29/09/11

Imparare/insegnare/condividere

Ho scelto in qualche modo (o mi ha scelta lei) una vita in cui non mi accontento mai, ma non ho desideri che non possa soddisfare. Molti di questi riempiono la mente e l'anima e annoverano il mio imparare e insegnare continuo - in un processo fluido di scambio e condivisione di saperi con gli altri.

Ciascuna mia opinione si costruisce attraverso la sintesi di diverse prospettive di interpretazione, e cerco sempre di guardare alle cose da punti di vista inediti - non per amor di distinzione, ma per evitare posizioni dogmatiche non basate su alcuna riflessività ma solo su posizioni immotivate quanto assolute del tipo "se tutti la pensano così, è la giusta interpretazione".

Sono diventata esperta di cose inutili, so fare molto per conto mio, e alla fine sopravvivo sempre. In più alimento la curiosità - grazie alle ispirazioni che mi danno gli altri, ciascuno con le proprie passioni e i propri interessi, che aprono finestre su pezzi di mondi dei quali spesso ignoro l'esistenza.

Sì, studiate sempre (ovvero leggete, guardatevi intorno, ascoltate gli altri): e non perché vi servirà a qualcosa a livello lavorativo, ma per il vostro piacere. Quando vivete in questo modo, con curiosità e voglia di imparare, non sarete davvero mai poveri né infelici. Malgrado ciò che vi diranno gli invidiosi frustrati che seguono modelli fasulli di felicità, e non riuscendo a raggiungerli vi criticheranno e tireranno a farvi stare male - ovvero a farvi stare come loro ;-)

Buona giornata! :-)


28/09/11

Nuovo attentato alla libertà di informazione

Da questa settimana entra in Parlamento il DDL sulle intercettazioni, in cui è presente una famigerata "norma ammazza-blog" che prevede l'obbligo di rettifica immediata e multe fino a 12mila euro non se stiamo dichiarando il falso, bensì se la persona in oggetto della quale stiamo parlando si dichiara non concorde con le nostre affermazioni su di lei. In pratica, ci obbligano a mentire, obbligandoci a rettificare anche informazioni corrette - imposizione che cade sulle nostre teste senza inchiesta, senza processi (in Italia esiste il reato di diffamazione: qualora l'interessato si sentisse accusato ingiustamente potrebbe querelarci e affrontare l'iter normale per queste vicende) - pena multe salatissime. Una violazione totale della libertà di parola e di informazione, per tutti coloro che - liberi da catene servilistiche e dalla propaganda in atto in questo paese - ancora raccontano le cose come stanno.

Ecco alcuni link per capire la grave situazione:

Sto cercando in rete informazioni per azioni/mobilitazioni contro questa ennesima scellerata violenza di cui siamo oggetto. Quello che trovo lo pubblicherò in calce a questo post. Se voi aveste indicazioni in merito, vi prego di mettermene a conoscenza nei commenti.

Da Francesco Zaffuto invece:
http://www.lacrisi2009.com/2011/09/rettifiche-in-questo-blog-gia-fatto.html

27/09/11

Crema di ricotta al limone

Minerva stamattina è andata al mercato, dove il lattaio le ha venduto un bel po' di crema di ricotta di pecora - che lei temeva fosse molto saporita, scoprendo invece che non è così (bensì è solo più digeribile di quella di latte vaccino). Tornata a casa - complice la presenza di un giovane ospite che da alcuni giorni pernotta sul suo divano in soggiorno (vi ho già raccontato di couchsurfing) e che la invoglia a cucinare per entrambi - ha deciso che tale formaggio sarebbe stato l'ingrediente-base per un qualche dolce dal profumo d'estate.

E così, cercando in rete, ho trovato questa ricettina facilissima che convido con voi per una crema al cucchiaio di ricotta e limoni - così da fare il pieno d'energia e di coccole mentre combattiamo le nostre quotidiane rivoluzioni ;-)

Crema di Ricotta al Limone

Dosi per 4 persone

400 g di ricotta (io l'ho scelta di pecora)
100 g di mandorle tritate
3 cucchiai di zucchero a velo
2 cucchiai o qualche goccia di essenza di rum
1 tuorlo d'uovo
1 limone non trattato
100 g di uvetta
1 pizzico di vaniglia

Mettete l’uvetta in una tazza d'acqua tiepida ad ammorbidirsi.
Lavorate il tuorlo in una ciotola con 2 cucchiai di zucchero, incorporatevi il rum e la ricotta, quindi mescolate con una frusta fino ad ottenere un composto cremoso.
Mescolate le mandorle tritate con lo zucchero rimasto e la vaniglia, quindi unite alla crema di ricotta.
Sopremete il limone, e profumate la crema con la scorza di limone grattugiata e il succo. Mescolate bene il tutto e aggiungete infine l’uvetta strizzata.
Distribuite la crema in 4 coppette e fate raffreddare in frigo.


26/09/11

L'ispirazione

Quella cosa che può trovarsi ovunque e in chiunque, e portarti a sua volta ovunque - addirittura in luoghi inimmaginabili.
Quella cosa che può anche riportarti a casa, ma con uno sguardo più profondo e convincendoti a fare meglio e in modo più ampio, versatile, inedito (e coraggioso!) ciò che forse già fai.
Sentendoti comunque al sicuro - anche se stai osando.


20/09/11

Musica intrisa d'eros: Lili Refrain

Lo scorso weekend ho avuto la meravigliosa opportunità di conoscere un'artista - Lili Refrain - che mi ha incantato su diversi livelli, ovvero come compositrice, musicista, cantante, ma anche come persona riflessiva, pacificante, ironica e autoironica, contemporaneamente grintosa e appassionata (io adoro le personalità multiple/complesse/contraddittorie, lo sapete!).

Il suo concerto prevede una Telecaster, una loop station, la voce e dei cartelli (e nel caso di quello cui ho assistito io pure un timpano, essendovene uno disponibile nel luogo in cui ci trovavamo, il Babilonia di Cervo Ligure), con i quali riesce a realizzare una performance musicale caratterizzata da brani editi e improvvisazioni, provocando un effetto coinvolgente, ludico e anche erotico nel pubblico. Non aspettatevi però nulla di perverso, meccanico o esplicito!

Ché Lili incarna l'ideale di performance musicale secondo Minerva, ovvero proprio solo (si fa per dire) una musica e una performance che ammaliano tutti i sensi e tutti i livelli della persona (corpo, anima, mente) - per sollevarci da terra e quindi rigettarci in pieno nel movimento, nei corpi sudati, nei sorrisi reciproci. Qui di seguito due assaggi da altrettanti concerti, mentre altri brani li trovate online sul suo sito, dal quale distribuisce anche i propri CD. Io, però, vi consiglio di cuore d'andare a vederla dal vivo! ;-)
Buon ascolto, e buona visione a voi! :-)






16/09/11

Memoria olfattiva, benessere e una semplice acqua di colonia

Ero piccola, al mare. Mio nonno comperava grandi confezioni di una colonia freschissima francese allora molto diffusa in Italia, e per me e mia nonna ogni occasione era buona per spandere quel profumo agrumato in giro: dal profumarci dopo la doccia al ritorno dalla spiaggia e prima di sederci a pranzo, al lasciar cadere qualche goccia sui fazzoletti di cotone che mettevamo nelle rispettive borsette, all'impregnarne microcuscini che mia nonna cuciva a mano e che infilavamo poi nei cassetti per profumare la biancheria, per infine - quando rimaneva solo poco liquido nella bottiglia - riempire la stessa di sale grosso da cucina quindi usarlo per fare il bagno.

Poche settimane fa, nel solito supermercato di periferia di una qualunque cittadina francese, mentre cercavo altro nel reparto cosmetici, mi son imbattuta in queste bottiglie verdi trasparenti. Che piacere ritrovarne il profumo! Che sensazione di... casa. Non provate anche voi sensazione di casa, di appartenenza, e il ricordo del passato, di colpo, a causa di un profumo o un odore? Quanto è intensa la memoria olfattiva, vero? :-)
Mi ripropongo un viaggio negli odori e nei profumi, che ne ho davvero tantissimi in mente che mi smuovono il cuore e ancora mi danno sensazioni di tranquillità, serenità, pace.
Ho cominciato per caso proprio con una colonia il cui nome è la traduzione francese di "benessere". Ma nulla accade per caso, vero?
Buona giornata a tutti voi, e buon weekend - che abbia ancora il profumo dell'estate! :-)

15/09/11

Viaggio nelle profondità del sesso femminile

Quando lessi che il mio collega Duccio Canestrini aveva pubblicato un libro dedicato agli organi genitali femminili dal punto di vista dell'antropologia culturale, ammetto che la cosa mi disturbò non poco. Come aveva osato un uomo occuparsi dell'argomento, invadendo quello che era lo spazio privato tra le mie gambe di donna - spazio del quale di norma discutevo al limite con le mie 'sorelle' (in un'immmaginaria affiliazione di genere che lega tutte coloro che si sono occupate di tali studi e ricerche)?
Non riuscii a pensare ad altro che a un'operazione commerciale che provocava il mio profondo disappunto, e non vedevo l'ora di fargliela pagare in qualche modo - se non altro mordendolo metaforicamente con la mia lingua avvelenata! :-D

Ma ero anche curiosa, e conosco bene questo ricercatore. Conosco anche la sua attitudine a divulgare i risultati della ricerca antropologica al di là del mondo accademico, con la vera intenzione di cercare di migliorare il benessere di noi viventi in qualsiasi società umana cui apparteniamo. Quindi prima di criticare sospesi il disappunto e mi misi a leggere, per scoprire non solo che mi ritrovavo in moltissime interpretazioni da lui elaborate, ma anche che condividevamo una 'nemica comune' - che per me, personalmente, pecca di grave etnocentrismo nel trattare l'argomento, riportando il discorso, e la lotta femminista, indietro almeno d'una quarantina d'anni.

I misteri del Monte di Venere è un curioso, intrigante e istruttivo viaggio nel sesso femminile - viaggio caratterizzato dal riferimento a numerose fonti attinte tanto all'ambito etnografico, quanto a quello dell'arte e della letturatura più colta, quanto ancora a quello pop contemporaneo. Lo stile letterario di Canestrini, poi, mi rende la lettura dei suoi libri sempre un vero piacere - così dotato di rara grazia, delicatezza, ironia. Proprio questo stile ci permette di inoltrarci (ahem!), approfondire (doppio ahem!, ma accidenti! come si può dire?) nell'argomento trattato senza morbosità né banalizzazioni, imparando usi e costumi vicini e lontani con cui ci si riferisce alla.... "come chiamarla?"- si interroga anche il nostro Autore già nelle prime pagine.

La lettura ci porta attraverso epoche e culture per tentare di comprendere (ché svelare sarebbe impossibile! e poi, lo vorremmo realmente?) - come i genitali femminili siano stati di volta in volta associati a miti/tradizioni/credenze, legati a cibo/fecondità/terra, immaginati e verbalizzati, medicalizzati e ritenuti fonte di disturbi psichici/comportamentali (invero riflesso di culture maschiliste dove ogni alibi era buono per relegare le donne in odor d'emancipazione in ospedali psichiatrici), infine elaborati/manipolati/trasformati (anche chirurgicamente per le più disparate, volontarie o subìte ragioni - sia in contesti extraeuropei, sia in contesti più vicini a noi) in quanto 'oggetti di cultura'.

Perché di questo - di contro a gran parte dei Monologhi della vagina di Eve Ensler - ci parla questo libro: del fatto che la vagina è un oggetto della cultura. E pur riconoscendo alle donne l'autodeterminazione sull'uso dei propri organi sessuali (l'intero scritto, tra l'altro, è proprio un'appassionante difesa di queste posizioni, e chi non l'ha compreso è gravemente impregnato, a mio avviso, di fuorvianti pregiudizi che non facilitano certo il dialogo tra i generi), Canestrini sottolinea quella che è un'ovvietà che forse ci si rifiuta di accettare per il timore che da questa affermazione ne discenda appunto la privazione della libertà di scelta individuale, ovvero che
"la vagina non è né mia, né tua. E' di tutti, maschi e femmine. E' individuale e collettiva, come la vita. La sua storia, la sua fisiologia, il suo immaginario sono fatti da uomini e da donne insieme. Così come per le fantasie più assurde, i rituali più sconvolgenti, la poesia più raffinata. Persino la sua forma, fino a prova contraria, è un incontro di anatomie. [...] Ebbene, tale incontro tra genitali, che dura generalmente più a lungo degli otto secondi dei babbuini, di solito è, o diventa, un incontro tra persone. E molto spesso produce un legame affettivo".
Quando si ha a che fare con l'essere umano e la sua esistenza, in pratica, si ha a che fare con elementi sempre permeati dalla cultura, ovvero dall'insieme della abitudini in cui siamo cresciuti, e dall'immaginario cui siamo stati esposti. Comprenderlo, in tutte le sue sfumature in epoche e luoghi differenti, è anche la premessa per cambiarlo se non ci piace. E questo propone Duccio Canestrini, che in questo libro apre cassettini di meraviglia e incanto davanti ai vostri occhi, col racconto di pratiche e concezioni che interessano il Monte di Venere ma che ci raccontano anche di noi, e con leggerezza ci invita a conoscerci per godere maggiormente della vita e dei rapporti di comunicazione, affettivi e, perché no?, anche sessuali che ci vedono insieme come esseri umani.
Buona lettura, se vorrete, e una piccola clip per introdurvi anche visivamente all'argomento :-)




13/09/11

I francesi e l'amour. Pillole semiserie di ricerca etnografica

Nel corso delle mie scorribande estive nel sud della Francia, sono stata esposta – indirettamente, ché la realizzazione concreta dei corteggiamenti dei quali sono stata resa oggetto me la sono risparmiata – alle concezioni dell'amore proprie degli autoctoni ben differenti da quelle cui sono abituata in madrepatria. Perché per i francesi (e mi riferisco all'area francese mediterranea), l'amour è già in sé sentimento ben differente da come noi lo concepiamo. Così come il sesso e la sua pratica.
Ma vediamo da vicino la questione.

1. L'amour fou. “E' così: o è un sentimento assoluto, o non è” – mi dice la mia amica, che invero intrattiene una relazione con un uomo capace di bussarle alla porta di casa in piena notte andando e venendo come più lo aggrada. L'amour fou: era ovvio che venisse coniata in queste lande tale espressione. Il sentimento d'amore estremo che noi considereremmo ossessione – estremizzazione nefasta del sentimento del possesso che talvolta (purtroppo sempre più di frequente, complice una cultura maschilista avallata dalla massa, dai media e dalla politica) porta addirittura a omicidi tra le mura domestiche – qui è invece la concezione diffusa con la quale i francesi lo immaginano, descrivono, desiderano.
Quindi nessuno stupore (a parte il mio) se alle 4 di mattina l'ubriaco implora la sua bella dal cortile della casa in cui essa dimora di riprenderlo in considerazione, e dopo un'ora viene portato via affettuosamente dalla polizia che lo rincuora mentre ancora piange e grida straziante nel silenzio notturno “Elle est ma femme, elle est ma vie”. Una cosa da spaccare il cuore (oltre che i timpani).
E pari sconcerto per me sentire come sottofondo musicale in metropolitana alle 8 di mattina canzoni i cui testi e la cui musica ti strappano il cuore dal torace, lo spremono nel pugno, quindi lo gettano per terra e lo calpestano mentre nella mente ti scorrono le immagini di un uomo vestito in bianco, il panama in testa, lo sguardo abbassato, solo a guardare il mare in silenzio da un pontile con mezza sigaretta ancora fumante tra le labbra (immagine accompagnata dall'eco di “la mer”, “la vie”, “l'amour”...). Brassens docet.

2. L'immaginario. L'immaginario di cui sopra, a ben vedere, potrebbe anche associarsi a specifiche classi/categorie sociali. Ignoro se tale ipotesi sia plausibile, così come quale sia il rapporto di causa-effetto tra le due variabili (ovvero tra immaginario-classe/categoria), ma frequentemente la concretizzazione di tale amore estremo sembra avere luogo tra criminali (delinquenti di vario genere, omicidi), individui estremamente marginali (alcolisti, tossici, barboni – e Toulouse è la capitale europea di tali soggetti, ve lo assicuro!), bohemien e 'artisti' di maggiore o minore qualità, ma che pur ambiscono ad ascriversi all'ambito della distinzione deviante dalla norma. Vissuto da tutti costoro, l'amour diventa quindi solidarietà tra individui estremi, ed estremo è il modo in cui lo vivono: ancora più assoluto e straziante rispetto alle persone comuni, si presenta in questi come passione che diventa in crescendo dramma, tragedia, morte. Non vi è nulla di gioioso, sereno, luminoso in tale sentimento. Più masochisticamente, solo il piacere del venirne straziati.

3. Sesso (carnale). Se quanto detto esprime la dimensione affettiva del sentimento, non si pensi che stiamo parlando di sublimazione platonica. I francesi di sesso ne praticano parecchio – a mia sensazione (ma potrei sbagliarmi: non ho dati statistici in merito) – in misura superiore a noi che sento sempre più complessati, spaventati e timorosi del rifiuto e in misura inferiore agli spagnoli che mi sembrano i più easygoing sull'argomento. Associato o meno all'amore, il sesso viene praticato dopo un rapido corteggiamento che non scade nell'atteggiamento dei cugini iberici (dove mi viene detto che ormai esso si svolge nei termini diretti e chiari, dopo una prima presentazione reciproca limitata a pronunciare all'altro/a il proprio nome, di “voglio scopare con te” cui si risponde veloci con “sì/no”), pur se non richiede troppa 'magia' alla situazione. Insomma: si fa un minimo di conversazione, ci si prende le reciproche misure (non quelle!) che possono rappresentare un semaforo verde all'ipotesi, quindi si propone senza falsi pudori e senza patemi nel caso di risposta negativa...

4. Autostima estrema. Ciò che più ammiro dei francesi è però la loro assoluta autostima, ancora legata a una concezione di sé come latin lover d'antan che si esprime per il tramite di strategie di corteggiamento datate, sebbene ancora gradevoli, pur se colui che mette in scena le medesime e il contesto di messa in scena sarebbero invero altamente discutibili.
Una sera mi è capitato di uscire con la mia amica a bere un rum in un locale vicino a casa sua in cui si tengono spesso concerti rock e punk. Era tardi, e il luogo – in realtà assai gradevole visto che ammobiliato con teschi, culle, giocattoli degli anni '80 e ogni genere di cianfrusaglia che di norma transita dai mercati delle pulci alla propria ultima dimora in centri occupati – stava dando ospitalità agli ultimi avventori prima di andare a dormire (chi in casa, chi su un marciapiedi), quando la sottoscritta – lasciando l'amica al tavolino del dehor – entrò e ordinò nel proprio francese stentato la consumazione per entrambe.
Un tot di occhi si spostarono dall'essere persi nel vuoto per posarsi su di lei, e immediatamente le fu chiaro il concetto di “regarder comme un gâteau” con cui spesso viene espressa l'attrazione fisica per un qualsivoglia oggetto di desiderio. Poco dopo avermi servita, il cameriere mi portò quindi un piccolo pacchetto di fiammiferi dicendo “questo è da parte del mio amico e collega, al bar”. Sorpresa! Mi chiedevo cosa contenesse. Lo aprii e vi trovai ripiegato un biglietto sul quale si trovava un numero di telefono e la scritta “Apelle moi!! Dick”.
E qui le ipotesi erano due: o si trattava del proprietario del locale, un energumeno sornione baffuto, minaccioso e pieno di tatuaggi (vero gentleman con me, ma non direi esattamente il mio tipo...), oppure – più probabilmente – un altro socio che in quel momento stava intrespolato sullo sgabello al bancone in equilibrio precario, gonfio d'una quantità infinita di Pastis, con un naso rosso che gli occupava tutto il volto appoggiato sul bancone mentre biascicava “la vie”, “l'amour”, “les femmes"... Va da sé che questo mistero non lo scopriremo mai, ché ovviamente quella telefonata non l'ho mai fatta. Ma lode alla loro autostima! :-D

 

Diverse forme d'amore di passaggio

C'è qualcosa che mi ha sempre disturbato nella canzone Le passanti (qui nella versione di De Andrè). Credo che il disturbo mi derivi dall'averla sentita citare troppe volte da uomini impegnati ma infelici, che vivevano questo moto temporaneo del cuore per una persona nuova già prevedendo per lei un ruolo marginale e mortificante di sue componenti, speranze, necessità espressive, o - se vi rinunciavano - pativano il rimpianto di ciò che non avevano vissuto. Così come il fatto che mi venisse in diverse occasioni dedicata mi dava la sensazione d'essere elevata a bellezza infinita per un istante, ma per qualche ragione non meritevole di venire vissuta.

Tremenda sensazione, davvero orribile! Quanto ho sempre considerato misero colui che non ha il coraggio di seguire ciò che prova, o compie voli pindarici verbali per convincerti a un rapporto sessuale che null'altro sarà se non una cosa fredda e meccanica per provocarsi un orgasmo con un corpo nuovo, o magari addirittura una finzione d'amore vero e profondo nella brevità di un amplesso!

Per come la sento io invece, c'è una sequenza di un film che al contrario mi fa stare davvero bene ogni volta che la vedo - pur se si tratta anche in questo caso di rinunciare al vivere concretamente l'amore con una donna della quale un uomo s'è repentinamente innamorato. Ma è una rinuncia frutto di una scelta che esalta a perfezione e senso della vita il non-vissuto e quindi fa sorridere anche chi la racconta.
A ben vedere, dal momento di quella scelta al momento del ricordo ci sta l'infinita immaginazione di tutte le cose più belle che nel proprio cuore si possono sognare con la persona che si ama. E' proprio necessario viverle concretamente per definire una persona quella della propria vita? Non lo so, voi cosa ne dite?



12/09/11

DadaEsercizio n.42: lo facciamo sabato pomeriggio ovunque siamo?

Eh, sì, tornata da una vacanza tanto appassionante quanto sorprendente e inattesa - pur immergendomi nuovamente nel lavoro e nel tentativo di comprensione di un paese socialmente e politicamente nel delirio - non intendo rinunciare al tentativo di trasformazione di questa società in una più matura e consapevole con ogni mezzo necessario ivi incluso il gioco, e pertanto qui vi propongo una provocazione soft-porno dada (voi sapete quanto ami dada!) rubata all'amico Paolo Melissi.
Si parla tanto e male di sesso, per poi riscoprirci imbarazzati, bloccati, timorosi del giudizio altrui... lavoriamo sulla sorpresa e sull'ironia, magari strapperemo un sorriso e contribuiremo a facilitare lo stemperarsi, negli altri, della paura di fronte a una cosa così naturale e sana!
Dai, giochiamo! :-D

Ci si munisca di un giornaletto porno a fumetti, l'ideale sarebbe un numero qualsiasi di Lando (antiquariato), ma va bene anche una pubblicazione contemporanea. Provvedere a staccarne tutte le pagine, rispettandone però l'ordine durante il trasporto verso il teatro dell'esercizio: una strada lunga e obbligatoriamente luogo diffuso di parcheggio automobilistico.
Iniziando a percorrere la strada dall'inizio alla fine, o dalla fine all'inizio, inserire una pagina della pubblicazione sotto ogni tergicristallo destro di ogni automobile parcheggiata.
Una volta completata l'operazione su un lato della strada provvedere a effettuarla anche sul lato opposto. Saturati i parabrezza disponibili, discostarsi dall'esercizio e rimanere in attesa per ascoltare il suono delle pagine rimosse dai parabrezza e osservare l'effetto che fa."

Io penso di farlo in una qualche via del centro di Torino sabato pomeriggio, e se riesco fotografare da lontano (attenzione: bisogna poi garantire la privacy dei soggetti rappresentati se pubblicheremo le immagini!) e prendere appunti delle reazioni.
E voi? Se non avete altri programmi, perché non giocate (virtualmente con me) nelle vostre città, e registrate a vostra volta le reazioni per poi raccontarcele qui? ;-)


09/09/11

Joap Ramon: la calligrafia, il jazz, le donne

Nell'ultimo post ho pubblicato l'immagine dell'esterno di un'abitazione situata nei pressi di piazza Arnaud-Bernard nell'area omonima di Toulouse. L'abitazione è quella del pittore Joap Ramon, che una sera io e la mia ospite incontrammo in una sorta di birreria situata nei pressi. La mia amica espresse il mio interesse per un certo tipo di arte contemporanea che avrebbe trovato forse in Ramon un artista potenzialmente a me gradito, e Ramon, con viva cordialità, ci invitò il giorno dopo a casa sua per mostrarci i suoi lavori e offrirci un aperitivo.

Fu così che io e la mia amica andammo all'appuntamento, in una giornata in cui il pittore aveva tenuto le finestre aperte al pian terreno sulla strada e tutti gli amici si sentirono pertanto autorizzati a passare, salutarlo, bere con lui. Il quale, da vero signore, poteva bere qualsiasi cosa e mantenere sobrietà, movimenti lenti e toni gentili malgrado una consumata abitudine al Pastis e al Porto.

"I miei soggetti sono sempre gli stessi: il sud, il mediterraneo, le donne dal sedere e dal seno abbondante e rotondo, la musica, il jazz, i vicoli, i quartieri poveri di Barcellona, Toulouse, New York, la complicità tra uomo e donna..." - mi disse - e davvero io sentivo eros, calore, desiderio e piacere nei suoi lavori. Gli chiesi se si fosse ispirato all'arte africana (in particolare pensavo alla scultura del Benin) direttamente, in alcune opere oppure se la sua ispirazione fossero stati gli artisti europei che negli anni '30 avevano tratto ispirazione da quell'arte a essere stati per lui il riferimento. Gli si illuminò il viso, rispondendomi "questi ultimi".

E mi parlò della calligrafia, e del fascino della scrittura di lettere che componevano parole, del suo ricorso a ideogrammi giapponesi e cinesi, o della grafia del sanscrito - lingue ch'egli ignorava completamente, ma che lo affascinavano vicivamente e anche per la connessione tra visualizzazione-parola-lingua-cultura-pensiero. Ne ammirava incantato l'equilibrio, e lo spessore e le informazioni ulteriori che si aggiungevano a quelle puramente visive della pittura. Perché lui nei suoi quadri scrive anche, a volte in francese indicando quindi specifici messaggi, altre ponendo a caso parvenze di lettere ispirate appunto ad alfabeti non europei.

Vi segnalo alcune opere, sperando che vi possano piacere e dare sensazioni analoghe a quelle che ho provato io. Sebbene in assenza del contesto di profumi provenzali, sapori del Porto, e sonorità linguistiche tra il francese, l'occitano e il catalano, sicuramente le percezioni che avremo di tale opere saranno tra noi diverse. O no? :-)

En attendant 2000
Le repas de quartier
Claudie mas y mas
Un privé au petit matin à l'Estaque


05/09/11

Una certa armonia ritrovata :-)

Sono scappata in mille pezzi, con la sensazione d'averne persi per strada e che altri si fossero sbiaditi sino a diventare trasparenti e pertanto inesistenti. Ho girovagato alla loro ricerca, e alla ricerca di una qualche rete per tenerli tutti insieme in un fragile equilibrio nuovamente leggero e sospeso.

alla fine io stessa ero così...

Ho ritrovato tutto, buttato via qualcosa, e raccolto molto più di quanto immaginassi: Nice, ristoranti giapponesi, Marseille, fotografie, Brassens, paté de canard, Toulouse, Pirenei, caponata, bagni di sole in topless (e nuda in mare), anziani pittori, conchiglie, torte di mele vegane, spiagge di sabbia finissima, i Clash, lavanda, ristoranti libanesi, Barcelona, De André, covoiturage, centri occupati, performance teatrali erotiche, chiese monumentali in mattoni rossi, cene salutiste e picnic con vari punx, Nimes, paellas, vetrini raccolti nell'acqua del mare, latte di cocco, nottate a ballare il r algerino per strada, piedi nudi, amici ritrovati, horchata de chufa, Toulouse-Lautrec, infiniti incontri/conversazioni con senzatetto/alcolisti/tossici (sigh), autostop, barrios, musei d'arte extraeuropea, il quartiere Arnaud Bernard, Gaillac perlato (e relativi vigneti), Latour de Carol (!), sensualità a go-go, festival anarchici, concerti baschi, toda-gioia-toda-bellezza, calamari alla piastra, trenini transfrontalieri, musei d'arte contemporanea, camminate infinite alla scoperta di ogni città, musica del Rajasthan, liste dei desideri.

L'esterno della casa del pittore Joap Ramon, dipinto da lui medesimo.

S'è ricomposta anche la rete, ma è d'un tessuto così fragile che ho paura si strappi alla prima folata di vento. Mi sa che dovrò rafforzarla in alcuni punti e alcuni nodi. Conoscete qualche materiale resistente con cui farlo?

04/09/11

Hipstamatic Sex 2

... ovvero: Minerva vuole il vostro sorriso - in questa prima domenica di settembre che potrebbe vederci cupi causa ripresa dell'attività lavorativa - con immagini rubate all'amico di Hipstamatic Sex nella speranza ch'esse restituiscano al vostro palato il desiderio di piaceri saporiti e profondi, che invero possiamo sperimentare nella nostra vita quotidiana.
Rifatevi gli occhi, è tutto alla nostra portata! ;-)



01/09/11

Arte erotica dall'India

L'ennesimo museo d'arte e antropologia visitato di recente ha rivelato gradevoli e inattesi lavori in esposizione. Non vi riporto le immagini delle varie bodhisattva - che amo particolarmente per loro grazia e per il loro ruolo che sento così vicino - quanto un paio di scatti di sculture ornamentali che ornavano templi indiani (ahimè, invero trafugate dai soliti viaggiatori Ottocenteschi, ragion per cui ora appartengono a collezioni europee) che trovo particolamente seducenti per posa, atteggiamento, e complicità dei soggetti.
Non li trovate intriganti anche voi? ;-)