29/11/11

Decrescita e Arte a Torino il 6|12|2011

Intanto vi segnalo al volo questo, dal sito del Movimento per la decrescita felice di Torino (notare il sottotitolo del medesimo...).

"Quando il fare è stato finalizzato a fare sempre di più ha cominciato a distruggere sistematicamente la bellezza. Sia la bellezza originaria del mondo, sia la bellezza aggiunta dal fare bene nel corso dei secoli. Nella finalizzazione del fare al fare sempre di più, il mondo è stato ridotto a serbatoio di risorse e discarica di rifiuti. Per ricavare quantità sempre maggiori di risorse si è distrutta senza rimpianti la bellezza di paesaggi naturali o antropizzati. Per trasformarle in quantità sempre maggiori di merci la superficie terrestre è stata ricoperta di incrostazioni orripilanti di edifici e d’asfalto, i fiumi sono stati trasformati in fogne e riempiti di sostanze velenose, l’aria è stata intossicata di fumi orribili a vedersi e devastanti a respirarsi, sono stati abbattuti boschi secolari.

Sarebbe stato possibile perseguitare la bellezza originaria del mondo e la bellezza aggiunta dal fare umano quando non era finalizzato a fare sempre di più, ma era un fare bene finalizzato alla contemplazione, se la bellezza fosse ancora stata considerata un valore nell’immaginario collettivo e nel sistema dei valori condivisi? Se l’arte avesse continuato a proporsi di difenderla anche dalle cause naturali che ne intaccano l’integrità? Se all’arte si fosse continuato a chiedere di esprimere l’esigenza, tanto utopica quanto inalienabile dall’animo umano, di superare i limiti dello spazio e del tempo e creare una continuità tra le generazioni proprio attraverso la difesa della bellezza? Ma come può l’arte preservare la bellezza se le capacità tecniche necessarie a rappresentarla vengono disprezzate e ritenute un freno alla capacità creativa?

Il contributo che, mediante la difesa e la valorizzazione della bellezza nell’immaginario collettivo, l’arte può dare alla definizione di un paradigma culturale capace di arrestare la deriva in cui l’umanità è stata trascinata dalla finalizzazione dell’economia alla crescita della produzione di merci, è un compito entusiasmante anche se non facile, perché occorre ricostruire dalle macerie accumulate in un secolo di distruzioni, di demolizione culturale del saper fare, di semplificazioni, di banalizzazioni, di ideologie spacciate per idee, di marketing spregiudicato spacciato per critica artistica e storia dell’arte, di fatue valorizzazioni verbali del nulla, di arroganza nella gestione del potere.
Il saper fare non è soltanto il mezzo per attuare ciò che si progetta, ma costituisce anche la misura di ciò che si può pensare e progettare".

Per prenotare i vostri posti scrivere a decrescitaearte@gmail.com


28/11/11

Corro veloce, e mi difendo (un manuale per un felice equilibrio seppur instabile?)

"Corro veloce in modo più veloce, corro veloce ma mai abbastanza" - canta un gruppo hc italiano che amo molto, i CGB.

Io sto continuando a 'ridurre le necessità' (ma non il piacere e le sue possibili fonti, attenzione!) e occupo gran parte del mio tempo a elaborare strategie che contemporaneamente sono di difesa dalle istituzioni/scelte di chi ci governa e di una società in cui non mi riconosco, di cura di me stessa e di soddisfazione dei miei desideri, e di sopravvivenza perché ovviamente quella devo garantirmela.

E mi stanco da morire, nel fare questo e nel correre, ma non mollo un attimo - anche perché mi dà molta più soddisfazione la corsa in sé che il raggiungere una meta: la lotta per la vita contro il mio disequilibrio instabile (causato più dal mondo esterno che da me stessa).


Così una ne faccio e mille ne penso, e chi lo sa se muoio prima del traguardo: ma ho come la sensazione che non abbia alcuna importanza (certo, preferirei raggiungere il traguardo - se non altro per riprendere a correre o, altrimenti detto, vivere intensamente).
E voi? Dove volete arrivare? E in cosa sta consistendo la vostra corsa? In quali tappe è articolata?
E soprattutto: quali strategie adottate per renderla più gestibile e appassionante?

PS. Io ne ho un tot di strategie, quotidiane, già ne scrivo qui, ma stavo pensando di postarne sempre di più e condividerle con le vostre; quindi la butto lì: ha un senso tentare di scrivere una sorta di 'manuale collettivo per una vita vera, intensa e felice'? Vogliamo provarci? Chi ci starebbe?
E non pensiate mai che nulla di ciò che scriviamo e facciamo sia una perdita di tempo priva di significato: l'effetto farfalla delle nostre azioni non si può mai dire, quindi cerchiamo di agire 'bene' e di creare un circolo virtuoso (anche solo per mero egoismo, ché assumendo questa prospettiva ne abbiamo tutti da guadagnarci), anche non doveste stare dentro questa proposta (e ci sta, ognuno ha le proprie priorità e il tempo e le energie non sono inesauribili).


27/11/11

Gene Sharp, rivoluzioni non violente e orchidee

Tra i film fuori concorso all'ultimo Festival dei Popoli, ho avuto il piacere di poter assistere alla proiezione di HOW TO START A REVOLUTION, documentario d'esordio del regista inglese Ruaridh Arrow sulla figura e il lavoro di Gene Sharp.

Sconosciuto ai più, quest'uomo apparentemente mite e sicuramente modesto, che s'è meritato l'appellativo di "Clausewitz della guerra nonviolenta", è il fondatore dell'Istituto Albert Einstein, organizzazione no profit per lo studio e l'uso di strategie d'azione non violenza nei conflitti nel mondo, nonché l'ispiratore di quelle che i media hanno chiamato con molta superficialità 'rivoluzioni colorate' - mancando per l'ennesima volta l'occasione di uno sguardo più approfondito alla istanze di intere popolazioni e alle modelità di liberazione non violenta da quelle che nella maggior parte dei casi erano vere e proprie dittature.

Il film, finanziato con la strategia del crowdfunding ovvero la libera sottoscrizione da parte di cittadini di tutto il mondo di un progetto proposto da un autore, ci presenta le rivoluzioni recenti che hanno spodestato tiranni in giro per il mondo con la forza di 198 tecniche elaborate da Sharp - sulla base dell'osservazione ripetuta di diverse rivoluzioni nel mondo - che sono vere e proprie 'armi non violente' capaci di distruggere un sistema in quanto ne fanno crollare i pilastri che lo sorreggono, sebbene ovviamente vadano adattate di volta in volta al contesto locale. Se avete piacere di leggere di tali tecniche (e io ve lo consiglio vivamente proprio per diventare noi stessi più forti e consapevoli rispetto a ciò che facciamo mentre stiamo lavorando nella direzione di 'cambiare un modello e un sistema') qui trovate il volume che le contiene, gratuitamente scaricabile e in italiano: Politica dell'azione non violenta.


Mentre le immagini scorrevano, mi sono venute in mente due riflessioni che condivido con voi. In un passaggio quasi alla fine del film, Sharp incontra un giovane rivoluziario del movimento che ha portato alla liberazione mi pare dell'Egitto da Mubarak; nel rileggere insieme gli eventi che si riferiscano alla 'cacciata' di quest'ultimo, Sharp fa notare al giovane che i rivoluzionari hanno sbagliato perché non sono andati sino in fondo, ma si sono fermati nel momento in cui hanno visto il dittatore vacillare in seguito alla loro azione.
Così facendo, essi a) non hanno fatto cadere il sistema che lo sorreggeva e b) gli hanno dato un'alternativa - quella della fuga, permettendogli però di continuare a esercitare il potere continuando con i suoi sostituti e i suoi fedelissimi a far pesare la propria presenza, forte inoltre dei pilastri politici ed economici che ancora possono mantenere il sistema. Quindi, sostanzialmente, la rivoluzione è fallita, non ha intaccato la base del sistema.
E noi che in Italia non abbiamo neanche cacciato personalmente il Presidente del consiglio come cittadini, ma è caduto per via della pressione dovuta ai mercati internazionali? C'è materiale su cui riflettere...

La seconda considerazione tira in ballo invece Victor Turner, antropologo che elaborò la teoria del dramma sociale - modello che ben può spiegare le rivoluzioni e le proteste in corso nel mondo. Nella terza fase, quella di sospensione delle regole di un sistema politico-sociale e della libera sperimentazione di modelli alternativi per una società, sono contenute le premesse della società futura. Ne parla anche Alain Badiou in un articolo che postai qui alcuni mesi orsono.
Ecco, vi sono situazioni che possono fare paura, perché improvvisamente si sente il vuoto politico, e si ha il terrore di un esito negativo. Ma se creassimo le condizioni per quella sperimentazione, o ci prendessimo gli spazi per vivere un'alternativa di sperimentazione nelle nostre vite quotidiane e con coloro con i quali siamo in relazione, forse potremmo capire cosa fare e come ridiventare protagonisti delle nostre vite in relazione con gli altri, creando davvero quella nuova e diversa società futura che vogliamo. Pensiamo anche a questo.

Ah, le orchidee? Gene Sharp le coltiva con amore, dedizione, tempo e pazienza. Non si sa mai se diventeranno abbastanza forti da riuscire a vivere. E' una scommessa, e l'unica cosa che possiamo fare è decidere se vogliamo giorno per giorno dedicarvi la cura necessaria a cercare di farle crescere e sbocciare.

25/11/11

25 novembre. Un sistema di violenza. La violenza del sistema.


Oggi siamo a 129 donne vittime della violenza maschile solo da gennaio 2011. C'è chi sta tenendo i conti di una mattanza che in primis accade in famiglia - nella civilissima Italia.

Ma a denunciare anche 'solo' uno stupro, oggi - nella 'civilissima' Italia - si rischia anche di venire messe in un centro di detenzione temporanea se straniere: violenza su violenza.
Quindi nessuno dica nulla di diritti che le donne avrebbero acquisito, tanto più che poi non vi sono né politica né modelli culturali a sostenerli.

Vogliamo parlare infatti della devastazione culturale operata da anni di governo di individui in malafede che ci hanno progressivamente sottratto la possibilità di decidere che fare del nostro corpo (concedendo l'obiezione di coscienza ai medici antiabortisti delle strutture pubbliche, sottraendo fondi alle politiche d'assistenza per le vittime di violenze, depenalizzando chi oggettifica le persone alla stregua di 'merci' ecc.)?
E di discorsi mediatici che non si possono più sentire?

Una devastazione di cui sono vittime le donne più degli uomini, ma dove anche questi ultimi vengono 'imprigionati' nell'(im)possibilità di scelta e ridotti ad animali da riproduzione a sostegno d'un sistema che arricchisce pochi con lo sfruttamento di moltissimi - nella civilissima Italia.
Leggete da Me-deA perché la data di oggi è stata scelta per parlare della violenza contro le donne.
E continuiamo a impegnarci perché certe cose, un giorno - anche se non dovessimo vederlo noi stessi di persona - queste cose non accadano più.

24/11/11

Gioco: 7 Links Project

Leggo il post e rispondo all'invito di Hobina a una sessione di autocoscienza (ahem...) sui nostri blog :-D
[giusto per rompere la tensione di questi giorni e prendere tempo per scrivere altre cose più sensate, in questo momento interlocutorio così pesante per tutti noi].


1. Il post il cui successo mi ha stupito
Tatuaggi: l'unicità del corpo attraverso segni visibili. Quando l'ho scritto era un post senza pretese, per me, invece man mano vedevo che sempre più veniva letto - raggiunto attraverso chiavi di ricerca. Non avendo confronto con i suoi lettori perché questi degli ultimi mesi non hanno commentato, mi chiedo se la ricerca sia per volontà di distinzione del proprio corpo e di sé dagli altri - e quindi davvero 'unicità' - oppure se ricerca di modalità visive di identificazione con coloro che hanno un certo simbolo sul proprio corpo...

2. Il mio post più popolare
Autobiografia in musica - ma solo perché è diventato un gioco che ha dato origine a una catena di autonarrazioni e post su altri blog che mi hanno messa in contatto con persone incantevoli.

3. Il mio post più controverso
Non più controverso, ma quello che ha dato origine al dibatto più articolato/divertente è di certo Sesso: hardware, sistemi operativi, applicativi.

4. Il mio post più utile
"Utile a chi?" - viene anche a me da chiedermi. Spero tutti - visto che questo blog è per esortarci a vivere intensamente, con passione, a essere noi stessi e a staccarci dall'immaginario mediocre e da farsi modelli di felicità che insistono su di noi.

5. Il post che non ha avuto l'attenzione che meritava
Ricette per vivere bene. Lì chiedevo un confronto su quelle che per ciascuno di noi fossero le cose veramente importanti della vita, ed è passato quasi completamente ignorato.

6. Il mio post più bello
Amo profondamente tutto ciò che ho scritto sul 'senso di famiglia', quindi Per la mia famiglia, per i miei amici, sia gli analoghi su Metilparaben (Minerva, l'altro culturale e una qualche 'sensazione di famiglia' e Minerva, cosa è 'famiglia' oggi e leggi/modelli anacronistici della stessa).

7. Il post di cui vado più fiera
Senza dubbio il primo che ho scritto per Metilparaben (Minerva, il suo immaginario e la rivoluzione nella vita quotidiana) e poi il racconto La gattaviva.


Bene, adesso rigiro le domande ad altri bloggers:

- Saamaya
- Rosa
- FrammentAria
- Zio Nick
- Alligatore
- Lucien
- Ernest
- Cirano
- ganfione
- OrsaBipolare (linkati tu)
- Carla (idem come per l'Orsetta sopra: linkati da sola)
- ... andate avanti voi, amici miei, altrimenti passo la giornata in elenchi! ;-)

22/11/11

Incastri (quelli...)

Quando sono attratta da un uomo (per ciò che dice e per come lo dice, per i suoi modi di fare ecc.), mi rendo conto che - mentre i miei occhi lo esplorano - mi ritrovo a immaginare come sarebbe 'incastrarsi' con lui: mi peserebbe troppo, addosso, o ce la farei a non farmene schiacciare? Oppure al contrario sarebbe così esile che avrei paura di fargli del male io e rompergli le ossa del bacino dovessi stare su di lui? E ancora: se un osservatore esterno ci guardasse, in quel momento, vedrebbe bellezza nel modo in cui si uniscono i nostri corpi?



Vi chiedete anche voi queste cose o che altro vi viene da pensare, mentre state 'studiando' una nuova persona che vi attrae?


Un tuffo nell'acqua del corpo femminile

La serie OmniPhantasmic di Neil Craver ritrae corpi femminili sott'acqua in ambienti naturali. Un lavoro con tale gioco di luci e ambiente naturale pieno d'insidie che m'ha lasciato senza parole, e che mi ricorda il video che accompagna una canzone drammatica quanto tragicamente romantica come Where the Wild Roses grow di Nick Cave e Kylie Minogue, ormai entrata nel nostro immaginario.


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21/11/11

Del piacere del baratto

Tra Minerva e lo shopping non vi è un ottimo rapporto, e di norma questo rappresenta per lei una probabile frustrazione nel momento in cui le manca qualcosa, perché davvero acquistare cose - quando lei ignora tutti i processi produttivi che vi stanno dietro - le pesa profondamente.

Refrattaria da sempre all'acquisto di cose di marca, per non parlare dei beni cosiddetti di lusso, Minerva ha imparato nel corso del tempo a difendersi sempre più dal dipendere da strutture che prevedano il ricorso a denaro, alla produzione seriale e alle mode del momento, e predilige decisamente far fronte quanto più possibile alle proprie necessità per il tramite d'un felice baratto :-)

Il baratto è lo scambio senza denaro di beni/servizi/competenze. Vi sono già molti che ormai si muovono in questa direzione, negli ultimi tempi, poiché cambiare prospettiva almeno parzialmente su quali siano i propri bisogni/desideri reali - dopo aver riflettuto su ciò che realmente ci fa stare bene - e su come procurarseli senza sacrifici particolari può farci stare bene malgrado siamo amministrati da farabutti che ci hanno dissanguato:
  • baratto di beni (intrisi della storia di qualcuno che li ha usati per un certo periodo di tempo e che nel momento in cui li ricevo, nello scambio con l'altra persona, entrano a far parte della mia storia) che ormai si può fare e vivere ovunque in modi più o meno organizzati [dalle feste tra amici in casa, a veri e propri contesti pubblici per il tramite di specifiche associazioni che li promuovono (a Torino per esempio c'è Senza Moneta, nel cui sito troverete semplicissime informazioni di buone prassi cui ispirarvi per organizzare eventualmente i vostri scambi), ma anche online con per esempio SoloScambio e Zero Relativo] 
  • baratto di servizi (pensiamo all'intero sistema delle banche del tempo, dove tu stiri per me e io tengo i tuoi figli al doposcuola, ma anche ai sempre più frequenti tandem linguistici, ovvero scambi di lezioni gratuiti di insegnamento di lingue straniere e via dicendo) 
  • baratto di competenze (pensiamo a tutti i workshop e i barcamp che ormai sorgono a ogni occasione, in cui ci si scambia informazioni e conoscenze rispetto a esperienze specifiche, dal "come cambiare una lampadina o fissare una mensola" a "come fare un blog" alle buone prassi per la partecipazione dal basso alla vita/politica della società e via dicendo).
Anche in quest'ultimo giro di lavoro, Minerva è stata esposta a situazioni del genere e per l'ennesima volta s'è resa conto che molta della qualità delle nostre vite può passare attraverso forme di ricchezza che ci riempiono la mente, il cuore, i sensi, gli occhi e quindi possono entrare in noi e darci piacere ben più in profondità di un anonimo oggetto esposto in una vetrina.
In tal modo ha recuperato, barattando vecchi foulard, contenitori usati in vetro blu per il bagno, sciarpe nere con frange e perline, nonché una bella borsa in tela decorata che ha subito riempito di marmellate autoprodotte di fichi e albicocche. E tutto ciò che ha dato e ricevuto aveva una storia, così che - intrise di quella - ora per un po' faranno parte della mia vita e un po' di quella si infonderà in loro fino al prossimo scambio. Così come per ogni scambio effettuato ha conosciuto altre persone - vere, reali, concrete e piene d'immaginazione - rimediando altri inviti, altre proposte, altri sorrisi.

Minerva non ha un soldo, ma si sente ricca e pure felice in questo suo vivere ai 'margini' e 'nonostante' un sistema che ai suoi occhi è sempre più di controllo, oppressione e mortificazione che cerca ogni giorno di spremerla di più e renderla misera, infelice e impotente.
Un po' più carina di Tank Girl e decisamente più aggraziata di lei, indosso gli stessi anfibi e sento che queste mie azioni non fanno solo bene a me ma sono anche calcetti quotidiani che tiro alle colonne portanti d'un sistema nella speranza che diventino sempre più friabili...

20/11/11

Wild Thing: un film sulla storia del rock da cantare a squarciagola!

Miei cari, prima di crollare finalmente nel mio caldo lettuccio torno a voi dopo giorni di silenzio - ma prossimamente vi scriverò riflessioni elaborate nella settimana e messe da parte, ben più corpose della presente - con una piccola segnalazione che già so farà morire d'invidia alcuni!

Sono infatti reduce dalla visione di Wild Thing di Jérôme De Missolz, una carrellata a partire dalla biografia e dai gusti personali del regista dall'adolescenza all'età adulta su 50 anni di storia del rock, con interviste e/o ritratti di personaggi quali Iggy Pop – vero e proprio fil rouge del film insieme a P-Orridge –, Eric Burdon degli Animals, Pamela Des Barres che ricorda le orge di Jimmy Page e dei Led Zeppelin, Jimi Hendrix, un cattivissimo Jello Biafra dai Dead Kennedys, Richard Hell dei Television, Peter Hook bassista dei Joy Division, gli Stones, Pete Doherty ecc. Un gran bel film che s'avrebbe davvero voglia di poter vedere in piedi, mentre vengono rilasciati nell'aria suoni che ti danno un'energia e un desiderio tali che il tuo corpo vuole goderne ballando e cantando (perché i pezzi li conosciamo *tutti*)! 


Non devo consigliarvi di scaricarlo e vederlo perché è un reato, nevvero?
Pazienza: pubblicata la clip e l'immagine del narratore citato, vado a nanna sperando che Morfeo, nell'abbracciarmi, abbia le sue sembianze ;-)
Buona notte anche a voi, e buona domenica!

14/11/11

Questa è vita!

Nell'attesa dell'apertura pomeridiana della biglietteria del Cinema Odeon di Firenze - dove mi trovo per lavoro - ho trovato questo posticino nascosto, con prezzi modici, wifi gratuito, cibo che sembra delizioso, musica di sottofondo e una meravigliosa barista svampita quanto me.
Mi godo i vostri post, amici miei, e penso che davvero questa è vita! :-D




13/11/11

Let's take the night off - e sia, concediamoci un breve riposo

Bene, godiamoci il weekend - un attimo solo, quanto basta per un breve 'riposo del guerriero' (ovvero di tutti noi). Ché con questi che ci governano non c'è da stare tranquilli, ché il governo non è caduto per volontà popolare ma grazie a speculazioni bancarie, ché poche famiglie esercitano un controllo mondiale, e ché il capitalismo dell'1 contro 99 sta attendendoci per stritolarci oltre.




Take The Night Off

Brutal - the big picture is so cruel to us
and everyone's life is such a tiny speck
Some of the worst atrocities can pass, fifty miles away to no effect

Power, power

has always been abused
work,debt, poverty, taxes
life's oppressive rules
Power, power
just might never change
No answers will come from our bloodthirsty ways

Let's take the night off from mental stress

let's take the night off - this world's a mess

Captive - held captive by our hopes and dreams

Our best intentions can destroy us
We shouldn't grind ourselves away
Take a break, we need to maintain

Power, power

has always been abused
work,debt, poverty, taxes
life's oppressive rules
Power, power
just might never change
No answers will come from our bloodthirsty ways

Commiserating has run it's course

We'll save the world tomorrow
We'll have to wait until that day
We'll wait, we'll wait
but in the meantime


Let's celebrate the we don't give a fuck
Let's celebrate that we don't care
Let's celebrate that we don't give a fuck
With a middle finger high in the air
Let's celebrate that we don't give a fuck
Take the night off, pass the buck


12/11/11

Pratiche politiche femministe, di Sara Gandini

Non pensiate che le lotte femministe siano lotte delle donne per le donne. Ormai femminismo significa riflettere tutti insieme - qualsiasi sia la nostra molteplice e variegata identità - e lottare contro qualsiasi discriminazione perché una società garantisca davvero il benessere e la possibilità d'espressione a tutt* (dove l'asterisco segna proprio l'andare oltre il mero femminile/maschile).
Leggo, e riposto anche per voi prendendolo da qui e da qui, il testo di Sara Gandini dal workshop dedicato alle pratiche politiche femministe nel FemBlog Camp 2011, condotto anche da Laura Colombo. E' lungo, ma si parla di eros, biografia personale, società, rivoluzione. Vale la pena prendersi il tempo di leggerlo.

[Minerva intanto se ne va un po' di giorni per lavoro, buona settimana a voi!]


Pratiche politiche femministe

di Sara Gandini

Ciao a tutte e tutti

io vi parlerò di alcune pratiche politiche femministe, partendo da quelle più legate ad eventi pubblici di piazza, passando per la nostra esperienza con il sito della Libreria delle donne di Milano, per finire raccontandovi di un gruppo di riflessione in presenza di uomini e donne, con chiari debiti col femminismo.

Noi siamo femministe, siamo eredi di un movimento rivoluzionario che ha portato cambiamenti radicali in molti e decisivi livelli dell’esistenza di tutti, uomini e donne. Famiglie allargate, libertà di scelta su educazione, procreazione, professionalità, salute, imprese femminili che nascono in ogni ambito: sono molti gli aspetti della vita individuale e collettiva dove la libertà femminile è tangibile. Le donne vanno ovunque. Hanno acquisito una forza, una competenza che viene sempre più riconosciuta in ogni campo, come si può vedere anche dai 5 Nobel vinti dalle donne nel 2010 in diversi ambiti, dalla letteratura, alla medicina, all’economia.

Il femminismo è un pensiero e una pratica quotidiana, un desiderio che ha portato cambiamenti radicali nel mondo. La pratica di relazione e del partire da sé, dal proprio sentire, dalla propria esperienza quotidiana, per arrivare nel mondo e ripensarlo, riorganizzarlo, sono state le chiavi di volta. Niente di più lontano dal potere e dalle sue logiche. Le rivoluzioni infatti avvengono innanzitutto dentro di noi, nelle forme della nostra immaginazione, come dice bene Rebecca Solnit in SPERANZA NEL BUIO, Guida per cambiare il mondo.

La Solnit ci mostra come al cuore del processo di cambiamento ci sia la restituzione alle persone della loro capacità creativa e la riattivazione del loro potenziale di intervento nel mondo. Il problema, lei dice, sta nel cambiare l’immaginario del cambiamento. I cambiamenti che contano sono così difficili da fare, perché non scorrono lungo il tempo lineare della Storia, ma seguono il tempo della vita materiale, con i suoi umori, la sua lentezza, le improvvise intuizioni.

Rebecca Solnit fa molti esempi nel suo libro, in uno narra la vicenda di un’attivista che militava nel “Women Strike for Peace” (Donne in sciopero per la pace), il primo grande movimento antinucleare degli Stati Uniti che ottenne il Trattato per la limitazione dei test nucleari del 1963. Raccontava di come si sentisse stupida e inutile una mattina, mentre protestava sotto la pioggia di fronte alla Casa Bianca. Alcuni anni dopo le capitò di ascoltare il dottor Benjamin Spock che dichiarava di essersi convinto proprio allora a intervenire contro i test nucleari, per la pericolosità dei materiali radioattivi che si ritrovavano nel latte materno e nei denti dei bambini: quel piccolo gruppo di donne appassionate e impegnate gli avevano fatto capire improvvisamente che anche lui doveva dedicare attenzione e impegno al problema.

Rebecca Solnit qui ci mostra che la storia non è un esercito che marcia sempre avanti, obbedendo al principio di causa ed effetto, ma è come “un granchio che scappa lateralmente”, è “un rivolo d’acqua che gocciola sulla pietra consumandola” o un “terremoto che spezza secoli di tensione”.

La trasformazione del mondo, lei dice, deriva da un cambiamento che avviene prima di tutto dentro di noi ma spesso, nell’immaginario comune, la lotta politica sembra esplicitarsi essenzialmente con il richiamo alla piazza. E in effetti portare la propria passione politica sulla scena pubblica, che sia uno sciopero, una manifestazione, o altre modalità di vivere la piazza, può essere un’esperienza appassionante, può dare gioia e forza. Si tratta spesso di un’esperienza intensa perché il corpo è in gioco e se ne può trarre un sapere inaspettato; è l’espressione del desiderio soggettivo di esserci e della volontà testarda di comunicare e trasformare la realtà, soprattutto quando la piazza diventa luogo di creatività.

Ci sono molti esempi interessanti che mostrano modalità creative, in cui le donne, ma non solo, fanno invenzioni sulle pratiche anche in questi luoghi. Si tratta di esperienze che spesso nascono o fioriscono tramite la rete, preferiscono l’orizzontalità alla delega e allo schieramento e non riproducono modelli viriloidi nel proprio modo di manifestare dissenso. Pensiamo alle modalità di gestire sia la piazza che lo scambio politico che hanno caratterizzato il movimento degli indignati: si preoccupano di riflettere e fare invenzioni sulle modalità con cui gestire l’occupazione del luogo pubblico, su come prendere decisioni ed esprimere dissenso. Si prendono cura dello spazio pubblico, preoccupandosi di non lasciare sporco, di fare la raccolta differenziata…

Pensiamo anche al movimento NO TAV: le donne e gli uomini che stanno lottando in quel luogo non si arrendono alle logiche dello scontro che piacciono tanto ai media, e cercano di fare mosse che non stanno nel copione del contropotere. Lo si vede bene anche nel video che è circolato in rete in cui una donna, in una scena quasi paradossale, fa un lungo discorso alle forze di polizia: si pone di fronte ad un plotone in tenuta antisommossa e parla agli agenti, richiamandoli alla sua e loro comune umanità, esortandoli a imboccare la strada della consapevolezza e della conoscenza. Una modalità imprevista, quasi insensata secondo l’ordine precostituito, che mostra la possibilità di permettersi sogni che non stanno nella misura dell’ordine corrente. Questa donna ci mostra che cercare modalità per non cedere rispetto alle proprie ambizioni, ai propri desideri permette di non cadere nell’impotenza e non consegnarsi al gioco del potere.

In questa vicenda, come in molte che riguardano i movimenti, possiamo toccare con mano che se i media mainstream mostrano solo gli scontri, le sfide, le pratiche più maschili e funzionali al potere, internet da accesso ad altre pratiche, capaci di articolare il conflitto anche oltre lo scenario dell’appuntamento di piazza, nella dimensione quotidiana, territoriale, culturale, diffusa.

Pensiamo al movimento nato spontaneamente e cresciuto sul web per sostenere la candidatura a sindaco di Pisapia. Ha coinvolto in modo giocoso ed entusiasta persone di tante generazioni disamorate alla politica, ed è riuscito a far vincere le elezioni ad un politico che non aveva grandi appoggi politici e usava un linguaggio nuovo.

Pensiamo ancora all’Agorà del lavoro, nato con il Sottosopra Immagina che il lavoro, documento edito dalla Libreria delle donne di Milano. Si tratta di un luogo fisico ma anche virtuale, che punta sulla possibilità di integrare la riflessione sul web, tramite il blog, con gli incontri pubblici che si tengono in vari luoghi di Milano. Vuole essere una piazza, virtuale e non, in cui il lavoro che cambia prende la parola, partendo dal racconto condiviso di esperienze concrete di uomini e donne di diverse generazioni.

Pensiamo anche ai Flashmob: senza grande organizzazione logistica, sembrano appuntamenti al buio che per permettono alla passione politica di incontrare la passione artistica. Grazie ad internet, fantasia, gioco, arte e politica si incontrano e creano eventi pubblici in cui i soggetti reinventano gli spazi della città per colpire in modo nuovo l’immaginario.

Pensiamo anche alle mazurke klandestine, in cui donne e uomini di diverse età si riappropriano delle piazze con la musica e le danze folk. Di nuovo organizzazioni spontanee, grazie al web permettono di reinventare i luoghi di socialità, dando occasioni di scambio, di relazione e di recupero della tradizione, fuori da logiche di mercato e da una dimensione consumistica della vita. C’è chi suona, chi porta da mangiare e da bere, chi pulisce alle fine della nottata. La piazza viene vissuta come un bene comune di cui prendersi cura e ci si preoccupa di non dare fastidio a chi vive in quel luogo.

Pensiamo allo stesso Feminist Blog Camp, evento pubblico autoconvocato, autogestito, in cui è l’iniziativa personale, soggettiva, di chi vuol mettere in gioco la propria passione politica con altri e altre, a rendere il luogo originale e interessante.

In questi giorni abbiamo visto come in piazza si manifestino anche modalità più violente, aggressive, distruttive, a cui ultimamente anche le donne prendono parte. E in effetti si discute da tempo su come dare uno sbocco politico alla rabbia, un sentimento che molte e molti oggi provano di fronte a questo sistema politico ed economico. E’ importante continuare ad interrogarsi su come esprimere e incanalare in modo fecondo la propria rabbia, un sentimento potenzialmente politico per il potenziale trasformativo che essa porta con sé. Bisogna trovare il modo per dare parole alla rabbia, per estrarne delle potenzialità trasformative, e per vedere che, dalle parole scambiate e condivise, può nascere una maggiore consapevolezza circa le risorse di libertà, le leve politiche che già ora sono nelle nostre mani.

Pensiamo alle Madres de Plaza de Mayo, a come hanno trasformato il loro dolore, la loro rabbia in lotta, senza ripiegarsi individualmente sul vissuto provato.

Daniela Padoan in un libro del 2005 intitolato “Le pazze” riporta le parole delle Madres che dicono: “all’inizio andavamo in piazza per una necessità personale, ma poco a poco abbiamo capito che la lotta individuale non aveva senso, e che lottare solo per il proprio figlio non faceva crescere niente. […] è stato in quel nostro camminare a braccetto, una accanto all’altra, parlandoci e conoscendoci, che abbiamo costruito il nostro pensiero”. Il lavoro politico delle Madres non ha permesso solo una loro modificazione soggettiva, ma anche la creazione di una diffusa coscienza di lotta. Le Madres hanno operato l’invenzione di pratiche politiche di lotta generatrici di libertà, capaci di rendersi evidenti, chiare, leggibili da chiunque, al di là di dichiarazioni e speculazioni.

Ovviamente non è detto che sia sempre e solo la piazza o gli eventi pubblici a registrare un desiderio nuovo e diverso di politica, come sembra emergere dai media mainstream. In internet va in scena anche una politica quotidiana e meno appariscente, fatta di scambi che nascono da relazioni con donne e uomini attivi sul territorio, per diffondere idee e pratiche politiche, per cercare, nei vari contesti, confronto e condivisione. Le manifestazioni, i Flashmob, le performance, sono solo la punta dell’iceberg, la più visibile e mediaticamente riconoscibile. La parte più interessante è l’intenso scambio che precede e segue questi momenti.

Il sito della Libreria delle donne di Milano è una delle forme che ha preso la nostra passione politica. Tutte le settimane si riunisce presso la libreria una redazione composta da donne di diverse generazioni, e qualche uomo, per discutere di politica e quale taglio dare ai contributi politici e culturali che vogliamo pubblicare sul sito.

Una delle contraddizioni che abbiamo messo al centro della nostra discussione è stata la tentazione per la pluralità. Il mito della democrazia paritaria, il clickattivismo e l’adesione al proliferare infinito di cause e appelli, che sembrano caratterizzare la rete di questi tempi, regalano una sensazione pacificatoria che permette di mettere a posto la coscienza. La tentazione che ogni cosa abbia diritto di essere nominata, che per ogni diritto si debba fare battaglia, seduce ma fa perdere la capacità di scegliere e placa la passione politica, in un vortice di attivismo e movimentismo che annebbia le capacità critiche.

Per questo nella nostra esperienza con il sito della libreria delle donne di Milano è stato fondamentale il contributo della redazione carnale, come la chiamiamo noi. Lo scambio tra noi ci ha aiuta a individuare il taglio che metta al centro ciò che più ci preme e la radicalità del nostro pensiero non si perda in un pluralismo democratico tipico della sinistra che non orienta. Lo scambio in redazione, legato alle relazioni in carne ed ossa, ha permesso di tenere la nostra scommessa forte, quella di fare politica in rete senza rinunciare al senso critico necessario di fronte alla velocità delle informazioni e senza rinunciare ad uno sguardo aperto sul mondo.

Un altro aspetto di questa politica che è emerso con l’esperienza del sito, mostrando tutta la forza delle sue contraddizioni, è stata la consapevolezza della precarietà di questo progetto. Il sito infatti è un progetto che regge non per volontarismo ma per il desiderio che ciascuna e tutte sono disposte a spendere. Se in un progetto politico il motore non è il dovere bensì la passione non c’è nessun meccanismo esterno che garantisca la tenuta della cosa: ci siamo rese conto che è necessario esserci in prima persona, con forti relazioni, altrimenti tutto si sgonfia, perde di senso e può anche finire. Il sito c’è da anni, ma potrebbe finire domani – la Libreria stessa ormai fa parte della storia, esiste da più di 30 anni, ma è appesa allo stesso filo. La precarietà è data dall’assenza di meccanismi esterni che possano dare “garanzie”, come contratti, organizzazioni rigide, ruoli istituzionali, diritti garantiti. Ma la precarietà è data anche da conflitti che emergono nelle relazioni tra donne, di cui la storia della politica delle donne è tra l’altro costellata. Non ci sono contratti o regole che ne assicurino lunga vita.

Questo senso che sempre deve essere ritrovato dentro di sé per dare vita alla politica, pone in primo piano la soggettività e le relazioni, e può spaventare perché richiede tante energie per la cura delle relazioni. Non da garanzie rispetto alla tenuta del progetto ma è in grado di restituire entusiasmo e passione.

Un altro aspetto importante che è emerso con forza durante il nostro percorso è stata l’esperienza, che ci proviene dal movimento politico delle donne, che portare il proprio corpo e stare in presenza, pensare in presenza, è fondamentale per la passione politica.

Chiara Zamboni nel suo libro Pensare in presenza spiega come nella politica delle donne il piacere della presenza ha avuto effetti sulle pratiche. “Le donne desiderano partecipare ad un percorso politico dove il contagio, il contatto, la compresenza e le narrazioni di contesti vissuti sono essenziali. Si tratta di un godimento d’essere che crea effetti a catena nelle pratiche politiche inventate dalle donne, che alcuni uomini hanno cominciato a comprendere, ad apprezzare.”

Chiara punta l’attenzione anche sull’importanza del godimento, dell’eros anche in politica. “Godere della presenza” lei dice “accompagna un’apertura involontaria agli altri, a cui partecipiamo con tutti i nostri sensi. È data dal fatto che il lato inconscio del corpo ha con le persone e le cose legami molteplici, pulsionali, di affettività corporea.” Lo possiamo toccare con mano anche qui al Feminist Blog Camp e al fermento che si è creato attorno a questo evento che nasce da scambi, relazioni, contesti che si sviluppano prevalentemente su internet ma che poi hanno bisogno di scambi in presenza.

Partendo sempre dal desiderio di scambiare in presenza e di riflettere su cosa vuol dire essere uomini e donne che vivono in un’epoca caratterizzata dalla caduta del patriarcato, dall’avvento della libertà femminile, è nato un gruppo di uomini e donne, di diverse città, chiamato ironicamente Intercity-Intersex.

Siamo uomini e donne venuti dopo il femminismo, con chiari debiti rispetto alle donne che hanno fatto il femminismo, ma convinti che il discorso sulla separatezza avesse senso negli anni ‘70 proprio perché metteva le basi per poter interloquire con l’altro a partire da un desiderio. Ora vogliamo giocarci il desiderio di relazione tra uomini e donne, senza rinunciare a mettere al centro ciò che i corpi ci insegnano.

Partiamo dal presupposto che la rivoluzione femminista dipende anche dalla nostra capacità di pensare questa trasformazione e di indirizzarla con i nostri desideri, le nostre scelte, le nostre pratiche. Siamo convinti che dipende anche dalle risorse umane, culturali, esistenziali che sapremo investire in questo cambiamento. I nostri incontri si basano sull’esigenza di riflettere sulle relazioni fra i sessi, individuando e nominando i nodi che attraversano le nostre vite, le nostre relazioni e condividere insieme le nostre esperienze e le nostre riflessioni.

Inizialmente ci trovavamo nelle case, tenendo la pratica del partire da sé e lo scambio in presenza come cifre del gruppo. Poi il gruppo si è allargato al contributo di altri ma al centro rimane il piacere dello stare assieme, di prendersi cura delle relazioni, in luoghi belli, regalandosi momenti di scambi anche al di fuori di momenti puramente intellettuali.

L’attrazione, l’eros, il desiderio di relazione sono stati nominati come aspetti su cui volevamo puntare fin dall’inizio perché non ci interessa ricadere nel discorso della necessità della relazione con gli uomini in quanto necessaria per costruire una convivenza più civile, non segnata dalla violenza. Si tratterebbe di una esigenza finalizzata a un obiettivo nobile ma, se non sorretta da un reale desiderio di incontro, di scambio sincero con l’altro, diverrebbe di corto respiro.

Il desiderio di scambio però si è accompagnato immediatamente alla necessità di aprire conflitti e anche in questo ambito si è visto come fosse fondamentale lasciare spazio all’attrazione per l’altro. L’eros è l’essenza delle relazioni e lasciandogli spazio può capitare qualcosa di nuovo, di interessante anche nei contesti più impensati. Lo sanno bene le donne con l’esperienza del femminismo degli anni ’70. Si tratta di una forza che trascina, che rende inventivi. L’esperienza dell’erotismo è legata alla necessità dello scambio con l’altro, al sentimento del non bastarsi, e permette di fare aperture date dalla curiosità, dal desiderio di capire, di conoscere dove l’altro sta andando, di sbilanciarsi sull’imprevisto.


11/11/11

Considerazioni post-amplesso tra orsetti



Oggi l'oculista, durante la visita, m'ha detto che non era necessario che mi dilatasse le pupille con l'apposito collirio, perché le ho grandi di natura e vedeva perfettamente la retina già così. In quel momento ho pensato maliziosamente "e non m'hai mai visto dopo un orgasmo, caro!".
E ora sono qui, con pupille presumibilmente enormi su occhi da cerbiatto.

Io: "Un amico dice che tra gli umani funziona come per i gatti: le gatte vanno in calore e i gatti, che sono sempre in latenza, si 'attivano' quando sentono la disponibilità delle gatte"
Lui: "Sì, in effetti è così. Se una vedo che ci sta, mi cerca, è disponibile, io ci vado"
Io: "Ma ci vai con tutte?"
Lui: "No, tutte proprio no. Non è che se una passa per strada dico che me la farei. Però se questa fosse disponibile e io trovassi che fisicamente può andare, allora ok"

Io: "Questo è perché una magari ci sta, ma non è 'desiderio' vero e proprio, no?"
Lui: "No, infatti, il desiderio è molto, molto di più: cioè, è volerci fare altre cose, molto di più che volerci fare solo sesso"
Io: "Ah. Tipo cosa?"
Lui: "Non so... tipo parlarci".

In effetti, per uno che è riuscito a farmi concentrare nove mesi di una storia d'amore finita in una logline di due righe quando mi propose di raccontargliela, concedere a qualcuna una conversazione vera e non due battute finalizzate a una scopata|di|passaggio indica veramente desiderio profondo piuttosto che semplice attrazione.

Lui: "Cioè, non è che quando faccio sesso sto a guardare di far stare bene l'altra persona: non lo faccio per lei, mi concentro su quello che provo, su quello che sento fisicamente con la tipa con cui sono, quindi tanto meglio se lei è presa bene, ma non lo faccio per lei"
Io: "Ma la guardi e ti prendi bene a guardarla?"
Lui: "No. Non la guardo, non più di tanto almeno. Mi concentro su quello che sto vivendo, sulle sensazioni fisiche, che poi sono la cosa più bella. L'apice è ok, però tutto il durante è una figata!"
Io: "Ah. E io che mi perdo per conto mio ti dò sensazioni piacevoli?"
Lui: "Ah, tu te ne vai proprio in un'altra galassia... Sì, in effetti dai tanta soddisfazione".

Al che io penso "no, mio caro, sei tu che mi dai tanta soddisfazione, se pur non essendo innamorata di te mi fai godere tanto" - ma col cavolo che ti faccio complimenti.
Mi guarda con un sorriso furbo, sorrido anche io con la mia faccia da monella, mi passa la mano nei capelli e mi spettina affettuosamente - non che di norma siano molto pettinati.

Io: "Uhm. Fammi capire, ma con me è perché sai che con te mi piace, e quindi sono disponibile, oppure è perché ti piace la conversazione?"
Lui (ridendo): "Eh, questa è difficile!".

Ecco, ci vuole molto poco a rendermi felice.
Tipo che mi si dica che non si sa cosa scegliere tra le cose con le quali posso far provare piacere a qualcuno. Cose che oltretutto faccio involontariamente, ché io - in realtà - penso solo a me stessa ;-)


10/11/11

Madeleines alle mele, cannella e mandorle

Da tanto tempo non ci stiamo più coccolando - persi come siamo nel dare il nostro contributo e nel sostenere la speranza di cambiamento in atto* - vero?
Bene, per favore, torniamo a farlo - ché se non iniziamo a prenderci noi cura di noi stessi, non possiamo sperare né di stare bene indipendentemente dal mondo esterno, né di offrire a questo qualcosa di positivo e buono con la nostra presenza :-)

Minerva, nei vari incontri che sta sperimentando di recente, ha conosciuto la food writer Radicchio di Parigi, il cui blog - dedicato alla cucina e all'alimentazione - sembra avere analogo scopo a questo, ovvero farci del bene. Ciò che lei promuove non è infatti il fast-food (orrore!), né il junk-food (orrore nuovamente!) bensì una cucina fatta con affetto, pensando ai commensali e al piacere dei sensi, prediligendo alimenti semplici ma saporiti e una bella presentazione che incanti gli occhi; se poi tutto ciò riesce pure a rimandare a sapori della nostra infanzia che ci facciano 'sentire a casa', ecco che abbiamo il comfort food, definizione che mi ha dipinto un sorriso in volto da un orecchio all'altro.

Ed eccoci alla ricettina che, su mia richiesta, Radicchio di Parigi ha scelto dal suo blog per noi, per rincuorarci in questa stagione che sta volgendo (ahimè!) al freddo e al buio. Lei consigliava di accompagnarla con un buon Passito di Pantelleria e io concordo - ché preferisco investire denaro in poche cose ma buone e magari mangiare meno ma meglio.
Prendetevi cura di voi, coccolatevi - non lo farete mai abbastanza ;-)


Madeleines alle mele, cannella e mandorle

Ingredienti per 16 madeleine:

2 mele renette
½ limone non trattato
25 g di mandorle pelate
1 cucchiaino di cannella in polvere
3 uova
150 gr di burro salato fuso
150 gr di farina
150 gr di zucchero
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
Lavate, asciugate e grattate la scorzetta del limone.
Sbucciate e tagliate a dadini le mele.
Tritate grossolanamente le mandorle.
Passate al setaccio la farina ed il lievito insieme.
Battete le uova con lo zucchero, poi aggiungete la farina e il lievito setacciati, i dadini di mela, la cannella, le mandorle, la scorzetta di limone grattugiato ed il burro. Mescolate fino a che il composto risulti liscio ed omogeneo.
Lasciate riposare almeno un’ora in frigorifero.
Riscaldate il forno a 270°. Riempite gli stampini di silicone e passate in forno le madeleines per 4 minuti. Riducete la temperatura a 210° e continuate la cottura per 4/6 minuti fino a che risulteranno leggermente dorate.
Sfornate le madeleines e  fatele intiepidire su una griglia.


* Se c'è una cosa che mi fa impazzire, è che nei vari aggregatori di blogger questo mio sia indicizzato nell'ambito 'erotismo', il che significa che anche loro, involontariamente, stanno aiutandomi a promuovere l'idea che l'eros sia qualcosa che può/deve investire tutta la nostra esistenza come 'energia vitale', desiderio da vivere con tenacia e risolutezza in ogni cosa che percepiamo e facciamo, non necessariamente di natura sessuale, bensì anche il modo in cui, come per esempio in questo caso, cuciniamo e percepiamo il cibo: non trovate anche voi deliziosamente ironico tutto ciò? :-D

09/11/11

KEEP YOUR COINS: I WANT CHANGE. Strategie politiche, decrescita, lavoro dell'immaginazione

Mie/-i care/i, avrei così tanto da scrivere in questi giorni!
Tante cose belle da segnalarvi, tante buone ricette, tanti racconti intimi da condividere.

Eppure prevale un'altra sensazione: quella di voler vivere il momento - il presente sul quale tanto sempre insisto - rimandando a domani tutto il resto e senza farmi prendere dalla fretta. Ché in realtà, poi, sto già facendo di tutto per vivere oggi il domani che vorrei, e vi invito a fare lo stesso perché anche questa è una strategia di cambiamento verso il mondo che vogliamo. Anzi, forse è una delle strategie più forti.

Cosa c'è, al momento presente?
Io non so se pure voi lo stiate avvertendo intorno, ma ciò che sento risuonare nella mia esistenza reale e nei blog che frequento è il bisogno di un'altra vita, di altri modelli esistenziali ed economici; avverto come un diffuso bisogno di fare, sperimentare e sbagliare anche, forse, ma in modo diverso da quello precedente; c'è intenzione di comunicare, informare, rendere tutti consapevoli e responsabili di sé, delle proprie scelte, del proprio futuro in una arena in cui tutti possano, anzi debbano!, partecipare; mi sembra che ci sia bisogno di comunità, che si sia esausti dal sospetto, dalla paura, dalla solitudine; vedo ovunque desiderio di riprenderci ciò che sentiamo nostro e usarlo pienamente e bene - ovvero non come prevaricatori, sfruttatori e stupratori delle vite altrui.

E' come se stesse per spalancarsi un immenso vuoto, che alcuni stanno già riempiendo di luce e calore per gli altri - per costruire un ambiente nuovo e accogliente, con regole completamente differenti dalle precedenti.
Un rifugio che finalmente ci costruiamo noi e che è espressione della nostra sensibilità e creatività, con regole condivise che ci diamo, ma né leggi assolute, né imposizioni dall'alto.

E in questo sto trovando tante cose interessanti intorno, dalle quali lasciarmi ispirare per cui, oggi, voglio semplicemente condividerle con voi - per quando avrete (o vi prenderete) il tempo e il desiderio di sviluppare la vostra strategia per stare bene, ed essere felici :-)

-> La butto là così (ma il discorso è lungo) è un'intelligente introduzione a tutto tondo alla questione
-> La sottile differenza fra il fare centro e il prendere il muro a testate è un'analisi sottile dell'attuale situazione socio-politica italiana e un'accorata esortazione e riprenderci il potere ed esercitarlo insieme, cui tende anche IDOLA, FuORI! 16 - Spirito d'elite
->Il grande marziano, invece, dall'inizio di ottobre ci sta facendo fare un viaggio a puntate nelle teorie della decrescita, che danno ottime indicazioni per bilanciare quella crisi che finalmente ha fatto prendere coscienza tutti dell'autodistruzione cui il sistema capitalistico condanna il mondo
->e infine le parole di Samaaya, su dono e comunicazione e sull'immaginazione, perché quest'ultima prelude al desiderio, il desiderio alla volontà e la volontà all'azione ;-)
-> non siete ancora ispirati quanto necessario? Guardate allora queste meraviglie - che ci è dato creare, percepire e apprezzare, realizzate e/o custodite dagli esseri umani - esempi incantevoli di buone ragioni per vivere. Non sono abbastanza per convincerci che ha un senso riprendere in mano la nostra esistenza e buttarvi fuori tutto ciò che l'ha deturpata e soffocata sinora?

 
Buona vita a tutti voi! :-)


07/11/11

Elisatron legge le "40 ragioni per cui le puttane sono le mie eroine", di Annie Sprinkle

Dal reading King Kong Bloggers, svoltosi al csoa Askatasuna di Torino all'interno del Feminist Blog Camp il 29/10/2011, Elisatron legge le "40 ragioni per cui le puttane sono le mie eroine" di Annie Sprinkle - sperimentiamo la modalità Human mic come contro-liturgia ;-)



The Forty Reasons Why Whores Are My Heroes
by Annie Sprinkle
American Perfomance Artist and Sex Guru

Published 1998 in Post-Porn Modernist

1. Whores have the ability to share their most private,sensitive body parts with total strangers.
2. Whores have access to places other people don’t.
3. Whores challenge sexual mores.
4. Whores are playful.
5. Whores are tough.
6. Whores have careers based on giving pleasure.
7. Whores are creative.
8. Whores are adventurous and dare to live dangerously.
9. Whores teach people how to be better lovers.
10.Whores are multi-cultured and multi-gendered.
11.Whores give excellent advice and help people with their personal problems.
12.Whores have fun.
13.Whores wear exciting clothes.
14.Whores have patience and tolerance for people other people could never manage to put up with.
15.Whores make lonely people less lonely.
16.Whores are independent.
17.Whores teach people how to have safer sex.
18.Whores are a tradition.
19.Whores are hip.
20.Whores have good senses of humour.
21.Whores relieve millions of people of unwanted stress and tension.
22.Whores heal.
23.Whores endure in the face of fierce prejudice.
24.Whores make good money.
25.Whores always have a job.
26.Whores are sexy and erotic.
27.Whores have special talents other people just don’t have. Not everyone has what it takes to be a whore.
28.Whores are interesting people with lots of exciting life stories.
29.Whores get laid a lot.
30.Whores help people explore their sexual desires.
31.Whores explore their own sexual desires.
32.Whores are not afraid of sex.
33.Whores hustle.
34.Whores sparkle.
35.Whores are entertaining.
36.Whores have the guts to wear very big wigs.
37.Whores are not ashamed to be naked.
38.Whores help the handicapped.
39.Whores make their own hours.
40.Whores are rebelling against the absurd, patriarchal, sex-negative laws against their profession and are fighting for the legal right to receive financial compensation for their valuable work.


06/11/11

I feel myself - quale mirabile perversione comunicativa! :-D


 

"L'obiettivo di ifeelmyself è semplice: portare l'orgasmo femminile fuori della sfera del teatro del porno, e presentarlo nel contesto erotico che merita. Le nostre collaboratrici sono donne normali d'accordo con la nostra filosofia e sono disposte a condividere i loro autentici orgasmi con le telecamere. Molte partecipano anche a un colloquio franco ('elucubrazioni'), alcuni film dei loro orgasmi sono fatti a casa ('fatti in casa") e almeno una volta alla settimana andiamo a girare nel luogo di una fantasia di una collaboratrice o a rivivere un'esperienza insolita di masturbazione; tutte le sequenze di orgasmo sono assolutamente genuine, prive di copione e girate in stile documentario, per lo più con angolazioni multiple."

Questa è una delle presentazioni più furbe, geniali, brillanti, astute per un servizio di video a pagamento che abbia mai letto!
Mi viene quasi il sospetto che stiano parlando seriamente...

Ma continuano anche, eh? (vediamo il resto della presentazione con italico+sottolineature nonché commenti in rosa miei).

"Welcome to our corner of the web, where we’ve been busy making real, natural, and ethical representations of female self-pleasure. IFM is designed to appeal to anyone interested in an intense study (c'è davvero qualcuno che studia l'argomento seriamente così, via web?) of the female orgasm.
IFM is a project that defies categorisation. Our society tends to draw distinctions between pornography and erotica, art and sex. We desire to allow them to intersect without exclusivity, and we want to cross the borders between these categories to create a holistic erotic experience (e quando sento parlare di 'olistico', già mi viene in mente Carlo Verdone versione hippy).

[...] What you’ll find on IFM is real women having real orgasms. We are dedicated to encouraging our contributors to have honest, raw, impassioned experiences and we refine our aesthetic approach (seeeeeeeeeee!) to capture that. [...]
In its focus on male pleasure, mainstream pornography marginalises the female experience and often deprives it of its dignity (cioè, hanno proprio preso la cosa sul serio, fino ad assumere una finalità etica). We want to do our part to restore the balance (ach! e militante femminista pure!) by creating images of female sexuality that are constructive (eh?), honest, and personal. If we really want to know everything there is to know about female pleasure, we need to look at it carefully and respectfully, to focus on its nuance (ah, non ho dubbi che in moltitudini tra gli esponenti del sesso maschile lo faranno!!!) [...].

IFM also offers you a chance to consider sexual media on an aesthetic level, and our particular approach prioritises high production values and distinctly feminine imagery (tutti, ma tutti si pongono tutti i giorni queste questioni...). We play with light and shadow, colour and composition, in order to reveal movement, highlight the forms of the feminine, and to illustrate the depth of pleasure experienced by our contributors (seeeeeeeeeeeeeeeeeee #2, al limite "the depth of pleasure experienced by our" staff - dite la verità!). The IFM aesthetic has evolved significantly since its inception as the tastes and skills and creative energies of its creators have progressed. It has also included the transition into High Definition, which allows us to translate her experience more clearly (ahahaha!!! che cialtroni!).

If you so desire, we invite you to read into what you see and to consider the subtext of what we produce (ecco, qui stiamo andando davvero oltre, questi sono dei virtuosi della cialtronaggine!). There are so many things to consider – viewership, the voyeur and the exhibitionist, female sexual autonomy, the aesthetic value of sexuality, and whatever else presents itself to you (eccerto - chiunque approcci queste clip passerà il proprio tempo a riflettere sui sottotesti veicolati dall'immagine, mica è lì per eccitarsi!) [...]".

Mi raccomando - avete capito? - fate tutti i compiti suddetti! Ché la qui presente maestrina dalla penna rossa vuole la vostra relazione su una clip a vostra scelta entro 24h! :-D










04/11/11

Dal FemBlog Camp -> report, post-porno e accorate esortazioni!

Duecento donne (dicono le organizzatrici Femminismo a Sud e Sguardi sui Generis), ma che fossero donne o uomini alla fine non aveva più alcuna importanza nell'invito alla partecipazione al FemBlog Camp rivolto a chiunque, qualsiasi genere si sentisse d'essere e/o di voler vivere, ché sono state la condizione di sottomissione, assenza di potere, emarginazione e riduzione al silenzio in quanto altro/a/i/e rispetto al 'sistema patriarcale' le variabili alla base dell'incontro nel quale laboratori di autoformazione e momenti conviviali hanno permesso di approfondire meglio contenuti e strategie per opporsi a un sistema castrante le nostre possibilità d'espressione e di vita.

Minerva da vent'anni partecipa a iniziative del genere, e tutte queste occasioni sono sempre state felici. In questa ha avuto la possibilità di incontrare molte/i che ancora non conosceva e che ha visto condividere in larga misura quella che è la sua prospettiva sulla questione. Faccio mio il manifesto delle donne metafemminili, delle XXD (una rivista che vi consiglio caldamente proprio perché ben oltre - 'meta' appunto - rispetto alla solita tiritera della 'differenza di genere' da femminismo della prima ondata cui riconosco alcuni meriti ma soprattutto moltissimi limiti) - che sento particolarmente caro perché tanto potenzialmente manifesto dell'umanità liberata in tutte le possibili variabili(tà) di genere/i e quindi vedermi ancora più d'accordo.

Sulla scia di questo, tra i vari workshop che davvero meritavano tutti e quindi appunto in assenza di ubiquità ci si è dovuti accontentare con rammarico di saltare dall'uno all'altro, appassionante è stata la presentazione di Slavina sul post-porno - in cui mi sono pienamente riconosciuta nei contenuti che propongo a voi in questo blog, sebbene meno con le pratiche e strategie che lei propone, ma che mi vedono ben interessata e curiosa di parteciparvi/promuoverle in futuro.
Slavina ha tra l'altro invitato le presenti a salire sul palco con lei la sera di sabato nel ruolo di King Kong Bloggers per una performance ferocemente femminista e la sottoscritta, insieme ad altre (tra le quali alcune linkate nel suddetto widget), c'è stata leggendo alcune righe dal post Sono masochista - quelle che avevano senso rispetto al contesto e di questo ringrazio l'editing e il confronto con Ornella delle XXD e Alessandra di pietro (su quest'ultima scriverò a breve, dal momento che ha pubblicato un libro dal titolo Godete!, volete mica che Minerva se lo perda?).

Il post-porno, che davvero ha moltissimo a che fare con la mia visione dell'eros - ovvero come modalità del sentire e dell'agire che reca in sé anche la liberazione dell'umanità dalla coercizione di poteri disumanizzanti - mi spinge ad aprire un piccolo widget a lato per darvi qualche indicazione introduttiva: dopo di che, amatevi, siatevi complici e sperimentate con tenerezza tutto ciò che vi può dare felicità e piacere senza paura e senza preoccuparvi di 'ciò che la gente può dire'! :-)

Infine ho imparato un po' di più sull'uso delle tecnologie virtuali e sugli inghippi della rete, così mi sono lanciata - e adesso oltre a facebook e blog vari twitto anch'io! Certo, a voi sembrerà una stupidaggine, ma per me quel sistema è osceno (e non nel senso post-porno) quindi lo guardavo sempre con sospetto e inquietudine - non che ora sia così sveglia come vorrei, e naturalmente nella mia miseria non posso permettermi cellulari che dialoghino con tutto, ma è un pezzo in più dell'essere presenti in rete con una certa visibilità, operando il disturbo necessario in questo momento storico e politico per cambiare le cose così come vorremmo.

Ecco, forse non sarò in sintonia con tutto ciò che è stato detto, né con le strategie con le quali ci siamo lasciate o che si stanno discutendo nella lista di discussione creatasi in seguito al camp. Ma sono stata contentissima di parteciparvi per tutti i suddetti motivi, e perché due elementi del mio essere anarchica hanno avuto nuova conferma in questi tre giorni: la celebrazione dell'essere umano anche oltre la reazione al dominio patriarcale - ovvero tutti i generi riconosciuti, ammessi, rispettati e celebrati - così come l'autodeterminazione e l'esercizio del potere senza deleghe. Come ha detto anche Enza di Malafemmina, "prendiamoci lo spazio, parliamo, apriamo blog, stiamo in rete, siamo presenti" nonostante l'ignorarci da parte dei media ufficiali e del mondo della politica.

Ecco, a questo esorto ancora una volta pure voi, miei cari: prendetevi lo spazio e parlate, siate presenti e agite, non mollate un centimetro del terreno conquistato per esprimervi.
Ne va delle nostre vite.


Per una rassegna completa sul FemBlog Camp, seguite questo -> #femblogcamp: il più grande spettacolo dopo il big bang!
Quello che ho letto con più piacere (e ne attendo con ansia la seconda parte) è questo di -> Elisatron


03/11/11

Artisti, profeti, guerrieri



Condivido con voi una visione intensa che in questo momento risuona con i miei pensieri, risoluti ma mai disperati. Ché intanto leggo, scrivo (a breve report dal FemBlog Camp, ve l'ho promesso!), e spunto l'elenco delle cose che, appassionata, mi dà vero piacere fare.

da http://nishangainberlin.blogspot.com/ (grazie, sorella!)