31/07/11

Acquarelli di Ai Shinohara

L'artista nipponica Ai Shinohara realizza acquarelli sulla relazione tra persone e natura, e indagando in particolare l'interconnessione tra corpi umani e corpi animali/vegetali. La sensazione che ne ho avuto guardandoli è stata spiazzante, tra lo shock di quelle che sembrano quasi ferite e la presa di coscienza di continuità dei corpi che ha a che fare col medesimo ciclo della vita.














30/07/11

Quell'energia vitale di cui sono predatrice

[http://www.betternouveau.com/ ]


E' circa l'una quando ci muoviamo. Seguo in macchina l'auto del mio amico - un uomo abituato a cialtroneggiare, uno che ottiene qualsiasi cosa desideri dal proprio interlocutore con la parlantina e l'attitudine alla vendita e alle trattative.
Nel farmi strada per il nuovo locale di amici comuni, dopo qualche centinaio di metri si blocca all'improvviso su un incrocio, inizia a strombazzare, gesticola, così che io mi affianco e tiro giù il finestrino. "Che c'è?", gli chiedo. E lui, anarchico 60enne dal viso rubicondo di tanti Campari, sorriso aperto e occhi che luccicano: "Volevo dirti che lì c'è una pizzeria fantastica, davvero eccezionale, una sera ti ci porto!". Ripartiamo.

Sorrido tra me e me, io che mi lascio trasportare dalle persone, sempre fidandomi, sempre accondiscendente, sempre attenta a trovare qualcosa di bello - il talento unico e speciale di ciascun essere umano - e a farglielo notare. Qualcosa che mi viene automatico.
Sorrido tra me e me e mi chiedo se esista e - se sì - quale sia il denominatore comune delle persone, e in particolare gli uomini, dei quali mi circondo.
Sorrido di nuovo, perché già conosco la risposta.

Io nelle persone cerco la passione. Non la passione amorosa - badate bene - bensì la passione in sé per qualsiasi cosa: quell'interesse qualunque che ti dà voglia di vivere, d'essere curioso, di non lasciarti mai andare. Ciò in cui ti rifugi quando sei stanco del mondo fuori e hai bisogno di ripiegarti su te stesso. Quella cosa che a volte coincide addirittura con ciò che pensi sia il senso della tua vita.
Una persona che nutre una qualche passione e se ne lascia possedere, è in qualche modo 'viva'.

Ecco, io ormai sempre più mi accorgo che in qualsiasi mio interlocutore cerco questo. E poi saccheggio, derubo, depredo chiunque mi possa dare un po' di questa energia vitale - per osmosi se siamo vicini, attraverso la parola e o i gesti, facendo l'amore.


27/07/11

Erotismo è quando l'immaginazione fa l'amore con il corpo

Ieri sera discutevo con un amico del desiderio fisico che io - donna decisamente etero vuoi perché curiosissima dell'universo maschile, vuoi perché attratta dal corpo, dalle mani, dall'odore degli uomini - provo nei confronti di un'attrice che almeno in un paio di film mi fa trasalire.
Il mio amico è il medesimo che dice che da qualche anno è come se portassi addosso un cartello con su scritto "sto bene, sono indipendente, felice, serena, vivo la vita con passione" e che questa immagine che dò rappresenta una ragione d'attrazione fortissima per chiunque. Come Alda Merini che di sé diceva "Non sono bella, sono soltanto erotica"? (e lo era, oh quanto lo era!). Speriamo! :-)

Che dite: la sensualità, l'attrazione, il provocare una tal pulsione nel sesso maschile può passare anche attraverso qualcosa di così semplice come un messaggio involontario del genere da parte di una donna?
Tutto ciò non è comunque che una piccola scusa per condividere con voi parole e immagini che, almeno virtualmente, ci diano un piccolo brivido e ci portino un po' di desiderio, e quindi di energia, in questa giornata.

[Ah, chi è l'attrice? In fondo agli aforismi le due clip cui mi riferisco. Buona visione anche a voi ;-) ]


Non posso farmi santa perché ho sempre in mano l'arma del desiderio.
Alda Merini

Erotismo è quando l'immaginazione fa l'amore con il corpo.
Emmanuel Dongala

L'erotismo è una delle basi di conoscenza di sé, tanto indispensabile quanto la poesia.
Anaïs Nin

L'erotismo è dare al corpo le suggestioni della mente.
Georges Perros
 



26/07/11

Autobiografia letteraria dall'infanzia all'età adulta

Riprendo un post scritto ieri dall'amico Lucien che reca l'omonimo titolo, e propongo anche a voi il giochino elaborato sulla falsariga della precedente autobiografia in musica (qui e in molti altri blog altrui), il quale scrive "sono convinto che anche le letture (o non letture), soprattutto in giovane età, abbiano contribuito in buona parte a formarci e a indirizzare la nostra vita".
Concordo con te. D'altronde, W.S. Maugham, ne La lama del rasoio, lo dichiarava esplicitamente che "gli umani [...] sono anche [...] i racconti delle anziane donne che hanno ascoltato, [...] i poeti che hanno letto [...]".
Vado così a compilare senza indugio il mio elenco (di libri scelti, ché mai potrei citare tutte le letture della mia vita, mai!).

INFANZIA - PRIMA ADOLESCENZA (0-13)
Ferenc Molnár - I ragazzi della via Pal (il che spiega la delinquenza in erba, l'idea del sacrificio di sé, l'ammore per i fortini ecc.)
Edmondo De Amicis - Cuore (e già parteggiavo per Franti, il più cattivo di tutti...)
Eleanor Hodgman Porter - Pollyanna (maledizione! devo aver preso di qui l'attitudine a cercare sempre il buono in ogni cosa!)
Vari romanzi d'avventura per ragazzi (dei quali neanche ricordo il titolo, ma avevano sempre protagonisti detective in erba, archeologi in erba, bibliofili in erba, giovani scrittrici... ehi! mi sono appena resa conto dell'origine di tutto!...)

SECONDA ADOLESCENZA - GIOVINEZZA (diciamo 14-19?)
Edgar Allan Poe - Racconti (un must)
Charles Baudelaire - I fiori del male (un altro must)
Oscar Wilde - Il ritratto di Dorian Gray (un altro must)
Egdar Lee Masters - L'antologia di Spoon River (da dove pensate arrivi il personaggio di Minerva Jones?)
Jack Kerouac - Sulla strada/Big Sur/Angeli di desolazione (must a iosa)
George Orwell - 1984/Fiorirà l'aspidistra/La fattoria degli animali (come sopra)
Hermann Hesse - Siddharta/Il lupo della steppa (ancora come sopra: so bene che da questi titoli ci siamo passati tutti...) Cesare Pavese - La luna e i falò/ La bella estate/La spiaggia/Il diavolo sulle colline/Tra donne sole (ma quanto ha scritto Pavese? e quanto l'ho letto io?) Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (ovviamente...)
+ i due libri della mia vita: Günter Grass - Il tamburo di latta
Erich Maria Remarque - Niente di nuovo sul fronte occidentale

ETA' ADULTA (dai 20 in poi, ma fermiamoci ai 30...)
Nikolaj Gogol' - Racconti di Pietroburgo
Aldous Huxley - Le porte della percezione/Il mondo nuovo (quando tornata single e libera!)
Heinrich Böll - Opinioni di un clown (il libro della vita di una delle mie migliori amiche)
Bruce Chatwin - Che ci faccio qui?/Anatomia dell'irrequietezza/In Patagonia/Utz/Le vie dei canti/Il viceré di Ouidah (il *mio* autore, insieme a un altro che verrà dopo i 30...)
Raymond Carver - Di cosa parliamo quando parliamo d'amore/Cattedrale/Vuoi stare zitta per favore?
 

Sono certa, certa davvero, che vi saranno molte e molte ricorrenze con altri amici per quanto riguarda il secondo periodo ;-)
Ditemi di voi nei commenti, o rilanciate il post (ma fatemelo sapere)!



25/07/11

Nuovo post su Metilparaben: Minerva, le priorità della vita e la rimozione del pensiero della morte nella nostra società

A tutti voi, ma in particolare a Sassicaia, Ginevra, Zio Nick, Cristina e a tutti quelli che so sensibili sull'argomento e indomiti reattivi. Un post un po' forse pesante, ma - lo spero di cuore - forte e 'sano':

Minerva, le priorità della vita e la rimozione del pensiero della morte nella nostra società.

Un abbraccio fortissimo a tutti voi.


21/07/11

Diamanda Galás al pianoforte

L'inizio della sua carriera avviene nei manicomi in cui è chiamata a esibirsi dal Living Theatre intorno alla metà degli anni '70, ma ben preso la cantante, compositrice e pianista statunitense d'origine greca abbandona tale collaborazione per dedicarsi a pubblicare dischi estremi per sola voce ed elettronica (quali Litanies of Satan, 1982 e Diamanda Galás, 1984).

Dopo la morte del fratello, il poeta Philip-Dimitri Galás per AIDS, il suo interesse si concentrerà specificamente sull'indagine della sofferenza umana in tutte le sue forme, e quasi sulla catarsi collettiva - nel contesto delle performance pubbliche.
Concepisce in questo periodo la trilogia Masque of the Red Death (1989), Plague Mass (1990), profana messa per un'umanità condannata, e Vena Cava (1992), ritratto dell'isolamento e della crescente disperazione di un individuo sieropositivo.

Negli ultimi anni alterna una produzione di cover blues (riletture per piano e voce) a progetti compositivi più complessi come l'ultimo Defixiones Will and Testament, che tratta del genocidio delle popolazioni armene, greche ed elleniche da parte dei Turchi durante la prima guerra mondiale, raccogliendo testi e ispirazioni musicali disparate. L'elettronica cede il passo al pianoforte.

Qui per voi due sue interpretazioni che mi piacciono particolarmente. La prima è una sua recente interpretazione live de La chanson des vieux amants di Jacques Brel.


La seconda è invece il primo suo brano che ho sentito in assoluto nella mia vita, quando piccoletta comprai una cassetta pirata nel primo centro occupato anarchico della città, incantata dalla copertina autoprodotta in bianco/rosso/nero che recava un'immagine spiritata dell'artista. Della quale mi innamorai poi al primo ascolto :-)



20/07/11

Seguendo Latouche: Della felicità, del piacere e della libertà dalla schiavitù 2/2

(continua dal post precedente)

Il che vi spiega anche - o meglio, lo spiega ai più disattenti o in malafede - perché io possa avere davvero tanti seri problemi di salute, o economici, o sia single (dove quest'ultimo non è un problema, per me, ma evidentemente lo è per molte donne che popolano la rete e che vanno in asfissia se non hanno qualcuno accanto o sopra) eppure stia così bene, non senta per nulla d'accontentarmi - anzi, abbia una qualità della vita a mio avviso altissima - e sia di fatto una persona serena ;-)

Io credo che alla fine - se non siamo dei fortunati dementi (cosa che invero vedo sempre più frequente, però) stile Forrest Gump, la cui inconsapevolezza lo salva in ogni situazione dalla spaventosa deriva emotiva che una qualunque persona intelligente e sensibile proverebbe in molti eventi dolorosi e fallimenti che caratterizzano l'esistenza umana - la nostra felicità dipenda dalla capacità o meno che abbiamo di riflettere seriamente (pur e soprattutto in un contesto sociale che ci fa sputare sangue anche solo per sopravvivere) su quelle che riteniamo essere le cose che per noi contano davvero nella vita e sul modo (le strategie) per raggiungerle.

Imparando a non dare retta al rumore intorno, ma proprio pensando a noi stessi.
Ponendoci domande quali "quando è stata l'ultima volta in cui sono stato realmente felice?", "dov'ero?", "che cosa ho provato?", "quali altri stati emotivi stavo avvertendo contemporaneamente?".
E poi cominciare a farle. Non aspettare.
Cominciare, muoversi, agire - indipendentemente dalla certezza o meno di conseguire un certo obiettivo.

Per me il senso di tutto non sta nel raggiungere qualcosa ma nella tensione che vivo nel tentativo.
Il viaggio a piedi girovagando, perdendomi, assaporando ogni passo piuttosto che in auto o in aereo per raggiungere un luogo.
Un lavoro per il piacere di un lavoro per cui il denaro o un 'prodotto' finito diventano giusto gradevoli effetti collaterali ma non la priorità.
L'innamoramento e le relazioni sentimentali se/quando vi sono, ma senza ansie, senza proiezione futura, senza scopi ulteriori. Solo vissuti nel qui e ora quando ci è data la grazia - perché non si possono costruire a tavolino, pertanto sono magici stati di grazia - di provarli.

Tutto vissuto nel presente e come se il mondo che voglio fosse già qui, tangibile, lo stessi già vivendo.
Per cui, alla fine, lo vivo già.

Buona giornata a tutti voi, e che possiate provare lo stesso! :-)


19/07/11

Seguendo Latouche: Della felicità, del piacere e della libertà dalla schiavitù 1/2


Erotizzare l'esperienza della vita è molto di più
ed è tutt'altra cosa
dall'aumentare la frequenza dei propri rapporti sessuali.
(potrebbe averlo detto Marcuse)








La ragione per la quale ho cominciato a scrivere questo blog ormai quasi un anno fa era (ed è) duplice: volevo 1) alimentare le buone energie che si provano in momenti quali l'innamoramento o in situazioni in cui siamo particolarmente appagati (dal lavoro, dalle relazioni, dalle nostre passioni) continuando a ricordarmi - nei momenti bui che pur attraversiamo nell'esistenza se siamo persone sensibili e riflessive - quanto si possa essere felici, così come 2) condividere le riflessioni in merito alle cose che sentivo (e sento) come buone, sane, intense, gratificanti, perché sono sempre stata persuasa che più seguiamo queste, più ci possiamo liberare dal giogo della schiavitù di falsi bisogni, di modelli culturali disumani, di un sistema che ci rende mediocri, sporchi, meschini e infine frustrati. Un progetto, di fatto, anche 'politico', insomma.

Non so bene se tutto questo abbia per voi un senso, o se questa mia speranza in qualche modo abbia in chi mi legge/segue una qualche utilità o corrispondenza. So che negli ultimi tempi la vita reale ha avuto sviluppi inattesi e che, per me, questa 'erotizzazione dell'esperienza della vita' sta funzionando a pieno regime, e tanti sono i sogni e i progetti concretamente realizzabili o già addirittura in corso di realizzazione che molto di questo blog di Minerva Jones, i suoi contenuti, il suo immaginario, sta uscendo dalla dimensione virtuale e sta diventando tante azioni reali in contesti di interazioni faccia-a-faccia. E io, ovviamente, ne sono entusiasta ;-)

(continua)

18/07/11

Un estratto da "Decolonizzare l'immaginario" di Serge Latouche

Dal sito www.socialpress.it riprendo il seguente brano estratto da Serge Latouche, Decoloniser l'imaginaire, Parangon, Paris 2003 (trad. it. Decolonizzare l'immaginario, Emi, Bologna 2004), lì apparso col titolo "Decolonizzare l'immaginario... ovvero, farsi uscire il primato economico dalla testa". Buona lettura, e buona riflessione... 
 

"L'intelligenza, la bellezza, l'amore, la poesia sono i valori da opporre alle bassezze del mondo,
sono le armi che abbiamo a disposizione"
(Salman Rushdie)
"Chi è cittadino? Colui che è capace di governare ed essere governato è cittadino."
(Aristotele)



Cosa fare di fronte alla globalizzazione, alla mercificazione totale del mondo e al trionfo planetario del mercato?
Lo iato tra le dimensioni del problema da risolvere e la modestia delle soluzioni immaginabili a breve termine è dovuto soprattutto alla persistenza delle credenze che permettono al sistema di "tenere" sulle sue basi di immaginario.
Perché le cose possano cambiare, per poter concepire soluzioni realmente originali e innovative, è necessario cominciare a vederle in modo diverso. In altri termini, per poter cambiare davvero il mondo, bisognerebbe decolonizzare il nostro immaginario, prima che il cambiamento del mondo ci condanni nel dolore.
"Ciò che ci è richiesto", nota Castoriadis, "è una nuova creazione di immaginario, di una importanza senza paragoni nel passato, una creazione che metta al centro della vita umana significati diversi dall'espansione della produzione e del consumo, che ponga obiettivi di vita diversi, che possano essere riconosciuti dagli esseri umani come validi... è questa l'immensa difficoltà che ci troviamo di fronte. Noi dobbiamo cercare di immaginare una società in cui i valori economici cessino di essere centrali (o unici), in cui l'economia sia ricondotta al suo ruolo di semplice strumento della vita umana e non venga più vista come fine ultimo: una società in cui si rinunci a questa corsa folle verso un continuo aumento dei consumi. Questo non è necessario solo per evitare la distruzione definitiva dell'ambiente terrestre, ma anche e soprattutto per emergere dalla condizione di miseria psichica e morale degli uomini contemporanei" (1).

Un vecchio proverbio dice che quando si ha in testa un martello, tutti i problemi hanno forma di chiodo. Gli uomini moderni si sono messi un martello economico in testa. Tutte le nostre preoccupazioni, tutte le nostre attività, tutti gli avvenimenti vengono visti attraverso il prisma dell'economia.
Come dice l'antropologo svizzero Gerald Berthoud: "L'economia è una categoria alla base della nostra intelligibilità del mondo, ma anche della della nostra incomprensione degli altri e, in definitiva, di noi stessi"(2). Per dirla con le parole di Polanyi, viviamo in "una società totalmente incastrata nella sua economia - una società di mercato" (3).
Non era così nel Medio Evo, in cui, invece, tutto aveva una impronta religiosa, né, a maggior ragione, presso i Greci, che tendevano a ricondurre tutto alla sfera politico-filosofica, e neppure presso le popolazioni "primitive", per le quali la ritualità e la struttura parentale sono i valori fondamentali.
Finché il martello economico resta nelle nostre teste, tutti i tentativi di riforma sono piccoli sommovimenti vani, sterili e spesso pericolosi. Dobbiamo espellere il martello economico dalle nostre teste, decolonizzare il nostro immaginario dai miti del progresso, della scienza e della tecnica. Dobbiamo fare in modo che svanisca la nostra idea di onnipotenza dell'assolutismo della razionalità.
Bisogna costruire una postmodernità attraverso una aufhebung, un superamento/abolizione della modernità, il che significa attraverso un superamento che non neghi il passato modernista e razionalista.
Questa postmodernità non può mirare che alla reintegrazione, alla ricollocazione della tecnica e dell'economia nel sociale. Non si tratta di abolire i mercati o di escludersene, ma di delimitare l'impero del Mercato lottando contro la sua eccessiva influenza. Deve emergere una nuova cultura, che contempli la rinascita del politico, un nuovo rapporto con l'ambiente, una nuova etica. Sarà il risultato di un lavoro storico, non il frutto di un volontarismo tecnocratico, che sia populista, nazionalista, teocratico o che si definisca - o autodefinisca - di destra o di sinistra, reazionario o rivoluzionario.

Come è possibile decolonizzare il nostro immaginario? E' una questione molto difficile perché non si può decidere di modificare il proprio immaginario. Non è qualcosa che può avvenire con una presa di decisione del genere "Oggi pensiamo così, domani penseremo in un altro modo". Tutti i tentativi di modificare radicalmente l'immaginario, di cambiarlo forzatamente, hanno avuto risultati terrificanti, come ha dimostrato l'esperienza degli Khmer Rossi in Cambogia.
Nello stesso tempo, il nemico non è rappresentato solamente dagli "altri". Il nemico siamo anche noi, e' nelle nostre teste. Il nostro immaginario è colonizzato. Abbiamo bisogno di una catarsi. Ma il lavoro della storia si può fare solo a poco a poco, non attraverso soluzioni radicali, dall'oggi al domani. Tutto ciò che serve a fare questo lavoro c'è già, ma non lo vediamo. Ad esempio, il dono crea e rinforza i legami sociali mentre lo scambio mercantile li rende sterili e impersonali. Le piccole comunità e i progetti di economia alternativa, plurale e solidale possono acquisire senso e non essere più solamente un alibi, una utopia o, alla fin fine, un gadget per ingenui.
Per queste realtà, il territorio, il locale saranno fondamentali. Se la razionalità è legata alla terna ingegnere-industriale-imprenditore, la ragionevolezza è legato alla terna ingegnoso-industrioso-intraprendente. Questa terna è caratteristica delle piccole comunità e deve trovare le sue radici nel territorio - se non nella terra - da ricostruire...
Il problema è che la maggior parte delle soluzioni concepibili avrebbero una chance di riuscita se si fosse già realizzata la diseconomizzazione degli spiriti che dovrebbe esserne il risultato. Risolvere questa quadratura del cerchio costituisce certamente la più grande sfida con cui deve confrontarsi il pensiero critico contemporaneo.

Note 
1. Cornelius Castoriadis, La Montee de l'insignifiance, Les Carrefours du labyrinthe, IV, Seuil, Paris, 1996
2. Gerald Berthoud, in Un antieconomiste nommeé Polanyi, "Bulletin du Mauss", n. 18, 1986
3. Karl Polanyi, "La fallace de l'economique", citato da Berthoud in Un antieconomiste nommé Polanyi, cit.


09/07/11

Bruce Chatwin, la camera delle meraviglie e un gioco col quale siamo tutti artisti

Bruce Chatwin 20enne al lavoro.
Sono persuasa che ogni persona sia potenzialmente un artista, e abbia assoluto diritto alla libera espressione di sé. Ci sono momenti in cui ciò che sta dentro di noi chiede urgentemente d'essere tirato fuori e rielaborato, quindi 'risolto', nella condivisione con gli altri.
La parola poetica o narrativa, la pittura, la fotografia, la scultura, e via dicendo possono esprimere le sensazioni che proviamo e 'mediare' nella relazione tra noi e gli altri rendendo visibile - comunicabile - il nostro pensiero e le nostre emozioni e i nostri sentimenti. Così come la pratica continuativa dell'espressione di noi stessi e del confronto con altri - ovviamente con soggetti attenti, riflessivi e disponibili* e in un contesto non offensivo, mortificante, violento - ci permette di imparare tecniche e acquisire competenze per rendere le nostre produzioni espressive sempre più efficaci in relazione a ciò che vogliamo comunicare.

Bruce Chatwin è senza dubbio uno dei miei scrittori preferiti - sia a livello di modalità narrativa, sia in termini di sensibilità e irrequietezza - che nasce come mercante e collezionista d'arte per diventare casualmente viaggiatore, narratore e fotografo. Un suo libro di scatti, dal titolo L'occhio assoluto, si apre con l'immagine di una God Box - termine usato per designare una teca che raccoglie l'assemblaggio di un timpano di leone, un geco essiccato, una piuma, un organo interno non identificato e due zampe d'uccello avvolte in un tessuto. Chatwin ne produsse invero molte altre, ma progressivamente le distrusse anche, nel corso della propria vita.

Minerva non vi propone di realizzare assemblaggi, quest'estate, spennando pennuti o truculentemente salvando ossicina animali dalle vostre carnivore libagioni: giammai! Minerva vi propone bensì di lasciarvi ispirare dall'idea in sé di creare delle "microteche delle meraviglie", riproducendo in piccolo - secondo la vostra sensibilità del momento - il concetto di 'stanza delle meraviglie'. E di rendere tali teche opere fruibili da amici e visitatori, concependole e lavorandoci sopra come vere e proprie nostre produzioni artistiche.

Come fare? Provate così...
D'estate si sta molto più all'aperto, si va in giro, si cammina in ambienti naturali montani o marini. Oppure si fanno passeggiate per città d'arte e mercatini dell'usato. Si scattano fotografie, si leggono di più i quotidiani, si usano piccoli oggetti anche in modo differente dalla loro funzione abituale (pensate a chi disegna schizzi sui tovagliolini mentre prende un caffè).
Raccogliete tutto ciò in cui vedete qualcosa di bello, o qualcosa che vi smuove l'anima in quell'istante o ancora che potrebbe diventare essenza concreta di un pensiero fugace. Pensate ovviamente alla sua possibilità di conservazione, e leggete in rete come fare nel caso di fibre atamente deperibili (come nel caso di foglie ecc.).
Disponete quindi su un banco da lavoro tutti questi oggetti e cominciate a pensare a collegarli come in una storia, o una poesia: cercate un pensiero comune, una sintesi, o una traiettoria emotiva che sentite dentro di voi e volete esternare oppure un'emozione che vorreste provocare in chi vedrà il vostro lavoro.

Procuratevi ora un vecchio cassetto - qualcosa che ne abbia resistenza e dimensioni atte allo scopo. Chiudete la teca con una lastra di vetro (o meglio plexiglas) tagliata su misura e agganciata al cassetto con piccole cerniere su quello che rimarrà il lato orizzontale superiore della stessa una volta appesa, e dotatela altresì di gancio idoneo allo scopo. E' più complesso provare a spiegarvelo che farlo, vi assicuro!
Sempre per vostra comodità, un micropomello alla base del vetro fissato con una goccia di colla a forte tenuta vi permetterà di aprire e chiudere la teca quando necessario.

Foderate ora l'interno della teca con il materiale a voi più congeniale (tessuto, carta da regalo ecc.) e nel colore e nella fantasia più adeguati per far risaltare (o addirittura dare un senso, una possibile modalità di lettura a) gli oggetti che vi ospiterete.
Quindi cominciate a disporli, avendo cura di bloccarli sul fondo con colla dalla tenuta appropriata e ricordando che poi la vostra teca verrà appesa in verticale. La microteca delle meraviglie potrà ospitare oggetti, ma anche immagini e parole - tutti questi anche eventualmente preventivamente elaborati uno a uno (per esempio strappando una pagina di un block-notes in cui avete scritto un appunto, o accartocciando una pubblicità da un giornale ecc.).

Potrete costruire teche nel tempo, sentirvi collezionisti, inscatolare ricordi e muovere all'emozione (qualsiasi emozione) chi vedrà i vostri lavori.
Ma soprattutto, avrete messo in scena uno spaccato della vostra identità in un determinato momento della vostra vita attraverso ciò che stava intorno a voi, e l'avete reso comunicabile al mondo esterno. Sarete stati artisti - veri e propri - perché quello alla fine è il compito dell'artista: interpretare il clima di un determinato periodo storico, rielaborarlo internamente dentro di sé, e quindi renderlo visibile condividendolo con gli altri ;-) 


*Ho ben poca stima per coloro che - sedicenti 'artisti' per la possibilità d'aver studiato nei mondi delle accademie dell'arte o per il riconoscimento loro tributato dal mercato (perché oggigiorno 'arte' sembra essere ciò che che i commercianti d'arte definiscono tale) - snobbano, umiliano, deprezzano le produzioni degli amatori, ovvero dei non-professionisti. E' ovvio che la competenza tecnica sia legata alla pratica e quindi che più si pratica, sperimenta, lavora concretamente, qualitativamente migliore la produzione sarà, ma - detto questo - lo snobismo intellettuale dei primi 1) non solo a mio avviso è politicamente/umanamente profondamente fascista e antidemocratico, 2) ma alla fine mi fa perdere anche interesse/considerazione/rispetto verso tali artisti in sé perché questi, in assenza di stimoli e dialogo con l'esterno, e concentrati piuttosto nel perdersi onanisticamente nella contemplazione della propria arroganza, ho ormai esperienza pluridecennale che tenderanno a produrre opere sempre più sterili, anaffettive e ripetitive... 


05/07/11

Immagini proibite ;-)

Voi ben conoscete la mia concezione dell'eros che passa attraverso il desiderio sottile, il gioco, l'ironia, la complicità e anche la non mera ostentazione di dettagli anatomici cui siamo stati esposti negli ultimi decenni. Sarà per questo che trovo affascinanti immagini retrò in cui ancora riconosco presenti questi elementi.
Girovagando su YouTube ho trovato molti video che ne ripropongono, e stasera voglio condividere con voi tre di questi - invero montati recentemente con musiche contemporanee - dove il mix tra sonorità recente e un certo erotismo visivo del passato danno luogo a risultati per me particolarmente seducenti.
Alla faccia di chi sta discutendo di impedirne la libera circolazione, godetevi questa bellezza d'antan.
Buona visione ;-)






La notte della rete contro la censura: trasmetti anche tu la diretta dal tuo blog!


Come già detto in questo blog, e anche qui, alcune sgradevoli personcine stanno cercando di ridurre il web al silenzio con una delibera che li metterebbe nelle condizioni di rimuovere contenuti dai/e siti internet a loro piacimento - con la scusa di violazioni di copyright che neanche dovrebbero dimostrare/giustificare/notificare/dibattere col proprietario del sito e/o in sede legale, ma a loro unico arbitrario, unilaterale e insindacabile giudizio.

Accanto a future possibili iniziative creative del tipo
  • darsi appuntamento per postare tutti sui nostri blog in contemporanea un video piratato e quindi autodenunciarci in massa all'AgCom chiedendo la rimozione di quel post - o ancora meglio fare ciò denunciandoci poi reciprocamente a catena, in modo tale da dare all'AgCom ancora più problemi - o
  • realizzare siti mirror del vostro anche solo aggiungendo un numero all'url che già avete ;-) [mettete intanto tutto in sicurezza...]
un nutrito gruppo di cittadini, associazioni in difesa del web, blogger, politici, giornalisti, artisti ed esperti si è dato appuntamento oggi, alle 17:30, a Roma, per manifestare il proprio dissenso e spiegare a tutti che razza di scempio sta per essere perpetrato.

Chiunque abbia un blog o un sito web potrà trasmettere l'evento in diretta streaming copiando e incollando il codice che trova qui:




Vi invito a farlo, tutti, e a contattare i blogger che conoscete affinché lo facciano anche loro: non importa che scriviate di politica, o di cucina, o di informatica, o di qualsiasi altro argomento dello scibile umano.
Ci vogliono silenziare tutti. Mettiamocela tutta per opporci!

Ora e sempre resistenza e libertà.


04/07/11

La 'nostra' resistenza [racconto]

Un po' di tempo fa, pensando alla modalità narrativa di Ascanio Celestini, scrissi un breve testo in ricordo di mia nonna e mio nonno tentando di imitarne lo stile. L'argomento era la Resistenza - tema con cui io poi mi sarei confrontata più volte nella vita come molti dei miei amici.
Oggi ve lo ripropongo - nella sua ingenuità e nei suoi errori anche stilistici/narrativi/espressivi (chi se ne frega!) - perché pur se ingenuo è vero, sincero e mi sembra importante serbarne memoria in quanto semplicemente umano. Nella bellezza della nostra umanità piena di contraddizioni, nei nostri sogni, nelle sensazioni intense del nostro vivere giorno per giorno - fragilmente esposti agli eventi e alle dinamiche della macro-storia. 
Spero vi piaccia, vi ci ritroviate, e non molliate mai.


Mia nonna, quando c'era la guerra, lavorava come parrucchiera in un salone di bellezza nel centro di Torino.
Aveva la sesta elementare, era vagamente socialista, e molto ignorante.
Ma aveva una grande intelligenza, e la capacità di 'vedere in profondità'.

Mia nonna non ha fatto la Resistenza - non avrebbe saputo neanche da dove partire, non era esposta agli 'intellettuali', a coloro che si impegnavano concretamente, neanche da lontano.

Non li avrebbe neanche capiti, i loro discorsi.

Suo marito era in guerra a fingere di combattere (ché anche lui non li sosteneva, i fascisti).
Lei non ebbe notizie di lui per mesi -
lui di indole così mite che lei lo canzonava "scusi, comandante, dov'è il cannone?".

Lui - il marito, ovvero mio nonno - dopo uno scontro in Sicilia si ritrovò come caporale ad essere il più alto in grado tra i suoi compagni,
e a guidarli a piedi, feriti in modo più o meno grave, da Palermo a Napoli,
dove quelli che non morirono per strada vennero finalmente ricoverati in ospedale.

Lui che non sapeva dove fosse il cannone.

Mia nonna aveva la sesta elementare, ed era una giovane madre ignorante
che lavorava in un salone come addetta alle preparazione delle tinture per i capelli.
Lei, quando arrivava una cliente fascista o la moglie di un gerarca per farsi fare la tinta, mentre preparava la tintura 'dietro le quinte' vi sputava dentro -
tra gli sguardi d'intesa e di approvazione di altre parrucchiere parimenti ignoranti e impotenti come lei.

Mia nonna, a modo suo, ha fatto la Resistenza.

E c'è qualcosa, in questo ricordo, che in questo momento mi sta dando da pensare e che - in qualche modo - mi fa bene.

Non ho immagini di mia nonna di quel periodo: questa non è lei, è una donna che ho trovato in rete, ma l'epoca è quella, e l'espressione pure è quella che aveva lei quando ne combinava qualcuna grossa ;-)



02/07/11

Accade alla Maddalena

Questo video è stato realizzato ieri al presidio della Maddalena, dove i No-Tav hanno resistito - e malgrado lo sgombero stanno continuando a resistere - al tentativo di costruzione del tunnel di collegamento Torino-Lione, che per ragioni che non vi sto a spiegare, ma che facilmente troverete in rete, trovano la mia più incondizionata approvazione e solidarietà.
Ma la ragione per cui lo posto non è meramente politica: è proprio perché il tentativo in sé è intenso, così come la donna e le parole che usa per attuarlo. Io lo trovo grande - di infinita profondità e bellezza - anche se non dovesse servire a nulla.

01/07/11

Contro il rischio di venire arbitrariamente cancellati!

Ricevo da Metilparaben e altri blog, sottolineo e condivido con preghiera di diffusione.



In estrema sintesi sta succedendo questo: il 6 luglio l'AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice, con la scusa di violazioni di copyright che l'AgCom non dovrà neanche più di tanto a dimostrare.
E ripristinare tali post - ammesso che ce lo permetteranno dopo averceli magari cancellati per ragioni che nulla hanno a che fare con una eventuale violazione di qualsivoglia copyright - non sarà uno scherzo!
Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.
Cosa puoi fare:
  • vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipa e invita tutti i tuoi amici a "La notte della rete": 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti;
  • se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci.
Non è detto che tali misure fermeranno ciò che è in corso, ma è meglio darsi da fare piuttosto che non fare nulla.


Coccola salutista del weekend

Buongiorno! Siete in partenza per il weekend? Oppure lo passerete in città ma - vi auguro - nel meritato riposo e in attività/compagnia che vi faccia bene al cuore? Il caldo è scoppiato da un bel po' e la sottoscritta ringrazia questa stagione facendone incetta per i mesi futuri, così come il sole le porta una tendenza salutistica che ha deciso, suo malgrado (essendo lei nota godereccia), di assecondare almeno finché non tramonta il sole.

Ed eccovi qui una mini macedonia che Minerva ama moltissimo perché ha proprio il sapore di questa stagione benché un ingrediente - l'ananas - sia di questa stagione solo nella nostra immaginazione visto che lo colleghiamo ai mari del sud ma invero è presente sulle nostre tavole tutto l'anno.

Mini macedonia di Minerva

Ingredienti (a persona)
- 1/4 di pesca
- 1/2 banana
- 2 fette d'ananas
- 1/2 bicchierino di maraschino
- una pallina di gelato alla crema

Semplicemente, tagliate la frutta a pezzi, mettetela in una coppetta, aggiungete il mezzo bicchierino di maraschino (ma all'ultimo momento, altrimenti la frutta macera e diventa una purea invedibile e immangiabile), quindi il gelato alla crema.
Sì, è semplicissima. Sì, è davvero buona. Sì, è sana. No, guarda: pure se c'è un po' d'alcool la ritengo sana lo stesso. Figuriamoci se adesso dovessimo gridare allo scandalo per mezzo bicchiere di maraschino...

Buon weekend a tutti! ;-)