale sforamento, ma col pensiero che dà più piacere decidere di non oltrepassarlo ;-)

Tipo che possiamo giocare a campana insieme, se ti va :-D