31/01/11

L'ironia contro gli stereotipi di genere

Lo scorso weekend nella struttura di Villa5 a Collegno (Torino) ha aperto e dopo tre giorni chiuso il MAD, Museo d’Arte delle Donne (ne parlano anche in Marginalia). Provocazione, perché con gli irrisori fondi ricevuti si poteva aprire l’iniziativa solo per un tempo limitatissimo, nonché con riproduzioni delle opere o con donazioni da parte delle artiste stesse, ma non si sarebbe parimenti potuto pensare di dare vita a una struttura permanente aperta al pubblico. “Ma noi l’abbiamo chiamato museo lo stesso”, mi racconta Rosanna Rabezzana, una delle curatrici, responsabile anche delle azioni performative che nelle serate attrici e danzatrici hanno messo in scena tra il pubblico. Perché tipico di Villa5, nonché del modo in cui viene concepito l’essere donne in questa sede, è la continuità tra riflessione-azione-partecipazione – spesso molto ludica e ironica di contro a un quotidiano pesante e a un immaginario castrante (e non dobbiamo fare alcuno sforzo per ricordarci quale sia, visto che è lo stesso contro il quale le donne in tutta Italia stanno reagendo proprio in questi giorni).

Tra le varie opere e artisti, qui voglio condividere con voi il piacere estetico provato nella scoperta di un’artista portoghese della quale veniva proposta l’opera attraverso più video e immagini fotografiche: Joana Vasconcelos.
Joana Vasconcelos ha realizzato un intero lampadario con assorbenti interni, oggetto d’uso abituale per donne di tutto il mondo. Un lampadario di grosse dimensioni, che fa bella mostra di sé nei palazzi storici in cui hanno luogo le esibizioni cui aderisce l’artista e che sono anche gli spazi prediletti in cui la Vasconcelos riprende le donne che collaborano con lei nella realizzazione di altre opere – donne ‘normali’ delle quali in tal modo nobilita l’attività.

La sua pensata che più di tutte però mi ha fatto ridere di cuore e ho trovato invero geniale è un paio di scarpe, anche qui di grandi dimensioni, realizzato interamente con pentole e coperchi in acciaio. Come dire: la sintesi ironica e beffarda del dualismo col quale la donna viene da tempo immemorabile percepita – da una parte angelo del focolare, cuoca, moglie, madre, casalinga, dall’altra femmina seducente su scarpe aperte e tacchi a spillo. Riflesso di un immaginario decisamente povero, perché se c’è una cosa bella, affascinante e intrigante degli esseri umani è la (scoperta della) loro diversità – composta di una quantità di infinitesimali sfumature che li distinguono gli uni dagli altri e che rendono unico ciascuno di noi.

29/01/11

Musica ad alto tasso di erotismo

Ieri sera riflettevo sul concetto di "liberazione dell'eros" dove quest'ultimo - l'ho scritto più volte - è da intendersi come la radice delle energie creative profonde dell'essere umano, e - al di là della musica che mi dà energia, voglia di alzarmi dal letto, reagire alle sfide quotidiane o celebrare momenti di vita - m'è venuto da pensare a quale sia la musica invece che mi sveglia in qualche modo il desiderio, e che magari mi risuona nella mente quando faccio l'amore (vuoi per l'energia, l'intensità, il ritmo, la sensualità).

Non è mia intenzione dilungarmi oltre nelle parole, ché riflessioni specifiche sul senso dell'udito e sull'ambiente sonoro in cui siamo immersi ve le proporrò prossimamente. Piuttosto, qui vi fornisco la mia colonna sonora, se avete piacere di lasciarvi andare a un eccitante viaggio su queste note. E un'avvertenza: non è musica sdolcinata, anzi (alcuni brani hanno una bella energia, altri sconfinano nell'hard e in un leggero BDSM...).
...Quando l'eros che 'circola' è davvero ciò che voglio io, nella mente mi risuonano gli ultimi due pezzi - e me lo potete leggere negli occhi ;-)


10) The Velvet Underground - Venus In Furs 
(oppure la versione che - ahem... - trovate qui)

28/01/11

Nuotare (e in generale del fare sport)

Ho cominciato a nuotare quando ancora piccola mia madre mi portava ai corsi pomeridiani nella piscina vicino a casa. Uno dei miei primi ricordi completi, e in qualche modo inquietanti, avvenne proprio in quel luogo. Un giorno - avrò avuto 5/6 anni - mentre stavamo facendo gli esercizi di riscaldamento in prossimità della vasca prima d'entrare in acqua, ebbi una stranissima sensazione: una mano toccò in un movimento l'altro avambraccio, e io sentii in contemporanea la percezione del mio corpo dall'interno (qualcosa tipo un'immediata  'consapevolezza d'essere un corpo completo', dotato di gambe, tronco, braccia, testa) e la percezione di un punto esterno di questo in quel momento toccato dalle dita della mano. Ne ebbi paura - e ancora oggi non so di quale fenomeno si trattasse. Forse avevo solo compreso definitivamente la mia materialità, la mia corporeità.

Interrotta l'attività poco dopo, non ebbi più occasione d'andare in piscina continuativamente fino ad alcuni anni orsono, quando sentii che avevo bisogno di sfogare dolore e tristezza senza troppa fatica: correre mi spaccava la schiena e mi annoiava a morte, mentre l'acqua e un ambiente caldo e umido mi attiravano (so già cosa state pensando...). Una piscina comunale, costruita in epoca fascista e ristrutturata di recente rimanendo spartana come nelle intenzioni originarie, era casualmente anche l'offerta più vicina a casa. Quando entrai nell'acqua provai come prima sensazione un brivido come di febbre - cosa che spesso mi sarebbe capitata anche in seguito.

Poi arrivò la sensazione di una sorta di abbraccio, un posto sicuro in cui immergersi senza pericoli e trovare riposo. Cominciai a nuotare piano, lentamente, senza affanni. I pensieri, mentre ero lì sola che percorrevo le mie vasche avanti e indietro, affollavano la mente: tutti volevano il loro spazio, mentre il corpo procedeva per conto suo, in assoluta autonomia, sembre più confidente in un movimento ripetitivo senza sforzo né peso. I pensieri affollavano la mia mente e uscivano disperati in forma di lacrime che si mescolavano all'acqua clorata, e io ero sollevata almeno dalla vergogna dell'espressione dei miei sentimenti - perché mentre nuotavo nessuno poteva vedermi piangere.

Pur svogliatamente, questi momenti che mi prendevo per piangere per conto mio e intanto sciogliere il corpo divennero non frequenti ma continuativi nel tempo. E lì capitarono alcune cose: il mio corpo cambiò - diventò più forte e le mie (poche, sino ad allora) energie aumentarono. Il sangue circolava meglio, le gambe si assottigliavano, la schiena guariva dal male di anni. Ripresi fiducia nelle mie possibilità di vivere e stare bene grazie, in parte, a questo. Iniziai anche a sentirmi 'bella' - indipendentemente dal fatto che lo stessi diventando sul serio o meno.
Poi smisi di piangere e cominciai a fare gare con me stessa - 40, 50, 60 vasche. Tanto la 'tragedia' è sempre arrivare alle prime 20 - da lì in poi è come se mi si 'sbloccasse' qualcosa per cui potrei andare avanti ben più del doppio.
Infine scoprii una cosa davvero curiosa (quella più inaspettata): fare sport aumenta - anche qui - il desiderio. Ed è davvero un piacere constatare che questo diventa tale che avresti una gran voglia di fare subito l'amore, dopo, per sfogarlo...

E voi? Avete qualche sport che vi appassiona?
E avete provato queste mie stesse sensazioni (nel farlo, e magari anche nel 'dopo')?


27/01/11

Sex is like software: the best is free

Ieri sono venuta a sapere dell'organizzazione di un flash mob in serata dal titolo L'italia non è una repubblica fondata sulla prostituzione - flash mob da concludersi con la richiesta di dimissioni del Presidente del Consiglio. Si tratta di una delle tante azioni che donne che non si riconoscono nell’immagine veicolata dalla televisione e che rifiutano il paragone con le presunte protagoniste delle feste di Arcore stanno mettendo in scena un po' in tutta Italia con l'obiettivo di risvegliare le nostre coscienze addormentate e ignave e riprendere un discorso sui rapporti uomo-donna che, a mio avviso, s'è interrotto ormai da almeno due decenni, complice una televisione che l'ha riportato all'età della pietra.

Per fortuna c'è il web. Per fortuna ci siamo ancora noi in carne e ossa, che possiamo vederci, incontrarci, sorriderci, parlarci, cercare modi per stare bene insieme. Per cui la vostra Minerva ieri è andata al flash mob,  con la complicità di un'amica ideatrice per lei di uno slogan ad hoc - sintesi perfetta del messaggio che la vostra dea voleva portare a una classe politica che ha fondato sulla perversione (nel senso di 'distorsione') dei possibili rapporti di genere la propria prassi e la propria 'cultura': "Sex is like software: the best is free" (Il sesso è come il software: il migliore è quello gratuito) - inversione dalla famosa frase di Linus Torvalds.

Ha stampato il foglio in qualche copia, è andata con un'altra dea ancora alla stazione, ha distribuito 4/5 copie in giro, e ha partecipato un po' defilata all'iniziativa (che non ha l'animo della protagonista). Una ragazza lì presente e molto più coraggiosa, invece, s'è innamorata dello slogan e durante i 5 minuti di ballo iniziali ha ripreso quel messaggio, se l'è messo addosso, e ha inscenato una sorta di mini-performance autoerotica come risposta di rifiuto a un ragazzo che fingeva di sporgerle denaro per acquistare le sue prestazioni.




Io so che questi atti non porteranno alcun cambiamento immediato al vertice: non si può sperare nulla da qualcuno che ha dimostrato palesemente disinteresse e disprezzo per cittadini e istituzioni. Ma quello che si può cambiare è la nostra vita quotidiana, il modo in cui ci percepiamo reciprocamente e il modo in cui impostiamo i rapporti tra noi. Cambierà così anche una prospettiva con la quale guardare a noi stessi, e alle situazioni più o meno vicine in cui viviamo, e un'intera cultura. E questo non è poco.

PS. Questo slogan è copyleft. Fatene ciò che volete liberamente.
E soprattutto... mettetelo in atto ;-)


25/01/11

Continuare a danzare, finché ci sarà musica

“Ma cosa devo fare allora?”
“Danzare” rispose “continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano”.
Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro.
“Danzare è la tua unica possibilità” continuò “devi danzare, e danzare bene. tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. Finché c’è musica, devi danzare!”

(Aruki Murakami, Dance Dance Dance)




24/01/11

Il prisma sensoriale

La condizione umana è corporea. Modalità attraverso la quale entriamo in scena sul palco dell’esistenza, limite (spaziale e temporale) della nostra vita, e infine porta di accesso all’esterno, il corpo è lo strumento attraverso il quale percepiamo il mondo. Il mondo si dà parimenti sotto la forma del sensibile, così che non vi è nulla nella mente che non sia passato attraverso i sensi.

Vedere, udire, assaporare, toccare, sentire il mondo significa sempre pensarlo attraverso il prisma di un organo sensoriale. Ma la ricezione sensoriale non è passiva e identica in ciascuno individuo: essa è intrisa dei significati (il simbolico) che nel corso del tempo la nostra mente ha già intessuto con (= legato a) precedenti percezioni simili.

Ad ogni istante, l’individuo interpreta l’ambiente che lo circonda attraverso il suo corpo, e in base agli orientamenti interiorizzati dall’educazione, dall’abitudine, da precedenti riflessioni basate sull’interpretazione data in precedenza di quelle che potrebbero apparire come ‘evidenze’, ma che in realtà sono interpretazioni basate sull’esperienza. Quindi non è il reale che gli uomini percepiscono, ma già un mondo di significati. 

La percezione è un’appropriazione simbolica del mondo, una decifrazione che situa l’uomo in una posizione di comprensione nei suoi confronti. Pertanto il senso non è contenuto nelle cose, ma si instaura nel rapporto dell’uomo con esse e nel dibattito avviato con gli altri – interpreti soggettivi e individuali a loro volta del mondo secondo un processo analogo.

22/01/11

Capirai quanto si sono divertiti!

La questione è già stata sviscerata secondo ogni prospettiva possibile, e non è mia intenzione discutere oltre della profonda ipocrisia di un uomo piccolo piccolo. Quello che invece mi chiedo - e l'unica risposta possibile mi conforta alquanto - è: ma si saranno davvero divertiti tanto questi qui che hanno messo su questo gran casino?
Perché secondo me la risposta è no: non si sono divertiti per nulla, ma fingersi un grande latin lover fa parte dello spettacolo di un uomo piccolo e alla deriva (se non decadrà politicamente per quest'ultimo atto, lo dovrebbe almeno come persona per voi/noi - con tanto di vostra rivalutazione delle vostre/nostre vite e ora vi spiego perché).

Abbiamo un Presidente del Consiglio terrorizzato di invecchiare, che per tale ragione alimenta una corte di loschi figuri e si circonda di minorenni (sveglie: ci mancherebbe che perdano l'occasione, sarebbero sceme!) che paga (perché le giovani le devi pagare, a 17 anni della popolarità dell'uomo politico affermato se ne infischiano), ma con le quali non conclude niente (è la barzelletta dei ginecologi italiani) accontentandosi di miseri spettacolini da seconda elementare (invitate Alvaro Vitali che almeno la sua presenza rivaluterà tra vent'anni la situazione  come 'trash d'autore'!).
Pensate voi quanto dev'essere divertente una serata vissuta con ragazze che dietro le spalle vi definiscono con i più miserabili appellativi loro disponibili, con le quali non si instaura 'complicità', né viene consumato un rapporto sessuale, né ancora esercitato un 'potere' (che quelle appena possono scappano, vi ricattano e/o spifferano tutto ai media) il tutto dopo un'amabile cena passata nella gratificante conversazione con un Emilio Fede o un Lele Mora.

Ora pensate/pensiamo a voi/noi: abbiamo famiglie e amici che non dobbiamo pagare perché ci stiano vicini.
Abbiamo il piacere della conversazione - che non è affatto da sottovalutare - con altre persone valide come noi, ciascuna con la propria personalità, che però anche qui non dobbiamo pagare.
Abbiamo un eros che si esprime nelle 'passioni' che ci fanno vivere le nostre vite quotidiane - chi per i film, chi per il proprio lavoro, chi per la scrittura e via dicendo.
E siamo già arrivati a capire che sorrisi, giochi, complicità, rispetto, amicizia, consensualità e magari anche sentimenti d'affetto e d'amore rendono perfetta un'unione sessuale: è l'idea del ricongiungimento con l'assoluto e di estasi che ci è possibile raggiungere, come esseri umani, nel momento in cui mettiamo la nostra anima e il nostro corpo in quella direzione.

Bene: questi non ce la possono fare. Hanno un'anima già troppo pervertita dallo squallore, dall'ignoranza, dal distacco dalla realtà. Hanno perso la capacità di sentire che noi viviamo ancora nelle nostre vite reali: il gusto del burrocacao sulle labbra di lei la prima volta che due amanti si baciano; il pane appena fatto, fragrante e profumato, che al mattino alle 7 ti compri mentre corri per andare a lavorare; gli sguardi timidi tra studenti quando si incrociano e vengono all'istante abbassati da entrambi. Noi abbiamo la capacità di sentire.
"Una risata li seppellirà", e questa piccola differenza tra il nostro modo di vivere sesso ed eros e il loro vivere rapporti fasulli senza concludere niente ci permette di cominciare a ridere ora.

[PS 1. Ringrazio Alessandro, Elena e Max perché è stato lo scambio di battute con loro che mi ha convinta a scrivere questo post.
PS 2. E con questo post la smetto di scrivere sul patetico sexygate italiano in corso, e dalla prossima settimana si riprende con cose ben più gradevoli, vive e vere]

21/01/11

Non siamo schiavi, siamo dinamite

(trascrizione del manifesto di sostegno agli anarchici in Grecia del 2009,
con omissione delle parti, seppur leggibili nell'immagine allegata, non pertinenti il discorso attuale)

Sono cose vecchie, dell’altro secolo. La miseria, che il progresso sembrava aver bandito dall’occidente, torna a far sentire i suoi morsi. I banchieri non si stanno ancora lanciando dalle finestre, ma le strade si stanno riempiendo di poveri. Fabbriche e negozi chiudono i battenti. Milioni di persone si ritrovano senza mezzi con cui affrontare il futuro. Avevano promesso che una vita trascorsa in ginocchio, fra un lavoro a beneficio di un padrone e un’obbedienza ai voleri del governo, avrebbe assicurato perlomeno una quieta sopravvivenza. Ora è chiaro a tutti che si trattava di una menzogna.

Sono cose vecchie, dell’altro secolo. Le file davanti alle mense popolari si ingrossano. Nei supermercati il numero dei furti è in aumento costante. Si accatastano le procedure di pignoramento. E mentre in basso si cerca di non morire di fame, in alto si preparano al peggio, alla paventata esplosione sociale. Si assicura “tolleranza zero” per chi infrange la legge, si predispongono nuove strutture di detenzione per indigeni e migranti, soldati e “volontari” pattugliano i quartieri videosorvegliati. Vecchi o nuovi che siano, i poveri devono saperlo: morire di stenti o suicidarsi, solo questo sarà loro permesso.

[...] Sono cose vecchie, dell’altro secolo. Un’economia in pezzi, una disoccupazione alle stelle, il deterioramento delle condizioni di vita, una guerra fra poveri fomentata dai tirapiedi dei potenti, un razzismo che da strisciante si sta facendo galoppante, un pianeta minacciato dallo sviluppo tecnologico, gli Stati che alternano la carota della democrazia col bastone del totalitarismo...
In questo improvviso ritorno al passato c’è ancora qualcosa che manca. Che la dignità offesa scacci la disperazione e si trasformi in azione. Che la libertà cessi d’essere il diritto di obbedire all’autorità e torni ad essere la sfida ad ogni forma di potere.
Che il desiderio di vivere non si accontenti di quanto già esiste e vada all’assalto per strappare ciò che non è mai stato.

Un atto politico contro la desertificazione emotiva



Non abbiamo più nessuna esperienza elementare
nel nostro tipo di civiltà,
come fame, paura, o essere imprigionati, o sofferenza.
Ciò cui andiamo incontro
è una profonda assenza di sofferenza
e questo è devastante per gli esseri umani.
(Werner Herzog)







"le storie ci fanno emozionare e le emozioni, lungi dal contagiarla, sono invece un ingrediente essenziale della ragione. Senza rabbia, passione, tristezza e speranza non saremmo in grado di ponderare la più piccola scelta. [...] Il blog può rappresentare questa possibilità di riappropriarci delle narrazioni, di costruire storie che mettono in connessione e che sono connesse, che partecipano a ricostruire “dal basso” un immaginario e che svolgono una funzione “terapeutica” per la desertificazione emotiva."

Questo è ciò che facciamo con i nostri blog, vivere e far vivere, provare emozioni e sentimenti  e darne agli altri, elaborare riflessioni e condividerle - perciò non smettiamo di scrivere, di ri-creare la società e l'immaginario, e di fare tutto questo a modo 'nostro'.
Facciamolo al meglio delle nostre possibilità e della nostra espressività, contro la mediocrità cui siamo sottoposti e cui ci vorrebbero abituare. Il peggior atto che possiamo fare a noi stessi e a questa società, in questo momento, sono l'ignavia e  l'accettazione/promozione della mediocrità, dell'ipocrisia e dell'ignoranza.

E se avete piacere di leggere più affronditamente:
di Ezio Alessio Gensini
di Giovanni Boccia Artieri

20/01/11

Dolcetti invernali

Ecco, oggi torno alle ricette di dolci, che ne sento la mancanza (sia delle ricette che di dolci golosi).
In questi giorni ho nuovamente desiderio di dolcetti e meno di torte, così mi sono inventata una ricetta facilissima saccheggiando qui e là tra diversi suggerimenti e preparazioni. Il risultato - d'una semplicità e velocità di preparazione quasi allarmanti - è spettacolare. A me questi sapori fanno sognare caldi Paesi del Sud del mondo, in cui li si gusta insieme a un forte e zuccherato thè alla menta.

Dolcetti invernali

20 datteri
160gr di mascarpone
50gr di granella di pistacchi dolci
30gr di granella di noci
30gr di granella di mandorle
un cucchiaio di zucchero a velo
acqua ai fiori d’arancio q.b.



In una scodella lavorare il mascarpone con il cucchiaio di zucchero a velo e l'acqua di fiori d'arancio - quanta ne basta affinché il composto diventi una crema morbida e senza grumi. Quindi aggiungere la granella di noci, quella di mandorle e quella di pistacchio (nella quantità anche quest'ultima di 30gr) e mescolare bene.
Aprire i datteri a metà ed eliminare il nocciolo. Mettere la crema in una sacca da pasticcere dalla bocchetta adeguata o in una siringa per dolci, e farcire ciascun dattero.
Richiudere i datteri (senza schiacciare troppo la crema) e passarne la parte rimasta aperta e un po' debordante della crema nella granella di pistacchi rimanenti, così da creare un bel contrasto cromatico. Riporre quindi in frigo un paio d'ore prima di servire.

19/01/11

Ma come funziona il desiderio?

Da qualche mese scrivo questo blog e ne leggo di altrui, su vari argomenti, nella mia ricerca di ciò che mi fa stare bene, e nella condivisione di pensieri in merito. Un capitolo fondamentale della felicità è per me il piacere che si ottiene attraverso il sesso e l'amore - che possono andare insieme o essere disgiunti (quelle sono scelte personali e non esprimo giudizio né ho una posizione io stessa assoluta in merito).
Ciò che mi sorprende è vedere quante persone, sia tra i miei amici reali, sia tra i miei conoscenti virtuali, anche quando si è raggiunta un'età in cui dovrebbe esserci un fisiologico calo ormonale, in realtà siano lì belle gagliarde di desiderio indipendentemente dalla presenza di un/a potenziale 'amante' - proprio per il desiderio (come fosse una necessità fisica) in sé.

Alcuni miei amici di sesso maschile (persone invero profonde, non truzzacci dall'affettività di un sorcio) mi parlano spesso del sesso come di un meraviglioso piacere con la donna che si ama, ma anche come di un'esigenza fisica 'da sfogare' in assenza di quella; una mia amica che una volta cercai di consolare per la fine di un lungo rapporto mi urlò contro che il suo dramma non era la perdita della presenza e dei sogni condivisi con l'ex-compagno, quanto il fatto che non lo facesse con nessuno da un mese; altri amici virtuali mi confidano che mi avessero a disposizione giocherebbero con me come Silvestro con Titti, per poi ridurmi a una nuvola di piume, e le bloggers che leggo, e che mi affascinano come donne appassionate e di intelligenza brillante, mi fanno spesso pensare a cacciatrici/lupe che proteggono i propri cari con la stessa ansia di sbranare la prima preda appetibile che passa in zona (non prendetevela a male, non c'è alcun giudizio di valore: è proprio solo una 'passionalità vorace' che sento dalle vostre parole - atavica, pre-culturale, animale).

Io non sono proprio priva di desiderio (l'avrete capito da ciò che scrivo), né della capacità di godere dei piaceri del corpo (e/o dell'anima, idem come sopra), ma vado giusto 'in calore' tre giorni al mese, e se in quelli non c'è nessuno che mi piaccia (e molto, che le storie di solo sesso non mi soddisfano mai più di tanto) mi trattengo. Ma per gli altri giorni, il desiderio fisico non è qualcosa che si impossessi del mio corpo come un doppio spingendomi a parlare, scrivere, desiderare sesso con una bramosia quasi feroce. Mah! Qualcuno mi può spiegare come funziona per voi? Che io a leggervi... io davvero mi sento Bambi.


18/01/11

Il mio concetto di "alto mantenimento"

Un piccolo post ironico su una questione inerente al rapporto uomo-donna. L'idea sta nella lettura di alcune riflessioni scritte in passato da un amico su quanto le donne costino agli uomini.
Ci sono sicuramente vere e proprie arpie in circolazione, e non so neanche quale sia la ragione della ricerca di regali lussuosi, soldi ecc. (al di là del pensiero in sé, che apprezzo, ma appunto per questo poi impongo una spesa sotto i 10€ - avete letto bene - al mio compagno quando sto con qualcuno). Non che non ami le cose belle, tutt'altro, ma sono più nella condivisione e nel consumo insieme a coloro con i quali mi fa piacere stare, piuttosto che nell'accumulo di beni. Così come le 'cose belle' - nella mia prospettiva - non hanno necessariamente un costo così rilevante. E il denaro, che è prezioso perché permette di (soprav)vivere, per me non ha mai a che fare con 'lussi'/piaceri che non mi posso permettere (e non sono agiata, né ricca di famiglia - non temete).

Mi piacciono gli incontri tra amici, uso tovaglie ricamate di mia nonna e piatti del servizio 'buono' a tutte le cene che organizzo. La conversazione di qualità, le risate, la musica, libri appassionanti, film avventurosi/introspettivi/commoventi, incontri magici e inaspettati - queste sono le componenti del mio essere, come disse un mio ex, "non costosa, ma cara".
Io sono ad alto mantenimento in questo senso, ed è ben più difficile che sborsare 200€ (questa la cifra indicata nei post dal mio amico...) per offrire cena una sera con la speranza di soddisfare una propria pulsione organica.

Quindi, se dovessi condividere parte della vita o anche solo una sera con un uomo, lo gradirei come descritto da Maddalena nel video qui sotto. Nel mio caso, cerco da un uomo "cose semplici, ma di buon gusto" - tipo l'educazione, passioni condivise, una certa signorilità d'animo. Sì, anche solo per fare l'amore con lui - che se non ha questo, non mi attrae neanche, malgrado quanti soldi possa avere. Queste cose non le potrebbe comunque comprare. E il discorso che Maddalena sui soldi lo sottoscrivo solo perché non posso permettermi di mantenere qualcun altro: faccio già abbastanza fatica a mantenere me! Ma pagare per sé è impagabile, e garanzia per entrambi d'essere liberi di decidere se poi 'darsi' reciprocamente, su basi che non sono la compravendita di sé (se uno non vuole farla).

E per voi cos'è la qualità della vita, in cosa si esprime? Quanto ha a che fare col denaro e in che modi?
(PS. @Belladigiorno: ho letto i tuoi post, su questo argomento so che diresti sicuramente cose interessanti).



17/01/11

Quando i Lego curano strutture ferite...

L'arte è sempre il riflesso della società e dell'epoca in cui ha luogo, ma quella più felice riesce a muovere al sentimento di bellezza mentre contemporaneamente fa riflettere la società di cui è espressione sul proprio status quo. In tal modo ne promuove il cambiamento e, si spera, in una direzione più appagante per un numero sempre più ampio di individui che appartengono a tale società. Nel caso più riuscito ancora, essa fa tutto ciò mentre vi smuove al sorriso.

Jan Vormann è un artista tedesco che riempie crepe e buchi di case e  monumenti in ogni parte del mondo con i coloratissimi mattoncini LEGO, spesso facendosi aiutare dai passanti. Il progetto, descritto nel sito in cui l'autore pubblica man mano anche le fotografie dei suoi interventi, si chiama Dispatchwork.
Eccovene alcune immagini, sperando vi ricordino momenti piacevoli in cui anche voi, magari, avete giocato come me con questi piccoli mattoncini. Io costruivo astronavi spaziali incredibili!


Londra
Londra
Bocchignano (RI)
Toulouse
Toulouse

15/01/11

Soglie [racconto - seconda parte]

“In realtà ultimamente ci ho ripensato, non è proprio che abbia mai fatto sesso senza che ci fosse anche un qualche sentimento” – me lo dici così, en passant, come se fosse una riflessione di poco conto. In ogni caso, io ero salvaguardata dal rischio d’essere solo una con cui, pur senza un rapporto sentimentale vero e proprio, tu facessi sesso senza alcun affetto. “Non sei una scopata di passaggio” – quello era il nostro modo di definirle – “come posso fartelo capire?”, mi chiedevi ogni volta che arrabbiata con te tiravo fuori quel refrain per crearmi da sola l’occasione di sfogarmi e urlare contro la tua sadica freddezza nei miei confronti.

“Dunque: il sesso per l’Acquario” – so che non credi agli oroscopi, ma volevo comunque leggere con te i nostri profili zodiacali in merito, e vedere quanto ci corrispondessero (per questi giochini scemi ti so sempre disponibile). “L’Acquario vuole esplorare ogni componente della sessualità, dai preliminari alle coccole conclusive. Non è interessato al consumo dell’atto in sé senza ricercare il piacere anche in sfioramenti, baci, carezze”. Scoppio a ridere, mentre tu serissimo commenti: “Accidenti, ci hanno azzeccato…”. Non direi. Ricordo bene che appena entrati in casa non raggiungevamo neanche il letto, e ci cominciavamo a toccare e svestire nell’ingresso, voraci di sesso come l’affamato davanti a un dolce del quale ha sentito per giorni il profumo senza poterlo avvicinare. Leggo il mio: “La donna Gemelli ama chi la coinvolge nella comunicazione e nell’immaginazione; non apprezza posizioni estreme, ma movimenti ampi, lenti e intensi”. Accidenti… ci hanno preso sul serio!

Entri nella stanza con me, e sulla soglia della camera ci sfioriamo involontariamente mentre l’attraversiamo insieme. Il campo magnetico che si crea tra noi ci trattiene nella verticale degli infissi, entrambi sconvolti per l’inaspettata violenza dell’attrazione che stiamo provando. Non riusciamo quasi a uscirne fuori, non vogliamo che ciò accada. Cominci tu a sbloccare questa inedita, inaspettata tensione – hai sempre preso tu l’iniziativa e io sempre ti seguivo.
“Come un gioco di bambina, mai toccato per davvero” * – chiudo gli occhi. Le tue carezze tornano a prendere confidenza col mio corpo, per poi guidarmi sul letto. Ci svestiamo piano, senza perdere il contatto, tra silenziosi sorrisi complici – non può esserci ripensamento ora, non potremmo interrompere ciò che sta capitando neanche lo volessimo. Di colpo, in un istante, ricordo chi sono stata e chi tornerò, con sincerità, a essere.

Ci sono posizioni che non mi interessano più – le sperimentazioni le lascio a chi inizia ora l’esplorazione di questa meravigliosa sfera del sé. L’ambizione di cogliere le sfumature degli atti che si compiono in questi momenti è ciò che ci unisce. La fretta è qualcosa che non concepiamo neanche.
Mi entri dentro con tutta calma, per poi fermarti e assaporare le pareti interne del mio corpo. Io ti stringo dolcemente in una lenta danza continua. Continuiamo a lungo così, perdo la nozione del tempo, e di tanto in tanto – come i coccodrilli quando fanno a pezzi la propria preda – ci rigiriamo repentinamente l’una sull’altro.
La mia schiena si inarca e si allontana da un abbraccio casuale che neanche tu vuoi. Ora ti posso guardare bene, mentre sopra di te mi muovo al ritmo che mi imponi conficcandomi le unghie nelle natiche, tenendo le mani salde sulle mie anche.
Non potrei godere più di così – penso – quando improvvisamente mille piccole unghiate mi fendono la schiena, e miagolii mi risuonano di colpo nelle orecchie. La tua gatta ha pensato che ti stessi aggredendo ed è corsa in tua difesa. Mi divincolo velocemente, ma lei non molla la presa – e involontariamente faccio male anche a te, da cui non mi voglio staccare.
Tu guardi e ti godi la scena e le sensazioni fisiche relative, ti lasci andare ai miei movimenti bruschi. Infine, un po’ a malincuore, mi aiuti a togliermela di dosso.

Scoppiamo entrambi a ridere di cuore, e puntuale arriva il tuo sommesso e dolorante “non ridere in questo momento…”. Ridere mentre siamo l’uno nell’altra: quante volte ci è successo!
Ridere insieme.
Alla fine mi adagio su di te, serena. Tu cerchi una sigaretta sul comodino, ma non mi fai più spostare per arrivare a prenderla più facilmente come avresti fatto una volta: mi lasci riposare su di te – ché nessuno di noi due ha più aspettative reciproche dalle quali difendersi.

Di fatto, hai sempre avuto ciò che volevi – e anche io.


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* “Come un gioco di bambina, mai toccato per davvero” è il primo verso di Io nella notte dei Franti, gruppo hardcore torinese di quegli anni in cui cantava Lalli – ora meravigliosa cantante solista – che noi spesso ascoltavamo e vedevamo in concerto.

14/01/11

Soglie [racconto - prima parte]


La soglia è il confine visto nella prospettiva dinamica del suo superamento
(Johann Drumbl)

Quando c’è un terremoto bisognerebbe ripararsi sotto gli architravi, i tavoli o forse anche – come vidi in un film molti anni orsono – gli infissi delle porte. Sono i luoghi più sicuri per rimanere in vita, quelli sui quali c’è meno rischio di crollo. Non so se funzioni davvero così, so che attraversare la porta che conduce alla tua camera da letto non mi ha protetto. Ci prendiamo e ri-perdiamo continuamente da vent’anni. Per l’amore e le relazioni portiamo entrambi il massimo rispetto, pertanto è implicita la distanza reciproca finché durano. Ma ogni volta che siamo soli inevitabilmente finiamo a frequentarci di nuovo.
Attraverso quella porta siamo passati insieme, per curiosare nella tua nuova casa e nella tua nuova camera da letto – fingendo indifferenza mentre tu mi tentavi spinto dalla mera pulsione organica, e io ti rifiutavo mortificata dal non provare più alcun desiderio per niente e nessuno. “Eppure mi ricordo che non è che il sesso non ti piacesse, anzi: ti piaceva parecchio” – hai commentato al mio esprimerti la mia apatia quando ci siamo rivisti stavolta.

Sì, quanto mi piaceva. Quanto tu me lo facesti piacere – curandomi omeopaticamente con un po’ di quella violenza che avevo sperimentato qualche anno prima in dosi ben più massicce e menefreghiste da un individuo alla fin fine mediocre, mentre io, ora, diversamente da lui, risplendo di amore e di capacità di incantarmi ancora. Mi prendesti dosando quella violenza con attenzione, quel tanto che bastava per ridarmi una situazione crudele, ma conosciuta, e piano piano mi liberasti dall’associazione mentale ed emotiva sesso = violenza. Il sesso – con te che amavi Tanizaki e i gatti, che eri vegetariano e indeciso su che farne della tua vita, che ridevi di cuore delle mie stupidaggini e godevi con me di concerti e mostre d’arte – divenne per me bellezza e piacere. Puoi capire, ora, perché ti amai tanto?

Se ti avessi spiegato tutto questo allora, mi avresti risposto con un’altra delle tue lapidarie sentenze, che odiavo per la loro laconicità e che oggi, invece, io stessa sottoscrivo. Avresti detto che per me tu non facevi nulla, che pensavi solo a procurare piacere a te stesso, ma “d’altronde non si procura il massimo del piacere all’altra persona nel momento in cui si ricerca il proprio?”. “No!” – ti avrei urlato – “Non funziona così”. Invece ora so che funziona così. Senza alcuna crudeltà, né alcun egoismo. Si condivide, ma si cerca prima di tutto il proprio piacere. E così facendo, il respiro della nostra voglia di muscoli tesi e liquidi caldi da sorgenti interiori procura involontariamente il piacere dell’altro/a.

Adesso, in qualche modo, è arrivato il momento in cui renderti quel favore. Perché gli uomini – e qui le donne si sbagliano proprio tanto – non vogliono da noi (solo) sesso, ma soprattutto la condivisione di sensazioni, pensieri, sorrisi, momenti e racconti. “Che dici, la prendiamo?” – mi chiedi inginocchiato ad accarezzare una gattina nera di pochi mesi nel canile in cui la stanno custodendo. Ti guardo, e dentro sorrido. Non sei più il mio ‘maestro’ che mi faceva soffrire e mi dava piacere al tempo stesso: ora siamo complici e amici in un rapporto alla pari. Sono interdetta, non mi aspettavo una domanda che implicasse un verbo coniugato al plurale come risposta. Il mio assenso è un veloce “sì” confuso e smarrito. Una gattina nera ti aspetterà a casa ogni giorno d’ora in poi – benvenuto nella tua nuova vita!
Sento che ora sono io a guidarti, a insegnarti tutta una serie di piccole astuzie per la sopravvivenza domestica quotidiana (“la tua attitudine da casalinga mi impressiona veramente” – mi sbeffeggi sarcastico), a suggerirti titoli di libri sui quali ho studiato io ora che tu, adulto, hai deciso di re-iscriverti all’università e magari stavolta completarla. Ma torniamo anche sempre immancabilmente lì – a parlare di quanto i nostri corpi stessero così bene insieme.

Il primo ricordo di te è l’odore della tua camicia bianca, fresca di bucato, una sera d’estate, in cui nel cortile del rettorato proiettavano un film di Almodovar. La portavi con i jeans neri e risaltava sulla tua carnagione, i tuoi capelli e i tuoi occhi scuri. Ma riesco a ricordare anche il tuo profumo che mi faceva sentire così al sicuro, così a casa – e che nel tempo, quando mi capitava di sentirlo per caso tra la gente per strada o in un qualche locale durante un concerto, mi portava a cercarti tra la folla sperando di incontrarti casualmente, come se tu fossi l’unico che lo indossasse.
Avevi una personalità spiccata, e ai miei occhi ‘sapevi tutto’: un anno di differenza, a quell’età, sembra un oceano di esperienza. Sono stata in ogni tua casa, e in ogni tua casa abbiamo fatto sesso. In una di queste tenevi pure un gatto, e quando disteso sul letto fumavi e gli mostravi la lingua lui prendeva la rincorsa e ti saltava addosso cercando di afferrarla.

Le tue unghie curate – insolitamente un po’ lunghe per un uomo – mi hanno sempre spaventato. Temevo potessi ferirmi, ma non lo facesti mai. Ricordo però chiaramente quando mi infilavi le dita affusolate tra le labbra quel tanto che bastava per eccitarmi, perché a te come a me piace sentire bene i corpi. Uno nell’altra. E il forzarsi reciprocamente preludeva a dolori e piaceri successivi – come il riverbero di una nota che non si è ancora conclusa mentre ne sta subentrando un’altra.
Mi facevi sdraiare lateralmente dandoti la schiena, mi abbracciavi quasi a togliermi il respiro stringendo tra le dita i miei capezzoli così forte da farmi piangere, e in quell’istante mi penetravi. Mi sembrava di venire lacerata, ma mi piegavo ancora più in avanti per sentirti meglio, e i miei capelli lunghi accarezzavano i seni che mi avevi appena torturato. Non mi baciavi mai, e anche questo, un po’, lo pativo.

(continua)

11/01/11

Suoni semplici per piccole composizioni leggiadre

Tornata riposata dalle vacanze, avevo piacere di cominciare l’anno proponendovi qualcosa di leggero e gradevole come primo post, ma non riuscivo a trovare nulla di adatto finché non sono incappata in questo.

Per creare le vostre ‘composizioni’ basta cliccare qui, raggiungere lo strumento Tonematrix di André Michelle – tecnico audio che sul proprio sito raccoglie una serie di applicazioni da lui create – e cominciare a selezionare quadratini (= note) a vostra scelta. Questi, uno dopo l’altro, daranno origine alla vostra sequenza (= composizione) sonora e visiva che verrà suonata in loop.

Giochino facile e forse un po’ ipnotico, nel provare composizioni diverse ho ritrovato sonorità che associo nella memoria alle improvvisazioni di un’amica kenyota quando mi mostrava anni orsono come si suonasse la m’bira, così come altre che mi hanno riportato al Ryuichi Sakamoto di 1000 Knives (di cui vi ho trovato una esecuzione che, pur se recente, a me è piaciuta molto).

Buona sperimentazione a voi - spero il gioco vi diverta così come nella sua assoluta semplicità ha allietato me.