31/05/12

Basta menzogne: togliamo un po' di pregiudizi sull'anarchia


ribloggato da Terra Battuta 





La proposta anarchica è una proposta di rivoluzione che se applicata andrebbe a modificare sostanzialmente l'esistente, eliminando qualsiasi forma di autorità, potere, istituzione, privilegio, sfruttamento. È quindi facilmente intuibile come tale proposta sia sempre stata ostacolata da ogni Potere mediante la repressione diretta e con la distorsione del messaggio antiautoritario.
Quindi prima di andare avanti, per cercare di definire e meglio comprendere cosa sono e cosa propongono gli anarchici, conviene da subito chiarire cosa non è l'anarchia e cosa non sono gli anarchici.

"L'anarchia è caos invivibile"
Questa affermazione lascia intendere che una società anarchica sarebbe una società senza regole, dove ognuno tenterebbe di uccidere, rapinare, stuprare l'altro. Niente di più falso: l'anarchia è sostanzialmente un messaggio di cooperazione con l'altro, basato però non sulla paura e sul ricatto dato dalla Legge, ma sulla responsabilità degli accordi liberamente presi. Tra l'altro, il mutato tessuto sociale, nella maniera che cercheremo più avanti di analizzare, modificherebbe sostanzialmente i rapporti umani in maniera tale che essi verrebbero ridefiniti e di conseguenza
ridotti anche i rapporti conflittuali.

Urla d'impotenza

Fuck off!Anni orsono - ero molto giovane - lavoravo in un ufficio a fianco d'un collega dichiaratamente gay. Un giorno in cui si stava dicendo qualche stupidaggine, ché l'ambiente lavorativo in quel posto era davvero sereno, ridendo lo mandai a ... e lui, (sor)ridendo, mi rispose "Lo prendo come un augurio!".

Fu un'illuminazione: sino a quel momento usavo questo insulto (sebbene sempre in tono scherzoso, e tra poco ne spiego la ragione), senza rendermi conto di tutto il sottinteso di emarginazione e stigma verso un'intera categoria di persone - negativizzate e colpevolizzate dalla società in funzione dei propri gusti sessuali - insito in tale espressione. Che cosa penosa! :-(
E quanto stupida e ipocrita mi si rivela essere proprio in sé, ora che - cresciuta - ho scoperto quanto sia apprezzato il sesso anale anche da tantissimi uomini etero (per quanto coloro che l'hanno provato e apprezzato pubblicamente non lo ammettano *mai* e anzi se ne vergognino pure).

29/05/12

La risposta alla vita, all'universo e a tutto quanto è...

...42.

Oggi mi permetto di celebrare me stessa (non che gli altri giorni...) - e sì: andrò avanti così tutto il tempo :-)



Che poi questo è proprio un gran bel numero. Speriamo bene!

28/05/12

Erika Iris Simmons: pentagrammi che diventano ritratti

Nella mia ricerca di cose belle con le quali riempirmi gli occhi, oggi incontro e vi presento Erika Iris Simmons, conosciuta altrimenti con lo pseudonimo di iri5.
Il suo lavoro si esprime con la trasformazione di oggetti inutilizzati in sculture dotate di nuova vita, così come in collage - ed è di questi ultimi che oggi vi presento due serie a partire entramba dall'ispirazione musicale.
Lasciatevi incantare :-)


Collage da spartiti


27/05/12

Occupy: ispira il mondo con la tua presenza, le tue parole, le tue azioni

[La gente non sa cosa vuole. Quindi meglio che chi la ispira stia sì in una dinamica di ascolto e relazione, ma non se ne lasci poi condizionare troppo nella propria valutazione di sé ;-) ]

Quando l'anno scorso partecipai al FemBlog Camp, una delle cose che mi rimase più impressa fu il pensiero che bisognava occupare spazi (anche virtuali) con la nostra presenza, il nostro pensiero, le nostre parole, le nostre azioni, perché lo spazio - qualora non l'avessimo preso noi - se lo sarebbero presi gli altri (dove 'gli altri' erano, in quel contesto ma possiamo identificarli con i nostri nemici in generale anche oggi, una certa politica, il sistema dei media, quello della finanza e in generale di tutti i promotori di forme di dominio e oppressione di una persona sull'altra o un sistema sulle persone).

26/05/12

Cream That Egg! :-D

C'è un film, che vidi quando ero piccola, in cui faceva la sua comparsa un sistema complessissimo completamente automatico di leve, scivoli, candele e vari altri strumenti per la preparazione della colazione del protagonista.
Tali meccanismi deliranti - invero abitualmente realizzati per puro diletto e al fine di obiettivi semplicissimi - si chiamano macchine di Rube Goldberg e le conosciamo bene dai cartoni animati. Eppure vi è chi le realizza anche concretamente, spesso ricorrendo a oggetti d'uso quotidiano.

25/05/12

Towel Day, Guida galattica per gli autostoppisti e invenzione delle tradizioni

Anni orsono Eric Hobsbawm scrisse un libro dal titolo L'invenzione della tradizione che riguardava i modi in cui le società e le culture inventano "tradizioni che ci appaiano, o si pretendono, antiche" quando invece "hanno spesso un'origine piuttosto recente, e talvolta sono inventate di sana pianta."
In Italia abbiamo l'invenzione del rito dell'ampolla del Po da parte della Lega, e - se questa è una invenzione della tradizione con tanto di finalità politiche e sociali ben identificabili - diverso è il caso dell'iniziare nuove tradizioni - ovvero del crearne ex novo per mille ragioni e non rivendicando che esse esistessero già nel passato.

In questo senso leggiamo quella di oggi, ovvero il Towel Day.
Il 25 Maggio, infatti, è il giorno della commemorazione di Douglas Adams, autore del libro Guida Galattica per gli Autostoppisti (titolo originale: The Hitchhiker's Guide to the Galaxy), deceduto nel 2001.Coloro che lo commemorano, questo giorno vanno in giro con un asciugamano - in quanto questa, nella riflessione di Adams, è la cosa più utile che esista.

24/05/12

Dispetto :-)

Foto di Vincenzo Barreca
Un internato dell'ex ospedale psichiatrico di Sassari

Disadattata|disadatta|disadattabile
[meglio viva e bipolare che mediocre e anaffettiva ma integrata in questa patetica società].

Calcolo combinatorio


Date le variabili persona e relazione declinate ciascuna in giusta e sbagliata, quante possibili combinazioni si vengono a formare?
Non molte ;-)

1) Persona sbagliata - relazione sbagliata | ok, già dato anni orsono
2) Persona giusta - relazione sbagliata | ok, già dato pure questa in anni più recenti
3) Persona sbagliata - relazione giusta | ok, abbiamo pure questa
4) Persona giusta - relazione giusta | manca! :-D

Ovvero, la prossima sarà strepitosa ;-)
[continuo a dire: Iggy Pop, Jack Nicholson, oppure anche, dopo l'ennesima sua visione ieri sera, Franco "ho-capito-tutto-della-vita-e-delle-reazioni-umane" Battiato; ricordo anche che tra qualche giorno è il mio compleanno, mandarmi Iggy a casa a cantarmi gli auguri sarebbe un pensiero apprezzatissimo!]


21/05/12

Dancing in the rain!



Life isn't about waiting for the storm to pass. It's about learning to dance in the rain.

Orsetta, ve ne sono parecchie in rete di immagini che corrispondono alla frase che tu mi hai indicato e che faccio mia.
Nella mia solita attitudine al dramma quanto all'immaterialità, scelgo quella qui a destra. 

Belle!


19/05/12

Zorba che danza il sirtaki...

C'è un passaggio d'un testo di Murakami che amo molto e che ho citato più volte in questo blog. In esso si fa riferimento al danzare come metafora del continuare ad andare avanti compiendo le proprie azioni abituali, che non richiedono pensiero, forse anche meccaniche - ma che sono pur sempre movimento - come strategia per sopravvivere e magari, forse anche in virtù di ciò, 'sbloccare' le situazioni e prima o poi incontrare di nuovo qualcosa di buono, felice, che faccia vivere nel senso vero e proprio di questa parola.
In altro modo fanno riferimento alla danza anche una poesia di Filippo Sottile scritta all'indomani dei fatti sconcertanti del 15 ottobre dello scorso anno e così pure un motivetto pop-elettronico d'antan che ho ritrovato di recente il quale celebrava una talentuosa ballerina scomparsa prematuramente.

Stasera la corrispondenza privata con un amico che sta leggendo al momento Zorba il greco di Nikos Kazantzakis m'ha fatto venir voglia di sentire il sirtaki dall'omonimo film. Intanto che scorrevano le immagini e la musica, non ricordando la trama più di tanto (lo vidi ch'ero molto giovane), sono andata a cercare informazioni, e ho trovato ciò di cui ho più bisogno al momento: ottimismo, buon umore, speranza. Queste sono le caratteristiche del protagonista del romanzo e del film, un personaggio innamorato con passione della vita che sa sempre come superare le difficoltà del momento.

E ho scoperto pure - chiedo venia per l'ignoranza - che il famoso brano finale del film (chiamato ballo di Zorba o Sirtaki) è in realtà una composizione originale di Mikis Theodorakis la cui coreografia è parimenti inventata a partire dalla sintesi di due versioni (una normale e un'altra più lenta), di una danza tradizionale realmente esistente - l'hasapiko.
La cosa incredibile è che questa danza e questa musica, dopo l'uscita del film e in seguito al suo successo, siano entrate a pieno diritto nel repertorio coreutico e musicale tradizionale ellenico e siano divenute tra le più famose attualmente performate in Grecia. Curioso, nevvero? :-)

Minerva magari stasera non danza, ma sicuramente ascolta, guarda, sorride, e ringrazia gli amici - che la coccolano da lontano ispirandole bellezza e fiducia, comunque, nella vita.


17/05/12

L'ampiezza dell'oscillazione del pendolo




E così mi è stato detto che sono estrema. Ovvero che le oscillazioni del mio carattere, del mio comportamento, e del modo in cui vedo le cose sono estreme.
Non si tratta di fondamentalismo, ché quello è un'idiozia: il non darsi la possibilità di cambiare idea quando ne incontri una più funzionale alla tua vita sarebbe veramente da stupidi, e pertanto io mi concedo la possibilità di cambiare punto di vista.
'Estrema' nell'ampiezza delle oscillazioni che - anche nell'arco di un breve periodo di tempo - comportano l'equilibrio del sistema: quello sì, è stata una cosa di cui sono talvolta accusata (quasi ciò dovesse per forza avere una connotazione negativa).

Vero, lo riconosco. In un certo qual modo sono così. Non mi accontento di nulla, specie d'un quieto vivere nell'autoconservazione - come se l'essere felice non fosse una possibilità che possiamo provare e vivere anche continuativamente come esseri umani, e/o le cose buone fossero sempre di là da venire. Ok: quando?
Un po' di autoconservazione sì, ci sta, anche solo per essere pronti a ricevere cose positive in futuro - quindi se siamo in salute, ricettivi e aperti magari le incrociamo e ci possono rendere felici. Ma personalmente non vado oltre il minimo sindacale.
E contemporaneamente viro sull'intensità di contro alla mediocrità.

La vita per me è un continuo bilanciamento di opposti, così come il mio carattere e il modo in cui vedo i rapporti. Ma per ciascuno di noi l'oscillazione tra la felicità e il dolore può avere ampiezze diverse. Per me sono molto ampie. In questo sono 'estrema': compassionevole verso le fragilità altrui quanto chirurgica nel dolore che provoco di risposta ai torti che oltre un certo (invero molto ampio) limite subisco; capace di estasi paradisiaca e di energie che cambiano in meglio la vita a chi ho intorno quanto di distruzione e autodistruzione quando invece sto male; dotata di pensieri e riflessioni intense quanto la mia forza per cui comunque non mi lascio alla fine sopraffare dalla rabbia o dal dolore che pur provo drammaticamente quando accadono.
Anche perché io, comunque, la sopravvivenza ce l'ho garantita se non altro dalla determinazione a essere felice, con tutte le mie forze e malgrado qualsiasi colpo avverso del destino. E, qualora non fosse, prima combatto con le unghie e con i denti per tentare il tutto per tutto e garantirmela, poi mando il tentativo a carte e quarantotto e pazienza!

"Potrei prescriverLe questo farmaco, annienta le emozioni e le ripercussioni sul corpo"; "Dovresti fare come me, vedi come sono calma? Quelle 7/8 canne al giorno e tutto è ok". Ok, fottetevi entrambi, e anzi, fottetevi proprio tutti voi che vi anestetizzate dalla felicità e dal dolore, vivendo alla fine nella paura. Io sto con le mie oscillazioni e se non sopportate il mio peggio non siete degni del mio meglio (grazie, Marilyn).

Sono stata abbastanza vicina a perdere tutto da non accontentarmi più dei 'così così', dello stare 'abbastanza bene', del vivere senza essere né carne né pesce. E, certo, ho sviluppato un'arroganza e un'autostima inaudite. Così come l'attitudine a una buona e serena solitudine, perché ovunque intorno vedo che le soluzioni alla paura consistono nella mediocrità - quella in cui in tanti si ritrovano e campano 'mediamente' sereni. Buon per loro se riusciranno a non svegliarsi mai.
Ma quell'equilibrio che si genera dagli opposti, con questo mio agire, si sposta - sotto il segno della consapevolezza, di (ancora) una certa ingenuità e capacità di meravigliarsi, del calcolo dei rischi ma pure della volontà di superarli - sempre più verso un bilanciamento in positivo, più che sulla linea della neutralità. E questo è vivere, per me - qualcosa di infinitamente più appagante della mera sopravvivenza.

Sono persuasa d'essere in credito con la vita, ma contemporaneamente - per quanto assurdo possa sembrare provare contemporaneamente queste due sensazioni - se morissi ora mi sentirei in pari con il destino e non avrei rimpianti.
Chi altri può dire d'essere già così in pace, così in 'equilibrio'?
Chi altro può dire d'essere già così felice sul serio?


14/05/12

Benefici distanziamenti


Viaggiatrice da sempre - ma sempre in modi avventurosi che se solo penso a hotel a 5 stelle e viaggi organizzati mi viene la nausea - onde evitare la partenza last minute dello scorso anno (che pur si rivelò foriera d'esperienze meravigliose), questa volta sto pensandomela un po' meglio e con una 'prospettiva'.

Andare altrove significa sempre - in realtà - cambiare almeno temporaneamente prospettiva. Stai immerso in un altro contesto, lontano dalla routine della quotidianità, in altri ambienti visivi/sonori/olfattivi/gustativi ecc. Stai lontano dalle persone abituali che a volte - pur se vuoi loro bene - diventano presenze soffocanti. Ma soprattutto vedi le cose da lontano - il che significa che queste si rivelano in quel momento più piccole rispetto a quando le vedi da vicino. E solo il cielo sa quanto faccia bene questo.

Il che è poi la ragione per cui anche normalmente tendo a essere un orso che si autoesilia lontano da tutto e tutti: non perché non voglia partecipare in assoluto, ma perché non riesco a gestirmi la dimensione enorme con cui le cose mi appaiono quando sono vicine. Quando sei altrove, tutto ciò che ogni giorno capita qui ti sembra invece, appunto, piccino piccino. Diventano altri gli stessi modelli di vita, e il ritmo con cui scorre il tempo di cultura in cultura è proprio diverso, non è solo che sei in vacanza.

Quindi, di nuovo, la sottoscritta s'è messa alla ricerca di situazioni/progetti intensi, interessanti, appassionati e intelligenti che, dal suo punto di vista, potrebbero ispirarla per costruirsi punti di riferimento e strategie per una vita qualitativamente decente - 'decente' dal suo punto di vista, ovviamente. Ed è la ragione per cui l'estate se la girerà ospite di varie situazioni in cui baratterà il proprio lavoro e le proprie competenze con cibo, alloggio e soprattutto possibilità d'imparare cose che la interessano.

Pensateci. Forse vale la pena capitalizzare il tempo libero decidendo cosa volete dalla vita e come potreste ottenerlo: non è mai troppo tardi per sottrarvi alla schiavitù e a gabbie con lucchetti che ora non riuscite ad aprire, ma che potrebbero non essere chiusi a doppia mandata come sembrano da qui ;-)



12/05/12

Il mondo incantato di Johan Thörnkvist

Johan Thörnkvist, che ci dona mondi immaginari tra disegno e fotografia: invidia poter creare tanta bellezza! :-)


MotorbåtMotorbåt
CitronerCitroner
ParklekParklek
TrappenTrappen
ÖlenÖlen
BadkaretBadkaret
SundetSundet
Åka bilÅka bil Drottninggatan





Persone speciali

Ci sono persone che incontri nella vita e che accedono a una parte molto intima di te. Può essere perché capitano nella tua giovinezza o in un momento in cui sei particolarmente fragile. E fanno breccia.
Ci si apre completamente - di contro ai mille sospetti che nutri nelle relazione quotidiane - e provi un'immediatezza e un riconoscimento di te nell'altra persona assoluti, pur avendo ancora quella razionalità che ti fa riconoscere le reciproche differenze e, talvolta, distanze.
Ma li ami.
E una volta che sono entrati nella tua vita, non vorresti che ne uscissero più.
Diventano una sorta di sfondo silenzioso e complice - pur se non presenti e malgrado a volte ci si perda di vista o le loro scelte e frequentazioni le portino lontane dalla tua quotidianità e da te.
Tutto quello che vuoi, e il modo in cui le pensi, è che rimangano come 'sullo sfondo' della tua vita reale. Che ci siano nella tua mente, anche se non li vedi o senti, e con amore li accompagni a distanza, e speri per loro - gratuitamente - il meglio, e tutta la felicità che possano provare.
E speri che vi reincontrerete, di tanto in tanto, e che non ci sia bisogno di fare la cronaca degli ultimi avvenimenti delle vostre vite. Perché il rapporto tra voi è come immerso in un eterno presente in cui tutto cambia, ma nulla cambia nel vostro modo di sentirvi reciprocamente - ed è come vi foste dati la buona notte la sera prima.
Buona notte. Dormi bene.

11/05/12

Cecilia Paredes e il mimetismo floreale

Cecilia Paredes è un'artista peruviana che lavora sul mimetismo del suo corpo con lo sfondo circostante, utilizzando scenografie, trucco e fotografia per rendere la magia della rappresentazione di sé in una tridimensionalità floreale di rara bellezza.
Buona visione a voi :-)


Cecilia-Paredes photography
Cecilia-Paredes photography

09/05/12

Non eravamo così male, allora

E così ieri sono passata in università, dopo almeno 12 anni che non vi andavo. Imbarazzata dal mio ruolo di docente a contratto - io che mi dimentico sempre dello status che danno questi incarichi a progetto con i quali per un 50% credo di cambiare il mondo a piccoli passi e per un 50% sopravvivo economicamente - venivo salutata dai miei studenti sulle scale d'ingresso mentre accaldata dal percorso in bici mi rollavo una sigaretta (ebbene sì, ho questo vizio) nell'attesa di entrare.

E lì, davanti a tutti questi giovani rivoluzionari figli di nessuno che credono nella forza delle parole e della poesia da una parte e dall'altra parte agli incartapecoriti baroni con patetico codazzo di fighetti pluriraccomandati, ho incontrato una compagna d'università persa di vista così tanti anni fa che per entrambe era davvero un'altra vita.
In parte.

S'è reiscritta, dopo aver appunto mollato anni orsono. Lei così geniale, che quando apriva bocca ci si incantava ad ascoltarla. Lei così libera nelle associazioni mentali tra le risorse di quelle letture che così affamata sembrava divorare. Lei che si perdeva in se stessa, e nei giri della sua mente, mentre io m'incantavo a guardare la sua bocca sempre socchiusa in un sorriso stirato mentre parlava e criticava canzonando l'autorità e il perbenismo bigotto, ottuso e castrante - riflesso d'un potere e di modelli che combattevamo e che ancora non ci stanno bene. Ora che la storia e la società li hanno definitivamente superati e sono solo come un cancro che non vuole abbandonare un corpo sano e ancora spera di ammorbarlo e portarlo alla morte.

Le solite cronache di ciò che è avvenuto negli anni in cui ci siamo perse, la gioia di ritrovarci, la felicità verso i ragazzi che oggi mettono su una situazione estemporanea per combattere questo mondo malato, e quelle parole che risuonano come qualcosa di famigliare in noi:
"Noi [...] sentiamo la necessità di riappropriarci di quel sapere che viene monopolizzato dalle autorità accademiche, cristallizzato in oramai antiche formule ottocentesche [...]. Noi sentiamo la necessità di riappropriarci di quel sapere che pervade il nostro quotidiano in quanto merce, come libro da comprare e poi ripetere, come dogma da assumere e rispettare nel suo essere un oggetto di formazione di giovani silenziosi, produttivi e disciplinati."
Quelle parole ce la dicevamo vent'anni orsono e oggi guardiamo con affetto chi le dice e prosegue in questo rifiuto d'arrendersi e conformarsi a qualcosa che è platealmente disfunzionale alla vita, alla felicità, anche solo allo stare bene.
Mi dici che ti sei sentita proprio a tuo agio, che t'è sembrato naturale parlarmi e raccontarmi - sofferenze e violenze patite incluse. Ti si fidata. Lo stesso per me nei tuoi confronti.

Guardo ancora la tua bocca che m'affascinava con quel sorriso - così consapevole - che non è cambiato.
"Non eravamo così male, allora, evidentemente", commento a mia volta facendoti l'occhiolino.
Anche se non siamo diventate persone di successo.
Anche se non siamo state dentro uno stupido modello standard (che comunque non esiste più) d'aspettative e sacrificio di sé (per chissà cosa).
Anche se non abbiamo fatto chissà quale carriera.
Anche se non abbiamo cambiato il mondo (pur desiderandolo, e avendoci provato, e continuando a provarci - forse con strategie diverse da allora - a oltranza).
Siamo rimaste appassionate, critiche, lucide e ancora solidali tra noi - malgrado tutto il male che abbiamo vissuto. Sincere. Vere.
Evidentemente non eravamo così male, allora.


08/05/12

Letteratura e confitto, Torino 8-9|05|2012

“Nel disinteresse ufficiale, sta crescendo una nuova leva di combattenti per la libertà, che occupano case e piazze, rivendicano diritti incomprimibili, sovvertono l’ordine sepolcrale in cui si vorrebbe rinchiudere la scuola, si ribellano alle nuove schiavitù del precariato e della fabbrica-galera. La vera novità, in precedenza vista molto di rado, è che questa generazione trovi subito nella letteratura un momento di lotta efficace quanto gli altri”
(Valerio Evangelisti)

Apre oggi a Torino una due giorni organizzata dai collettivi universitari di Lettere e Filosofia e di Scienze Politiche dal gradevolissimo programma di reading a tema (già pubblicati sul sito Letteratura e conflitto), musiche, mostre, e banchetti con autoproduzioni. 

Minerva, pur essendo talvolta dall'altra parte, non ha mai smesso di pensarla così rispetto al sapere, quindi oggi e domani sarà lì in giro a sostenere 'i ragazzi', che nel frattempo hanno elaborato racconti decisamente bel scritti che vi consiglio di cuore di leggere: sono appassionanti, intensi, vivi!


07/05/12

Marcia ballava, Marcia balla

Arrivavano dall'estero. A volte non sapevi neanche chi fossero gli autori delle musiche (figuriamoci delle immagini). Li ascoltavi e ne guardavi i primi video su Videomusic o in Mister Fantasy ('musica da vedere', ricordate?). Non capivi le parole, ballavi, ti incantavi davanti ai colori di video dal soggetto circense e dall'improbabile mix cultural mediterraneo punk jazz elettronico che accompagnavano.
Nel mio organizzarmi l'estate lavorativa nella solita area mediterranea e nelle solite situazioni nomadico-zingaresche, ho incrociato Marcia Baila dei Rita Mitsouko (a molti di voi non diranno nulla, ad altri diranno qualcosa quando cliccheranno sul video e ne sentiranno le note) e mi sono venute le lacrime agli occhi.

Ecco, io voglio un'estate così, perché ora che capisco le parole (che vi riporto sotto) e che ho saputo la ragione per cui questo pezzo è stato composto, non posso non amarlo e non sentirlo fortissimamente ancora più mio.
Buon ascolto, e (più che mai) buona vita :-)

 
 
Marcia Baila - Les Rita Motsouko

Marcia elle danse
Sur du satin de la rayonne
Dur polystirene expanse
A ses pieds
Marcia dance avec des jambes
Aiguisees comme des couperets
Deux fleches qui donnent des idees
Des sensations
Marcia elle est maigre
Belle en scene belle comme a la ville
La voir danser me transforme
En excitee
Moretto comme ta bouche
Est immense quand to souris
Et quand tu ris je ris aussi
Tu aimes tellement la vie
Quel est donc ce froid
Que l'on sent en toi?
Mais c'est la mort
Qui t'a assassinee Marcia
C'est la mort
Tu t'es consumee Marcia
C'est le cancer
Que tu as pris sous ton bras
Maintenant tu es en cendres, cendres
La mort c'est comme une chose impossible
Et meme a toi qui est forte comme une fusee
Et meme a toi qui est la vie meme Marcia
C'est la mort qui t'a emmenee
Marcia danse un peu chinois
La chaleur dans les mouvements d'epaules
A plat comme un hieroglyphe inca de l'opera
Avec la tete
Elle danse aussi tres bien
Et son visage
Danse avec tout le reste
Elee a cherche
Une nouvelle facon
Et l'a inventee
C'est elle la sauterelle
La sirene en mal d'amour
Le danseud dans la flanelle
Ou le carton
Moretto comme ta bouche
Est immense quand to souris
Et quand tu ris je ris aussi
Tu aimes tellement la vie
Quel est donc ce froid
Que l'on sent en toi?
Mais c'est la mort
Qui t'a assassinee Marcia
C'est la mort
Tu t'es consumee Marcia
C'est le cancer
Que tu as pris sous ton bras
Maintenant tu es en cendres, cendres
La mort c'est comme une chose impossible pour toi
Qui est la vie meme Marcia
Et meme a toi
Qui est forte comme une fusee
C'est la mort qui t'a emmenee
Marcia Marcia Marcia Marcia Marcia


05/05/12

La mia prima volta, i Cure e il pogare

Capitano a volte i periodi in cui ci si sente 'malmostosi', ovvero si prova una sensazione di vago fastidio/disturbo nei confronti del mondo e degli altri. In questi momenti io mi rintano in me stessa e nelle mie cose - ragione del mio silenzio ultimamente, come vi ho scritto - cosa che continuerà e avviene sia a livello virtuale che a livello reale. Oh, nessuna preoccupazione: sono sempre costruttiva e sempre combattiva, solo che la fase d'azione s'alterna a quella di riflessione e silenzio.
Silenzio che interrompo velocemente e riprenderò all'istante dopo il racconto di un ricordo che m'ha evocato la lettura di un post di Blackswan che m'ha restituito la vividezza di una situazione e quindi fatto rivivere fisicamente il piacere (non desiderio, il piacere vero e proprio) di quel momento.

Avevo 19 anni, e nell'educazione rigorosa del mio spartano padre sabaudo (non maschilista, tutt'altro, però spartano e sabaudo) non potevo uscire la sera ché andavo ancora a scuola e di lì a poco avrei avuto la maturità.
Nel pomeriggio andai nel vicino parco Ruffini dove al Palasport ci sarebbe stato alla sera il concerto dei Cure, che già amavo. Era il 1989. Mi intrufolai nella coda alla biglietteria, ancora chiusa, per il solo desiderio di respirare l'atmosfera di questo pubblico vestito in nero con pizzi e anfibi, così retrò e affascinante agli occhi d'una ragazzina - ero molto più scema e ingenua dei giovani d'oggi e tale sono rimasta :-D

Iniziai a parlare con alcune ragazze e una di queste, sentito che amavo i Clash ma non avevo il loro primo disco, avendo con sé cassette che ascoltava nel walkman tra le quali quello, me lo prestò per 'sdoppiarlo' (sdoppiavo cassette su cassette all'epoca, e ancora ho almeno 300 nastri), segnando il suo numero di telefono su un foglietto che di lì a pochi giorni persi, con profondo senso di colpa (ehi, se mi leggi contattami: ce l'ho ancora la tua cassetta originale, e sarei stra-felice di restituirtela!). Tornai a casa già felice.

Mio padre mi chiese del concerto di quella sera, l'avevo implorato in tutte le salse per andare, ma me l'aveva impedito e non cedeva. Dopo cena mi disse: "Dai, vai, sono solo tre fermate di bus, ma a mezzanotte ti voglio a casa". Mi vestii velocemente e corsi fuori, arrivai là, comprai il biglietto, entrai e mi infilai nel casino sotto il palco. Il folletto stava suonando i primi accordi e io ero in estasi totale. Stetti lì sotto a ondeggiare, ballare, lasciarmi trasportare dalla musica che m'incantava.

La temperatura era altissima (sebbene fosse solo primavera), una massa umana danzante l'aveva alzata al punto tale che avevo annodato la mia camicia bianca in vita (look tamarro e semplice dell'epoca) e quella mi si era appiccicata addosso. Nel buio scorsi un mio compagno di scuola che già mi piaceva e con cui c'era 'qualcosa', il quale, parimenti sudato e felice, con la sua carnagione scura m'apparve in mezzo alla gente che si spintonava come una visione. Incrociato il mio sguardo s'avvicinò, mi baciò (non era la prima volta: nessuna rivelazione stratosferica) e rimanemmo lì nel piacere della situazione e del baciarci reciprocamente le gocce di sudore che ci colavano dalla fronte e sul collo.

Come spesso m'accade ancora adesso, quando sono all'apice del piacere in una situazione, me ne vado, per godermela da sola senza permettere che scemi e si spenga (come è naturale che sia) in compagnia altrui. Per cui a un certo punto me ne andai, comprai una birra gelida e salii sugli spalti per vedere la platea sotto, dove mi trovavo sino a un istante prima. Bevendo la mia birra guardai giù proprio mentre i Cure attaccavano A forest e il pubblico si muoveva come un'onda dolce e intensa davanti ai miei occhi.
Scoprii che quello era l'effetto visivo del pogare - era la prima volta che lo vedevo e lo sentii definire così solo tempo dopo frequentando amici punk - quando fatto nel modo più dolce e rilassato e di nuovo sorrisi, provando un immenso piacere.

Quello stesso piacere che m'ha dato rivivere questo ricordo, per il quale ringrazio Blackswan (dovremmo sempre essere grati a coloro le cui parole aprono cassetti come questo nella mente: ci riconnettono con la parte più profonda e luminosa di noi stessi oggi, con le ragioni originarie di ciò che noi oggi siamo).

[Ah, ho trovato pure la scaletta.
plainsong, pictures of you, closedown, kyoto song, a night like this, just like heaven, last dance, fascination street, cold, charlotte sometimes, the walk, a forest, inbetween days, the same deep water as you, prayers for rain, disintegration,
E1: lullaby, close to me, let's go to bed, why can't i be you,
E2: hot hot hot, three imaginary boys, boys don't cry, faith.]