30/11/10

We cannot *not* change the world

“Noi non possiamo non cambiare il mondo” – questo lo slogan di un sito web di un’amica che da anni raccoglie progetti reali e virtuali a livello mondiale che mirano a cambiare il pianeta secondo una maggiore attenzione all’ambiente e alle energie pulite, alle relazioni umane solidali, alla partecipazione politica di comunità, all’educazione diffusa e via dicendo. La semplice premessa è che qualsiasi nostra azione e qualsiasi evento ci accada (o azione altrui, o evento che accade ai nostri simili) ha effetti sugli altri – che possono essere a catena o a cascata – ma sempre modifica le cose/persone/situazioni intorno dando loro nuove direzioni.
Senza scomodare il principio di Heisenberg, la dipendenza sensibile alle condizioni iniziali di Lorenz e l’intera teoria del caos, mi è tornato in mente quello slogan nel momento in cui l’altra sera ho ringraziato una persona per un grande favore che mi fece vent’anni orsono, quando – aggredita verbalmente e senza ragione da uno sconosciuto – non me ne riuscii a liberare da sola, e mi rifugiai nel pianto e nella paura per ciò che mi stava accadendo (niente di grave, in realtà, ma se uno è vulnerabile per altre ragioni può non essere in grado di reagire). Questa persona che impedì all’altra di continuare, la allontanò e stette con me finché non mi calmai, era un ragazzo all’epoca poco più grande di me e l’ho ritrovata recentemente. L’altra sera parlavo appunto con lui, che non ricordava quasi nulla dell’episodio, né chi io fossi. Scherzando gli ho detto “si vede che fare gesti gentili ti viene così abituale che quando capita non ne serbi memoria”. Poi ci ho pensato sopra sul serio.
Le azioni negative che facciamo o che subiamo rimangono impresse nella nostra memoria – le riviviamo con compiacimento se siamo esseri perversi che appunto godono sadicamente del dolore che arrecano, con senso di colpa se invece quella non è la nostra natura ma è stato un momento di stupidità, insensibilità, debolezza. Quelle positive si dimenticano – a mia volta cado dalle nuvole quando mi si fa presente qualcosa di buono che avrei fatto per qualcuno in passato. Ciò che siamo è il risultato di forze diverse, alcune che abbiamo imitato, altre verso le quali ci siamo opposti. Siamo un immenso caos di casualità che sono precipitate – si sono catalizzate – nella nostra identità.

A volte sento l’istinto, il puro istinto, di ringraziare chi mi ha rivolto gesti positivi, che mi hanno resa a mia volta una persona attenta a guardare agli altri con sensibilità e affetto, piuttosto che quelli che mi hanno fatto del male cui mi sono dovuta opporre per poi andare a costruire la mia persona. Anche questi hanno contribuito a rendermi ciò che sono, ma talvolta avrei preferito non fosse andata così.
“We cannot not change the world”. Il male porta sempre sicuramente male, se non altro perché richiede energie per opporvisi. Sul bene c’è maggiore possibilità di un ragionevole dubbio. Chi decide in cosa consista l’uno o l’altro per noi e gli altri siamo solo noi e l’interlocutore/interlocutrice che di volta in volta ci è accanto. Cui noi potremmo rimanere, di nuovo nel bene o nel male, nella memoria – anche per vent’anni...

28/11/10

Un risveglio perfetto...

Domenica mattina, città, sono le otto e non c'è alcun rumore... Nessuno. Un silenzio inquietante. Mi alzo dal letto piano per non infrangerlo, chiedendomene la ragione, chiedendomi se il mondo sia finito, se l'umanità sia scomparsa interamente. Insomma, le solite cose che tutti noi pensiamo in questi casi.
E invece è la neve, con la sua magnifica capacità di coprire di candore, delicatezza e morbidezza i rumori, e sostituirli con il leggero sciaquettio delle auto che la calpestano sulla strada.
Una tazza di caffè lungo con poco latte, la musica blues online del trio di un mio amico come sfondo al radiogiornale e il desiderio di tralasciare per mezza giornata il lavoro e correre a vedere un film in centro in tarda mattinata.

Indosso i miei vestiti bohemienne, il cappotto nero col bordo rosso sangue arabescato, il cappello e gli orecchini da zingara, e percorro la città nella complicità sommessa di pochi altri automobilisti. Vado a vedere una cosa strana - etnografie visive inventate di un regista-performer-videomaker, il cui amico recita una performance dal vivo davanti allo schermo in sincrono con lo svolgimento del film, irridendo la categoria degli archeologi. Rido. Non c'è ragione per stare bene, non ce n'è per stare male. Quindi sto bene.
E penso alle mille scemenze che voglio ancora fare, che fisicamente chiedono di uscire dalla mia mente, dai miei occhi, e prendere forma, e cerco di tenerle buone chiedendo loro con dolcezza di avere pazienza, e aspettare il loro turno - che non ho mille mani.

Ma il rammarico è la consapevolezza di non avere mille vite per riuscire a realizzarle tutte... Comunque sia, tanto per non sbagliarmi, io provo lo stesso a farlo ;-)

Perché le violiniste sono così sexy?

Questo weekend non vi suggerirò ricette, né scriverò racconti per il vostro piacere, ma vi proporrò la condivisione di una mia sensazione - ovvero che le donne che suonano il violino siano incredibilmente affascinanti e sensuali. O almeno, per me lo sono...

Più che gruppo musicale permanente, i canadesi Barrage sono una compagnia di musicisti e performer che annovera tra le propria fila ben 3 violiniste - le cui performance rendono perfettamente l'idea della passionalità luminosa cui mi riferisco. La loro musica combina influenze della world music con ritmi e sonorità più contemporanee e non si esaurisce, come potete vedere nel video, nella mera e pulita esecuzione del brano.




Per chi non la conoscesse, questa invece è l'americana Emilie Autumn - drop out nel tempo da più scuole d'arte e di musica, ma appassionata e seria studiosa dello stile vittoriano inglese, periodo del quale ha reinterpretato visivamente e musicalmente la produzione letteraria. Una  'gothic lolita' invero molto solare, sebbene sulle prime appaia forse un po' poseur...

 


La mia amata l'ho lasciata per ultima - che ne godiate la performance, e il manifesto piacere che emana quando il suo corpo, il suo cuore e la sua mente si fondono col violino diventando un tutt'uno di energia. Lei è Paris Hurley, e mi incanta sia in scena, sia in video, sia nella vita quotidiana. Buon ascolto dei Kultur Shock, tra l'altro - è questa la band strepitosa della quale lei fa parte! ;-)

21/11/10

Musica, sorrisi e aria di famiglia

Qualche sera fa ho avuto l’occasione di vedere in concerto dal vivo Paolo Tofani, Patrizio Fariselli e Ares Tavolazzi - ovvero i componenti degli Area - accompagnati da Walter Paoli.
Gli Area erano stati, insieme a una varietà di musica psichedelica, punk, elettronica e jazz, la colonna sonora dei miei anni universitari, e in anni recenti - attraverso percorsi anche lavorativi - ho avuto occasione di ‘conoscerli’ più da vicino con l’ascolto di interviste e racconti di conoscenti comuni. Sempre ho avuto l’impressione di avere a che fare con persone serene e felici delle loro scelte, pacificate con la vita e con il passato. Persone che sono diventate simbolo di un periodo storico-sociale-musicale, e da qui– dopo il colpo della morte di Stratos – hanno intrapreso percorsi autonomi, finché ‘qualcosa’, nell’ultimo anno, li ha in qualche modo riuniti nuovamente.

La prima metà del concerto si è svolta in assoli e in duetti. Come una danza, uno entrava, suonava il proprio brano, un secondo vi si aggiungeva per un secondo brano, poi avrebbe a sua volta eseguito un pezzo da solo e così via.
Seduta in un posto laterale, la testa tra le mani, ho chiuso gli occhi – ché talvolta la musica la si assapora meglio senza vedere. Piccoli colpi sul mio schienale: piccoli, ritmati, timidi. Il ragazzo seduto dietro di me, probabilmente…
Apro gli occhi: Fariselli e Tavolazzi stanno ridendo di gusto mentre suonano, i loro corpi ondeggiano, non riescono a stare fermi, mossi negli spasmi della musica che stanno eseguendo e ‘sentendo’ – quella che anche a me dà piacere. Musica che ‘entra in risonanza’ con qualcosa dentro di me, che in parte è memoria in cui echeggiano ancora gli Area, in parte è ritmo, facile da seguire e su cui anticipare possibili variazioni performative da parte loro, in parte ancora è un tema musicale sconosciuto sul quale vedo scorrere immagini e sento sovrapporsi narrazioni verbali.


Continuerò così per tutto il concerto – alternando momenti a occhi chiusi a momenti in cui li guarderò e guarderò il modo in cui si scambiano occhiate, o il modo in cui i loro corpi interpretano la musica. Giocheranno così tutta la serata, si divertiranno (nonostante i problemi tecnici continui) rendendo noi – il pubblico – partecipe del piacere che provano semplicemente a suonare (insieme).
E noi avremo la sensazione di ‘stare in famiglia’, una famiglia che ci siamo scelti, e che annovera gente che si sorride.

18/11/10

Ricette per vivere bene: proviamo a giocare!

Oggi prendo lo spunto da un blog amico per proporvi un gioco/riflessione. 
Goethe - dice Giorgio in questo post - scriveva della sua 'ricetta' per una vita felice, in cui includeva:
1) UNA CASA in cui abitare,
2) CIBO sufficiente per nutrirsi,
3) VESTITI per ripararsi dal freddo,
4) UN AMORE importante,
5) AMICI coi quali stare bene in compagnia.
A sua volta, anni fa, un settimanale satirico proponeva ai propri lettori di indicare le cinque cose per le quali valesse la pena vivere e periodicamente, per mesi, pubblicò la lista progressiva dei risultati.

Le due prospettive sono parzialmente diverse, perché in un caso si chiedeva cosa fosse essenziale per vivere bene come 'premesse', nell'altro quali fossero le ragioni per una vita che desse soddisfazione ai viventi, e quindi aveva a che fare con le 'finalità' secondo le quali orientare il senso del nostro essere al mondo.
Alcune voci, però, potrebbero anche sovrapporsi...

Pensandoci un po' su, la mia 'ricetta' prevederebbe almeno quanto segue:
1) la SALUTE, premessa indispensabile senza la quale tutto il resto non sta in piedi
2) gli AMICI, quelli veri che ci saranno sempre, e quelli veri che pur ti accompagneranno invece solo per un pezzo della tua vita
3) una PASSIONE forte per qualcosa, che dia senso alla vita e che - per me - possibilmente coincida col lavoro senza portarti a 'prostituirti' però per sopravvivere
4) il CIBO, che non sia solo nutrimento, ma anche piacere
5) la COMUNICAZIONE, perché parlare e confrontarsi è un altro piacere che nutre la mia mente e il mio cuore
6) SERENITA', UMORISMO, AFFETTO, CURA - ingredienti in ordine sparso e come 'sfondo' di tutto il resto...

Qual è invece la vostra ricetta per vivere bene? Quali sono i vostri ingredienti?
Che se ne venissero fuori cose interessante non sarebbe male tenere un 'memo' collettivo nella colonna qui a destra per i momenti difficili, in cui ci facciamo cogliere dalla sfiducia e perdiamo l'orientamento... ;-)
Ci proviamo?

15/11/10

L'essenza della vita [racconto]

Siamo entrati nei tre fatidici giorni mensili. Oggi è il primo. Con un po’ di fortuna ti trovo (ci troveremo) allo scadere del terzo: non mi sta importando niente di tutte le cose dette, delle litigate, delle incomprensioni, delle incazzature, delle inquietudini – in questo momento non me ne frega niente. Sì, vorrei da te tempo e fiducia, per sciogliere le incomprensioni e le paure reciproche. Ma sto pensando ad altro, in questo istante.

Distesa sul letto ho tolto pantaloni e slip e indosso solo la maglietta: un unico punto del mio corpo mi interessa. La mano raggiunge le labbra già bagnate e accarezza il clitoride, nella luce pomeridiana che filtra dalla finestra.
Penso a te, quando distesa sulla schiena il mio cuore ti chiama, e così il mio corpo – che ha bisogno di più tempo e di svegliarsi con la dolcezza della tua lingua e delle tue dita. Tu mi baci e mi entri dentro, pur se hai paura di farmi male, ma in un istante la tua paura si dissolve nel mio corpo che diventa liquido. Ti chiedo di stare fermo – mentre subito inarco la schiena. Ti stringo dentro. Mi muovo lenta sotto di te. Mi sto letteralmente sciogliendo.
So che non riesci a resistere: so che hai bisogno, ora, di muoverti anche tu dentro di me. Mi blocchi le braccia e i polsi. Il mio piacere è sempre più intenso e profondo.

Apro gli occhi, per guardarti piena di gratitudine per ciò che mi stai facendo provare. Tu distogli lo sguardo perché – dici – “ti faccio impazzire mentre cerco il mio piacere”. Ti apro il mio corpo, non trattengo niente. Non ho vergogna, né pudore, né timidezza. Mi sento in pace e perfezione totale. Due serpenti, che modellano il ritmo del movimento dei propri corpi sul proprio piacere e su quello dell’altro/a. Due corpi che sono “belli” – come tu un giorno mi hai fatto notare – e sì, l’ho visto anche io: siamo davvero pura bellezza, quando facciamo l’amore.

Non conosco il mio corpo così bene, ma la mia mano sa quello che lui vuole. Accarezzo il clitoride, ne trovo la radice, le sensazioni si fanno più intense. Lo sento mentre si inturgidisce sotto le mie dita, e indugio con calma, non ho alcuna fretta. Mi prendo tempo affinché il piacere sia massimo.
Mi prendo tempo per pensare al tuo corpo nudo che mi piace così tanto. Penso alla pelle scura e liscia della tua pancia, sulla quale vorrei poggiare la testa, le guance, e stare semplicemente in pace – ad occhi chiusi. Non resisterei a lungo prima di cominciare a leccarti, tanto è buono il sapore della tua pelle.
Le mie mani scorrerebbero sui tuoi fianchi – sento la tua paura che ti conficchi le unghie nella carne in un momento di eccitazione, e non hai ancora capito che non lo farei. Voglio solo accarezzarti, e seguire il profilo del tuo corpo con le mie dita.

La mia lingua ti assapora salendo verso il collo, le orecchie, la bocca – quella bocca perfetta che mi fa impazzire. E i tuoi denti da cattivo, che mi incantano, mi attraggono, e che spesso si aprono a meravigliose, spontanee, solari risate.
La mia mano sinistra avvolge il tuo collo – e tu trattieni quasi il respiro, eccitato di paura e desiderio sotto i miei piccoli morsi. Mi piace osservarti, in questi momenti. Concentrarmi sulle tue labbra perfette – così leggermente dischiuse – e, quando meno te l’aspetti, infilarvi dentro la lingua.

Le mie gambe stanno assaporando i pensieri, la mia mano li segue e ti immagina. Sotto la maglietta sento i capezzoli duri.
Immagino quando ancora faccio attenzione, sopra di te, a non pesarti troppo, ma tu hai un corpo magro e forte su cui più di tanto non peso, e lo sforzo di sostenermi è concentrato in quel punto in cui ci uniamo così bene. Sei perfetto, per me. Il desiderio di te è più forte di qualsiasi mio minimo, innocuo iniziale dolore. Poi mi apro e ti chiamo con tutti i liquidi che mi fai colare tra le gambe e per cui tu provi la sensazione di un caldo lago in cui perderti.
E sento in me non solo una parte del tuo corpo, ma tutto – come se davvero potessi entrarmi completamente dentro. Questo sento, mentre i nostri corpi sono uniti in un abbraccio, il sesso al sesso, la bocca alla bocca. Due corpi che si saldano l’uno all’altro – così formando una serie infinita di anelli immaginari di calore, dolcezza, passione, complicità, amicizia, comprensione e amore.

Nella mia mente, nei miei occhi, l’immagine di questi momenti con te – le mie gambe si stanno distendendo, in tensione, mentre dolce dalle caviglie mi sale l’orgasmo, intenso e puro.
Mi baci, e mi accarezzi – tiri a te la mia nuca, il collo, la schiena – mentre adatto il ritmo del mio movimento al tuo desiderio. Accarezzo la tua testa, i tuoi capelli, e ti bacio a mia volta. Un bacio lungo, profondo, in cui le nostre lingue esplorano ancora le nostre bocche.
Tengo il tuo collo tra le dita della mia mano che di nuovo ti vuole quasi togliere il respiro (sarebbe così facile in questo istante), e lecco le tue labbra – la tua saliva disseta la mia lingua, mentre tu lentamente vieni dentro di me. Lentamente, all’infinito.

Ogni cellula del mio corpo ora è tua – e tu la fai vivere, la ossigeni, la nutri dall’interno fino alla membrana più esterna della mia pelle. Sono felice – felice di darti questo piacere e di condividerlo con te. Felice di farti sentire vivo.
Questo attimo di perfezione, eternità e assoluto è l’essenza della vita – e tu sei la persona che mi ha portato a percepirla e a viverla in questo modo.


12/11/10

Stanze con pareti elastiche

"[...] avere relazioni liquide  non ci ha reso più felici. Le donne sostano, rendono caldi i luoghi. Gli uomini succhiano dai luoghi che le donne hanno preparato. Sarei felice se riuscissi a integrare il mio bisogno di solitudine, di spazio, con l’incontro con l’altro. Fare in modo che i muri si possano muovere. Non a caso il posto in cui mi sento più a mio agio è la piscina. Non il mare, dove si annidano i pericoli. L’acqua della piscina ti dà libertà, ma allo stesso tempo ti protegge.
Mi sento bene con il mio corpo nell’acqua. Nell’acqua si perdono i confini. Senti il corpo che è vivo ma non avverti più il limite tra la pelle e il resto del mondo. Ritrovo un equilibrio tra il mio bisogno di coordinate sicure, regolari e la spinta a perdersi, quel qualcosa che nell’amore vive in uno spazio, uno spazio che è irraggiungibile nella realtà".

SIMONA VINCI, Stanze con pareti elastiche

Anche gli uomini sostano e rendono i luoghi caldi, ormai, e le donne succhiano dai luoghi che gli uomini hanno preparato.
E personalmente amo il mare - anche se ci sono pericoli, anche se ne ho paura.

11/11/10

Rum! Rum! Rum!

Sta avvicinandosi il weekend, tempo di relax di cui tanto, sempre, abbiamo bisogno per ritemprarci e ricordarci delle cose buone e piacevoli che deliziano i nostri sensi, e questa volta vi propongo film + ricette + letture tutto su base rum!

A premessa vi invito alternativamente alla lettura dell'interessantissimo sito di Rum Club Italia, dove potrete trovare tantissime informazioni sul nostro scritte in linguaggio divulgativo e appassionato pur se competente, e abbandonarvi alle sezioni "Sensocrazia" e "Tecnica vs Edonismo" che tanto mi hanno incuriosita.

Se non amate la lettura, vi riporto una veloce clip della saga Pirati dei Caraibi, in cui il rum è protagonista e soluzione di sopravvivenza per Capitan Jack Sparrow nelle diverse occasioni in cui viene ripetutamente abbandonato in esilio nella solita isola fuori da qualsiasi rotta e dimenticata da Dio.


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Noi che ci pensiamo (e magari talvolta viviamo anche come) avventurieri ma potremmo anche non disdegnare di tanto in tanto la comodità di seguire le peripezie dei nostri  'colleghi/amici' nel suddetto film attraverso una visione casalinga dello stesso, potremmo anche, in questo periodo, prepararci una buona merenda o un dopocena con il classico dolcetto che ci delizi il palato, e quindi eccovi qui una ricettina rubata alle mie amiche de Le ricette della fuffa.

Sole d'autunno

3 arance e la scorza di una
farina 250gr
mezza bustina di lievito per dolci
50gr di burro
2 uova
3 cucchiai di zucchero a velo
mezza fialetta di rum per dolci.


Mettere in una zuppiera la farina, il lievito, 2 cucchiai di zucchero a velo, e la scorza dell'arancia grattugiata. Rimescolare. Sbattere le uova, e sciogliere il burro a bagnomaria (o a fuoco vivo senza che prenda colore né si bruci). Fare della farina il classico vulcanetto e mettervi al centro le uova, il burro e 4/5 gocce di essenza di rum, indi mescolare bene il tutto con l'aiuto di una forchetta. Deve risultarne un composto morbidoso e spalmabile ma non proprio 'liquido'. Mettetelo da parte.
Sbucciate e affettate le arance. Prendete una teglia rotonda, copritela con la carta forno, e qui spargete sul fondo il cucchiaio di zucchero irrorato qui e là con le gocce rimanenti della fialetta di rum. Posatevi sopra le fette d'arancia in modo tale da coprire tutto il fondo della teglia, quindi versatevi sopra il composto messo da parte e livellatelo adeguatamente.
Infornare una ventina di minuti a 200 gradi, quindi un'altra ventina a 120. Quando sarà pronta, estraetela e capovolgetela sul piatto di portata.

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Nel blog di ricette fuffose vi è indicazione d'accompagnare la torta con the speziato, ma qui che siamo di stomaco più robusto e vogliamo continuare a parlare di  rum, possiamo invero realizzarne uno speziato in casa noi stessi, seguendo questa volta una ricetta regalataci addirittura dal colui che ha inventato la nozione di 'gastronomade', Chef Kumalé.

Rum speziato (Rhum Arrangé)

una bottiglia vuota da 2 litri
 2 litri di rum bianco
 5 bastoncini di cannella secca 
10 chiodi di garofano 
1/4 di noce moscata 
2 baccelli di vaniglia
1 pezzo di zenzero grosso come il pollice, sbucciato e lavato
10 grani di pepe nero 
1 peperoncino rosso secco 
un pizzico di cumino 
5 grani di bibasse (giuggiolo) 
10 cucchiaini di zucchero di canna

Mettere tutti gli ingredienti in bottiglia. Lasciar macerare per almeno 3 mesi. Filtrare.

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Vogliamo infine tornare all'uso duro e puro del rum inteso - come da nota pubblicità - quale coadiuvante di sbronze, perdizione, America Centrale, prostitute e peggiori bar di infim'ordine? Vi consiglio una scorrevole lettura, allora, in linea con i suddetti temi: Cronache del rum di Hunter S. Thompson. Leggiamo da Anobii

"Ripugnante come pochi", scrive Hunter S. Thompson in questo suo lavoro del 1959, "in qualche rara occasione dimostrava lampi di intelligenza stagnante. Ma il suo cervello era così marcio per l'alcol e per quella vita dissoluta che quando cercava di avviarlo sembrava un vecchio motore ingolfato rimasto inzuppato troppo a lungo nel lardo." Sorpresa: Thompson non sta scrivendo di se stesso! Uno dei più geniali e folli romanzieri/giornalisti americani descrive così la vita di un uomo di nome Moberg a Portorico, giornalista sconclusionato e stonato la cui più grande abilità sta nel riuscire a ritrovare la propria macchina dopo una serata di delirio etilico, grazie al cattivo odore dell'auto stessa più che al suo olfatto. In realtà, l'eroe, il protagonista di questo romanzo autobiografico, è il trentenne Paul Kemp. Intrappolato in un lavoro senza prospettive, sente il suo talento evaporare veloce come il rum versato in un pugno, e vede allontanarsi il sogno di emulare i suoi modelli, Hemingway e Fitzgerald. Thompson aveva 22 anni quando scrisse le "Cronache del rum" ma era terrorizzato di finire come Moberg. Lo salvò il fantastico incendio creativo degli anni Sessanta, quello che ispirò "Paura e disgusto a Las Vegas", esordio di quello che sarebbe diventato il padre del "giornalismo gonzo", il più pericoloso e irriverente scrittore della sua generazione.

In arrivo tra l'altro in Italia la versione cinematografica del racconto, con - indivinate un po' chi come protagonista nei panni di Paul Kemp? - proprio il nostro amabile pirata Capitan Jack Sparrow, ovvero Johnny Depp.

08/11/10

Sulle 'sostanze' che ci danno piacere

Amo il cibo - mi piace cucinare, scegliere gli alimenti, amalgamarvi le spezie, sentire i profumi, pensare a quando consumerò un buon piatto che mi sono preparata, e in compagnia di chi questo accadrà. I sapori risvegliano i miei sensi quando sono intorpiditi per mille ragioni - così come risvegliano i vostri, secondo le preferenze che avete indicato nel sondaggino che vi ho proposto questa settimana, e che nell’ordine hanno visto la vittoria del piccante sull’amaro, seguito a sua volta in egual misura dal dolce e dal salato, e infine dall’agre. 
Mi è venuto da pensare non solo che gran parte del mio piacere è legato a ciò che passa attraverso la bocca - il cibo, la comunicazione verbale, i baci, il sesso orale - ma anche che potrei essere quasi dipendente e compulsiva nella ricerca di un tale piacere. E questo mi è suonato come un campanello d’allarme nel riflettere su un rapporto d’amore ormai concluso con una persona che aveva altri problemi di altre droghe, altre compulsività e altre dipendenze.

Se nella ricerca della soddisfazione personale, del godimento, della felicità, apprezziamo un profumo o godiamo sulla lingua del sapore di una bevanda particolare, cosa ci fa considerare queste ricerche del piacere sane rispetto ad altri comportamenti che giudichiamo come malati? Perché esaltiamo lo sport - che pur promuove nel corpo la produzione di ‘droghe naturali’, le endorfine - e condanniamo l’assunzione di altre ‘droghe’? Perché cataloghiamo certe ‘sostanze’ come buone e altre come cattive?
Sarei tentata di rispondere che per me il problema stava nella compulsività e nella dipendenza della persona che amavo nellassumerle, e forse la spiegazione del mio disagio derivava in parte da questi due fattori: pur amando, per esempio, il cibo e il sesso, io non ho continuamente bisogno di assumere il primo e praticare il secondo senza inframmezzare il tutto da altre attività e una buona conversazione.

Già: una buona conversazione... La ragione del mio disagio - distante anni-luce da condanne che facciano riferimento a valutazioni quali illegalità, illiceità, amoralità (brrrr!!!) - continuando a ripensarci l’ho trovata forse nell’assenza della dimensione della condivisione. 
Quando una sostanza porta una persona in un altro ‘mondo’ - e così facendo la distanzia da quella con cui sta parlando e che la sta (apparentemente riamata) amando -  essa impedisce ai due soggetti di essere sulla stessa lunghezza d’onda finché l’altro/a non assume/consuma a sua volta la stessa sostanza (ammesso che gli effetti siano poi gli stessi in entrambi i partner).
Nel mio caso, la perfetta comunicazione di corpi, cuori, menti, sguardi, parole s’è interrotta per lintroduzione di questo elemento esterno, e mi sono quasi sentita in dovere di reagire, per ripristinarla, costringendomi a un’alterazione con quella medesima sostanza che a me non dà piacere e che piuttosto mi provoca effetti che mi fanno sentire euforica per un istante e  spaventosamente triste, misera e alla deriva in quello successivo. Per cui la mia scelta ultima è stata rinunciare a tutto ciò che non mi appartiene come modalità di piacere e come strategia della sua ‘ricerca’ e del suo ‘consumo’.

E voi cosa ne pensate? Quali ricerche del piacere considerate sane rispetto ad altri comportamenti che ritenete invece malati? In base a cosa catalogate certe ‘sostanze’ come buone e altre come cattive?

04/11/10

Malanni di stagione? Pasta in bianco (e sesso)

Questo tempo non è proprio meraviglioso, ma soprattutto è foriero di febbriciattole, influenze, magari un po' poco entusiasmo nel prendersi cura di sé mangiando cose buone. Allora vi segnalo un piccolo video di Maddalena Balsamo, attrice barese ormai milanese d'adozione, che ci spiega come fare una buona pasta in bianco - se appunto non ci sentissimo di mangiare altro - e quale sia il legame tra questa e il sesso.
Buona visione, e buon appetito!


02/11/10

Le 'visioni' durante l'estasi...

Stanotte non riuscivo a dormire. Mi capita frequentemente, con tutti i pensieri e i desideri che insistono nella mia mente per trovare un piccolo spazio espressivo, una realizzazione concreta nella mia vita. Un pensiero era particolarmente insistente - e devo dire che in realtà l’ho amato, ragion per cui lo condivido con voi oggi.

Quando faccio l’amore con qualcuno ne sono solitamente molto coinvolta. Nei casi più felici, quelli in cui sono profondamente innamorata e l’altra persona lo è a sua volta di me, fare l’amore diventa un vero e proprio accesso a una condizione d’estasi - in cui il tempo, l’istante, diventa assoluto ed eterno, e la felicità è così infinita da non poter neanche più essere espressa con questa parola, invero riduttiva rispetto a ciò che si prova: la sensazione di perfezione.
In questi momenti, abbracciata in silenzio al mio amante mentre si indugia nel piacere del rapporto, a occhi chiusi non di rado ‘vedo’ scorrere nella mente immagini, ‘visioni’. Talvolta sono in movimento, e prendono la forma di spirali, o arabeschi, color oro, rosso vivo, nero. Più frequentemente sono immagini fisse che scorrono veloci restituendomi dipinti - Klimt, Mirò, Kandinskij, Boccioni - o fotografie di luoghi spesso in bianco e nero - città nella nebbia, scorci urbani da colline, incroci di pedoni, ciclisti e cavi della corrente elettrica.
Ma chiedendo alla persona che condivide con me quell’istante se anche lei veda qualcosa nella mente e in tal caso cosa, ogni volta la risposta è “vedo te, anche se chiudo gli occhi”.

Al risveglio, stamattina, ho cercato online se questo mio atto di vedere, questa mia vera e propria ‘visione’ durante l’estasi del rapporto d’amore, trovasse riscontro da qualche parte. In più articoli ho avuto conferma che non è la norma che accada, ma quando ciò avviene è dovuto all’intenso rilascio di sostanze chimiche da parte del corpo e dal cervello durante l’amplesso, che mandano un po’ in tilt tutto il sistema. Tra i vari articoli che ho scorso, uno non parlava di questo, ma di sesso e amore, ed era pacificante e intenso, pertanto ve lo segnalo: La sessualità nel Tantra.

E a voi scorrono immagini davanti agli occhi mentre fate l’amore?
E se sì, cosa ‘vedete’?