31/12/13

Auguri di cuore - e sintetiche accortezze per cominciare bene ;-)


L'anno scorso* vi avevo rivolto i miei auguri attraverso le parole meravigliose di Eleonora Manca, e certamente quelle esortazioni così delicate, eppur intense e appassionate, rimangono le stesse che vorrei ripetervi oggi. Prima di queste, però, mi sembra ci sia da realizzare una premessa che è un po' un salto in un'altra dimensione, un'altra prospettiva, un altro punto di vista con cui guardare alla vita e rapportarsi agli altri.

Questo salto consiste nell'abbracciare alcune linee-guida che a mio avviso sono fondamentali per stare meglio intanto con noi stessi, poi con gli altri (anche se questi in prima battuta non lo capiranno, e magari ne rimarranno addirittura sconcertati e offesi) e infine contribuire a cambiare un po' le cose su numeri più ampi.


Prima cosa: siate sinceri. Sinceri e onesti. Esprimete ciò che provate, dichiaratelo, che sia bene o male, che sia inquietudine o fragilità, che vi suoni come perversione oppure come la cosa più delicata di questo mondo. E dite chiaramente e onestamente cosa desiderate, accettando che gli altri rifiutino eventualmente di soddisfare tali vostre richieste.
Perché la vita è già così faticosa che costruire sull'ambiguità nostra o altrui, o su premesse e aspettative che non possiamo permetterci o che non avevamo al contrario concesso agli altri significa costruire un castello sulla sabbia, che il primo refolo di vento spazzerà via.

Seconda cosa: coltivate l'amor proprio. L'amor proprio non è egoismo: è cura di sé. L'egoista usa - ambuiguo e perverso - gli altri per raggiungere l'obiettivo del proprio temporaneo benessere. Chi invece coltiva l'amor proprio non gode della sofferenza altrui per il proprio benessere, né è interessato a esercitare alcun potere sugli altri, bensì vuole semplicemente stare bene ed essere felice rimanendo se stesso e permettendo agli altri, liberamente, la stessa cosa.
Mettere paletti a protezione di sé, inoltre, significa prendersi la responsabilità della propria persona e della propria vita ma contemporaneamente non farsi invischiare in tutte quelle perversioni che derivano dalle aspettative che gli altri reclamano nei nostri confronti e che noi non abbiamo mai concesso. Es.: se non ti prometto fedeltà, tu non la puoi reclamare / se non ti ho mai detto che t'avrei mantenuto, tu non puoi rinfacciarmi che non lo stia facendo, e via dicendo.

Terza cosa: in virtù delle due sopra, liberatevi una buona volta dai/dei sensi di colpa. Continuo a dirvi: questa è una vera e proprio porcata delle radici cattoliche della società in cui viviamo. Certo, sentirsi al centro dell'attenzione, pieni di responsabilità e doveri verso gli altri, con tutti che dipendono da noi, può darci un bel delirio di onnipotenza e coltivare la nostra buona immagine di noi stessi, ma... è una prigione, e in prigione - tra quattro mura, senz'aria, a girare su noi stessi - si impazzisce e basta.

Funziona così:
  • ruoli + aspettative connesse a quei ruoli anche in assenza di nostre premesse esplicite
  • -> castrazione dei nostri desideri, o nostra fatica e/o incapacità di star dentro quelle aspettative
  • -> nostri desideri o nostra incapacità che tornano più forti e strazianti e s'impongono -> quindi loro soddisfazione
  • -> senso di colpa / rimorso per la
  • consapevolezza d'aver creato una situazione 'disarmonica' che difficilmente potrà essere 'riparata' tornando a ciò che era
  • -> rabbia verso chi ci ha impedito di vivere liberamente ciò che provavamo dandoci tal tormento attuale
  • + rabbia verso noi stessi, verso la nostra 'debolezza', e verso il fatto d'esserci messi in una situazione a monte (quella 'prigionia') che ha portato a tutto questo.


Vogliamo eliminare dalle nostre vite questo schema da criceti nella ruota?
Potrebbe essere un enorme, ottimo proposito per l'anno nuovo - che ne dite? :-)

Io, intanto, vi auguro ogni bene, e vi abbraccio con un mare d'affetto!
(ah, e baciatevi tanto, sotto il vischio!!)


*Mi porto avanti coi lavori perché sono un po' stanca e domani non so bene dove sarò :-)

Rataplan! Rataplan! :-D

Il tamburino continua a urlare e a rompervi le scatole! Quindi...

La risposta è dentro di te!





"La risposta è dentro di te - epperò è sbagliata".
Ah, la parola salvifica di Quelo, quanto ci manca!



Beh, Minerva non è così tanto convinta che le risposte dentro di lei siano sbagliate. A lei sembra che siano più sbagliate quelle che stanno fuori di lei.
Così, quest'anno, la sua lista dei desideri sta in tutte cose che dipendono esclusivamente dalla sua volontà, dal suo impegno e dalla sua determinazione - e non da fattori esterni, né da altre persone, né dal destino in generale.
Un cambio di prospettiva: vediamo se funziona!


E voi? Quali voci figurano nella vostra lista dei desideri?
(tanto ormai siamo alla frutta, non è detto che ci sia un futuro, e quindi tanto vale celebrare la vita così come ci rende felici sul momento)

26/12/13

(non) il primo che passa ;-)




"Se continui a tenere degli standard così alti e a non farti andare bene le cose, ti ritroverai sola, e ritrovarsi da soli non è una bella cosa" - dice lui.
Già, mi sa che ha ragione. E potrei andare col primo che passa, a questo punto, tanto - visti i risultati delle frequentazioni scelte sinora col lanternino - uno varrebbe l'altro.


E invece no, perché per fortuna quando mi lascio convincere da queste affermazioni così sceme, capita sempre qualcosa che mi riporta a non arrendermi, e pure stavolta ho trovato e ritrovato miei simili così intensi che la loro compagnia di persona per poche ore, o virtuale per una conversazione online, m'ha ripagato della solitudine. Così che sogno solo di stare in qualche posto bello, in spiaggia o in montagna, raccogliermeli tutti intorno con coperte e caldo vino rosso, e condividere storie sentendoci finalmente in pace - allineati a noi stessi pur se disallineati rispetto a questo mondo.

PS. Quando avete dei dubbi, guardatevi intorno: vi sono tante altre persone riflessive, sensibili, coraggiose pur se esauste ormai - altri disallineati che stanno sulla vostra stessa strada anche se non è detto che siano i primi che passano. Ed è vero: circondarsi di compagni di vita - farsi una "famiglia" - è fondamentale. Ma, di già che possiamo decidere chi siano questi fratelli, padri, madri, cugini e nipoti senza l'obbligatorietà di farceli andare bene per via d'un legame biologico, scegliamoceli! ;-)

24/12/13

Ho fucking ho.



Bene. E anche quest'anno siamo arrivati al Natale, e di qui il Capodanno e l'anno nuovo. Mai come stavolta sono circondata da persone che stanno male e non potrebbe essere altrimenti sia per una situazione critica generale, in cui stanno sbriciolandosi a una velocità incredibile tutte le precedenti, poche certezze che avevamo e speranze che nutrivamo, sia per l'ipersensibilità che accompagna coloro che mi stanno intorno, di persona o virtualmente.

Che ci volete fare? E' la nostra condanna. E coloro che sentono di più patiscono le feste in modo devastante, un po' perché non si riconoscono nei modelli e nelle false certezze di questa società ridicola, alla deriva e in generale disumana in cui viviamo, un po' perché quando si è veri, lucidi, e si rifiutano facili soluzioni 'anestetizzanti' (dalle droghe alla religione, dai farmaci allo shopping, dal sesso compulsivo al matrimonio ecc.) ci si ritrova soli. 

Non vi starò a chiedere i vostri buoni propositi per l'anno che verrà, né vi inviterò a riconsiderare le vostre esistenze affinché annoverino le cose che realmente considerate importanti e rinuncino a quelle non essenziali (atto che è rivoluzionario per noi stessi, ma anche verso il contesto in cui viviamo).

Quindi sapete che vi dico? Che vorrei sapervi STARE BENE. Bene sul serio. Come pare a voi. Con le vostre follie, i vostri estremismi, la vostra sincerità.
Vorrei sapervi appassionati e luminosi. Questo vi auguro.
Che tutto il dolore, la paura, lo smarrimento, l'inadeguatezza, il disallineamento che avete dentro troviate un modo di buttarli fuori e magari esplodano in bellezza e poesia - ché a questo mondo ce n'è bisogno, e ne abbiamo bisogno noi, vostri simili.
 
Un abbraccio.
Vostra

Minerva

20/12/13

Piccoli furfanti all'opera ;-)

S'è, come spesso le accade, persa nei suoi stessi pensieri in cui c'è un mondo migliore di quello fuori, eppur ancora sta lavorando a restituire a quello esterno un po' di cose belle che ha dentro - quindi al momento, e pure in futuro, continuerà a latitare.
E come sempre ne ha combinate una sull'altra per rendersi odiosa a intollerabile quanto sente odioso e intollerabile quel mondo fuori - quindi se ne sta pure rintanata nelle sue quattro mura come un'ostrica nel suo guscio - chissà se mai riuscirà a trasformare in perle le schifezze che le arrivano da fuori? Lei ci prova.
Nel frattempo - mentre pur piange di solitudine e stanchezza - ride indomita perché ha trovato cose buffe scritte da piccoli genii, e ve le sporge per far sorridere anche voi.




17/12/13

I beni di cui abbiamo bisogno


Stamane mi sono finalmente decisa a scaricare gli aggiornamenti di mesi dalle centinaia di siti che ho esplorato nel tempo, con l'idea di verificare se vi fossero opere belle con le quali strapparvi un sorriso. Mentre guardavo quelle che ormai ai miei occhi sembrano in gran parte produzioni esasperanti e banali, prive di originalità, spessore, significato, sono incappata in un progetto curioso - di quelli che fanno riflettere con delicatezza sulle nostre vite, e ci riportano a domande essenziali.
Così ho deciso di fermarmi, e di segnalarvelo.

Qingjun Huang è nato nel 1971 a Daqing, nella provincia cinese di Heilongjiang. Family stuff (Roba di famiglia) è la serie fotografica iniziata nel 2003 su commissione dell'edizione cinese del National Geographic. Il progetto consisteva nel fotografare quattro famiglie in tre province cinesi dell’est e in Mongolia, ma Huang è riuscito alla fine a convincere ben 35 famiglie a posare per lui fuori dalle loro case esponendo tutti gli oggetti in loro possesso.

Potrei farvi i miei ragionamenti in merito, ma credo che la cosa più interessante sia lasciarvele esplorare da soli, in modo che ognuno concentri la propria attenzione sui dettagli di suo interesse.

Buona visione, e buona giornata.

15/12/13

Oh, cielo! Siamo ancora qui?

Ormai questo è il mio sguardo...

Ieri ho rivisto un mio ex dopo anni, e sono stata ben lieta di una piacevole conversazione con lui mentre si passeggiava lungo la sponda del fiume (no, non ero seduta ad aspettare che 'passasse il suo cadavere': non gli voglio così male)
Tra le varie scoperte recenti, gli ho raccontato quella del movimento postporno, che come sapete seguo da lontano non essendo il mio interesse di vita e di ricerca prioritario, e dell'essermi trovata talvolta ad assistere a performance dal vivo dei promotori di tal prospettiva.

"D'altronde a te queste cose sono sempre piaciute!" - commenta lui ridendo particolarmente goduto.
Sospiro, e poi gli spiego per l'ennesima volta come si farebbe con un bambino di 5 anni.
"No, non è che questa cose mi entusiasmino o appassionino. Mi sono indifferenti. Ma possono far riflettere su tante questioni - libertà, assenza di potere e gerarchie nelle relazioni, piacere - chi ancora non ci è arrivato. Se ogni tanto vi assisto è perché sono curiosa, e penso che da queste performance posso imparare nuove strategie di comunicazione in generale".

Ma possibile che una donna, per il solo fatto d'apprezzare il sesso quando lo fa (tra l'altro, nel mio caso, sempre in relazioni affettive/sentimentali intense, sebbene vada benissimo che lo si faccia anche per puro piacere, eh?) e/o che ne parli serenamente e serenamente inviti gli altri a viverlo, debba essere percepita come un animale famelico alla disperata ricerca e godimento di situazioni in cui viene praticato, reso visibile, ostentato?
E possibile che, in virtù di questo, almeno tre dei miei ex (che sono poi il doppio, non è che abbia avuto tantissime relazioni nella vita) si siano fatti di me l'idea di
- una 'dominatrice attratta dal sadismo' (cosa che non ho mai pensato né praticato, anzi!)
- una 'dea del sesso' (cioè: questo per il fatto che mi piace e lo vivo con cura e amore? Ché io mica pratico la ginnica, quando lo faccio, eh?, anzi: sono piuttosto tranquilla...)
- una tizia in generale 'losca e pericolosa' (per il suddetto fatto che non mi vergogno di dire che è una cosa che mi rende felice e che mi vivo bene).

Siamo ancora qui?

12/12/13

Porno mainstream realizzati da donne?






Sapete bene che non apprezzo il cinema porno - non solo lo trovo squallido per la messa in scena meccanica, priva di calore umano e di sentimento, dell'amplesso, ma decisamente mi annoia. Mi annoia da morire!
Per non dire della miseria di una sessualità che riduce a reciproco oggetto d'uso i protagonisti dell'azione.
Sarà anche che io non sono mai riuscita a sentire il sesso in questo modo e che per eccitarmi ci vuole un bel po' di fiducia, incanto, e sentimento...


Eppure, quando è la mia amica Erika a parlarmene (quella che vedete nella casellina qui a destra del crowdfunding nel suo alter ego Linda Porn), mi rendo conto che il modo in cui vi lavora lei trova la mia complicità intellettuale, umana e politica - così come in generale sono sempre d'accordo con quell'altra testolina incantevole del post-porno che è Slavina che promuove lo stesso discorso sulla sessualità (guardatevi questo breve video per capire al volo!).

Erika dice che - salvo ancora rare eccezioni - la produzione cinematografica porno è corrisposta a una costruzione maschile (perché di fatto i produttori sono sempre stati quasi esclusivamente uomini) dei protagonisti, dello sguardo, della 'narrazione' (si fa per dire) arrivando a sviluppare cliché che poi - retroattivamente - hanno comportato l'assunzione anche nella vita quotidiana, da parte degli spettatori meno critici, di tutta una serie di punti devastanti a livello relazionale:
- la ricerca del piacere con donne giovani e leggiadre percepibili come oggetti al servizio dell'uomo
- la riduzione del piacere all'atto delle penetrazione o a quello del sesso orale
- la centralità del piacere maschile
- mentre quello femminile viene messo in scena solo affinché l'uomo possa goderne nel vederlo
- un amplesso appunto scarnificato dalla 'sensorialità'
- l'ossessione per le dimensioni della propria dotazione sessuale e per il proprio corpo in generale.

Vero anche che una fetta - minima - di mercato ora è rappresentata da produzioni con altri soggetti femminili (donne grasse o magre, donne ultra25enni, ecc.), ma queste sono considerate 'scarti dalla norma per uomini con gusti alterati' e non soggetti 'normali' di relazione anche sessuale. Con l'effetto che chi apprezza donne diverse dalla norma 'giovanissime e belle' viene percepito come avente gusti appunto 'particolari' e non come un essere umano forse un po' più evoluto e attento alla complessità di chi nel riduzionismo si sente a casa.



La percezione femminile - e anche, per fortuna, d'una gran percentuale di uomini oggigiorno - della sessualità è invece sempre stata più articolata e legata a una molteplicità di fattori e componenti.
E prima di levare gli scudi contro questa riflessione tacciandomi come sempre di riduttività perché distinguo tra un punto di vista maschile e uno femminile, provate a pensare alla costruzione 'storica' delle relazioni di potere dell'uomo e della donna, della libertà dell'uno e dell'altra, delle sanzioni sociali cui ciascuno/-a veniva potenzialmente sottoposto o al contrario celebrato quando scartava dalla norma e quindi trattenetevi.


Perché sulla base di quella diversa costruzione storica del 'genere' (e non del 'sesso') maschile e femminile (andare a riguardarvi la distinzione genere/sesso) si sono sviluppate modalità di vivere anche la sessualità differenti. Ve ne segnalo alcune proprio di base.

Intanto, per prima cosa, ci sono infinite modalità d'essere 'corpi' e gusti che variano tanti quanti siamo noi esseri umani: perché definire uno standard e il resto uno 'scarto dalla norma'? E' un po' come il discorso delle modelle taglia 42 e tutte le altre che diventano automaticamente 'sbagliate' se non vi rientrano. Ma figuriamoci! Al mondo ci sono donne e uomini più grasse/-i così come altre/-i più scheletriche/-i, e sono semplicemente così e come tali ci piacciono: finché non c'è dominio reciproco, ma consensualità e complicità, c'è posto per tutti e tutti siamo 'normali', accidenti!

 

Poi, come donne (e uomini 'evoluti') si incanta per odori, dettagli, sfumature e certo - anche per l'atto sessuale in sé - ma questo è parte di un tutto infinitamente più articolato e ricco di una semplice penetrazione + orgasmo.
Tant'è che ce ne importa abbastanza poco della dotazione fisica del partner (e mi dispiace per chi invece ha incontrato nella propria vita sessuale la burina della situazione, perché anche tra le donne vi sono delle 'ritardate'), quanto ci interessa la sua immaginazione e la sua passione nell'usare il suo corpo per essere felici entrambi.




Pensate allora a porno mainstream costruiti tenendo conto di questi elementi. Porno giocosi, ridenti, intensi, appassionati, sereni e pieni di calore e complicità proprio umana. Porno di lunga durata, perché articolati in tantissime componenti tutte erotiche (e d'altronde, chi il sesso nella vita reale lo vive così, sa bene di cosa io stia parlando e di quanto la differenza sia abissale).

Quindi io non vi dico di sostenere economicamente Erika/Linda nei suoi progetti di porno mainstream al femminile, ma vorrei che vi soffermaste a pensare a tutto questo, e a quanto desiderio e piacere in più potreste godere se ci si liberasse dagli schemi e dalle gabbie che un mercato ha prima costruito poi imposto, di fatto mortificando le nosttre potenzialità e la nostra ricchetta come esseri umani.

Capite che anche questo è stato 'mercato' con cui vi/ci hanno preso in giro e strutturato per guadagnare sulla nostra pelle e che quindi fare un altro tipo di porno significa riappropriarsi della propria libertà (e di tutta la potenziale ricchezza e profondità del piacere del quale possiamo godere)? :-)


07/12/13

Ahem, sulle modalità del leggere ;-D

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Voi come leggete? Io di solito alla scrivania, più raramente distesa sul sofa o a letto. Però *mai* ho sperimentato la lettura dei miei libri preferiti mentre 'qualcosa' mi titillava stimolandomi il piacere!

Invece è proprio questa la strategia del progetto video/fotografico Hysterical Literature del newyorkese Clayton Cubitt. Godetevi - nel vero senso della parola - le prossime immagini, che per Minerva sono segno di quella complicità monella e divertita tra modella e artista che già lei vedeva nelle pin-up, e che si rammarica sia andata perdendosi nei tempi attuali....

Buona visione!








04/12/13

Narrative contro-egemoniche





Così chiesi al vecchio: "Allora noi - ricercatori sociali, intellettuali, attivisti culturali o politici - cosa dobbiamo fare? Qual è il nostro ruolo?".
E lui rispose: "Cogliere le narrative contro-egenomiche man mano che le vediamo, interpretarle e rilanciarle, facendo loro eco".


Eccola lì, la soluzione che in un istante sintetizzava la scelta del fare certi tipi di ricerca sul nostro essere umani, il nostro senso nello stare al mondo, e la nostra relazione con ciò che ci circonda - nella breve durata delle nostre esistenze.

Ché poi le narrative contro-egemoniche (termine apparentemente pomposetto, ma in realtà puntuale per definire un intero discorso) sono semplicemente le storie delle persone comuni che con le loro scelte, il loro modo di vedersi, desiderare, agire e raccontarsi si oppongono quotidianamente alle decisioni che vengono loro imposte dall'alto, da chi le tira a comandare e schiavizzare per i propri fini, e vivono nonostante costoro, sviluppando soluzioni che rifiutano il ruolo di farsi incasellare nella parte di vittima o di subalterno, e rifiutano proprio anche lo stare dentro quel modello, sviluppandone uno proprio, autonomo, che con quello neanche si mette in relazione.

E per spiegarmi mi fece vedere video di Bob Marley e Jimi Hendrix, che avevano promosso queste narrative e che milioni di altri privi di potere avevano amato, vi si erano ricosciuti, e di lì avevano costruito le loro vite - rifiutando i modelli che uno stato, un governo, un sistema prevaricatore diceva loro essere quelli 'giusti', cui si 'dovevano' 'piegare', cui dovevano 'contribuire' e che dovevano 'alimentare' con le loro esistenze.

Così mi si disegnò un sorriso enorme sul viso, e continuai a scrivere, progettare, lavorare su cose belle, vive e umane, sentendomi - semplicemente - in equilibrio.


01/12/13

Le ragazze del circo (1949)





Raccolta commissionata da Life alla fotografa Nina Leen nel 1949 sulla subcultura delle ragazze del circo di Sarasota, Florida, considerata “la casa del circo americano”.

Immagini per lo più scattate dietro le quinte di giovani e meno giovani donne single, in abiti succinti e per l'epoca provocanti. Forti, indipendenti e agili, si contorcevano in pericolose acrobazie nell'aria.

Continuo a dirlo: io in quest'epoca attuale non mi ci ritrovo...