30/04/12

TAA

Ecco, io adesso voglio solo fare cose così per i mesi a venire. Sono stufa di parole, problemi di soldi, discorsi sul lavoro che non c'è e sostanziale vacuità di qualsiasi cosa si faccia - mentre il tempo passa e la vita vera continuo a posticiparla nell'attesa di cosa?... In fin dei conti si può vivere con molto poco, specie se non hai aperto mutui, non hai messo al mondo figli e di fatto non ci tieni troppo alla vita - o almeno il tuo ideale non è questo.

E' per tale insofferenza che scrivo sempre meno e sempre più malvolentieri. Ché io la risposta a questa domanda me la sono data, e non è più quella di combattere nelle fila di chi si oppone. E ci sono dei momenti in cui smetto di parlare ma non di vivere: persa nei miei pensieri e nelle mie cose, io sto pure bene. Sssshhhhh! ;-)


28/04/12

Memento (amoris)

Mio sms: "Ehi, ehi, sveglia, voglio fare l'amore".
Suo sms: "Ma sei fuori, è tardi, non ho voglia. Stavo andando a dormire e poi non è il momento".
Mio sms: "Sì, lo è: sono mezza sbronza e ho pensato che non voglio più aspettare, posticipare, dare tempo, attendere che i dubbi, le paure, i problemi collaterali o pure quelli nostri si risolvano. Tanto non si risolvono".
Suo sms: "Ah, ecco, sei sbronza, questo chiarisce tutto. No, guarda, lasciamo proprio perdere, io vado a letto".
Mio sms (chilometrico e appassionato): "Non ho detto che sono sbronza, sono solo brilla - quel tanto che basta per essere veramente lucida, e quindi per non aver più voglia di posticipare, per essere stufa di pensieri stupidi. Non ti ho già dimostrato d'essere diversa dalla norma e di amarti di amore ben più libero e complice verso la drammaticità della vita in sé? Di quella cosa senza senso che siamo obbligati a portare avanti malgrado l'insoddisfazione quotidiana, l'insofferenza verso modelli che non condividiamo, la ricerca irrisolta di soluzioni alternative? Non vale la pena fare l'amore in sé e fregarcene di ciò che sarà perché domani potremmo anche essere morti e neanche aver goduto questo, che era una cosa intensa e bella?".
Suo sms: "Sei qui sotto?".
Mio sms: "Sì".
Suo sms: "Sali, và".


27/04/12

Huang Yongfu: Rainbow Family Village

Il Rainbow Family Village è un piccolo villaggio che si trova a Taichung, in Taiwan, completamente dipinto come se fosse un enorme murales. Pare che l’autore di questo imponente lavoro sia Huang Yongfu, un artista originario di Hong Kong, che - quando andò in pensione - dipinse l’allora grigio villaggio in rosso, blu, giallo e soggetti in stile fumetto.
La ragione per la quale fece ciò rimane oscura: alcuni sostengono la mera finalità estertica - rendere il villaggio un luogo bello e piacevole - altri vi vedono un tentativo estremo di sottrarlo alla speculazione edilizia che l'avrebbe altrimenti abbattuto per la costruzione di nuovi edifici. Qualora fosse la seconda cosa, al momento ce l'ha fatta, visto che il viallaggio è divenuto un'attrazione turistica a livello internazionale.
In ogni caso, buona visione a voi! :-)
 

25/04/12

La 'nostra' resistenza [racconto]

Questo post l'ho già pubblicato l'anno scorso, ma - non me ne vogliate per la ripetizione - lo ripubblico oggi nella stessa data. E' un raccontino senza pretese, ma che ci ricorda che resistere al male esterno a noi, alla violenza che subiamo ogni giorno, è una scelta quotidiana, che si può dipanare in numerevoli atti, pur se non siamo capaci di combattere in prima linea per la causa della libertà. Possiamo lavorare nelle retrovie, possiamo dare sostegno, possiamo fare massa critica.

Ringrazio Pink is Punk! che l'altra sera mi ha dato l'occasione di leggere questo testo in radio e che ha condiviso con me la felicità di celebrare questo ricordo di famiglia.
Buona Resistenza a tutti/e.

*****

Un po' di tempo fa, pensando alla modalità narrativa di Ascanio Celestini, scrissi un breve testo in ricordo di mia nonna e mio nonno tentando di imitarne lo stile. L'argomento era la Resistenza - tema con cui io poi mi sarei confrontata più volte nella vita come molti dei miei amici.
Oggi ve lo propongo - nella sua ingenuità e nei suoi errori anche stilistici/narrativi/espressivi - perché pur se ingenuo è vero, sincero e mi sembra importante serbarne memoria in quanto semplicemente umano. Nella bellezza della nostra umanità piena di contraddizioni, nei nostri sogni, nelle sensazioni intense del nostro vivere giorno per giorno - fragilmente esposti agli eventi e alle dinamiche della macro-storia.

Mia nonna, quando c'era la guerra, lavorava come parrucchiera in un salone di bellezza nel centro di Torino.
Aveva la sesta elementare, era vagamente socialista, e molto ignorante.
Ma aveva una grande intelligenza, e la capacità di 'vedere in profondità'.
Mia nonna non ha fatto la Resistenza - non avrebbe saputo neanche da dove partire, non era esposta agli 'intellettuali', a coloro che si impegnavano concretamente, neanche da lontano.
Non li avrebbe neanche capiti, i loro discorsi.

Suo marito era in guerra a fingere di combattere (ché anche lui non li sosteneva, i fascisti).

Lei non ebbe notizie di lui per mesi -
lui di indole così mite che lei lo canzonava "scusi, comandante, dov'è il cannone?".

Lui - il marito, ovvero mio nonno - dopo uno scontro in Sicilia si ritrovò come caporale ad essere il più alto in grado tra i suoi compagni,
e a guidarli a piedi, feriti in modo più o meno grave, da Palermo a Napoli,
dove quelli che non morirono per strada vennero finalmente ricoverati in ospedale.

Lui che non sapeva dove fosse il cannone.

Mia nonna aveva la sesta elementare, ed era una giovane madre ignorante
che lavorava in un salone come addetta alle preparazione delle tinture per i capelli.
Lei, quando arrivava una cliente fascista o la moglie di un gerarca per farsi fare la tinta, mentre preparava la tintura 'dietro le quinte' vi sputava dentro -
tra gli sguardi d'intesa e di approvazione di altre parrucchiere parimenti ignoranti e impotenti come lei.

Mia nonna, a modo suo, ha fatto la Resistenza.
E c'è qualcosa, in questo ricordo, che in questo momento mi sta dando da pensare e che - in qualche modo - mi fa bene.

23/04/12

A lovely man to drink with...

Così venne definito alcuni anni orsono Jack Nicholson da John Huston. E Minerva va pazza per l'aggettivo 'lovely' ;-)
Del buon Jack amo il modo in cui ha saputo riscattarsi col proprio lavoro e talento da un'infanzia non proprio idilliaca, ha vissuto facendo tutto ciò che gli pareva, ma con estrema eleganza e classe, ha interpretato ruoli e personaggi sopra le righe con un fascino indiscusso. 
Oggi Nicholson spegne 75 candeline. Auguri, caro! :-)



20/04/12

Spontaneità (contro le belle statuine)

Non sono mai stata una elegante, di quelle che si vestono bene e appaiono credibili nei loro tubini e sui loro tacchetti a spillo. Costoro, anzi, m'hanno sempre procurato un mix di schifo e pena - costrette in convenzioni sociali in cui acconsentivano al diktat di 'apparire' per 'essere'.
Sono sempre stata più il folletto dall'aspetto di fata o streghetta che veste in modo buffo il proprio corpo che potrebbe permettersi qualsiasi cosa, ma non ha bisogno d'ostentare.

E non sono mai stata la femme fatale, quella che fa cadere gli uomini ai propri piedi, che sta lì a farsi rimirare, venerare, adulare e servire. Perché da sola non ce la fa e non sa fare una O con un imbuto.
Non ho mai tollerato che mi si aiutasse, mantenesse, servisse. Ciò che mi serve me lo prendo e faccio da me.

Ho eliminato l'orologio anni orsono, insieme alle aspettative e ai preconcetti di questa società in cui non mi riconosco, e rimango aperta a - ma non ansiosa né alla costante ricerca di - complici di vita con i quali valga la pena fare cose di qualsiasi genere.

La spontaneità, la sincerità, anche l'ingenuità sono le cifre del mio agire - e il sesso con sorrisi, casini, e casuali situazioni comiche ne è una componente.
Il sesso che è l'accesso all'eterno e all'infinito, perfezione|senso|amore, unione assoluta e all'assoluto, per la sottoscritta è anche qualcosa di infinitamente spontaneo - dove lei candidamente si propone, magari in tutina da ginnastica perché sta girovagando per casa facendo altro, mormorando "ti voglio" all'interlocutore di turno.
Non sarò mai credibile - mai. Eternamente incasinata. Imbranata. E buffa.
Vera.
Ma i personaggi dei racconti erotici e della tv - e coloro che le emulano nella vita quotidiana - non vi danno la sensazione di qualcosa di profondamente triste e fasullo?


19/04/12

Welcome to the free-school - e al mio corso di etnografia :-)

ANTICIPAZIONE: Questa è una chiamata a tutti gli amici blogger!

Una cosa che amavo molto, quand'ero a Londra, era frequentare le free-schools - luoghi in cui chi sapeva qualcosa (su qualsiasi cosa, che fosse una competenza formale o una serie di esperienze utili alla sopravvivenza) trasmetteva tale sapere ad altri con la finalità di aumentare in ciascuno il patrimonio personale di conoscenza, istruzione, capacità critica e soluzioni DIY.

I corsi erano completamente gratuiti, basati sulla volontarietà (di insegnamento/apprendimento) e antigerarchici (per cui la stessa persona che insegnava imparava a sua volta dagli studenti nel contesto del proprio corso: le parole-chiave erano 'condivisione' e 'scambio').

Ora, di qui la proposta: ce la facciamo una free-school online?
Ovvero una scuola virtuale, completamente gratuita, fatta da noi, con corsi/lezioni sotto forma di pagine/post di Blogger, una certa cadenza, commenti reciproci, esercitazioni ecc.? E mettendoci in rete, ovvero sotto un'immagine che indichi l'adesione alla scuola del nostro blog e indichi chiaramente i corsi, oppure un blog collettivo cui accediamo tutti e in cui li pubblichiamo oltre che sui nostri blog?
[no, non ho tempo da perdere, voi non avete idea della mia vita allo spasimo, ma... altrimenti che vivrei a fare?]

E qui vi scrivo pure ciò che vi proporrei io come mio 'corso': ETNOGRAFIA.
[Colpa vostra, un sacco di voi ha detto d'essere interessato! E allora ok: adesso venite allo scoperto ;-) ]
Premessa:
Ciascuno di noi ha accesso a situazioni specifiche, nella sua vita, che hanno linguaggi, modalità di relazione, pratiche, riferimenti valoriali e simbolici unici. Penso al contesto di una classe di studenti nei quali voi siete insegnanti, o a quello dello svolgimento di diversi lavori (da quello d'ufficio, all'ambito commerciale, ai trasporti, a qualsiasi altra cosa ancora), o a quello di relazioni affettive, amicali ecc. specifiche (la comunità BDSM, minoranze culturali o di genere ecc.).
Finalità:
Tutte queste realtà possono essere percepite come microsocietà di interesse antropologico e si possono analizzare secondo uno sguardo etnografico. Spesso siamo potenziali etnografi senza saperlo: questo corso vi porterà a diventare antropologi dilettanti.
Corso:
un post ogni tre settimane su un argomento specifico, che include esercitazioni da fare sulla vostra unica 'situazione etnografica' in cui deciderete di lavorare.

Bene: ora ragionate sulle due cose suddette (la proposta di una FREE-SCHOOL DIY e quella di seguire il corso che vi proporrei io) e date le vostre risposte qui sotto. Cosa insegnereste? ;-)
Buona giornata dalla vostra Minerva (che una ne fa, cento ne pensa e non vi dice quali vitamine aggiunge alla sua colazione...)! :-)


16/04/12

Obey: Make Art Not War

Si chiama Shepard Fairey, ma è divenuto celebre in tutto il mondo con il nome Obey dopo la realizzazione del manifesto di Barak Obama stilizzato in blu e rosso con la scritta HOPE.
Come Banksy anche Obey è un artista politico che lavora a smontare l'immaginario corrente con soluzioni inedite, riempiendo di nuovi significati memi da noi così assorbiti da risultare ormai naturalizzati. Rispetto a Banksy, però, Obey è più glamour e meno performativo, più 'istituzionale' e meno anarcoide.
Il che non ci impedisce d'apprezzare e di lasciarci ispirare anche da lui, comunque ;-)


14/04/12

Typography | Inspiring Quotes: prendete la vostra!

La tipografia come arte mette in relazione un testo con la sua rappresentazione e articolazione nello spazio al fine di rendere la comunicazione del messaggio più efficace.
Qui trovate alcune citazioni che sono state convertite in altrettanti prodotti d'arte tipografica.
Prego, prendetene una o più a vostra scelta, e in bocca al lupo! :-)

[e sì: questo post di stamane compensa - spero - con la leggerezza quello riflessivo lanciato in rete ieri sera ;-) ]

Never Do the Same Thing Twice

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Picasso Quote

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Out of Focus

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Maybe

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Solution

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Life and Wisdom - Inspiring Quote

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One for the ladies

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Albus Inspirational Quote in Typography

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If You Do Nothing

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Forever Young in Typography

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Personality Gets the Heat

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Puddles - Inspiring Quote

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If Not Now…

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Reminders in Typography Artwork

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Think Less Do More

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Make a Difference

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No Masterpiece

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Arwena – Inspirational Quote

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Grow Up

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13/04/12

Atti simbolici in microesplosioni controllate

Poco più d'un anno fa pubblicavo qui un piccolo post dal titolo "Continuare a danzare, finché ci sarà musica". Riportava un brano da Murakami, in particolare dal libro Dance, dance, dance che è il mio preferito tra i suoi romanzi. Quando sono disperata, di fatti, ho imparato ad adeguarmi a quel testo e l'uomo-pecora, piano piano, muta poi nuovamente le mie giornate in positivo.
Un po' come il motto "Keep calm and carry on" che continuiamo a vedere usato nell'ultimo anno un po' dappertutto. Tipo "stringere i denti e andare avanti", sebbene per me le istruzioni di Murakami siano più puntuali rispetto ai suddetti motti invero generici - definiscono piuttosto una modalità, uno stile, e un'intera prospettiva d'azione che include la speranza.


Poi mi chiedo anche se ancora si possa, oltre a fare ciò, compiere qualche 'azione', e nella deriva politica (e ancor prima culturale) attuale, penso in primis - come ho scritto più volte - che il cambiamento dovrebbe cominciare da noi stessi, così come che nella società ipertecnologica attuale - dominata dagli interessi forti della finanza - proteste quali manifestazioni di piazza, anche quando vedano una partecipazione numerosa, non servano più a nulla perché proprio noi non contiamo più nulla di fronte a chi dovrebbe solo regolamentare e non depredarci. Di contro a scioperi e occupazioni a oltranza che potrebbero invero funzionare, così come - sebbene la veda meno realistica - la capacità, volontà e determinazione di diventare 'tecnici' noi stessi potrebbe portarci a confrontarci ad armi pari con lorsignori, e magari spuntarla.

E poi, più ingenuamente, ma coerentemente con la mia identità e il modo in cui penso alla mia vita e al mio (insignificante - come una goccia nell'oceano - ne sono ben cosciente) ruolo in questo mondo, penso anche che bisognerebbe forse fare qualche azione di massa a livello simbolico sia per dare una sveglia ai begli addormentati nel bosco della tv degli ultimi vent'anni, sia per affossare nella vergogna e nella devastazione emotiva i lorsignori in questione. Penso ad azioni sceniche, teatrali, mediatiche così inaudite e disperate e su numeri così grandi da non poter passare inosservate. Mi chiedo anche, però, cosa sia possibile fare più di quanto Occupy, Anonymous, e qui anche solo (si fa per dire) i NoTav stiano già facendo.

Ché tutte le pensate simboliche che mi vengono sono altamente autodistruttive, se devono far capire ai più, inclusi i nostri carnefici, che ci stanno uccidendo e una coscienza, da qualche parte, questi ultimi devono pur averla: sono persone anche loro, non è possibile che l'abbiano uccisa - altrimenti come fanno a respirare ancora? Cosa tiene in vita un essere umano se non il 'provare qualcosa'? :-(
Cosa si potrebbe fare, mi chiedo? Ché le microcariche controllate, ma esplose in sequenza, a volte provocano fragilità tali nelle strutture che alla fine queste man mano implodono...

Vi lascio con un'immagine bella e intensa - quella più famosa di Banksy - da lui stesso reinterpretata per la mostra Art in the Streets. Altre foto le trovate qui.




11/04/12

Think out of the box! :-)

Meglio questa di un pipistrellino dormiente ;-)
˙˙˙ǝʇuǝɹǝoɔuı ìsoɔ ,ǝ uou àʇlɐǝɹ ɐllɐ ǝɹɐpɹɐnƃ ǝlɐnb ɐllɐp ɐʌıʇʇǝdsoɹd ɐʌonu ɐun ıpuınb 'ɐʇɐɹpɐnbuı|ǝlɐɯɹou|ɐʇʇıɹp oʇʇnʇ lǝp uos uou ɐssǝʇs oı 'ǝpuoɹʇlɐ,p ˙ıɔıɯɐ ıǝıɯ ıǝp ɐıoıƃ ɐl ɹǝd 'oıɹɐɹʇuoɔ lɐ ıɯopuǝɯıɹdsǝ oʇs ǝʇɐʌıɹd ıuoızɐɔıunɯoɔ ǝllǝu ǝɥɔ ouɹoıƃ lı oʇʇnʇ ,ǝ 'ìs ǝ ˙˙˙ıɹoʇnɔolɹǝʇuı ıɹdoɹd ıǝp ɐʇıʌ ɐl ǝlɐǝɹɹns ùıd ,od un ǝɹǝpuǝɹ ıp ǝuoızuǝʇuı ɐıɹdoɹd ɐl ǝɯıɹdsǝ oɹʇsou lı ǝlɐnb lǝu (sǝqqoɥ & uıʌlɐɔ) uıʌlɐɔ ıp ɐʇnʇʇɐq ɐun oʇınƃǝs oɥ ıƃƃO

Questo "gioco innocuo per bambini scemi" (come commenterebbe mia nonna) si trova qui -> FlipTitle


Bibel Kaltoun: Zoo-Project Tunis


Lo street-artist Bilel Kaltoun è un giovane artista franco-algerino non nuovo ad usare la propria arte (disegnare sagome di persone simboliche in contesti sociali di conflitto, così come realizzare murales sui medesimi soggetti) per commentare e ricordare i promotori di cambiamenti e rivoluzioni collettive. Zoo Project Tunis si inserisce all'interno di tale prassi e celebra l’inizio della "Primavera araba", quell'ondata di rivolte di piazza che portò alla caduta e all'esilio del presidente tunisino Zine Abidine Ben Ali e all'apertura (si spera) di Tunisia e dei paesi vicini alle istanze della cittadinanza.

Uomo-simbolo del movimento tunisino è Mohamed Bouazizi, venditore ambulante che si diede fuoco per protestare contro il sequestro da parte della polizia della sua merce, insieme e ad altri 40 'martiri' che Kaltoun rende omaggio con altrettante figure a grandezza naturale delle vittime.
Sul sito ufficiale di Kaltoun, inoltre, trovate altre immagini ancora, altri progetti in corso e le dichiarazioni dell'artista in merito al proprio lavoro e alle sue ragioni.