31/07/12

La cajun [racconto]

La luce del tramonto filtra attraverso le frasche di pini, carpini e frassini tra i quali mi sono rifugiata, e risplende sulla superficie dell'acqua rendendola, a seconda di come inclino lo sguardo, violacea o dorata.
Quando la sera mi siedo sul divano riparato dalla tenda che sporge dal tettuccio del mio camper, penso che sono davvero felice, e che questo è il posto più pacifico del mondo. Finalmente nel silenzio, col solo frinire di cicale intorno, sorseggio la mia birra ghiacciata osservando gli archi e le torsioni che tronchi e rami disegnano da una parte all'altra del limpido fiumiciattolo che scorre a pochi metri da me. In quel momento ripercorro con la mente gli insignificanti eventi della mia giornata.

Sono mattiniera per forza: qui il caldo è così soffocante che conviene cominciare presto e godere almeno per qualche ora di non svolgere il proprio lavoro sotto un'afa che rende difficile il solo respirare. Ma, a differenza degli altri che stanno su a penare in case di pietra e cemento, io la notte la trascorro in quel piccolo spiazzo di terra umida riparato e fresco che da un anno chiamo 'il mio posto', in cui visitatori o ospiti non sono benvenuti.
Di giorno invece salgo su, dai proprietari di questi terreni - stranieri che hanno fatto fortuna investendo i propri averi nelle maglie di un sistema corrotto e ulteriormente corruttibile, chiamando gente a lavorare in cambio d'un pezzo di pane, tanta è la povertà, l'immobilismo e l'ignoranza di chi abita questi luoghi.

Ma io no: io sono qui per scelta. Cosmopolita per nascita - i miei sono emigrati in Europa dalla Colombia pochi anni prima che io vedessi la luce -, ho studiato nelle scuole del vecchio continente per poi decidere che la vita di città o al chiuso non faceva per me. E così ho comprato questo furgone-camper verde scuro, e cominciato a viaggiare senza programmi troppo definiti. Lì dentro c'è tutta la mia vita, sebbene ne potrei pure fare a meno, ché alla fine la vita di ciascuno di noi è inscritta nel corpo, nella memoria e nell'anima. E, nel mio caso, in questi c'è tutto ciò che mi può servire per proseguire l'esistenza.

Così, dicevo, di giorno salgo alla tenuta degli stranieri, faccio colazione con la cuoca e prendo gli avanzi da dare alle galline. Nutro quelle, recupero le uova, e poi porto al pascolo le pecore in compagnia dei miei due pastori tedeschi. I miei cani... per un umano, anche il mio uomo, quando morisse dubito piangerei, ma se penso a perdere uno dei miei cani (cosa che prima o poi comunque accadrà) le lacrime che verserei mi porterebbero alla disidratazione.
Il pomeriggio lo passo nell'orto, sotto il sole cocente, ma la mia pelle scura è resistente, e non teme né l'afa né le punture degli insetti. In questa stagione recupero fragole, ciliegie, zucchine, pomodori, cetrioli, cavoli maturi, e porto tutto in cucina. Poi torno a curare piante aromatiche, vegetali, alberi e ogni tanto rubo qualcosa per me - tanto quelli neanche se ne accorgono!

Prendo rosmarino, ortiche, menta o calendula, e ne faccio oli per il viso, il corpo, i capelli. O medicine, per quando, pur se accade raramente, mi trovo a respirare male, o devo curare ferite infette.
A lavoro ultimato, entro nella casa patronale l'ultima volta, mi faccio una lunga doccia fresca, indosso un vestito portato su apposta al mattino per indossarlo in questo momento. Poi prendo dal frigorifero quanto mi basta per una cena frugale e infine mi libero dell'esistenza del mondo scendendo al 'mio posto'. E lì mi siedo finalmente tranquilla - sola - e bevo la birra che dicevo...

Di tanto in tanto mi raggiunge nella notte. Lui è come me: selvatico e misantropo. Per questo andiamo d'accordo. Lascio il camper aperto, tanto raggiungermi è cosa così impervia da far passare il desiderio a chiunque sia privo della dovuta determinazione, e in pochi sono così determinati da volersi sforzare per avere il corpo d'una donna.
Ma lui lo è, sebbene non debba poi fare altri sforzi per avermi.
All'interno del camper, sul mio letto separato da una tenda di perline e conchiglie dal cucinino, lo sento arrivare - ormai riconosco il ritmo del suo passo su fogliame e ramoscelli. Delicatamente apre la porta - sì, ha queste accortezze - mi saluta dolcemente e prende una bottiglia di birra dal frigo.

Bevendo a canna si avvicina, mi chiede come va, e senz'altre parole solletica con le dita affusolate il mio piede sinistro, mi prende la caviglia, e poi lento - la mano aperta - risale il polpaccio, il ginocchio, la coscia esercitando la giusta pressione del pollice sull'interno della mia gamba.
Un altro sorso di birra, mentre mi contempla madida di sudore e le sue dita scorrono così bene su di me.
Di nuovo cerca il mio sguardo mentre lo lascio fare e me la godo pregustandomi il piacere successivo. S'avvicina ancora.

Conosce perfettamente il mio corpo, ma ogni volta lo esplora con attenzione, quasi a volerne trovare particolari nuovi. Gli insetti oggi m'hanno devastato, ho piaghe aperte che faticano a rimarginare. Sul suo viso compare un'espressione d'affettuosa comprensione.
“Ti bruciano?” - domanda.
“Un po', ma se non le tocco le posso sopportare”.
Non ho ancora finito di parlare che m'ha afferrato il polso e s'è messo a succhiare una piaga sul braccio, procurandomi una fitta di dolore e di piacere al tempo stesso.
Cerca ancora il mio sguardo, e nel restituirglielo noto che non ha cambiato espressione. E' sempre compassionevole. Ma pure inquisitivo, e mi scruta per verificare il mio piacere nel provare dolore.
La sua lingua lecca il mio sudore e raggiunge il collo, dove altre punture stanno aspettando di bruciare sotto la sua saliva, e i nervi di tendersi ad eccitare l'intero corpo. Cura amorevole e gioco sul limite - un'altra cosa che abbiamo in comune. Per questo lo lascio fare e accetto un qualche rapporto con lui.
Ha una lingua calda, e gli piace il mio sapore. Di più: impazzisce per l'odore del mio corpo come io per l'odore del suo. Con lui tutta la mia parte animale, che da tempo non nascondo più, trova corrispondenza.
La bocca, la lingua, il naso cercano segni, tracce, sfumature sulla superficie della nostra pelle. Se convivessimo e ci abituassimo alla reciproca frequentazione per più giorni, potremmo facilmente riconoscere cosa abbiamo mangiato solo annusandoci l'un l'altra.
E gli occhi cercano la bocca, ché guardare i denti, in questo momento, è conferma e ulteriore stimolo all'eccitazione e al piacere.
Due animali che si sfidano.

Mi entra dentro, senza neanche essersi preoccupato di verificare quando sia eccitata e aperta ad accoglierlo. Sa già che il sudore che mi ricopre basta a farlo scivolare in me. Comincia a muoversi con colpi lunghi, intensi, ampi e lenti, mentre mi succhia i capezzoli e io inarco la schiena. Se il mio corpo non si tramutasse in pochi minuti in un lago tropicale, accetterei di buon grado di venire sottoposta a tale trattamento per ore.
Ma io sono ancora peggio, perché rilancio, e rilanciare significa stringere il suo corpo dentro il mio, 'baciarlo' e 'succhiarlo' con i muscoli interni, lasciarlo esausto finché lui non mi scosta con forza e cambia posizione, riprendendo il controllo su di me.

Lo lascio fare - non devo affermare nulla, non devo dimostrare nulla. Devo solo provare, e se possibile dare a mia volta, ma di questo me ne curo ben poco, piacere. Lui conosce bene il mio amor proprio, ma non ne è disturbato, anzi: gli sta bene. Non sa mai cosa farò, né se farò qualcosa per lui, ma sa che sempre cercherò la mia personale soddisfazione e che non dipenderò da lui per ottenerla.
Per questo lo allontano da me - sopporto fino a un certo punto il suo corpo addosso al mio - e gli stringo il collo tra le mani. Lui si fida di me, quando lo faccio, ma la sua fiducia in me non va oltre questo, così come pure la mia nei suoi confronti non esce dai bordi del letto.

Lo guardo negli occhi con dolcezza. Mi sono già sciolta, posso anche smettere di continuare a cercare un orgasmo dopo l'altro. Soddisfatta, posso dargli magnanima disponibilità a godere a sua volta.
Gli accarezzo ancora i capelli, e poi delicatamente glieli tiro, così da scostargli il volto di lato e investirlo del mio solito atteggiamento di sfida - una complicità e una ferinità che tanto gli piace. Infine lo stringo dentro di me, con tutta la forza possibile, finché non avverto quella piccola contrazione che anticipa il suo orgasmo e lì piano rilascio tutto. Il mio corpo diventa un morbido paesaggio in cui perdersi e lui lo fa, svuotando il corpo e con quello qualsiasi memoria.
Non si ferma mai a dormire qui, e a me sta bene così. Non sopporterei di condividere il letto oltre il tempo necessario a fare sesso e poi questo è il 'mio posto', e non condivido neanche questo.
Quando sento la porta richiudersi alle sue spalle, affondo la testa nel cuscino, e protetta dal nostro odore mi addormento col pensiero rassicurante d'essere un pezzo minuscolo di questo ecosistema. Un elemento minuscolo del quale la natura e le sue creature prendono temporaneo possesso: entrano, escono, fanno ciò che vogliono e mi rendono viva - parte di un flusso che sopravviverà alla mia fine, e metabolizzerà un giorno, come nulla fosse, pure quella.


29/07/12

Che l'ozio sia con voi!

Armonie dinoccolate, a tratti seriche e sinuose, un incalzare interrotto da controtempi bisbigliati.
Sentite i grilli frinire, le onde del mare infrangersi sugli scogli, il crepitio del fuoco nel barbecue, il calpestio delle foglie secche dei sentieri di montagna, o vedete la pienezza del lago che incanta lo sguardo, la città assolata, la vostra terra d’origine, in cui tornare ad annusare il presente-passato?

Be’, in qualunque luogo abbiate deciso di trascorrere il vostro tempo ozioso…
Buone vacanze a tutti noi! :)





21/07/12

Criselefantine erotiche

Quello che la Francia mi stimola in termini intellettuali, la Spagna me lo risolve in termini fisici.
A un livello più profondo degli stereotipi abituali con i quali viene percepito - e che invero mi lascerebbero alquanto indifferente - questo paese, è la continua connessione con la celebrazione della vita e il continuo rimando alla morte che m'attraggono. E una continua stimolazione dei sensi - di tutti i sensi - attraverso l'ininterrotta concretizzazione di quelli che sono stati i miei studi degli ultimi vent'anni.

Ed è così che visito il Museo Casa Lis a Salamanca, dedicato all'Art Nouveau e all'Art Déco, e più di tutto mi innamoro delle criselefantine.
"Criselefantino" significa "fatto d'oro e d'avorio", ed è normalmente un aggettivo che si riferisce a sculture e statue. Trattasi di una tecnica, adoperata già nell'antica Grecia, che consisteva nel ricoprire con un sottile strato di avorio una struttura di sostegno che rimaneva invisibile: si utilizzava l'avorio per il volto, le braccia, le gambe di una statua, mentre il panneggio delle vesti e i capelli venivano realizzati con l'oro.

Intorno agli anni Venti del secolo scorso diventa frequente la produzione di statuette criselefantine di piccole dimensioni da utilizzare come soprammobili o come complementi d'arredo per case signorili o spazi pubblici della società europea. Rappresentanti figure femminili, esse si ispirano al mondo del teatro, della danza, del cinema di quegli anni, e di frequente invitano a un erotismo manifesto e gioioso, naturale e disinibito.
Il museo Casa Lis ne ha un patrimonio notevole, e - posso assicurarvi - nell'osservarle sono rimasta più volte a bocca aperta (nel vero senso della parola) per il desiderio che m'hanno suscitato.
Guardate un po' - anzi, osservatele proprio bene nei loro vari dettagli.
Non provocano anche a voi lo stesso effetto? ;-)


Ma soprattutto le seguenti...


20/07/12

La mano sinistra

La mia mano destra scrive,
impugna le posate,
cambia le marce dell'auto,
afferra saldamente gli oggetti,
tira pugni dolorosi (per chi li riceve).

La mia mano sinistra fa tutt'altro genere di cose.

La mia mano sinistra tira i capelli del mio amato durante l'amplesso, e quando questo è concluso gli accarezza la nuca.
Il suo palmo gli allunga una carezza sulla guancia per chiamarlo a un bacio delicato.
Le sue dita percorrono le labbra sorridenti di lui mentre osservo la pace espressa dal suo viso.

La mia mano sinistra è quella che non mi conosce ancora bene e tentenna nel toccarmi, sfiora, esplora, gioca e mi sorprende.
La mia mano sinistra è il delizioso diavoletto che impugna il cazzo del mio amato e gli dà piacere - e anche per questo è sempre stata cosiderata 'cattiva' e pericolosa e riprorevole e per questo condannata.

Ma queste sono solo imposizioni sociali su una dimensione privata che - se lasciata libera - potrebbe renderci felici e quindi, a partire dalla nostra medesima percezione del nostro corpo, liberarci dal giogo della continua mortificazione del nostro piacere.
Pensiamoci ;-)


17/07/12

Stanza 406 - un'esperienza erotica al Museo Reina Sofia

Se dovessi vivere in questa città, verrei qui ogni giorno alle 19.00, quando cominciano le due ore quotidiane di apertura gratuita, e ogni sera la dedicherei a visitare una singola sala del museo. Troppo pesante vederle una dopo l'altra, in continuità: la mia mente sovrastimolata necessita riposo.
E i miei sensi... Quelli si sono persi nella stanza 406.

Cammino con il passo da museo di cui parla Banksy. Fatico a stare dietro alle opere – decisamente troppe perché non diventino un assordante rumore visivo. Quel poco che attrae la mia già dispersa attenzione è soffocato da targhette, parole, immagini, e dal vociare, muoversi, correre di persone sguaiate intorno, lì presenti per poter dire d'esserci state.
Finché giungo alla stanza 406, dove dipinti densi e materici di grandi dimensioni in bianco e nero sembrano precipitare il mio sentire di questi giorni e farmi indugiare nel goderne compulsivamente.


Non c'è nessuno.
Nel silenzio e nella solitudine mi fermo davanti alla prima, N. 179 di Luis Feito.
Così ampia da contenere le mie braccia aperte. Così eruttiva, con il colore che esce dalla superficie piatta per venire verso di me.
Ammaliata, blandita, abbracciata, vi cado dentro e mi lascio risucchiare e metabolizzare mentre sento un fluido caldo attraversarmi il corpo e finire tra le gambe.
Un uomo sul quale io mi distendo, che quando si sposta e mi passa sopra mi ingloba del tutto dentro di sé. Un corpo in cui entrare, e riposare.

Non mi riesco a staccare, ma come amanti che ti allungano la mano e porgono il braccio per chiamarti a sé, le altre opere della sala mi cercano e libertina qual sono mi lascio persuadere.


Superposición de materia gris di Antoni Tapies reclama attenzione ed eccita il mio tatto per la sua freddezza.
Non posso, ma vorrei così intensamente toccare la superficie del cemento, percorrere con il palmo della mano le sue scanalature e le sue imperfezioni, infilare le dita voluttuosamente nei suoi buchi - mentre mi chiedo se il calore del mio gesto potrebbe farlo sciogliere, renderlo nuovamente liquido.



Cuadro e Cuadro 1957 di Manuel Millares intercettano il mio desiderio - perversi e astuti. Ho notato l'occhiata d'intesa che si sono lanciati, ma fingo di non aver visto nulla. Voglio farmi sedurre, sto al gioco.
L'uno si manifesta con cicatrici sottocutanee che mi fanno venire voglia di annusarle e leccarle mentre le percorro con le dita, l'altro stimola la mia mente e mi richiama il bondage - la sensazione della corda sulla pelle, dei nodi, dei legacci che quando vengo sciolta mi abbandonano lasciandomi strisce rosse come di una medusa nella carne chiara.
Dio, quale piacere!

Estructura Espacial (Spatial Structure), Manuel Rivera, 1958

La stoccata me la dà Estructura Espacial di Manuel Rivera, una griglia-gabbia in cui intenzionalmente entrerei, lascerei che il mio corpo si perdesse, mi aggrapperei nuda per farmi guardare, baciare e scopare.
Una griglia eccitante in fil di ferro, con - ben nascosti - nodi e spuntoni che si manifestano a tradimento.

Un lieve masochismo - o meglio: un dolore da esperire solo sino a quel limite prima e dopo il quale è dolore, ma che in quel punto, quel solo punto, coincide con un estremo piacere.


13/07/12

Il Tav non s'ha da fare (ma la resistenza a oltranza sì)

Mentre in Francia, con un minimo di buon senso, si comincia a riflettere seriamente sull'utilità del Tav in tempo di crisi, qui una delle attiviste viene assolta e l'altra condannata a 8 mesi (la differenza sta nel fatto che la seconda avrebbe - secondo l'unica testimonianza di un poliziotto e in assenza di qualsivoglia prova visiva o altra testimonianza in un processo pieno di testimonianze contraddittorie - lanciato una pietra contro le forze dell'ordine) per i fatti relativi al 9 settembre dello scorso anno, quando le due vennero prese in una vera e propria caccia all'uomo dove si cercava il capro espiatorio di una colpa che non c'è.

Ciò detto, faccio eco alle donne del movimento NoTav torinese riprendendo e pubblicando il comunicato di sostegno a Marianna, perché in più punti ci permette di riflettere - ancora una volta - sulla falsa democrazia in cui stiamo vivendo, ormai di fatto un sistema dittatoriale in cui è negato qualsiasi dissenso, e in cui abbiamo un'oligarchia arrogante, perversa, meschina e ignorante che sta divorando le nostre vite.

Le donne No Tav di Torino e cintura vogliono esprimere con questo comunicato piena solidarietà a Marianna Valenti, arrestata il 9 settembre insieme a Elena Garberi (Nina) durante una passeggiata serale in Clarea. Centinaia di persone, uomini e donne di tutte le età, si sono avvicinate al “cantiere” presidiato dalle “Forze dell’Ordine” e sono state accolte con un fitto lancio di lacrimogeni, l’aria era irrespirabile e gli uomini in armi sono usciti ad inseguire la gente che scappava. Il loro ordine era di "prendere qualcuno". E’ toccato a Nina e Marianna.
La felicità per la piena assoluzione di Nina fa da contrasto alla rabbia per l’ingiusta condanna a 8 mesi di Marianna.
Oggi ci è toccato assistere all'ennesima prova di ingiustizia della giustizia.
Prescrizioni ai violenti della Diaz e ai politici corrotti che continuano a rimanere nei loro ruoli e a reiterare i loro reati.
8 mesi a Marianna una ragazza di 21 anni, nostra figlia.
Lei ha pagato per noi, è stata punita per educarci.
Per i violenti e i corrotti processi eterni.
Per i No Tav processi lampo e sentenze immediate.
Perchè questo è il paese dove dissentire è il vero reato.
Perché siamo le loro coscienze.
Perchè ogni volta siamo lì a ricordare loro che ci si può ribellare e loro ne hanno paura perchè se il popolo si unisse a noi loro sarebbero finiti.
Quindi usano contro di noi ogni mezzo.
La forza. Con ingenti mezzi di forze dell'ordine asservite al loro potere.
La disinformazione. Con giornali e tv che distorgono la verità.
L'intimidazione. Con i processi, con le continue richieste di identificazione...se hai una bandiera, se volantini, se vuoi andare a sentire una conferenza...perfino se vai a portare degli aiuti in Emila e sulla tua macchina hai l'adesivo No tav o se scrivi No Tav sul finestrino di un a macchina ricoperta di neve.
Ma noi non abbiamo paura, perchè abbiamo la forza della ragione.
Non ci intimidiscono le vostre sentenze e neanche i vostri manganelli ma ci nutriamo degli applausi della gente al nostro passaggio.
Perchè se qualcuno mal ci sopporta per molti siamo degli eroi che fanno quello che troppi non hanno il coraggio di fare.
Il 6 luglio avete incominciato gli altri processi, perchè avete fretta e dovete darci una lezione.
Avete rinchiuso i nostri compagni nelle gabbie durante il processo come se fossero dei mafiosi.
Ci volete spezzare, piegare ma ogni vostro atto non fà che darci forza perchè noi non molleremo mai.
Marianna non ha fatto niente, "le abbiamo prese perchè anzichè andare in giù insieme a tutti gli altri, loro due sono salite".
Questa è stata la dichiarazione di uno degli agenti che ha fermato Marianna.
Marianna è stata condannata a 8 mesi perchè ha preso la strada sbagliata.
Siamo felici per la completa assoluzione di Nina ma la condanna di Marianna pesa su di noi come un macigno (quelli che ci accusano di tirare a loro).
In un giorno che per noi è già funesto.
L'11 luglio 1998 Sole (Maria Soledad Rosas arrestata insieme a Edoardo Massari detto Baleno, suicidatosi in carcere il 28 marzo, e a Silvano Pellissero accusati di essere gli autori di alcuni attentati in val di Susa contro i primi cantieri dell'alta velocità) si suicidava nella comunità nella quale era agli arresti. 4 anni dopo sono stati assolti per l'inconsistenza delle prove.
Non lasceremo sola Marianna perchè, come abbiamo gridato stamattina: PER MARIANNA CONDANNATA OGNI DONNA E' INCAZZATA.
Marianna è nostra figlia, nostra nipote, nostra sorella.
La sua condanna ci ha fatto male ma non ci lascerete muti a guardare i vostri soprusi sui nostri figli.
Diceva Sole "Ci vogliono morti perchè siamo i loro nemici e non sanno che farsene di noi perchè non siamo i loro schiavi".


12/07/12

Meno polizia, più istruzione: i mineros entrano in Madrid

Questo uno degli slogan urlati nel corso della manifestazione con la quale i mineros hanno sfilato per le vie di Madrid dopo che la notte precedente erano entrati alla Puerta del Sol con migliaia di luci accese sui loro caschi (un effetto davvero incredibile).
I minatori delle Asturie - e non è la prima volta, già nel 1934 abbiamo la rivoluzione delle Asturie che li vede protagonisti - sono in lotta da mesi contro i tagli e la perdita dei loro posti di lavoro, e a loro si stanno associando i cittadini di tutta la Spagna, in particolare coloro che lavorano nell'ambito dell'istruzione e della sanità.
In migliaia, a Madrid, hanno accolto i minatori con grande solidarietà: di seguito alcune foto che ho scattato ieri durante la manifestazione serale, e un video trovato online (via websulblog) che vi restituisce ciò cui stiamo assistendo qui.
























10/07/12

Allo specchio...

... per vedere cosa vedi tu - in quei momenti.
Oggi l'ho fatto.

In piedi - sì, lo so, gli uomini non si masturbano in piedi e mi chiedo perché visto che nessuno di voi ha saputo dirmi da dove arrivi il vostro orgasmo e quale forma prenda quando lo vivete (chiedetelo invece a una donna con un minimo di consapevolezza della propria sessualità da dove arrivi il suo orgasmo, e godetevi la risposta), quindi in piedi, seduti, sdraiati, che differenza vi fa?

Io in piedi allora, davanti allo specchio, reggendomi con una mano al muro e con l'altra... beh, non devo spiegarvi.
Volevo vedere come mi vedi tu.
Come cambiano il mio corpo e il mio viso.
Se è bello, o se la tensione del momento lo deturpa in una smorfia insostenibile allo sguardo.

Ma no. Per fortuna questo non è accaduto. Sono sempre la stessa.
No, non è vero, non esattamente.

La pelle sembra risplendere e le rughe distendersi per un istante, i muscoli sono tesi e il corpo una corda d'un arco, i capezzoli duri diventano improvvisamente morbidi e la corona rosata si dilata in modo quasi impercettibile. Le labbra si schiudono a cercare una lingua assente.

I miei occhi da cerbiatto - e questo ignoro come non ti faccia paura perché io oggi me la sono fatta da sola - da castani quali sono diventano interamente neri: la pupilla si mangia in un istante l'iride e si porta al limite della sclera, rimanendo lì a fissarti priva d'anima per alcuni minuti brillando - come un mostro venuto dall'aldilà che ti volesse uccidere.


05/07/12

Uno zaino pieno di...

Non vado via a lungo - giusto due mesi - ma affronto un po' di paesaggi ed escursioni termiche diverse e devo portare con me il netbook, quindi stavolta lo zaino è quello da 45 litri e non da 15 come al solito (ebbene sì, riesco ad andare via solo con uno zainetto così piccolo anche per periodi lunghi, d'estate).

Bruce Chatwin sostiene - e io con lui - che il peso dello zaino sia inversamente proporzionale alla possibilità di camminare e quindi alla distanza che si può percorrere. Ergo faccio di tutto perché sia il più leggero possibile - almeno quanto deve esserlo la mia testa e la mia anima, se mi muovo ;-)

Cosa non può mai mancare nel vostro zaino?
E - soprattutto - cosa dovrei portare con me come oggetti simbolici, secondo voi? (Perché poi alla fine sono gli oggetti simbolici quelli più importanti, per la qui presente squilibrata)


Il tempo delle nostre vite, la libertà e la pirateria

 

Nell'onesto servizio vi sono normalmente paghe basse e duro lavoro; in questo, abbondanza e sazietà, piaceri e agi, libertà e potere. Chi non la riterrebbe la partita vincente, quando tutto il rischio che si corre è, nel peggiore dei casi, di morire strangolati con un paio di smorfie? No, un'esistenza breve ma felice, ecco il mio motto. (Bartholomew Roberts)


Orbene, la prossima settimana parto. Non posso dire che vado in vacanza, perché le vacanze le fanno coloro che hanno un lavoro regolare e interrompono il flusso di questo - e di una vita quotidiana ben cadenzata - per poche settimane l'anno.
Io invece vivo nel più totale disordine a livello temporale, lavorando in qualsiasi momento e prendendo tempo per me in qualsiasi altro, così come il mio 'lavoro' coincide con ciò che dà senso alla mia vita e quindi è qualcosa che miro a fare continuamente - che venga retribuito o meno.

Per tale ragione, nella mia lunga 'vacanza' estiva in realtà lavorerò altrove (sempre come antropologa/attivista culturale) e per quello verrò mantenuta con vitto/alloggio/rimborso - che per una che sta volentieri nel baratto va benissimo.
Si può vivere così? Sì: ci si ammazza dalla fatica, dalla stanchezza, dalla tensione di non farcela mai (e la situazione con questo governo sta peggiornando alla velocità della luce), si sta comunque sul limite della sopravvivenza economica, si sballa completamente il funzionamento e un ritmo regolare per il proprio corpo - ma dipende da ciò che si vuole dalla vita, e in ogni caso altre scelte non sarebbero state migliori, alla luce del momento attuale.

Io così appassionata di storia della pirateria, infatti, mi rendo conto che al momento siamo esattamente nella medesima condizione di alternative che si poneva all'uomo inglese di inizio XVIII secolo: da una parte l'arruolamento forzato nella marina inglese (ti avessero malauguratamente sorpreso in giro) con sì la certezza di paghe (da fame), ma anche ordini cui ubbidire, vessazioni d'ogni tipo, malattie e rischio continuo di morte durante traversate, negli scontri coi pirati o anche a discrezione del capitano - il tutto per difendere i mercantili di ricchi possidenti terrieri e commercianti (anche di schiavi), dall'altra l'unirsi ai pirati e vivere i medesimi rischi dei marinai inglesi d'una esistenza breve e pericolosa, ma da uomini liberi, da compagni sulle navi che dividevano in parti uguali il bottino, da partecipanti ad assemblee che deliberavano in modo collegiale e prendendo ordini da capitani eletti, per poi fare grandi bisbocce una volta sulla terraferma.

Si può anelare alla felicità - allo scegliere per se stessi di volta in volta ciò che ti fa star bene, cambiando anche idea nel corso del tempo - solo se si è liberi, e si può essere liberi solo se non si ha alcun tipo di legame ("non importa il tipo di fune o chi ha stretto il nodo. E' la corda stessa il male. E' con quella che prima o poi si finisce per legarsi da soli o per essere appesi a una forca", dice Long John Silver) e si deve badare solo a garantire la propria, di sopravvivenza.
Altrimenti si diventa ricattabili, e di lì tutte le perversioni e il dominio della persona sulla persona di cui si può essere oggetto. Prigioni. Solo prigioni. Nell'attesa della morte.


04/07/12

Gerontofilia

L'altra sera conversavo con un giovane amico del fatto che se un uomo ha meno di, diciamo, 35 anni, io all'istante lo catalogo nella categoria 'potenziale figlio' e quindi assumo nei suoi confronti un atteggiamento che non è realmente materno (questo mai!) ma piuttosto quello di amica/sorella maggiore e fine lì.
"Ma a 35 anni si è uomini fatti! Potresti dargli almeno un colpetto" - mi dice l'amico.
Vero (a parte il fatto che la sottoscritta non dà 'colpetti', giovinastro, ma come parli?). Però io non riesco a non pensare questi 'ragazzi' - ecco, vedete come mi viene istintivo parlarne? - come giovani uomini che dovrebbero andare con le loro coetanee piuttosto che guardare a donne più mature.
A questo 64enne darei tanti 'colpetti'...

A me gli uomini piacciono âgé, non c'è nulla da fare. Chiaro, devono essere âgé, sgnaccheri e fascinosi - ché un nanerottolo patetico e volgare non lo prendo neanche in considerazione.
Le ragioni di tal mia predilezione sono numerose.

Un uomo di una certa età, innanzi tutto, ti vede come un insperato (ultimo) miracolo nella sua esistenza ("Una donna di 20 anni in meno interessata a me? Che meraviglia, non posso crederci!", "Ecco, invece credici, darling") e per ciò già ti è grato - infinitamente grato - per quello.
Quindi non devi neanche impegnarti tanto - ti basta proprio solo essere te stessa, senza troppi orpelli, ma con un gran sorriso, un sacco di desiderio e una certa indipendenza esistenziale ed economica.

Un uomo di una certa età poi - se è persona sensibile e riflessiva (come sono quelli che piacciono a me) - continua a fare bilanci su bilanci della propria esistenza, e a trovare che ancora non si è espresso compiutamente. Ed è lì che arriva la leggiadria della giovine (rispetto a loro) appassionata, intelligente, volitiva e soddisfatta già di suo della propria vita. Ah, che serenità dà loro il sapere di non essere soggetti al rischio di derive quali famiglia, figli, mantenimento, condivisione continua di ogni istante delle loro giornate! Potrebbero quasi riprendere a sognare!

D'altra parte, un po' di sicurezze in se stesso più d'un 30-40enne il nostro amico già le ha (una delle cose che gli vengono istintivamente da pensare è "Ormai ho un'età tale che di cose ne ho già viste, una vita di lavoro e affetti l'ho già vissuta, i giochi sono già stati fatti", "Parzialmente vero, ma non hai ancora visto tutto, così come non tutti i giochi sono già stati fatti, darling").
In virtù di ciò, l'uomo âgé dà alla donna più giovane la libertà, l'autonomia e la fiducia più totali - sperando di poterle condividere. Gode già del fatto d'averla vicino e d'essere oggetto delle sue attenzioni e del suo interesse.
Quindi non criticherà mai la tua cellulite, né i chili di troppo - non li vedrà neanche e, anzi, godrà che mangi con lui e ti lascerà scegliere il vino al ristorante. Inoltre dirà sempre sì a qualsiasi tua proposta concreta (vuoi mica che rischi di non dimostrarsi all'altezza della situazione, in forze e volitivo?), e io amo chi dice di sì alle mie proposte estemporanee senza farmela complicata o tentennare...

D'altronde, gli hai detto alcune cose chiare all'inizio per cui sa di non doverti dimostrare nulla.
Il paio di cose chiare stanno nel fascino che esercita la sua esperienza di vita su di te, nel fatto che non hai l'aspettativa di mettere su famiglia (ergo un uomo in là con gli anni ti va benissimo perché la famiglia se l'è già fatta con un'altra in un altro periodo della sua esistenza), nel fatto che fa l'amore in modo a dir poco divino (sarà perché è più nell'altra vita che in questa, ormai?) e facendoti sentire una dea (anche in virtù del suddetto esserti oltremodo grati perché li consideri, quindi non lesinano coccole, attenzioni, complimenti sempre pensando che se sono dei miracolati conviene prendersi cura del miracolo), e infine perché - una volta che non potrà più fare l'amore - gli hai fatto chiaramente capire che sarai parimenti felice di stare al suo fianco sentendolo raccontare storie (gli uomini âgé cui m'accompagno hanno spesso questa mirabile caratteristica d'essere grandi narratori di racconti, aneddoti, memorie e io me ne nutro al pari del sesso, del cibo e dell'amore).

L'uomo âgé non entrerà neanche troppo in competizione con te - beh, soffrirà però come un cane perché sa che sei più sveglia, più capace, più determinata e più veloce (quest'ultimo elemento per via della tua più giovane età), e oscillerà continuamente tra l'orgoglio di simil donna a fianco e l'inquietudine di veder diminuire la propria influenza su terzi se si sospettasse che tu sei meglio di lui.
Naturalmente le donne sono consapevoli del Paperoga che è in lui, e quindi fanno buon viso a cattivo gioco - tu poi, nell'intimità, dirai loro che sai di questo elemento debole nel modo in cui si autopercepiscono, e che quindi è meglio che righino dritto altrimenti gliela farai pagare amaramente con una vendetta trasversale sulla loro immagine pubblica...

Sfortunatamente l'uomo âgé vive tutto questo per un po' e poi tende a ripiegarsi su se stesso e rinunciare al miracolo non riuscendo a stare dietro a tanta energia, passione e bellezza. L'uomo âgé ha una certa età, in effetti, e certe botte di vita lo affaticano troppo.

Vedere ciò è straziante: non solo perché li hai amati davvero, e davvero eri felice di stare al loro fianco, ma anche perché li senti discutere della felicità come d'una condizione preclusa all'essere umano su lunghi periodi, li vedi riempirsi di surrogati della tua presenza (interessi, frequentazioni, hobby), li vedi dibattersi disperati nella ricerca di alternative pur di non soffrire per non essere riusciti a star dentro la situazione che li aveva resi felici.

E tutto ciò, terribilmente, te li fa apparire vigliacchi e mediocri - oltre che darti una gran rabbia.

Mettiamo fine a queste inutili sofferenze - loro e nostre: uccidiamoli, prima che ciò accada ;-)


03/07/12

Atti osceni in luogo pubblico

Leggo da Riverinflood che qualche sera fa due ragazzi hanno fatto l'amore sotto la statua di Dante in Piazza Santa Croce a Firenze. Andando a verificare i twitter dell'esponente della Lega locale che ha denunciato la cosa e le dichiarazioni del consigliere comunale del medesimo partito, si nota ovviamente (e ci sta, ché la politica è una guerra) la strumentalizzazione di tale evento per gettare discredito sul sindaco e parlare di degrado, mancanza d'ordine, mancanza di decoro ecc. E si sottolinea pure che i ragazzi erano stranieri e probabilmente ubriachi o drogati, così come che le persone lì presenti hanno fatto foto e girato video ridendo e godendosi la scena piuttosto che chiamare le forze dell'ordine per impedire il proseguimento dell'amplesso.
Che invece i due ragazzi hanno potuto viversi senza, a quanto pare, considerare neanche l'esistenza di un pubblico intorno ;-)

Mah, quante assurdità!
Ma i leghisti non erano quelli del celudurismo, delle ipotesi di truffe ai danni dello stato attuamente in corso di indagine e delle lauree comprate all'estero? Cosa ne sanno di buon gusto e decoro? :-)
E non erano alleati d'un partito di truffaldini plurindagati e sotto processo per ogni genere di atto illecito e illegale - per sorvolare sulle festicciole dell'ex premier che tutto erano fuorché cene signorili ed eleganti tra personcine 'a modo'? :-)
E infine: rispetto alle vere e proprie porcate (quelle sì!) che abbiamo subìto e violenze (= stupri non consensuali delle nostre vite anche da parte del governo attuale) che stiamo subendo da vent'anni a questa parte - un amplesso per strada può ancora definirsi 'atto osceno'?

Per me l'atto osceno in luogo pubblico sono quelli perpetrati dai pianisti in parlamento, quelli di coloro che intascano tangenti, quelli di tutti gli onorevoli già condannati che si salvano grazie all'immunità, quelli che si concretizzano in vessazioni che portano alla disperazione e al suicidio i cittadini di questo paese.
Gli 'atti osceni in luogo pubblico' sono le parole piene d'ipocrisia di chi si erge difensore di valori ed etica che quotidianamente nei fatti calpesta.

Altro che due ragazzi che fanno l'amore per strada!
Che poi, sinceramente, io me li voglio immaginare né ubriachi né drogati, ma proprio solo pieni di desiderio e felicità - quella stessa per cui il mondo intorno in certi momenti scompare.

Provassimo tutti quell'energia e decidessimo che vale la pena lottare per poterla vivere quando ne abbiamo la possibilità, questi poveri frustrati di tristi politici - che come guardoni alla fine erano lì pure loro a fare foto e riprendere la scena - sarebbero a masturbarsi il loro cosino in uno sgabuzzino insieme alle ramazze, calcolando se riescono ad arrivare a fine mese con le elemosine; altro che a pontificare su cosa sia giusto e cosa sbagliato! ;-)


02/07/12

E' sempre più facile uscire che entrare ;-) [giochino estivo]

L'altro giorno, in radio, tirando un microfono il cui cavo s'era aggrovigliato sotto il tavolo, ho esclamato che "strano: di norma è più facile uscire che entrare!".

Alla risata dei miei compagni d'avventura, ha fatto seguito l'enumerazione di alcuni casi a conferma o smentita di tale affermazione:

1) ... ahem... ci siamo già capiti ;-))) [conferma]
2) entrare con l'auto in un parcheggio di misura è più difficile che uscirne -> per entrare si fanno molte manovre, per uscire già hai preso le misure... [conferma]
3) ovviamente il profilattico è più facile da togliere che da mettere (facciamo lo sforzo, comunque, ok?) [conferma]
4) nel carcere - specie se sei NoTav - è più facile entrare che uscirne [smentita]
5) una bottiglia (specie di vino o di birra) è più facile svuotarla che riempirla [conferma]
6) volendo ascoltare come 15enni la radio dal cellulare (una cuffietta a testa), s'è verificato che il jack delle cuffie del Nokia non entra nell'ingresso del Motorola - di norma, per far entrare qualcosa in qualcos'altro, basta forzarlo un po', ma a quanto pare il Motorola non è dilatabile ;-))) [non catalogabile]

E voi sapete portarmi casi a conferma o smentita di tale affermazione?
Che vi è venuto in mente? ;-)


Il piacere dell'hammam


Stanze umide, a diverse temperature. Donne che raccolgono nel secchio, dal rubinetto in rame, acqua fresca che si rovesciano lentamente addosso per combattere il caldo e la sudorazione.
Corpi cosparsi d'olio che sulla pelle diventa emulsione prima della profonda pulizia. La doccia.
Il massaggio con creme profumate ai fiori (glicine, o papavero, o agrumi) mentre bevo tè alla menta o latte di mandorle.


E se non c'è nessuno intorno ho sicuramente già indugiato con le dita sul profilo e dentro il mio corpo ;-)