30/12/12

Un augurio intenso, che vi grido a squarciagola!





Ricevo da Alessandro Amaducci (ma l'autrice è Eleonora Manca) e - dato che profondamente condivido - vi giro i miei auguri per il prossimo anno come segue.

Sì, ovvio, avrete parecchio da darvi da fare, nel caso. Ma potete prenderla come occasione per cambiare in meglio le vostre vite.

No, non è egoismo: è amor proprio, e costringe coloro che vi stanno intorno a prendersi la responsabilità - a loro volta - delle loro vite. Senza più finzioni, aspettative, sensi di colpa.

Non vale la pena provarci, quindi? ;-)


Fate l'amore (anche con solo voi stessi). Cantate(vi). Scrivete(vi).

Avanzate con passi di danza.

Sgolate(vi). Abbracciate(vi). Parlate(vi). Annusate(vi).

Sorridete(vi). Sperate(vi). Assaporate(vi). Spellate(vi).

Create(vi). Sostate dove percepite piacere. Leggete(vi).

Sognate(vi). Glorificate(vi). Insultate(vi). Ispiratevi a voi stessi.

Amate(vi) e date senso e significato a ciò che siete.

Che il 2013 sia il vostro anno!


23/12/12

L'amico dietro l'angolo

La mia attitudine malinconica è profonda in questo periodo. Ma non è una brutta sensazione, tutt'altro. E' una sorta di nostalgia della bellezza del passato che dà al presente un impalpabile, rassicurante, gradevole torpore.

Ho trovato in rete un disegnatore che mi incanta, Gavin Aung Than, veramente delicato. Il suo sito si chiama Zen Pencils. Cartoon quotes from inspirational folks. Leggete la ragione per cui disegna queste vignette, e godetevi le altre in base alle vostre inclinazioni...
Intanto io ne condivido una con voi.
*****

Ho sempre pensato che se sognavamo qualcuno, di notte, al mattino dopo avremmo dovuto chiamarlo e sentire come stava. Sì, lo so: senza ragione alcuna, tale azione può venir presa per follia. Ma a me non è mai interessato il giudizio altrui sulle ragioni per cui faccio le cose. Quindi io, quando sogno qualcuno, il giorno dopo gli telefono. Anche se può sembrare un atto di follia.


A l'è la fumna ca fa l'omu!


Questo* ripeteva spesso mia nonna (questa qui e anche qui): "è la donna che fa l'uomo". Ovvero: nei rapporti tra i coniugi/partner chi rende entrambi ciò che sono è la donna.

Da un certo punto di vista ciò ha un senso: se, parlando in generale, l'uomo è dotato dalla natura di maggiore forza fisica, la donna avrà dovuto nei secoli sviluppare altre modalità di difesa (l'intelligenza, l'astuzia, la sensibilità nel cogliere i dettagli e le sfumature, la capacità di argomentare verbalmente) per garantirsi la propria sopravvivenza.
E non v'è ragione di pensare che ciò dovrebbe essere diverso quando si passa a considerare lo specifico dei rapporti di coppia.

Ma nei rapporti di coppia, per fortuna, dovrebbe venire a cadere la questione competizione/scontro-sopravvivenza e quindi, in tali casi, l'intelligenza della donna può semplicemente influire sull'uomo rendendolo idoneo al rapporto con lei e alla sopravvivenza della famiglia.
Non è questo che rende impotenti e furiosi un mare di uomini, la capacità tutta femminile di argomentare e metterli dialetticamente con le spalle al muro?

Per la medesima ragione, un uomo che s'accompagni in modo continuativo (poi si può discutere di quanto bene, seriamente, felicemente ecc.) con una donna ti fornisce - pur senza che tu conosca costei - parecchie informazioni sulla donna che gli sta accanto.
Oh, non sto parlando in termini generici: io vado proprio nello specifico. Ci sono uomini che vedi - se non pacificati (ché se sei persona sensibile e intelligente, non sarai *mai* pienamente pacificata: scordatelo) - sono almeno dolci, sereni, gioviali, riflessivi. Poi ne conosci le donne e vedi che parimenti sono persone buone, calde, acute, che non rendono le inezie drammi e che si fidano completamente del proprio uomo.

Vi sono poi uomini violenti, ignoranti, maniaci del potere e sempre, accanto, trovi loro donne inclini al sacrificio, alla non espressione di sé e delle proprie opinioni, alla tendenza a fingere che i problemi gravi siano cose di poco conto, alla paura di commettere errori e di venirne sanzionate.

E ve ne sono ancora altri allo sbando, nervosi, inquieti, malinconici, insicuri, incapaci. Che dicono cazzate. Che s'inventano ogni delirio mentale e verbale pur di giustificare la bontà della situazione in cui si trovano.
Qui i ruoli sono ribaltati - così che perfettamente interpretabili come vittime della sindrome di Stoccolma. E vi confido un segreto: non ci vuole un genio di donna per riconoscere all'istante anche questa dinamica :-D

A me, quando percepisco quest'ultima situazione accadere a miei amici, si spacca il cuore. Perché già la vita è dura, ma doversi costruire anche illusioni nei rapporti interpersonali per sopravvivere quando il mondo è pieno di persone amorevoli e disponibili ad accompagnare tutte o parte delle nostre vite mi sembra uno spreco di tempo e di energie.

"A l'è la fumna ca fa l'omu!". Questo diceva mia nonna. E poi, parlando del marito, aggiungeva "Chiel a peul nen lamentese". E io pensavo che non si potesse lamentare perché se si fosse lamentato lei glie l'avrebbe fatta pagare amaramente.
Ma poi ripenso anche alle loro vite serene pur in mille difficoltà sia economiche, sia esistenziali, ognuno libero nei propri interessi, senza scandali né squallore, e all'emozione che provavano quando, ormai settantenni, si stringevano la mano nel buio d'una sala cinematografica mentre gli attori sullo schermo si baciavano.
E penso che mia nonna abbia fatto il miracolo perché al contempo mio nonno è stato abbastanza intelligente da rendersi duttile all'intelligenza di lei, e che quello che ne è venuto fuori è l'equilibrio cui forse tutti aspiriamo - l'amore e la felicità senza dominio, senza controllo, senza alcun sacrificio di sé.


*Non me ne vogliano i cultori del piemontese dei probabili errori di trascrizione, ho fatto del mio meglio attingendo ai ricordi e al supporti di internet per la correzione.

22/12/12

In ricordo di Joe Strummer



10 anni fa moriva Joe Strummer, cantautore, chitarrista e attore britannico, membro del gruppo punk rock The Clash, dalla formazione del gruppo, nel 1976, fino allo scioglimento, nel 1985 e dei Mescaleros, gruppo che formò nel 1995 e con cui lavorò fino alla morte.
Joe Strummer fu anche, oltre all'attività musicale, attore e conduttore radiofonico.
E, aggiungo, una persona dal cuore meraviglioso.


Fatevi un regalo (tanto più che è gratuito), in questi giorni: prendetevi il tempo di vedere integralmente il documentario di Julien Temple The Future is Unwritten. Conoscerete una persona che - ne sono certa - vi sarà di profonda ispirazione per le vostre vite e le vostre relazioni amicali e affettive.


21/12/12

Sintetica esortazione (qualora il mondo non finisca oggi)



Se il mondo oggi non finisse, vogliamo prendere questa come l'occasione per cominciare a DIRE NO A CIO' CHE NON CI STA BENE, e a RIPRENDERE IN MANO IL CONTROLLO DELLE NOSTRE VITE (e così indirizzare questo paese nella direzione che noi vogliamo)?


Minerva comincia a dire NO
  • alla violenza - in primis quella di stato, in tutte le sue forme: questa politica, questa polizia, questa falsa democrazia, questi soprusi, questa schiavizzazione di noi cittadini, questa mancanza totale di possibilità di partecipazione così come di autodifesa da quella violenza stessa (in sostanza questo nuovo feudalesimo);
  • poi alla violenza quotidiana di tutti coloro che si sentono furbi perché replicano sul prossimo quel medesimo meccanismo - e quindi evadono le tasse cercando per di più la tua complicità, cercano di attuare piccoli continui soprusi ai tuoi danni, ti derubano o tirano a fregarti in una guerra tra poveri, e attuano microazioni continue di danno|ostacolo|fastidio che ti rallentano, indispongono, incattiviscono e costringono a perdere tempo per risolverli e tirare avanti nella tua vita.

Ecco: denunciamo tutto ad alta voce, portando inconfutabili descrizioni puntuali.
E combattiamo, per prima cosa, la paura di venire ridotti al silenzio.

E voi, se il mondo non finisce, da dove cominciate questa vostra 'nuova vita', alla luce della consapevolezza che prima o poi si concluderà comunque (Maya o non Maya)?





19/12/12

Esorcizzare il 21|12|2012 con l'allestimento della propria iconografia funebre






Il tema della morte - al contrario delle apparenze - è un soggetto estremamente vitale. Ovvero: la consapevolezza che prima o poi questa vita finisca magari ti dà una svegliata e ti convince ad agire diversamente piuttosto che farti continuare a perdere tempo nel lavorare per conto terzi, ad accumulare denaro di cui non usufruirai, a posticipare sempre l'inizio e la realizzazione delle cose realmente importanti per te, a continuare a trascinarti in relazioni ormai insoddisfacenti quando non proprio spente e mortifere anzitempo.

Il mio interesse in merito ha accompagnato parte dei miei studi universitari, in cui mi dedicai alla lettura di numerosi testi sull'argomento, sia di carattere storico (vedi il monumentale Storia della morte in Occidente di Philippe Ariès), sia antropologico (La nera signora. Antropologia della morte e del lutto di Alfonso M. Di Nola), che vertevano sull'approfondimento del tema in generale (e qui cito il Contributo alla rappresentazione collettiva della morte di Robert Hertz a) o su specifici rituali di passaggio nei diversi contesti culturali (descritti ad esempio nel meraviglioso Celebrazioni della morte. Antropologia dei rituali funerari di Richard Huntington e Peter Metcalf).

Per via di questo interesse, sostenni addirittura un esame di estetica sui rapporti tra antropologia, morte e fotografia. E' per tale ragione che - in questo alla fin fine moderato delirio che accompagna con scetticismo leggende urbane in forma di profezie esotiche di fine del mondo - saluto con piacere una proposta che risuona particolarmente nelle mie corde: la celebrazione della suddetta serata attraverso scatti in cui i partecipanti potranno mettersi in scena davanti alla macchina fotografica per un ultimo ricordo con un oggetto che hanno scelto per accompagnare la loro transizione nell'aldilà (come spiega lo stesso Mircea Eliade ne la Storia delle credenze e delle idee religiose sin dalla preistoria i nostri antenati erano soliti concepire quel momento come un passaggio e quindi praticare per esempio sepolture con beni materiali potenzialmente utili al viaggio o alla nuova vita).

Ciò avverrà appunto venerdì 21|12|2012, dalle 18.00 in poi, al Rough di V. Principe Tommaso a Torino.
Secondo me non riuscirete in alcun modo a indovinare quale sarà l'oggetto con cui Minerva si farà ritrarre, ma già conoscete l'epitaffio che voglio assolutamente accompagni la mia immagine: "a lovely woman to drink with" ;-)

E voi, quale oggetto scegliereste per la vostra transizione? 
(yes, questa è anche una bieca scusa per farvi toccare: ben sapete che sostengo a oltranza la masturbazione!)


18/12/12

Gli uomini che amo





Gli uomini che amo sono persone profonde e contorte, complesse e contraddittorie, sensibili e fragili, acute e instabili. Non hanno arroganza (se non per ciò che li indigna) e sono degli utopisti - nutrono ancora sogni di realizzazione di sé e di cambiare il mondo.

Come potrei quindi, già solo per questo, non amarli?

E non si arrendono, non si fanno "star bene le cose". Sono indomiti e - anche se in modo talvolta confuso - lottano ancora per essere felici.


Gli uomini che amo non abbracciano atteggiamenti meschini propri del maschilismo, non distinguono l'umanità in base al genere, né in base alla predilezione sessuale.
Al contrario, essi si fanno beffa delle aspettative comuni in merito, sfidano intenzionalmente gli stereotipi, non temono il femminile dentro di sé - anzi, lo cercano, esplorano e, nel caso provino piacere, ne godono!

Gli uomini che amo - ciascuno a proprio modo - si prendono cura di me, e non mi fanno mai mancare nulla di ciò di cui ho bisogno (sebbene, a volte, sia necessario suggerir loro in cosa ciò consista).
Non c'è bisogno di 'quantificare' (e neanche di discutere), dello scambio tra me e loro: io offro ciò che posso - me stessa, il mio amore, tutte le mie attenzioni per il resto delle nostre vite - e loro fanno altrettanto, in base alle loro possibilità.

Gli uomini che amo hanno due neuroni soli - come tutti gli uomini, d'altronde (cosa che noi donne, avendone milioni, patiamo un po'). Però quei due neuroni, spesso in conflitto tra loro, si fanno un mazzo così a tentar d'agire per il meglio per il loro proprietario così come contemporaneamente anche per me.
Quindi - devo ammetterlo - sono loro grata.

Gli uomini che amo sono una tacca sopra lo squallore che ci circonda. Lo guardano dall'alto, e come/con me ne soffrono - perché si potrebbe vivere tutti meglio se gli esseri umani rinunciassero alla vigliaccheria e alla mediocrità in favore della dignità, dell'onestà, del rispetto e della tutela della libertà propria e altrui.
Io spero solo che gli uomini che amo tirino fuori il coraggio e l'incoscienza per gettarsi nel vivere questo in cui già, comunque, fortemente credono!

Ecco, questi uomini esistono. Anche se i più timidi di loro si lasciano troppo spesso schiacciare da quelli mediocri, stupidi, ignoranti, violenti, maschilisti squallidamente inconsistenti.
Si sveglino quindi coloro che vogliono donne come me (ce ne sono a iosa, e sono lì in attesa che voi vi palesiate!) e sorridano quelli che già sono così e che già hanno tali donne al loro fianco ;-)

Godetevi reciprocamente!

16/12/12

Dialogare col proprio corpo come altro da sé

Minerva - è noto - è dissociata. Il primo ricordo traumatico del proprio corpo fu quando all'asilo cadde da un albero, ove s'era arrampicata fingendo d'essere il capitano d'una nave di pirati a bordo del proprio veliero (sì, già all'epoca, è un tarlo che ho da una vita...), e le si conficcò un rametto nella coscia che venne estratto un po' brutalmente al pronto soccorso con tanto di sutura senza anestesia (Rambo in erba...).


Ma la prima memoria della consapevolezza del mio corpo come qualcosa di vivo, senza il quale sarei morta, avvenne in piscina.
Quel giorno, come sempre, nella scuola di nuoto stavamo facendo esercizi di riscaldamento e ricordo che in piedi stavamo piegando le braccia l'una volta l'altra, così che con la mano destra dovevo toccare il braccio sinistro e viceversa.

Ebbene, in quel momento mi resi conto - di colpo - di cosa significasse essere dotata di vita, e avere un corpo che era contemporaneamente il mio sé (la mia anima, la mia interiorità), incarnata, ma anche una cosa che potevo vedere, e che si poteva toccare dall'esterno.

Mi prese uno spavento che ricordo ancora oggi. Una consapevolezza immediata di sintesi viva - che respirava, che poteva soffrire e che un giorno si sarebbe conclusa.
Quale sgomento!

Poi me ne dimenticai.

Mi ricordai tutto questo quando cominciai a stare male seriamente, e provai nuovamente quell'oscillazione tra il percepirmi come a volte sintesi di mente+anima+corpo oppure altre come mente+anima da una parte staccata dal corpo dall'altra.
E mi resi conto che dovevo in ogni caso prendermi seriamente cura del corpo, come mai avevo fatto prima. Non posso dire mens sana in corpore sano perché né l'una né l'altro potranno mai esserlo considerata la predilezione per il tormendo esistenziale e per il buon mangiare che m'accompagnano, ma sono corsa ai ripari per lo meno inventandomi strategie per cercare di tenere tutto insieme 'bene' (ché io di menate nella vita ne voglio fare ancora assai!).

E così ho iniziato ad ascoltare con attenzione e a parlare col mio corpo come se fosse una persona a sé. Lui mi dice cosa c'è che non va. Raramente comunica a parole. Di norma mi procura dolori diversi. A volte proprio dandomi fitte, altre volte invece con specifiche stanchezze o mal di testa che hanno sempre sfumature diverse a seconda dell'abuso alimentare o enologico del momento.
Altre volte ancora, quando sono stata ferma troppo a lungo e magari ho ripreso a fare sport da poco, mi prende per il culo con il dolore da produzione d'acido lattico e mi dice "hai voluto la bicicletta? ora pedala" (e di fatto io pedalo, sulla mia bicicletta, e continuo a farmi dei numeri per cui il cuore - che ha a sua volta una propria identità - poi litiga con i muscoli, perché lui è felice di pompare e sostenere le mie corse da monella, ma loro che si fanno un mazzo così per permettermele non vedono l'ora che io crolli da qualche parte lunga distesa a riposarmi).

Il mio corpo, poi, è felice quando gli dò delle buone sostanze. Va pazzo per pane, burro e marmellata, e quando gli mando giù lo yogurth ha la sensazione che un'esperta massaggiatrice gli stia accarezzando con dolcezza le pareti interne dello stomaco e dell'intestino.




Per non menzionare il fatto che la mia - ahem... come la vogliamo chiamare?... ok, avete capito comunque - va pazza per la leggera euforia che prova quando bevo un buon vino o mangio carne o pesce crudi. Ché il mio corpo è pure losco assai...


Talvolta mi ammalo, e anche qui ho incominciato, per rendermi meno paurose le diagnosi subìte nel tempo per le cose più gravi e disparate, a visualizzarmi le situazioni, i reponsabili, i protagonisti e le vittime in termini che mi potrebbero portare - se non fosse una genialata che consiglio a tutti di fare - a un TSO da parte di questa stupida società di mediocri soldatini in cui viviamo (alè, e anche per oggi ho pagato il mio quotidiano tributo di disprezzo al mondo che mi circonda).
In pratica, io mi 'visualizzo' le malattie e i malanni come situazioni in cui il mio corpo diventa la casa di animaletti buffi e dispettosi, ma mai realmente malvagi, che - da veri anarchici - si prendono delle libertà a mie spese vedendo fin dove possono arrivare ad abusare della mia pazienza prima che io intervenga e li rimetta in riga.
 
In questo modo capita che ho quelli che chiamo "i mostriciattoli del pancino" che periodicamente danno dei party nel mio intestino con musica a tutto volume, palloncini colorati, danze sfrenate e abuso di punch.
Così come, spesso, la gola e l'esofago vengono presi di mira da batteri-squatters che non sapendo dove rifugiarsi contro il freddo mi occupano quella zona calduccia in cui di tanto in tanto possono pure afferrare - come in un paradiso terrestre - un po' di cibo che cade direttamente dal cielo. Ragion per cui spesso vi rimangono a lungo, soppalcano addirittura lo spazio, e l'unico modo di sgomberarli è buttando loro addosso pentoloni di quella che per loro è pece, ovvero la propoli in soluzione alcolica...

Le mie 'bimbe', infine, sono tutte quelle celluline che di tanto in tanto, stanche dei miei maltrattamenti, perdono la voglia di vivere, si lasciano deformare dagli agenti esterni e si lasciano andare alla deriva. Sono loro che mi preoccupano di più e che di fatto tratto peggio, senza alcuna ragione. A loro chiedo perdono, ed è per questo che sto dandomi da fare per non affaticarle, e per fornire loro coccole, pulizia, balsami buoni e lenitivi, e tanto ossigeno.

Il nostro corpo - comunque sia - è un sistema, una macchina che vive insieme a noi, dando casa alla nostra mente e al nostro cuore. Cerchiamo di volergli un po' bene e di rispettarlo - altrimenti come possiamo pretendere che lui faccia lo stesso con noi?

Buona domenica, miei cari :-)


13/12/12

La saturazione dell'immaginazione (volontà di potenza insoddisfatta)







"Quando guardo fuori di qui, tutto è saturo, non restano praticamente più immagini possibili,
[...] Sarei pronto ad andare ovunque".
(Werner Herzog a Wim Wenders in Tokyo-ga)


Provo spesso questa sensazione di saturazione. Quasi che tutte le immagini, gli immaginari e quindi l'immaginazione (immaginari+azione) ovvero le ipotesi di vita, i desideri e le azioni per realizzarli, li abbia già esplorati - o anche solo avvicinati per rendermi conto che in realtà non mi interessavano.
Per indole, evidentemente, non tollero soluzioni preconfezionate - belle pronte da consumare e con cui pacificarsi l'esistenza (religioni, ideologie, modelli consumistici così come loro antitesi ecologico-comunitarie-animaliste e via dicendo).

Ma sono anche stanca di sentire che le 'soluzioni' che mi trovo sono cose alla fine piccole, quotidiane, che mi permettono di stare in vita ma non mi rendono mai felice pienamente - non intendo dire che mi accontento, ma che alla fine provo una felicità che è solo in piccolo.
Non riesco a starci dentro. Voglio di più di questo, molto di più. Ma non so cosa, né dove, né come.

La mia mente impazzisce nel confrontarsi con l'avere così poco.
Ha bisogno di qualcosa di più grande. Ha bisogno di esplodere. E non sta trovando strade per farlo. Ha bisogno che il cuore trabocchi di calore, pienezza, perfezione.
Che il corpo e la mente siano in un'espansione d'energia quasi la mia persona fosse una stella che emana luce.

E non ci riesco ad 'accontentarmi', a farmi andare bene la finitezza umana, i limiti temporali dell'esistenza. L'eternità no, ma almeno un paio di vite sì (come diceva Vittorio Gassman).
E non riesco a godere di sesso estemporaneo, così come neanche di rapporto continuativi che chiedano mediazioni e compromessi e in tal modo distruggano la felicità assoluta e la sensazione di perfezione che avevamo provato.
Non mi interessa produrre cose, scrivere libri, realizzare video, lasciare interpretazioni.
E' tutto così piccolo. Così piccolo.

Alla fine penso che la perfezione sarebbe davvero un'isola, la sabbia, il caldo, mangiare solo più pesce e frutta, una bottiglia di rum, e passare le giornate a non fare niente - solo guardare l'orizzonte sul mare. Possibilmente senza nessuno intorno e nell'assoluto silenzio.

"In una radura c'erano tre letti da ospedale con la rete metallica e senza materasso, e sopra erano distesi tre uomini moribondi. [...]
Sì, stavano bene. Sapevano dove stavano andando, e sorridevano alla morte sotto l'ombra di un eucalipto". (Bruce Chatwin, Le vie dei canti).

 

12/12/12

Paraphilia Onirica














“Paraphilia Onirica” di Elisa Boccedi (a.k.a. “Skyweb”) rivela in una forma visiva sospesa, metamorfica e sognante una serie di comportamenti sessuali comunemente  ritenuti deviati/devianti, e parimenti poco conosciuti.

Nata a Modena, ma cresciuta nei pressi di Genova, disegna da sempre "paesaggi apocalittici, figure umanoidi sotto indicibili torture", quindi frequenta l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, dove si laurea nel luglio 2010.
La sua ricerca annovera l'impiego delle più "disparate tecniche grafico/pittoriche, prediligendo l'acquerello, la grafite e gli inchiostri [...] all'insegna dell'ibridazione e della sperimentazione. Affascinata fin dall'infanzia al tema del metamorfismo e delle deformazioni, rappresenta assemblaggi di corpi dal gusto fortemente iconografico e decorativo, e dal carattere prevalentemente femminino."

Fino a dove è consentito spingersi con l'immaginazione? O meglio: esiste un dove?

"ZOOPHILIA"
tecnica mista su carta 35x50 cm

"CLISMAPHILIA"
tecnica mista su carta 35x50 cm
"ZWITTER (VERSHMOLZEN IN ZU EINER MASSE)"
tecnica mista su carta 25x35 cm


"PIQUERISMO"
tecnica mista su carta 35x50 cm
"ACROTOMOPHILIA"
tecnica mista su carta 35x50 cm
"ZWITTER 3"
tecnica mista su carta 25x35 cm
"PHORMICOPHILIA"
tecnica mista su carta 35x50 cm
"NECROPHILIA"
tecnica mista su carta 35x50 cm
"PEDO-GERONTOPHILIA"
tecnica mista su carta 35x50 cm
"IPOSSIPHILIA"
tecnica mista su carta 35x50 cm
"SADO-MASOCHISMO"
tecnica mista su carta 50x70 cm
"COPRO-UROPHILIA"
tecnica mista su carta 35x50 cm


Ulteriori immagini le trovate qui.



09/12/12

Se vuoi una cosa, comincia a farla






L'ultimo regalo che ricevetti da mia madre fu probabilmente anche il più importante. Si trattava d'un fumetto che aveva per protagonista una bambina, Clotilde, inquisitiva e stralunata, che reagiva al mondo ipocrita e sostanzialmente insensato degli adulti in modo attivo, ovvero 'facendo cose'.

Uno dei racconti ivi contenuti si concludeva con una frase che divenne per me fondamentale e in cui risuona tutta l'anarchia in cui credo: "quando desideri qualcosa, comincia a farla".
Che di fatto significa che in parte siamo artefici del nostro destino e della nostra felicità, perché se ci chiudiamo dentro quattro mura, se non ci lasciamo permeare dall'esterno, se non stiamo in movimento, se non creiamo noi stessi un movimento che rischi di portarci ciò che desideriamo, se in sintesi aspettiamo un segno dall'esterno o una concessione dall'alto, possiamo aspettare in eterno...
E il tempo delle nostre vite - appuntatevelo - non è eterno...

Stamane vi ho ripensato grazie a un post di Blackswan e l'altro giorno pure l'Orsetta ne aveva parlato*.
Faccio loro eco qui e comincio a scrivere ciò che voglio (modo indicativo: a indicare intenzione, volontà e non vaga attesa) io per me:
- imparare a suonare uno strumento musicale (il violino o la fisarmonica) per quanto so bene che, fracassascatole come sono, dovrei piuttosto dedicarmi alle percussioni :-D
- imparare una qualche lingua di minoranza, tipo l'inuit o il maori (e visto che culturalmente li adoro, non sarebbe affatto male)
- dedicarmi seriamente alla fotografia, e magari imparare pure a disegnare
- frequentare laboratori teatrali con continuità, così da salire su un palco senza panico e con un po' di consapevolezza ulteriore sulla mia comunicazione non verbale
- studiare, scrivere e pubblicare maggiormente, sia nel mio campo (sono svogliatissima, accidenti!), sia di narrativa
- farmi una cultura di musica barocca e di musica jazz [no, non musica classica in generale: barocca, darling ;-) ]
-  tornare a muovere intensamente il corpo (ché già nuoto, e ovviamente ballo tutte le volte che posso, ma vorrei non fermarmi qui), magari con danza jazz, afro o - meglio ancora - un'arte circense :-D

Ecco, ora devo solo  fare mente locale su quest'ultima cosa ricordandomi che incarnare la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto significa anche che alcune cose forse (forse, eh?) il tuo corpo non le può più fare.
Forse ;-)

Avanti, muovetevi! Che cosa cominciate a fare oggi per darvi una mossa e così chiamare ciò che desiderate a voi? ;-)


*Ché oltretutto siamo in una situazione economica in cui pensare a ciò che vogliamo può esserci d'ispirazione pure per cambiare le nostre vite non solo in direzione della felicità, ma anche in quella di individuare nuove strategie di sopravvivenza.



08/12/12

Lezioni di italiano piccante per animaletti loschi! :-D



Mentre girovagavo su siti iberici alla ricerca d'ispirazione per lavori con cui sbarcare il lunario una volta là, sono incappata nel seguente annuncio:


"Inglese piccante. Lezioni di inglese per pervertiti"
[...] Lucinda X ti aspetta mercoledì 28 novembre per insegnarti il vocabulario più utile per la lingua di Shakespeare. Cone entrare in contatto con un/-a inglese in un bar? Verbi dei quali non avresti mai chiesto il significato (to munch, to grope, to wank). Una mini lezione su parole per messaggi di tipo sessuale.

...

Strepitoso, mi hanno convinto! Posso fare lo stesso con l'italiano, tenendo questa ipotesi come ultima risorsa per la sopravvivenza là - qualora quelle ben più realistiche con cui intendo riuscirci (food journalist per imbucarmi nelle fiere enogastronomiche, poetessa di strada con offerte a cappello, "Madre Teresa de' noialtri punk" con libere donazioni quando coloro che ho soccorso si riprendono e Madame de Staël dei salotti underground madrileni...) dovessero sorprendentemente non funzionare.

Datemi una mano voi, però: aiutatemi a costruire il 'modulo didattico'.
Quali lezioni dovrebbe prevedere un corso di "Italiano piccante per animaletti loschi"? Quali sostantivi/aggettivi/verbi, quali tecniche di comportamento non verbale, quali simulazioni di situazioni-tipo (e no, non pensate a 'quelle'!).
Ditemi!



07/12/12

Figlia (felice) del lato buono della globalizzazione





Sì, lo so, la globalizzazione è un discorso spinoso, e certamente mi conoscete abbastanza da sapere che non sono assolutamente a favore dei disequilibri nord-sud del mondo che obbligano masse a migrazioni in cerca di migliori soluzioni di vita, così come non sono felice di sapere che i vestiti a cifre ridicole con cui spesso mi copro arrivano dallo sfruttamento di poveracci vessati da scaltri sfruttatori cinesi protetti e avallati da un governo a dire poco criminale, così come infine non sono contenta per nulla che le industrie che fino a poco tempo fa davano lavoro ai cittadini italiani siano state rilocalizzate (= spostate dove il costo della lavoro è più basso e la manodopera privata di diritti e protezioni).

Ma io mi sto riferendo ad altro: mi sto riferendo al fatto che la circolazione di informazioni e merci ci ha esposto - volenti o nolenti - alla diversità culturale con più frequenza rispetto a quanto poteva avvenire al tempo dei nostri genitori o dei nostri nonni, e quindi ciò che siamo oggi, come persone, ha pure a che fare con questa esposizione a qualcosa di 'nuovo' e inedito in passato nel nostro territorio, che si sovrappone ai contatti locali a km0.

Io, personalmente, me la godo un sacco! E mi sento ricca per il solo fatto che posso 'scegliere', mettendo insieme giri per la mia città così come viaggi low cost (no, non aerei low cost: parlo di autostop, condivisione di passaggi, bus) che mi portano in giro per questo assurdo Mediterraneo, così pieno di diversità sempre sorprendenti.
Girovago come straniera nella mia città, sempre felice di trovare la sorpresa di nuovi negozi che mi propongono prodotti alimentari sconosciuti. Compro pinoli e pistacchi a un banco di fratelli rumeni, zenzero da quello di due tunisini, e le verdure invece dai contadini locali. Idem per la carne.
Nessuna spesa di spostamenti assurdi per prodotti da godere freschi!

Compro vestiti cinesi - ché quello le mie finanze mi permettono - ma neanche molti, avendo fatto scorta di prodotti locali nei mercati marchigiani quando lavoravo là. Eleganza mirabile per costi contenuti pur sul made in Italy.
Ma le scarpe le acquisto a Marsiglia o a Tolosa - ignoro da dove giungano, ma non sono prodotti cinesi analoghi a quelli che trovo qui. Devono essere 'altri cinesi'.
Uso la Francia per approvvigionarmi di tutto ciò che arriva dalle loro ex colonie - olive antillesi, marmellate di cocco o di patate dolci, rum - così come di prodotti locali - vini rossi del Côtes du Rhône e il Gaillac (un bicchiere - ve ne prego! - prima d'esalare l'ultimo respiro!). E per così tante altre cose che non saprei neanche enumerarle.
Ma le olive con cui apro qualsiasi cena in casa mia sono rigorosamente taggiasche, così come l'olio e il pesto comprati da amici nel Ponente ligure.

I miei occhi e il mio corpo hanno assaporato tutti i cibi del mondo, e conosciuto infinite varianti di miei simili. Ho bevuto sui gradini di case vittoriane londinesi con vecchi immigrati caraibici, ho comprato vestiti alle missioni nigeriane, spedito lettere e pacchi dall'ufficio postale gestito da una famiglia estesa di vecchie indiane sciatte e sciabattanti.
La musica, ovunque, m'ha fatto godere e immergere nella realtà in cui mi trovavo, riempiendola di calore e intensità. Non ve n'è stata una che non abbia apprezzato - sebbene non tutte me le porterei a casa per riascoltarle fuori da quel contesto.
Ho ballato con chiunque, come fosse ogni volta l'ultimo fandango.

E grazie a tutto questo ho sempre riso tanto - ché solo per quegli storti dei giapponesi il ridere è indice di imbarazzo: per tutti gli altri ridere è ridere [come dire: tutta l'umanità quando si prende per mano costituisce un cerchio; loro sarebbero capaci di fare un triangolo :-D ]
Le ultime risate quelle di due estetiste coreane, a Madrid, mentre si prendevano cura delle mie mani, e mi correggevano bonariamente il mio spagnolo stentato. Cioè - voglio dire - delle coreane che correggono lo spagnolo a un'italiana ridendone con lei! Sto messa male, o forse molto bene ;-)


Sulla falsariga di Danza delle culture. L'identità culturale in un mondo globalizzato, libro bellissimo, appassionante e curioso pur se profondamente scientifico di J. Breidenbach e I. Zukrigl, Bollati Boringhieri, Torino, 2000.

06/12/12

Beware! They are educated!

Sto leggendo un libriccino istruttivo, Istinti e istituzioni di Gilles Deleuze, in cui ritrovo la distinzione tra "libertà da" e "libertà di" in relazione al sistema di governo in un passo di Groehuysen. Nel primo caso, il cittadino è lasciato in pace dallo stato, nel secondo è chiamato a parteciparvi per mezzo della democrazia rappresentativa.
Ora, il maestro Fabio Chiari (in questo video che ho già postato, ma vi segnalo nuovamente per la sua mirabile sinteticità) ha chiaramente svelato la natura illusoria del concetto di democrazia così come interpretato e promosso da secoli da parte di chi ci governa:




Eppure, non tutto è perduto (forse). Se non altro, pur se paralizzati dalle sanguisughe suddette, respiriamo ancora. E, ogni volta che ne abbiamo l'occasione, come singoli e come collettività dimostriamo resilienza - ovvero capacità di reagire raggiungendo risultati eccellenti pur partendo dalle situazioni più avverse.
Bene, allora non trovate sensato - sinché almeno ancora respiriamo - smetterla d'aspettare che questa occasione arrivi dall'esterno, come gentilezza che viene fatta a noi poveri sudditi dello Stato?
Non sarebbe il caso di pensare che, se l'occasione non ci viene data, sia giunto il momento di prendercela

Sottrarsi ai ruoli sui quali come pilastri si regge il sistema economico-politico predatorio attuale, trovare modi per vivere quanto più possibile a parte da quello e così smantellarne le fondamenta, in sintesi riprenderci la vita - rilanciando di quella bellezza, intensità e creatività che solo la persona in movimento può produrre.

Sviluppiamo allora la nostra criticità leggendo, studiando, rimanendo aperti ai discorsi altrui in modo tale da farci - attraverso il confronto con questi - le nostre idee.
Sono persuasa che in questo modo prima o poi troveremo l'ispirazione - ciascuno la sua - per difenderci, reagire e rilanciare, e intanto - già solo vivendo in modo critico noi stessi ora e non arrendendoci mai a diventare servi complici di chi ci sta succhiando il sangue e la vita - saremo parte della creazione di quella coscienza collettiva che come un branco di piranha un giorno riuscirà a spolpare politici e loro controllo delle nostre vite.



04/12/12

Follie da fine del mondo ;-)




Ma se veramente stesse per finire tutto - ovvero per terminare il mondo almeno così come lo conosciamo - quale follie vi concedereste e come stareste vivendo questi ultimi giorni?

Io mangio, bevo, ballo su ritmi tipo questo - e anche questo, questo e quest'altro ancora - e faccio sesso.
Cioè, non ho praticamente cambiato nulla rispetto alla mia vita abituale...

E voi, quali follie da fine del mondo state facendo?

01/12/12

Dei diversi possibili usi delle mollette :-)



Le mollette permettono di disegnare bandiere della pace con magliette e asciugamani stesi al vento...












Le mollette tengono fermi gli spartiti sul leggio di incantevoli musicisti randagi...











Le mollette impediscono alle leggiadre composizioni dei miei amati poeti di volare via come preghiere tibetane...












E di recente ho scoperto che le mollette possono anche darmi parecchio piacere!


Fraintendimenti





Mentre ieri sera tornavo a casa, pensavo a quanto la nostra percezione delle persone che scegliamo d'avere accanto corrisponda realmente a ciò che esse sono nella realtà o quanto piuttosto esse siano una nostra invenzione in funzione di quelle che sono le nostre necessità.
Dico questo perché, quando un rapporto finisce e ci si ritrova soli, si può masochisticamente ma appassionatamente - se uno ha il tarlo della riflessività e della ricerca come nel mio caso - analizzare come siano andate le cose e come si sono percepiti e comportati gli interlocutori.

A mente finalmente lucida - per quanto viziata dal fatto che sia espressione di uno dei due protagonisti della coppia - a me è capitato di recente di accorgermi che con gli uomini che ho amato ho operato in realtà, rispetto al cogliere e memorizzare tutto ciò che essi fossero (o meglio: tutto ciò che di loro stessi essi esprimessero), ho operato proprio in fase di conoscenza una selezione delle informazioni in ingresso nella mia mente prendendo involontariamente e inconsapevolmente quelle che mi piacevano e/o che me li rendevano simili, e tralasciando tutte quelle non di sostegno a queste, o potenzialmente 'dissonanti'/'distanzianti' da me.

E poi gli elementi che ho selezionato li ho messi insieme, di nuovo senza rendermi conto di questo processo di 'costruzione', così che alla fine la totalità era per me l'uomo perfetto - ragion per cui non mi riuscivo poi a spiegare dissonanze/scarti/differenze rispetto a ciò che davo per scontato dovesse essere il suo agire.

D'altra parte il processo di selezione+invenzione che ho messo in atto io nel percepire la persona in questione quella stessa persona l'aveva realizzato nel mettere in scena se stessa per me in base alle sue finalità e ai suoi bisogni, così da venire magari incontro alle mie aspettative e rendersi in tal modo 'appetibile' ai miei occhi. Di fatto, ciò rende l'altro parzialmente 'complice' del mio fraintendimento nei suoi confronti.

In sintesi, dati A lui e B io, accade ciò che segue:
- prima fase: A si esprime come 'x' [dove x = a (ciò che è) + b (ciò che sente di essere) + c (il modo in cui vuole apparire a B)]
- seconda fase: B percepisce a sua volta A selezionando, isolando e tendo insieme come totalità di quella 'x' ciò che le serve [ovvero, dato x = d (insieme di variabili che piacciono a B) + e (insieme di variabili che non piacciono a B), B prende x-e].
Contemporaneamente anche B si 'mette in scena' per A, e nel fare ciò il processo sopra descritto può essere parzialmente analogo nel caso ci si fermi alla prima fase, o completamente analogo nel caso pure A selezioni, isoli e tenga insieme come totalità solo quelle caratteristiche dell'espressione di sé di B che gli servono.


...
..
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Ecco... No, dico, poi ci stupiamo quando i rapporti non funzionano...



30/11/12

Il portico dorato - Un pescatore - L'ospite

Sono circa le 18.30 e scendo dall'auto di mio padre che per qualche ragione m'ha accompagnato a Padova. Nel buio mi lascia in una strada del centro cittadino a quell'ora già deserta. Il blu cobalto del cielo avvolge chiese e palazzi storici di cui nulla m'importa, una nebbiolina fitta e fredda ne sfuma i contorni.
Comincio a camminare sotto i portici luminosi e dorati, pensando che quella sia l'unica zona sicura nell'oscurità e nell'assenza d'anima viva.

D'un tratto, invece, da dietro una colonna, spunta un uomo già avanti con gli anni, visibilmente ubriaco e minaccioso, giacca e cappello impermeabili gialli come quelli d'un pescatore, una pistola in mano che fa roteare nell'aria, con cui gioca, che mi punta addosso completamente privo della consapevolezza di rappresentare un potenziale pericolo. Mi butta a terra con violenza, poi veloce s'allontana.

L'ho scampata, ma sono tremendamente scossa. La gente intorno chiama polizia e ambulanza - la prima raccoglie subito la mia deposizione, la seconda giunge più tardi quando io mi sono già ripresa e temporaneamente allontanata perché ho bisogno di "prendere una boccata d'aria". Mio padre mi recupera, e accompagna a firmare il verbale in commissariato. Mi dicono che la mia versione coincide con quella di altri testimoni (?).

Risalgo in auto - mio padre verso mezzanotte vuole che torniamo a casa. Mentre chiudo la portiera, accompagnato da un amico che m'avrebbe dovuto ospitare quella notte a Padova, mi si avvicina un suo secondo ospite, in quei giorni, oltre a me, e mi dice che gli dispiace tanto ciò che m'è capitato, e che sono una persona stupenda che vorrebbe conoscere meglio. Per questo sarebbe veramente felice di potermi ospitare alcuni giorni da lui, quando vorrò.

Lo guardo da vicino, incantata da quel suo calmo sorriso riflessivo e affettuoso, pieno d'amore.
E' colui che m'ha aggredito - ed è lo scrittore Erri De Luca.


Senza titolo

Fly Away di Vincent Bourilhon
Metamorphosis di David Taggart
Hope di Sue Blackwell



28/11/12

Disegnare cerchi




Alla fine, siamo sempre lì che facciamo bilanci e che continuiamo a sentirci in credito con la vita. Continuiamo ad avere questa sensazione che la realizzazione di noi stessi - la realizzazione del grande progetto per cui siamo venuti al mondo e che pur magari non sappiamo ancora in cosa consista - sia ancora di là da venire.

Anche il giro di giostra è circolare - il mio c'è già stato, ed è stato bellissimo.
Ora voglio solo scendere - ché inizia a girarmi la testa e ho la nausea.


27/11/12

Contro la condivisione



 
No, non sto parlando di Facebook che per ogni minima stupidaggine che ti segnala ti chiede se vuoi pure condividerla secondo un'ottica di viral marketing che mi dà un fastidio disumano.

Sto parlando - più concretamente - del piacere che proviamo nella contemplazione di un'opera d'arte, di un'alba o di un tramonto, nell'ascolto di un brano musicale o di un concerto, nella visione di un film.

Sarà che sin da piccola sono stata abituata alla solitudine, ma da sempre, quando mi trovo in una situazione che mi dà piacere, tendo a vivermela da sola. La presenza altrui mi distrae e 'media' tra me e l'oggetto/evento al quale mi sto esponendo impedendomi di viverlo senza filtri, di percepirlo addosso come assoluto, di farmene attraversare il corpo. La presenza altrui mi dà la sensazione che mi si stia smorzando il piacere e l'esperienza che potrei vivere, che me ne si stia distanziando e - così facendo - mi si stia 'rubando' un pezzo dell'emozione che potrei provare invece da sola.

Ciò mi capita in particolare per tutto quello che riguarda l'atto del vedere. Meno intenso lo sento per l'atto dell'ascoltare, dove anzi - almeno nei concerti punk-rock ai quali assisto di frequente - mi sta bene la condivisione con altri (che posso conoscere o meno, ma con i quali si scambiano sorrisi e sguardi complici al riconoscimento di un accordo ecc.). Eppure, quelle poche volte che ho assistito a concerti di musica classica, di nuovo volevo vivermeli da sola, e la mia mente vagava libera a mettere in scena le sue interpretazioni visive d'accompagnamento.

Il mangiare, forse, è ciò che meno riuscirei a vivere bene come piacere da sola. Quell'esperienza forse è l'unica per me davvero da condividere affinché io la viva nel modo più assoluto. Di un buon cibo o un buon vino sento di dover parlare, raccontare, ascoltare ed esprimere il desiderio di farlo entrare nel mio corpo e quindi assaporarlo e deglutirlo.

Eppure c'è chi, e sono moltissimi, sostiene che si sente privato di piacere e di felicità potenziale se non condivide l'esperienza mentre la compie. Il mio contrario. Si sente 'derubato' se non ha qualcuno/a da tenere per mano mentre la vive.
Dilthey, infine, si riferiva all'esperienza sostenendo che non fosse pienamente conclusa finché non fosse stata raccontata, e con il racconto condivisa. Ecco, con questo posso essere d'accordo. Ma appunto non è l'esperienza diretta, quanto appunto la comunicazione di come s'è svolta. E io adoro ascoltare i racconti e con quelli immaginare di vivere un po' le vite degli altri. Immaginare di viverle, non viverle, non condividerle.

Io non mi sento morire quando seduta sola sugli scogli, al mare, assisto a un tramonto. Io in quel momento sono felice, e non ho alcuna paura. E' qualcosa di assoluto.

I should be all alone in this world
Me, Steiner and no other living being.
No sun, no culture; I, naked on a high rock
No storm, no snow, no banks, no money
No time and no breath.
Then, finally, I would not be afraid any more.




Io nella notte

Questa è per te. Questi siamo sempre stati noi. Un bacio.

Come un gioco di bambina mai toccato per davvero
Come passa il giorno senza me, strano gioco di follia
Come notti sempre nuove resta fermo nella mente
 
Cosi' posso ritrovarti con le dita dei pensieri 
Come tracce di altri sonni faccio fuori la paura
Il motore gira giusto, sono proprio io nella notte
 
Prendo fiato, le mani aperte, com'è dolce darsi tempo
Cosi' posso ritrovarti sottovoce nella rabbia

Bambina davvero aspetto il mio presente
 
Giochi nuovi, le risa, tu che mi vuoi di più
Occhi sparsi, la luce, senti chiudi la mia testa
Senza fiato la mente, ruba in fretta l'occasione
 
I sogni cambiati, seguo piano la mia voglia
tu che giochi sul filo e in fondo non mi cerchi

Senza sosta la corsa, le carezze parlano
 
Lo so, non mi sogni, io non ti cerco. 




26/11/12