31/08/13

CharRie's Café

CharRie's Café 

E visto che racconto storie, e che da un po' sto girovagando e non dicendovi nulla, oggi vi parlo di Rie Sawada, e del suo viaggio-progetto CharRie's Café. Dove "Char" è la pronuncia di チャリ (ovvero 'bici' in giapponese) e Rie è appunto il nome proprio di questa mia nuova conoscente.

Rie è una giovane nipponica residente a Berlino che ho conosciuto a Marsiglia. In compagnia dell'amico che mi ospitava, Dr Youcef - ciclista sfegatato la cui vita ruota intorno a quel suo unico grande amore che ripara per terzi, con cui viaggia, e che potesse si porterebbe a letto - stavo facendo un giro al porto, quando vediamo questa ciclista con una bella bici retro, ma superattrezzata per un lungo viaggio. Così ci avviciniamo e lui subito offre disponibilità di casa sua, di cui lei approfitterà quando qualche ora dopo rinuncerà al campeggio perché ormai completo.

E così i due arrivano alla casa di lui a Noailles più tardi, dove la sottoscritta - da brava italiana - ha già preparato bruschette di pomodoro e melanzane alla parmigiana, e si passa la serata tra racconti, cibo, birra e risate sinché Rie non mette in scena l'altra componente del viaggio-progetto che la sta portando in giro per un totale di cinque mesi in bici da Berlino a Lisbona: il suo caffè, e l'offrirlo dietro (eventuale) libero contributo nelle piazze dei paesi e delle città che attraversa.
Caffè che macina sul momento e che prepara sul retro della bici. Un'idea simpatica, non trovate? Il tutto con lunga performance della preparazione che stavolta viene allestita esclusivamente per noi nella microcasa-cucina-soggiorno di lui.

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Tre giorni dopo, il terzetto si separa. Io ora sono già a Barcellona, lei dovrebbe arrivare a breve. Non vedo l'ora di bere nuovamente il suo caffè, ché questa città è il contesto perfetto per proporre azioni gratuite, strampalate, stralunate e senza senso :-)

La vita è un gioco a somma diversa da zero

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Lo stesso dicasi dei rapporti di coppia - così troppo disperatamente caratterizzati dal dominio (a volte silenzioso e invisibile) dell'uno/a sull'altro/a o dalla competizione con la meta della vittoria. Ché la sottoscritta è competitiva assai, ma perché bramosa di sapere, vivere, giocare al massimo ogni istante!


Perché è così difficile rendersi conto che la vita è un gioco a somma diversa da zero? Che si può vincere insieme non appena si smetta di essere ossessionati dall'idea di dover battere il partner per non esserne battuti? E che - cosa del tutto inconcepibile per lo scaltro giocatore a somma zero - si può perfino vivere in armonia con l'avversario decisivo, la vita?

Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici, Feltrinelli
(libriccino appena riletto che consiglio appassionatamente perché ricchissimo di spunti, e stimolante le celluline cerebrali di coloro che amano giocare con la parola, la letteratura, la psicologia prendendosi solo per finta sul serio, e che quindi sono serissimi!)

28/08/13

Jalla with the flow!



Jalla with the flow! Il motto di queste settimane - dalla sintesi dell'esortazione "jalla" ('andiamo') e dell'espressione "go with the flow" ('andare col flusso', ovvero viversela senza stress seguendo il corso degli eventi) - così come coniato dall'incontro a Marsiglia tra un franco-algerino, una giapponese e un'italiana che parlavano tra loro in inglese.

18/08/13

Liturgia profana e salmo responsoriale


Liturgia della parola

"Se sto insieme a una donna io tengo le mani sul tavolo, seguo il discorso, parlo di Dio e di politica, ma appena restiamo un secondo in silenzio mi sento come il maniaco del call center, che si nasconde in un buco in fondo al telefono. Io invece stavo davanti a Marinella e anche se non me lo stavo toccando c'avevo lo stesso pezzo di carne. E lo sapevo che lei mi guardava pensando che io ero come quel gentile cliente seduto in poltrona, che per essere un maniaco zozzone basta averci il cazzo. Non serve nient'altro. E aveva ragione perché io sono fatto proprio così, mi vesto solo per nasconderlo come se indossare le mutande equivalesse a tagliarlo. Per un po' funziona, mi distraggo parlando del tempo e delle mezze stagioni, ma appena me lo ricordo torno a essere un animale nudo e infoiato.
Uno che per scusarsi direbbe <volevo venire da solo, lasciarlo a casa, ma il cazzo è venuto lo stesso. Scusa se sono un uomo, siamo tutti così. Da milioni di anni il cazzo ci segue, non ci lascia mai soli. Ho sentimenti profondi, un'intelligenza, persino degli ideali. Avrei voluto riporlo nell'armadio, chiuso in un paio di mutande di quelle pulite e profumate di sapone che tengo in fondo al cassetto, ma non è stato possibile>".

"Parola di  Ascanio Celestini" 
"Rendiamo grazie ad Ascanio Celestini"

*****

Salmo responsoriale

Sorelle, ripetiamo insieme: "D'altronde è un uomo..."

"Non riesce a pensare che tu possa essere felice libera e senza un uomo a fianco - devi per forza avere qualcosa che non va: se sei sola, è perché nessun uomo t'ha voluto"
"D'altronde è un uomo..."

"E' persuaso d'essere quello che nessuno - specie una donna - può fregare, perché lui è mille volte più sveglio di tutti gli altri (uomini e donne che siano)..."
"D'altronde è un uomo..."

"Mi ha di nuovo raccontato lo stesso identico scenario romantico, dimenticandosi d'averlo già fatto alla scorsa uscita insieme, con l'intento di sedurmi..."
"D'altronde è un uomo..."

"Si crede rappresentante d'una razza superiore, e quindi - pur di mantenere tale immagine di sé - al tuo rifiuto dirà che t'eri fatta aspettative nei suoi confronti in cui lui non è stato..."
"D'altronde è un uomo..."

"Se gli fai un discorso lungo, riflessivo e articolato, quando verifichi se ti sta seguendo ti accorgi che s'è fermato alla prima frase, e che poi s'è perso a guardarti le tette..."
"D'altronde è un uomo..."

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Ascanio Celestini m'ha reso edotta una volta per tutte della differenza tra noi (donne) e loro (uomini): loro non possono trascendere la presenza di ciò che hanno tra le gambe, noi sì. Tale nuova consapevolezza non mi fa sentire loro superiore o al contrario inferiore. Li amavo prima - gli uomini - li amo ora. Solo che adesso rido una volta di più di noi e di loro :-)
Il salmo responsoriale nasce dall'istintiva esclamazione a commento dei racconti delle nostre avventure col sesso maschile con le mie sister: anche qui, nessuna pretesa di superiorità - solo un'infinita ironia piena d'amore nei confronti del sesso maschile :-)

17/08/13

Ascolto, memorizzazione ed essenzialità

Non so come funzioni per voi, ma quando una persona mi interessa a livello sentimentale, già dall'inizio del rapporto (anche solo di conoscenza) tra noi ascolto tutto ciò che mi dice con attenzione - anche se sembro sbadata e magari lo sono pure, ché io sono sempre distratta, presa a guardare le farfalline che mi svolazzano intorno e quindi sempre dò la 'simpatica' impressione che sto considerando poco il mio interlocutore perché persa nei miei pensieri - e in automatico memorizzo tutto. Tanto che poi me lo ricordo a distanza d'un anno - dettaglio per dettaglio.
Oltre no, ché quando l'innamoramento mi sarà probabilmente passato scaricherò la memoria di tutto ciò che non mi interessa ricordare - di nuovo in automatico... Crudelia... :-P

"Ma davvero non sai quanti anni ho?" - mi chiede visibilmente sorpreso.
"No, so che ne hai qualcuno più di me, ma no, non lo so" - rispondo.
"Non sai quando sono nato?" - ancora più sorpreso.
"No, cioè, una volta lo sapevo, ma ora non me lo ricordo" - rispondo. E sono sincera, mica è un bluff.  E dalla mia espressione evidentemente si vede che non c'è malizia.
"Eggià, tu quando ho fatto il compleanno non c'eri... ma neanche l'anno?" - ora dal sorpreso mi comincia a sembrare preoccupato.
"Su per giù dev'essere tra il '63 e il '68 direi, ma non potrei giurarlo" - replico onestamente.
"Cioè, non sai quanti anni ho" - conclude.
"No. Ho memorizzato su di te ciò che mi serve: non ti scazzi troppo ma manco t'entusiasmi per i miei delirii, parli poco e mi lasci in pace, e sei dell'Aquario quindi già so che con te il sesso funziona bene: non mi serve sapere altro, quindi non mi chiedo e non ricordo quando tu sia nato e quanti anni tu abbia".

Non ci pensavo - giuro che non c'era alcuna malizia nelle mie risposte, né che ti stavo mentendo - ma, ora che ti vedo con quest'espressione un po' delusa, a dir la verità me la sto abbastanza godendo. 
Ché, pensavi d'essere l'unico qui a mirare a una scarna essenzialità in questo 'rapporto' ('rapporto' si fa per dire)? :-D

15/08/13

Anarchists do it better ;-)




Esiste una connessione tra il modo in cui si fa sesso e il proprio afflato etico|politico|ideologico? Per me sì, già lo penso da tempo ma è emerso in pieno in commento al post precedente: secondo me, infatti, quando si fa sesso ci si spoglia degli abiti, ma si è pienamente carichi della propria identità. E se in quella certi elementi sono rilevanti, rimangono e guidano proprio ciò che si sta vivendo - quindi anche il modo di vivere il rapporto.


E per quanto mi riguarda, la sottoscritta ribadisce senz'ombra di dubbio che gli anarchici lo fanno meglio - sebbene il mio campione sia limitato e non possa affermare ciò con dati statistici sulla sinistra (e continuerà a essere così), così come mi manca tutta l'esperienza (che non è mia intenzione farmi neanche nel più remoto futuro) rispetto alla destra.
A quanto pare non sono l'unica a pensarla così e la (stonatissima, ma è punk quindi sta bene: filologicamente è corretta) canzone che segue ha un testo che mi ha fatto schiantare dal ridere! :-D




The Casual Terrorist - Anarchists Make Better Lovers


I bet you right wingers are really shit in bed,
You're probably shit at oral, you probably don't give head,
And to maintain some sense of dignity,
You never try anything but missionary.
Well oh how boring, yeah oh how boring,
When you fuck your ugly wife she's probably snoring,
And oh how boring, yeah oh how boring,
When you fuck your ugly wife she's probably snoring.

You've got all the charisma of a garden snail,
And you get your sex tips from the daily mail,
Well we don't give a fuck about what you say,
Cause we know that anarchists make better lover anyway

I wouldn't like to fuck a Stalinist,
They'd probably tie me up by my ankles and my wrists,
Cause they like authority, they love authority,
The thought of dictatorships makes them horny,
And you State-Communists are just dominators,
Dishing out punishment on your fellow workers,
Well that kind of love is just not what I wish cause I'd rather feel the sweet tender touch of an anarchist

My Dad says I'm a bastard anarchist, "You should vote for the tories you daft piece of shit", but Daddy, you just don't realise how good it feels to look in their eyes and say;
Fuck you and your system, fuck you and your system, there is nothing that I'd rather do than resist them
Fuck you and your system, fuck you and your system, there is nothing that I'd rather do than resist them

Cause I get kicks seeing cops hit with rocks, that might kinda scare you, it might be a shock, but if you're demanding the state to fall well peaceful protest will do fuck all.
This government divides us constantly on grounds of class, race and sexuality. It's all indoctriniated by men in robes, and all we're left with is sexist, racist homophobes.
But if we did some research, I'm sure it would be found, that homophobes are'nt too well endowed. And it's so pathetic you pathetic bunch of pricks, you're taking out your anger cause you've got small dicks.

Well love is all that's needed in this world, it doesn't matter if you like boys or girls,
Yeah love is all that's needed in this shitty world, it doesn't matter if you like boys or girls.
Machoistic attitudes just are'nt for me, but neither is being overtly P.C, so apologies if you're offended by the lyrics of this song but there's bigger things to worry about so move the fuck on. Now, I'll finish this if I may - with a recollection of something that happened today;

I was on the train this morning, when a pretty girl smiled at me, yet I wasn't attracted to her sexually. She had a posh accent, she was wearing a fur coat, she had a big gold necklace clasped around her throat. Well I knew she was a posh kid from the rich part of town, and that's the kind of girl on who'd I'd never go down.
So save your kisses my love, for the others, cause in my opinion anarchists make better lovers...

L'angolo scemo di Ferragosto



E dopo un post tanto serio, andiamo direttamente sulla facezia che - da eccentrica e svampita qual sono - mi è più consona...

Già un'altra volta scrissi che ho sempre pensato (e poi anche dato corso con l'azione) che se sognamo qualcuno nella notte, il giorno dopo dovremmo chiamarlo e sapere come sta, se va tutto bene, informarci sulle notizie più recenti della sua vita, introducendo quella nota surreale che consiste appunto nel raccontargli il sogno di cui è protagonista.

Ecco: stanotte ho sognato un caro amico ultrasessantenne, sgnacchero, libertario, al momento abbastanza mal messo di salute (è in attesa di un'operazione alla schiena) e quindi sotto diverse medicine - pur se non perde la sua solita verve da consumato viveur...
Che faccio, lo chiamo e gli racconto come in sogno lo sventravo per ore come una quaglietta rischiando così di mandarlo anzitempo all'altro mondo con la sola combinazione di questa ipotesi e dei farmaci che sta prendendo? :-P

14/08/13

Ma proprio per niente 'vittima' (I'm not another brick in the wall)

 


Ieri leggo questo, in cui si discute d'un problema secolare - quel sistema castrante che va chiamato col suo nome, ovvero patriarcato - le cui conseguenze vanno dalla semplice ('semplice' si fa per dire, vedi l'ennesimo suicidio di giovane ragazzo gay) mortificazione di ambizioni/libertà degli esseri umani all'eliminazione fisica di chi si ribella alla norma scegliendo di seguire le proprie scelte/desideri, e mi colpisce una passaggio: "per le persone mutilate non c’è risarcimento alcuno che non sia il riconoscimento pubblico che ti sa imporre solo lo status di vittima". Sante parole!

Ché da un paio di mesi ho concluso un rapporto deprimente, misero e ridicolo che manco so come definire visto che non si può chiamare 'd'amore' essendo stato basato su quella che credevo una profonda amicizia e vissuto da parte mia con ben poca convinzione rispetto a un'eventuale prospettiva sentimentale futura (tanto per capirci, a un amico che mi chiese "se lui in questo istante ti proponesse l'aut aut di un impegno serio come una convivenza, tu cosa risponderesti?", io dissi "così come lui è ora assolutamente no: sarebbe una pena e un inferno; prima dovrebbe fare tutto un percorso di cura affrontando e risolvendo i suoi problemi per conto suo, poi si vedrebbe..."), ma con da parte mia
a) un ideale profondissimo di solidarietà verso una persona che tanti anni orsono era inquieta ma buona,
b) la volontà di aiutarla ad affrontare il suo dolore che lei mi ha raccontato di vivere da anni e che si vedeva pure chiaramente,
c) il saldo sostegno allo sforzo di uscire dall'ipocrisia di una vita spesa nella finzione verso se stessa e verso gli altri che l'aveva portata addirittura a malattie croniche.

Però, nel momento in cui ho visto che costui alla fine preferiva stare male per venire compatito e sostanzialmente godeva della sua situazione, ho lasciato che il rapporto tra noi andasse progressivamente alla deriva (anzi, ci ho pure messo del mio, tanto era l'orrore che provavo per quello spettro di una relazione sentimentale futura aleggiante nell'aria tra noi) - malgrado la compassione abbia fatto sì che continuassi comunque a parlargli, esortandolo ad affrontarsi per evitare conseguenze devastanti prima sulla sua salute e (cosa che ritenevo fondamentale, ma evidentemente per molti non è così) poi per quell'imperativo di corrispondenza tra il proprio 'io' privato e il proprio 'io' pubblico che, a mio avviso, fonda la credibilità di chi esprime la propria vita nell'impegno intellettuale e politico (già: quando ci si ispira alla coerenza di un Gobetti o un Vanzetti si diventa intolleranti verso l'ipocrisia).

Reazione finale? Rabbia profonda mia (anche perché l'amico ha un lavoro stupendo con cui scrive, tiene lezioni in giro e quindi incide in questa società, ma facendolo con tale ipocrisia potete immaginare quanto ciò mi mandi fuori dai gangheri!) e commento gridato ai quattro venti suo che io avrei "voluto qualcos'altro, ma in cui lui non è stato per disinteresse" (yes: dev'essere per questo che il noto spilorcio ha sborsato per me un sacco di soldi in ristoranti, viaggi ecc.).
Dio che vera e propria violenza alla mia persona e alla mia buona fede!
E pure amici comuni, oltretutto gay - dai quali quindi ti aspetti maggiore sensibilità e consapevolezza - che commentano dicendo cose come: "Hai incontrato un maschio 'alfa', sei una vittima: adesso devi oltrepassare il rifiuto di cui sei stata oggetto".


Ma che cosa state dicendo? Di che state parlando? Io sto parlando d'altro!
Non vedete che questo in cui credete è solo uno schema che ci inculcano da secoli quando tirano a renderci con lo stampino tanti mattoncini funzionali al sistema? Un grande inganno, di cui tanti non sono consapevoli perché radicato dentro di noi nel profondo!

Per questo ha ragione Aurora quando condanna l'uso della parola 'femminicidio' e si scaglia piuttosto contro quella sciagura culturale che plasma la nostra forma mentis: il patriarcato!*

Io non sto male perché è finito il rapporto con una persona che ha rifiutato di prendere coscienza di ciò che è - per cui no al BDSM che tanto le piace perché è una cosa vergognosa e disdicevole che 'non si fa'; no alla libertà verso cui sente afflato da sempre con la solita tiritera che sarebbe un'utopia irrealizzabile e quindi è infantile crederci; credere ancora nei propri sogni infine neppure, perché "ormai siamo adulti, non abbiamo più 20 anni!" - e di affrontarsi in modo maturo (pur se aveva espresso per mesi la propria intenzione di volerlo fare, ma di non riuscirci da sola) magari con l'aiuto di uno specialista,
senza rifugiarsi in ruoli facili,
senza diventare una macchietta, un'ombra, un vuoto involucro,
senza castrarsi per adeguarsi alle aspettative altrui sulla sua vita (tipo dei suoi genitori, e stiamo parlando di uno che ha 45 anni, eh!)
che le dicono che deve essere inquadrata, seria, diligente e senza grilli per la testa,
che le dicono che dev'essere un mattone in un muro - anonimo e funzionale a quello scopo.
E il fatto che mi preoccupi vagamente se sia viva o morta, se stia bene o male, mi sembra quanto minimo 'umano' - sarebbe grave piuttosto se non pensassi più ai suoi problemi di salute, alla sua devastazione dell'anima, a riflettere su cosa posso aver sbagliato per non essere stata in grado di aiutarla - così che un domani, in una situazione analoga, io riesca magari a combinare qualcosa di utile e buono, e non ad alimentare un danno.

 
Io sto male perché c'è tutto un sistema che avalla e sostiene il modello disumano e liberticida di cui sopra - anziché l'onestà di prendere coscienza di sé e dei propri desideri e di portarli avanti anche se sono diversi dalla norma, basandoli sulla scelta vera e propria di ciò che ti fa vivere, e non di ciò che un sistema ti dice che devi fare - e che vuole far passare me per la povera vittima del maschio alfa!


Io sto male perché in questa mia vita in cui sono disadatta, disadattata e disadattabile, sono anche dannatamente libera e felice (sì, sono felice anche di provare entusiasmo per la vita stessa un giorno e pensare di farla finita quello successivo) e mi dà rabbia - una rabbia inaudita - che chi ha castrato se stesso e costruito la propria esistenza sull'essere un tassello privo di autodeterminazione e soggiogato da questo sistema (quindi complice di quello) si permetta, poi, di darmi/ci lezioni di vita, o di farmi/ci passare per deficiente/i.



E sto male perché sono le parole di costui - in quanto è stato 'dentro il sistema' e ha accettato di diventarne un tassello funzionale alla sua riproduzione - che verranno condivise, promosse, sostenute in questa società, e non quelle libere, forti, oneste e coerenti mie. Perché non essere stata dentro quelle aspettative, aver cercato di aprire gli occhi altrui, aver ancora agito in base a compassione e sostegno, non mi ha fatto interpretare come una persona buona, forte, intensa, ma come una povera donnicciola demente tanto innamorata che il beneficiario di questo impegno s'è sentito in diritto di umiliare pubblicamente e a oltranza con la frase "lei voleva qualcos'altro, aveva aspettative che non ho soddisfatto, e adesso è rancorosa perché io non ci sono stato" detta ai quattro venti.
Perché il discredito delle donne rigorose passa attraverso strategie di secoli con le quali il sistema patriarcale le tira ad annientare - da Freud che le definiva delle isteriche, all'uomo moderno che le divide tra sante/mogli e amanti/puttane, e che quando non ha argomentazioni (perché non ne può avere, viste le premesse) umilia la persona pulita che lo sta guardando con pietà proprio umana (nel vedere la sofferenza in cui egli si dibatte e di cui è complice) facendola passare per una poveretta tanto innamorata che lui - grand'uomo - avrebbe rifiutato.


Ciò che le persone libere subiscono è la stessa violenza cui sono sottoposti da secoli i visionari e i profeti, gli zingari, i nomadi, e ora gli anarchici.
E guardate, vi va proprio male: perché coloro che condividono questo sentire** si prendono cura di chi è rimasto indietro, ma dopo un po' - se non solo continuate a stare a rimorchio ma mettete pure loro i bastoni tra le ruote e li deridete mentre vi stanno cercando d'aiutare - cominciano a tirarvi calci sui denti, e a colpirvi con la mazza ferrata :-)


*"La storia ci ha insegnato che ogni classe oppressa ha ottenuto la sua liberazione dagli sfruttatori solo grazie alle sue stesse forze. È dunque necessario che la donna apprenda questa lezione, comprendendo che la sua libertà si realizzerà nella misura in cui avrà la forza di realizzarla. Perciò sarà molto più importante per lei cominciare con la sua rigenerazione interna, facendola finita con il fardello di pregiudizi, tradizioni ed abitudini. [...] Se dalla parziale emancipazione si passerà alla totale emancipazione della donna, bisognerà farla finita con la ridicola concezione secondo cui la donna per essere amata, moglie e madre, debba comunque essere schiava o subordinata. Bisognerà farla finita con l'assurda concezione del dualismo dei sessi [...]" (Emma Goldman).
**Pensate poi a quanto ve la potete cavare con chi - come la sottoscritta - incarna tutte le precedenti variabili...

Ringrazio Monica per la segnalazione dell'articolo di Abbatto i muri, e Aurora Leigh per il suo lavoro quotidiano (e la sua esasperazione da Freud).


Freak out! (Le Freak, C'est Chic)

Io al Burning Man non ci sono mai stata (chissà se prima o poi riuscirò ad andarci?), ma - se vi andassi - state certi che avrei la mise adeguata. Cercando altre immagini, stamane mi sono imbattuta in queste, ed è il genere di donne e fantasia che mi piace da matti e in cui mi sento 'a casa'! Sì, potreste obiettare, sicuramente sono state costruite ad hoc, per qualche rivista patinata, ecc. Beh, pazienza. Rimane il mio immaginario pre-giornaletti femminili dementi, ed è abbastanza come mi agghindo io quotidianamente (eccentrico = fuori dal centro in cui tutti sono in 'divisa', ché le divise in cui tutto sono uguali, standardizzati, anonime pedine, mi terrorizzano!).
Buona visione, e tanti sorrisi a voi! :-)

12/08/13

Show Me Your Genitals ;-)

Ogni volta mi fa venire le lacrime agli occhi dal ridere! :-D Parossismo allo stato puro, ché voglio vedere quale donna ci starebbe, se venisse corteggiata in questo modo*!



*Il che è più o meno come quando ti dicono "ah, bbbona!" per strada con tanto di gestacci volgari e inviti brutali...

11/08/13

Canadair



Mi sono pesata e ho visto che sto dimagrendo, mi sono guardata allo specchio nuda e mi sono detta che "mi farei" (no, non è narcisismo, in quello si è innamorati di se stessi: io invece ho un desiderio di me stessa ben più losco e grezzo).
Ho comprato perline da mettere di nuovo nei capelli per tornare all'immagine che mi piace di me e in cui mi sento me stessa.
Sto immersa nella penombra delle tapparelle mezze abbassate, in profumi di agrumi che mi riempiono la casa, e mi faccio docce energizzanti con un mix autoprodotto di sale marino, olio essenziale di rosmarino e limone.

Scrivo bandi, articoli, post senza sentire la fatica e ben concentrata - e butto lì pure commenti scemi su facebook in danze furibonde e spavalde con altri esseri surreali e indolenti come me.
Penso agli altri tantissimi progetti in corso e futuri, alla fotografia, alla scrittura narrativa, ai tarocchi, alla m'bira, ai prossimi viaggi per conferenze/mostre con cui riempirmi gli occhi, la mente e il cuore, al Muller Thurgau e al pesce fresco, alle mie amiche che mi stanno ospitando al mare o all'estero secondo l'invito 'mi casa, su casa'.

Leggo, disegno, gioco, e percorro pedalando veloce tutta la città nella notte - felice di ogni squarcio d'ombra geometrica che attraverso, e di quell'istante di equilibrio perfetto che si crea tra il mio corpo, la bicicletta e le insidie del terreno ogni volta che ho l'occasione di sfidarmi da sola.

Quindi grazie a voi che ci governate per vaporizzare di tanto in tanto, a nostro beneficio, eroina e cocaina sulla città con i canadair*. Brillante pensata! :-)

*Abbasso gli F-35 con cui non si può fare.

08/08/13

Come conquistare un uomo, farsi adorare da lui, e tenerlo legato a sé per sempre

Il mio sguardo su di te, saputello...


Qualche giorno fa, girovagando in rete, mi sono imbattuta in un giovane motivatore americano il quale sosteneva che nei quattro minuti di video successivi avrebbe svelato alle donne il segreto per accaparrarsi un uomo sino a quel momento assolutamente ostile al matrimonio, quindi farsi adorare e sposare da costui e tutto ciò con la certezza che per il resto dell'esistenza egli sarebbe stato loro fedele. Curiosa come un gatto, ho sprecato quei quattro minuti d'esistenza nella visione, certa che la grande rivelazione dei 'tre segreti' (...) per conseguire ciò mi avrebbe fornito nuovo materiale con cui continuare la mia missione personale di sgretolare ridicole concezioni delle relazioni umane, del sesso e dell'amore.
Questa la triplice rivelazione di Fatima del giovine:
  • avere una presenza, un portamento, un abbigliamento 'medio': ovverosia non essere né apparire troppo divina, né essere o apparire troppo rospa; una cosa decente, ma che passi inosservata, soprattutto che non metta in ombra 'lui'; quella cosa che viene sempre spacciata per sobrietà ed eleganza per cui sin da bambine ci educano a tenere gli occhi bassi, arrossire alle battute losche, indossare gonne al ginocchio e tenere le gambe unite se sedute; se poi diamo l'impressione di essere meno intelligenti del lui in questione, abbiamo fatto centro, così lui si sentità in pieno l'uomo della situazione (sì, ancora esiste questo tragico retaggio...)
  • non cercare/proporre una vita avventurosa (a quanto pare, un uomo si spaventa con delle donne vive), ma neppure noiosa a morte: seppur moderatamente interessante, dev'essere una vita quanto più possibile tranquilla e rassicurante; in sintesi, l'uomo in questione deve sentirsi a casa, a suo agio, protetto per il resto dell'esistenza;
  • parlargli continuamente del futuro con l'idea di generargli ansia, ma en passant, cioè senza che lui se ne renda neanche conto: ricordargli che si può morire (chiaramente non usando questi termini né in modo così diretto: questo lo faccio io che non ho in me perversione alcuna e che dico sempre le cose chiaramente!) e che quindi sarebbe il caso che figliasse e gettasse così il proprio DNA nel futuro per il tramite d'un figlio; portarlo a pensare che la solitudine significa anche non aver nessuno su cui contare quando gli accadesse qualcosa; insinuargli nel cervello col procedimento denominato gutta cavat lapidem il pensiero di quanto sia gratificante sentirsi sempre adorati, condividere una cena già pronta con qualcuno e nel mentre potersi lagnare a oltranza, ma tutto con parole 'laterali', solo lasciate fluire nell'aria come per caso, dandogli l'impressione che sia stato lui a pensare e decidere tutto questo...

Vi arrivi il mio flusso di pensiero.



Ecco: ho guardato il video sino alla fine proprio per la volontà di scriverne qui ed ESPRIMERE TUTTO IL MIO PIU' SINCERO DISPREZZO IN MERITO.









1) Intanto, se ti fai abbindolare/fregare con delle 'strategie', già hai dimostrato che sei privo di capacità di pensiero pari alla mia, e io non mi accompagno a uno di intelligenza a me inferiore. Se deve esserci un rapporto tra noi, in qualche modo devi essere tu a 'fregare' me. E non tentare di farlo con 'strategie', ché me ne accorgo all'istante, ma se poi ci sto ancora dentro è perché c'è qualche ragione ulteriore che non ti sarà dato conoscere: anche perché, se agisci così e pensi d'avercela fatta a fregarmi, non sto neanche a spiegartela, tanto non la capiresti. E devi fregarmi bene, ovvero facendomi addirittura provare piacere nel venire fregata! ;-)

2) Inoltre, se stai dentro questa sòla, o manchi di capacità critica/riflessiva, e/o sei un insicuro, e/o un pavido vigliacco, e/o un impotente, e/o un rancoroso che ha bisogno d'affermarsi sull'altro sesso o di farsene servire facendo finta che così non sia. In tutti questi casi, ottime ragioni per tenerti lontano da me ;-)

3) Io non intendo essere una robetta bruttarella, mediocre, spenta e timorosa - oltretutto all'interno di tal finzione strumentale all'obiettivo espresso nel titolo di questo post - affinché tu possa sentirti figo, pieno di vita, vigore, passione, entusiasmo che quasi dovresti essere sedato da una donna (già avevo intuito che le cose stessero il più delle volte in questo modo). Se hai bisogno di queste sensazioni in un rapporto, puoi fermarti qui: con i punti 1), 2) e 3) t'ho già detto tutto, sebbene dubiti che tu l'abbia capito ;-)

4) Nel secondo punto dell'argomentazione del video, gli uomini vengono trattati come bambini deficienti: per come la vedo io - ma forse è solo un mio solito pregiudizio positivo - un atteggiamento del genere non fa onore né a loro, né a chi esprime tale giudizio su di loro.

5) Infine, l'ultimo punto è veramente vergognoso! Come ti permetti - donnicciola patetica - di far salire l'ansia a un altro essere umano dandogli come ipotesi di soluzione per sconfiggerla la prospettiva di un figlio (è il figlio che vivrà in futuro, non lui! Come puoi ingannarlo arrivando a fargli credere che sia 'lui'? E' il figlio! Non è che quando sarà morto potrà ancora 'sentirsi vivo' per via di quel 50% di DNA che ha in corpo il figlio ancora in vita, eh?), o la tua continuativa presenza a fianco come soluzione alla paura?
La soluzione alla paura di vivere non dovrebbe essere generarne di ulteriore per offrirsi come soluzione: questo è il comportamento del pompiere che appicca il fuoco per poi proporsi come l'eroe che spegne l'incendio. C'è da vergognarsi profondamente a comportarsi così: per come la vedo io dovrebbe essere considerato un crimine! Se ti ricordo ovvietà tipo che la vita è breve perché vedo che ci stai cincischiando lamentandoti nell'insoddisfazione (ché se sei felice e realizzato mica lo faccio: non sono sadica!), è per tirarti un calcio nel fondoschiena e darti una sveglia, per farti coraggio, per dirti che in ogni caso andrà tutto bene (ricordati che è solo un giro di giostra, non c'è alcuna ragione d'aver paura!). Ma è disumano strumentalizzare una paura altrui - per il tramite di promesse (che poi bisogna ancora vedere se e quanto verranno mantenute), comunicazioni subdole, menzogne - a mio beneficio: questa dovrebbe essere sanzionata come circonvenzione d'incapace!

Che le cose per il 99% delle volte vadano così, in realtà non lo dubito: è pieno di uomini mediocri, dementi, impotenti, insicuri, fragili, nevrotici, privi d'autostima, pieni di paure, ansiosi ecc. che si accoppiano, sposano e poi dipendono come bambini scemi da donne povere di mente e di cuore, ansiogene, squallide, tristi, patetiche, mediocri e proprio brutte dentro e fuori, ma scaltre e opportuniste. E non è certo un caso se quasi tutte le persone sposate - o fidanzate - che conosco rientrano in questa casistica, eh?
E sì: spesso anche gli uomini migliori ci cascano a farsi fregare dalla parlantina delle mediocri suddette - perché queste sono abili e perverse, e hanno affinato da secoli l'arte del tirare il pacco al proprio interlocutore per la propria sopravvivenza - e non è certo un caso, pertanto, che in una proporzione di un uomo ogni due donne, tra queste ultime siano le più vive e intelligenti a rimanere single: perché sono quelle che non hanno piacere d'abbassarsi a tale livello pur d'avere qualcuno, in qualche modo, a fianco.

Mi hai fatto proprio ridere!


Ma - mio giovine motivatore - c'è sicuramente un punto in cui hai toppato, ed è quello della fedeltà finché morte non vi separi (te ne accorgerai a breve quando lei, dopo aver figliato, non si concederà più). Amanti e prostitute ne sono la testimonianza vivente. 

D'altronde, la metà non sposata dell'umanità femminile mica sta lì a prendere atto della situazione senza volgerla a proprio favore, ché non è quella metà mediocre risultante di secoli di difesa e accettazione del patriarcato: è la metà libera dal reciproco dominio e da un sistema di ruoli - volitiva, appassionata, avventurosa e creativa!
E' quella che ti fa una paura immane, baby! ;-)


07/08/13

Sensuali ispirazioni dal Giappone Ottocentesco


La mostra Geishe e samurai in corso al Palazzo Ducale di Genova sino al 25 agosto 2013 espone 125 immagini realizzate tra il 1860 e i primi anni del Novecento che illustrano in particolare l'attività della Scuola di Yokohama - la più importante dell'epoca per la sua rilevanza sia a livello tecnico, sia a livello commerciale, sia ancora per via del numero dei professionisti che ne hanno fatto parte (un migliaio, tra cui una ventina di donne e un centinaio di stranieri)*.
In realtà, dopo questi pochi cenni non starò a scrivervi una recensione della mostra, quanto a raccontarvi alcune curiosità che ritengo interessanti - anche in relazione al desiderio e all'immaginario relativo.

Per esempio, il ventaglio, la maschera e il kimono sono oggetti fondamentali per conoscere il Sol Levante. Il ventaglio pieghevole sarebbe stato inventato proprio qui nel corso del VII secolo, probabilmente ispirati dal meccanismo dell’ala del pipistrello. Grazie alla sua praticità, esso divenne presto un oggetto d’uso comune impiegato nelle attività più disparate: poteva trasformarsi in un’arma di seduzione durante gli spettacoli tradizionali di danza, in un oggetto impiegato nell’agricoltura per separare riso e cereali, ma anche in un’arma vera e propria, dato che nelle dimore private era proibito introdurre armi, e quindi i samurai portavano il ventaglio nella cintura, per poi all’occorrenza utilizzarlo come arma di difesa.

La maschera assume un ruolo centrale nel Nō, raffinata forma di teatro sorta nel XIV secolo al cui centro degli spettacoli sono le vicende di donne, guerrieri e demoni, interpretati dagli attori con sontuosi costumi e maschere intagliate nel legno, ciascuna rappresentante un’emozione o un sentimento particolare. La tecnica artigianale attraverso cui sono realizzate fa sì che, se indossate da un bravo interprete, possono mostrare differenti espressioni a seconda della posizione della testa e delle luci [Minerva ha poi un amore particolare per le maschere dei demoni e quindi s'è incantata a guardare queste che accompagnavano l'esposizione fotografica, ma ciò fa parte della sua ben nota attitudine 'losca' ;-) ].

Il kimono, infine, è stato cantanto in tutte le forme nell'arte e nella letteratura nipponica e anche la fotografia spesso lo ritrae. Composto da almeno dodici parti quello femminile, ciascuna con un nome specifico, queste devono essere indossate secondo regole precise e in occasioni speciali. Il kimono maschile invece è un abito più semplice e composto da un massimo di cinque pezzi.

Nella mostra altre sezioni di nostro (ne sono certa!) interesse: quella sulla vita notturna, quella delle donne - specie le geishe - nel privato. Sì, vero, sono immagini che molto hanno a che fare con quell'orientalismo, quell'esotismo e quella messa in scena della figura della donna contro cui mi batto abitualmente e che non certo rinnego come lotta. Ma è proprio qui che voglio arrivare.

Sono persuasa infatti che questi stessi elementi oggetto di abituale critica e rifiuto da parte mia - che pur concorrono a costruire la nostra attuale visione delle cose (poiché non possiamo uscire da noi stessi e dai condizionamenti culturali che abbiamo avuto: possiamo solo esserne coscienti, tenerli a bada e utilizzarli per confrontarci con gli altri diversi da noi, magari adottando le soluzioni altrui quando ci paiono convincenti) - possano essere forieri di riflessioni appassionanti, egualitarie e veramente libere sul corpo, sulla nudità, sulla seduzione. Riflessioni che magari possiamo usare per godere maggiormente delle/nelle nostre vite, così come per promuovere il mondo e il sistema di relazioni che vorremmo.
Ad esempio: non trovate anche voi che il corpo vestito/coperto in certi modi possa essere più sensuale di un corpo nudo?
Oppure: perché magari troviamo sensuale un volto mascherato e nel bdsm vi è un gran ricorso a parziali coperture del capo e del viso? Che ci dicono della nostra stessa cultura e del rapporto tra questa e il desiderio?

E visto che un'immagine vale più di mille parole, vi invito a lasciarvi incantare dalla grazia di quelle che seguono e di qui farvi le vostre riflessioni :-)
(che se poi volete condividere nei commenti, sapete che sarò ben felice di leggere e parlarne!)


* La fotografia viene introdotta in Giappone nel 1843 e innanzi tutto introiettata nel sistema estetico nipponico: le immagini - si tratta di fotografie all'albumina poi colorate dai maestri giapponesi con pennelli talvolta d'un solo pelo - sono composte ricalcando elementi già alla base dell'arte pittorica locale, e quindi dando valore al vuoto, costruendo linee di fuga che spostano lo sguardo verso la periferia dell'immagine, mettendo in scena pochi soggetti e inserendoli all'interno di uno spazio quanto più possibile essenziale e geometrico, bloccando l' 'ineffabile' secondo quello che è già l'ideale del 'mondo fluttuante'. Tutto questo ha come conseguenza, tra l'altro, di rafforzare i soggetti umani rappresentati come tipi ideali - istanza che corrisponde in realtà a due funzioni cui è chiamata la fotografia in questo periodo e in questo contesto, l'una per i viaggiatori occidentali, l'altra per i giapponesi stessi.

05/08/13

Perdersi (Artaud aveva lo spirito del nomade)




Perdersi è il titolo di un bel libro di La Cecla sulla quasi impossibilità, nel mondo attuale, di crearsi i propri punti di riferimento per orientarsi nello spazio eludendo piuttosto quelli standardizzati. Di fatto, noi possiamo orientarci in un posto nuovo o affidandoci all'istinto, ai nostri sensi, alla nostra immaginazione, a una certa riflessività e logica (tipo quella per cui - sapendo dove nasce/tramonta il sole - intuiamo in che direzione dobbiamo andare se vogliamo muoverci verso certi punti cardinali ecc.), oppure seguendo mappe, stradari, GPS ecc.

Se il secondo sistema è pacificante e sicuro, ma - riconoscetelo - banale al limite estremo della mancanza di senso, il primo reca invece con sé il piacere dell'avventura e della scoperta, la messa alla prova di sé, la scoperta delle proprie capacità, l'andare incontro alle sorprese che questo mondo ci può offrire.
La scoperta della più profonda e vera bellezza! Addirittura il rischio della scoperta o della creazione del proprio senso di tutto!

Certo, tutta questa potenzialità ha anche il suo rovescio, ovvero il rischio di non ritrovarsi più, di perdersi in un labirinto o di venire inghiottiti dal buio dell'ignoto.
Ma chi non la riterrebbe la partita vincente se ciò che si rischia è solo morire seduti di fronte al letto con una scarpa in mano, o venire suicidati dalla società - per cui rappresenti il solito 'pericolo nomade' - mediante impiccagione? :-)